28 ottobre 2010

Corollario sui tacchi: a 360° around the World

Abbiamo da poco affrontato l'argomento scarpe e visto che si trattava di un discorso piuttosto ampio, sia come argomento che come periodo incriminato, avevo deciso coscientemente di lasciar da parte qualcosa.
La maggior parte delle cose non dette sono dettagli o piccole nozioni che non importano a nessuno, refusi della mia mania per i particolari, ma una cosa ci tenevo ad approfondirla: i tacchi.

Sandali Fiorucci collezione estiva 2010
LI ADORO e sono miei!
Ecco dove siamo arrivati...
Se avessi scritto tutto nel precedente post, sarebbe diventato chilometrico, avremmo perso sia io che voi il filo del discorso e saremmo finiti tutti in confusione, col risultato che non sarei arrivata in fondo e voi non avreste continuato la lettura.

Quasi tutte le mie prof di Lettere mi hanno sempre detto che non avevo il dono della sintesi, verissimo, e più vado avanti più me ne accorgo, ma la mia facilità di scrittura per il momento compensa, quindi ecco che vi beccate, in barba alle mie insegnanti, un altro post al limite della flebo.

Inoltre, lo confesso, sono una maniaca dei tacchi, lo sono talmente tanto che quando metto un paio di ballerine non sono capace di muovermi, sembra che stia camminando sulle uova =(
Non chiedetemi come m'è presa questa cosa, fino al giorno prima portavo solo scarpe da ginnastica (adoro le Adidas Superstar) e poi è capitato che una mia amica mi facesse provare i suoi stivali e... boom, danno fatto.


Storia e significato
Il tacco è un elemento presente in quasi tutte le culture, solo per citarne alcune, oltre a quella europea si può dire esista in quella musulmana, giapponese, sudamericana.
Il tacco è simbolo di regalità, se portato con coscienza e consapevolezza conferisce grazia e dignità a chi lo indossa, contribuendo anche ad innalzarlo al di sopra degli altri, evidenziando quindi il suo status di nobile o ricco.
Sebbene le ragioni iniziali dell'applicazione di questo accessorio fossero pratiche, col passare del tempo il tacco è diventato non solo utile, ma adoperato anche come parametro estetico o come esaltatore di alcune qualità della gamba, del piede o della scarpa.

Scarpetta vittoriana ricamata 1873
I soliti storici litigiosi stanno a disquisire anche su quando e dove sia nato il tacco e le due maggiori scuole di pensiero propongono, rispettivamente, l'Antico Egitto e la Grecia Ellenistica, in entrambi i casi si hanno pitture raffiguranti uomini e donne che indossano rialzamenti sotto la suola delle scarpe.

Le matrone romane indossavano delle zeppe, sebbene la calzatura romana più famosa sia il classico sandalo alla schiava, ovvero suola piatta e un'infinità di lacci che si annodano alla caviglia.

Durante il Medioevo erano indossati dai nobili e dai ricchi mercanti, specialmente veneziani e genovesi, per far sì che le preziose vesti non si dovessero sporcare nel fango delle strade dove camminavano e ricordiamoci che all'epoca erano dei veri e propri letamai, in tutti i sensi.

Uno delle molte paia di scarpe di Caterina de' Medici
avete visto che tacchi?!
I ldocumento di riferimento per tutti gli storici e i feticisti dei tacchi riguarda però Caterina de' Medici, che li indossò al suo matrimonio con il Enrico di Valois, futuro re di Francia: già molto in voga a Firenze, i tacchi vennero da lei importati alla corte francese, che in fatto di moda era piuttosto arretrata, e grazie alla regina fiorentina divennero un must have dei nobili, dove l'odiata Caterina dettava comunque la moda.
In realtà profondamente insicura (arrivo in Francia a 14 anni, sola e senza supporto morale), Caterina usò i tacchi alti (10cm!) come espediente per non sembrare eccessivamente piccola e insignificante, in questo modo poté guardare alla pari le antipatiche nobildonne del suo seguito che sparlavano di lei.
Caterina infatti non era molto amata dai francesi, che dimostrarono più apprezzamento per l'amante del re Diana di Poitier; bassina e non bellissima con occhi sporgenti, lineamenti marcati e girovita... non proprio di vespa (era molto golosa), Caterina fu vittima di pesanti critiche estetiche e, visto che queste non ebbero molta efficacia nel destabilizzare la sua condotta o distogliere il suo interesse per la politica, venne addirittura tacciata di stregoneria e leggende di corte narrano che nel suo armadio tenesse pozioni e veleni per eliminare tutti quelli che cercavano di ostacolarla.

