Proseguiamo il discorso iniziato in precedenza che riguarda il lavoro minorile nell'Inghilterra vittoriana, aggiungendo in questo capitolo la parte legale riferita alle riforme che, nel corso della storia, si sono susseguite.
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16 giugno 2012
9 giugno 2012
Lo sfruttamento minorile
Qualche tempo fa (che per essere politically correct e mantenere il buon nome del blog non specificherò) mi è stato chiesto un approfondimento a proposito dello sfruttamento minorile durante l'epoca vittoriana ed è con grande piacere che mi accingo ad affrontare questo argomento, anche se estremamente dispiaciuta di aver lasciato trascorrere tanto tempo tra la richiesta e la sua conclusione: purtroppo, come vi accennavo nel post passato, sono un bel po' assillata dal lavoro, scadenze che incombono, progetti in partenza imminente (speriamo! incrociate le dita per me) e problemi gravissimi sono purtroppo all'ordine del giorno e mi portano spesso a viaggiare, sebbene sia sempre stata una persona piuttosto incline alla dormita, ormai convivo col sonno cronico e sto cominciando a trovare piuttosto comodi anche i sedili del treno o dell'autobus, ma se vi dicessi che mi sono letteralmente addormentata in piedi appoggiata ad una porta...
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24 novembre 2011
La stampa, il crimine e il sensazionalismo macabro
Che i victorians avessero dei problemi con la criminalità, credo non sia una scoperta grandiosa, già solo a nominare Epoca Vittoriana e la parola Crimine insieme viene fuori un nome, quel nome, che ancora oggi fa rabbrividire, fa accapponare la pelle, fa pensare a quanto disgustosa possa essere la natura umana, perversa la sua mente e abominevole il suo agire. Ovviamente Jack lo Squartatore è il personaggio in questione e, forse, potrebbe anche essere considerato il primo criminale illuminato dai riflettori della popolarità grazie ai mass media, una specie di Annamaria Franzoni più Amanda Knox dell'Ottocento, per intenderci; la sua macabra collezione di omicidi rimase confinata nel sobborgo londinese di Whitechapel, quartiere proletario tra i più degradati, tuttavia il panico che scatenò fu di portata nazionale.
In un'esemplificazione forse eccessiva, la storia di Jack the Ripper seguì la stessa evoluzione della paranoia dell'influenza suina, altrimenti detta AH1N1, che sembrava dovesse sterminare l'umanità più della peste e, invece, era poco più di un banale raffreddore, ma è il caso sensazionale che fa scalpore e che richiama l'attenzione, l'ordinario attira poco. In due secoli l'essere umano è ancora troppo attratto dal fascino del fuoriserie, qualcosa di inspiegabile e più grande di lui, e districarsi nel mondo delle PR mediatiche, dell'editoria giornalistica e delle news online è come attraversare il labirinto di Dedalo senza filo di Arianna [no comment, please, sto aspettando Percy Jackson e la mia pazienza è ai minimi storici].
Con l'aiuto del caso di Whitechapel e altri esempi, vorrei sondare insieme a voi le cause di allora e di oggi che portano a questa brama di sensazionalismo, sia quelle sociologiche e antropologiche che quelle prettamente economiche. Non mi addentrerò troppo nei crimini per due motivi: 1) mi mettono raccapriccio e 2) non sono abbastanza ferrata in psicologia per riuscire ad analizzare correttamente la psiche deviata di queste persone.
La stampa
ovvero: l'evoluzione del concetto di comunicazione e la nuova necessità di comunicare
La stampa è la figlia prediletta dell'epoca Vittoriana, la sua creatura.
In poco più di un secolo e mezzo si passò da una diffusione di carta stampata di poche migliaia di libri ad un vero e proprio boom della lettura e della letteratura.
Tra Seicento e Settecento possedere dei libri era considerata una forma di ricchezza, non solo dello spirito, ma anche materiale perchè i libri, per quanto non fossero più copiati, ma stampati, erano comunque costosissimi e l'intero processo denotava la produzione di un prodotto di lusso. Per chi ancora rammenta i Promessi Sposi forse avrà memoria anche della biblioteca personale di Don Ferrante, tra l'altro anche citata da Eco.
Poi però le cose cambiarono, l'apporto culturale avutosi durante il Secolo dei Lumi, il 1700, diede una spinta notevole alla produzione letteraria e poetica e l'avanzamento tecnologico mise a disposizione dei tipografi e degli stampatori le tecniche e le conoscenze necessarie a migliorare in modo notevole il lavoro e la tiratura (cfr. La rotativa e il giornale quotidiano). Tra una sempre maggiore richiesta e la possibilità di metterla in pratica, la produzione cartacea che aveva sempre avuto un'emissione costante e lineare, conobbe il primo picco della sua storia.
Durante il XIX secolo la situazione mutò ulteriormente: produrre giornali, libri e riviste divenne sempre più facile grazie al contributo della rotativa e della linotype, ciò portò un aumento esponenziale del numero di persone che si inserivano nel settore, sia come scrittori che come editori.
I giornali assunsero finalmente la connotazione di quotidiani, non più editi una volta ogni 15 giorni, ma con una cadenza regolare e ravvicinata e anche il target di destinazione si diversificò quanto più possibile: cultura, scienza, politica, letteratura, storia, economia domestica...
Benchè ciascuno cercasse il suo modo per sopravvivere, la concorrenza era spietata e, specialmente nel campo delle notizie le testate giornalistiche fioccavano come nespole. In un clima di guerra dichiarata anche i giornalisti e la stampa assunsero il ruolo di veri cacciatori di scoop, alla ricerca di notizie che fanno tendenza.
E quali sono, da sempre, gli argomenti di cui si parla? I drammi.
Il fascino del macabro, dell'occulto e dell'ignoto
ovvero: la curiosità morbosa verso il proibito
I reporter dell'Ottocento erano esperti seguigi abili quasi quanto gli investigatori con un particolare fiuto per la storia lacrimevole, per la vicenda straziante, per una descrizione macabra in più che avrebbe attirato i lettori soggiogati dal perverso fascino della morte, dell'occulto, dell'ignoto, ma soprattutto del proibito.
Adamo ed Eva non vi ricordano nulla?
Fare qialcosa che va contro le regole, ci dicono, è sbagliato, quindi non si può a meno che non si vogliano pagarne le conseguenze (o sperare di evitarle).
Leggere le vicende che esulano le regole di comportamento a cui ci atteniamo è, in qualche modo, una forma di trasgressione passiva, o così mi ha spiegato una mia amica che frequenta i corsi universitari di psicologica e criminologia, di conseguenza esercita un fascino enorme sulle persone, specialmente quelle eccessivamente represse da convenzioni sociali e norme che ne regolamentano l'intera esistenza.Trasgredire coscientemente genera adrenalina, che ti manda su di giri e ti senti come se potessi volare o conquistare il mondo. Sentir parlare di qualche trasgressione, piuttosto che leggerne in giro non è esattamente come se l'avessi fatto tu, ma ti consente una dose minima di brivido che ti eccita quel che basta, senza strafare.
Come il vino, non è che chi beve allora è automaticamente un ubriacone o passerà alla cocaina o chissà quale schifezza tossica, a differenza di eroina, LSD e quant'altro gli effetti di un bicchiere a pasto sono più blandi.
Nessuno pensa che l'adrenalina sia una droga perchè non la si introduce nel corpo come la nicotina o le varie droghe, è il nostro fisico che la produce, tuttavia in piccole dosi ha ottimi effetti, quasi benefici, mentre se assunta in dosi eccessive porta a non avere più il controllo di sé.
Il paragone con l'alcool credo sia il più azzeccato.
Quindi è la trasgressione perchè ci dà adrenalina che cerchiamo nel mondo dell'horror, del thriller e che ottenevano i victorians con i lugubri e macabri romanzi gotici, evolutisi poi nei racconti del terrore come quelli scritti da quel sadico di Poe oppure di Lovecraft.
Non è cambiato molto da allora, Saw è una fortunata serie horror/splatter di un fortunato filone, l'ultima volta che sono andata al cinema facevano i trailer si Paranormal Activity 3 e quindi anche noi siamo soggetti al fascino del proibito e desiderosi di adrenalina da liberare senza rischiare davvero la vita, ingabbiati nella routine come i nostri antenati lo erano nelle regone del bon ton, basti pensare a quanti telefilm crime circolano sulle nostre emittenti: CSI (in tutte le sue declinazioni), Bones, Cold case, The Mentalist, True Calling... sangue a volontà, morti come se piovessero e casi apparentemente irrisolvibili, ci sono serie che fanno paura, quando non disgusto, che rimescolano i visceri.
Ma non solo il sangue che scorre ha questa presa su di noi.
