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29 gennaio 2010

Cavalcare all'amazzone

Tutti senz'altro siamo a conoscenza della grande passione che gli inglesi hanno sempre dimostrato nei confronti di taluni animali, in special modo cani e cavalli sono sempre stati al centro del loro mondo, tanto da renderli spesso obiettivo di burle in cui tali animali contavano per loro più della vita di altri esseri umani.

In special modo i cavalli sono sempre stati animali apprezzati per la loro bellezza, eleganza e forza, anche nei lavori più umili.
In passato essi erano molto più importanti di oggi perchè gli unici mezzi di trasporto prima dell'invenzione della ferrovia, a parte i piedi, erano le carrozze, di cui abbiamo approfonditamente parlato qui e le bestie da soma.

Le persone più povere consideravano il cavallo un animale nobile, utile, costoso ma molto produttivo e lo sfruttavano per trainare carri e diligenze, per arare i campi e girare le macine.
I nobili invece, affascinati dalla maestosità di queste bestie, li allevavano come corridori e li cavalcavano durante battute di caccia e passeggiate, erano lo sfoggio della loro ricchezza e del loro potere.

Che gli uomini andassero a cavallo non è una novità di cui stupirci, storia vecchia di migliaia di anni, che però, in epoche come quelle vittoriana e georgiana, fosse permesso cavalcare anche alle signore era un altro paio di maniche.
Già, infatti l'ammirazione per questo animale rasentava l'adorazione, tanto che anche alle signore era permesso cavalcare ed era considerata una buona dote in una sposa, inoltre era uno sport che, per usare le parole dell'Imperatrice Sofia dal film di Sissi, "aiuta a mantenere il personale", cioè una forma fisica longilinea ed aggraziata.

Certo non crediate che le donne cavalcassero come gli uomini... e c'era una moltitudine di altre cose che non potevano fare, come partecipare a determinate battute di caccia o lanciare la bestia al galoppo.
Ma in special modo il loro modo di montare era significativo, sia per il nome contraddittorio che per la posizione in cui dovevano stare.

Esse infatti cavalcavano all'amazzone.
Il nome può trarre in inganno, visto che le Amazzoni erano una tribù di donne guerriere della Cappadocia (centro Turchia) citate in molti miti greci (ad esempio quello di Ercole), consociute per la loro forza.
Di sicuro le Amazzoni non cavalcavano all'"amazzone", che prevedeva sella e finimenti molto particolari, mentre a quel tempo si cavalcava ancora praticamente senza sella, tutt'al più con una coperta.
Cavalcare all'amazzone è infatti una pratica (rigorosamente femminile) in cui la donna si posiziona su un particolare tipo di sella con le gambe tutte da una parte, un po' come le streghe sulle scope, per intenderci.

Perchè questo? Vi chiederete senz'altro...

Beh, ci sono molte risposte, ma la maggior parte ha a che fare con la mentalità dell'epoca che vedeva un affronto in una donna che cavalcava in arcione, ovvero a gambe divaricate sulla sella.
Noi ci facciamo poco caso, ma evidentemente per l'epoca il riferimento sessuale della cosa era imprescindibile [il che lascia pensare che per avere una fantasia così sviluppata i cari Victorians non battessero chiodo tanto spesso >_>].
Insomma, una donna che cavalcava "da uomo" era uno scandalo per la buona società, era una donna perduta, dissoluta e di facili costumi, poco importava che fosse vergine.
Una che per apprezzare maggiormente il piacere di una cavalcata decide di stare in equilibrio sulla sella senza sembrare un sacco di patate è senz'altro una meretrice pronta ad allargare le gambe al primo che passa. mica una sportiva!
[In effetti la fantasia in passato non mancava, proabilmente per via del fatto che la TV dovevano ancora inventarla].

Vabbè, osservazioni caustiche a parte, era estremamente sconveniente farsi vedere in suddetta posizione in pubblico, quindi le signore che apprezzavano una cavalcata "come si comanda" si limitavano a praticarla in privato, lontane da occhi indiscreti.

