Visualizzazione post con etichetta Gossip storico. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Gossip storico. Mostra tutti i post

10 gennaio 2013

Amore e musica, Nikolaj e Nadezda

Cari lettori, buon anno!
Kreutzer Sonata
by René François Xavier Prinet
Ben ritrovati in questo 2013 a cui mi devo ancora abituare... sapete, dopo dodici mesi di 2012 scritto per ogni dove e profezie Maya ecc faccio fatica a prendere l'uso di sostituire il 2 col 3 ^^

Si preannuncia un anno di novità, dice l'Oroscopo, invero lo dice tutti gli anni, ma almeno per il Georgiana's Garden, indipendentemente da che segno sia (Bilancia? Sagittario? Pesci?) spero che sia così. I dettagli di queste novità, comunque, ve li lascerò in un post specifico che scriverò tra qualche giorno, giusto per lasciarvi con l'acquolina in bocca.

Oggi torno a parlare di musica virando un po' dagli argomenti che tratto di consueto e anche dall'ambientazione. Saltiamo infatti dall'isoletta britannica, nostra consueta location, per catapultarci qualche centinaia di chilometri più a Est verso la Russia degli zar.
Parliamo di musica e parliamo d'amore che, a quanto pare, sono due passioni che vanno molto d'accordo perché, come dice mio papà (per una volta devo dargli ragione, anche se per salvaguardare la mia reputazione di bastian contrario spero che non lo venga mai a sapere)
La musica nasconde sempre un animo appassionato perché la musica è pura.

27 gennaio 2012

John Stuart Mill e Harriet Taylor

Cari lettori, nella mia storica rubrica delle biografie raramente mi sono soffermata a parlare di coppie, un po' perchè il tema del matrimonio nel passato non era un esempio edificante di amore e devozione e un po' perchè di coppie veramente affiatate se ne incontrano davvero poche.

Oggi cambiamo registro, parliamo di una coppia, due persone non molto conosciute e discretamente importanti nella filosofia britannica vittoriana che si possono definire come un connubio quasi perfetto di caratteri e passioni.
John Stuart Mill e Harriet Taylor
Introduciamo ai nostri gentili lettori John Stuar Mill e Harriet Taylor.
Sono certa che il primo, in un modo o nell'altro, l'avrete sentito nominare, specialmente se nella vostra vita avete avuto contatti di una certa profondità con le opere sociali di Dickens, come Tempi difficili. John Stuar Mill è infatti uno degli appartenenti del cosiddetto pensiero utilitarista che sponsorizzò per tutta la vita sostenendo che la finalità di tutto ciò che si fa deve essere finalitta ad ottenere una qualche forma di utilità materiale nella vita, un pensiero duramente condannato da Dickens, il quale ribadiva che l'immaginazione e la fantasia fossero componenti imprescindibili della natura umana ed esemplifica la sua posizione proprio nel romanzo detto poc'anzi, nel quale l'unico personaggio non del tutto assoggettato a questa filosofia, Sissy, è l'unica che ottiene un finale degno rispetto ad altri i cui i deali vengono completamente distrutti, e non perchè si sia in qualche modo conquistata la felicità, ma perchè è la vita che l'ha premiata per il suo modo di essere e fare piuttosto che ricondurre tutto ad un guadagno di qualche tipo, sebbene non necessariamente economico.


John Stuart Mill
Indubbiamente dei due coniugi John è il più famoso e conosciuto. Il nostro Stuart Mill nacque a Pentonville nel 1806; la filosofia è nella sua vita fin dall'infanzia essendo a sua volta figlio di un filosofo, James Mill.

James Mill, forse il primo a realizzare il pensiero utilitarista sviluppato da Bentham, fa del suo figlio maschio l'esemplificazione di questo credo, crescendolo ed educandolo secondo rigidi e rigorosi principi di rettitudine morale e di guadagno da qualsiasi circostanza.
Non si sa se per particolare influenza paterna o per inclinazione personale, JS Mill fu un bambino molto preoce nelle materie scientifiche, a tre anni, per esempio, aveva già assimilato importanti concetti e nozioni matematiche. Continuò a studiare fino ai vent'anni dimostrandosi volenteroso all'eccesso, dedito alla consultazione e al commento dei classici latini e greci quando era poco più che ragazzo ed entrando nel mondo della filosofia appena sedicenne con l'aiuto degli amici paterni Ricardo e Say, la sua vena filosofia divenne particolarmente evidente durante il suo soggiorno francese.

A vent'anni, però, cade vittima della depressione e di alcune opinioni religiose che gli impediscono di frequentare le due università più famose del Regno Unito (Oxford e Cambridge). Per molto tempo lavorò presso la British East India Compagny, seguendo le orme paterne e mantenendo l'impiego fino al suo definitivo trasferimento francese presso Avignone dove intrattenne rapporti con Auguste Comte e Alexis de Tocqueville, entrambi eminenti filosofi del positivismo e del liberalismo.

Dopo la morte dell'amatissima consorte, JS Mill tornò in Gran Bretagna dove per anni fu rettore della St. Andrews, la più importante università di Scozia [e dove, cito per gossip, si sono laureati anche il Principe William e Kate Middleton].
Il suo pensiero utilitarista subì una deviazione dal canone classico, specialmente in materia economica e in merito al consequenzialismo (per il quale l'unico criterio normativo sono le conseguenze e perciò si oppone alle etiche deontologiche che invece si fondano sul senso del dovere di chi agisce e che intendono la morale come autonoma, che ha cioè la legge di sé in se stessa e che non può essere condizionata da nulla che intervenga dall'esterno) definito da Bentham, dal quale si distaccò pubblicamente.

Sebbene il filosofo venga spesso definito un liberale classico, ci sono opinioni discordanti in merito a causa di alcune sue posizioni in materia di libero mercato che lo allontanano dalla dottrina classica.

Ritratto di John Stuart Mill
Ma il filosofo più grande e che maggiormente influenzò il suo pensiero e i suoi scritti fu senza dubbio la moglie Harriet Taylor, di idee ugualitarie e femministe che riuscì a convertire il marito alla propria filosofia portandolo a sostenere una tesi di uguaglianza e totale parità dei sessi all'interno dei matrimonio.
È da dire che le intenzioni di Harriet erano davvero delle migliori e non basate sul mero raggiungimento di un'ideologia di uguaglianza, ma soprattutto della sua messa in pratica; esse erano incentrate sulla creazione di un clima familiare pacifico e senza ricatti di posizione. Uscita infatti da una famiglia autoritaria e governata da un padre-padrone, entrò in un primo matrimonio non precisamente idilliaco pur di sfuggire all'autorità paterna. Il matrimonio però si rivelò una catena impegnativa quando incontrò Mill del quale si innamorò: ci vollero vent'anni prima che i due innamorati riuscissero a coronare il loro sogno d'amore e questa circostanza si presentò solo a seguito della morte del primo marito di lei.
Sebbene meno conosciuta di Mill, Harriet Taylor è un personaggio ugualmente molto importante e non solo per il legame con il filosofo.


Harriet Hardy Taylor Mill
Nata nel 1807 da Harriet e Tom Hardy, un medico e veterinario di campagna, Harriet non si configurò da subito come filosofa, scrittrice o letterata, ma mantenne un certo anonimato fino all'ufficializzazione della sua relazione con Mill.

A diciassette anni Harriet, oppressa da una famiglia patriarcale dove il genitore aveva qualunque potere decisionale sulla moglie e i figli (erano in sette) decise di sposare John Taylor, un borghese influente e molto più grande di lei che le diede tre figli, ma con cui il matrimonio non rappresentò mai il coronamento di un amore o di una passione.
La prima formazione filosofia di Harriet le venne dalla religione: essendo di fede unitaria come il primo marito, la donna si accostò al loro pastore spirituale, il quale oltre che religioso era anche un filosofo che si dedicava alla pubblicazione su una rivista, il Monthly Repository, il quale sponsorizzava anche le prime idee femministe in corcolazione in Inghilterra.
Proprio il pastore William Johnson Fox la presentò per la prima volta a Stuart Mill, dando inizio ad una delle storie d'amore più belle e reali della filosofia.
Stuart ed Harriet erano legati dalla medesima visione dell'esistenza, da posizioni simili e da comuni vedute politiche e di ideali. Senza un matrimonio di troppo ad ostacolarli sarebbe potuta essere la passione perfetta, ma così non fu infatti Harriet non fu mai intenzionata a porre fine al suo primo matrimonio, specialmente per via dei tre figli avuti da Taylor, inoltre le sue condizioni di salute aggravate dalla tisi contribuirono ad allungare la tremenda separazione dei due innamorati.
Nel 1833 John ed Harriet Taylor si separarono lentamente, sebbene mai ufficialmente, lei visse insieme alla figlia Helen, della Lily, mentre il marito cresceva i due eredi maschi: Herbert e Alvernon. Durante il periodo di separazione dal marito la Taylor e Mill continuarono a frequentarsi, ciò portò a diversi scandali nella società benpensante dell'epoca nonostante i due sostenessero entrambi che la loro era una relazione puramente intellettuale, questa posizione era scarsamente riconosciuta anche per i molteplici viaggi che Mill e Harriet condussero insieme.

Nel 1849 John Taylor morì di cancro e due anni dopo, osservando il periodo di lutto canonico, la sua vedova sposò Stuart Mill dopo un "corteggiamento" durato quasi vent'anni. Dopo un primo periodo londinese entrambi si trasferirono in Francia, ad Avignone.

Harriet Taylor
Specialmente durante la sua vita adulta e in contatto col mondo filosofico di Mill, la Taylor abbozzò le sue idee femministe, riuscendo a convertire il marito al proprio ideale. Il suo obiettivo al riguardo era di raggiungere una completa parità dei sessi su tutti i fronti, definiti nell'istruzione, nel matrimonio e nella giurisprudenza.
La sua influenza sul marito è particolarmente evidente nella sua ultima opera: L'asservimento delle donne, così come nella sua ammissione che la moglie scrisse e redasse un intero capitolo del suo Principles of political economy, dimostrando al mondo non solo la devozione di un marito innamorato, ma anche un grande rispetto per la sua intelligenza e le sue idee.

