Cari lettori,
quanto tempo dal mio ultimo post! Mi vergogno
così tanto di aver lasciato trascorrere tanto tra un intervento e
l'altro, ma come avevo accennato in passato purtroppo gli impegni e
qualche novità nella mia vita hanno reso gli attimi dedicati alla
scrittura estremamente rari e difficili da sottrarre alle incombenze
quotidiane tra le più serie e le più futili.
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13 settembre 2012
27 maggio 2012
Suspense the innocents: il film
Cari lettori,
come ve la passate? Io sono veramente molto presa dal lavoro in questo periodo, al punto che tra le tante cose che sto sacrificando purtroppo ci sta finendo anche un pezzetto della mia vita e me ne dispiace da morire, infatti sto cercando di recuperare tagliuzzando tempo da altre cose, purtroppo il GsG è uno di queste, sono desolata, ma non ho davvero altre alternative al momento e temo che in futuro sarà anche peggio, infatti sto riflettendo sulla (tremenda) possibilità di chiudere il Georgiana's Garden. Non sono più regolare con gli aggiornamenti né ho tempo per scriverli, a volte sono costretta ad impormeli per forza e questo non mi va perchè un blog dovrebbe essere distensivo, qualcosa di rilassante, un passatempo, perciò ci sto pensando, non sono ancora giunta ad una decisione: staremo a vedere.
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La locandina italiana del film |
3 marzo 2012
Hysteria: il film
A romantic movie on technology, rights, women and pleasures, soft and funny which will be a success on cinemas all around the world.
Cari lettori,
oggi vorrei parlarvi dell'ultimo film che sono andata a vedere al cinema insieme alle mie amiche, un film un po' controverso (per via dell'argomento) e su cui qualcuno di certo storcerà il naso, ma comunque ambientato in epoca vittoriana e quindi, per amore del mio mestiere di scrivana del tempo passato, sono andata a guardare.
Signore e signori, parliamo oggi di Hysteria.
La trama potrebbe essere delle più sciocche, magari messa su alla bell'apposta per far parlare di sé, ma a difesa di questo lungometraggio posso sinceramente affermare che quell'argomento tanto scabroso di cui si parla è tutto una grande montatura e il film presenta aspetti e risvolti nascosti degni di nota sulla fotografia del mondo vittoriano, un'immagine quasi priva dei pregiudizi moderni che troppo spesso fanno capolino nei prodotti contemporanei ambientati nel passato. Se dobbiamo rivolgerci ad un film che parla della nascita del vibratore per vedere come era davvero la società dell'epoca, allora facciamo posto tra i pregiudizi, per quanto mi riguarda ogni fonte è ben accetta e questa non vale meno di altre.
Non è un film porno, questo è da chiarire subito, non ci sono allusioni spinte o scene sconce, a dire il vero credo che tratti l'argomento della sessualità solo con sottili accenni e giochi di parole in maniera molto più casta e raffinata di quanto fatto in altre produzioni storiche decisamente più carnali, dai Tudors che spopolavano in televisione alle varie serie di Elisa di Rivombrosa, dove amplessi e quant'altro erano il condimento di ogni puntata.
Come certo saprete né il romance né certi condimenti di trama mi spaventano, ma quando è troppo è troppo! Stiamo parlando di una certa epoca storica: e mettiamoci un po' di coerenza! Beata ingenuità degli sceneggiatori...
La trama
A differenza di quel che si può credere, non è l'impronunciabile massaggiatore (questo il suo primo nome e comunque ancora tabù) il protagonista del film né lo è il giovane e affascinante dottore Mortimer Granville, bensì a mio parere l'intera produzione ruota intorno alla condizione femminile in generale, mostrandoci con la scusa dell'oggetto tabù una interessante carrellata di quelle che erano più o meno le forme e le ideologie femminili nell'anno 1880. Si parla di un oggetto da donne, ma l'oggetto passa assai in secondo piano fin troppo rapidamente, non è che lo stratagemma per mostrarci la carrellata di tipi di donne e le varie filosofie di esistenza di queste.
L'incipit del film parte con il primo modello femminile, la donna agiata vittoriana, che rinchiusa in una gabbia di pudore e inibizione (si vedano le regole sociali e di etichetta e comportamento e tutto il bla bla bla correlato) manifesta la propria frustrazione attraverso forme diverse da quelle istintive legate alle funzioni primarie come mangiare, accoppiarsi o sfogarsi nello sforzo fisico, di queste forme collaterali una e la più teatrale è l'isteria di cui si parla nel titolo.
Dell'isterismo ha fatto la sua professione il dottor Dalrymple, stimato professore di medicina che cura le sue pazienti con massaggi alle zone genitali in modo che possano liberare tutta l'ansia e la frustrazione repressa tramite quelli che lui chiama parossismi (dicasi orgasmi), forme di liberazione che altrimenti si manifesterebbero in scenate, sbalzi d'umore, crisi di pianto, grida, strilli e quant'altro.

La giovane Emily, svampita e un po' snob, è una ragazza del suo tempo e non va condannata, ella accetta la condizione femminile in cui la società relega il suo sesso, lo fa per essere accettata e non evitata o per condurre un'esistenza comune, ciò non è dato sapere, ma come ci lascia intuire il film sul finale, pure lei ha le sue curiosità e per quanto nascoste, come molte altre sue simili coltivava i suoi interessi (quali che fossero) lontano da sguardi indiscreti.
Il personaggio di Emily, sebbene possa a tratti apparire antipatico o antifemminista o semplicemente stupido, è l'esemplificazione di quanto doveva essere una ragazza del tempo ed è molto ben costruito, merita più di un giudizio superficiale che lo bolla come la sorella-snob-conformista-e-bigotta.
A contrapporsi ad Emily troviamo Charlotte Dalrymple, la primogenita del dottore, che a differenza della sorella non accetta il ruolo di moglie e madre che la società vorrebbe da lei. Dotata di molta vivacità e curiosità, Charlotte ha sempre cercato di dare un senso alla propria esistenza e una risposta agli interrogativi che spontaneamente nascevano in lei, la sua ricerca di conoscenza e il suo rincorrere in maniera evidente le sue curiosità si scontrano con quella che era il costume di allora, dove, come detto poc'anzi, la maggior parte delle donne agiva di nascosto e di soppiatto.
Nonostante il chiaro rimprovero della sua società e l'ostracismo di questa nei suoi confronti, Charlotte trova altre strade per acculturarsi, anche lei sa leggere, spiega ad uno sbigottito Granville quando cita cognizioni di medicina e anatomia, e se una curiosità è forte o un sogno bruciante, si è disposti a non arrendersi pur di raggiungerlo.
Questa sua "vocazione" si esprime nell'ideale di aiuto dei bisognosi che l'ha portata all'apertura di una casa per i poveri dove questi erano assistiti e accolti, fornendo una base di istruzione (commovente la scena in cui il fattorino fa davanti a lei il conteggio del prezzo e lei ne è al contempo orgogliosa per il risultato ottenuto e amareggiata sapendo che il suo progetto non avrebbe mai avuto il denaro per pagare), di assistenza medica e di vitto e alloggio. Nella sua casa, grazie alle nozioni di medicina apprese nello studio paterno, Charlotte fornisce quel minimo di supporto medico ed educativo insegnando, per esempio, ai bambini a lavarsi le mani ecc.
È da dire al riguardo che per quanto nell'Ottocento le opere caritatevoli fossero molte e si interessassero dei meno fortunati, era considerato disdicevole per una signora immischiarvisi, per le donne di una certa levatura il contributo era solo pecuniario. È bruttissimo, secondo me, vedere come le opere di carità rappresentassero per molte solo un modo per pulirsi la coscienza e poter dire di occuparsi anche dei meno fortunati, un paravento, insomma, ma era ugualmente considerato indegno prendervi parte in quanto troppo inferiori perché ci si potesse mescolare, non sia mai che la povertà diventi contagiosa!
Charlotte Dalrymple che viene da tutti considerata una mezza pazza e indubbiamente isterica, ma la sua non è la frustrazione di un istinto represso, bensì il vedere una società rigida e ingessata più delle feste Wudy Aia che non vuole cambiare verso un ideale di uguaglianza o di mutuo soccorso, motivo per cui il contrasto tra Charlotte ed Emily risulta evidentissimo, la prima è una suffragetta anticonformista dal carattere spigliato e diretto, la seconda una timida rosa ben sistemata in quel mondo bigotto così detestato dalla sorella.
In questa ambientazione che è la base del film, Emily e Charlotte rappresentano le due facce di una stessa medaglia, la condizione femminile che fa da vero filo conduttore del film. Se l'una incarna il modello voluto, l'altra è una rivoluzionaria suffragetta che tenta di cambiare il mondo, assolutamente decisa a non adeguarsi ad una società che segue valori che non condivide, come la superiorità maschile.
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La bella Felicity Jones nei panni di Emily Dalrymple |
Abbiamo infine una terza categoria femminile che ottiene comunque l'attenzione dello spettatore: la donna proletaria. Fanny è la nostra donna, nonostante la vita sia stata difficile con lei e le abbia riservato un pessim marito, povertà e difficoltà, rimane una donna buona e misericordiosa, ben più delle signore caritatevoli che elargiscono il loro denaro disprezzando la povertà quasi fosse una colpa.
A differenza loro Fanny aiuta concretamente i poveri e i più bisognosi e prende parte al progetto di Charlotte, finendo coinvolta in una rappresaglia per aver difeso donne e bambini vittime di uomini violenti o ubriaconi. Fanny è la testimone di come chiunque anche con piccole cose possa essere d'aiuto e di come la bontà del cuore valga più del materialismo: cosa sono alcune sterline per chi ne ha molte? Ma Fanny si spacca la schiena alla casa dei poveri tutti i giorni oltre ad occuparsi della sua famiglia e dei suoi stessi problemi, sacrificandosi ben di più.