La paura ci fa produrre adrenalina e di cosa ha paura l'uomo? Tante cose... specialmente quello che non capisce
E i programmi tv che indagano su misteri irrisolti e ipotetici casi paranormali sono la risposta a quello che già state pensando: Mistero ha un indice di ascolti molto elevato, ma niente in confronto a Voyager, il programma che nutre i suoi spettatori di sano terrore a fronte di (dubbie) prove su civiltà scomparse, fantasmi e spettri, tecnologie aliene... per poi liquidare il tutto con un'alzata di spalle. Il mistero fa audience ancora oggi.
Chi produce le serie televisive e i format tv tutto questo lo sa e continua a proporre ciò che il pubblico chiede (da un bel po'), analogamente in passato, quando la tv non esisteva, l'intrattenimento era dato da giornali e narrativa ed entrambe si gettarono, specialmente durante l'Ottocento, su questi argomenti per aumentare i lettori.
Se la stampa inglese vivisezionò, letteralmente, Jack the Ripper e la sua vicenda, non fu certo un caso isolato, mai come allora killer seriali, uxoricidi, impiccagioni e, soprattutto, violenze sessuali ebbero risalto sulle prime pagine del Times come degli altri periodici.
La gente voleva la storia tragica, dolorosa e piena di sangue, il tormento come forma di sperimentare emozioni forte e i giornalisti gliele procuravano andando alla continua ricerca di questi fenomeni di bassezza morale.
Più ne trovavano e più la gente comprava, quindi gli editori erano ancora più invogliati a proporre le suddette vicende. Ricordate una delle scene di Spiderman quando lo scorbutico capo di Parker ritratta tutte le affermazioni sull'Uomo Ragno dedicandogli una prima pagina e spostando la pubblicità di un importante finanziatore solo perchè il super eroe gli aveva fatto finire la prima tiratura nelle poche ore del mattino? Ecco, la politica di marketing è quella.
Perchè tanti casi?
L'inurbamento e la concentrazione criminale
Non è che i Victorians fossero più cattivi degli altri, commettessero più delitti o ci fossero più criminali, era la statistica a giocare contro di loro perchè il progresso industriale aveva concentrato in poche aree, città come Londra, Manchester, Liverpool, ecc. un fiume di persone. Tra queste c'erano anche bruti ed assassini arrivati per sopravvivere alle spalle degli altri (pensiamo a magnaccia, schiavisti, capi criminali) o giunti per caso alla ricerca di un impiego e poi mutati in bestie dalle condizioni di vita che, riuniti tutti insieme, aumentavano l'indice di criminalità facendolo volare alle stelle. Se buona parte della feccia umana inglese del tempo si trovava nello stesso luogo era fin troppo semplice prevedere che nel suddetto si verificassero episodi orribili con una frequenza decisamente maggiore.
E visto che era proprio nelle città che i giornalisti andavano a caccia, come i vampiri della Ward, era facile che si imbattessero in questi casi e li proponessero.
Risultato?
Il girone dell'Inferno.
Teniamo conto, poi, di due importanti fattori.
Lo stato sociale
Ovviamente il detto a mali estremi, estremi rimedi non è stato coniato di recente.
La
società vittoriana era ricca perchè l'imprenditoria e l'industria
fiorivano, ma la classe proletaria che controbilanciava l'indice di
ricchezza individuale a stento riusciva a sfamarsi, le condizioni di
lavoro erano disumane (cfr. Il lavoro nelle miniere), gli orari di dodici o diciotto ore al giorno, la paga miserevole, le case cadenti e, comunque, il tasso di disoccupazione rimaneva senza eguali. Naturalmente non c'era nessuna facilitazione per la classe lavoratrice né tutele in caso di malattie e infortuni o decessi, peraltro frequentissimi, il sindacato non era riconosciuto e ammettere di farne parte, oltre ad essere una motivazione validissima per il licenziamento, era anche causa di ripercussioni sulla persona e sulla sua casa; una famiglia rimasta senza il padre che portasse a casa lo stipendio per infortunio, morte o licenziamento era condannata all'accattonaggio, facendola ricadere nel turbine della malavita, costringendo le donne a prostituirsi e prestare servigi sgradevoli, a lavorare per pochi spiccioli, mentre gli uomini indigenti e inabili al lavoro si davano all'alcool, aggravando il tutto.
Tanti, per riacquistare quel minimo di stile di vita, cercavano vie alternative nel crimine, altri non avevano scelta per riuscire a mantenersi.
C'era chi lo faceva perchè la disonestà era un modo più semplice per arricchirsi e chi aveva bisogno di soldi per le cure mediche (pensiamo al bambino di Bob Cratchit nell'opera dickensiana Canto di Natale) per la moglie o i figli, i quali erano sempre numerosissimi come le malattie (si veda Piccole Donne dove la dolce Beth muore proprio di scarlattina), c'era chi doveva saldare debiti, non necessariamente propri.
Qualcuno di voi condannerebbe Oliver Twist? Io direi che lo farebbero in pochi, Oliver ruba per mangiare e sfuggire alle percosse, non lo si colpevolizza così facilmente, al suo posto ciascuno di noi probabilmente farebbe altrettanto, per buoni che siano i nostri valori morali.
Ma ricordiamoci una cosa: quando si tratta di sopravvivere, la moralità dura poco.
L'ambizione può essere frenata da alcuni principi, ma la fame no.
Quanti Oliver Twist c'erano a Londra?
Migliaia.
Inutile chiedersi come mai le notizie di criminali, scippi e borseggi fossero tanto frequenti. Scontato, oserei dire, che comparissero in ogni edizione.
E in tutto questo il sistema sociale, il welfare di cui oggi ci riempiamo la bocca, era il grande assente. La società non era pronta per il boom che ha affrontato, non c'erano norme, leggi e tutele che regolamentassero il mondo del lavoro che stava nascendo, che ancora si basava su consuetudini di epoche medievali, non c'erano strutture per accogliere orfani, anziani senza casa né famiglia e tantomeno entrate.
Questo perchè non si era mai visto nulla di tutto ciò prima. La nascita dell'industria ha cambiato il mondo il quale, a sua volta, ha avuto bisogno di tempo per adattarvicisi, i cambiamenti planetari, si sa, raramente avvengono in fretta.
La povertà dilagante era il primo problema di questo mare di crimini e criminali e le donne della carità che periodicamente versavano soldi o prestavano aiuto e si vantavano di essere misericordiose con i meno fortunati, come se nascere poveri e derelitti fosse un'espiazione per colpe passate, erano un'istituzione piuttosto bigotta, non si aiutavano le prostitute perchè peccatrici [non sia mai che il peccato sia contagioso come il raffreddore! Neanche si prostituissero per lussuria], non si faceva altrettanto agli orfani senza casa e famiglia [erano figli del Demonio e di una peccatrice! Meritavano di morire] e persistevano un'infinita lista di persone e professioni che non meritavano l'attenzione di chi si degnava di prestare soccorso, come ci insegna George Orwell nel suo 1984, c'erano persone più uguali di altre.
Infinite regole
Questa è anche una motivazione secondaria, ma desidero ugualmente approfondirla.
La quantità di regole determina anche la frequenza con cui si rischia di imbattersi in una loro violazione. Più ce ne sono e più è semplice infrangerne qualcuna.
Mera statistica: se io ho un sacchetto pieno di palline e ce ne sono 90 rosse e 10 verdi la probabilità di pescare una rossa è molto più alta.
Ciò assume subito altre connotazioni se ci spostiamo dal piano criminale a quello sociale, ovvero non più nell'ambito della violenza, ma dello scandalo che, come sappiamo, di secondo nome fa sesso da almeno qualche decina di secoli. L'argomento più scabroso del mondo ancora oggi [basti vedere Amici di letto]. Non che all'epoca ci fossero leggi più severe di oggi, era addirittura consentito vendere la propria moglie, ma le norme sociali, come tutti ben sappiamo, erano un reticolo fittissimo che governava ogni passo.
Cosa non si poteva fare? Quasi tutto.
Il sesso, parola impronunciabile, era il grande regista dietro tutti questi scandali e scandaletti, tutto in qualche modo si riconduceva a quella parola che nessuno doveva dire, ma che immagino facesse parlare tanto se non più di oggi.
Parlare con un giovanotto era tabù. Non andarci a letto o baciarlo, ma parlargli era scandalo, specie se non si avevano rapporti di parentela o antica amicizia. Troppa confidenza sottintendeva una certa intimità. Il passo dal parlare al concedersi, secondo i Victorians era fin troppo breve e un sacco di signorine furono snobbate dal ton solo per questo motivo, figuriamoci cos'era perdere la verginità, rimanere incinte o abortire!
Eppure l'aborto era più praticato di oggi. Segretamente perchè era vietato. Con o senza la legge al riguardo, la percentuale non si è certo alzata o abbassata, è rimasta la stessa, solo che oggi che la cosa è dovutamente tutelata si può praticarla con la sicurezza di un medico e di personale competente, non in un sottoscala puzzolente con mezzi empirici, pericolosi e al limite della stregoneria, alcuni erano tanto disgustosi che non sto neanche a raccontarli.
Ma il paradosso era che non si poteva neanche nominare il petto di pollo, troppo osceno, sapete, la parola petto potrebbe essere fraintesa... continua ad essere pollo, ma poco conta.