Altra motivazione altrettanto freudiana era che cavalcando in arcione si sarebbero automaticamente sollevate gran parte delle gonne, mettendo in mostra caviglie e sottovesti di pizzo, altro riferimento sessuale molto esplicito visto che le caviglie erano considerate una parte intima che solo il marito poteva vedere e la biancheria, vien da sè, non doveva neanche essere pensata dagli altri uomini (d'altro canto, era consuetudine in epoca vittoriana far l'amore con camicie e sottovesti indosso, la nudità era considerata sporca e motivo d'imbarazzo).
Una donna vista in biancheria era una donna compromessa, anche se l'uomo non l'aveva toccata neanche con l'unghia del dito mignolo.
A tal proposito ricordo che nel telefilm della BBC Orgoglio e pregiudizio c'è una scena dove il signor Collins vede sua cugina Lydia in sottoveste, questo avrebbe portato, nell'Ottocento, ad un immediato matrimonio; Collins è nella scena giustamente sconvolto, mentre Lydia, che è sciocca e senza principi, la prende con leggerezza ridendo.

Trovate difficile confrontarvi con questi concetti di puritanesimo? Io sì eppure l'etichetta di "puritana" me la sono sentita appioppare ben più di una volta!
In effetti la società moderna, con le sue pance scoperte, i derriere completamente esposti, le mutandine e perizomi a vista e le sue ragazze che parlano peggio degli scaricatori del porto non aiuta a farci comprendere la modestia dell'epoca, certo sbagliata, ma figlia di una cultura differente.
Probabilmente è a causa del proibizionismo del nostro passato che siamo arrivati a talune regole forse troppo liberali, ma questa è la mera opinione di una che ha frequentato la scuola con delle ragazze che sembravano uscite dal Postribolo di Zia Poppea.
Decisamente non so quale sia la strada migliore tra le due, come si dice, il giusto sta nella moderazione.

Ma torniamo a noi. C'è ancora un motivo per cui le donne cavalcavano all'amazzone, ovvero per comodità.
Certo si era in bilico più che cavalcando in arcione, ma se con le crinoline, gli ornamenti e le scarpette di allora sembrava difficoltoso salire in carrozza, figuriamoci cosa doveva essere montare! E cavalcare!

Bene, abbiamo elencato le motivazioni principali, adesso vediamo l'origine di tutto questo: ricordate il concetto vittoriano di donna=pallida=svenevole=debole eccetera eccetera?
Bene, è innegabile che per cavalcare occorra un minimo di polso per tenere l'animale sotto controllo, ecco, questa è la caratteristicha che le donne del tempo non dovevano avere, carattere.
Quindi, per ovviare alla cosa, le ragazze venivano messe sulla groppa direttamente piazzate con le gambe di lato e accompagnate, ovvero guidate per le redini, lungo il percorso.
Ma questo tipo di sudditanza continua stava stretta addirittura alle donne di allora che piano piano riuscirono a conquistarsi la loro piccola fetta di indipendenza nella cavalcata, dopotutto non erano un semplice sacco di mele sulla groppa di un animale da soma! Senza contare che, in mancanza di un po' di appiglio, incidenti di sorta erano molto frequenti.

La sella per la monta all'amazzone
Non era una sella come quelle da uomini, essa infatti aveva una seduta più piatta e più ampia, in modo che la signora potesse accomodarsi con tutti i paramenti della sua tenuta da amazzone (la semplicità era una virtù che, dopo l'epoca della Reggenza, si perse per strada).

A differenza della sella tradizionale, inoltre, essa era, per così dire, storta da una parte, nello specifico sulla sinistra.
Infatti la sella da amazzone in inglese viene chiamata sidesaddle cioè, appunto, sella laterale.
Il pomo della sella, caratterizzato dalla classica forma a coda di rondine, era piazzato leggermente spostato a sinistra, in questo modo, sedendosi, la signora aveva la piegatura della gamba destra esattamente in concomitanza con esso, fungendo un po' da appiglio per rimanere in equilibrio.