Harriet non fu donna particolarmente prolifica, si ha infatti ben poco di suo a parte alcune parti dei libri del marito, ma come produzione propria essa è estremamente limitata. Di questa sono particolarmente significative le sue lettere di protesta contro giornali e quotidiani contro casi di vessazione e violenza domestica nei confronti delle donne o di ingiuste risoluzioni giuridiche sullo stesso tema. Il più famoso episodio è quello apparso sul Westminster Review sotto il nome di John Stuart Mill (in realtà scritto da lei) e intitolato The Enfranchisement of Women.

Harriet si spense ad Avignone nel 1857 a causa della tubercolosi e la sua perdita fu pianta inconsolabilmente dal marito.
Insieme i due coniugi avevano dato vita ad una filosofia "a due" molto progredita per il tempo e nel loro ambiente domestico erano riusciti a ricreare quella parità di cui ancora si favoleggiava nei circoli delle suffragette. Agli occhi di Stuart Mill sua moglie era a tutti gli effetti una sua pari. 

Caso più unico che raro, in Italia è stato portato da Einaudi uno splendido saggio intitolato Sull'uguaglianza e l'emancipazione femminile scritto a quattro mani dal filosofo e dalla moglie, purtroppo rimasto incompiuto a causa del decesso; lo scritto venne poi ultimato dal filosofo in collaborazione con la figlia di Harriet, Helen Taylor, a sua volta suffragetta e attiva nel campo dei diritti femminili. 
Sebbene quasi sconosciuto ai non introdotti nel campo filosofico, Sull'uguaglianza e l'emancipazione femminile è un titolo davvero molto interessante da leggere e la questione dell'emancipazione viene trattata non solo idealmente, ma anche con riscontri pratici del vantaggio che essa può portare ad un nucleo familiare, come una migliore distribuzione dei compiti domestici o lavorativi in un modo che ricorda il mondo moderno dove anche gli umini cucinano e quasi tutte le donne lavorano fuori casa e il loro ruolo non è più subordinato né relegato alla cura della casa e dei figli.
Un altro punto su cui Harriet era molto critica era la dipendenza economica delle donne che solo in pochi casi avevano la possibilità di guadagnarsi il denaro necessario per sopravvivere o per contribuire alle spese di casa. Questa forma di dipendenza era degradante per la società e per il sesso femminile che si vedeva sempre e comunque sottomesso.
Non solo ma in un clima egualitario, secondo Mill e Harriet, si potrebbero diminuire i casi di abuso e soppruso tra le mura domestiche dovuti al senso d'inferiorità che caratterizza la condizione femminile vittoriana. Se la donna ha pari diritti e dignità di un uomo, probabilmente non si sentirebbe costretta a sopportare in silenzio certe forme di violenza.

Purtroppo la stessa Storia che ci parla di Stuart e Harriet Mill è anche maestra di come questa teoria, per buona che fosse, implicava concetti difficili da accettare nella società, il Novecento ne è stato l'esempio quando finalmente le donne ottenero pari diritti degli uomini, ma questo riconoscimento non fu accettato dagli uomini dell'epoca; il passaggio e lo scambio culturale, si sa, sono temi difficili da introdurre e ancor più da applicare. Perfino oggi, anni Duemila, dove il ruolo femminile è riconosciuto al massimo, dove una donna può ricoprire tutte le posizioni di un uomo ci sono padri e mariti che costringono le mogli e le figlie a forme di mortificazione fisica o psicologica.

Se foste interessati ad approfondire l'opera di questi due personaggi così affascinanti, vi lascio diversi testi di consultazione


Bibliografia e sitografia
Harriet Taylor, John Stuart Mill, Sull'uguaglianza e l'emancipazione femminile 
John Stuart Mill, La libertà, l'utilitarismo, l'asservimento delle donne
John Stuart Mill, Saggi sulla religione
Jo Ellen Jacobs, The voice of Harriet Taylor Mill

Stanford Encyclopedia of Philosophy | Harriet Taylor Mill
Bollettino telematico di filosofia politica | J.S.Mill, H. Taylor, Sull'uguaglianza e l'emancipazione femminile
Spartacus Educational | Harriet Taylor
Macalester College | Harriet Taylor Mill
eNotes | Harriet Taylor Mill

Spero che l'approfondimento sia stato interessante e, per gli addetti del settore filosofia, spero davvero di non aver detto castronerie troppo grandi, purtroppo io non ho mai avuto la possibilità di approfondire questa materia a scuola e quindi sono vittima di gravissime lacune.

Un bacio grande e alla prossima




Mauser

14 novembre 2010

La top 5 degli scnadali di Versailles

Ho deciso di ritornare un po' sulla rubrica del gossip storico che ultimamente avevo dimenticato in un angolo, ho sentito nascere l'idea mentre mi laccavo le unghie di rosso, so che il rosso è un colore eccessivo e bisogna saperlo portare, ma vi assicuro che averlo alle mani mi fa davvero un effetto positivissimo.

Tornando a bomba, come diceva il mio prof di informatica, oggi ho deciso di incentrare il post su un argomento un po' particolare, ho infatti stilato una classifica degli scandali che più di tutti hanno scosso la ricca e opulenta corte di Versailles durante il periodo rococò/georgiano e hanno avuto come protagonista l'altrettanto famosa, ricca ed eccessiva Regina Maria Antonietta.

Maria Antonietta, infatti, durante la sua vita adulta ha davvero fatto parlare di sé per il ritmo sfrenato della sua vita, il lusso e l'esagerazione di cui si contornava, arrivando a coronare il periodo d'oro della moda e della società monarchica, compresa la sua inevitabile caduta, trasformando la sua corte e il mondo in cui viveva in un teatrino di apparenza e un vortice irrefrenabile, un autentico giro di vite.
Maria Antonietta ha dato più scandalo di quanto si possa immaginare ben prima di essere protagonista del tragico e allo stesso tempo grandioso episodio della Rivoluzione Francese e fu propio a causa di tutto questo eccesso che si giunse a quel famoso 16 ottobre in cui la Reine venne decapitata.

Non mi credete? Guardate un po' questa lista e ditemi voi se siete in grado di compatire una donna simile, se invece non la trovate solo fastidiosamente superficiale ed odiosa, certo poteva trattarsi di una maschera per sopravvivere nell difficile e aggressiva corte dei Luigi, ma a quale prezzo?
Il quesito che mi pongo è quindi il seguente:
Il gioco vale davvero la candela?


5° posto: «Se non hanno pane, allora che mangino brioche!»
Famosissima frase attribuita alla regina francese espressa all'alba della Rivoluzione, quando Parigi era alla fame a causa delle tasse, con la moneta gravata da un tasso di svalutazione mostruoso, ma, ancora peggio, dalla mancanza di materie prime con cui prepararsi da mangiare, il pane era la base dell'alimentazione di tutti i poveri e con le tasse eccessive, le annate disastrose e la carenza di materia, i prezzi erano schizzati alle stelle, tanto che un pezzo di pane costava quanto una pepita d'oro.

Tutto questo in prevalenza per l'inettitudine dei sovrani e dei loro collaboratori nell'amministrazione nazionale, troppo impegnati nella caccia e nei loro costosi hobbies di corte, con i debiti dello stato a cifre vertiginose, piuttosto che attenti risparmiatori e parsimoniosi gestori della tesoreria nazionale.

L'espressione citata nel titolo viene dalle Confessioni di Jean-Jacques Rousseau, ma non si è del tutto certi che la Reine l'abbia effettivamente pronunciata, anche se, considerando il tipo di donna che fu e il suo quasi totale disinteresse per tutto ciò che stava fuori da Versailles, è molto probabile che l'abbia fatto, quantomeno sarebbe stato in linea con i suoi comportamenti.

I più accesi sostenitori della regina sostengono che lei non abbia mai detto nulla di simile, (She never said, "Let them eat cake" by Todd Larkin) oppure che la frase non fosse provocatoria come, in effetti ci appare, bensì un suggerimento intelligente, questo perchè, in assenza del denaro per l'acquisto dei viveri di prima necessità, il pane su tutti, la sovrana stava cercando di convincere il suo popolo a mangiare un tipo di alimento nutriente e sostanzioso (le brioche sono a base di uova, farina, zucchero, miele, ecc.) che potesse fare le veci di un'intero pasto per il suo contenuto calorico.
Peccato che, visto che non c'era farina per il pane, figuriamoci se ve ne era a disposizione per le brioches! E per lo zucchero, il miele e quant'altro come la mettiamo? Come se questi prodotti non costassero nulla... evidentemente le brioche erano la cosa meno costosa che si aveva a Versailles...
Facciamo come con le brioche moderne che all'interno c'è appena una lacrima di marmellata, roba che se non si ha un microscopio al laser non la si riconosce neppure... forse Maria Antonietta era avanti qualche secolo sul capitalismo feroce e sull'imprenditoria, sarebbe stata una degna concorrente per la Mulino Bianco -.-
[Ma per favore... non posso credere che qualcuno si aggrappi a questa teoria, sarebbe decisamente vergognoso]

Vi ricordo, giusto per memorandum, che la brioche non è il gemello siamese del croissant, come intendiamo noi italiani confondendo i termini, nossignore, la brioche è un pane estremamente dolce e calorico, spesso preparato in uno stampo da muffin un po' più grande, va bene anche quello per budini, con una curiosa appendice bitorzoluta sulla sommità.