Tante regole, molte stupide, facevano sì che lo scandalo fosse lo sport nazionale.
Tutta questa sequenza di motivazioni fece in modo che il pettegolezzo, il piatto più ghiotto di sempre che uomini e donne consumano con avidità, si spostasse dalla bocca alla pagina scritta e stampata.
L'obiettivo era vendere la storia così che la gente comprasse il giornale o il periodico e per fare ciò veniva servito proprio quello che era richiesto, un argomento che non passa mai di moda.
Signore e signori è nata la stampa di concetto moderno.
Benvenuti.
Mauser
PS: scusatemi se ci ho messo tanto a scrivere questo post, alcune riflessioni mi hanno preso molto tempo e fino alla fine non sono stata sicura di volerlo pubblicare perchè certe posizioni sono opinabili da qualcuno, spero di non sollevare un polverone, ho cercato di mettere ipotesi a supporto della mia tesi.
Tutte le riflessioni non sono in prestito da qualcuno o da lavori altri, quindi non metterò bibliografia perchè i temi della criminalità, della prostituzione, della povertà, dell'inurbamento e della classe proletaria sono trattati (o lo saranno) in appositi post decentemente documentati, questo è solo uno scritto di riepilogo e di riflessione.
Con l'aiuto del caso di Whitechapel e altri esempi, vorrei sondare insieme a voi le cause di allora e di oggi che portano a questa brama di sensazionalismo, sia quelle sociologiche e antropologiche che quelle prettamente economiche. Non mi addentrerò troppo nei crimini per due motivi: 1) mi mettono raccapriccio e 2) non sono abbastanza ferrata in psicologia per riuscire ad analizzare correttamente la psiche deviata di queste persone.
La stampa
ovvero: l'evoluzione del concetto di comunicazione e la nuova necessità di comunicare
La stampa è la figlia prediletta dell'epoca Vittoriana, la sua creatura.
In poco più di un secolo e mezzo si passò da una diffusione di carta stampata di poche migliaia di libri ad un vero e proprio boom della lettura e della letteratura.
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| Ritratto si donna che legge il giornale by Stanislaw Debicki |
Poi però le cose cambiarono, l'apporto culturale avutosi durante il Secolo dei Lumi, il 1700, diede una spinta notevole alla produzione letteraria e poetica e l'avanzamento tecnologico mise a disposizione dei tipografi e degli stampatori le tecniche e le conoscenze necessarie a migliorare in modo notevole il lavoro e la tiratura (cfr. La rotativa e il giornale quotidiano). Tra una sempre maggiore richiesta e la possibilità di metterla in pratica, la produzione cartacea che aveva sempre avuto un'emissione costante e lineare, conobbe il primo picco della sua storia.
Durante il XIX secolo la situazione mutò ulteriormente: produrre giornali, libri e riviste divenne sempre più facile grazie al contributo della rotativa e della linotype, ciò portò un aumento esponenziale del numero di persone che si inserivano nel settore, sia come scrittori che come editori.
I giornali assunsero finalmente la connotazione di quotidiani, non più editi una volta ogni 15 giorni, ma con una cadenza regolare e ravvicinata e anche il target di destinazione si diversificò quanto più possibile: cultura, scienza, politica, letteratura, storia, economia domestica...
Benchè ciascuno cercasse il suo modo per sopravvivere, la concorrenza era spietata e, specialmente nel campo delle notizie le testate giornalistiche fioccavano come nespole. In un clima di guerra dichiarata anche i giornalisti e la stampa assunsero il ruolo di veri cacciatori di scoop, alla ricerca di notizie che fanno tendenza.
E quali sono, da sempre, gli argomenti di cui si parla? I drammi.
Il fascino del macabro, dell'occulto e dell'ignoto
ovvero: la curiosità morbosa verso il proibito
I reporter dell'Ottocento erano esperti seguigi abili quasi quanto gli investigatori con un particolare fiuto per la storia lacrimevole, per la vicenda straziante, per una descrizione macabra in più che avrebbe attirato i lettori soggiogati dal perverso fascino della morte, dell'occulto, dell'ignoto, ma soprattutto del proibito.
Adamo ed Eva non vi ricordano nulla?
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| Illustrazione vittoriana di uno degli omicidi commessi da Jack lo Squartatore |
Leggere le vicende che esulano le regole di comportamento a cui ci atteniamo è, in qualche modo, una forma di trasgressione passiva, o così mi ha spiegato una mia amica che frequenta i corsi universitari di psicologica e criminologia, di conseguenza esercita un fascino enorme sulle persone, specialmente quelle eccessivamente represse da convenzioni sociali e norme che ne regolamentano l'intera esistenza.Trasgredire coscientemente genera adrenalina, che ti manda su di giri e ti senti come se potessi volare o conquistare il mondo. Sentir parlare di qualche trasgressione, piuttosto che leggerne in giro non è esattamente come se l'avessi fatto tu, ma ti consente una dose minima di brivido che ti eccita quel che basta, senza strafare.
Come il vino, non è che chi beve allora è automaticamente un ubriacone o passerà alla cocaina o chissà quale schifezza tossica, a differenza di eroina, LSD e quant'altro gli effetti di un bicchiere a pasto sono più blandi.
Nessuno pensa che l'adrenalina sia una droga perchè non la si introduce nel corpo come la nicotina o le varie droghe, è il nostro fisico che la produce, tuttavia in piccole dosi ha ottimi effetti, quasi benefici, mentre se assunta in dosi eccessive porta a non avere più il controllo di sé.
Il paragone con l'alcool credo sia il più azzeccato.
Quindi è la trasgressione perchè ci dà adrenalina che cerchiamo nel mondo dell'horror, del thriller e che ottenevano i victorians con i lugubri e macabri romanzi gotici, evolutisi poi nei racconti del terrore come quelli scritti da quel sadico di Poe oppure di Lovecraft.
Non è cambiato molto da allora, Saw è una fortunata serie horror/splatter di un fortunato filone, l'ultima volta che sono andata al cinema facevano i trailer si Paranormal Activity 3 e quindi anche noi siamo soggetti al fascino del proibito e desiderosi di adrenalina da liberare senza rischiare davvero la vita, ingabbiati nella routine come i nostri antenati lo erano nelle regone del bon ton, basti pensare a quanti telefilm crime circolano sulle nostre emittenti: CSI (in tutte le sue declinazioni), Bones, Cold case, The Mentalist, True Calling... sangue a volontà, morti come se piovessero e casi apparentemente irrisolvibili, ci sono serie che fanno paura, quando non disgusto, che rimescolano i visceri.
Ma non solo il sangue che scorre ha questa presa su di noi.
La paura ci fa produrre adrenalina e di cosa ha paura l'uomo? Tante cose... specialmente quello che non capisce
E i programmi tv che indagano su misteri irrisolti e ipotetici casi paranormali sono la risposta a quello che già state pensando: Mistero ha un indice di ascolti molto elevato, ma niente in confronto a Voyager, il programma che nutre i suoi spettatori di sano terrore a fronte di (dubbie) prove su civiltà scomparse, fantasmi e spettri, tecnologie aliene... per poi liquidare il tutto con un'alzata di spalle. Il mistero fa audience ancora oggi.
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| Ecco come i giornali inglesi dell'Ottocento titolarono uno degli omicidi di Jack lo Squartatore |
Se la stampa inglese vivisezionò, letteralmente, Jack the Ripper e la sua vicenda, non fu certo un caso isolato, mai come allora killer seriali, uxoricidi, impiccagioni e, soprattutto, violenze sessuali ebbero risalto sulle prime pagine del Times come degli altri periodici.
La gente voleva la storia tragica, dolorosa e piena di sangue, il tormento come forma di sperimentare emozioni forte e i giornalisti gliele procuravano andando alla continua ricerca di questi fenomeni di bassezza morale.
Più ne trovavano e più la gente comprava, quindi gli editori erano ancora più invogliati a proporre le suddette vicende. Ricordate una delle scene di Spiderman quando lo scorbutico capo di Parker ritratta tutte le affermazioni sull'Uomo Ragno dedicandogli una prima pagina e spostando la pubblicità di un importante finanziatore solo perchè il super eroe gli aveva fatto finire la prima tiratura nelle poche ore del mattino? Ecco, la politica di marketing è quella.
Perchè tanti casi?
L'inurbamento e la concentrazione criminale
Non è che i Victorians fossero più cattivi degli altri, commettessero più delitti o ci fossero più criminali, era la statistica a giocare contro di loro perchè il progresso industriale aveva concentrato in poche aree, città come Londra, Manchester, Liverpool, ecc. un fiume di persone. Tra queste c'erano anche bruti ed assassini arrivati per sopravvivere alle spalle degli altri (pensiamo a magnaccia, schiavisti, capi criminali) o giunti per caso alla ricerca di un impiego e poi mutati in bestie dalle condizioni di vita che, riuniti tutti insieme, aumentavano l'indice di criminalità facendolo volare alle stelle. Se buona parte della feccia umana inglese del tempo si trovava nello stesso luogo era fin troppo semplice prevedere che nel suddetto si verificassero episodi orribili con una frequenza decisamente maggiore.