Chopine veneziane
A Venezia i tacchi erano indossati come simbolo di potere ed eleganza, ma uniti alla praticità, essi infatti permettevano a chi li indossava di non inzupparsi i piedi nelle pozzanghere o di evitare con semplicità i pochi centimetri d'acqua che rimangono quando defluisce l'alta marea. I tacchi veneziani erano abominevoli, quasi importabili, alti fino a 45cm! E prendevano il nome di chopine.
L'invenzione dei tacchi veneziani non era proprio originale, era stata infatti ripresa dalla moda ottomana poco distante.
Simbolo per eccellenza delle colte ed affascinanti cortigiane della Laguna, che si dice fossero migliaia, le scarpe alte erano uno dei loro simboli distintivi e alle ragazze che imparavano il mestiere veniva proprio insegnato loro come camminare con contegno ed eleganza indossando questi zatteroni, un po' come si fa al giorno d'oggi con le modelle da passerella.
Le chopine veneziane non comparivano sotto le vesti, che dovevano essere molto più lunghe rispetto all'altezza della ragazza per coprire quei 40cm aggiuntivi, un po' come succedere per i kimono.
Per maggiori informazioni consiglio la visione del film Padrona del suo destino del 1998, riferito alla vita della famosa "cortigiana onesta" Veronica Franco che fu anche abile poetessa e oratrice, coltissima e affascinante.

I tacchi rossi di Luigi XIV
Da Venezia i tacchi vennero importati dai mercanti di tessuti e sete fino in Inghilterra (ricordiamoci che a Londra esiste una stada chiamata Lombard Street) e introdotti alla corte di Elisabetta I, dove divennero subito di moda, arrivando ad altezze vertiginose finchè non ricominciarono ad abbassarsi nel ritmo cadenzato ed altalenante della moda che propone sempre una cosa e il suo contrario in un gioco di alti e bassi scanditi da lassi temporali definiti.

È francese l'invenzione dei Tacchi rossi come simbolo di potere di vita o di morte sulle persone, moda che, naturalmente, si diffuse ben presto in tutta Europa.


La grazia delle cortigiane giapponesi
Okobo geta per i kimono moderni
Come si è detto, però, non si tratta di un fenomeno esclusivamente europeo perchè anche all'estero si hanno molti esempi di scarpe col tacco o munite di zeppe.

In Giappone, ad esempio, geishe e le maiko (tirocinanti geishe) indossavano e indossano tuttora dei geta, ovvero delle calzature in legno fatte ad infradito con una pianta alta più di dieci centimetri e, in aluni casi, finemente laccati e lavorati; nel caso delle maiko, inoltre, la parte davanti del sandalo è sagomata in modo che sia rientrante, il che dà loro una superficie di appoggio su terra inferiore a quella di appoggio del piede, minando la stabilità della camminata: quest'ultimo paio di calzature si chiama okobo geta.
In Giappone, quasi tutte le geishe e maiko risultano più alte dei loro accompagnatori proprio per questo (i giapponesi, inoltre, non sono molto alti).

Non solo, un'altra calzatura tipica erano i koma geta, detti anche mitsu ashi (tre gambe), particolarmente alti (oltre i 20cm) indossati dalle oiran, le cortigiane d'alto rango, tra queste le più importanti erano chiamate tayu (per approfondimenti vedere: Bunny Chan Monogatatari | Stavolta la trasformazione in... oiran!) ed erano una figura analoga alla cortigiana veneziana del Cinquecento.

Sandali mitsu ashi
Le cortigiane NON erano geishe in quanto nel mestiere di geisha non è contemplata la vendita del proprio corpo per atti sessuali, sebbene, come per tutti i mestieri, ci fossero donne disposte anche a farlo, ma andava oltre i loro doveri professionali, ma nessuno direbbe che una hostess è una prostituta solo perchè alcune donne lo sono.

