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14 ottobre 2013

Ada Lovelace, l'Incantatrice dei Numeri

Cari lettori,
come state? Sto cercando di aggiornare con più frequenza rispetto al passato, anche se ciò non significa che io ci riesca... chiamatelo pure il fallimento del secolo.
Ada Lovelace
Dipinto riprodotto dall'originale di William Carpenter
del 1840
Ho pensato di scrivere qualcosa su grandi personaggi del passato e, in particolare, ho selezionato la figura di questa donna, Ada Lovelace, per chiudere un po' il cerchio con gli altri personaggi femminili sui quali mi ero soffermata, a volte in coppia col consorte col quale hanno diviso la propria passione artistica o culturale, altre volte temerarie anime libere dedite a scienze e passioni completamente distanti dai loro parenti e mariti, per vedere cosa è stato scritto in passato vi rimando alla sezione delle Biografie.
In tutto ciò però mi sono accorta che la maggior parte di queste donne ha dimostrato doti più umanistiche che scientifiche e così oggi ho deciso di proporvi una minibiografia di questa Ada Lovelace che, sono sicura, appena inizieremo a parlare vi ricorderete subito.

18 giugno 2013

Le calze

Cari amici,
come state? Spero che il vostro tempo trascorra serenamente, per quanto mi riguarda sono parecchio indaffarata in mille progetti e anche molto stanca, il primo dei progetti di cui mi sto occupando è casa mia.
Woman fastening her garter
by Edouard Manet
Vado a vivere da SOLA, finalmente posso coronare questo progetto che mi segue fedelmente da ormai diversi anni e al quale aspiravo. Data di chiusura ultima: settembre, anzi a dirla tutta io speravo luglio... Avevo tanti dubbi su questa decisione, ancora adesso la paura non manca, a volte ho qualche incertezza,

24 dicembre 2012

Ye Olde Cheshire Cheese

Carissimi lettori,
come state? Io diciamo che tiro avanti.
Come potete vedere da questo ultimo periodo di inattività, il mio intento di non abbandonare il blog è riuscito solo in parte. Sono estremamente dispiaciuta del poco tempo che riesco a dedicargli, della scarsa disponibilità che ho per i post e per gli approfondimenti e ogni volta che ripenso al Georgiana's Garden o, anche peggio, a quanto tempo lascio trascorrere tra uno scritto e l'altro mi sento sempre più in colpa. L'ultima volta, la sera di sabato, mi sono sentita morire quando, anche nella realtà, una certa pesona (non far finta di non avere colpe!) mi ha detto "ma è tanto che non aggiorni". Insensibile! Ci sono rimasta malissimo...
La storica insegna del locale
Ye Olde Cheshire Cheese
La signora V.T. che da anni tiene corsi di formazione aziendale e nel tempo libero si diletta a psicologa di noi poveri e frustrati dipendenti risponderebbe che si tratta di una scelta di priorità nella vita, probabilmente avrebbe ragione, ma sapere che do priorità ad altro mi fa sentire ugualmente un verme verminoso [cito da dall'Hercules Disney].
Se riuscite a perdonarmi per queste mie umane manchevolezze, per la scarsa autodisciplina che riesco ad impormi e per tutti i difetti di cui infarcisco il blog e i post, da un'opinione fin troppo personale a una serietà piuttosto relativa, io sono sempre onorata di avervi in questo sito e spero di riuscire ad intrattenervi oggi come una volta :)

23 luglio 2012

Profumi, aromi, essenze e fragranze

Cari lettori,
chi non muore ci si rivede!
Sì, lo so che con i tempi che tengo, ormai, potrei essere facilmente creduta deceduta, ma ogni tanto ritorno e spero di continuare a farlo =)

Dopo un post bello tosto sullo sfruttamento minorile di qualche settimana fa, passiamo oggi ad un argomento decisamente più frivolo: oggi parliamo di profumi.

9 giugno 2012

Lo sfruttamento minorile

Qualche tempo fa (che per essere politically correct e mantenere il buon nome del blog non specificherò) mi è stato chiesto un approfondimento a proposito dello sfruttamento minorile durante l'epoca vittoriana ed è con grande piacere che mi accingo ad affrontare questo argomento, anche se estremamente dispiaciuta di aver lasciato trascorrere tanto tempo tra la richiesta e la sua conclusione: purtroppo, come vi accennavo nel post passato, sono un bel po' assillata dal lavoro, scadenze che incombono, progetti in partenza imminente (speriamo! incrociate le dita per me) e problemi gravissimi sono purtroppo all'ordine del giorno e mi portano spesso a viaggiare, sebbene sia sempre stata una persona piuttosto incline alla dormita, ormai convivo col sonno cronico e sto cominciando a trovare piuttosto comodi anche i sedili del treno o dell'autobus, ma se vi dicessi che mi sono letteralmente addormentata in piedi appoggiata ad una porta...

1 maggio 2012

Il sunbonnet

Con la parola sunbonnet in inglese si identifica una particolare foggia di copricapo a metà tra una cuffia e un cappellino.
Girl of the Golden West
by Harrison Fisher
Il sunbonnet è infatti una variante della cuffia femminile che serviva durante l'Ottocento per ripararsi dal sole e dai suoi raggi senza doversi necessariamente munire di cappello.

26 aprile 2012

Pudore vittoriano

Cari lettori,
una di voi, Letizia, ha deciso di sfruttare l'opportunità di richiesta messa a disposizione del blog e mi ha domandato un approfondimento sul pudore vittoriano.
È una richiesta che accolgo volentieri, anche se costruire un argomento simile penso sia molto complicato perchè riuscire ad identificare tutte le cause e gli effetti che hanno scatenato quesa "moda della modestia" sia estremamente complesso e probabilmente non riuscirò in toto nell'idea ch emi sono prefissa quando ho abbozzato per la prima volta questo post.
Mi dispiace in particolare che la stesura di questo post, con tutti gli impegni che ho avuto, abbia richiesto tanto tempo e per diverse settimane io non abbia aggiornato.

Donna nuda allo specchio
by Giovanni Bellini

9 aprile 2012

Boodle's Orange Fool

Il Boodle's Orange Fool è da secoli il piatto per eccellenza del celebre club londinese per soli gentiluomini.
Vi avevo accennato nel corso del post dedicato al ritrovo Boodle's e oggi vorrei darvi la ricetta di questo dessert assolutamente squisito, tantopiù che è di preparazione abbastanza semplice, ha un gusto fresco e delicato adatto sia alla stagione calda che a quella invernale, si presta per tutti i tipi di ospiti, dai più snob ai meno sofisticati, e garantisce un successo eccezionale =)

La sua preparazione in parte ricorda qulla della trifle per la cui ricetta vi rimando all'apposita pagina.
Dunque preparate gli ingredienti e mestoli alla mano! Vedrete che cosa semplicissima

Ingredienti (x 4 persone)
  • 4 dischi di pan di spagna larghi come un bicchiere e alti circa 1cm
    (in alternativa una teglia completa che si provvederà a tagliare in seguito)
  • 1 tazza e 1/4 di pann
  • 4 cucchiaini da caffè di zucchero
  • La scorza grattuggiata finemente e il succo di 2 arance (meglio se di polpa bionda)
  • La scorza grattuggiata finemente e il succo di 2 limoni

Preparazione
Predisponete 4 coppe di vetro come contenitori da dessert e sistemate in ciascuno una fetta di pan di spagna.
Nel frattempo amalgamate in una ciotola la panna con un poco del succo delle arance e del limone, mescolare bene e ripetere finchè tutto il succo dei frutti è stato incorporato, passate quindi allo zucchero e alla scorza grattuggiata e montate con più energia oppure aiutatevi con un robot da cucina o uno sbattitore elettrico finchè il composto non diventerà bianco e soffice.
Dividete il preparato in quattro parti e versate ciascuno sui dischi di pan di spagna fino a coprirlo completamente e arrivare fino al  bordo del contenitore di vetro.
Coprite con uno strofinaccio di cotone e mettete i quattro recipienti in frigoriferio a raffreddare almeno 3 o 4 ore.