E visto che era proprio nelle città che i giornalisti andavano a caccia, come i vampiri della Ward, era facile che si imbattessero in questi casi e li proponessero.
Risultato?
Il girone dell'Inferno.
Teniamo conto, poi, di due importanti fattori.
Lo stato sociale
Ovviamente il detto a mali estremi, estremi rimedi non è stato coniato di recente.
| Wentworth Street, Whitechapel Una famiglia proletaria vittoriana nei sobborghi dell'East End |
Tanti, per riacquistare quel minimo di stile di vita, cercavano vie alternative nel crimine, altri non avevano scelta per riuscire a mantenersi.
C'era chi lo faceva perchè la disonestà era un modo più semplice per arricchirsi e chi aveva bisogno di soldi per le cure mediche (pensiamo al bambino di Bob Cratchit nell'opera dickensiana Canto di Natale) per la moglie o i figli, i quali erano sempre numerosissimi come le malattie (si veda Piccole Donne dove la dolce Beth muore proprio di scarlattina), c'era chi doveva saldare debiti, non necessariamente propri.
Qualcuno di voi condannerebbe Oliver Twist? Io direi che lo farebbero in pochi, Oliver ruba per mangiare e sfuggire alle percosse, non lo si colpevolizza così facilmente, al suo posto ciascuno di noi probabilmente farebbe altrettanto, per buoni che siano i nostri valori morali.
Ma ricordiamoci una cosa: quando si tratta di sopravvivere, la moralità dura poco.
L'ambizione può essere frenata da alcuni principi, ma la fame no.
Quanti Oliver Twist c'erano a Londra?
Migliaia.
| Oliver Twist dall'omonimo film |
Inutile chiedersi come mai le notizie di criminali, scippi e borseggi fossero tanto frequenti. Scontato, oserei dire, che comparissero in ogni edizione.
E in tutto questo il sistema sociale, il welfare di cui oggi ci riempiamo la bocca, era il grande assente. La società non era pronta per il boom che ha affrontato, non c'erano norme, leggi e tutele che regolamentassero il mondo del lavoro che stava nascendo, che ancora si basava su consuetudini di epoche medievali, non c'erano strutture per accogliere orfani, anziani senza casa né famiglia e tantomeno entrate.
Questo perchè non si era mai visto nulla di tutto ciò prima. La nascita dell'industria ha cambiato il mondo il quale, a sua volta, ha avuto bisogno di tempo per adattarvicisi, i cambiamenti planetari, si sa, raramente avvengono in fretta.
La povertà dilagante era il primo problema di questo mare di crimini e criminali e le donne della carità che periodicamente versavano soldi o prestavano aiuto e si vantavano di essere misericordiose con i meno fortunati, come se nascere poveri e derelitti fosse un'espiazione per colpe passate, erano un'istituzione piuttosto bigotta, non si aiutavano le prostitute perchè peccatrici [non sia mai che il peccato sia contagioso come il raffreddore! Neanche si prostituissero per lussuria], non si faceva altrettanto agli orfani senza casa e famiglia [erano figli del Demonio e di una peccatrice! Meritavano di morire] e persistevano un'infinita lista di persone e professioni che non meritavano l'attenzione di chi si degnava di prestare soccorso, come ci insegna George Orwell nel suo 1984, c'erano persone più uguali di altre.
Infinite regole
Questa è anche una motivazione secondaria, ma desidero ugualmente approfondirla.
La quantità di regole determina anche la frequenza con cui si rischia di imbattersi in una loro violazione. Più ce ne sono e più è semplice infrangerne qualcuna.
Mera statistica: se io ho un sacchetto pieno di palline e ce ne sono 90 rosse e 10 verdi la probabilità di pescare una rossa è molto più alta.
Ciò assume subito altre connotazioni se ci spostiamo dal piano criminale a quello sociale, ovvero non più nell'ambito della violenza, ma dello scandalo che, come sappiamo, di secondo nome fa sesso da almeno qualche decina di secoli. L'argomento più scabroso del mondo ancora oggi [basti vedere Amici di letto]. Non che all'epoca ci fossero leggi più severe di oggi, era addirittura consentito vendere la propria moglie, ma le norme sociali, come tutti ben sappiamo, erano un reticolo fittissimo che governava ogni passo.
| Il rigido protocollo di comportamento vittoriano regolamentava ogni aspetto della vita quotidiana delle persone |
Il sesso, parola impronunciabile, era il grande regista dietro tutti questi scandali e scandaletti, tutto in qualche modo si riconduceva a quella parola che nessuno doveva dire, ma che immagino facesse parlare tanto se non più di oggi.
Parlare con un giovanotto era tabù. Non andarci a letto o baciarlo, ma parlargli era scandalo, specie se non si avevano rapporti di parentela o antica amicizia. Troppa confidenza sottintendeva una certa intimità. Il passo dal parlare al concedersi, secondo i Victorians era fin troppo breve e un sacco di signorine furono snobbate dal ton solo per questo motivo, figuriamoci cos'era perdere la verginità, rimanere incinte o abortire!
Eppure l'aborto era più praticato di oggi. Segretamente perchè era vietato. Con o senza la legge al riguardo, la percentuale non si è certo alzata o abbassata, è rimasta la stessa, solo che oggi che la cosa è dovutamente tutelata si può praticarla con la sicurezza di un medico e di personale competente, non in un sottoscala puzzolente con mezzi empirici, pericolosi e al limite della stregoneria, alcuni erano tanto disgustosi che non sto neanche a raccontarli.
Ma il paradosso era che non si poteva neanche nominare il petto di pollo, troppo osceno, sapete, la parola petto potrebbe essere fraintesa... continua ad essere pollo, ma poco conta.
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| Uno strillone annuncia nuove e interessanti notizie sull'edizione in vendita del quotidiano |
Tutta questa sequenza di motivazioni fece in modo che il pettegolezzo, il piatto più ghiotto di sempre che uomini e donne consumano con avidità, si spostasse dalla bocca alla pagina scritta e stampata.
L'obiettivo era vendere la storia così che la gente comprasse il giornale o il periodico e per fare ciò veniva servito proprio quello che era richiesto, un argomento che non passa mai di moda.
Signore e signori è nata la stampa di concetto moderno.
Benvenuti.
Mauser
PS: scusatemi se ci ho messo tanto a scrivere questo post, alcune riflessioni mi hanno preso molto tempo e fino alla fine non sono stata sicura di volerlo pubblicare perchè certe posizioni sono opinabili da qualcuno, spero di non sollevare un polverone, ho cercato di mettere ipotesi a supporto della mia tesi.
Tutte le riflessioni non sono in prestito da qualcuno o da lavori altri, quindi non metterò bibliografia perchè i temi della criminalità, della prostituzione, della povertà, dell'inurbamento e della classe proletaria sono trattati (o lo saranno) in appositi post decentemente documentati, questo è solo uno scritto di riepilogo e di riflessione.
16 novembre 2011
Nord&Sud finalmente tra noi
Non volevo dare questa notizia prima d'essere certa a cento per cento, anzi, al mille per mille, di quando e se questo romanzo sarebbe stato pubblicato, ma è così.
Il tanto atteso, bramato, bistrattato Nord&Sud è sbarcato in Italia, dove di Nod e di Sud ne sappiamo qualcosa e ancora combattiamo con una certa fastidiosa forma di razzismo nazionale.
Elizabeth Gaskell, la mia amata Elizabeth è arrivata tra noi con la sua opera forse matura e completa, articolata e costruita. Un lavoro maestoso, appagante per il lettore e un bagno di sentimenti al quale è difficile sottrarsi.
Dopo tanti forse e tanti no l'agenzia letteraria Jo March, evidentemente intraprendente quanto l'eroina da cui prende il nome, ci ha finalmente regalato questo prezioso volume nella nostra lunga.
Grazie.
Sono contenta che sempre maggiori case editrici sconosciute appaiano negli scaffali delle librerie e vengano portate agli onori.
Non posso dire che l'esordio della Baldini Castoldi Dalai, che grazie al Cielo nel corso della sua breve vita ha già abbreviato il tutto in Dalai Editore, sia stato dei più felici, Soulless è, a tutti gli effetti, un caso letterario di indubbio horror grammaticale, ma la Leggereditore, sebbene costola della Fanucci (per altro poco nota se non di recente) si è guadagnata con titoli interessanti ed edizioni economiche il suo posto al sole. Hurra. All'inizio pure lei peccava parecchio di mancanza di editing e rilettura, ma ultimamente sta migliorando a vista d'occhio, in La cacciatrice di anime quasi non si notano gli errori da pochi sono e ancora in Dark forever ha replicato, dimostrando che non si è trattato di una svista, ma di una seria intenzione di redenzione sul piano ortografico. Doppio hurra!