La gamba sinistra, invece, passa sul fianco del cavallo, morbidamente, come nella cavalcata in arcione. Con la gamba sinistra si impartivano all'animale i comandi "di tacco" o "di sperone" ovvero determinate indicazioni ottenute premendo con le ginocchia sul costato dell'animale, magari per spronarlo al trotto o a prendere velocità.
A differenza di quel che si crede, il costume dell'epoca non prevedeva che cavalieri e amazzoni (cioè coloro che cavalcavano) indossassero speroni sulle calzature: questo avrebbe rischiato di ferire l'animale in maniera pericolosa, generando azioni a catena di panico nella bestia e, successivamente, nel fantino.
Gli inglesi, inoltre, amavano molto le loro bestie, selezionate con cura grazie a incroci di generazioni di purosangue e difficilmente avrebbero permesso di rovinare una delle loro creature.


Pericoli

Come è facile intuire, montare all'amazzone risulta più difficile perchè il baricentro è spostato su un lato, il che rischia di sbilanciare l'amazzone da un lato o dall'altro.
Nello specifico, se essa cadesse di schiena le sue gambe rimarrebbero impigliate nella sella laterale, provocando, fratture a parte, anche un disorientamento della bestia che la disarcionerebbe.

Se invece lo sbilanciamento avviene in avanti (svenimento, cedimento delle cinghie) la donna cadrebbe rovinosamente in avanti, rischiando fratture di vario genere, traumi, ma, soprattutto, di finire sotto gli zoccoli della propria cavalcatura.



Pratica
A differenza di quel che si può credere, le donne che cavalcavano all'amazzone erano la maggioranza (una percentuale superiore a 90) e questa pratica era diffusa sia nella borghesia che nell'aristocrazia e perfino nel West!

Non mi credete? Date un'occhiata alla foto di lato: l'amazzone che salta l'ostacolo vale dieci dei cowboy che la guardano! Tanto per dire le donnine...

Come accennato, la donne che cavalcavano all'amazzone, se avevano pratica alle spalle potevano raggiungere lo stesso livello degli uomini (e a volte fargli anche un baffo =P), esse erano veloci ed ottime saltatrici.
Nelle competizioni moderne ci sono ancora poche, ma valide atlete che gareggiano nel dressage o nel salto ad ostacoli montando all'amazzone come si usava una volta. Tutto è regolare e regolamentato a dovere.



Vi cito un brano tratto dal libro Un'estate da ricordare di Mary Balogh, dove, nello specifico, una delle donne che popolano questa avventura parla alla protagonista della sua passione per la cavalcata in arcione, un po' con l'intento di sconvolgerla e un po' perchè si lascia trasportare dalla cosa. Inutile dire che la nostra puritana protagonista era abbastanza pietrificata. Nello specifico si fa anche riferimento al fatto che alle donne fossero per lo più precluse le battute di caccia grossa

«Andate a cavallo, Miss Edgeworth?» le cheise di sorpresa Lady Freyia nel mezzo di una discussione sui vantaggi di passare a Londra almeno una parte dell'anno.
«Naturalmente» rispose Lauren.
«Partecipate alla caccia alla volpe?»
«No, non l'ho mai fatto.»
«Ma vi considerate una cavallerizza esperta?»
«Dipende da uello che intendete per esperta. Certo so...»
«Attraversate mai la campagna al galoppo?» chiese Lady Freyia. «Saltate le siepi invece di passare dal cancello? Rischiate l'osso del collo per il puro piacere di sentire fra le cosce l'animale?»
Mary Balogh, Un'estate da ricordare, Mondadori


Se siete preoccupati per Lauren, sappiate che se la cava egregiamente in questa situazione spinosa, Lady Freyia nel libro è famosa per non avere peli sulla lingua e non per cattiveria, è semplicemente la sua natura. D'altro canto l'educazione delle ragazze vittoriane riusciva a trarle d'impaccio anche da situazioni tanto imbarazzanti, se utilizzata con cervello.