Prima di servire estrarre il dessert e guarnirlo con spicchi d'arancia, limone e altra scorza (potete lasciarne da parte un po' dalla preparazione).
Non rimescolate.
Servite appena uscito dal frigo, come un semifreddo o un semi-gelato morbido (non del tipo martello-scalpello) e vedrete che figurone! Oltretutto questo dessert è totalmente analcolico, infatti io ne sono innamorata e penso che sia una delle più belle invenzioni che possa proporre alle cene tra amici, dove non tutti gradiscono il gusto pungente di liquori come il rum, il marzala o il martini che spesso vengono incorporati nella preparazione.


Varianti
Poichè non tutti possiedono coppe da gelato o un'attrezzatura adeguata è possibile sostituire il recipiente da portata con dei bicchieri come quelli da bar, oppure con delle capienti tazze del mattino, tipo da tè.

È inoltre molto interessalte la variante che prevede l'impiego di wafer come sostituti del pan di spagna.
I wafer sono facilmente recuperabili al supermercato, i più indicati sono quelli piccoli tagliati a cubetti e al gusto di vaniglia.
Altra variante vede l'uso di amaretti anzichè wafers: perchè no?

Forza, mano agli attrezzi e fatemi spaere se avete intenzione di sperimentare questa breve e semplice ricetta dall'effetto assicurato e, nel caso, le vostre osservazioni al riguardo.


Fonte
Quella che vi ho proposto io è la versione data da foodbuzz che secondo me è la più semplice ed efficace nel risultato, ma in internet ovviamente proliferano le varianti.

Un bacio e a presto




Mauser







2 aprile 2012

Boodle's

Della serie "a volte ritornano", eccomi ancora qui, sopravvissuta, un po' stropicciata, preoccupata ma sempre fedele alla mia passione. Se l'affidabilità in termini di aggiornamento non è proprio il mio forte, di certo lo è il mio amore per l'epoca di cui parlo e, potendo scegliere, cerco di portare avanti il mio progetto del GsG, non condannatemi troppo duramente =]

Un'illustrazione dell'ingresso del Boodle's
by
John Owens
La dicitura "a volte ritornano" che ho adoperato al principio era voluta perchè il ritornare implica un luogo e oggi parleremo proprio di un certo luogo, uno di quelli più famosi durante il tardo Settecento, la Reggenza e sopravvissuto fino ad oggi attraverso l'epoca Vittoriana.
Signore e signori, vi presento questa sera Boodle's.

Boodle's è uno dei più famosi club esclusivi di Londra, per gli anglosassoni è un'istituzione, ma una di quelle che raramente vengono esportate all'estero, così gli stranieri conoscono il White's, ma non Boodle's nonostante fossero entrambi club di grande importanza sociale, storica e politica, anche se il primo detiene il primato del più antico club della capitale.


Storia, fondazione e trasferimento
La fondazione del Boodle's avvenne durante la seconda metà del Settecento, nel 1763 ad opera di William Petty FitzMaurice, Lord Shelburne, futuro Primo Ministro d'Inghilterra e poi creato marchese di Lansdowne; la localizzazione del club non era quella odierna in St. James Street, bensì ai numeri 49 e 51 di Pall Mall dove rimase circa un ventennio prima del trasferimento.

Questo spostamento fu dovuto principalmente alle crescenti esigenze e necessità della "casa", a cominciare dallo spazio; verso la fine del Settecento, infatti, tra i nobili e ai politici (cariche che spesso si sovrapponevano essendo tutti i nobili anche politici appartenenti alla Camera dei Lords) divenne di moda ritrovarsi al di fuori dell'ambito parlamentare a discutere, chiacchierare, progettare alleanze e tattiche politiche e così via.
A contribuire fu anche il progressivo mutamento politico e sociale dovuto a tutti i cambiamenti a cui l'Inghilterra e l'Europa andavano incontro, non solo la Rivoluzione Francese, ma anche l'ascesa napoleonica, il progredire dell'industria, le riforme societarie, di diritto, ecc. che crearono la necessità di intese e dibattiti all'interno dello stesso Parlamento, le nuove norme e i provvedimenti da prendere non erano più solo dettati dalla morale come avvenuto fino ad allora, ma si prestavano a molteplici letture e sfaccettature consentendo prese di posizione differenti a seconda della propria estrazione e ideologia, non necessariamente una divergenza netta ricchi-poveri e lords-politici semplici.

Illustrazione del primo Ottocento raffigurante gli interni (precisamente
la Coffee Room) con il personale di servizi che predispone per la cena
La stessa stanza oggi


Questa concentrazione di eventi e necessità di dibattiti che fece sì che i club londinesi, non troppo lontani dall'"ufficio" (il Parlamento), ma allo stesso tempo sistemazioni ben distinte dalle proprie case dove vivevano mogli, madri e sorelle, avessero un grandissimo incremento di popolarità.

Il club offriva un ambiente a misura di uomo e non di personaggio, privacy e confort, ogni ben di Dio disponibile in termini di beveraggi e cibi e la compagnia dei propri pari coi quali ritrovarsi in un ambiente più informale che le aule del Parlamento dove qualsiasi nota era scritta, archiviata e ogni parola presa sul serio.



Fu proprio in questo periodo, tra la fine del Settecento e la prima metà dell'Ottocento, che i club per gentiluomini e i ritrovi fioccarono come nespole e, proprio per quanto detto poc'anzi, tutti questi luoghi avevano una rigida vocazione politica, fosse essa tory o whig, questa era sempre esplicita in modo che non ci si potesse confondere circa il taglio degli argomenti discussi, le opinioni dei presenti e il loro orientamento politico.



Esattamente come il White's, anch'esso di ideologia tradizionalista tory e spostato dalla sua sede originaria, anche il Boodle's seguì questa strada e nel 1782 con una clientela sempre maggiore, variegata ed esigente, il club si trasferisse nella sua attuale localizzazione, al numero 28 di St. James Street. La location era quella di un antico e poi estinto club londinese denominato Savoir Vivre di cui prese il posto.
St. James Street, inoltre, era quasi una meta necessaria per essere un luogo di successo in quanto una delle strade più prestigiose della capitale, affollata e ricca di passeggio, anche se di una certalevatura, insomma un viavai chic e non certo quello dei verdurai.
La Coffee Room, la sala principale del club, le vetrate sono
quelle che si riconoscono passando davanti all'ingresso e
hanno un'ottima vista su St. James Street
Era una strada di un certo calibro e con persone di altrettanto calibro, meta prediletta dagli scapoli nobili che vi si erano acquartierati in massa e che si configurava perfetta per ospitare gentiluomini soli in cerca di una adeguata compagnia idonea per scala sociale.

Il palazzo di St. James Street che il club andò ad occupare e risistemare era stato disegnato nel 1775 da John Crunden e i tenutari del locale apportarono alcune modifiche di carattere architettonico e di risistemazione dei locali affidandosi a John Buonarotti Papworth tra il 1821 e il 1834.