Come esempio esplicativo vi lascio un paio di video, sono ambientati nel 44° anno dell'epoca Meiji, quindi nel 1911, e rappresentano la parata tradizionale di una tayu.
I video sono tratti da un drama giapponese initolato Yosiwaraenjyou, consiglio la visione in HD.
Al minuto 1:50 trovate la camminata della cortigiana, con il suo galateo di portamento





Qui si vede ancora meglio, al minuto 0:16





Essere nel novero dei clienti di una oiran era molto difficile ed estremamente oneroso, così come mantenere una cortigiana a Venezia, bisognava essere ben ben ricchi
Quando le oiran passavano per le strade col loro seguito di servitori, i costosissimi kimono e le alte acconciature “chiassose”, non mancavano di destare stupore e rispetto.


Dalla Cina con furore
Chopine manchu indossate in un evento
tradizionale
Il pregiudizio e la credenza popolare vogliono che le scarpe cinesi siano splendide ballerine di seta rossa o di colori vivaci, decorati da ricami vistosi con dragoni, fiori e fenici.
In realtà all'interno della cultura cinese troviamo moltissimi ed interessanti esempi di scarpe col tacco, sebbene la foggia sia un po' differente da quella a cui siamo abituati.

Un esempio molto particolare sono le scarpe fatte a ballerina che sormontano un tacco largo centrale su cui appoggia l'intero piede, vengono volgarmente conosciute come manchu chopine e a questo link potrete trovare la leggenda originaria della loro invenzione ad opera della regina manchu Duoluo Ganzhu, la spiegazione è in inglese:
The Origins of Manchu Chopine
Una scarpetta con tacco manchu
Queste scarpe sono tipiche della cultura manchu e divennero famose in Cina durante l'ultima dinastia regnante, le si possono anche trovare in fotografie e ritratti dell'Imperatrice Cixi, di origini manchu appunto.
Alle donne manchu era precluso il matrimonio con persone cinesi e l'introduzione dell'usanza di fasciare i piedi che, per quanto sia un abominio, all'epoca era un deficit non da poco. E fu proprio grazie a questa non integrazione che si mantenne l'usanza e oggi possiamo ammirare questi splendidi esempi di scarpa ancora intatti e portati fino alla fine della nobiltà cinese.

Scarpette manchu modello
cloud climbing (notate il ricamo a
nuvolette sulla punta?)
Le cloud-climbing, erano un particolare tipo di scarpe di origine manchu piuttosto alte (anche più di 10cm) con la suola in legno o corda: se la parte anteriore della suola era sagomata in modo da essere rientrante verso il centro del piede, così da creare una forma "a barca" la scarpa poteva essere chiamata cloud-climbing, era indossata in epoca Tongzi in Cina (1862-1874), realizzata in tessuti preziosi e ricamata in punta con disegni di nuvole.
Può considerarsi l'antenata delle moderne e high-tech MBT Masai, che tanto masai non sono, ma vengono invece dall'Impero del Figlio del Cielo (il sito ufficiale delle MBT vi fa riferimenti ufficiali, cfr. link a fondo pagina).

Zeppe dell'Imperatrice cinese, dinastria Qing
E se la suola non era sagomata a barchetta? C'era anche quella possibilità, una specie di zeppa di altezza uniforme, perchè ricordiamoci che la scarpa nazionale è la ballerina...
In quel caso il modello è più vecchio, am si hanno testimonianze, come dimostra la foto accanto, che di sicuro vi renderà l'idea [questo tipo di scarpa mi piace molto, spero che torni di moda anche in Occidente].

La scarpa a ballerina tipica di moltissime culture orientali, tra queste quella cinese, giapponese, coreana, taiwanese, ecc, è alla base anche delle stravaganti creazioni manchu.

Lotus shoes cinesi per piedi fasciati
Un altra scarpa cinese a tacco, sebbene basso, è quella chiamata fior di loto, si tratta di una scarpa tradizionale, fatta a stivaletto, caratterizzata da una punta e da un tacco largo e basso (fino a 5cm); notando l'imboccatura larga della scarpa e la sua altezza è facile giungere alla conclusione che fu progettata per donne i cui piedi erano stati fasciati, una pratica tanto rivoltante quanto diffusa in tutto il paese e non solo tra i nobili, perpetrata perchè si pensava che i piedi di donna dovessero essere per natura piccoli e graziosi, peccato che la fasciatura, oltre a dolori insopportabili, ad una camminata distorta e alla deformazione della colonna vertebrale producesse anche piedi deformi.