Le persone povere sono semplici, ci dice il film, ma non per questo sciocche o sempliciotte, la loro bontà è grande perché hanno a loro volta provato la sofferenza e la loro misericordia anche perché desiderano in qualche modo essere davvero d'aiuto.
Credo sia questa la vera trama del film e che lo scabroso argomento vibratore che probabilmente porterà i più al cinema sia solo uno specchietto per le allodole per attirare l'attenzione. Come nell'Ottocento, certi argomenti come il sesso attirano ancora oggi la curiosità nonostante ci crediamo emancipati e liberali.
L'argomento non è che un mezzuccio per far ridere, sdrammatizzare e rendere il film in parte più leggero, la narrazione di come una delle invenzioni più passate sotto silenzio, ma ugualmente best-seller sia nato (nella maniera in cui di solito nascono la maggior parte delle invenzioni: per caso) è solo un espediente che tiene insieme le fila di una storia decisamente più complessa di quel che appare.
Il tutto condito con leggerezza e senza volgarità, una cosa apprezzabilissima dato l'argomento di cui si parla e che potrebbe risultare fastidioso per qualcuno se trattato più esplicitamente (io sarei la prima, lo confesso).
Non manca neppure la componente divertente, con il geniale amico-scienziato del protagonista alle prese tra aggeggi rudimentali come il telefono o il generatore elettrico e un studio da vero pazzoide oppure la conturbante cameriera di casa Dalrymple, Molly, prima tester ufficiale dello scabroso oggetto impronunciabile.
E, per non farci mancare nulla, anche la storia d'amore trova il suo spazio e la sua misura, ma a differenza di quel che accade spesso per certi film storici, credo che la parte romantica sia in realtà un altro dei mezzi usati dalla regia ad uno scopo preciso: tratteggiare il cambio di vedute del personaggio maschile, Mortimer Granville, nei confronti delle donne e dei loro atteggiamenti.
Iniziamente progressista solo in campo medico e piuttosto tradizionalista per quanto riguarda il ruolo della donna, Mortimer cambia la sua idea in proposito conoscendo Emily e soprattutto Charlotte.
È Emily ad affascinarlo, inizialmente, in quanto rappresenta la compagna perfetta, dolce e remissiva ed educata in maniera convenzionale, ma Granville non può negare che è Charlotte quella che lo ha stregato, l'ha portato a considerarla una sua pari tramite il suo parlare e le sue azioni e a desiderare di avere con lei un confronto allo stesso livello, qualcuno con cui non doversi frenare o trattenere, non come Emily con cui passeggia in riservato silenzio, annoiandosi a morte.
Insomma, l'amore di Mortimer e Charlotte, per altro appena accennato, non è altro che lo stratagemma usato per dirci come si sta evolvendo l'idea e l'ideale femminile nel 1880, quando la società tentava disperatamente di rimanere aggrappata alla figura di angelo del focolare che stava volando via con le sue stesse ali, rompendo le barriere e disorientando i più fino ad essere vittima di provvedimenti addirittura drastici (la prigionia per esempio).
I personaggi: cast e recitazione
A interpretare i personaggi di cui abbiamo accennato sopra troviamo un cast di attori sì famosi, ma non stelle del cinema internazionale.
Spiccano Hugh Dancy nel ruolo del giovane e progressista medico Mortimer Granville, disgustato dal fatto che ospedali e dottori dell'epoca rifiutino il progresso fatto dalla medicina e non vogliano applicare i nuovi ritrovati, continuando con sanguisughe e scarsa igiene nei luoghi di trattamento (un punto sul quale Florence Nightingale aveva insistito molto e che vi invito a rileggere nel post su di lei).
Insieme a Dancy ritroviamo Rupert Everett nei panni dell'eccentrico amico scienziato, disperso tra telefoni, motori, ampolle, libri e spolverini elettrici. Everett ha saputo dare al suo personaggio quel briciolo di follia senza renderlo per forza una macchietta, è divertente e pazzo al punto giusto perché non stoni nell'ambientazione storica.
Tra il cast femminile il ruolo d'onore è di Maggie Gyllenhaal, sorella del celebre Jake [gran bel quarto di manzo] e resa popolarissima da un film ben più scabroso del presente, The secretary dove interpreta una segretaria molto particolare affiancata da un James Spader decisamente nella parte.
Cito, perché mi pare estremamente azzeccata, la descrizione che di lei fa il Morandini, storico critico cinematografico, che credo riassuma bene il suo personaggio
La Gyllenhaal - giovane ma ormai con un suo pubblico, ha sempre saputo scegliere dei film alternativi e controcorrente, interpretando ruoli diversi dai soliti cliché che le Major riservano per le attrici come lei.La nostra Maggie in questo film sa essere esuberante e frizzante al punto giusto, ma anche pratica e metodica come si addice ad una donna che dirige una casa di aiuto e che aiuta come infermiera. Trovo che la scelta dell'attrice sia stata molto azzeccata, anche se lo stesso non posso dire del suo rossetto che a tratti risulta poco credibile, così come il suo abito al ballo.
Nel cast troviamo anche una habitué dei period-dramas, ovvero Felicity Jones, già vista in Chéri e in Northanger Abbey, il movie BBC. Diciamo che ormai Felicity sa bene da che parte indossare una crinolina o un cappellino e sebbene mantenga una certa inespressività in tutti i suoi personaggi, rimane comunque graziosa e molto calzante per il ruolo di Emily.
Infine menzione d'onore per Jonathan Pryce, forse qualcuno lo rammenterà ne La maledizione della prima luna (era il Governatore Swann) e che qui fa la parte del dottor Dalrymple con una barba nuova di zecca e maniere decisamente più snob e sprezzanti del bonario padre di Keira Knightley.
Attendibilità storica
So che qualcuno, come mi è stato comunicato in diverse email, aspetta sempre questa parte delle recensioni per farsi due risate, ma temo che questa volta rimarrà deluso perché il film risulta molto più attendibile storicamente di altre produzioni.
La parte costumistica in particolare è perfetta, adeguatamente distinta tra costumi della borghesia con balze, crinoline, cappellini e parasole e quella della povertà, con gonne semplici e lisce, camicie a righe, grembiuli e scialli.
Sì, è vero, Charlotte Dalrymple è veramente un po' troppo esuberante per l'epoca e un padre avrebbe rinchiuso la figlia in casa pur di trattenerla, forse l'avrebbe picchiata, ma l'esagerazione fa parte del personaggio e sono più bendisposta nei suoi confronti di quanto non lo sarei se fosse vestita in maniera decisamente fuori luogo.
La vera caduta di stile, secondo me, è l'abito da ballo decisamente anacronistico con quella sagoma a sirena così longilineo e avvitato: dovevo citarlo. Valorizzare la grazia di una figura come quella della Gyllenhaal mi rendo conto sia difficile e certi tagli di sartoria moderna le donano più che le gale e gli scolli a barca, ma vi prego, ricordiamoci che siamo nel 1880!
Anche il suo impeccabile rossetto va sottolineato, ma questa è pignoleria.
A differenza di altri, qui sceneggiatori e registi non hanno creato una scarmigliata eroina con la chioma arruffata, nonostante il duro lavoro alla casa dei poveri e il suo carattere, piuttosto che le sue disavventure in bicicletta, Charlotte ha sempre in testa una severa pettinatura vittoriana. Considerati i precedenti, la scelta è degna di plauso, che si siano decisi a muoversi nella giusta direzione?
Le cravatte a pois di Hugh Dancy, alias Mortimer Granville sono proprio tipiche di quel periodo e così anche i colletti alti e inamidati, i cappotti al ginocchio e il cilindro da giorno.
Magnifico invece l'abbigliamento molto IT (In Time) di Emily e ridicolo il rigonfiamento posteriore del cappotto dato dalla tournure come doveva essere all'epoca: non vi ricorda un po' le sorellastre di Cenerentola?
La casa dei poveri, anche se Charlotte se ne lamenta, era davvero pulita per il periodo storico in cui ci troviamo e per l'ambientazione tra i Docks di Londra, tuttavia si può chiudere un occhio: questo film non parla della miseria umana e non siamo in Oliver Twist dove la rappresentazione del degrado della civiltà e della città sono protagonisti della vicenda quanto Oliver e i suoi compagni.
Le mie considerazioni su questo film sono quindi molto positive.
Si è rivelato molto migliore e molto più accurato e approfondito di quanto avrei creduto, specie con una trama simile. Uno spaccato della società indubbiamente interessante e ben congegnato con uno stratagemma narrativo di tutto rispetto.
Suggerisco la visione, dopotutto si tratta di un film divertente e piacevole, non rimarrete scandalizzati, fidatevi ;)
Il mio voto è un otto e sapete che di solito sono di manica stretta, ma qui sono davvero rimasta positivamente impressionata.
Mauser
17 ottobre 2011
Osservazioni sparse sui Moschettieri steampunk
Sabato sera sono andata al cinema.
Nel mio immaginario, i sabato sera al cinema in compagnia di persone gentili e tranquille sono uno dei modi migliori di trascorrere le serate autunnali senza sembrare una reclusa, quest'anno Hollywood è dalla mia parte e ha messo a disposizione del pubblico diversi titoli interessanti sui quali mi sono buttata a pesce, offrendomi svariate occasioni sia di trascorrere del tempo con la mia migliore amica, con la quale sto cercando di recuperare un rapporto un po' sfilacciato dal troppo poco tempo a disposizione, sia per conoscere altre persone e trascorrere la serata in compagnia.