Il nuovo palazzo occupato permise all'organizzazione di istituire nuovi divertimenti e provvedere a nuove necessità e svaghi per la clientela con sale da gioco, del fumo, dei liquori e così via. Le amenità a disposizione dei paganti crebbero in gran numero e grazie alla nuova prestigiosa posizione lo status del club si elebò notevolmente, assurgendo al rango del White's, fino ad allora unico termine di paragone utilizzabile nel giudizio di un ritrovo per gentiluomini.

Agli inizi del XIX secolo il club passò di proprietà e venne acquistato da Mr Gayner, al quale successe poi la sorella che mandò avanti le attività (Penny House non è poi così distante) e ne mantenne la gestione fino al 1896, alla sua morte  i suoi legali decisero di chiudere.
Fortunatamente una colletta tra i facoltosi membri, non certo privi di risorse economiche, permise di mantenere aperta la struttura che da allora fu guidata non più da un proprietario, ma da due comitati, un gestionale e uno amministrativo e si sostiene interamente con le rette dei suoi iscritti.


La cucina e la società
Fu in quel periodo che si configurò una delle cose per cui il club è tanto famoso, cioè la sua cucina e nacque il prototipo di quello che è, ancora oggi, il più conosciuto e invidiato piatto del Boodle's, un succulento dessert chiamato Boodle's Orange Fool originariamente a base di pan di spagna, crema, limoncello (o essenze di limone), frutti di bosco e altro e di cui vi darò la ricetta nel prossimo post.

Altra caratteristica che concerne il campo enogastronomico è il gin servito nel locale, particolarmente apprezzato e menzionato anche da Winston Churchill, storico frequentatore, è così rinomato da avere una propria etichettatura e produzione.

La parte culinaria di questi ritrovi non è assolutamente da sottovalutare in quanto molti di questi fungevano da sedicenti ristoranti per gli appartenenti, gli iscritti avevano infatti la possibilità di cenare a piacimento al club, frequentandolo con una certa regolarità.
Nell'ambito della vita single della Londra settecentesca e poi vittoriana,ciò era importante. I gentiluomini non accasati, infatti, quando non partecipavano a ricevimenti con cena o banchetti cenavano spesso nei club dove il servizio era eccellente ed era compreso nella quota d'iscrizione.
Insomma, un buon modo per non consumare un pasto solitario a casa, lui, il cameriere che serviva a tavola e nessun altro... lì invece si incontravano persone della propria cerchia di conoscenze, si discuteva di molti argomenti dai più frivoli ai più impegnati, compagnia e conversazione è quello che molte persone cercavano fuori casa.
Una delle sale interne

Questa sua caratterizzazione più intratteniva e meno politica fu una caratteristica che il club assunse solo durante l'Ottocento, quando perse la sua aura di ritrovo dei tradizionalisti che più tradizionalisti si muore, insomma quel che si dice biosgna essere più realisti del re.
Parte di ciò avvenne a seguito del trasferimento e delle stanze in più a disposizione, ma forse il trasferimento fu necessario proprio per espandere questa nuova caratteristica... probabilmente entrambi, è nato prima l'uovo o la gallina?

Boodle's finì con l'uniformarsi allo standard di servizi offerti dagli altri locali per gentiluomini della City, introducendo molti più divertimenti in termini di gioco d'azzardo e relax (c'è il bagno turco e una vasca di acqua calda tipo terme romane) e la possibilità di cenare al locale, caratteristica spesso disprezzata dai più tradizionalisti iscritti del XVIII secolo, ma che lo portò alla gloria con la sua cucina.


È probabile che, come per molti club maschili di Londra, anche il Boodle's si occupasse di fornire una vasta gamma di attrazioni ai suoi avventori, comprese ragazze e divertimenti scollacciati, era un'usanza abbastanza diffusa, se ci pensate anche la più logica, anche se sempre passata sotto silenzio per via della moralità di cui i partecipanti si ammantavano.

Nonostante questo mistero che poi così mistero non è, il Boodle's è l'unico club di Londra a non aver mai avuto uno scandalo al suo interno, caratteristica di cui l'organizzazione si fregia ancora con orgoglio sottolinenando la serietà della clientela, la riservatezza del personale e il lavoro ben fatto che si può rintracciare tra le pareti del locale.

Ovviamente per tutelare questo tipo di privilegi e questo status esistevano norme rigidissime che regolamentavano l'ingresso al club, il vestiario da tenere (per chi cenava nella sala principale, detta Coffee Room, bisognava indossare necessariamente abiti da sera e accessori adeguati, non erano ammesse eccezioni, ma per un look più informale si poteva cenare nel salottino attiguo) e il comportamento dei suoi membri; si vocifera che, almeno prima dell'avvento dei comitati direttivi, a giudicare questi comportamenti fosse un tribunale interno i cui membri erano ovviamente supersegreti, immaginiamoci qualcosa come nelle scuole degli anime giapponesi, dove esiste un Consiglio Studentesco che si occupa dell'organizzazione e gestione della scuola e delle sue attività, con l'unica differenza che in questi casi i membri non sono affatto segreti.

Il nome
Una dedica al Boodle's che lessi in giro qualche tempo fa recitava: 
Boodle's was founded by a Prime Minister and named after a head waiter
Boodle's fu fondato da un Primo Ministro e nominato secondo il suo maitre

La trovo una cosa estremamente divertente che un locale che si dà tante arie porti, ancora oggi, il nome di un plebeo che fece carriera passando da misero servitore e cameriere a "maestro di casa", cioè colui che mandava avanti la baracca e dirigeva il lavoro.
Un club tra i più tradizionalisti, ancora oggi ad ingresso esclusivamente maschile e di stampo rigidamente conservatore anche nel suo orientamento politico e che porta il nome di un suo dipendente.
Un inno al socialismo, direi...

Il nostro signor Boodle era infatti Edward Boodle, primo e insostituibile factotum del locale, assunto direttamente da Lord Shelburne e considerato un impiegato efficientissimo e instancabile. A lui è dedicato questo prestigioso e raffinatissimo locale.

L'ingresso del club oggi

Elezione e ingresso ufficiale
Il nome del candidato papabile per l'ingresso al club doveva essere sponsorizzato da due già iscritti, esattamente come al White's, ciò non era particolarmente difficile perchè essendo una cerchia elitaria la maggior parte dei candidati e dei presenti erano amici di famiglia, padrini, imparentati e così via. Per i parvenu e i nuovi arricchiti non c'era posto in un ambito tanto rigido e chiuso in sé.

A questo punto veniva disposta un'anfora nella sala principale dove tutti gli altri membri esprimevano la loro opinione sulla candidatura introducendo una palla bianca o nera, il bianco era a favore, il nero contrario. Ciò era coperto dal massimo riserbo e nessuno sapeva come avevano votato gli altri.

A quel punto lo scrutatore, Mr Gayner, procedeva al conteggio, ma se il candidato non aveva prima superato il suo rigido esame, che avveniva di nascosto tramite un buco nel muro dal quale Gayner spiava il comportamento della persona, aveva diritto di veto sulla decisione dei presenti e poteva opporsi all'ammissione.