Per gli appassionati di questo episodio storico, consiglio di correre ad acquistare i seguenti gadgets:
cuscino
pendente
t-shirt



4° posto: Lo scandalo della collana
Altro episodio famosissimo e passato alla storia, perlopiù infarcito di elementi leggendari, che coinvolge la regina, sempre sotto i riflettori.
L'affare della collana è stato al centro di numerosi studi e polemiche, anche qui i sostenitori della sovrana si barricano dietro l'idea che Maria Antonietta fu solo vittima di un raggiro, mentre altri storici, ai quali io mi sento di credere di più, sostengono invece che lo smisurato egoismo di Maria Antonietta e la sua avidità senza pari, congiunta al fatto che volesse essere più di chiunque altro, l'abbiano portata al centro del complotto, finendo per essere la pedina centrale e ultima di Madame De La Motte Valois e dei suoi complici.

Collana DeBeers intitolata
a
Maria Antonietta
La collana incriminata fu una splendida creazione dei gioiellieri Böhmer e Bassenge il cui prezzo astronomico (1.600.000 livres) mise in fuga anche i più spendaccioni nobili francesi a causa dell'immenso numero di diamanti adoperato e della raffinata lavoraziose (647), che la rese inavvicinabile a tutti, regina compresa che dovette firmare cambiali decennali per averla.
L'intraprendente Jeanne De La Motte, autoproclamatasi (forse a ragione) discendente dei Valois, antica famiglia regnante francese, cospirò un interessante quanto infido piano per togliersi dai debiti di cui era circondata la sua famiglia e anche suo marito, noto spendaccione e libertino.
Jeanne cospirò circuendo il cardinale De Rohan, a cui fece credere che la Reine fosse interessata al gioiello, ma non intenzionata ad esporsi di persona all'acquisto esorbitante per via dell'altissimo debito di cui era già gravata la monarchia (cosa per altro verissima), il cardinale avrebbe quindi fatto le veci della sovrana nella trattativa, quando questa era invece all'oscuro di tutto [complimenti ai servizi segreti e di spionaggio].
Quando la cosa divenne di dominio pubblico la regina venne etichettata col soprannome di Madame Deficit, rendendola ancora più impopolare presso il popolo, la classica goccia che fa traboccare il vaso; Jeanne, i suoi compari e anche Rohan vennero arrestati. Curiosamente la donna riuscì ad evadere dalla priogione della Salpêtrière, fuggendo a Londra e pubblicando le proprie Memorie.
Film correlati: L'intrigo della collana; Lady Oscar

Per chi volesse a sua volta possedere una collana di Maria Antonietta, ma non volesse svenarsi, potrebbe ripiegare su questo pendente o quest'altro.

Trailer del film L'intrigo della collana del 2001


3° posto: Il caso Svedese
Naturalmente avrete capito tutti a CHI ci stiamo riferendo, già perchè si tratta di una persona, un UOMO in carne ed ossa.
Lady Oscar docet.
Hans Axel von Fersen
dal film

Marie Antoinette (2006)
Già, parliamo di Hans Axel von Fersen, conte, ufficiale e diplomatico svedese (all'epoca la Svezia era una potenza, non scordiamocelo) che intrattenne per anni rapporti con la sovrana e in molti specularono sulla loro relazione.
Il primo incontro tra Maria Antonietta e Fersen risale al gennaio 1777 ad un ballo a Parigi in cui la Regina si era infiltrata di nascosto (come tutti i documenti su di lei si premurano di sottolineare), si dice che la donna rimase letteralmente folgorata da Fersen e che, dall'altra parte, l'uomo avvertì per la regina un vero e proprio attaccamento non solo affettivo e sessuale
Il rapporto tra i due fu complesso, non si trattò di una semplice avventura, ma una relazione, si dice, più profonda basata su confidenze e vicinanza spirituale che non si dissolse neppure quando Fersen fece carriera trasferendosi prima in Inghilterra e poi nelle Colonie Americane per molti anni.

Fersen e la Regina, si dice, si intrattenevano al Petit Trianon, il casino che Luigi XVI aveva regalato alla consorte quando era salito al trono.
Fersen e Maria Antonietta
tratti dall'anime
Lady Oscar
Personalmente non mi sento di condannare in toto la regina per questo tipo di relazione, sebbene si tratti comunque di un comportamento incurante e menefreghista che nessun personaggio pubblico dovrebbe avere (anche quelli moderni). Le attenuanti per Maria Antonietta ci sono tutte, un matrimonio combinato tra i più infelici, un marito che aveva più diletto nel fabbricare lucchetti e serrature che nell'intrattenersi con la consorte, uomo di basso spessore psicologico, ben poco interessante, una vita comunque complessa, una corte di malelingue da gestire e l'ingombrante fardello del dover essere non solo sempre all'altezza, ma anche e sempre la migliore, la più raffinata e la più stravagante, la più signorile e la più popolare. Difficile.
Si dice che Fersen riuscisse a far sentire Antonietta davvero se stessa, la donna che era davvero in fondo all'anima, non mascherata dietro i belletti appariscenti e gli abiti vistosi, i comportamenti teatrali e le scenate isteriche.
Inutile dire, però, che un personaggio che rappresenta una nazione non può permettersi questo genere di sconsideratezze, anche se all'epoca lo facevano tutti e, soprattutto, anche se non fu e non rimase la prima e l'unica regina ad avere un amante (cfr. Elisabetta I, Maria Stuarda, Caterina di Russia, Maria Carolina regina di Napoli, sua sorella, ecc.).
Il sentimento che unì Fersen e la Regina, comunque, dovette essere parecchio profondo, anche perchè il conte svedese rischiò il tutto e per tutto, compresa la vita, per cercare di salvare la famiglia reale, mettendosi a repentaglio e tentando una rocambolesca fuga da Parigi poi finita tragicamente.
Tutto ciò, comunque, relazione, amore extraconiugale di una regina, ecc, rappresentò un vero scandalo della corte prima di sfociare nel sangue rivoluzionario e nell'ultima, disperata fuga.

In questo approfondimento in lingua francese, ci viene spiegata la controversa relazione "a triangolo" tra Maria Antonietta, Luigi Augusto e Hans Axel von Fersen:
Marie-Antoinette et Axel de Fersen : quelle relation ?


Film correlati all'argomento: Marie Antoinette (Sofia Coppola); Maria Antonietta (1938), Lady Oscar
Maria Antonietta e Fersen, dal film di Sofia Coppola


Maria Antonietta e Fersen, dal film del 1938




Luigi Augusto e Maria Antonietta
dal film
Marie Antoinette (2006)
2° posto: la consumazione del matrimonio
Benchè a noi possa apparire di cattivo gusto commentare le abitudini sessuali altrui, ricordiamoci tutti che in continuazione sparliamo di attori e attoruccoli, veline, letterine, conduttrici, showgirl e quant'altro e delle loro relazioni con altrettanti calciatori, magnati della finanza, personaggi di spicco ecc.
Ecco, Maria Antonietta e Luigi XVI, all'epoca ancora Delfino di Francia, erano un po' i VIP del tempo e la loro esistenza costantemente sotto i riflettori, a corte tutto era pubblico, compresi parti e vita notturna, inutile quindi dire che fosse altrettanto comune sapere cosa succedesse sotto le lenzuola e commentare la cosa, il primo a farlo fu lo stesso nonno del Delfino, Luigi XV, i cui appetiti erano invece insaziabili, basta contare che ebbe due delle maitresse, cioè delle amanti ufficiali, più famose della storia (notoriamente frigida) e Madame de Pompadour (notoriamente frigida, ma si sa che fu la persona più di compagnia che si conoscesse) e Madame Du Barry (la quale, invece, sapevano tutti che proveniva dai bordelli veri, quelli parigini).

Il luogo del misfatto: il letto della Reine
Da queste indiscrezioni di malelingue e pettegole, si sa che il matrimonio combinato dei due eredi al trono non venne consumato per la bellezza di sette anni! [una ola per gli appetiti di questo sedicenne Luigi che più frigido di così si muore, mai visto un ragazzo del genere a quell'età -.-].
Per l'epoca era cosa impensabile, alcune donne all'età del matrimonio di Antonietta, 14 anni, avevano già figli, lei invece no, certo la sua posizione era privilegiata, ma fino a che punto?
Ad Antonietta toccava mettere al mondo il tanto sospirato erede al trono di Francia, come le ricordavano in continuazione sua madre Maria Teresa e l'intera corte francese, erede che tardava ad arrivare e non solo per sua colpa. Il suo consorte era infatti particolarmente impedito quando si trattava di talamo nuziale ed espletazione dei propri doveri coniugali, imbarazzato, fisicamente sfavorito a causa di una piccola malformazione, con poca confidenza con la consorte e, forse, addirittura frigido, a Luigi XVI va, secondo storici ed esperti, la maggior parte del biasimo per la situazione e lo scandalo che investì la corte.
La cosa era tanto sconvolgente che Luigi XV non riusciva davvero a capacitarsi di questi impedimenti, soprattutto perchè il nipote era adeguatamente carrozzato per l'evenienza, il nonno lo chiamava affettuosamente Toro di Creta e si riferiva alla moglie di lui come alla sua Pasifae, inutile dire che i riferimenti sessuali si sprecano e per chi conosce la mitologia sono lampanti
Digressione mitologica per i meno edotti in materia:
Si narra che Minosse, famoso re di Creta, chiese al dio del mare Poseidone [il padre di Percy Jackson] di potergli offrire un sacrificio per ingraziarsi la sua benevolenza. Positivamente colpito, Poseidone inviò a Creta uno splendido toro bianchissimo perchè fosse sacrificato in suo onore, ma Minosse, avido, ritenne il sacrificio eccessivo e si rifiuto di ucciderlo, attirandosi le ire della divinità che, irritata dal comportamento arrogante del sovrano, lo punì facendo in modo che la di lui devota sposa Pasifae, già madre di otto suoi figli tra cui Arianna, si invaghisse della bestia e fosse presa da un selvaggio desiderio di essere posseduta dal toro bianco.
Pasifae, allo stesso tempo terrorizzata e vergognosa di questi desideri, chiese a Dedalo, inventore che abitava a Creta e poi partecipe assieme al figlio Icaro del mito delle Ali di cera, di costruirle un animale di legno a forma di giovenca per potersi unire carnalmente al toro di Poseidone [i greci erano molto fantasiosi].
Dedalo acconsentì alla richiesta della sua regina e Pasifae si accoppiò con la bestia: da quell'unione sacrilega nacque il Minotauro, che verrà poi ucciso dall'eroe greco Teseo con l'aiuto della bella Arianna [che giustamente lui ringrazierà abbandonandola su un isolotto, fortuna che di lì passava Dioniso].