Ed ecco qualche interessante video su come si cavalca all'amazzone.
Il primo è quasi una prova di dressage in salsa ottocentesca con tanto di costume, vengono inquadrati parecchi dettagli interessanti:



Questa invece è la competizione britannica denominata Ride2TheSide, internazionale e famosissima, ecco un video con delle immagini della gara e tanta ironia ^_^




E concludiamo con le proposte di lettura, come nei programmi di Superquark; tutti i libri che cito, purtroppo, sono solo in lingua inglese, ma sono di facile reperibilità online, io in particolare mi rifaccio quasi sempre ad Amazon che mi offre molti spunti al riguardo
Bene, per questo post ci lasciamo qui, ma scordatevi che molli l'argomento perchè c'è ancora molto da dire al riguardo!
A presto!
Bacioni



Mauser





PS: infine vi lascio la più spettacolare delle immagini che ho trovato durante le mie ricerche sulla cavalcata all'amazzone: santo Cielo, non avevo mai visto niente di simile! Altro che Lady Oscar!

28 gennaio 2010

Il volano tra badminton e battledore

Per la rubrica degli hobby e sport del passato, parliamo oggi del volano e del battledore. Sicuramente ne avrete sentito parlare, magari con il suo nome internazionale, ovvero badminton, si tratta di uno sport a più giocatori praticato con racchette tonde in un campo erboso.

Nonostante sia stato introdotto alle Olimpiadi solo recentemente, il Badminton ha radici antichissime ed è unanimemente considerato il primo sport di racchetta mai praticato.

Gli studiosi fanno risalire la sua origine alla Cina del 500 a.C., grazie ad alcuni antichi vasi su cui paiono essere stati dipinti ragazzi che si divertono con racchette e palline ornate di piume.
Oltre alla Cina, questo gioco era molto diffuso sia in India che in Grecia: si pensa che la versione odierna riprenda le regole e le modalità di quella indiana, infatti il gioco del volano arriva in Europa attorno al 1860: sbarca in Inghilterra importato dai soldati inglesi impegnati in India.
Sempre in Inghilterra, pochi anni dopo, il badminton ha acquisito l’attuale nome. Il duca di Beufort era solito praticarlo con i suoi ospiti e le sue figlie nella sua residenza di Badminton, nel Gloucestershire.

Prima dell'introduzione del badminton era molto praticato il battledore, gioco analogo senza rete, ove i giocatori si passavano il volano attraverso racchette con tela centrale di straccio o pergamena.


Attrezzi e materiali
Gli attrezzi per giocare sono due: la racchetta e il volano.
La prima ha una forma differente rispetto a quella del tennis, le sue dimensioni sono inferiori ed ha una forma più tondeggiante nella parte piatta, mentre il manico è lungo e sottile.
Nella versione ottocentesca del gioco la racchetta poteva avere anche forma quadrata o trapezoidale; inizialmente era costruita in legno per la struttura; nel battledore la parte centrale è coperta di tela o pergamena e la racchetta prende proprio il nome di battledore, mentre per il badminton originario essa era di canapa o budello per le corde, successivamente si è passati a materiali come l'alluminio, l'acciaio e il carbonio.

La seconda parte fondamentale è il volano (in inglese detto anche shuttlecock), che rappresenta la pallina da colpire.
Il volano ha una forma conica ed è costituito da una semisfera in materiale rigido ma leggero, su cui sono fissate molte piume a corolla, che conferiscono direzione, traiettoria e aerodinamicità alla struttura.
Inizialmente la semisfera era fatta in legno leggero (per esempio sughero) o tessuto, successivamente, con l'introduzione delle materiel plastiche, sia la semisfera che le piume sono state sostituite da una struttura rigida.
Il volano è assolutamente identico sia nel badminton sia nel battledore


Il campo da gioco
Il volano si pratica su un campo erboso rettangolare diviso in due metà uguali da un divisorio, solitamente una rete. i giocatori devono per forza essere in numero pari.

Ogni giocatore o coppia, prende posizione su un lato della rete e obiettivo del gioco è lanciare il volano da una parte all'altra facendolo passare sopra la rete ed eseguendo mosse che garantiscono punti, senza che la pallina tocchi terra.




Sebbene generalmente sia praticato all'aperto, il badminton è giocabile anche al chiuso, per esempio le figlie del duca di Beufort lo giocavano nel grande salone del castello di campagna.

Per il battledore, invece, non c'è necessità né del campo né della rete, è sufficiente uno spazio per i giocatori (dove non si rovina nulla).