Membri notabili del club
Non li citerò tutti e, comunque, la lista è disponibile online, ma i più famosi meritano menzione
  • William Cavendish, 5° Duca del Devonshire
    Il marito di quella Georgiana Cavendish così di moda per il film della Knightley...
  • Charles James Fox
    Inspiegabile whig antischiavista, Segretario di stato, sostenitore della causa americana e di quella francese tra le fila nemiche
  • William Wilberforce
    Commerciante e schiavista poi leader dell'abolizionismo. È l'autore delle splendide parole della canzone religiosa Amazing Grace (vi suggerisco di ascoltarla, è stupenda)
  • Arthur Wellesley, 1° Duca di Wellington
    Direi che è abbastanza famoso per la sconfitta di Napoleone a Waterloo da non avere bisogno di altro in aggiunta
  • Beau Brummell
    Che però era iscritto a tutti i club e i divertimenti di qualsivoglia natura della capitale, direi che era la versione maschile e regency di Ran Kotobuki, la gal number onedi Shibuya =]
  • Winston Churchill - membro ad honorem
    Il Primo Ministro inglese che tenne la carica durante la II Guerra Mondiale, ovviamente tory
  • Ian Fleming
    Lo scrittore che diede vita alle gesta della celebre spia James Bond, nome in codice 007 [Adesso vado a rivedermi il primo film]
  • David Niven
    Per gli appassionati del cinema degli anni '40, attore e sceneggiatore divenuto celebre col personaggio di Phantom ne La pantera rosa (parliamo delle prime versioni, non quelle con Steve Martin eh!) e prese parte anche al kolossal L'ammutinamento del Bounty oltre a molti bei film come Cime tempestose, Il prigioniero di Zenda e Assassinio sul Nilo.

Sitografia e bibliografia
Wikipedia EN | Boodle's
Historical Resources | History of Boodle's
Number One London | Boodle's
Sito Ufficiale Boodle's
Visitlondon | Boodle's
City of London | Boodle's Club

Spero davvero che questa passeggiata nella storia di un altro dei club più famosi e frequentati di Londra sia stato interessante.
Vi auguro una buona serata,
a presto




Mauser

19 marzo 2012

L'evoluzione dei "costumi" propriamente detti

Ovvero: come si andava alla spiaggiatra il XVIII e il XX secolo


Si appropinqua l'estate.
Queste le parole cariche di cinismo che una mia amica mi ha rivolto la scorsa settimana.
Nel suo vocabolario ciò ha un solo sinonimo: dimagrire.
Buttare giù la pancetta dell'inverno opportunamente coperta da maglioni e collant contenitive, fare un bell'abbonamento di tre mesi in palestra e andare a sudare sui tapis roulant, sgranchirsi la schiena alle lezioni di pilates, rassodare glutei e addominali con infiniti crunch e privarsi di qualunque cibo non appartenga agli ultimi due gruppi alimentari.
Nel mio vocabolario invece quest'affermazione è sinonimo di: "addio serate con le amiche". Le poche volte che sarò in città mi toccherà salutare mestamente le uscite pizza&cinema (perché la pizza è off limits), i filmacci romantici sul divano con nutella o gelato in grembo (la nutella è il male) e sbocconcellare i biscotti col tè della domenica pomeriggio (avete presente il numero di calorie contenute in una singola ostia?! Beh, io no).
Per una che tocca il suolo della sua città una volta alla settimana sono privazioni di notevole portata e il problema delle mie amiche, tra universitarie e stanziali, non mi tocca perché non avrei né il tempo né lo spirito per iscrivermi in palestra. E comunque da adulta ho un rapporto decisamente migliore con me stessa e tutto il surplus.

Donne di metà Settecento abbigliate per
una passeggiata sulla spiaggia
(non si nota la differenza, potrebbero
trovarsi a Piccadilly)

Ogni tanto mi dico che era meglio quando gli esseri umani andavano al mare vestiti, almeno non si preoccupavano della ciccia di troppo.
Poi però, ricordando il quanto andavano vestiti, cambio sempre idea.

Quando si dice che l'eccesso è sempre un male...
Durante il Settecento, secolo dei Lumi, della frivolezza, del rococò, andare a nuotare alla spiaggia era considerato primitivo, l'usanza era lasciata i popolani che si spogliavano e usavano quell'immensa distesa d'acqua come una specie di vasca da bagno gratuita. I ricchi non amavano particolarmente l'aria salmastra che rovinava il trucco delle donne (vi rimando al video contenuto in questo post), il vento quasi sempre sferzante disfaceva le elaborate e impomatate parrucche e il sole della canicola rovinava la pelle e l'effetto del cerone. La spiaggia era piuttosto snobbata.

Verso fine secolo le cose cominciarono a cambiare, cominciò a diventare abituale una passeggiata presso la spiaggia e un soggiorno nelle località marinare, specialmente per rinvigorire la salute che non traeva certo giovamento dai piatti eccessivamente proteici della tavola dell'epoca, dalla vita condotta quasi sempre al chiuso, dallo scarso movimento fisico e dall'aria poco salubre delle città. Proprio per gli stessi motivi anche le vacanze in località termali o nelle zone del Mediterraneo erano estremamente quotati.
Le località marine erano considerate dei grandi sanatori, insomma.

Gli uomini iniziarono ad "andare al bagno" in questo periodo, cioè andare alla spiaggia per nuotare, erano abbigliati con dei costumi interi piuttosto larghi e ingombranti che ricordavano le tutine da neonato integrali e comprendevano anche elementi impensabili come giacche o cappelli; per le donne servirà almeno un secolo prima di ottenere lo stesso diritto. Sebbene le passeggiate fossero loro concesse era bene che queste non si esponessero troppo a lungo ai raggi del sole che, secondo l'idea del tempo, erano portatori di malattie della pelle (in parte vero, ma decisamente eccessivo) e secchezza, inoltre il canone estetico prevedeva un incarnato diafano e quasi trasparente e, di conseguenza, l'abbronzatura non era mai una virtù, neanche se la donzella abitava i soleggiati paesi delle colonie del centr'America ancora sotto la protezione della corona britannica, anche se in quei casi, a causa della vita che si conduceva, era tollerato avere un colorito più salutare e meno malaticcio.

Le donne passeggiavano quindi sulla riva e alle volte cavalcavano, ma sempre munite di parasole o cappellino, naturalmente vestite, per prevenire l'abbronzatura. Essendo così candide di carnagione era facile che queste signore e signorine si bruciassero, per questo all'epoca esistevano molti rimedi contro le insolazioni, uno dei quali abbiamo già incontrato in un precedente post.
Probabilmente in futuro parlerò dei particolari cappellini che le signore usavano per ripararsi e che erano costituiti da lembi laterali particolarmente ampi che avvolgessero l'intero viso; la forma differiva in parte dalle sagome più cittadine e piumate che solitamente conosciamo grazie alle illustrazioni.

Nel primo Ottocento, ancora in epoca regency, abbiamo l'avvento delle prime frequentatrici della spiaggia.
Ovviamente erano ancora vestite fino a morire di caldo, ma era comunque un notevole passo avanti nel concetto di "possibilità e libertà" e le basi erano state gettate, bisognava solo raffinare il tutto.
L'abbigliamento da spiaggia era, se vogliamo, anche più stratificato di quello da giorno perché spesso prevedeva al di sotto della gonna un paio di brache lunghe e larghe (alla moda turca) e una cuffia.
1810
Pronta per la
notte...
Ecco come La belle assemblee fashions descrive la moda marinara (che non aveva niente a che spartire con colletti alla Sailor Moon, pantaloni al ginocchio, fazzoletti blu e cappelli piatti).
A gown of white French cambric, or pale pink muslin, with long sleeves, and antique cuffs of thin white muslin worn over trowsers of white French cambric, which are trimmed the same as the bottom of the dress. A figured short scarf of pale buff, with deep pale-green border, and rich silk tassels; with gloves of pale buff kid; and sandals of pale yellow, or white Morocco, complete this truly simple but becoming dress.