Dopo Abduction, scelta della settimana scorsa principalmente dettata da quel quarto di manzo che è il protagonista, questa volta siamo andati a vedere I tre moschettieri.
Sulla trama, credo ci sia poco da dilungarsi, Dumas la scrisse tempo fa e, a grandi linee, tale è rimasta nei secoli dei secoli.
Principalmente vorrei fare qualche osservazione sparsa sul film senza buttarmi in una recensione vera e propria perchè, a differenza di altri libri, non ho visto TUTTI i dramas e le riproduzioni cinematografiche.
Ci saranno spoiler, quindi chi non volesse averne non legga oltre =)
Lo steampunk
Pochi usano questa parola nella quotidianità, forse a causa della pronuncia dal suono aberrante, ma questo genere è effettivamente entrato a tutti gli effetti nella nostra realtà e solo alcuni ne sono consapevoli; nella realtà cinematografica ha avuto molto seguito e sempre più lungometraggi aggiungono parti di contorno futuribili per l'epoca, invenzioni volanti, macchine da guerra, meccanismi che sfruttano la potenza del vapore, ecc.
Il problema è che la maggior parte delle volte queste sono così impossibili da rendere il film inguardabile e scettici gli spettatori.
I tre moschettieri di quest'anno si spostano con nonchalance a bordo di vascelli volanti e cannoneggiano nei cieli di mezza Francia senza che nessuno batta ciglio tra pastori e contadini, non c'è neppure uno dei comprimari, figuriamoci i protagonisti, che patisca il mal d'aria o il beccheggio di queste imbarcazioni dalla mole improbabile se paragonata alle dimensioni del pallone.
Nel film queste invenzioni spettacolari, e molto scenografiche, vengono attribuite a Leonardo, che era sicuramente un genio indiscusso di mille e una disciplina, che aveva progettato tute da sommozzatore e cannoni, ma che qui pecca un po' di ingenuità nei confronti di Madama Fisica e si permette di sollvare un galeone seicentesco con un pallone delle medesime dimensioni; ora, io non sono proprio la persona più adatta a discutere dell'argomento, la matematica non è il mio forte e le tabelline sono state il mio incubo infantile più che l'Uomo Nero, ma se ricordate il mio post Alla conquista del cielo rammenterete che l'impresa di tirare su il primo Zeppelin fu spettacolare, l'aeronave era lunga 127 metri per 17 palloni a sollevare una cabina di pilotaggio delle dimensioni di una crosta di pane, figuriamoci cosa serviva per tirare su un vascello di quelli alla Corsaro Nero o Maledizione della Prima Luna.
Quindi la componente steampunk è carina se applicata con un certo garbo alle storie, senza strafare, come sempre con moderazione, una parola a cui tanti si sentono allergici nel tempo dell'eccesso che è il XXI secolo.
L'epoca di Luigi XIII è davvero troppo presto per lo steampunk e se questo mix aveva avuto ottimi risultati nelcaso di Sherlock Holmes del 2009, qui appare un po' ridicolo, specialmente se unito al resto dell trama e dei personaggi.
Senza contare, fisica a parte, che Milady precipita proprio da una di queste navi volanti per metri e metri sulla Manica e sopravvive! Senza essere crudele con i registi, che evidentemente hanno doti nel campo, ma a scuola erano delle schiappe, l'impatto con l'acqua, precipitando anche soli da 300 metri d'altezza sarebbe devastante, il canale della Manica, più che liquido sembrerebbe un lastrone di marmo, non credo che le ossa della nostra spia avrebbero sopportato tanto con solo un po' di mal di testa e una banale infreddatura, non è esattamente come tuffarsi dal trampolino...
Milady De Winter
Da quando lessi I tre moschettieri per la prima volta, Milady è sempre stato il personaggio che più ho amato insieme ad Aramis, mi piacevano i suoi macchinosi piani, la sua capacità di fare il doppio, triplo o quadruplo gioco, di saper raggirare le persone piuttosto che i governi, è un personaggio scaltro e affascinante, seducente e intrigante che sa cavarsela in ogni situazione e, soprattutto, sa farlo da sola, senza l'aiuto di chichessia, ma sfruttando ciascuno al meglio di quello che può darle. Dumas ha creato uan figura femminile molto indipendente e solitaria, completamente contrapposta all'ideale di donna, moglie e madre che c'era in voga al tempo e, per questa, relegata nel ruolo di una cattiva che però è ammirata da lettori e protagonisti.
In questa ennesima rivisitazione viene dato molto spazio a Milady, interpretata dalla bellissima Milla Jovovich che lascia i non-panni di Laguna blu e le tutine di Resident Evil; Milady è molto diversa da quella di Dumas, che ne fa la nobildonna perfetta, mente la nostra possiede caratteristiche un po' troppo moderne e alla Matrix per essere credibile: la seduzione, per esempio, viene incanalata allo spettatore con spettacolari scollature, ma soprattutto con provocanti abiti a schiena scoperta e muniti di gorgiera e colletto rigido: eravamo in due nel nostro gruppetto da sei a concordare che fossero anacronistici al 100% e nessuna di noi si può dire un'esperta.
Milady, oltre che un'avversaria temibile per chiunque la incontri, è pure avversa alla biancheria e si cala da Versailles in corpetto (WTF?) e scarpette col tacco, senza calze, ma solo in giarrettiera: parbleu!
All'epoca le donne le calze le portavano, sapete cari costumisti? E non erano le autoreggenti di oggi, la giarrettiera si teneva molto più in basso, appena sopra il ginocchio, non a metà della coscia, poi il corsetto, come sepsso ho ripetuto, divenne stretto e sinuoso in vita solo in epoca Vittoriana, prima di allora era appositamente costruito per appiattire l'intero busto e spingere in fuori i seni, cosa che, invece, quello indossato da Milady non fa, anzi! Le fa un decolté niente male!
A occhio oserei dire che il suo stravagante e bellissimo guardarba è un esteticamente riuscito mix tra il corpetto a punta cinquecentesco e un abito vittoriano. Non c'è traccia dei paniers che invece già al tempo erano molto in voga che facevano l'abito piatto sul davanti e largo sui fianchi, mentre Milady adora la crinolina.
Poi la nostra spia in gonnella, al posto che ordire ricatti e furti, si infiltra lei stessa e prende parte a missioni come Occhi di Gatto, tira di spada meglio di D'Artagnan, svolazza in mosse da karateka prese in prestito dal wuxiapian cinese, il genere di film con scene acrobatiche e combattimenti anti-legge-di-gravità in stile Ranma 1/2.
La Milady della Jovovich, inesattezze costumistiche a parte (che per altro si sposano bene con la realtà steampunk del film), mi piace perchè è molto intraprendente e anche superba, altezzosa e sarcastica. So che a molti avranno dato fastidio, ma le mille espressioni che variano dallo sprezzante al seducente che riesce a creare quest'attrice sono state divertentissime, un po' meno l'orripilante colore di capelli che le hanno fatto.
D'Artagnan
D'Artagnan, il nostro moschettiere in prova è l'ex Percy Jackson con i capelli di una ragazzina delle medie che non ha ancora scoperto la piastra o la permanente [io lo sono stata fino alla fine delle superiori...], chiunque sia il suo parrucchiere, va umiliato in mezzo a tutto il set perchè ha reso ridicolo un personaggio che invece sarebbe stato fisicamente carino. Gli stivaloni con risvolto fanno molto Gatto con gli stivali, sembrano sempre troppo grandi per lui, ma dopo un po' ci si fa l'abitudine.
Spaccone D'Artagnan lo è sempre, sfiderebbe pure le pietre, offenderebbe anche se stesso, duellerebbe tutto il giorno e si porterebbe a letto ogni donna nell'arco di chilometri, in questo il D'Artagnan del film è perfetto e altrettanto insopportabile e anche per entrare a far parte dell'ormai sciolto gruppo dei Moschettieri del Re, che però qui si tende a dimenticare che fosse una banda molto nutrita di militari scelti per proteggere Sua Maestà.
I moschettieri si chiamavano così perchè oltre le armi bianche adoperavano anche i moschetti, cioè le pistole. Qui i Moschettieri sono i soliti tre appartenenti ad un gruppo segretissimo di agenti tipo CIA dell'epoca che si imbarcano in imprese per la sicurezza della Francia.
Poi il nostro D'Artagnan ha poco da fare il furbo e cianciare sull'onore e sull'amore: nel terzo libro di Dumas scritto sui quattro, Il visconte di Bragelonne, compare il famoso episodio della Maschera di Ferro e tutti sappiamo che questi due gemellini non sono figli di Luigi XIII...
I tre Moschettieri: Athos, Porthos e Aramis
Il primo di voi che parla male di Aramis lo scuoio.
Premesso questo, i tre del presente film sono proprio delle macchiette. Non saprei dire se Athos, interpretato da Matthew MacFadyen fosse più improbabile nel ruolo di uno slavato Darcy targato Orgoglio e Pregiudizio 2006 oppure qui, fatto sta che la sua retorica tardo-romantica e infarcita di citazioni baudelairiane alla lunga stufa, specialmente quando disquisisce di donne e di onore, perfino D'Artagnan gli fa la faccia annoiata, il pubblico invece si è già addormentato da dieci minuti.
Anche il parrucchiere di Athos deve cambiare mestiere, quei ciuffi laterali lo rendono più ridicolo di quanto non sia e gli occhi, al posto che quelli di un uomo deluso e cinico sono invece quelli di un bassethound che aspetta i croccantini.
Secondo i recensori di Primissima, la rivista che distribuiscono nei cinema, i Moschettieri sono Ato, Porto (indubbie le sue origini portoghesi) e Arami (proveniente nientemeno che dal Paese dello spadaccino di Lupin III), li pregherei di fare più attenzione in futuro.