Per la descrizione del mito ringrazio il mio collega Marco che, proveniendo da studi classici, è sicuramente più ferrato di me e un narratore di gran lunga migliore.


Maria Antonietta e i due figli, Madame
Royale e Luigi XVII
by Adolf Ulrik Wertmüller
Tornando al gossip n°2 che riguarda la consumazione del matrimonio tra Maria Antonietta e Luigi Augusto, si sa che dopo sette anni il Delfino presentò finalmente al nonno e alla corte la donna come sua moglie e non più solo sposa. Per chi non lo sapesse, aggiungo che si dice moglie una donna sposata che abbia consumato il matrimonio, mentre sposa indica che l'unione non è ancora stata consumata, quindi occhio a come parlate!
Grande parte del merito di ciò lo si deve al fratello di Antonietta, Giuseppe, che vedendo come andavano le cose fu mandato a Versailles dalla madre Maria Teresa d'Austria perchè aiutasse i due stolti a mettere giudizio e a superare eventuali problemi, nello specifico si sa che Giuseppe convinse Luigi Augusto a sottoporsi ad una operazione chirurgica per eliminare il problema che rendeva per lui l'atto sessuale estremamente doloroso.

Nonostante ciò, comunque, si sa che i rapporti tra i due coniugi rimasero comunque sporadici e poco accalorati, tanto che in molti hanno avanzato l'ipotesi che i due figli di Maria Antonietta non fossero effettivamente sangue di Luigi XVI, ma di qualche altro uomo, continuiamo sulla scia dei bastardi di cui abbiamo parlato con riferimento anche alla Regina Vittoria e al Principe Alberto nel post intitolato Vittoria Bastarda.


1° posto: il guardaroba reale
Stai scherzando? Dirà sicuramente qualcuno, già me lo figuro.
Tristemente no.
Il guardaroba personale di Maria Antonietta fu sicuramente lo scandalo più sconvolgente che la Francia conobbe dopo la Rivoluzione, mondanamente parlando non ha paragoni in nessuna cultura.
Non mi credete? Penso che le cifre parlino da sole...
Maria Antonietta possedeva abiti per qualsiasi circostanza, amava particolarmente la caccia e l'equitazione e si contano, quindi svariate decine di completi specifici per queste attività, naturalmente c'erano gli abiti per le occasioni formali più importanti: matrimonio, incoronazione del marito, annuale celebrazione della monarchia francese, questi abiti erano costossissimi.

Storica copertina di Vogue ispirata al film di Sofia Coppola
La mania della sovrana per i vestiti, comprensibile ad un'altissima percentuale di donne, deriva da vari fattori, in primo luogo la necessità di apparire che hanno le regine, di dover essere sempre in ordine, riccamente abbigliate per sottolineare l'importanza della monarchia, ma allo stesso tempo serie a sufficienza per evidenziarne l'impegno politico, dopotutto la corte non è una sfilata di moda (se se...), ottima palestra per allenarsi a distinguere le persone abituate ad apparire in pubblico sono i matrimoni di amici e parenti, guardandovi attorno al ricevimento alcuni comportamenti vi salteranno all'occhio: una donna da ufficio non avrà problemi a portare i tacchi alti dei vestiti da cerimonia anche tutto il giorno, senza togliersi di nascosto le scarpe sotto il tavolo del banchetto, chi invece fa altro tipo di mestiere, solitamente prediligerà scarpe importabili perchè poco abituata a sceglierne e, oltretutto, scomode per le poche volte che sono state indossate, oltre per il fatto che il piede non è avvezzo alla classica posizione da piede-di-Barbie. Ci sono mille altri dettagli da cui riconoscere le persone anche senza guardarle in faccia o sentirle parlare, guardate qui, questo video sicuramente l'avrete visto tutti...

Ecco quindi che la (quasi) ingenua e (quasi) provinciale Maria Antonietta si sbarazzerà in fretta dei rigidi abiti senza fronzoli della corte austriaca (foto), dandosi anima e corpo alla lussuosa maison di Rose Bertin (questa è madame Du Barry), acquistando i raffinati profumi di Jean-Louis Fargeon, noto anche per i suoi costosi e raffinatissimi guanti, da lui M.A. si fece realizzare una personalissima fragranza che rievocasse gli stati d'animo del Petit Trianon e fosse realizzato con le erbe che vi crescevano attorno; Antonietta inoltre spese a più non posso nelle disparate e ridicolmente alte acconciature, di cui potrete trovare molte immagini nel post: Sul perchè la Francia fu la passerella d'Europa.


Video esplicativo tratto dal Marie Antoinette di Sofia Coppola


A questo link trovate un approfondimento in francese riguardante il rapporto di Maria Antonietta con la moda, penso che le immagini parlino da sole anche senza capire molto la lingua, comunque affascinante
Marie Antoinette et la mode

Qui invece il medesimo programma si occupa di Maria Antonietta e della sua modista favorita:Rose Bertin
Marie Antoinette et sa modiste Rose Bertin


Numeri: la matematica della Reine è tutta un'opinione
Vediamo nello specifico le cifre che Maria Antonietta spendeva e i numeri, che poi sono quelli che contano quando si parla di soldi, prima però vi posto il metodo di paragone che ho utilizzato per la conversione dalle lire francesi ai moderni euro
È molto complicato attribuire un valore attuale alle monete che circolavano 200 anni fa.
Ma forse possiamo farcene un'idea attraverso un metodo semplice ed empirico : il potere d'acquisto.
Se nel 1787 un pollo valeva mezza lira ,oggi potremmo stimarlo attorno a 4 o 5 euro. Potremmo quindi ipotizzare che una lira corrisponda al valore attuale non inferiore agli 8 o 10 euro odierni.

  • Maria Antonietta si faceva confezionare 300 vestiti all'anno [io credo di non essere ancora arrivata a questa cifra nella mia ventennale esistenza].
  • Si calcola che la regina si facesse confezionare circa 75 abiti per stagione, di cui circa una ventina per tipo: caccia, ricevimenti, quotidiani, naturalmente biancheria esclusa
  • Robe a la Francaise
  • In un anno Antonietta arrivò ad ordinare la bellezza di 150 vestiti a Rose Bertin, incurante dei prezzi astronomici della sarta
  • Antonietta ha posseduto circa 500 paia di scarpe, la maggior parte delle quali abbinabili ad un solo vestito.
  • Le scarpe erano conservate in un gigantesco vano tipo cabina armadio e mostrate alla sovrana quando era il momento della scelta (se necessario), erano inoltre ordinate per funzione, colore e data d'acquisto.
  • Pretese inoltre una cameriera che si occupasse esclusivamente delle scarpe, così venne creato un ruolo piuttosto prestigioso parallelo a quello della guardarobiera.
  • Per l'acquisto dei famosi bracciali di diamanti, per cui venne poi aspramente rimproverata dalla madre, Maria Antonietta spese la bellezza di 250.000 livres (lire francesi), vale a dire due milioni e mezzo di euro, secondo la conversione descritta sopra.
  • Nel 1778 la Reine perdette al gioco 150.000 livres, ovvero perdette 1 milione e mezzo di euro solo per il gioco d'azzardo [scontato che il popolo non ne fosse molto contento -.-]
  • 200.000 livres (2 milioni di euro) è la cifra che viene elargita a Madamoiselle Bertin per il vestiario annuo della regina.
  • La collana di diamanti che portò allo scandalo costava 1.600.000 lire.
  • Madame Royale, figlia primogenita di Antonietta, nel 1779 ha bisogno di vestiti per 299.000 lire! Un pò meno di 3 milioni di euro.
  • Le cameriere di Maria Antonietta, attraverso il famoso traffico delle candele, guadagnavano 50.000 lire all'anno. Si che dovevano dividere l'introito, ma parliamo di 500.000 euro.
  • Il 1° aprile 1790 fu poi reso di pubblico dominio il "Libro Rosso" con la lista dei trattamenti di favore elargiti dal re. Il totale e' di circa 230 milioni.
    Il salario ANNUALE di un operaio parigino era di circa 450 lire [re e regina hanno quindi speso in un anno pari a 25.555 anni di lavoro di un operaio].
Tutto questo per dire come mai l'idea di tassare nobili e clero sembrasse l'unica strada per riempire nuovamente i forzieri dello stato che erano alla bancarotta [un po' come l'Arabia Saudita], purtroppo Luigi XVI si rivelò un re debole e inetto, incapace di opposi non solo alla sua nobilità, ma anche alla sua stessa moglie, troppo attaccata ai privilegi di casta per separarsi dalle facilitazioni che aveva.


Alla luce di tutto ciò, ditemi se questo può essere paragonabile al gossip moderno ^___^
Il gossip storico, nella sua depressione, nella sua tristezza infinita è tutto un altro paio di maniche: in un tempo dove la divisione di classe (e di casta) era ancora abissale, certi numeri, certi sconvolgimenti erano veramente eccessivi.
Come vedete, non parlavamo di sesso degli angeli quando citavamo l'eccesso della corte, non si trattava solo di qualche bell'abito ogni tanto...


Per la scrittura del post ringrazio il Forum Ufficiale di Maria Antonietta, dal quale ho attinto per i numeri finali.