La Jo March nessuno, o comunque pochi, di noi l'aveva sentita nominare prima di N&S, ma se il tam-tam viene da Internet, allora sono felice di sponsorizzarla un po' e ripetere il nome ogni due righe. Non ho idea di quali siano i progetti futuri del gruppo, la presentazione, che ora vi riporto, la trovo promettente al massimo
Indubbiamente vedere N&S tra noi non ha prezzo e per acquistarlo posso usare una Mastercard. CartaSi dovrebbe prendere il caso come emblematico della sua pubblicità.
Oggi, se andrete in libreria, potrete finalmente vedere questo libro di cui vi ho così assiduamentemartellato parlato, non vi dirò di comprarlo, lo stile ottocentesco della Gaskell un po' si nota e non tutti potrebbero apprezzarlo, ma buttateci un'occhiata, questo sì, giusto per vedere se si tratta di amore al primo sguardo, colpo di fulmine libresco.
Io purtroppo devo aspettare ancora qualche giorno prima di passare dalla libreria di fiducia, preferisco attendere l'uscita di altri titoli previsti per la prossima settimana e attenderò anche sapendo che il nuovo Percy Jackson è già sugli scaffali che chiama il mio nome. Sono una persona morigerata, non cederò alla tentazione.
Questo è un post d'informativa, ma vorrei tramite esso celebrare anche la vittoria della cultura sul marketing, sperando che sia l'emblema di una nuova politica a favore dei libri più bistrattati del passato e dimostri come i buoni libri non temano rivali.
Con affetto e un po' di commozione
Mauser
Il tanto atteso, bramato, bistrattato Nord&Sud è sbarcato in Italia, dove di Nod e di Sud ne sappiamo qualcosa e ancora combattiamo con una certa fastidiosa forma di razzismo nazionale.
Elizabeth Gaskell, la mia amata Elizabeth è arrivata tra noi con la sua opera forse matura e completa, articolata e costruita. Un lavoro maestoso, appagante per il lettore e un bagno di sentimenti al quale è difficile sottrarsi.
Dopo tanti forse e tanti no l'agenzia letteraria Jo March, evidentemente intraprendente quanto l'eroina da cui prende il nome, ci ha finalmente regalato questo prezioso volume nella nostra lunga.Grazie.
Sono contenta che sempre maggiori case editrici sconosciute appaiano negli scaffali delle librerie e vengano portate agli onori.
Non posso dire che l'esordio della Baldini Castoldi Dalai, che grazie al Cielo nel corso della sua breve vita ha già abbreviato il tutto in Dalai Editore, sia stato dei più felici, Soulless è, a tutti gli effetti, un caso letterario di indubbio horror grammaticale, ma la Leggereditore, sebbene costola della Fanucci (per altro poco nota se non di recente) si è guadagnata con titoli interessanti ed edizioni economiche il suo posto al sole. Hurra. All'inizio pure lei peccava parecchio di mancanza di editing e rilettura, ma ultimamente sta migliorando a vista d'occhio, in La cacciatrice di anime quasi non si notano gli errori da pochi sono e ancora in Dark forever ha replicato, dimostrando che non si è trattato di una svista, ma di una seria intenzione di redenzione sul piano ortografico. Doppio hurra!
La Jo March nessuno, o comunque pochi, di noi l'aveva sentita nominare prima di N&S, ma se il tam-tam viene da Internet, allora sono felice di sponsorizzarla un po' e ripetere il nome ogni due righe. Non ho idea di quali siano i progetti futuri del gruppo, la presentazione, che ora vi riporto, la trovo promettente al massimo
Non avremmo potuto scegliere, tra eroine ed eroi letterari che ci appassionano, una figura più appropriata per rappresentare la nostra attività. La seconda, la più ribelle, talentuosa e volitiva delle sorelle March è sempre stata il nostro alter ego immaginario, con la sua smodata passione per la lettura e la sua convinta determinazione per affermarsi come scrittrice.In lei ci siamo immedesimate quando, nei primi mesi del 2009, abbiamo dato vita a un duplice sogno chiuso nel cassetto: andare in cerca di narrativa originale, in grado di dare espressione linguistica e poetica alla nostra contemporaneità, e riportare alla luce narrativa lontana, nel tempo o nello spazio, a torto dimenticata o mai tradotta in lingua italiana.Immaginateci, dunque, come novelle Jo, chine sul tavolo della nostra soffitta, a spulciare fogli nuovi e carte ingiallite, all’avvincente e scrupolosa ricerca di quei rari scrittori capaci di smascherare e interpretare aspetti della natura umana, della vita e del mondo sui quali, senza stimolo, non rifletteremmo mai.
Oggi, se andrete in libreria, potrete finalmente vedere questo libro di cui vi ho così assiduamente
Io purtroppo devo aspettare ancora qualche giorno prima di passare dalla libreria di fiducia, preferisco attendere l'uscita di altri titoli previsti per la prossima settimana e attenderò anche sapendo che il nuovo Percy Jackson è già sugli scaffali che chiama il mio nome. Sono una persona morigerata, non cederò alla tentazione.
Questo è un post d'informativa, ma vorrei tramite esso celebrare anche la vittoria della cultura sul marketing, sperando che sia l'emblema di una nuova politica a favore dei libri più bistrattati del passato e dimostri come i buoni libri non temano rivali.
Con affetto e un po' di commozione
Mauser
28 agosto 2011
La rotativa e il giornale "quotidiano"
Il lettore tiene ora in mano una delle molte migliaia di cope del giornale The Times tolte da un apparato meccanico.Con queste parole contenute nel suo articolo di fondo, il 29 novembre 1814 l'autorevole quotidiano londinese annunciava la grande novità: l'uso della stampatrice meccanica a vapore.
Tra gli ostacoli maggiori che si erano opposti alla diffusione delle notizie e della stessa cultura era l'alto costo dei libri, che fin dalla meravigliosa invenzione di Gutemberg venivano stampati a mano: certo il progresso c'era stato, visto che prima erano addirittura copiati a mano uno per uno con tempistiche interminabili, ma i tipografi, la nuova professione che aveva visto la luce dopo l'invenzione della stampa moderna, ne componevano faticosamente ogni pagina, riga per riga, carattere per carattere e l'operazione richiedeva tempi lunghissimi, a tutto svantaggio del numero delle copie che potevano essere prodotte.
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| Tornio manuale per la stampa |
Già nella seconda metà del Settecento il problema maggiore della produzione era quello di accaparrarsi il maggior numero di utenze possibili, contava la quantità e non più la qualità e bisognava fare in modo che in moli leggessero e, quindi comprassero e quelli che non lo facevano dovevano essere invogliati a cominciare.
Il Settecento inglese fu un secolo grandioso per l'Inghilterra delle lettere, nacque il romanzo in senso moderno, l'Ivanhoe di Walter Scott, nacque il quotidiano, lo Spectator e ci fu una proliferazione culturare di grandi autori di molti generi, basti pensare a Swift, Defoe, Fielding, Coleridge. Il cittadino medio, con un pizzico di istruzione in più rispetto alla generazione precedente, chiedeva non solo testi per studiare, ma anche per spiegare e per svagarsi, per la satira, per la politica, per le opinioni. La diversificazione del genere letterario fece la fortuna dello stesso e alimentò la sua stessa richiesta, facile quindi comprendere come mai ci sia tato questo balzo produttivo proprio a cavallo dri due secoli e come mai, ancora oggi, l'Inghilterra abbia un'altissima fetta di mercato letterario per quanto riguarda il numero di autori pubblicati; a batterla è solo l'America, ma per un motivo più statistico che talentuoso: in un grande numero di persone è più facile trovarne di valenti.
E comunque, il mercato moderno dei libri non si preoccupa neanche più di pubblicare bravi autori, ma chiunque possa avere successo o vendere indipendentemente dal metodo (propaganda, scandalo, tematiche oscene, singolarità del soggetto, letteratura impegnata, bastian contrari, teorie dei complotti).
La prima soluzione vera e propria al problema del tempo di realizzazione di un libro o giornale venne proposta da Friederich Koenig, tedesco come Gutemberg, quando nel 1811 inventò la prima stampatrice a cilindro mossa dalla forza del vapore.
Il funzionamento prevedeva un cilindro di metallo nelquale scorreva il foglio da imprimere sul piano di stampa, dove si trovavano i caratteri; in tal modo la velocità di stampa diventava molto maggiore rispetto a quella ottenuta col torchio, che doveva percorrere, alternativamente, un percorso dall'altro in basso e, per di più, veniva azionato a mano; era in uso anche il torchio meccanico, che però non aveva modificato sostanzialmente la situazione.
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| Stampatrice Koenig |
La nuova stampatrice, che lo stesso Koenig dotò di un secondo cilindro, venne subito acquistata dal Times di Londra, che durante il collaudo riuscì a stampare 1100 copie in un'ora: con qualche modifica la stampatrice raggiunse, nel 1828 una tiratura oraria di 4000 copie finchè, trent'anni dopo, ne stampò ben ventimila.