Il re: Sua Maestà Luigi XIII
Insulso bamboccione come era esattamente nella realtà e come erano la maggior parte dei monarchi, i suoi vestiti ai nostri occhi sembrano disgustosi, i suoi cappelli peggiori di quelli della Regina Elisabetta e le scarpe pronte per una mostra sul trash nell'abbigliamento, ma siamo obiettivi e, calze a rete a parte, pensiamo che in passato i colori sgargianti e l'oro, le piume esotiche e gli inserti preziosi erano il modo con cui i potentati esprimevano non solo la ricchezza che possedevano, ma in proporzione anche l'autorità che potevano esercitare.
La regina Anna e Dama Costanza
Piuttosto scialbetta, compare sempre al momento meno opportuno a dire frasi decisamente fuori luogo: per un'intromissione simile Richelieu l'avrebbe fatta decapitare ben prima...
Pure Anna ha poco da fare la furba, visto che metterà sul trono non uno, ma ben due figli che non sono di suoi marito, del quale per'altro si dice innamoratissima... che coerenza da una donna che si è girata quasi tutti i letti di corte a parte quello di Luigi, che alla parola consumare rimane incerto e imbarazzato.
L'archiatra di corte dovrebbe darle qualcosa per i suoi nervi, ogni volta scoppia a piangere in maniera ridicola e sembra una pecora.
Costanza invece, perfettamente in linea con l'usanza che le protagoniste portano capelli lunghi, sciolti e disordinati, è l'unica a non avere un'acconciatura graziosa fatta di riccioli adoabili, ma sembra una pazza fuggita dal manicomio. Fossi in lei protesterei, anche se Madre Natura l'ha dotata di un colore di capelli invidiabile. Ad ogni modo, come ogni buona eroina dà prova di essere l'essere più stupido dell'intera vicenda ed ha pure il coraggio di fare la difficile, la signorina... snob e pure scema.
Buckingham
Interpretato da Orlando Bloom, è riuscito a far sospirare e sognare le donzelle in sala nonostante fosse abbigliato come il più ridicolo degli uomini (modernamente parlando), ma la sua spavalderia ha fatto colpo quasi quanto i suoi baffetti e l'arroganza di cui si contorna è un'arma interessante se paragonata al pragmatismo e alla severità di Richelieu, che invece gira costantemente in tonaca e coppola.
Ho sentito commenti contrastanti sulla sua interpetazione, molti sostengono che nella parte del cattivo non calzi bene e gli riesca meglio quella del romantico-depresso (vedi Elizabethtown), io l'ho trovato piuttosto realistico, un uomo innamorato del potere in ogni sua forma, compresa quella estetica, anche se il fatto che i francesi prendano ordini dagli inglesi su cosa faccia tendenza e cosa no è un po' forzato...
La scena in cui, a capo di una flotta acquatica ed alata, parte in direzione Francia me l'ha fatto rivalturare di molti punti, quindi su di lui il mio giudizio è positivo nonostante le critiche.
Comunque, per la cronaca, Anna e Buckingham hanno davvero avuto una relazione illecita, la Regina Anna, a dispetto del fatto che Dumas la dipinga come innamoratissima del marito, era una donna di gusti semplici, si dice che oltre il Re, Buckingham e D'Artagnan abbia intrattenuto pure una relazione col successore del cardinale, un altro ecclesiastico: Mazarino, protratta anche durante la Fronda.
Richelieu
Su di lui posso solo dire che assomiglia in modo impressionante alla mia prof di Lettere delle medie. Uguale.
Calmo, sempre imperscrutabile e inattaccabile, è un personaggio interessante sia dal punto di vista storico che da quello letterario.
Le pecche principali sul personaggio le posso imputare solo a Dumas che ha creato un uomo che credeva davvero di poter salire sul trono di Francia: in realtà la cosa era impossibile, specialmente in un'epoca in cui i re erano tali per diritto divino. Ai politici, primi ministri e così via conveniva molto governare nell'ombra quali eminenze grigie o, al massimo, come co-reggenti del futuro sovrano o di uno pazzo.
Il problema, con I tre moschettieri, è che dopo aver visto il re e la regina viene davvero da parteggiare per il Cardinale Richelieu, in questo il regista doveva fare più attenzione. Non va molto bene...
Bene, dopo uno sproloquio di un'ora al riguardo, come concludere?
Il mio consiglio è di vedere il film, anche se zeppo di inesattezze storiche, violazioni evidenti di leggi della fisica basilari e la solita mania di mettere i canoni moderni nell'antico, è sempre un classico riproposto con novità interessanti, un buon ritmo incalante e qualche battuta graziosa, a tratti divertente. Potrebbe divertire e piacere, se preso con ironia e sufficiente leggerezza.
Un bacio a tutti e a presto
Mauser
Nel mio immaginario, i sabato sera al cinema in compagnia di persone gentili e tranquille sono uno dei modi migliori di trascorrere le serate autunnali senza sembrare una reclusa, quest'anno Hollywood è dalla mia parte e ha messo a disposizione del pubblico diversi titoli interessanti sui quali mi sono buttata a pesce, offrendomi svariate occasioni sia di trascorrere del tempo con la mia migliore amica, con la quale sto cercando di recuperare un rapporto un po' sfilacciato dal troppo poco tempo a disposizione, sia per conoscere altre persone e trascorrere la serata in compagnia.
Dopo Abduction, scelta della settimana scorsa principalmente dettata da quel quarto di manzo che è il protagonista, questa volta siamo andati a vedere I tre moschettieri.
Sulla trama, credo ci sia poco da dilungarsi, Dumas la scrisse tempo fa e, a grandi linee, tale è rimasta nei secoli dei secoli.
Principalmente vorrei fare qualche osservazione sparsa sul film senza buttarmi in una recensione vera e propria perchè, a differenza di altri libri, non ho visto TUTTI i dramas e le riproduzioni cinematografiche.
Ci saranno spoiler, quindi chi non volesse averne non legga oltre =)
Lo steampunk
Pochi usano questa parola nella quotidianità, forse a causa della pronuncia dal suono aberrante, ma questo genere è effettivamente entrato a tutti gli effetti nella nostra realtà e solo alcuni ne sono consapevoli; nella realtà cinematografica ha avuto molto seguito e sempre più lungometraggi aggiungono parti di contorno futuribili per l'epoca, invenzioni volanti, macchine da guerra, meccanismi che sfruttano la potenza del vapore, ecc.
Il problema è che la maggior parte delle volte queste sono così impossibili da rendere il film inguardabile e scettici gli spettatori.
I tre moschettieri di quest'anno si spostano con nonchalance a bordo di vascelli volanti e cannoneggiano nei cieli di mezza Francia senza che nessuno batta ciglio tra pastori e contadini, non c'è neppure uno dei comprimari, figuriamoci i protagonisti, che patisca il mal d'aria o il beccheggio di queste imbarcazioni dalla mole improbabile se paragonata alle dimensioni del pallone.
Nel film queste invenzioni spettacolari, e molto scenografiche, vengono attribuite a Leonardo, che era sicuramente un genio indiscusso di mille e una disciplina, che aveva progettato tute da sommozzatore e cannoni, ma che qui pecca un po' di ingenuità nei confronti di Madama Fisica e si permette di sollvare un galeone seicentesco con un pallone delle medesime dimensioni; ora, io non sono proprio la persona più adatta a discutere dell'argomento, la matematica non è il mio forte e le tabelline sono state il mio incubo infantile più che l'Uomo Nero, ma se ricordate il mio post Alla conquista del cielo rammenterete che l'impresa di tirare su il primo Zeppelin fu spettacolare, l'aeronave era lunga 127 metri per 17 palloni a sollevare una cabina di pilotaggio delle dimensioni di una crosta di pane, figuriamoci cosa serviva per tirare su un vascello di quelli alla Corsaro Nero o Maledizione della Prima Luna.
Quindi la componente steampunk è carina se applicata con un certo garbo alle storie, senza strafare, come sempre con moderazione, una parola a cui tanti si sentono allergici nel tempo dell'eccesso che è il XXI secolo.
L'epoca di Luigi XIII è davvero troppo presto per lo steampunk e se questo mix aveva avuto ottimi risultati nelcaso di Sherlock Holmes del 2009, qui appare un po' ridicolo, specialmente se unito al resto dell trama e dei personaggi.
Senza contare, fisica a parte, che Milady precipita proprio da una di queste navi volanti per metri e metri sulla Manica e sopravvive! Senza essere crudele con i registi, che evidentemente hanno doti nel campo, ma a scuola erano delle schiappe, l'impatto con l'acqua, precipitando anche soli da 300 metri d'altezza sarebbe devastante, il canale della Manica, più che liquido sembrerebbe un lastrone di marmo, non credo che le ossa della nostra spia avrebbero sopportato tanto con solo un po' di mal di testa e una banale infreddatura, non è esattamente come tuffarsi dal trampolino...
Milady De Winter
La bella Milady con un improbabile abito vittoriano e uno splendido cappello |
In questa ennesima rivisitazione viene dato molto spazio a Milady, interpretata dalla bellissima Milla Jovovich che lascia i non-panni di Laguna blu e le tutine di Resident Evil; Milady è molto diversa da quella di Dumas, che ne fa la nobildonna perfetta, mente la nostra possiede caratteristiche un po' troppo moderne e alla Matrix per essere credibile: la seduzione, per esempio, viene incanalata allo spettatore con spettacolari scollature, ma soprattutto con provocanti abiti a schiena scoperta e muniti di gorgiera e colletto rigido: eravamo in due nel nostro gruppetto da sei a concordare che fossero anacronistici al 100% e nessuna di noi si può dire un'esperta.