Scopo e regole del gioco

Nel badminton lo scopo del gioco è di colpire un volano usando una racchetta e facendolo passare sopra la rete in modo che l'avversario non riesca a rispedirlo indietro prima che tocchi terra e al contempo facendo sì che non atterri al di fuori dei limiti del campo. Ogni volta che si ottiene ciò, il giocatore o la coppia guadagnano un punto. Il primo giocatore o coppia che ottiene 21 punti (sul 20 pari si può proseguire finché non si hanno 2 punti di vantaggio) vince un set.

Nel battledore, invece, si gioca passando il volano da un giocatore all'altro facendo in modo che il proprio avversario non riesca a rimandarlo ad un altro giocatore, il principio è uguale a quello di Schiaccia Sette.


Prima del badminton ufficiale

Si praticava un antenato del badminton, il battledore, in una versione che ricorderete senz'altro dal film Disney Robin Hood, esso era utilizzato come divertimento in Europa fin dal Medioevo. Non si trattava del volano vero e proprio, ma assomigliandoci molto esso è spesso accomunato con la versione moderna che, ricordo, risale alla seconda metà dell'Ottocento!
In particolare questa variante era giocata durante il periodo Georgiano e Regency.


Durante l'epoca Georgiana

Il volano (che però era ancora battledore) era molto praticato in tutte le corti europee e nelle residenze di campagna dei nobili, era considerato un gioco molto divertente e lo potevano praticare sia uomini che donne.
Esso era apprezzato per il fatto che non richiedesse eccessivi sforzi fisici, che avrebbero affaticato i giocatori e li avrebbero fatti sudare, ma aveva una gamma di movimenti abbastanza semplici e non troppo articolati che permettevano a tutti di giocare e di imparare regole e tecniche con facilità.
Maria Antonietta era solita giocare spesso a volano davanti al Petit Trianon assieme alle sue dame di compagnia e partecipare ad una di queste partite era considerato un gran privilegio per le ragazze e le signore della corte, come spiega Madam Campan nel suo libro di memorie La vita segreta di Maria Antonietta, edito in Italia dalla Newton&Compton.


Durante l'epoca Vittoriana
Il volano era ugualmente molto apprezzato per le caratteristiche descritte sopra, rese ancora più indispensabili dall'abbigliamento ingombrante che legava gli arti, impedendo gesti e scatti improvvisi come, invece, si richiede per il tennis.



Del volano si apprezzano la sua natura abbastanza "leggera", la semplicità del gioco e la posibilità di praticarlo ovunque. Essendo un divertimento rilassato e rilassante, come il cricket, era ideale per gite all'aperto e pic-nic.

Il passaggio tra battledore e badminton non fu certo traumatico, visto che tra i due la differenza era minima.


Curiosità
  • Nel 1870 venivano pubblicate sui quotidiani inglesi delle raffigurazioni di partite di badminton come parodia delle sedute alle Camere e delle vicende politiche.

  • In Giappone il battledore è ancora molto praticato dai bambini e ragazzi nelle zone rurali, dove lo si gioca con racchette completamente di legno, dalla forma simile a spatole. Queste racchette sono spesso decorate con disegni tipici di fiori e cortigiane dell'epoca Edo.

  • Sempre in Giappone, la racchetta decorata è anche accessorio per la festa di Tanabata (7 luglio) dove le ragazze e i ragazzi indossano abiti tradizionali, come lo yukata, il kimono estivo in cotone, sfoggiando questo tipo di ornamento assieme alle tipiche borsette, ai fermagli e ai sandali tradizionali.

  • Esiste un manga con protagonista una ragazza che gioca a badminton, il nome di quest'opera è Badminton Girl ed è pubblicato periodicamente dalla rivista contenitore Ribon, in Italia esso non è tradotto.

  • In Sud America è praticato un gioco analogo al battledore derivato da un divertimento Incas. Una pallina simile al volano, con la base più grossa e appiattita e le piume colorate viene lanciata con colpi di mano agli avversari cercando di fare in modo che questi non la acchiappino [risparmiano sulle racchette =P].