Un abito di bianca batista francese o mussolina rosa con maniche lunghe e decorazioni arricciate in mussolina bianca sulle maniche e sopra i pantaloni in batista francese bianca, rifiniti come la parte superiore del vestito.
Una sottile sciarpa rifinita ai bordi di verde chiaro e arricchita con seta; guanti chiari di pelle giovane e sandali giallo chiaro o "bianco marocchino" completano questo semplice abito.


A fianco trovate anche una rappresentazione dell'abito in questione che, a mio parere, ricorda più un pigiama che un vestito da giorno, ma che ci permette una prima, grandissima conquista: i pantaloni femminili.
A differenza di quel che si crede i pantaloni entrarono nel guardaroba delle signore con gli abiti da bagno, non con quelli da equitazione, e a lungo rimarranno l'unico impiego di questo indumento nell'ambito muliebre.

1858
Ideale per una notata in libertà
L'evoluzione dell'abito da spiaggia, andò di pari passo con quella della moda quotidiana, si potrebbe dire che l'idea di fondo di questi vestiti da bagno rimase la medesima: un surrogato dell'abito da passeggio, in pratica fu variata la forma estetica, ma con tutti gli strati che si contavano difficilmente si potrebbe parlare di veri costumi... gli inglesi che sono pignoli, infatti, si riferiscono a questi vestiti come bathing suit, cioè completi da bagno che indica chiaramente che non si trattava di straccetti microscopici di stoffa come i nostri...

In epoca vittoriana si riconosce esattamente come la foggia del vestito fosse allineata con quella della moda, ma l'idea di fondo dell'abito da spiaggia non era cambiata da quando Napoleone scorrazzava per l'Europa. Le signore avevano una lunga palandrana che arrivava fino ai fianchi e l'unica differenza dagli abiti londinesi era che sotto si scorgevano dei larghi pantaloni "alla turca" stretti alla caviglia piuttosto che le crinoline rigide. Il tutto era fabbricato di flanella, il che, capirete, non era il massimo per comodità e freschezza e, inoltre, quando si bagnava si trasformava in un peso morto di una certa portata aggravato dal sempre presente corsetto che comprimeva il petto e smorzava il respiro: risultato?
Gli incidenti in acqua erano frequentissimi anche a riva.

Ma come sappiamo l'Ottocento fu secolo di cambiamenti, il ritmo della vita, con il progredire dell'industria, aumentò rapidamente e così anche le mode cominciarono ad avvicendarsi con sempre maggiore frequenza. Analogamente la progressiva emancipazione, la riduzione di stoffe e vestiti anche nelle donne e il distacco dai valori tipici di femminilità fino ad allora accettati comportarono un rapido mutamento degli abiti da vere e proprie armature da palombaro a qualcosa di più umano.
1860 circa
Le armature da palombaro
Gara della più veloce...

Intorno agli anni 70-80 dell'Ottocento era diventata usanza comune per i ricchi frequentare il mare e le spiagge dove gli stabilimenti balneari erano attrezzatissimi per fornire ai loro ospiti ogni genere di comfort, come le cosiddette macchine da bagno o bathing machines, delle cabine come quelle che noi conosciamo dalle nostre gite al mare munite però di ruote da carro e trainate in acqua da cavalli. Era infatti considerato sconveniente che le persone si bagnassero tutte insieme o ci fosse una certa promiscuità, quindi questa invenzione garantiva la possibilità di un solitario e riservato bagno. Le macchine sopra citate consentivano ai bagnanti un vero e proprio "tuffo" e una nuotata un po' più distante dalla riva.
È anche da ricordare che, per quanto popolari, le spiagge dell'epoca non avevano nulla a che spartire con le nostre assolatissime e affollatissime, dove lo spazio vitale è di circa mezzo metro per mezzo e si deve stare accucciati in un autentico carnaio.

1876
Il cambiamento è notevole ¬_¬
Anche la moda pretese la propria quota in questo delirio di popolarità.
Le lunghe giacche e palandrane che coprivano le camiciole di metà secolo si ridussero ad un unico top a mezze maniche, abbottonato sul davanti e lungo fino alle anche la cui parte inferiore formava una specie di gonnellino corto e vaporoso sopra un paio di calzoni al ginocchio. Tutto rigorosamente blu o nero [OMG!]
Completavano il tutto calze scure e coprenti e speciali calzature chiuse, ma legate alla caviglia come i sandali alla schiava.

Niente shorts, vero, niente canottiere e niente petto scoperto, ma rispetto a vent'anni prima era una rivoluzione! Immaginate le facce scandalizzate delle signore con bambini che vedevano queste disinibite ragazze così svestite!
Per loro erano svestite, noi non ci sogneremmo mai di andare così coperti d'estate...  ma era un po' come certe mamme che si sistemano ben alla larga da quelle donne che al mare girano in topless, col perizoma o con bikini eccessivamente striminziti, forse un giorno sarà normale, forse anche io diventerò così... 

Da allora in poi fu una vera e propria riduzione progressiva della stoffa.
Nel 1900 si andava al mare con un vestito lungo fino al ginocchio, collant e apposite calzature. Le maniche a sbuffo e le gonne non erano il massimo per nuotare, ma alle ragazze era consentito esclusivamente bagnarsi nella risacca e rotolarsi nel bagnasciuga, ovviamente si mantenne l'usanza delle bathing machines, presenti in gran quantità e disponibili anche per le persone della borghesia.

1906
Trasgressione made in Calzedonia
Nel 1910 la rivoluzione era quasi completa, il gonnellino era stato completamente abbandonato (sopravviveva un piccolo sbuffo intorno ai fianchi) e ne rimanevano solo i pantaloni al ginocchio; le mezze maniche erano diventate spalline e finalmente si poteva riconoscere una sagoma che vagamente ricorda il costume intero moderno.

Nel 1915, a ritmi sempre più vertiginosi ci si riduce ancora, l'input più grande lo dà senz'altro il nuoto agonistico dove uomini e donne cominciano ad avere lo stesso tipo di indumento, che non era poi così diverso da quello di oggi: il tessuto divenne più attillato per favorire la velocità, i colori più chiari e si accennano le prime fantasie (a righe).
Sebbene popolare tra gli atleti, bisognerà attendere altri cinque anni perché quello diventi la forma base del costume, le gambe sono ancora lunghe fino a metà dell'anca, ma la scollatura diventa sempre più profonda e a metà degli anni venti anche la parte bassa del costume si restringe fino ad assumere le dimensioni delle odierne coulotte.

Saranno gli americani durante la II Guerra Mondiale ad inaugurare l'epoca del due pezzi, imponendo dal governo alle donne degli States di risparmiare sulle stoffe e loro toglieranno e toglieranno accorciando le gonne sopra il ginocchio e tagliando la parte centrale del, finalmente, costume, ma sempre mantenendo coperto il simbolo del peccato: l'ombelico.