Milady, oltre che un'avversaria temibile per chiunque la incontri, è pure avversa alla biancheria e si cala da Versailles in corpetto (WTF?) e scarpette col tacco, senza calze, ma solo in giarrettiera: parbleu!
All'epoca le donne le calze le portavano, sapete cari costumisti? E non erano le autoreggenti di oggi, la giarrettiera si teneva molto più in basso, appena sopra il ginocchio, non a metà della coscia, poi il corsetto, come sepsso ho ripetuto, divenne stretto e sinuoso in vita solo in epoca Vittoriana, prima di allora era appositamente costruito per appiattire l'intero busto e spingere in fuori i seni, cosa che, invece, quello indossato da Milady non fa, anzi! Le fa un decolté niente male!
Milady in deshabillé interpretata da Milla Jovovich |
Poi la nostra spia in gonnella, al posto che ordire ricatti e furti, si infiltra lei stessa e prende parte a missioni come Occhi di Gatto, tira di spada meglio di D'Artagnan, svolazza in mosse da karateka prese in prestito dal wuxiapian cinese, il genere di film con scene acrobatiche e combattimenti anti-legge-di-gravità in stile Ranma 1/2.
La Milady della Jovovich, inesattezze costumistiche a parte (che per altro si sposano bene con la realtà steampunk del film), mi piace perchè è molto intraprendente e anche superba, altezzosa e sarcastica. So che a molti avranno dato fastidio, ma le mille espressioni che variano dallo sprezzante al seducente che riesce a creare quest'attrice sono state divertentissime, un po' meno l'orripilante colore di capelli che le hanno fatto.
D'Artagnan
D'Artagnan (coi capelli da femminuccia) arriva a Parigi insieme alla cavalla Marguerite (Logan Lerman) |
Spaccone D'Artagnan lo è sempre, sfiderebbe pure le pietre, offenderebbe anche se stesso, duellerebbe tutto il giorno e si porterebbe a letto ogni donna nell'arco di chilometri, in questo il D'Artagnan del film è perfetto e altrettanto insopportabile e anche per entrare a far parte dell'ormai sciolto gruppo dei Moschettieri del Re, che però qui si tende a dimenticare che fosse una banda molto nutrita di militari scelti per proteggere Sua Maestà.
I moschettieri si chiamavano così perchè oltre le armi bianche adoperavano anche i moschetti, cioè le pistole. Qui i Moschettieri sono i soliti tre appartenenti ad un gruppo segretissimo di agenti tipo CIA dell'epoca che si imbarcano in imprese per la sicurezza della Francia.
Poi il nostro D'Artagnan ha poco da fare il furbo e cianciare sull'onore e sull'amore: nel terzo libro di Dumas scritto sui quattro, Il visconte di Bragelonne, compare il famoso episodio della Maschera di Ferro e tutti sappiamo che questi due gemellini non sono figli di Luigi XIII...
I tre Moschettieri: Athos, Porthos e Aramis
Il primo di voi che parla male di Aramis lo scuoio.
Aramis, l'attore è Luke Evans |
Anche il parrucchiere di Athos deve cambiare mestiere, quei ciuffi laterali lo rendono più ridicolo di quanto non sia e gli occhi, al posto che quelli di un uomo deluso e cinico sono invece quelli di un bassethound che aspetta i croccantini.
Secondo i recensori di Primissima, la rivista che distribuiscono nei cinema, i Moschettieri sono Ato, Porto (indubbie le sue origini portoghesi) e Arami (proveniente nientemeno che dal Paese dello spadaccino di Lupin III), li pregherei di fare più attenzione in futuro.
Il re: Sua Maestà Luigi XIII
Insulso bamboccione come era esattamente nella realtà e come erano la maggior parte dei monarchi, i suoi vestiti ai nostri occhi sembrano disgustosi, i suoi cappelli peggiori di quelli della Regina Elisabetta e le scarpe pronte per una mostra sul trash nell'abbigliamento, ma siamo obiettivi e, calze a rete a parte, pensiamo che in passato i colori sgargianti e l'oro, le piume esotiche e gli inserti preziosi erano il modo con cui i potentati esprimevano non solo la ricchezza che possedevano, ma in proporzione anche l'autorità che potevano esercitare.
Constance interpretata da Gabrielle Wilde |
Piuttosto scialbetta, compare sempre al momento meno opportuno a dire frasi decisamente fuori luogo: per un'intromissione simile Richelieu l'avrebbe fatta decapitare ben prima...
Pure Anna ha poco da fare la furba, visto che metterà sul trono non uno, ma ben due figli che non sono di suoi marito, del quale per'altro si dice innamoratissima... che coerenza da una donna che si è girata quasi tutti i letti di corte a parte quello di Luigi, che alla parola consumare rimane incerto e imbarazzato.
L'archiatra di corte dovrebbe darle qualcosa per i suoi nervi, ogni volta scoppia a piangere in maniera ridicola e sembra una pecora.
Costanza invece, perfettamente in linea con l'usanza che le protagoniste portano capelli lunghi, sciolti e disordinati, è l'unica a non avere un'acconciatura graziosa fatta di riccioli adoabili, ma sembra una pazza fuggita dal manicomio. Fossi in lei protesterei, anche se Madre Natura l'ha dotata di un colore di capelli invidiabile. Ad ogni modo, come ogni buona eroina dà prova di essere l'essere più stupido dell'intera vicenda ed ha pure il coraggio di fare la difficile, la signorina... snob e pure scema.
Buckingham
Lord Buckingham i cui modaioli panni sono indossati da Orlando Bloom |
Ho sentito commenti contrastanti sulla sua interpetazione, molti sostengono che nella parte del cattivo non calzi bene e gli riesca meglio quella del romantico-depresso (vedi Elizabethtown), io l'ho trovato piuttosto realistico, un uomo innamorato del potere in ogni sua forma, compresa quella estetica, anche se il fatto che i francesi prendano ordini dagli inglesi su cosa faccia tendenza e cosa no è un po' forzato...
La scena in cui, a capo di una flotta acquatica ed alata, parte in direzione Francia me l'ha fatto rivalturare di molti punti, quindi su di lui il mio giudizio è positivo nonostante le critiche.
Comunque, per la cronaca, Anna e Buckingham hanno davvero avuto una relazione illecita, la Regina Anna, a dispetto del fatto che Dumas la dipinga come innamoratissima del marito, era una donna di gusti semplici, si dice che oltre il Re, Buckingham e D'Artagnan abbia intrattenuto pure una relazione col successore del cardinale, un altro ecclesiastico: Mazarino, protratta anche durante la Fronda.
Richelieu
Su di lui posso solo dire che assomiglia in modo impressionante alla mia prof di Lettere delle medie. Uguale.
Christoph Walz è il Cardinale Richelieu |
Le pecche principali sul personaggio le posso imputare solo a Dumas che ha creato un uomo che credeva davvero di poter salire sul trono di Francia: in realtà la cosa era impossibile, specialmente in un'epoca in cui i re erano tali per diritto divino. Ai politici, primi ministri e così via conveniva molto governare nell'ombra quali eminenze grigie o, al massimo, come co-reggenti del futuro sovrano o di uno pazzo.
Il problema, con I tre moschettieri, è che dopo aver visto il re e la regina viene davvero da parteggiare per il Cardinale Richelieu, in questo il regista doveva fare più attenzione. Non va molto bene...
Bene, dopo uno sproloquio di un'ora al riguardo, come concludere?
Il mio consiglio è di vedere il film, anche se zeppo di inesattezze storiche, violazioni evidenti di leggi della fisica basilari e la solita mania di mettere i canoni moderni nell'antico, è sempre un classico riproposto con novità interessanti, un buon ritmo incalante e qualche battuta graziosa, a tratti divertente. Potrebbe divertire e piacere, se preso con ironia e sufficiente leggerezza.
Un bacio a tutti e a presto
Mauser
24 giugno 2011
Emily della Luna Nuova su Italia1
Non so bene se sia il caldo, l'abitudine o la nostalgia, ma d'estate Mediaset ritorna agli albori della sua programmazione.
Nel suo palinsesto pomeridiano dedicato all'età scolare (6-15 anni ca.) in estate ricompaiono sempre i grandi classici e lo sono davvero in tutti i sensi: l'ispirazione dei cartoni è quella dei caposaldi della letteratura e ormai ci sono generazioni che guardavano Lady Oscar oppure Piccole donne che sono adulte e con famiglia.
La mia generazione lo dico senza vergogna, ha avuto la fortuna di vedere la prima messa in onda di Sailor Moon e di Pesca la tua carta, Sakura. Io stessa ero una droagata di cartoni animali e coi tempi che corrono e considerando cosa sono nella vita, non posso dire che mi abbiano fatto male, mi hanno insegnato molto con storie e avventure, c'erano vicende per tutte le età e gli ideali e le morali dei cartoni di noi, generazione anni Novanta erano un po' come le favole del passato.
All'epoca c'era il GameBoat, un programma serale con i personaggi di BimBumBam e trasmettevano molti cartoni belli, il mio problema era che lo trasmettevano all'ora di cena e non avendo in casa la tv in cucina mi perdevo un sacco di episodi. I miei odiavano Sailor Moon per questo, ma mi comprarono comunque la bambolina di Serenity per il compleanno con il suo gigantesco abito di tulle bianco e io la conservo ancora con cura, tanto per dire che non tutti i bambini considerano i loro giocattoli meri pezzi di plastica senza significato.
La cosa buffa, invece, è che da grandicella abbia sviluppato un certo amore per la Lady Nera, la versione adulta di Chibiusa e con delle mise da maliarda che innamorano.