  • Per le Olimpiadi di Londra 2012 è stata emessa una serie limitata di francobolli per gli sport in gara, compreso quello del badminton, accompagnato dal busto della Regina Elisabetta II.
  • Nel film Disney Robin Hood Lady Marian e Lady Cocca giocano una partita a volano quando incontrano per la prima volta Saetta e i suoi amici del villaggio.

Bene, con qesto ci salutiamo, ciao a tutti e buona serata!



Mauser




9 dicembre 2009

Croquet

Inauguro oggi una piccola sezione che voglio dedicare agli Hobbies e agli Sport dell'epoca Georgiana e Vittoriana e la inizio con uno dei divertimenti più comuni e apprezzati di quest'ultima: il croquet!

Noi italiani lo conosciamo poco per svariati motivi, ma all'estero, e specialmente nei paesi anglosassoni e del Commonwealth, esso è uno sport di grande rilevanza.
Apprezzato per la sua natura che lo rende adatto sia a competizioni agonistiche che a mero divertimento tra amici, ha inoltre la particolarità di essere poco stancante, praticabile all'aria aperta sotto il sole e le giornate più belle e adatto ad ogni età ed ogni sesso.

Esso può essere inoltre praticato sia individualmente che a squadre, il che è utile nel caso di un grande numero di giocatori riuniti.
Essere uno sport piuttosto tranquillo lo rendeva adattissimo al tempo Vittoriano e Georgiano, quando le signore con le crinoline e le torunure e fasciate nei rigidi corsetti difficilmente potevano praticare divertimenti eccessivamente stancanti o atletici.

Ottimo mezzo di socializzazione, favoriva ogni tipo di discorso, dai più banali sul tempo, ai più approfonditi sui passatempi, la letteratura e la filosofia.
Il fatto di essere praticato all'aperto lo rendeva una delle principali attrattive dei ricevimenti all'aperto, come quello organizzato dai Bingley di Netherfield Park della (da Orgoglio e Pregiudizio della Austen) per ringraziare la comunità dell'invito al ballo sociale a cui avevano partecipato.
Ottimo per respirare aria pulita, era un invito a giocare tutti insieme divertendosi.

Il croquet, insomma, era assieme al volano (o badminton) lo sport simbolo dell'epoca Vittoriana. Praticato e conosciuto da un sacco di persone sia tra i titolati che tra i meno benestanti.


Breve storia del gioco
Il Croquet trae origine dal trecentesco gioco italiano della pallamaglio.
In auge prima in Francia poi in Irlanda, trova la sua definitiva consacrazione verso la metà del 1800 in Inghilterra, dove viene codificato con regole valide tutt'oggi.

Regole del gioco
Il gioco del Croquet è una battaglia tattica in cui ogni giocatore manovra sia le proprie palle che quelle dell'avversario in modo da segnare punti e, allo stesso tempo, ridurre le possibilità dell'avversario di fare altrettanto mediante un accorto posizionamento delle palle alla fine del turno, un po' come avviene per il golf e il biliardo.

Scopo del gioco è quello di segnare dei punti facendo passare una palla colpita da una mazza sotto delle porte disposte a formare un ben determinato percorso, al termine del quale si deve colpire un picchetto posto al centro del campo.
La partita viene vinta da chi per primo conclude il percorso con entrambe le palle a disposizione, oppure da chi segna il maggior numero di punti in un tempo concordato.

Il Croquet viene giocato con quattro palle, Blu e Nero contro Rosso e Giallo, su un campo contenente sei archetti ed un picchetto centrale, detto peg.
Si può giocare in singolare o in doppio, in questo caso ogni giocatore della coppia giocherà con una certa palla per tutta la partita.

Lo scopo del croquet è quello di terminare per primo il tracciato prestabilito, attraversando con entrambe le palle e nel senso giusto ogni archetto per due volte (prima nel giro di andata, poi in quello di ritorno) e, quindi, colpendo il peg.
Per ogni archetto attraversato nell'ordine giusto (in uno o più colpi) viene attribuito un punto.
Il punto è segnato sia che la palla venga colpita direttamente dal giocatore che da un'altra palla.