1906
Qualcuno ha detto picnic?
Per tutto ciò che viene dopo vi rimando ad un ottimo servizio che vidi qualche mese fa su Rai5 e che trattava appunto della nascita del due pezzi, il programma contenitore si chiamava Love/Lust e l'argomento era trattato in maniera estremamente interessante ed accurata; se non rammento male fece un altro interessante reportage sui tacchi alti che, come sapete, sono una delle mie molte passioni.



Link utili e sitografia:
Victoriana | Fashionable Bathing Suits
Rai5 | Love/Lust
Fashion Era | Swimwear
Berkeley University of California | History of women's swimwear
Capitola Museum | By the sea


Sarah Kennedy, The Swimsuit 
Daniel Delis Hill, History of Men's Underwear and Swimwear

Richard Martin, Splash! A History of Swimwear
Patrik Alac, The Bikini: A Cultural History
Mary L. Martin, Tina Skinner, Naughty Victorians & Edwardians: Early Images of Bathing Beauties




...e come dice la protovalchiria Nix: "Heels tall... bikini small" giusto per riunire un po' gli argomenti.
Un bacio a tutti





Mauser

7 marzo 2012

Il gioco del bullet pudding

In passato non c'era la televisione.
A causa di ciò occupare il tempo, specialmente per coloro che vivevano delle proprie rendite e non lavoravano, era estremamente difficile, il che spiega la montagna di divertimenti e giochetti piuttosto stupidi che si riscontrano provenienti dall'epoca passata.
E forse questo è uno dei motivi per cui la gente facesse tanti figli... con una scelta di divertimenti tanto insignificante era quasi scontato che uno cercasse di arrangiarsi come poteva e, almeno per qualcuno, il sesso era un'ottima scelta.

I giochi da salotto, tra cui le carte nelle loro molte declinazioni, erano il passatempo di interminabili serate, a quel tempo, infatti, non c'erano feste, balli sociali e stagioni mondane in continuazione, ma anche periodi di inattività dell'intero ton che doveva riprendersi dai bagordi.

Per tutto l'anno, quindi, a meno che gli sfortunati giovanotti o le povere signorine di casa non fossero stati benedetti con qualche evento improvvisato quanto inaspettato, bisognava industriarsi alla meglio e spesso si invitavano amici, parenti e conoscenti sotto il proprio tetto. L'occasione delle visite era un dettaglio che in pochi andavano ad analizzare, la compagnia era quasi sempre gradita perché permetteva un diversivo alla propria monotona esistenza e garantiva un minimo numero di partecipanti, meglio se della propria fascia d'età.

Uno dei divertimenti più in voga nell'epoca regency era il bullet pudding, definito un gioco da salotto da fare con gli amici, il sostituto antico del Monopoli, credo, sebbene io lo reputi non altrettanto divertente...

Dinamica del gioco
Il gioco è così costituito: l'organizzatore mette a disposizione dei presenti un piatto molto largo e piano, come quelli da secondo, oppure un vassoio tondo, dopodiché il piatto viene riempito di farina fino a formarne una montagnola come quella per impastare, a differenza della gemella culinaria, però, in questo caso non viene fatta la fontanella, quindi non scavate un buco nel mezzo.

In cima alla montagnola di farina deve essere depositato un oggetto tondo e possibilmente pesante come una biglia o una pallina metallica o un  vecchio proiettile.

I partecipanti al gioco, a turno e aiutandosi con un coltello, devono rimuovere un po' di farina dal cumulo, facendo attenzione a non far cadere la biglia dalla sua postazione soprelevata.

Chi dovesse far rotolare la biglia deve anche recuperarla, ma non nella maniera più banale, bensì senza usare le mani, in una maniera simile a quella del gioco della mela che galleggia nell'acqua.
Il partecipante, infatti, deve spostare la biglia usando solo il naso e il mento e può toglierla dal piatto solo adoperando la bocca.



Ovviamente qualcuno di voi si starà chiedendo dove stia il divertimento in tutto ciò, quesito che mi sono posta anche io e al quale non ho trovato risposte soddisfacenti, ma siamo qui a parlare di storia e non a giudicarla =)

Ebbene, stando agli scrittori dell'epoca il bello di questo diversivo stava nell'osservare i buffi e inconsistenti tentativi dei partecipanti nel tentativo di recuperare la sfera e, soprattutto, nel riconoscere i loro volti sporchi di farina, vagamente surreali, una volta concluso il tutto.

Poiché una volta, e grazie al cielo, Facebook non esisteva, questi attimi imbarazzanti non erano divulgati Urbi et Orbi e perciò rimanevano confinati nei ricordi dei presenti che di sicuro si erano spanciati dalle risa mentre il poveretto inseguiva la biglia col naso, ma che non potevano condividerli con l'intero mondo delle conoscenze.

Era un mondo diverso di giocare e divertirsi, questo è vero, era anche più semplice e anche ingenuo, sebbene qualcuno affermasse che non fosse esattamente così in quanto una dama china all'inseguimento della biglia metteva senz'altro in mostra parte del generoso decolté che all'epoca, per il vestiario indossato, era sempre piuttosto esposto. 

Oggigiorno il mondo è decisamente più prosaico e col nome di bullet pudding non si chiama più un gioco, ma una particolare variante del tortino da dessert molto compatto, farcito con pezzi interi di cioccolato bianco, nocciola o mandorla che formano il "bullet".

Sebbene il gioco fosse molto popolare e in tanti lo trovassero divertente, c'era una categoria di persone che lo odiava visceralmente: le cameriere. Ovvero coloro che alla fine di tutti i tentativi di conquista delle biglie e di scalata dei monti di farina dovevano ripulire il tutto e nell'epoca regency non c'erano né il Folletto né il nuovo aspirapolvere professionale, tantomeno lo Swiffer o il Pronto Legno.
Olio di gomito, ramazza e spazzola da tappeto erano gli attrezzi che queste donne avrebbero avuto a disposizione per rendere nuovamente decente e abitabile il salotto, almeno fino alla sera dopo...




Mauser

4 febbraio 2012

Tre manga tratti da Jane Austen presto in Italia

Che Jane Austen sia un'autrice che da tre secoli a questa parte vende bene, non credo sia una novità, da sempre caratterizzata da un grande successo di pubblico (e solo nell'ultimo secolo anche di critica), Jane Austen è senza ombra di dubbio una delle ispiratrici delle vicende romantiche con plot moderno, i suoi romanzi sono stati letti ininterrottamente da tre secoli e continuano a riscuotere successo e legare a sé fedeli lettori.

Con i mash-up, le orribili rivisitazioni dei classici in salsa pseudo-horror, abbiamo imparato che per quanto mediocre sia la produzione, sfruttare il nome e il successo di un altro autore, nonchè la sua storia, è fonte se non di successo almeno di popolarià e chiacchiere.
Non che sia una novità, il cinema questa cosa l'ha imparata fin dall'inizio della sua storia, quando le pellicole erano in bianco e nero e la recitazione muta dei classici della letteratura dava nuovo sapore a vicende che più trite non si può, alla meglio intervallate da schermate con i dialoghi. La musica, poi, si trovava direttamente in sala insieme agli spettatori.

Non solo il cinema e non solo gli approfittatori conoscono questo metodo: un'altra considerazione portataci qualche post fa (cfr. Anna dai capelli rossi by Yumiko Igarashi) è che il mondo dei manga ha spesso e a volte con successo saccheggiato la letteratura e la narrativa occidentale, specialmente quella dell'Ottocento, un po' copiando e un po' ispirandovisi.
I prodotti di questo filone d'ispirazione europea sono tantissimi e qui ne abbiamo visti pochi, dopotutto il tempo è quello che è e io sono da sola... così non ho mai parlato dei manga ispirati da zia Jane e i suoi romanzi.
Adesso quei manga arriveranno in Italia e credo che sia il caso di menzionarli, giusto perchè i lettori sappiano cosa aspettarsi e perchè gli appassionati di manga o di Jane Austen sappiano che arriveranno certe cose e magari ci riflettano sopra.