Cito inoltre la Marie Antoinette Gossip Guide to the 18th century, in inglese, ricchissimo di utili informazioni, e la Top 5 Marie Antoinette scandals a cui mi sono ispirata.
Questi ultimi sono entrambi in inglese.


Baci a tutti





Mauser

13 ottobre 2010

Maria Luisa, la seconda moglie

Ricordate il film di Hitchcock o la precedente trasposizione con Orson Welles?
Rebecca, la prima moglie era titolato e su di lei è stato detto e scritto a iosa.
Parafrasando il regista, ho deciso di titolare questo post Maria Luisa, la seconda moglie come tributo a Maria Luisa Asburgo Bonaparte, seconda consorte, appunto, del più famoso Napoleone Bonaparte, il nanetto corso Imperatore dei Francesi.
Maria Luisa diventerà sua moglie dopo il divorzio da Giuseppina, prima sposa del condottiero, sterile e troppo sofisticata per essere una degna regina di Francia.
Maria Luisa.
Miniatura di Jean-Baptiste Isabey
Per questo si sposò un'arciduchessa, mica scemo il corso, se non puoi combatterli allora unisciti a loro [per esempio facendo la cosa più scontata che fanno tutti gli arricchiti per entrare nella società bene: sposa una nobile di alto rango, se ci riesci...] e Maria Luisa era proprio il lasciapassare di Bonaparte verso le corti europee piuttosto che la loro ostilità [dopotutto, mica si può fare la guerra ad un genero!].


Infanzia e prima giovinezza
Maria Luisa, il cui nome completo era Maria Luisa Leopoldina Francesca Teresa Giuseppa Lucia d'Asburgo-Lorena, conosciuta anche col nome di Maria Luigia nella provincia di Parma di cui fu duchessa, fu nipote di due dei figli di Maria Teresa d'Austria: Leopoldo II e Maria Carolina (quella stessa Maria Carolina che sposerà il Re di Napoli Ferdinando di Borbone, detto il Re Lazzarone, entrambi immortalati nel film di Lina Wertmuller intitolato, appunto, Ferdinando e Carolina).
Trascurata dalla madre Maria Teresa di Borbone, Luisl, come era chiamata in casa, crebbe circondata invece dall'affetto paterno, che stravedeva letteralmente per lei, considerandola la sua figliola prediletta, una cosa assai rara per l'epoca, quando i genitori spesso non sapevano neanche che faccia avesse la loro prole. Francesco la riteneva bellissima e perfetta, passando oltre il fatto che non lo fosse davvero, specialmente a causa dei lineamenti irregolari e del labbro pieno, segno tipico degli Asburgo.

La giovane arciduchessa fu educata in maniera piuttosto semplice, seguendo i dettami della religione cattolica, nell'intenzione di farne una ragazza timorata di Dio, educata e ubbidiente, il che si sposò bene con il suo carattere mite e remissivo. Studiò le lingue, in particolare il francese, lingua internazionale dell'epoca, e l'italiano, lingua madre dei suoi genitori, mentre il suo tedesco rimase sempre zoppicante e grammaticalmente incerto.
Maria Luisa amava il giardinaggio, la cucina, il ricamo e la musica, ma di queste tre passioni manifestante fin dalla fanciullezza e poi perseguite con impegno e dedizione durante la sua vita, tanto che lo stesso amore per le piante e i fiori l'ha resa immortale nella fragranza che ha commissionato ai monaci parmensi e che la nostra Luisa scelse come preferita: l'Acqua di Parma.

Maria Luigia, la "buona duchessa" di Parma.
Ritratto di Giovan Battista Borghesi
Nonostante Luisl fosse sempre stata tenuta lontana dalla guerra, gli echi delle battaglie tra la Francia di Napoleone e l'Austria condotta da suo padre Francesco I arrivarono perfino a lei.
Per la giovane Arciduchessa l'Imperatore dei Francesi era solo un usurpatore, tratteggiato come l'Anticristo, mandato per sovvertire l'ordine dei Paesi e della Chiesa.
Inutile dire che non sprizzasse di amore nei suoi confronti, specialmente quando il Bonaparte, dopo le battaglie di Ulma e Austerliz, entrò a Vienna e la saccheggiò (come d'altronde fece anche in tutte le altre parti) mentre la casa imperiale fu costretta a riparare in Ungheria.

Ma è proprio a questo punto che il condottiero corso comincia a pensare un po' troppo [forse non la cosa che gli riesce meglio? Direbbero i maliziosi...], specialmente al gigantesco regno costruito: come ogni re e imperatore, adesso lui era resposanbile del territorio e della sua gente e questo lo rese uguale a tutti gli altri sovrani. Nella stessa ottica, temendo di non lasciare figli legittimi per la successione e di non avere una moglie degna di essere sovrana dell'Impero da lui creato, Napoleone divorzò da Giuseppina e prese moglie nella più prestigiosa casa regnante europea: gli Asburgo-Lorenda, imperatori d'Austria.


Napoleone, perchè sei tu, Napoleone?
Luisl, come detto, non amava Napoleone e si diceva anche innamorata del fratello della sua nuova matrigna, Maria Ludovica, unione caldeggiata anche da quest'ultima.
La trattativa però non andò a buon fine e, per quanto Francesco I amasse la sua bambina, il dovere politico superò quello di genitore e propose la ragazza al corso.

Napoleone, imperatore dei francesi.
Ritratto di Jean-Auguste-Dominique Ingres
Napoleone considerò diciotto possibili candidate [chiamasi Fiera dei Matrimoni]; poi, scartate le francesi, la scelta si restrinse sulla quartodicenne Anna Pavlovna Romanova, sorella dello zar Alessandro I e la diciottenne Maria Luisa.
Il diniego ostinato della zarina Maria Fëdorovna e l'attività politica di Metternich, che temeva un'alleanza tra Francia e Russia che asvrebbero potuto facilmente distruggere l'Austria con un gioco a schiaccianoci, fece sì che la scelta cascasse su Maria Luisa.

L'Arciduchessa non si rallegrò della decisione presa dai ministri, ma educata all'obbedienza, accettò pazientemente e con molta rassegnazione la sua sorte e impalmò per procura Napoleone.
L'Arciduca Carlo, fratello di Francesco I, svolse le veci di Napoleone e l infilò l'anello nuziale al dito, altrettanto fece lei.
Oltre a questi, furono benedetti altri 11 anelli nuziali di diversa misura, perchè nessuno conosceva lo spessore del dito di Napoleone, così registra il protocollo della cerimonia. Una volta giunti a Parigi, si sarebbe provveduto ad adoperare con lo sposo quello di grandezza ottimale.

Subito dopo iniziò la partenza verso suolo francese e Bonaparte volle che si espletasse la cerimonia della remise, costruendo una tenda in legno e stoffe di tre vani dove ufficializzare il passaggio della nuova Imperatrice dal suolo austriaco a quello franco; Napoleone fu esigentissimo e pretese che si seguissero gli stessi canoni che erano stati adoperati quarant'anni prima con Maria Antonietta, il che provocò, oltre ad una fiammata antimonarchica verso di lui, anche una certa confusione nella corte che, disabituata a certe formalità, non sapeva davvero dove sbattere la testa per iniziare preparativi ormai tanto desueti.

Napoleone volle dimostrarle la propria impazienza anticipando l'incontro, dopo aver galoppato velocemente sotto la pioggia, la raggiunse a Courcelles-sur-Vesles, mettendola decisamente in imbarazzo per tutta la durata del viaggio in carrozza fino a Compiégne, dove avvenne la presentazione ufficiale della nuova regina alla corte schierata.

Maria Luisa viene accolta a Compiègne.
Dipinto di Pauline Auzou

Infrangendo il protocollo di corte francese [ma intanto Napoleone non era un nobile e di certe regole se ne era sempre fregato, usando la tradizione solo a suo piacimento], Napoleone decise di consumare il matrimonio già il primo giorno a Compiègne. Intimorito però dalla reazione della sposa, educata secondo l'etichetta austriaca, che sebbene fosse borghese era anche figlia del Protocollo di Corte Spagnolo, il più rigido tra le case reali europee, egli incaricò la sorella Carolina di istruire la ragazza sui suoi doveri.
Questo ci riporta il condottiero nelle sue memorie scritte all'Elba:
Andai da lei ed essa fece tutto ridendo. Ha riso tutta la notte

Buon segno? Cattivo segno? Chissà...
Fatto sta che la mattina dopo Napoleone era raggiante: Maria Luisa era davvero vergine [scusate, perchè mai non avrebbe dovuto essere?] e Maria Luisa? Colei che fino ad allora aveva sentito dire cose ripugnanti del marito, scrisse al padre che "il dovere di moglie non escludeva il suo affetto di donna", cioè... Napoleone aveva fatto bene il suo dovere.
Tanto di cappello, non è da tutti con una ragazza timida e vergine.

Maria Luisa e l'Aiglon (aquilotto)
figlio di Napoleone.
Dipinto di Joseph Franque
Dopo il matrimonio per procura e la consumazione a Compiègne, si celebrò anche una cerimonia civile e una religiosa su suolo francese, una a Saint-Cloud, luogo simbolico per Napoleone che l'aveva definitivamente consacrato a condottiero e poi Imperatore, e poi al Louvre in uno sfarzoso banchetto e festa annessa tenuta al Salon Carré.

L'imperatrice non sapeva che si parlava di lei in modo tutt'altro che gentile già in tutta Parigi: i bonapartisti preferivano Giuseppina, i repubblicani l'odiavano in quanto nipote della regina ghigliottinata, i monarchici non le perdonavano di dare, con le sue nozze una sorte di pseudolegittimità alla casata di Bonaparte [come se l'avesse scelto lei, vero? Ipocriti, è sempre facile accusare una ragazza timida e indifesa...]. E le sorelle e cognate del marito si rifiutavano di portare lo strascico del suo abito di nozze, chiamandola spregiativamente l'Austriaca (Autrichienne) come avevano fatto già per la regina ghigliottinata.