Nel gioco classico, pertanto, il vincitore deve segnare 26 punti (12 punti di passaggio degli archetti ed il punto del peg, per ogni palla).
Nel gioco a 14 punti, non viene percorso il giro di ritorno, quindi ogni palla deve attraversare solo sei archetti e in ultimo colpire il peg.
È possibile anche giocare delle partite a tempo: scaduto il tempo prefissato, il vincitore sarà il giocatore che ha segnato più punti.

Le distanze sono in metri (una cosa molto insolita per un gioco così diffuso nei paesi anglosassoni dove, tendenzialmente, avrebbe dovuto prendere le diciture e le unità di misura locali).
L'ordine di attraversamento degli archetti è indicato dalle frecce, partendo dall'archetto indicato con 1A.
L'archetto di partenza ha la traversa blu; l'ultimo, o Rover, ha la traversa rossa.
Delle mollette (clips) con gli stessi colori delle palle sono posizionate sugli archetti o sul peg per indicare il punto successivo per ogni palla.
Le clips sono poste sulla traversa degli archetti durante il giro di andata e su un ritto degli stessi durante il percorso di ritorno.

I giocatori hanno diritto a turni alternati.
Nei primi quattro turni, le quattro palle vengono messe in gioco da un punto qualsiasi di una delle linee di partenza (baulk lines) ai due lati del campo.
Non c'è un preciso ordine con cui mettere in gioco le palle.
Una volta che tutte le palle sono in gioco, il giocatore può scegliere quale delle proprie palle giocare in ogni turno.

Un turno consiste in un solo tiro, ma si possono guadagnare tiri extra:

  • se la palla segna un punto attraversando un archetto, il giocatore ha diritto ad un altro tiro;
  • se la palla colpisce un'altra palla (roquet), il giocatore pone la propria palla a contatto con la palla colpita e tira la propria palla in modo che l'altra si muova od oscilli (tiro di croquet). Dopo questo tiro, il giocatore ha diritto ad un ulteriore colpo.
Dopo ogni tiro le palle uscite dal campo vengono rimesse in gioco ad una yarda di distanza dal bordo (sulla linea di yarda) perpendicolarmente al punto in cui sono uscite; anche le palle che si trovano all'interno della linea di yarda - tranne la palla in gioco - vengono riposizionate sulla linea di yarda.

Dopo che una palla ha segnato il suo ultimo archetto (palla rover), può segnare il punto di peg sia venendo tirata direttamente contro il picchetto centrale, sia venendovi spinta contro da un'altra palla rover. La palla è quindi pegged-out e tolta dal campo.

Riferimenti letterari
Il più famoso di tutti è senza dubbio la citazione delle Le Avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie dove la protagonista viene invitata dalla Regina di Cuori, sovrana del Paese delle Meraviglie, a giocare una famosissima partita di croquet con i fenicotteri come mazze e porcospini come palle.

Dello stesso episodio del libro si parla anche in Il circolo Dante dove all'inizio della vicenda viene citata una analoga partita giocata con fenicotteri e porcospini.

Al croquet vengono anche fatti molti cenni in svariati libri di ambientazione storica (perlopiù del periodo vittoriano), ad esempio se ne parla nel libro Un'estate da ricordare di Mary Balogh, oppure in Il segreto di Olivia di Carolyn Jewel (quest'ultimo lo consiglio moltissimo, benchè sia un romance ha, secondo me, una trama particolare e piuttosto interessante).

Personalmente, non avendo mai visto giocare a croquet sono piuttosto combattuta su questo sport: da un lato mi piacerebbe praticarlo per vedere com'è, ma dall'altro mi viene il terrore che diventi dopo un po' di una noia mortale.
Io ad esempio non sono brava a golf e guardarlo è un vero supplizio, non vorrei che il croquet ci assomigliasse troppo, ma d'altra parte essendo così poco diffuso nel nostro Paese, vederlo giocato risulta molto difficile, restano dunque solo le sessioni olimpiche, che perlopiù lo trasmettono alle tre di mattina...



Ma queste naturalmente sono le opinioni di una profana, voi cosa pensate a riguardo?



Mauser


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