È infatti notizia di qualche settimana fa che l'autrice Reiko Mochizuki arriverà nel nostro Paese con due sue opere ispirate dai romanzi di zia Jane in compagnia della sua "collega" Youko Hanabusa, già autrice di Lady!! (qualcuno lo ricorderà dall'infanzia come l'anime Milly un giorno dopo l'altro) che porterà il terzo romanzo ispirato ad Emma.



Il manga di O&P è a mio avviso molto carino e nonostante l'evidente influenza stilistica proveniente dalla miniserie BBC (che evidentemente la Mochizuki ha guardato) e che si nota specialmente nella caratterizzazione estetica di Lizzie e di Darcy, è un prodotto valido e molto gradevole, fresco e leggero come una brezza primaverile.  
Ottima la ricostruzione storica dell'abbigliamento, dove devo fare nota di merito ai cache-col di Darcy, belle anche le collanine di Lizzie e le pettinature, a mio avviso molto graziosi anche gli occhi delle ragazze, solari e sorridenti.

Una Jane opportunamente bella, ma sacrificata, fa da contraltare ad una suscettibile Lizzie, Jane a quanto pare non riesce a liberarsi del complesso della comprimaria di cui mi ero già ampiamente lamentata in passato; stando ai prodotti moderni Elizabeth Bennet rimane la protagonista indiscussa di Orgoglio e pregiudizio, sempre per quella questione che un prodotto troppo corale al giorno d'oggi non piace più come invece piaceva ai tempi in cui la Austen lo scrisse...

Le sorelle di Charles Bingley tornano ad essere due (la primogenita Louisa Hurst di solito la si dimentica per strada) e non più solo la spocchiosa Caroline come accaduto nel film del 2006, dove era pronta per un bordello (quello è il suo abito da sera) prima di vestire i panni della fidanzata di Watson, ma come si può volergliene? Caroline Bingley da sola porta più distruzione del tifone Katrina, si riesce a fare a meno della petulante sorella sposata quando Caroline occupa la scena con la sua espressione disgustata.

Suggerisco assolutamente di leggere questo manga alle appassionate di Jane Austen, si tratta di due volumi e quindi di un'opera breve che si può tranquillamente restituire o rivendere se non la si gradisce, ma credo che sia molto bello e una variante inconsueta dell'originale, così come un modo per avvicinarsi con meno pregiudizio al mondo del manga: dopotutto è la stessa Austen che ci insegna che i pregiudizi sono assolutamente dannosi ;)


Oltre ad Orgoglio e Pregiudizio arriverà in Italia anche Ragione e Sentimento, qui si nota che evidentemente la Mochizuki ha un chiodo fisso su come debbano essere i protagonisti maschili (il nostro Edward Ferrars è uguale al Darcy di prima!) e comunque non si tratta di un canone così da buttare, insomma ho visto di peggio...
A mio avviso il manga di Ragione e sentimento è un poco inferiore a Orgoglio e pregiudizio e anche qui sacrificano un po' le coppie, purtroppo non potendo passare in secondo piano una delle due come fatto con O&P qui sia Elinor&Edward e Marianne&ColBrandon risultano tratteggiati superficialmente in quanto a caratteri, anche perchè siamo di fronte ad un volume unico e non più a due come accadeva nell'altro caso. Speriamo bene...

Sostanzialmente con questo manga cambia la trama, ma il tratto resta lo stesso che avevamo visto poc'anzi così come la caratterizzazione estetica e dell'abbigliamento. Da acquistare se avete apprezzato già O&P oppure se siete delle accanitissime fan di questo libro della Austen, come la sottoscritta.
La copertina originae di Ragione e sentimento assomiglia pericolosamente a quella di un Harmony perchè questo manga fu pubblicato originariamente nella collana degli Harmony giapponesi, la stessa che qualche anno fa propose anche Cime tempestose e la versione romanzata della storia di Lady Diana [sì, ne hanno fatto un manga].


Infine un'incursione tra i manga di Youko Hanabusa, che ci proporrà il terzo adattamento: Emma.
Questo manga è veramente recentissimo in quanto trasposto in volumetto solo di recente e sono felice che la Goen abbia scelto di pubblicarlo.
La Hanabusa, autrice di Milly un giorno dopo l'altro è la classica autrice che dal feuilleton di stampo XIX secolo ma creato nel Novecento e la sua opera più famosa ne è la prova. Anche il suo stile richiama chiaramente opere come Candy Candy, il che può essere si aun pregio che un difetto...
In Emma la Hanabusa mantiene il suo bel modo di disegnare e si rifà al modello maschile della Mochizuki, prendendo però a piene mani dal film con protagonista l'allora giovane e bella Gwyneth Paltrow.
Questa Emma a mio avviso sembra un po' una pecora, ma non ho avuto modo di curiosare all'interno del volumetto e quindi a parte la copertina (che potrebbe essere ingannevole) non so bene come catalogare il disegno finchè non lo avrò tra le mani.

Sono estremamente soddisfatta di questa risoluzione della Goen di proporre i manga di Jane Austen e spero che proseguano su questa scia, non penso comprerei mai il Cime tempestose manga perchè odio quel libro [lo so, a volte i gusti sono strani], però un Jane Eyre mi piacerebbe da impazzire!
E voi cosa ne pensate?

Links
Manga-pappa | Goen annuncia i manga di Orgoglio e pregiudizio
Vorrei essere un personaggio austeniano | Emma: un altro manga austeniano
Vorrei essere un personaggio austeniano | Il manga di Emma presto in Italia
Vorrei essere un personaggio austeniano | Se Jane Austen incontra il mondo dei manga...
Jane Austen Forumcommunity | Funbetsu to Takan by Reiko Mochizuki
Jane Austen Forumcommunity | Kouman to Henken by Reiko Mochizuki
Animeclick | Emma di Jane Austen diventa un manga di Youko Hanabusa
Geejay Projectmanga | Manga Orgoglio e Pregiudizio in Italia

Un bacio e a presto




Mauser

16 gennaio 2012

La cravatta Ascot

Cari lettori, oggi voglio entrare un minimo nel dettaglio dell'argomento cravatta che avevo già trattato qualche tempo fa, andando ad analizzare una particolare foggia di questo accessorio che fu molto in voga durante l'epoca Georgiana prima e Vittoriana poi.
La cravatta Ascot.

Il nome di cravatta Ascot arriverà solo con l'estrema popolarità che la corsa dei cavalli omonima acquisì a partire dalla Reggenza e dal fatto che fosse impiegata non solo dai presenti, per i quali sussisteva una rigida etichetta di outfit, ma anche dai fantini che gareggiavano, la cravatta Ascot è infatti diffusa ancora oggi nel mondo dell'equitazione, specialmente di quella in abito storico.

Un'illustrazione tardo-vittoriana mostra
un uomo che indossa la cravatta Ascot
Prima dell'epoca tardo-vittoriana o edoardiana in cui acquisì il nome di cravatta Ascot, questo particolare indumento era definito plastron ed era ugualmente molto diffuso, sebbene con qualche differenza estetica.
Il nome dice chiaramente che non si trattava di un'invenzione britannica, ma francese, e la sua entrata in auge nella moda maschile è secentesca.