Esperimento coreano
Anche se ho studiato un po' di cultura e lingua coreana con madrelingua, continuo a domandarmi se le scarpe alla coreana abbiano o meno il tacco.
Kotshin coreane da abbinare all'hanbok
So che le calzature portate abitualmente con l'hanbok moderno, il vestito tradizionale della cultura coreana come il kimono lo è per quella giapponese, sono assolutamente piatte, ma ho visto moltissimi modelli anche con un mezzo tacco e ho scoperto che il modello tradizionale di hanbok prevede che la scarpa sia rialzata sul retro (e Gung da questo punto di vista insegna), come le nostre scarpe da ufficio col tacco moderno, più o meno anche della stessa altezza (sotto gli 8cm, dice il galateo della segretaria): il loro nome ufficiale è kotshin e se questo Natale sarò abbastanza pazza, me ne comprerò un paio tramite la mia amica Hyunjoo che abita a Busan.
Ancora una volta mi trovo a riflettere su quanto la Corea (non faccio distinzioni di Nord e Sud sia perchè i coreani si sentono coreani e basta, non nordisti e sudisti, sia perchè la separazione è un fatto estremamente recente rispetto ai periodi di cui parliamo di solito) sia più simile alla cultura europea o occidentale che a quella orientale di Cina e Giappone sotto certi punti di vista, ad esempio lingua, alfabeto, comportamenti, ecc.



All'ottomana per il bagno
Il paio di calzature che vedrete adesso sono sandali appositi realizzati per la frequentazione di saune e bagni turchi.
Qabaqib turche
La fotografia proviene dal Bata Museum di Toronto e ci mostra come i turchi non fossero proprio il massimo dell'intelligenza, specie considerando che in quei luoghi umidi e pieni di vapori è semplicissimo prendere una straccionata per terra, verò è però che queste calzature impedivano di toccare il pavimento bagnato, evitando di prendersi funghi e verruche, cose ancora facilissime nelle piscine pubbliche.
Le scarpe, chiamate qabaqib nella loro lingua, sono realizzate in legno e madreperla e sono alte la bellezza di 26cm!
Questo modello di scarpa ispirò moltissimo le chopine veneziane che si rifanno proprio a questa calzatura.


Irlanda mon amour
Tap shoes
Anche in Irlanda, per quanto stia a due passi dall'Inghilterra, esistono scarpe con tacchi particolari, o meglio, esiste un paio di scarpe fatte al contrario: vengono chiamate tap shoes e sono scarpe da ballo, adoperate ormai quasi esclusivamente per esibizioni e feste tradizionali, erano utilizzate per ballare la tap dance un ballo ritmato basato sullo scalpiccìo delle scarpe sul legno. Questo tipo di scarpe, fatte esattamente come un paio di scarpe da ballo, quindi tacco quadrato di media altezza e incrocio sul davanti, avevano però la particolarità di avere un tacco che rialzava la punta arrotondata, in questo modo si produceva il suono anche quando si batteva la scarpa di punta e non solo di tacco.
Con queste scarpe si fanno esibizioni davvero spettacolari, ma, dicono le persone che le calzano, sono estremamente scomode.
Guardate il video a seguire della Riverdance e ditemi se non merita un'occhiata ^__^ io lo trovo affascinante, mi ipnotizza, sono così tanti e tutti così coordinati...






Link interessanti e libri
Bata Shoe Museum (!!! consigliato !!!)
Heilbrunn Timeline of Art History - Shoes in the Costume Institute
MBT - Some interesting history about shoes (I)
The Fashionspot Forum - 1700-1990 The history of footwear

Camilla Morton - How to Walk in High Heels: The Girl's Guide to Everything
Jonathan Walford - The Seductive Shoe: Four Centuries of Fashion Footwear
Laurie Lawlor - Where Will This Shoe Take You? A Walk Through the History of Footwear
Charlotte Yue - Shoes: Their History in Words and Pictures
Dorothy Ko - Every Step a Lotus: Shoes for Bound Feet
Beverly Jackson - Splendid Slippers: A Thousand Years of an Erotic Tradition
Louise Mitchell - Stepping Out: Three Centuries of Shoes
Carol Belanger Grafton - Shoes, Hats and Fashion Accessories: A Pictorial Archive, 1850-1940
Nancy E. Rexford - Women's Shoes in America, 1795-1930
John T.M. Johnston, Harry Lewis Bailey - The Life of A.D. Brown: The History of the Greatest Shoe Merchant in the World
Althea MacKenzie - Shoes and Slippers: From Snowshill, One of the World's Leading Collections of Costume and Accessories of the 18th and 19th Centuries