Ma se la nostra combattente che veste alla marinara è ormai un cult per gli otaku, essendo ormai piuttosto datata, cosa si dovrebbe dire di Heidi oppure di Anna dai capelli rossi?
Anche in questo 2011 Mediaset non fa differenza e se sul canale satellitare Hiro propone titoli abbastanza nuovi e interessanti, come Il segreto della sabbia, su cui presto mi piacerebbe scrivere qualcosa, mentre i canali in chiaro rimangono fedeli alla vecchia scuola.
Ecco che appare Emily della Luna Nuova.
Che è una novità a metà, nel senso che è ispirata ad uno dei più classici romanzi della letteratura per ragazzi di lingua anglosassone, ma è una produzione del 2007 e sembra del '90.
Insomma, un interessante mix di passato e presente, mantenendo fede alla dottrina spiegata pocanzi.
Emily della Luna Nuova, per chi ancora non lo conoscesse, è forse il romanzo più maturo di Lucy M. Montgomery, l'autrice di Anna dei verdi abbaini (<- titolo originale forever).
Se in Anna la Montgomery aveva iniziato ad esplorare il mondo attraverso gli occhi innocenti di una fanciulla, senza tuttavia azzardarsi ad andare oltre o ad esprimere giudizi, Emily diventa il suo seguito ideale di filosofia. Qui la Montgomery tira fuori la grinta e con gli occhi sognatori di una bambina senza guide, guarda il mondo ipocrita degli adulti, lo giudica e critica senza ritegno, usando come punto di vista uno non ancora contaminato dall'educazione (Emily è cresciuta molto liberamente) e dal pessimismo.
Personalmente adoro Emily della Luna Nuova più di Anne perchè Emily ed io ci somigliamo più di quanto io abbia in comune con la rossa con le lentiggini e, quindi, leggendolo da ragazzina a mia volta, mi è risultato più semplice immedesimarmi nella sparuta piccola Starr, piuttosto che nell'esuberante Miss Shirley.
Proprio per questo sono estremamente contenta che sulle vicende della Montgomery sia stato fatto un anime nella migliore tradizione dei classici per ragazzi e, cosa altrettanto fondamentale è che abbiano mantenuto la caratterizzazione e il tratto che avevano i cartoni della serie dedicata ai grandi classici: Piccole donne, Pollyanna, Una classe di monelli per Jo, Papà Gambalunga e così via; il mio preferito, anche se non della stessa serie eda Fiocchi di cotone per Jeanie (ascoltate la sigla perchè è favolosa!) e ammetto per un certo periodo di aver ponderato l'idea di chiamate la mia primogenita Jeanie, è una vera fortuna che io non sia madre...
Ecco quindi che Emily presenta trecce e nasino a patatina come le sorelle della Alcott del cartone, ha il classico abito con grembiulone bianco come Amy March e ci sono moltissimi campi fioriti a fare da sfondo alla storia che, come quella di Anne, è ambientata nella bellissima isola di Prince Edward, al largo della costa atlantica canadese.
La Emily del cartone, sebbene abbia l'aria più sbarazzina di quanto fossi abituata con gli altri cartoni, è un'ottima sorella per la Pollyanna in salopette (non precisamente storica ^_^') che tanti di noi rammenteranno dalla loro infanzia. Certo, l'hanno anche dotata di una pettinatura ridicolmente improbabile, ma credo che poi Sailor Moon, Wedding Peach e le Pretty Cure si possa tollerare quasi di tutto. La cosa più fastidiosa è forse quel mdo che hanno di renderla adulta, con ciglia lunghe in maniera eccessiva, una fronte troppo ampia che sembra indossi la parrucca e un'espressione poco infantile.
Ilse sembra un maschio e Teddy una femminuccia: comunque si veda la questione la compensazione di caratteri è ok.
Il padre di Emily invece sembra un eroinomane fatto e finito, altro che Eddie Cullen.
Certo, come Piccole donne e Pollyanna prima, la storia è molto infantilizzata, la maggior parte della vicenda verte su problematiche di comprensione e amicizia tra i quattro ragazzi protagonisti (Emily, Ilse, Teddy e Perry) e gli adulti chiusi nel loro mondo di pregiudizi e muri piuttosto che sui sentimenti di Emily, sulla sua scoperta della poesia, sul suo senso di abbandono, ma credo che possa esserne uscito comunque qualcosa di apprezzabile.
Per chi fosse interessato, il cartone va in onda ogni mattina alle 9.00 su Italia1
Questa è la sigla
Non siamo certo ai livelli delle altre del passato [a dirla tutta fa un bel po' schifo] e temo che a Mediaset abbiano qualche problema di comprensione, visto che non c'entra un piffero con la storia (successo? Ma chi? E tornare a New Moon? Ma se Emily ci va, non ci torna...).
Comunque sia il cartone è potabile se vi piacciono i classici e riuscite a passare oltre questi dettagli. Altrimenti tornate a guardare al passato, consiglio da esperta.
Buona visione

Mauser
Nel suo palinsesto pomeridiano dedicato all'età scolare (6-15 anni ca.) in estate ricompaiono sempre i grandi classici e lo sono davvero in tutti i sensi: l'ispirazione dei cartoni è quella dei caposaldi della letteratura e ormai ci sono generazioni che guardavano Lady Oscar oppure Piccole donne che sono adulte e con famiglia.
Immagine promozionale del cartone Da sinistra: Teddy, Ilse, Emily e Perry |
Perry sembra Tom Sawyer |
La cosa buffa, invece, è che da grandicella abbia sviluppato un certo amore per la Lady Nera, la versione adulta di Chibiusa e con delle mise da maliarda che innamorano.
Ma se la nostra combattente che veste alla marinara è ormai un cult per gli otaku, essendo ormai piuttosto datata, cosa si dovrebbe dire di Heidi oppure di Anna dai capelli rossi?
Anche in questo 2011 Mediaset non fa differenza e se sul canale satellitare Hiro propone titoli abbastanza nuovi e interessanti, come Il segreto della sabbia, su cui presto mi piacerebbe scrivere qualcosa, mentre i canali in chiaro rimangono fedeli alla vecchia scuola.
Ecco che appare Emily della Luna Nuova.
Teddy sembra un deficiente, ma in realtà nel libro è simpatico, non assomiglia allo spasimante malato di Georgie |
Insomma, un interessante mix di passato e presente, mantenendo fede alla dottrina spiegata pocanzi.
Emily della Luna Nuova, per chi ancora non lo conoscesse, è forse il romanzo più maturo di Lucy M. Montgomery, l'autrice di Anna dei verdi abbaini (<- titolo originale forever).
Se in Anna la Montgomery aveva iniziato ad esplorare il mondo attraverso gli occhi innocenti di una fanciulla, senza tuttavia azzardarsi ad andare oltre o ad esprimere giudizi, Emily diventa il suo seguito ideale di filosofia. Qui la Montgomery tira fuori la grinta e con gli occhi sognatori di una bambina senza guide, guarda il mondo ipocrita degli adulti, lo giudica e critica senza ritegno, usando come punto di vista uno non ancora contaminato dall'educazione (Emily è cresciuta molto liberamente) e dal pessimismo.
Personalmente adoro Emily della Luna Nuova più di Anne perchè Emily ed io ci somigliamo più di quanto io abbia in comune con la rossa con le lentiggini e, quindi, leggendolo da ragazzina a mia volta, mi è risultato più semplice immedesimarmi nella sparuta piccola Starr, piuttosto che nell'esuberante Miss Shirley.
Da sinistra: Perry, Ilse, Emily e Teddy |
Emily con la parrucca |
La Emily del cartone, sebbene abbia l'aria più sbarazzina di quanto fossi abituata con gli altri cartoni, è un'ottima sorella per la Pollyanna in salopette (non precisamente storica ^_^') che tanti di noi rammenteranno dalla loro infanzia. Certo, l'hanno anche dotata di una pettinatura ridicolmente improbabile, ma credo che poi Sailor Moon, Wedding Peach e le Pretty Cure si possa tollerare quasi di tutto. La cosa più fastidiosa è forse quel mdo che hanno di renderla adulta, con ciglia lunghe in maniera eccessiva, una fronte troppo ampia che sembra indossi la parrucca e un'espressione poco infantile.
Ilse sembra un maschio e Teddy una femminuccia: comunque si veda la questione la compensazione di caratteri è ok.
Il padre di Emily invece sembra un eroinomane fatto e finito, altro che Eddie Cullen.
Certo, come Piccole donne e Pollyanna prima, la storia è molto infantilizzata, la maggior parte della vicenda verte su problematiche di comprensione e amicizia tra i quattro ragazzi protagonisti (Emily, Ilse, Teddy e Perry) e gli adulti chiusi nel loro mondo di pregiudizi e muri piuttosto che sui sentimenti di Emily, sulla sua scoperta della poesia, sul suo senso di abbandono, ma credo che possa esserne uscito comunque qualcosa di apprezzabile.
Per chi fosse interessato, il cartone va in onda ogni mattina alle 9.00 su Italia1
Questa è la sigla
Non siamo certo ai livelli delle altre del passato [a dirla tutta fa un bel po' schifo] e temo che a Mediaset abbiano qualche problema di comprensione, visto che non c'entra un piffero con la storia (successo? Ma chi? E tornare a New Moon? Ma se Emily ci va, non ci torna...).
Comunque sia il cartone è potabile se vi piacciono i classici e riuscite a passare oltre questi dettagli. Altrimenti tornate a guardare al passato, consiglio da esperta.
Buona visione

Mauser
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Un paesaggio della serie assomiglia a quelli di Hello Sandybell |
18 giugno 2011
L'anime de «Il conte di Montecristo»
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Cover del primo dvd |
Se fosse vissuto ai giorni nostri sarebbe diventato uno sceneggiatore formidabile, molto migliore di quelli che la tv può vantare per le proprie serie o il cinema per i propri film.