In pratica era nato il prototipo della rotativa.
Come tanti uomini di genio, anche William Nicholson non riuscì a godere il frutto del proprio ingegno. Egli fin dal 1790 aveva brevettato una macchina stampatrice dorara d'un cilindro portacarta che rotolava sui caratteri, disposti in un piano e pennellati d'inchiostro; successivamente le aveva apportato una sostanzale modifica, fornendola di due cilindi di cui uno serviva a spingere la carta sull'altro, dove erano allineati i caratteri precedentemente inchiostrati, ma le traversie della vita lo avevano condotto sempre più in basso, fino a fargli provare la prigione, e lo sfortunato Nicholson aveva tristemente finito i suoi giorni nel 1815, proprio quando la stampatrice di Keonig dava i suoi primi, brillanti risultati. Pare, anzi, che il tedesco avesse preso spunto per la sua invenzione da un colloquio avuto con l'ingrese, che era andato a visitare in carcere.
Figlio di immigrati italiani, Ippolito Marinoni era nato e vissuto in Francia: là aveva intrapreso il mestiere di tipografo e già a 24 anni era diventato socio del proprio datore di lavoro; nel 1855, appena trentaduenne, si era meso in proprio aprendo una piccola fabbrica per macchine stampatrici, infine, nel 1872, ideò e costruì la rotativa Marinoni, capace di stampare oltre ventimila copie in un'ora.
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| Rotativa Marinoni |
A seguire vi propongo il video di un restauro e una rimessa in opera di una rotativa Marinoni chiamata Presse Universelle, spero sia di vostro gradimento, a mio avviso è molto affascinante
La nuova rotativa Marinoni, l'ennesimo italiano protagonista di qualche invenzione rivoluzionaria, permise alla stampa di ogni tipo l'ennesimo balzo verso il futuro.
A questo punto, velocizzata la stampa di testi, occorreva però accelerare anche la loro produzione: il risultato sarà la linotype, una macchina che permetteva di creare automaticamente e di volta in volta la sequenza di caratteri necessaria, ma lei sarà protagonista di un altro post.
Baci
Monica
22 maggio 2011
Le classi sociali
Dopo tanto parlare della società, mi sono accorta che uno degli argomenti su cui fin'ora avevo continuamente girato intorno senza mai approfondire è quello delle classi sociali.
Al giorno d'oggi, specialmente in Italia dove non valgono più i titoli nobiliari di alcun tipo [La contessina Giada De Blanc non è davvero contessa! I Principi della Rovere non sono principi, ecc.] la classe sociale è dettata più dall'impiego che dalla stratificazione: contadini, commercianti, impiegati, liberi professionisti...
Una volta le cose erano molto diverse.
Nell'intricato panorama vittoriano o regency dovete pensare alle classi sociali come alle parenti più prossime delle caste indiane.
Peccato solo che in India le caste siano 4, ermetiche e intoccabili, radicate nell'immaginario e nella società dalla notte dei tempi, mentre nel 1814 in Inghilterra le classi sociali fossero sette.
Qualche riferimento ad uno dei numeri biblici per antonomasia che indica l'infinito? Boh...
Vediamone alcune nel dettaglio e approfondiamo un po' la cosa.
Prima classe
La Prima Classe, o Highest Order, era costituita innanzi tutto dai membri della famiglia reale, a seguire erano conteggiati i grandi Ufficiali di Stato e tutti i nobili al di sopra del titolo di baronetto con le loro famiglie.
Approssimativamente: da 578 a 2.880 persone
Seconda classe
Una classe alquanto generica che comprendeva baronetti, cavalieri e gentiluomini di campagna (per la definizione si veda il post relativo ai titoli nobiliari e all'ordine di precedenza). Erano inoltre inseriti in questa classe tutti coloro che possedevano rendite molto significative in quanto rappresentavano, nella loro persona, la ricchezza del Paese.
Approssimativamente: da 48.861 a 234.305 persone
Terza classe
Abbandoniamo la nobiltà e ci caliamo direttamente tra i privi di titolo.
Apparteneva alla terza classe il clero anglicano di alto livello, i titolari di impieghi importanti, personaggi di spicco del foro inglse, cioè in ambito legale, studiosi di rilievo, mercanti di grandi ricchezze, imprenditori su larga scala, banchieri e le famiglie di tutti questi.
Approssimativamente: da 12.200 a 61.000 persone
Quarta classe
Non siamo abituati a parlare di classi al di sotto della terza, in quanto ciò che per allora era riservato alla third class per noi rappresenta un servizio appena accettabile, abbiamo standard molto elevati. Comunque, tornando alla quarta classe, vi si contavano tutti gli esponenti del clero e gli impiegati dello Stato, il clero di altre confessioni religiose, coloro che erano introdotti nell'ambito legale, gli insegnanti di ordini superiore (quindi del liceo e dell'università), i proprietari terrieri, armatori, commercianti e costruttori di non grande guadagno, proprietari di botteghe di un certo livello, artisti, meccanici e tutti coloro che potevano contare su un reddito medio. Insomma: questa era la classe dell'alta borghesia.
Approssimativamente: da 233.650 a 1.268.650 persone
Quinta classe
Qui ci troviamo di fronte ai proprietari di classe inferiore, negozianti di second'ordine, osti, i dediti al pubblico e tutti coloro i quali erano impiegati in attività varie, non necessariamente continuative, e vivevano insieme alle famiglie con reddito moderato.
Approssimativamente: da 564.799 a 2.798.475 persone
Sesta classe
Lavoratori manuali, artigiani di basso livello, agricoltori e contadini, in genere appartegono a questa classe tutti coloro i quali vivono del lavoro dato dalle loro braccia.
Approssimativamente: da 2.126.095 a 8.792.800 persone
Settima classe e inferiori
Era detta la classe dei miserabili ed era abbastanza popolosa.
Si contavano poveri, clochard, zingari, ladri, vagabondi e coloro che vivevano di furti, crimini e delinquenza.
Approssimativamente: da 387.100 a 1.826.170 persone
Le classi militari
Come oggi, anche all'epoca esistevano due classi per gli appartenenti perenni all'Esercito e alla Marina di Sua Maestà.
La Higher class era costituita da ufficiali e mezzi ufficiali con le loro famiglie.
Contava circa dalle 10.500 alle 69.000 persone
Alla Second class appartenevano invece soldati e marinai semplici, impiegati dell'Esercito e della Marina, pensionanti e lvoratori dell'indotto.
Il loro numero variava da 120.000 a 862.000 persone.
Questa era la distinzione ufficiale fatta negli atti statali della classe di appartenenza di una persona.
In realtà le classi realmente considerate nella vita quotidiana erano cinque e non sette, e la loro distinzione era molto più semplice, basata sul reddito fine a se stesso.
Upper class
La classe d'elite, vi appartenevano solo pochi fortunati; questa classe era dotata di enormi privilegi dovuti non solo alla possibilità che il denaro o la posizione sociale permetteva loro di acquistare, ma sopratutto al dovere che lo stato riteneva di avere nei loro confronti. Ecco quindi che era lo Stato stesso che si prodigava in facilitazioni verso costoro.
Erano l'1% della popolazione inglese e avevano una rendita annua altissima a cui si aggiungevano i privilegi su cui potevano contare, un po' come i politici moderni che non si sognerebbero mai di pagare una cena. Vi appartenevano tutte le categorie di nobili e gentiluomini, compresi i baronetti e cavalieri che, invece, nell'altra distinzione erano assimilati ad una classe inferiore.
All'interno della stessa upper class, nei paesi dove non esisteva l'aristocrazia che deteneva il primato all'interno della classe stessa, esisteva un'ulteriore distinzione.
Upper middle class
Siamo già in ambito borghese, come dice il nome stesso che fa riferimento alla middle class che dopo il matrimonio di Kate Middleton abbiamo sentito nominare ben più che a sproposito.
Insomma, ci riferiamo all'alta borghesia, imprenditori, armatori, proprietari di industrie e possidenti terrieri con grossi introiti. Vi si contavano inoltre gli alti appartenenti al foro ed eminenti studiosi.
Queste persone avevano di solito un livello di studio abbastanza elevato, avevano frequentato almeno le scuole superiori e alcuni anche l'università.
In questa fascia sociale era condensato il 15% della popolazione vittoriana.
Lower middle class
Sempre in ambito borghese ci affacciamo adesso verso il ramo meno ricco.
Nella lower middle class si potevano riconoscere onesti negozianti, medici, impiegati statali, artigiani con una certa autonomia, la maggior parte erano figure che lavoravano in proprio e non dipendevano da un padrone, sebbene il loro business non fosse grande come quello degli alto borghesi, avevano una vita abbastanza comoda e dignitosa che permetteva di non patire la fame alla famiglia. Tra i dipendenti che figuravano nella categoria erano tutti colletti bianchi, cioè personale che svolgeva funzioni che necessitavano di una certa cultura minima e non comprendevano lavori manuali, ma piuttosto impieghi da scribacchino e grattapennini come si soleva dire all'epoca.