Napoleone iniziò subito ad affezionarsi a Maria Luisa, che da un lato ammirava per la nobiltà dei suoi natali, dall'altro per le virtù domestiche di cui era dotata. Maria Luisa si rivelava la moglie ideale per l'imperatore: educata sin dall'infanzia all'ubbidienza, era devota e affettuosa e non si intrometteva negli affari politici. Maria Luisa era, usando le parole di Napoleone, una «bambina deliziosa», dava del tu al marito con grande sgomento dei cortigiani e lo chiamava "Nanà" o "Popò" [vorrei proprio esserci per sentire questa donna chiamare Napoleone, colui che ha conquistato quasi tutta l'Europa, Nanà, doveva essere una cosa al limite del ridicolo ^__^, qualuno porti i sali al Ministro della Guerra!].

Napoleone II, Imperatore dei Francesi
detto l'Aiglon in Francia e Franz in Austria
Tre mesi dopo quella prima notte a Compiègne, Luisl scrisse al padre del suo stato interessante, a quanto pare, a differenza della sua statura ridotta, non altrettanto si poteva dire delle doti amatorie del condottiero, che con le donne, era risaputo, ci sapeva fare e loro lo confermeranno sempre.
Il parto dell'erede di Napoleone fu lungo e dolorosissimo per la madre e subito dopo la nascita, il bambino le venne strappato perchè fosse educato secondo i dettami della corte e del genitore. Luisa si lamentò molto di questa condizione, avvertendo sempre più la mancanza sia del piccolo che del marito, nel frattempo partito per la Campagna di Russia.


Post-Napoleone
Tutti sappiamo come andarono tristemente le cose per i due sposi: dopo la Seconda Reggenza Luisl e Napoleone non si videro più, solo lettere tra i due, che si confidavano le rispettive situazioni non proprio rosee.
Secondo la pace pattuita dopo la sconfitta, a Napolone veniva lasciata l'Isola d'Elba, mentre per la moglie, che era comunque un'Arciduchessa austriaca proveniente da uno stato vincitore, venne appositamente creato il ducato di Parma, Piacenza e Guastalla.
L'ex Imperatrice dei Francesi risiedette spesso nel suo ducato prima dell'ufficializzazione della sua carica tramite il Congresso di Vienna, qui ella poté coltivare le sue passioni, nuovamente lontana dalla guerra che le suscitava ansia e affanni continui per sé e per i suoi cari.
Prima ancora della fuga di Napoleone dall'Elba, iniziò una storia d'amore con uno dei generali di suo padre, Neipperg, dal quale ebbe due figli: Guglielmo e Albertina, e che sposò in nozze morganatiche dopo la dipartita di Bonaparte.

Come duchessa di Parma, Piacenza e Guastalla, Maria Luisa, qui chiamata Maria Luigia, fu una figura molto amata.
Il conte di Neipperg,
marito morganatico di Maria Luisa

In aperto contrasto con la politica austriaca, la duchessa si rifiutò di mettere in atto una linea di repressione contro i moti del '31 che sconbussolavano il paese.
Benchè criticata dai ministri che Metternich le mandava, la duchessa era amatissima dal suo popolo e benvoluta per i mezzi con cui cercava di mantenere la pace e la serenità sui suoi territori.
Dopo diversi ministri troppo severi per i suoi gusti, arrivò a Parma un francese fedele a Metternich: Charles-René de Bombelles; sei mesi dopo il conte e la duchessa contrassero un matrimonio morganatico in gran segreto.
Su loro due, molto è stato scritto, ma visto che poco ci è giunto delle affettuosità di questi sposi, la maggior parte degli storici è concorde nel dire che il matrimonio fu più una trovata politica che un'unione d'amore, questo perchè permetteva ai due di avere sotto controllo l'altro potere forte dello stato, quindi Luisa poteva controllare l'influenza austriaca e Bombelles limitare le azioni che potevano essere considerate ribelli contro la casa d'Austria.


Considerazioni personali
Le nozze di Napoleone e Maria Luisa
Benchè, come sappiate, non sprizzi simpatia verso Napoleone, che per quanto mi riguarda è stato un nanetto insopportabile, devo dargli atto di aver avuto un carisma e un savoir fair particolari che lo rendono decisamente affascinante anche ai miei occhi, se si trascura la sua inclinazione guerrafondaia che non riesco proprio a perdonargli [tutte queste manie di grandezza...].

La storia con Maria Luisa d'Asburgo è poco conosciuta rispetto alla più passionale e mondana Giuseppina, tra l'altro protagonista anche dell'Incoronazione a Imperatore, di Bonaparte, ma a mio avviso è una storia più naturale e meno artificiosa, che nel corso degli anni non è stata rimaneggiata per renderla una specie di Via col vento.
Eppure, per quanto Maria Luisa sia un personaggio insignificante e Napoleone mi stia un po' lì, la loro storia insieme mi manda in sollucchero.
Due caratteri decisamente opposti uniti dalla politica, come accadeva spesso, un'unione di compensazione, dove la nostra Luisa, così attaccata al padre, ha finalmente trovato qualcuno che potesse prenderne il posto nel suo cuore, un personaggio carismatico a sufficienza da affascinarla; allo stesso tempo il forte Napoleone, colui che non mostrava debolezze [a parte il nepotismo, certo] era letteralmente affascinato dalla mogliettina austriaca che, siamo sincerti, non era esattamente una bellezza, ma l'aveva conquistato tanto da permetterle di chiamarlo Nanà e Popò di fronte ai Ministri, trovando la situazione divertentissima e, in generale, vezzeggiando la sposina.
Ritratto giovanile di Maria Luisa
Forse il loro non fu amore, forse sì, questo non lo sapremo mai, fatto è che la loro vicenda si presterebbe grandemente ad un romanzo rosa, dove per una volta Giuseppina non è il centro dell'attenzione.
Si sa che Luisa, dopo la morte di Napoleone, ebbe altri due mariti e un bel po' di amanti: dopo una vita passata al servizio degli uomini, anche lei voleva un po' godersela, in tutti i sensi e, come scrisse alla sua amica viennese, "la mancanza di un uomo nel letto si sente sempre, qualunque cosa egli voglia fare".
Il fatto che il rude Napoleone sia stato tanto affascinante, persuasivo e "dotato" da aver lasciato questo languore nella sua sposa, ci svela una parte del carattere di lui che spesso viene scordata, Napoleone era sinceramente e assolutamente deliziato dalla sua sposa e mai si pentirà della sua scelta.
Il fatto poi che Luisa sia rimasta incinta subito dopo le nozze, lascia intendere che i due imperatori consumarono alla grande il loro matrimonio, non certo come Luigi Augusto, Delfino di Francia, e Maria Antonietta, che impiegarono anni...

Forse lei non fu mai la femminilità fatta donna come la prima moglie, ma a modo suo seppe conquistaarsi il suo posto nel cuore del Bonaparte.

Dall'altra parte, non sono totalmente a suo favore perchè questa donna era davvero insaziabile di qualsiasi cosa le fosse offerto. Non solo golosa e spendacciona (che di per sé sarebbero difetti fino ad un certo punto), ma visceralmente attaccata alle cose materiali, tanto che il suo primo pensiero con la fuga da Parigi fu di perdere i lussi e i privilegi che le derivavano dal suo status di Imperatrice, non le importava nulla né della salvezza del figlio avuto da Napoleone, Napoleone II detto Franz, nè dell'incolumità del marito.

Maria Luisa, imperatrice dei francesi.
Ritratto di Jean-Baptiste Paulin Guerin
Durante l'esilio all'Elba lo stesso Bonaparte la chiamò più volte perchè lo raggiungesse, ma Luisa, poco incline ad accettare una condizione tanto inferiore alle sue aspettative, rifiutò o ignorò le lettere del marito, iniziando già all'epoca ad intrecciare relazioni con altri uomini, l'inizio della sua storia con Neipperg è proprio di quel periodo, così come la nascia dei suoi due primi figli è antecedente sia alla scomparsa del marito che al suo secondo matrimonio: venuto alla luce, questo scabroso fatto portò grande indignazione nel popolo francese verso la sua ex sovrana.

Luisa, ci viene detto, fu persona molto insicura ed impacciata, continuamente bisognosa della figura di un uomo che la sostenesse nel suo ruolo, prima il padre Francesco I e poi Napoleone: fu proprio quest'ultimo, evidentemente, ad abituarla troppo bene ed è anche per questi motivi che spesso ci viene ricordata come la donna che tradì Napoleone e, Napoleone stesso ce lo dice, quest'ultimo soffrì molto per quel suo comportamento perchè, sebbene non innamorato, era senz'altro affezionato alla moglie che aveva conosciuta tanto pura e delicata, debole e fragile e che si era trasformata nella più spregiudicata delle cortigiane (leggasi: prostitute).

Negli ultimi anni della sua vita, lontana dalla opprimente e rigida corte francese, libera dall'influenza austriaca o quasi e padrona di un suo ducato, Maria Luisa diede sfogo a tutte le sue passioni represse tanto a lungo che si trasformarono in vizi: non il gioco o la mondanità come Maria Antonietta, per i quali non era tagliata, ma il cibo, le vesti ricche e sontuose e, soprattutto, gli uomini, meglio se giovani, prestanti e dal fascino effeminato, questo creò scandalo sia in Francia (come già detto) che a Vienna, dove fratelli e parenti la ripresero per la sua sconsiderata condotta amorale.
Questa parte di Luisa, che non si mise nessun freno, non mi piace, benchè tanto amata, se dovesse essere considerata la sua vita privata, risulterebbe odiosa, negli ultimi decenni di vita.