Il conte di Montecristo è sicuramente una di quelle opere che più mi ha fatta sognare, non solo perchè è la preferita del mio papà, che da bambina mi raccontava le gesta di Edmond Dantes, ma anche per il fascino stesso di una vicenda intricatissima e carica di sentimenti ed emozioni tra le più umane.
A quanto pare non sono l'unica ad aver subito il richiamo del marinaio marsigliese, così come quello delle mille identità che mette in campo per raggiungere il suo obiettivo: fiction e film e addirittura adattamenti musicali (bellissimo quello del Quartetto Cetra) hanno fatto conoscere la storia alla decima musa, il cinema e da allora è stato fatto un altro passo avanti verso l'animazione.
Edmond, Mercedes, Danglars, Villefort, Morcerf e così via sono infatti diventati personaggi di un anime, ovverossia di un cartone animato giapponese.
Signore e signori vi presento Gankutsuō, la rivisitazione in chiave futuribile e molto noir del famosissimo classico.
Trama
Nella sceneggiatura di Gankutsuo, letteralmente il signore della caverna, l'ambientazione francese postrivoluzionaria cede il passo ad un lontano futuro alla Star Trek tra viaggi interplanetari e vicissitudini galattiche.
Albert de Morcerf aka il classico protagonista che qui si degna di indossare una camicia |
Siamo nell'anno Domini 5053 e sulla Luna si celebra l'annuale festa di Carnevale in costumi settecenteschi alla quale partecipano anche Albert de Morcerf (primo protagonista) con l'amico Franz D'Epiney. Durante il festeggiamenti Albert e Franz conoscono l'enigmatico Conte di Montecristo, personaggio cupo e allo stesso tempo affascinante che seduce la loro ingenuità adolescenziale con i racconti delle sue avventure e la saggezza del vissuto.
Quello che i due giovanotti non sanno è che il Conte di Montecristo altri non è se non Edmond Dantes (altro protagonista), primo amore della madre di Albert, Mercedes. Edmond, divenuto capitano di vascello a causa della morte del vero ufficiale, era diventato l'invidia dei suoi due amici di sempre: Fernand Mondego e Julian Danglar che, con l'aiuto del corrotto Villefort, accusano Dantes di tramare contro il Paese.
Eugenie Danglars aka la ragazza di buonsenso e ovviamente la più sfigata |
Ritornato dalla sua prigionia, pieno di rancore e vendetta, Edmond ha un'unico scopo: gettare nel baratro i cospiratori che lo fecero ingiustamente accusare e il suo piano sembra proprio essere baciato dalla fortuna quando conosce il figlio di Mercedes, ma anche di Fernando: Albert, che sedotto dal fascinoso travestito Peppo, viene rapito dal bandito Luigi Vampa.
Salvato il giovane amico, Dantes, che viaggia sotto falso nome viene invitato alla casa di famiglia per formali ringraziamenti e ritrova, oltre all'amore di sempre, Mercedes, che quasi lo riconosce, anche il nemico giurato Mondego, il quale invece non sospetta nulla.
La situazione è cambiata molto dal momento della sua cattura: Mondego è diventato generale, ha sposato Mercedes e insieme hanno avuto il timido, ma intelligente Albert.
Danglars, da faccendiere di provincia è riuscito a mettere in piedi un impero economico, di cui la sua banca è l'emanazione e la sua figlia primogenita, Eugenie è la fidanzata di Albert.
Valentine de Villefort aka la ragazza allegra |
In questo ambiente corrotto e contorto, sembra che il piano di Dantes sia inarrestabile, le sue pedine sono messe in campo con freddezza e crudeltà, disseppellendo scheletri e segreti che molti dei coinvolti credevano dimenticati, scabrosi passati pieni di vizi e di tradimento non solo nei suoi confronti.
Come potrà mai, da tanto odio, sprigionarsi quel briciolo di speranza per continuare a vivere?
E quale peso dovranno pagare gli eredi di queste persone dall'anima macchiata?
Grafica e personaggi
La grafica dell'anime è molto piacevole, volutamente confusionaria e fa grande uso della computer graphic ovvero dell'impiego di scene realizzate tramite animazione 3D, non quella del cinema, ma la possibilità attraverso specifici software di rendere l'idea di movimenti nello spazio anzichè in due dimensioni.
Heloise de Villefort aka la matrigna velenosa |
I personaggi che si movono sulla scena sono comunque disegnati ancora a mano e tratteggiati con cura, Albert nello specifico, sebbene ricalchi il protitpo del tipico protagonista giapponese, si armonizza bene col carattere associatogli. L'Eugenie presentata è piuttosto diversa dal libro, dove la ragazza, oltre ad essere la vittima designata dei giochi di ricchezza e potere paterni, sviluppa sentimenti lesbici per la propria cameriera e fuggono insieme, ma nel complesso l'Eugenie dell'anime è più equilibrata e pacata, piuttosto che la creatura mentalmente instabile e isterica del romanzo.
Andrea Cavalcanti è forse quello che ha subito i maggiori rimaneggiamenti estetici, trasformandosi nel classico uomo di successo settecentesco come se lo immaginano i jappi: Lady Oscar (il che è tutto dire). Così i suoi capelli si allungano in insospettabili boccoli biondi e inizia a sfoggiare una rosa rossa nelle circostanze "di conquista". Proprio il ragazzino campagnolo, maligno e difficile che ci dice Dumas... mantiene però la sua natura relativamente malvagia e la macchia incancellabile di aver avuto una relazione con la sua stessa madre, donna dissoluta e dedita a molti vizi.
Andrea Cavalcanti aka il ragazzino maligno, campagnolo e difficile aka lui sì che è un vero uomo, non come Lady Oscar... |
Mercedes de Morcerf aka la plasticona rifatta |
Ultimo, ma non meno importante, Edmond: a causa del suo patto col demone del titolo, trovato nella caverna dell'isola di Montecristo, ne ha acquisito egli stesso l'aspetto, divenendo più somigliante al dio Osiride che all'umano vendicativo del libro. Magro e dinoccolato, dal colorito verdastro e l'immancabile tuba, non è precisamente in linea con l'idea di Edmond che mi ero fatta, ma la sua versione da marinaio, prima dell'arresto, è adorabile.
Il personaggio che detesto di più, anche nel libro, è Mercedes, la trovo egoista e approfittatrice, non mi garba e qui l'hanno rappresentato come una bambolona pelle scura e labbra siliconate dall'improbabile, estroso parrucchiere. Ben le sta!
Considerazioni
La trama di fondo dell'anime non si discosta di molto dall'originale, salvo per l'ambientazione, ma introduce alcune note interessanti.
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Cover del terzo dvd il contrastato amore di Albert ed Eugenie |
Viene inoltre introdotta la tematica romantica in molte sfumature, non solo quella del contrastato amore inter-classe tra Maximillient e Valentine, che invece è appena accennato, ma anche un coinvolgimento diverso tra Albert e Peppo e poi tra Albert e la fidanzata Eugenie Danglars.
E perfino il rapporto di Edmond con l'esotica principessa Haydee, qui di estrazione orientale anzichè greca, assume una connotazione più ricca di speranza, così come l'intenso desiderio di lei di salvare Montecristo dalla sua stessa furia vendicativa, cercando di portarlo sulla via del perdono: quest'ultima particolarità credo che sia magnificamente resa dall'espressività dei volti e dalle bellissime illustrazioni che questo prodotto può vantare. Non per niente questa smania è rappresentata proprio da un demone, da qui il nome alternativo dell'anime, che avviluppa tra la tentazione e il rancore il povero Dantes già provato dal tradimento e che non lo libera mai.
Il conte di Montecristo in versione anime si aggiunge quindi alla lista dei molti ispirati ai classici della letteratura europea, ricordo da bambina di aver seguito con passione sia la miniserie anime de I miserabili che la serie relativa ai Tre moschettieri oppure al Giardino segreto.
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Edmond e Haydee la nuova head chief di Roberta di Camerino |
Se avete tempo, dateci un'occhiata perchè merita.
Animepaper - Gallery
Poi ovviamente, se non avete mai avuto contatti con la letteratura francese del genere Dumas, Hugo, Balzac e co. il mio consiglio è di cominciare: è meno peggio di quel che vogliono farvi credere e molto meno depressa dei russi come Tolstoj, Checov o Dostoevskij. Cominciare con Il conte di Montecristo potrebbe essere un ottimo punto di partenza, la vicenda è attualissima e affascinante, avvincente e ricca d'intrighi, non si tratta di un romanzo d'amore e passioni contrastati con finale tragico e sangue che scorre, ma qualcosa di molto più maligno e sottile e anche se non sembra di essere in Kill Bill, vi assicuro che la malignità delle persone traspare alla grande. Unico ostacolo: il linguaggio antico, addirittura vetusto, zeppo di termini desueti e a volte difficile da comprendere, se può risultare difficile meglio una traduzione non "d'annata" e vedrete che non ci saranno problemi =)
Baci a tutti

Mauser
10 maggio 2011
Teaser Tuesdays [6]
La scorsa settimana il capolavoro di Luchino Visconti, naturalmente Il gattopardo ha avuto la fortuna di passare sui canali televisivi.
Mi stupisce che un nuovo terremoto non abbia invaso il Giappone o qualche altra terra emersa, visto che la programmazione del palinsesto degli ultimi dieci anni sta evitando come la peste qualunque cose di minimamente educativo, culturalmente elevato, storicamente attendibile o, è il caso di dirlo, banalmente apprezzabile. Lo stesso giorno su Canale5 girava 17 Again, ritorno al liceo commedia pseudo-educativa con l'idolo delle folle Zac Efron, giusto per dare un paragone, e questo è ancora uno degli esempi più brillanti, visto che suddetto film è godibile e divertente fino ad un certo punto, ma altri sono veramente indigesti.