Questa classe occupava circa il 32% della popolazione.
Working class o classe lavoratrice o proletaria
Erano il 32% della popolazione e comprendeva quasi esclusivamente lavoratori dipendenti di lavori di basso concetto: montatori, meccanici, scaricatori, riparatori... cen'era per tutti i gusti.
La sicurezza del loro posto di lavoro era sempre a rischio ed è per questo motivo che molti si battevano in lotte sindacali che spesso sfociavano nel sangue o in due punizioni da parte del datore di lavoro, a volte anche fisiche (cfr. I giorni del tè e delle rose).
Lower class
Alla base della piramide stava la lower class, letteralmente la "classe più bassa". Vi appartenevano oltre a tutti i poveri, gli indigenti, zingari, clochard, prostitute di basso rango e il sottobosco malavitoso delle città, anche i lavoratori stagionali delle campagne.
Era una classe di disperati e di afflitti, senza vita, speranze o futuro che viveva alla giornata sui bordi delle strade, sfruttando come poteva la società e i suoi vizi nati dalla crescente ricchezza.
La percentuale di persone che ne faceva parte variava dal 14 al 20%, la cifra è poco chiara a causa della difficoltà di conteggio.
Bene, dopo questo post relativamente breve, ma spero contenente tutte le informazioni salienti, mi auguro che le idee riguardo la stratificata struttura dell'epoca settecentescha e ottocentesca siano un po' più chiare, se così non fosse, naturalmente, potremo tornare in furuo sull'argomento.
Una nota è d'obbligo e cioè sottolineare come questa fosse la struttura delle classi sociali del passato, al giorno d'oggi il grado di stratificazione risulta più avanzato e comprende il livello di specializzazione delle persone che nel corso del tempo, secondo un processo iniziato con la Seconda Rivoluzione Industriale, ha acquisito sempre maggior rilevanza.
Baci a tutti

Mauser
Una volta le cose erano molto diverse.
Nell'intricato panorama vittoriano o regency dovete pensare alle classi sociali come alle parenti più prossime delle caste indiane.
Peccato solo che in India le caste siano 4, ermetiche e intoccabili, radicate nell'immaginario e nella società dalla notte dei tempi, mentre nel 1814 in Inghilterra le classi sociali fossero sette.
Qualche riferimento ad uno dei numeri biblici per antonomasia che indica l'infinito? Boh...
Vediamone alcune nel dettaglio e approfondiamo un po' la cosa.
Prima classe
La Prima Classe, o Highest Order, era costituita innanzi tutto dai membri della famiglia reale, a seguire erano conteggiati i grandi Ufficiali di Stato e tutti i nobili al di sopra del titolo di baronetto con le loro famiglie.
Approssimativamente: da 578 a 2.880 persone
Seconda classe
Una classe alquanto generica che comprendeva baronetti, cavalieri e gentiluomini di campagna (per la definizione si veda il post relativo ai titoli nobiliari e all'ordine di precedenza). Erano inoltre inseriti in questa classe tutti coloro che possedevano rendite molto significative in quanto rappresentavano, nella loro persona, la ricchezza del Paese.
Approssimativamente: da 48.861 a 234.305 persone
Terza classe
Abbandoniamo la nobiltà e ci caliamo direttamente tra i privi di titolo.
| Un barrister cioè un avvocato di alto livello. Apparteneva alla terza classe sociale insieme a chi lavorava nel foro. |
Approssimativamente: da 12.200 a 61.000 persone
Quarta classe
Non siamo abituati a parlare di classi al di sotto della terza, in quanto ciò che per allora era riservato alla third class per noi rappresenta un servizio appena accettabile, abbiamo standard molto elevati. Comunque, tornando alla quarta classe, vi si contavano tutti gli esponenti del clero e gli impiegati dello Stato, il clero di altre confessioni religiose, coloro che erano introdotti nell'ambito legale, gli insegnanti di ordini superiore (quindi del liceo e dell'università), i proprietari terrieri, armatori, commercianti e costruttori di non grande guadagno, proprietari di botteghe di un certo livello, artisti, meccanici e tutti coloro che potevano contare su un reddito medio. Insomma: questa era la classe dell'alta borghesia.
Approssimativamente: da 233.650 a 1.268.650 persone
Quinta classe
Qui ci troviamo di fronte ai proprietari di classe inferiore, negozianti di second'ordine, osti, i dediti al pubblico e tutti coloro i quali erano impiegati in attività varie, non necessariamente continuative, e vivevano insieme alle famiglie con reddito moderato.
Approssimativamente: da 564.799 a 2.798.475 persone
Sesta classe
| Gli osti facevano parte della quinta classe |
Approssimativamente: da 2.126.095 a 8.792.800 persone
Settima classe e inferiori
Era detta la classe dei miserabili ed era abbastanza popolosa.
Si contavano poveri, clochard, zingari, ladri, vagabondi e coloro che vivevano di furti, crimini e delinquenza.
Approssimativamente: da 387.100 a 1.826.170 persone
Le classi militari
Come oggi, anche all'epoca esistevano due classi per gli appartenenti perenni all'Esercito e alla Marina di Sua Maestà.
La Higher class era costituita da ufficiali e mezzi ufficiali con le loro famiglie.
Contava circa dalle 10.500 alle 69.000 persone
| Horatio Nelson, ammiraglio della Royal Navy, la sua classe era la prima di quelle destinate ai militari. |
Il loro numero variava da 120.000 a 862.000 persone.
Questa era la distinzione ufficiale fatta negli atti statali della classe di appartenenza di una persona.
In realtà le classi realmente considerate nella vita quotidiana erano cinque e non sette, e la loro distinzione era molto più semplice, basata sul reddito fine a se stesso.
Upper class
La classe d'elite, vi appartenevano solo pochi fortunati; questa classe era dotata di enormi privilegi dovuti non solo alla possibilità che il denaro o la posizione sociale permetteva loro di acquistare, ma sopratutto al dovere che lo stato riteneva di avere nei loro confronti. Ecco quindi che era lo Stato stesso che si prodigava in facilitazioni verso costoro.
Erano l'1% della popolazione inglese e avevano una rendita annua altissima a cui si aggiungevano i privilegi su cui potevano contare, un po' come i politici moderni che non si sognerebbero mai di pagare una cena. Vi appartenevano tutte le categorie di nobili e gentiluomini, compresi i baronetti e cavalieri che, invece, nell'altra distinzione erano assimilati ad una classe inferiore.
All'interno della stessa upper class, nei paesi dove non esisteva l'aristocrazia che deteneva il primato all'interno della classe stessa, esisteva un'ulteriore distinzione.
La Upper upper class che comprendeva personaggi di grande ricchezza e di antica e prestigiosa famiglia, tant'è vero che erano etichettati come Old money negli ambienti più informali, negli Stati Uniti questa distinzione esiste ancora e fanno parte della categoria di Vanderbilt, i Rockefeller, ecc.
- La Lower upper class erano definiti come New money e comprendevano tutti coloro che con gli affari avevano fatto grandissime ricchezze nello spazio di un'unica generazione.
Upper middle class
Siamo già in ambito borghese, come dice il nome stesso che fa riferimento alla middle class che dopo il matrimonio di Kate Middleton abbiamo sentito nominare ben più che a sproposito.
Insomma, ci riferiamo all'alta borghesia, imprenditori, armatori, proprietari di industrie e possidenti terrieri con grossi introiti. Vi si contavano inoltre gli alti appartenenti al foro ed eminenti studiosi.
Queste persone avevano di solito un livello di studio abbastanza elevato, avevano frequentato almeno le scuole superiori e alcuni anche l'università.
In questa fascia sociale era condensato il 15% della popolazione vittoriana.
Lower middle class
Sempre in ambito borghese ci affacciamo adesso verso il ramo meno ricco.
Nella lower middle class si potevano riconoscere onesti negozianti, medici, impiegati statali, artigiani con una certa autonomia, la maggior parte erano figure che lavoravano in proprio e non dipendevano da un padrone, sebbene il loro business non fosse grande come quello degli alto borghesi, avevano una vita abbastanza comoda e dignitosa che permetteva di non patire la fame alla famiglia. Tra i dipendenti che figuravano nella categoria erano tutti colletti bianchi, cioè personale che svolgeva funzioni che necessitavano di una certa cultura minima e non comprendevano lavori manuali, ma piuttosto impieghi da scribacchino e grattapennini come si soleva dire all'epoca.
Questa classe occupava circa il 32% della popolazione.
Working class o classe lavoratrice o proletaria
Erano il 32% della popolazione e comprendeva quasi esclusivamente lavoratori dipendenti di lavori di basso concetto: montatori, meccanici, scaricatori, riparatori... cen'era per tutti i gusti.
La sicurezza del loro posto di lavoro era sempre a rischio ed è per questo motivo che molti si battevano in lotte sindacali che spesso sfociavano nel sangue o in due punizioni da parte del datore di lavoro, a volte anche fisiche (cfr. I giorni del tè e delle rose).