Scrivere questo post è stato davvero interessante e accattivante, mi auguro quindi che vi sia piaciuto e abbia ispirato in voi gli splendidi sentimenti di curiosità nati dentro di me.
Ci scriviamo presto,


baci





Mauser

12 commenti:

  1. Ma quante ne sai?
    Esistevano un sacco di generi di tacchi per tutti i gusti a quanto pare. Alcuni decisamente curiosi come quelli veneziani (tra cercavo proprio informazioni su Venezia e/o Firenze).
    Ma in in questo articolo ci sono ache un sacco di altre informazioni utili. Grazie!

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  2. TI ADORO! Ottimo post. Sei sempre bravissima ed è un piacere leggere il tuo blog. Da amante dei tacchi (appena riesco ad ammucchiare dindini mi voglio comprare un paio di stivali colla zeppa alta 20 cm...) l'ho letto con piacere. Non sapevo prorpio che anche in oriente si usavano i tacchi. Così alti poi, come quelle delle geisha! (Le scarpe di Caterina de' Medici nella foto sopra riportata sono adorabili *.*).
    Infine emozionante la Tap Dance: la conosceva solo superficialmente e non l'avevo mai vista eseguita.

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  3. Sono felice che sia piaciuto il post, come ho detto scriverlo è stato molto interessante anche per la sottoscritta che conosceva alcune cose, ma la maggior parte le ha imparato a sua volta strada facendo. Però ci tenevo a completare in bellezza l'argomento scarpe&co.

    @Rosa: wow, 20cm! Non credo riuscirei a stare neanche in equilibrio... i sandali dell'inizio sono un tacco 10-11, ma hanno il plateu (chissà come si scrive...) e quindi facilitano parecchio... in compenso adoro quasi tutte le scarpe col tacco, dalla Hogan classica alla decolletée da ufficio, mi piacciono specialmente di velluto (nero
    http://www.polyvore.com/christian_louboutin_bibi_140_suede/thing?id=21826452
    o rosso scuro
    http://www.polyvore.com/christian_louboutin_decollete_pumps_red/thing?id=22625309)
    anche se per questo Natale ho adocchiato un paio di stivali Nero Giardini niente male O.O

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  4. *_* Amo la storia del costume ma normalmente non sarei abbastanza modaiola da andare in visibilio per un post su un dettaglio come i tacchi, con i quali peraltro devo aver litigato in qualche mia vita passata, perché non riesco a portarli neanche se mi pagano profumatamente.
    Devo dire però che è maledettamente valsa la pena di leggere tutto l'articolo, anche se l'argomento di primo acchito non mi stuzzicava un granché, solo per vederlo concluso con "Irlanda mon amour" (mai titolo fu più azzeccato... Connemara = amore della mia vita. Punto.) e con quel video della Riverdance, che da brava drogata di tutto ciò che è Irish conoscevo già, ma che è sempre magico ogni volta che lo guardo...
    Conclusione: seguo il tuo blog da un po' perché a) appena sento la parola "vittoriano" drizzo le orecchie come se avessi il radar incorporato e b) mi serve per le mie "fatiche" di scrittrice in erba, e con le tue tonnellate di informazioni utili unite al tuo stile sempre simpatico mi hai fatto sorridere spesso, ma stavolta posso proprio dirtelo: Internet è magica perché, anche se non ci conosciamo, stasera mi hai resa felice.
    Marty

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  5. Cara Marty, sono estremamente felice e lusingata che il post sui tacchi sia stato interessante e ti sia piaciuto nonostante di solito avresti snobbato l'argomento, anche per questo ti ringrazio di averlo letto comunque dandomi fiducia ^___^
    Tutti abbiamo qualche cosa con cui abbiamo litigato nella vita passata, io per esempio non vado molto d'accordo con le carote, per me sono come veleno.
    Mi rende molto orgogliosa sapere che l'argomento sia di tuo gradimento, spero che lo sia stato in passato e che lo sia anche in futuro per poterti annoverare tra le lettrici, inoltre spero di non aver ancora distrutto troppi miti, mi piace sdrammatizzare un po' la situazione, già parlare di storia è noioso, se poi lo si fa col tono della maestrina...
    A presto allora!