Links e libri
Franz Herre, Maria Luigia - Il destino di un'Asburgo da Parigi a Parma
Irmgard Schiel, Maria Luigia - Una donna che seppe amare e che seppe governare
Antonio Spinosa, Maria Luisa d'Austria - La donna che tradì Napoleone
Anna Mavilla, Maria Luisa d'Austria

Sergio Rossi, Maria Luisa d'Austria
Maria Antonietta Forum - Maria Luisa d'Austria, la pronipote


Così ci siamo allontanati un pochino dalla corte inglese, tanto per fare una panoramica anche su Napoleone e la sua storia che, sebbene abbiano riguardato prevalentemente Francia ed Europa, sono imprescindibili dalla storia di Settecento e Ottocento, che è stata segnata e manipolata dalle gesta del condottiero corso e, naturalmente, ha influito non solo sull'Inghilterra, ma su buona parte del mondo di allora.

Ci sentiamo presto,
ciao a tutti




Mauser

16 settembre 2010

La «Galleria delle belle monacensi»

Miei cari!
Come state?
Io molto bene e vi porto qualche novità dal posto dove sono stata.
Già, in questa passata settimana ho lasciato un po' di post programmati e ho preso il volo alla volta di Monaco di Baviera per una vacanza last-minute insieme alla mia migliore amica e ad un torpedone di ultrasessantenni.
Posto splendido come lo ricordavo: mi sono tolta lo sfizio del caffè di Starbucks [che con la Germania non c'entra niente, ma che in Italia non si può bere e bisogna per forza andare all'estero] che mi perseguitava da un po', ho visto i bellissimi castelli bavaresi di Nymphenburg, Neuschwanstein e Hohenschwangau, più le chiese cittadine e le birrerie storiche. E ho qualche news per voi, come avrete sicuramente dedotto dal titolo.

La Galleria delle Bellezze
Oggi parlerò delle gallerie di bellezze, un tema direi calzante col fatto che a giorni è stata eletta la nuova reginetta di bellezza italiana; Miss Italia non è certo una novità, esistevano concorsi molto simili in passato, e per ogni gusto, dalle poverelle che si esibivano alle fiere e ai mercati, alle nobili che intrattenevano la corte, affascinando con le loro maniere raffinate, savoi-faire e, naturalmente, splendida apparenza.
La galleria delle bellezze era un po' la risposta nobile ai concorsi cittadini e un'usanza molto diffusa nelle corti europee verso gli inizi dell'Ottocento.
La galleria di bellezze, solitamente uno studio o un corridoio dove erano custoditi i ritratti di molte belle giovani, era un luogo di relax per i nobili ospiti dei reali europei, dove riposare e dilettarsi alla vista di tanti bei volti femminili ritratti.

Molto famosa è la galleria che si trova alla Reggia di Versailles, in Francia, dove tuttavia per l'ammissione era richiesto sangue blu, patrimonio illimitato e credenziali altisonanti, insomma, se non si era principesse si poteva dire addio al sogno di apparire tra le più belle di Francia.

Meno pretenziosi erano invece i tedeschi, non i prussiani che, come recita il film Sissi, la favorita dello zar, credono di essere sempre ad una parata militare, ma i monacensi, gli abitanti dello stato bavarese che, ricordiamo, si era costituito regno indipendente dal gruppo dei Principati Tedeschi solo con Napoleone e la caduta definitiva del Sacro Romano Impero di Nazione Germanica che, sebbene fosse rimasto solo un'entità priva di terre, un semplice titolo dato per elezione dai Principi Elettori Tedeschi, era comunque un caposaldo della nobiltà continentale.
Anna Hillmaryer
by Joseph Karl Stieler
I monacensi bavaresi, dicevamo, avevano la pretesa di emulare la grande Francia, alla quale si erano già ispirati per costruire uno dei pià bei castelli che io abbia mai visto, Nymphenburg, fuori le porte della città di Monaco, il loro precedente re, Massimiliano, era stato a lungo in esilio a Parigi e nei Paesi Bassi dopo essersi arrogato il titolo di Imperatore del Sacro Romano impero, in evidente contrasto con la legge austriaca della primogenitura che aveva invece conferito tale onore a Maria Teresa d'Austria; in conflitto con l'Austria-Ungheria, la Baviera aveva subìto una sonora sconfitta militare e sebbene la popolazione ne avesse sofferto, il Wittelsbach di turno si era salvato le chiappe scappando a Parigi, dove era rimasto in esilio e aveva conosciuto lo sfarzo della corte francese, modaiola, volubile e opulenta.
Qui aveva acquistato opere d'arte, firmando cambiali a non finire e sommergendo il suo paese di tasse e debiti che si sarebbero protratti per anni sulle spalle dei bavaresi.
La moda francese, però, tramite lui e i suoi figli arrivò a Monaco e nel castello di Nymphenburg venne istituita una personalissima e molto tedesca galleria di bellezze.
Qui 36 ritratti seguono lo spettatore della stanza dedicata, 36 bellissime fanciulle di diversa estrazione sociale e provenienza culturale.

La galleria fu voluta dal re Ludovico I di Baviera che, come ci ricorda Santa Wikipedia, era conosciuto per il suo amore per l'arte e per le donne: la galleria delle bellezze monacensi (in originale Schönheitengalerie) rappresenta quindi il connubio perfetto di queste sue due grandi e fiammeggianti passioni.
Sarà poi proprio per una donna, una delle ritratte nella galleria, che il Re perse il trono bavarese durante i moti del '48 tedesco che sono passati alla storia.
Amalie von Schintling
by Joseph Karl Stieler
Ludovico era conosciutissimo per la sua passione per il gentil sesso, le sue relazioni amorose extraconiugali si perdono nelle liste di vere e ipotetiche, ma si sa che fu anche grande estimatore non solo della bellezza fisica, ma anche della grandezza culturale delle signore in questione, corrispondendo spesso con alcune di queste e confrontandosi su argomenti anche difficili.

A lui senz'altro il merito di aver abbattuto la barriera sociale che imponeva che solo le nobildonne potessero essere ritratte e ammirate in questo tipo di gallerie, visto che nelle pareti compaiono visi più o meno noti e, più o meno affianciati, una regina (Maria, madre di Ludovico II, il costruttore di Neuschwanstein), un'imperatrice d'Austria (Sofia, madre di Francesco Giuseppe) e una giocattolaia (Helene Sedlmayr); ci sono ragazze di ogni nazionalità: tedesche, italiane, bavaresi, austriache, spagnole, irlandesi, greche e inglesi. In questo bisogna fare tanto di cappello a Ludovico che non curò poi più di tanto di questi dettagli, dimostrandosi, almeno nelle sue preferenze femminili, giusto e imparziale, attento al fascino autentico delle gentildonne e al loro charme, così come anche ai loro valori, piuttosto che innamorato esclusivamente del loro pedigree.

Per Ludwig I la bellezza femminile, secondi gli ideali del romanticismo tedesco, doveva anche essere simbolo di moralità ed integrità.


L'autore
A rendere reale il sogno di bellezza di Ludovic di Baviera fu il pittore Joseph Karl Stieler (leggi: Stiler), già attivo presso la precedente corte di Max Joseph I, Re di Baviera.
Lo Stieler è famoso soprattutto, pià che per la galleria di bellezze, per il ritratto di Beethoven che gli venne commissionato dall'Accademia di Vienna.

Al re piaceva soffermarsi nello studio del pittore per controllare di persona la rispondenza del quadro con la modella in posa e talvolta fece rifare il ritratto perché non lo trovava calzante con la personalità del soggetto: in questo il re era molto critico ed esigente.

Friederick Drück, allievo dello Stieler, è responsabile della realizzazione di altri due ritratti di bellezze realizzati dopo la morte del maestro e in tarda età del re, può essere quindi associato ai nomi dei pittori del ciclo, che consta quindi di 36+2 quadri.


Qualche nome
Auguste Strobl
by Joseph Karl Stieler
(1° ritratto)
Auguste Strobl
by Joseph Karl Stieler
(2° ritratto)
Dei 36 ritratti, solo una ragazza viene rappresentata più di una volta.
Il suo nome era Auguste Strobl; il suo fu il primo quadro di Stieler per questo ciclo pittorico, quando il ritratto venne mostrato alla giovane, questa si trovò orribile, con un collo deforme e le spalle storte, si mise a piangere tanto da commuovere il re che acconsentì a farle fare un nuovo ritratto dallo Stieler che, memore dell'insegnamento avuto, abbigliò la ragazza con un abito più vistoso e attutì la lunghezza del collo con una collana di perle a doppio giro.
Il nuovo ritratto la valorizzò talmente che divenne quasi l'emblema della galleria ed è riconoscibile per i grossi fiocchi che Auguste ha tra i capelli.


Il più chiacchierato dei dipinti, fu senz'altro quello di Lola Montez; Lola arrivò a Monaco e tentò un provino per diventare ballerina, non giudicata all'altezza delle parti che potevano assegnare, la ragazza si recò allora al palazzo reale, dove chiese udienza a Ludovico, all'epoca sessantenne.
Lola Montez
by Joseph Karl Stieler
La leggenda metropolitana vuole che ella si fosse presentata con un abito nero da lutto, accollatissimo, ma che le si modellava perfettamente sulle forme del corpo, esaltandone la pienezza [ricordiamoci che per la maggior parte della storia le magre anoressiche non hanno fatto tendenza]; ammessa all'udienza con il re, Ludovico rimase affascinato dalla sua femminilità e pare abbia esclamato: «Signora, io non posso credere a ciò che vedo!», a quel punto Lola avrebbe estratto dalla tasca della gonna un coltello affilato e con la punta tagliente si sarebbe aperta l'abito dal colletto al bustino, rimanendo completamente nuda al cospetto del re che, diciamocelo, non era proprio insensibile alle grazie muliebri.
Lola uscirà dal palazzo reale (rivestita) con in mano il contratto di ballerina che aveva chiesto e la posizione ufficiale di amante di Ludovico I di Baviera. Pare che il re avesse perso davvero la testa per questa giovane e che le sue eccessive attenzioni nei confronti dell'amante abbiano infastidito non poco il suo popolo che, per quanto tradizionalista, si vergognava dell'inettitudine del sovrano di fronte ad un paio di begli occhi e di chiappe al vento. Questa è la ragione ufficiale [dico ufficiale, ma tutti sappiamo che le ragioni ufficiali non hanno mai a che vedere con la realtà] che spinse i bavaresi ai moti del '48 che spinsero poi Ludovico all'abdicazione.
Lola, ritratta nel quadro con un'abito alla spagnola, era in realtà di origini irlandesi, un'avventuriera e un'arrampicatrice sociale che si dice si fosse liberata dei precedenti mariti e fosse stata bandita da tutte le corti europee per gli eccessivi scandali che la coinvolgevano.