In origine il plastron era una sciarpa da collo maschile, i materiali in cui era fabbricata variavano dalla seta al cotone, broccato e damasco erano molto in voga, i colori un po' meno dato che il  bianco era l'unico consentito dall'etichetta.
La sciarpa era più larga verso i lembi, tagliati diritti e ornati di pizzo alla maniera iberica, e sottile nella parte dove rimaneva sotto il colletto.
Il plastron era passato sotto gli ampi colletti quadrati dell'epoca e annodato tramite un nodo piatto sul davanti, dove le due ali del colletto si aprivano coprendo le spalle. I due lembi così ottenuti venivano sovrapposti o annodati e lasciati penzolanti a coprire il davanti della giubba.
Il modo di annodare il plastron non differisce molto da quello che si adopera ancora oggi per i foulard da uomo infilati nella scollatura della camicia.

A tal proposito il nome plastron deriva dall'impiego miliatare di suddetto ornamento, dove i due lembi, che cadevano coprendo il petto, nascondevano proprio una parte dell'armatura definita piastra per la sua foggia, termine che in francese era plastron.

Durante l'epoca Regency la moda variò, anche se minimamente.
La cravatta Ascot concesse più sfumature bianco panna o grigio chiaro oltre al canonico candore immacolato. I lembi divennero a punta anzichè tagliati dritti e persero i loro ornamenti in pizzo e macramè irrimediabilmente passati di tendenza con lo stile minimalista e impero.
Un tutorial a figure per annodare la cravatta Ascot
La moda regency in fatto di fazzoletti e cravatte era molto più elaborata di quella vittoriana che prediligeva linee diritte e sobrietà nella piega.
Il modo di annodare il fazzoletto/cravatta, che all'epoca non aveva ancora subito la sua separazione definitiva (cfr. La cravatta), rimase simile al passato, ma il materiale e la nuova moda dei fazzoletti da collo alti e importanti, particolarmente apprezza da Lord Brummell, fece sì che la parte non annodata fosse rimboccata nello scollo della redingote o della giacca, conferendo all'indumento un'aria soffice e voluminosa sotto il collo, esattamente ciò che facciamo anche noi con la sciarpa invernale quando è annodata.
Poichè difficilmente la cravatta sarebbe rimasta in quella posizione a lungo [causa forza di gravità], per mantenerne la forma e il volume si incominciò ad adoperare una spilla o spillone che la bloccasse in una precisa forma. Lo spillone non doveva essere vistoso e la capocchia sufficientemente discreta da non essere giudicata pacchiana, generalmente era formato solo da un'asticella di metallo con un fermaglio che rimaneva sotto l'accessorio e una perla a vista di dimensioni accettabili..

Col trascorrere del tempo e l'inizio dell'epoca Vittoriana la cravatta Ascot mutò nuovamente. La lunghezza si accorciò notevolmente e i due lembi che in origine arrivavano anche sotto il petto si ritirarono di lunghezza fino allo sterno. La lunghezza di una cravatta Ascot può essere identificata come una via di mezzo tra la cravatta classica e il farfallino.
L'accessorio era sempre infilato sotto il colletto e annodato sul davanti in modi molto più aristocratici o complicati, masi mantenne l'effetto finale delle punte incrociate sul davanti e fissate tramite spilla.
Descriverlo è un po' difficile, ma sono certa che le immagini di realizzazione siano molto più chiare e i video più esplicativi di come annodare il tutto.
La spilla che fino a quel momento era stata portata in verticale iniziò ad essere disposta per orizzontale.



La nuova cravatta Ascot era adoperata sia dagli uomini che dalle signore, specialmente nella tenuta da amazzone che prevedeva linee più severe e diritte degli abiti a crinolina e tournure.
La cravatta Ascot, molto più rigida di prima, venne prodotta in diversi colori, il bianco decadde in favore di tinte più forti, blu, rosso, verde, anche se il canone per la storica gara di cavalli rimase sempre e solo il grigio e nessun altra nuance era consentita nel palco reale.

Oggigiorno le occasioni di indossare una cravatta Ascot sono davvero poche, anche perchè la sua foggia così aristocratica fa apparire la persona come una snob e pertanto si preferisce evitarla.
Nei circoli elitari di Ascot rimane ovviamente l'unico accessorio maschile concesso, sebbene sempre più personaggi emersi dalla plebaglia si presentino alle corse in cravatta o, cosa anche peggiore, smoking da pinguino bianco e nero che è un abito da sera, non da giorno.
Una cravatta Ascot indossata alla maniera vittoriana
L'abbinamento corretto sarebbe con il tight, pantalone lungo a volte a righini, panciotto e giacca a coda, ma le code non piacciono a tutti e bisogna saper indossare il tight senza sembrare ridicoli o un cameriere
finendo per fare la solita gaffe della camicia gialla all'Ikea, quindi un sempre maggior numero di persone cade nel tranello e s'infila lo smoking riciclato del matrimonio della sorella che non va assolutamente bene neppure ai matrimoni! Infatti il nero lo si porta di sera, mentre per il giorno è suggerito un grigio (dal tortora all'antracite) o un blu. Gli americani optano per colori più terricoli come verde scuro e marrone, ocra e siena, tuttavia i puristi, specialmente gli inglesi, li disdegnano senza ripensamenti trovandoli grezzi e provinciali.
Ad ogni modo per un Capodanno non troppo informale o una cena di lusso, a patto di saperla indossare con sufficiente disinvoltura, la cravatta Ascot fa sempre la sua figura. Naturalmente la regola è mai strafare. Assolutamente inappropriata per l'ufficio o un appuntamento dove rischierebbe di dare un'impressione troppo aristocratica e snob, ideale invece per le feste in giardino di stampo chic, ad esempio un matrimonio all'aperto o in una villa d'epoca, ma in quel caso prestare attenzione a non mettere in ombra lo sposo che potrebbe aversene a male. Generalmente la cravatta Ascot fa un effetto meno disdegnoso se indossata da uomini che hanno passato la sessantina, con capelli ingrigiti: a quanto pare il taglio della cravatta si abbina splendidamente al grigio dei capelli e a barba e baffi.

So che a fronte di quanto appena detto può apparire un po' strano, ma in passato la cravatta Ascot era considerata un accessorio maschile assolutamente informale.

Un'usanza che ha preso piede di recente è quella di impiegare la Ascot come cravatta da matrimonio per lo sposo. A differenza del nodo di cui abbiamo parlato prima, però, questa variante recente viene arrangiata con un tipico nodo da cravatta, un Windsor, un Albert o un Victorian. L'effetto finale è una cravatta dall'aspetto più voluminoso e più corta, il noso risulta arricciato e infatti nei paesi anglosassoni questo particolare effetto viene chiamato scrunchie, che significa arricciato.
In questo video un ragazzo spiega e mostra come creare questo particolare nodo


Io adesso vi saluto, spero che questo breve approfondimento sia stato interessante.
Vorrei ringraziare in particolare il mio papà, grande appassionato e fonte di millemila strambe cravatte, per l'aiuto che mi ha dato, ma soprattutto, per la sua faccia inorridita quando gli ho detto che per quel che ne sapevo io la cravatta Ascot era una cravatta da matrimonio... ecco da dove è nato tutto, il suo senso del dovere nello spiegarmi che in effetti non era esattamente così.




Mauser


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