Comunque, divagazioni a parte, inneggiando al miracolo sono andata a ripescare dal polveroso scaffale dei super classici, una categoria di intoccabili e immortali come gli Highlander di Christopher Lambert, uno dei più alti esempi di letteratura italiana dell'Ottocento, Il gattopardo, appunto.
referisco Giuseppe Tomasi di Lampedusa rispetto a Verga perchè lui sa farmi sognare, mentre Verga riesce solo a deprimermi, non che non sia istruttivo, ma io credo che un libro possa insegnare senza far accadere ai propri protagonisti qualsivoglia tipo di disgrazie, malattie, morti, debiti, cattiva reputazione, miseria... certamente il mito di Verga era quello di dimostrare quanto in basso si può scendere se si cerca di sovvertire il naturale ordine di cose, così come di caste sociali, ma non trovandomi d'accordo con suddetto messaggio di fondo, ho finito per detestare a pelle Verga, non solo I Malavoglia, ma anche Mastro Don Gesualdo e tutti i suoi libri della trilogia dei vinti, che in realtà doveva essere una petalogia, ma lasciamo perdere.
Dicevo del Gattopardo, è un romanzo che mi ha fatta sognare perchè ha delle descrizioni splendide e non solo panoramiche, riesce a farti entrare nella routine di una famiglia nobile siciliana di due secoli fa così come ti abitueresti ad una conversazione sul pianerottolo con la vicina di casa, con la massima naturalezza e semplicità si viene trasportati in quel mondo e tradizioni e consuetudini, passati, presenti e futuri scorrono via tra le pagine sapientemente scritte.
I personaggi sono proprio tipici dell'Ottocento, pieni di vizi o virtù all'apparenza, ma che covano segreti e passioni nel loro animo, sono un ritratto della società in cui vivevano, dove la rigidità morale non era certo limitata ai paesi del Commonwealth, ma, precursore della moderna globalizzazione, era universalmente diffusa.
Per chi ancora non l'avesse fatto e come me fosse innamorato dell'Ottocentoe e delle sue usanze e volesse trovare una deliziosa finestra su quel mondo ormai passato, consiglio caldamente di accostarsi alla lettura de Il gattopardo, chi invece ha già avuto contatti con il nostro Tomasi di Lampedusa, spero gradirà il teaser odierno.
Mi stupisce che un nuovo terremoto non abbia invaso il Giappone o qualche altra terra emersa, visto che la programmazione del palinsesto degli ultimi dieci anni sta evitando come la peste qualunque cose di minimamente educativo, culturalmente elevato, storicamente attendibile o, è il caso di dirlo, banalmente apprezzabile. Lo stesso giorno su Canale5 girava 17 Again, ritorno al liceo commedia pseudo-educativa con l'idolo delle folle Zac Efron, giusto per dare un paragone, e questo è ancora uno degli esempi più brillanti, visto che suddetto film è godibile e divertente fino ad un certo punto, ma altri sono veramente indigesti.
referisco Giuseppe Tomasi di Lampedusa rispetto a Verga perchè lui sa farmi sognare, mentre Verga riesce solo a deprimermi, non che non sia istruttivo, ma io credo che un libro possa insegnare senza far accadere ai propri protagonisti qualsivoglia tipo di disgrazie, malattie, morti, debiti, cattiva reputazione, miseria... certamente il mito di Verga era quello di dimostrare quanto in basso si può scendere se si cerca di sovvertire il naturale ordine di cose, così come di caste sociali, ma non trovandomi d'accordo con suddetto messaggio di fondo, ho finito per detestare a pelle Verga, non solo I Malavoglia, ma anche Mastro Don Gesualdo e tutti i suoi libri della trilogia dei vinti, che in realtà doveva essere una petalogia, ma lasciamo perdere.
Dicevo del Gattopardo, è un romanzo che mi ha fatta sognare perchè ha delle descrizioni splendide e non solo panoramiche, riesce a farti entrare nella routine di una famiglia nobile siciliana di due secoli fa così come ti abitueresti ad una conversazione sul pianerottolo con la vicina di casa, con la massima naturalezza e semplicità si viene trasportati in quel mondo e tradizioni e consuetudini, passati, presenti e futuri scorrono via tra le pagine sapientemente scritte.
I personaggi sono proprio tipici dell'Ottocento, pieni di vizi o virtù all'apparenza, ma che covano segreti e passioni nel loro animo, sono un ritratto della società in cui vivevano, dove la rigidità morale non era certo limitata ai paesi del Commonwealth, ma, precursore della moderna globalizzazione, era universalmente diffusa.
Per chi ancora non l'avesse fatto e come me fosse innamorato dell'Ottocentoe e delle sue usanze e volesse trovare una deliziosa finestra su quel mondo ormai passato, consiglio caldamente di accostarsi alla lettura de Il gattopardo, chi invece ha già avuto contatti con il nostro Tomasi di Lampedusa, spero gradirà il teaser odierno.
Scheda tecnica
Titolo: Il gattopardo
Autore: Giuseppe Tomasi di Lampedusa
Editore: Feltrinelli
Pagina della citazione: 167
Scheda aNobii
Il risultato paradossale di questi propositi, separati ma convergenti, era che la sera a pranzo i due più innamorati erano i due più sereni, poggiati sulle illusorie buone intenzioni per l'indomani, e si divertivano a ironizzare sulle manifestazioni amorose degli altri, pur tanto minori. Concetta aveva deluso Tancredi: a Napoli aveva patito per un certo rimorso nei riguardi di lei e per questo si era tirato dietro Cavriaghi col quale sperava di rimpiazzare se stesso nei riguardi della cugina;anche la compassione faceva parte della sua preveggenza. Sottilmente ma anche bonariamente astuto com'era, arrivando, aveva avuto l'aria di condolersi quasi con lei per il suo proprio abbandono; e spingeva avanti l'amico. Niente. Concetta dipanava il proprio chiacchiericcio da collegiale, guardava il sentimentale contino con occhi gelidi dentro i quali si poteva financo notare un po' di disprezzo. Quella ragazza era una sciocca, non se ne poteva tirar fuori niente di buono. Alla fine, cosa voleva? Cavriaghi era un belragazzo, una buona pasta d'uomo, aveva un buon nome, grasse cascine in Brianza; era insomma quel che con termine refrigerante si chiama un "ottimo partito". Già: Concetta voleva lui, non era così? Anche lui la aveva voluta un tempo: era meno bella, assai meno ricca di Angelica, ma aveva in sè qualche cosa che la donnafugasca non avrebbe mai posseduto mai. Ma la vita è una cosa seria, che diamine! Concetta avrebbe dovuto capirlo; e poi perchè aveva cominciato a trattarlo tanto male? Quella partaccia a Santo Spirito, tante altre dopo. Il Gattopardo, sicuro, il Gattopardo; ma dovrebbero esistere limiti anche per quella bestiaccia superba. "Freni ci vogliono, cara cugina, freni! E voi Siciliane ne avete pochini."
In cuor suo Angelica dava ragione a Concetta: Cavriaghi mancava veramente troppo di pepe; dopo esser stata innamorata di Tancredi sposare lui sarebbe stato come vere dell'acqua dopo aver gustato questo Marsala che le stava davanti.
Ci vediamo presto,
baci e buona giornata

Mauser
3 marzo 2011
Jane Eyre 2011: il trailer
Per tutte le informazioni sul film vi rimando al post scritto diverso tempo fa quando era trapelata la notizia che fosse in lavorazione l'ennesimo adattamento filmico del tormentato amore tra la brava istitutrice seviziata Jane e il tormentato Mr Rochester
Jane Eyre al cinema (di nuovo)
Già dal preview piuttosto inquietante si capisce che o Cary Fukunaga è stato contagiato dalla mania dell'horror portata a Hollywood da Tim Burton, accentuatissima nel precedente Alice in Wonderland e in fase di lavorazione nel nuovo Cappuccetto Rosso Sangue, oppure mi sono sfuggiti alcuni elementi chiave della vicenda che potrebbe benissimo fare da sfondo a Jane Slayre, piuttosto che all'originale bronteniano.
Ma questo già si sapeva ed era stato chiarito fin dai primi comunicati stampa, comunicati che io ho fatto finta di non sentire nella speranza (vana) di trovarmi di fronte ad una produzione pregevole.
Non sono certa di andarlo a vedere, benchè sia una patita della nostra istitutrice nella brughiera, gli ultimi adattamenti mi avevano abbastanza soddisfatti (quello di Zeffirelli era un capolavoro) e anche lo sceneggiato BBC era apprezzabile; inolre non nutro mola affinità con l'horror, le storie del terrore ecc, per il semplice fatto che mi terrorizzano genuinamente.
Quel che è certo è che all'autore piace vincere facile puntando su un personaggio, quello della protagonista Mia Wasikowska, già avvezza al genere horror soft iniziato da Tim Burton ed, evidentemente, non ancora esaurito, inoltre le sue fattezze un po' sciupate, il suo modo di apparire bruttina e gli occhi grandi (facili da trasformare in spiritati o terrorizzati) sono perfetti per un personaggio inquieto.
Quindi il mio giudizio è: vedremo.
E il mio attual pensiero: sentivamo davvero la necessità di un'altra Jane Eyre? Non sarebbe stato meglio tirare fuori dal cassetto Wilkie Collins e fare un film su una delle sue storie?
Ai posteri l'ardua sentenza.
Mauser
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