Marianna Florenzi
by Joseph Karl Stieler
Mariannza Florenzi è una delle diverse italiane che compaiono nella lista. Marchesa Florenzi per matrimonio, Marianna era donna di grandissima cultura, scriveva libri e poesie, era appassionata d'arte e traduceva dal tedesco all'italiano le opere dei grandi filosofi d'oltralpe.
Lo Stieler la rappresenta con un bellissimo abito rosso rinascimentale che trasmette anche la sua grande passionalità. Non è certo se tra Marianna e Ludovico ci sia stata una relazione sentimentale, di sicuro rimasero legati da profonda amicizia per tutta la vita, con un vastissimo archivio epistolare che conta di quasi 3000 lettere da parte del sovrano e circa 2000 scritte dalla donna. Significativo al riguardo potrebbe essere il fatto che Marianna abbia chiamato suo figlio Ludwig, come il re bavarese, non certo un nome consueto dalle nostre parti...


Helene Sedlmayr
by Joseph Karl Stieler
Il dipinto più famoso, invece, è sicuramente quello di Helene Sedlmayr. Helene era una popolana di umilissime origini, figlia di un ciabattino di Monaco; per arrotondare le entrate del padre e mantenere la famiglia, Helene riceveva saltuariamente delle commesse come giocattolaia, realizzando bambole e piccole sculture in legno.
Fu proprio durante la consegna di una delle sue creazioni al Palazzo Reale che il re, di ritorno, la vide e ne rimase colpito. Non si conosce di alcun coinvolgimento tra Ludovico ed Helene, pare infatti che la relazione tra il sovrano e la giocattolaia sia stata solamente a livello di amicizia, tanto che il re chiese allo Stieler di dipingere la ragazza cercando di esaltarne le sue virtù di carattere e la sua giovinezza sbocciata; per l'occasione le regalò anche un abito tipico bavarese, riccamente decorato come si vede nel dipinto, il dirndl, che al tempo era l'unico vestito delle popolane, non un capo folkloristico come lo conosciamo oggi indossato all'Oktoberfest.


Nanette Kaula
by Joseph Karl Stieler
Nanette Kaula è l'unica ebrea raffigurata nella galleria delle bellezze di Nymphenburg, a dimostrazione del fatto che Ludovico non badava a ceto o estrazione per i soggetti dei quadri, ma si curava solo della loro elevatezza spirituale, morale e della bellezza. Nanette era figlia di un ricco banchiere di origini ebree e moglie di un ebreo.
Il re la definì affettuosamente «La più bella ebrea di Monaco» e in virtù di ciò la fece ritrarre insieme alle altre.
Per l'epoca bisogna dire che era estremamente inusuale avere in casa ritratti di ebrei, sia perchè esisteva da sempre un pregiudizio diffuso contro gli ebrei perchè difficilmente si integravano con la popolazione cattolica, poi perchè molti di loro esercitavano la professione di banchieri e prestasoldi e ciò acuiva la diffidenza nei loro confronti.
Insomma, venivano già visti come dei "diversi" ed emarginati come tali, ma la cosa, come si è detto, risale a molto prima, basta pensare alle persecuzioni storiche di Isabella di Castiglia e compagni.


Maria Federica di Prussia
by Joseph Karl Stieler
Nella lista compare anche il nome di Maria Federica di Prussia, poi divenuta moglie del Principe Ereditario Massimiliano di Baviera; Maria fu madre di Ludovico II, il famoso re bavarese che patrocinò le opere di Wagner e fece costruire il castello di Neuschwanstein.
Maria Federica all'epoca non era ancora Principessa di Baviera, benchè il suo profilo non fosse particolarmente splendido, la donna colpì moltissimo il re per le sue doti di carattere e le sue maniere aristocratiche, che la fece rappresentare all'età di diciotto anni. Maria, nuora di Ludovico I, diventerà poi Regina di Baviera dopo l'abdicazione del vecchio re, gli succederà infatti il figlio Massimiliano, marito di Maria Federica e, dopo la morte prematura di questi, l'allora appena diciottenne Ludovico II.
Maria Federica viene comunemente considerata la ragazza ritratta col vestito più sfarzoso, in effetti il suo futuro status vengono ben presentati, specialmente dal manto d'ermellino drappeggiato sulla spalla e dalla ricchezza dei ricami dell'abito.

Sofia Federica di Baviera,
Arciduchessa d'Austria
by Joseph Karl Stieler
Altra sangue blu della lista è Sofia Federica di Baviera, che tutti ricordiamo quale madre dell'Imperatore Francesco Giuseppe d'Austria; Sofia sarà zia e suocera della famosissima Imperatrice Elisabetta d'Austria, detta Sissi.
Ricordiamoci che non solo Sissi, ma tutta la sua famiglia, sia materna che paterna, era di origini bavaresi.
Sofia era sorella di Ludovico I di Baviera e venne ritratta all'età di ventisette anni.
Il nome Ludovico (Ludwig nell'origine) era molto diffuso in Bavaria e particolarmente nella famiglia reale di Wittelsbach, ritroviamo infatti, oltre a Ludovico I, anche la sorella Ludovica, madre di Sissi, così come anche il figlio di Maria di Prussia e Massimiliano, poi divenuto Ludovico II.


La grande assente
Il più noto profilo assente nell galleria è senz'altro quello di Sissi, che abbiamo nominato in precedenza. Nonostante l'Imperatrice austrica fosse molto bella [e molto fissata con la sua bellezza] e anche nipote di Ludovico, il suo ritratto non compare tra i 36 esposti.
Sono state azzardate molte ipotesi al riguardo, la più probabile sostiene che la sua assenza fosse principalmente dovuta alla grande differenza d'età tra zio e nipote, Sissi sarebbe quindi stata una bellezza acerba ai tempi in cui Ludovico fece dipingere tutto queste donne, forse voleva attendere che la sua nipotina sbocciasse del tutto.
Qualcuno sostiene invece che la sua assenza fosse principalmente creata per cautelare la sua posizione come Imperatrice degli austriaci.

Oltre a lei, nella galleria sono mancati altri tre quadri, questi però sono stati spostati in altra sede. Si pensa che il progetto originale fosse di 40 tele e che poi, per un motivo o per l'altro, queste siano rimaste 36, più altre due dipinte dall'allievo dello Stieler.

Pianta del Palazzo di Nymphenburg
in rosso la localizzazione della Galleria delle Bellezze

La Sala della Musica
al Palazzo di Nymphenburg
Io mi auguro che questo approfondimento sia stato interessante, di certo non sarà soddisfacente come vedere la stanza di persona, negli appartamenti di Nymphenburg, anzi, al riguardo posso solo consigliarvi, se ne avrete la possibilità, di visitare la città di Monaco e i suo bellissimi castelli, personalmente preferisco sia Hohenschwangau che Nymphenburg al ben più popolare Neuschwanstein; questi sono decisamente più "reali", vissuti e abitati e non per questo meno affascinanti.
In particolare a Nymphenburg la stanza della musica è un posto che qualunque appassionato dovrebbe visitare almeno una volta nella vita, lo sfarzo degli stucchi rococò bianchi e dorati abbinati con maestria alle splendide pitture a fresco con scene mitologiche di satiri, ninfe e divinità sono uno spettacolo da togliere il fiato.

Se volete osservare a grandezza ragionevole i ritratti di tutte queste bellezze, Santa Wikipedia ci mette a disposizione materiale impagabile, con la scansione di tutti i dipinti.
Mi raccomando con voi di non essere eccessivamente cattivi con queste povere fanciulle, quando le vedrete, prima di esprimere giudizi vi pregherei di tenere conto di quali fossero i canoni estetici dell'epoca e non di basare il vostro giudizio di bellezza secondo gli standard moderni.
Amalie von Lerchenfeld
by Joseph Karl Stieler
Anche la foggia di abiti e pettinatue è tipica dell'epoca in cui i quadri sono stati realizzati, nei primi dell'Ottocento andavano i nastri nei capelli, le maniche a sbuffo, le scollature a barca, la carne sui fianchi, le labbra piccole, gli occhi luminosi, i riccioli e lo stile romantico tedesco.
Soprattutto: non esistevano trucchi o cosmetici.
Wikipedia - Galleria delle Bellezze
Soffermatevi, se avete voglia, a controllare gli splendidi dettagli dei vestiti e dei monili di questi quadri, le particolarità di gioielli, mani e riccioli, un lavoro immane!

Ringrazio moltissimo la guida monacense che mi ha spiegato tante interessanti curiosità su questa stanza, grazie Amelia.

Un ringraziamento anche al sito www.tutttobaviera.it che ha messo a disposizione interessante e utilissimo materiale su questo argomento.

Noi ci rivediamo presto,
baci!




Mauser


Hai qualche idea?
Vorresti approfondire un argomento particolare?
Ci sono curiosità di cui vorresti scrivessimo?

Manda una mail a
georgianagarden@gmail.com