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  6. Perdonami Mauser, vorrei farti una domanda che non ha niente a che spartire col post (che ho salvato e a breve leggerò) ma che non so in quale altro luogo potrei porti. Conosci il manga Kuroshitsuji? Se sì, cosa ne pensi?

    Sara

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  7. bellissimo post! come sempre interessante e poi ... anche io amo le scarpe e specialmente i tacchi!!
    certo che ... in alcuni casi mi chiedo come facessero a camminarci!

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  8. @Sara: Ciao Sara,
    intanto spero che il post in futuro ti piaccia.
    Per quanto riguarda Kuroshitsuji lo conosco, sebbene non in maniera approfondita. Posso dire che come ricostruzione dell'epoca è piuttosto fedele e interessante, sebbene non si tratti di un racconto finalizzato a mostrare la vita dell'epoca, tipo documentario, ma l'aspetto storico rappresenti solo un'ambientazione decisamente suggestiva.
    Se hai voglia di parlarne, a me farebbe molto piacere, premetto però di non aver letto tutto ciò che c'è in giro al riguardo. Mandami pure un MP all'indirizzo a fianco, possiamo fare due chiacchiere, mi farebbe piacere.
    Ciao!

    @Alessia: non dirlo a me, mi sembrano dei trampoli quelle chopine! E le scarpe da bagno sono ideali per rompersi l'osso del collo!

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  9. Ti ringrazio davvero molto, sei la mia principale fonte di ispirazione e guida nel mondo georgiano-vittoriano. Il manga ancora non l'ho avvicinato, mi ha solo incuriosita e volevo sapere se tu ritieni che valga la pena leggerlo; appena possibile sarò felice di scriverti. Intanto mi appresto a leggere il post, così magari potrò commetare qualcosa di più pertinente!

    Sara

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  10. Eccomi! Ho sempre pensato che Caterina fosse "avanti" e adesso so che era pure "sopra", eheheh! Certo che le donne dovevano essere proprio fatte di un'altra pasta per riuscire a indossare una trappola simile con una certa nonchalance a soli quattordici anni!
    Anche io sono una maniaca dei tacchi, della collezione Fiorucci 2010 ho un paio di pin up rosse che simboleggiano il mio potere di vita o di morte sulle mie caviglie... e per rimanere in tema coi miei precedenti messaggi sto cercando in lungo e in largo le francesine rosse e nere di Grell Sutcliff! ma, almeno per ora, senza successo :(

    Sara

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  11. questo post è bellissimo! mi piace perchè parla dell'argomento nelle varie culture.. a proposito di geishe mi ricordo che nel film " memorie di una geisha" c'è la protagonista che balla in un modo a dir poco assurdo su quella specie di trampoli (le geta) e mi aveva impressionato molto... anche se adesso vedendo le chopin ci sono rimasta...

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  12. ooooh, le heavy shoes!(quelle irlandesi ;) )
    ne esistono molti tipi, alcuni hanno la punta davanti rialzata anche di 5-6 cm(quelle per iper-specializzati,in realtà),e ci sono versioni più o meno rigide. Quindi chissà quali ha provato chi ha detto che son scomode! io ho provato quelle sciancate e distrutte della mia insegnante(poi non ho + preso le nuove per me,sigh)ed erano tutto tranne hce scomode.
    anzi, era esaltante muoversi facendo tutto quel rumore *____*

    sui fiori di loto mi sono fatta una cultura,ahah!a forza di leggere biografie di donne cinesi ormai so a memoria come si praticasse quella tortura. molte morivano per le infezioni :/ quella forma così rialzata sopra la scarpa non avanzava...veniva riempita dal piede. agghiacciante. non dimentichiamo che i fiori di loto erano anche dimostrazione delle virtù femminili secondo confucio(ubbidienza,resistenza e così via).
    se ci mettiamo un attimo a riflettere,però, le scarpe con il tacco in generale non sono molto diverse: ti deformano il piede e la camminata, ti provocano dolori terribili e gonfiore alle gambe ecc ecc..

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