Lower class
Alla base della piramide stava la lower class, letteralmente la "classe più bassa". Vi appartenevano oltre a tutti i poveri, gli indigenti, zingari, clochard, prostitute di basso rango e il sottobosco malavitoso delle città, anche i lavoratori stagionali delle campagne.
| I famosi lustrascarpe appartenevano alla lower class ed erano molto diffusi. |
La percentuale di persone che ne faceva parte variava dal 14 al 20%, la cifra è poco chiara a causa della difficoltà di conteggio.
Bene, dopo questo post relativamente breve, ma spero contenente tutte le informazioni salienti, mi auguro che le idee riguardo la stratificata struttura dell'epoca settecentescha e ottocentesca siano un po' più chiare, se così non fosse, naturalmente, potremo tornare in furuo sull'argomento.
Una nota è d'obbligo e cioè sottolineare come questa fosse la struttura delle classi sociali del passato, al giorno d'oggi il grado di stratificazione risulta più avanzato e comprende il livello di specializzazione delle persone che nel corso del tempo, secondo un processo iniziato con la Seconda Rivoluzione Industriale, ha acquisito sempre maggior rilevanza.
Baci a tutti

Mauser
6 aprile 2010
La medicina
Argomento odierno: la medicina.
Mi sembrava doveroso affrontare l'argomento, visto che la salute, dopotutto, è un fattore importantissimo della nostra esistenza.
Tendenzialmente si pensa all'epoca vittoriana con un misto
Povertà, malattia, disperazione, abbandono erano fattori all'ordine del giorno, non commettiamo quindi gli errori degli ingenui pensando che all'epoca andasse tutto bene, si stava molto peggio di adesso e questo malessere, queste difficoltà erano diffuse per tutte le classi sociali, perfino i figli di re non era detto che sopravvivessero e non solo da bambini! Figuriamoci come doveva essere l'esistenza di una persona qualunque per l'epoca...
Ecco quindi che la salute e le cure, piuttosto che l'emblematica figura del medico, assumono un significato molto più importante di quello che possiamo figurarci inizialmente.
Con questo però, bisogna anche ammettere che la medicina del tempo non era molto evoluta, in special modo se paragonata alla odierna: niente antibiotici, niente antidepressivi, zero ibuprofene, antinfiammatori, antidolorifici e così via, ma uno stile di vita un po' più sano per quanto riguarda alimentazione e movimento contribuiva a rendere meno diffuse malattie che ad oggi sono presenti quasi in ogni individuo.
Una malattia non era riconosciuta tale se una persona non stava almeno tre o quattro giorni con la febbre, a meno che questa non fosse alta, ma mancando gli strumenti per misurarla, spesso non si dava troppo peso ai sintomi di influenze e raffreddori. Entrambe queste malattie, che noi ormai consideriamo un male stagionale guaribile in una settimana al massimo, a quel tempo erano mortali nel 70% dei casi.
Qualcuno potrebbe pensare che questi problemi, però, si avessero solo da una certa classe sociale in giù, dopotutto i ricchi hanno sempre avuto ottimi dottori e diritti migliori degli altri: SBAGLIATO!
In realtà per i ricchi, per i re addirittura, il mondo girava esattamente come epr gli altri.
Pensate che il marito della Regina Vittorian, il Principe Alberto di Sassonia-Coburgo-Gotha, morì nel 1861 proprio per una febbre tifoide non diagnosticata in tempo dal medico di corte [e vuoi farmi credere che i sintomi della febbre non si vedono? Aspettano che uno si ricopra di pustole rosse e verdi prima di dire: "è malato"?].
Un grande campo, adesso in via di estinzione, in cui i medici lavoravano era quello dell'amputazione degli arti e del rimpiazzo di questi con mani, piedi o altre articolazioni; una volta, infatti, era comune trovare persone mancanti di alcuni arti o prive di un occhio o orecchio, essi venivano rimpiazzati da supporti, arti finti, occhi di vetro e quant'altro (basta ricordare Capitan Uncino, il cattivo di Peter Pan, oppure i due marinai al soldo di Barbossa nel film Pirati dei Caraibi).
L'arte di curare
Durante il periodo Georgiano e Vittoriano era meglio non ammalarsi, di questo ne siamo sicuri.
Ma non solo perchè le prospettive di vita erano misere, ma anche perchè le cure erano oltremodo inefficaci, quando non dannose a loro volta.
La prima cosa, come l'ultima che si faceva quando c'era un malato in casa, era pregare: non che io disprezzi questa pratica, tuttavia penso che alcuni medici più che pregare avrebbero dovuto concentrarsi un po' di più sui sintomi e sulle cure, piuttosto che sulla redenzione del malato, compito che spettava, semmai, al pastore o al prete (nel caso dei papisti), ma non a un laureato in medicina. E già così erano piuttosto imprecisi nella diagnosi quando non la ceffavano del tutto...
Secondo punto da non dimenticare erano i rimedi della nonna: vino e aceto per l'ubriachezza, intestino di cinghiale per la sifilide (O.o), svariati composti naturali a base di piante e radici triturate con cui si impiastravano le ferite infette e suppurate, oppure brodaglie fatte decantare in decotti dall'odore puteolente, ma, a dire di molti, efficacissimi.
Questa era forse la parte migliore della medicina, visto che composti e cataplasmi a base di foglie e alghe e simili erano effettivamente utili in alcuni casi, peccato che essi non fosse molto diversi dai rimedi del Medioevo, specialmente nelle campagne, e sì che ci dovrebbe aspettare qualche passetto avanti dopo 300 anni...
Il tutto, naturalmente, applicato con una serie di rituali imprescindibili come imposizione delle mani e massaggi inutili degni del più celebre ciarlatano.
La maggior parte dei rimedi naturali, per quanto potessero essere efficaci (ancora molte medicine moderne sono a base di estratto di salice, ortica e così via) erano applicati nelle circostanze sbagliate, per questo risultavano poco utili ai fini della guarigione, senza contare che uno dei principi stessi dell'omeopatia (sciena nella quale io credo assai poco) è ancora che se assumi un rimedio per un male che non hai, questo generalmente te lo fa venire: il massimo per un malato!
Il farmacista era la prima persona a cui ci si rivolgeva in caso di malesseri non gravi: mal di schiena, mal di testa diffuso, dolori articolari e muscolari.
Nel caso il farmacista prescriveva o preparava qualche mistura strana. Se poi i suoi rimedi erano dei veri e propri bidoni, ci si rifaceva al medico vero e proprio.
Ricordiamo inoltre, sebbene con raccapriccio, che uno dei metodi di cura più utilizzati nel Settecento, e ancora adoperatissimo nell'Ottocento, era il salasso, praticato tramite sanguisughe.
Inutile indugiare nel descrivere questa pratica disgustosa quanto inefficace, se non addirittura dannosa. Molti reali, e moltissime persone comuni, sono morte a causa dell'utilizzo sconsiderato di questa metodologia, tra questi molto famosi sono i casi delle figlie di Maria Teresa d'Austria che, ammalate di vaiolo, vennero più volte salassate per far scomparire il sangue marcio della malattia. Suppongo sia superfluo dire che molte di loro, poverette, non ce la fecero a causa dell'indebolimento.
Medicine dell'epoca
Le medicine adoperate nel periodo passato erano largamente tratte da piante e radici. Si trattava di infusi, tisane, impacchi e cataplasmi che dovevano servire da lenitivo, disintossicante, purgante, antidolorifico e così via. Molti di questi erano efficaci per il loro scopo, tuttavia servivano a poco nel caso di malattie più gravi come influenze, malattie esantematiche, infezioni, cancri e così via.
Alcuni tipi di droghe erano largamente utilizzati come antidolorifici e per "aprire i sensi", come dice lo stesso Sherlock Holmes, protagonista dei libri di sir Arthur Conan Doyle, Sherlock era un cocainomane convinto.
Altre droghe più o meno famose erano il laudano, un antidolorifico molto potente, peccato che avesse la stessa composizione del moderno assenzio, cioè una bevanda alcolica che supera i 40°.
I batteri e le spore
Verso la metà del Settecento le recenti scoperte scientifiche che riguardavano le creature invisibili ad occhio nudo come i batteri scatenarono una vera e propria guerra a questi microrganismi.
Per un lungo periodo si credette che ogni malattia fosse portata da queste subdole creature e spesso si utilizzarono metodi di cura decisamente inefficaci. Questa credenza era furviante, perchè impediva ai medici di ricercare le vere cause di un malessere.
Il controverso caso dei vaccini
Un vaccino è un ceppo della malttia opportunamente indebolito e innestato nel corpo di persone sane, in modo che, con una decorrenza rapida, essi potessero sviluppare le difese immunitarie necessarie per combattere quella malattia quando questa si sarebbe ripresentata in forma normale o acuta.
Al giorno d'oggi ci si vaccina troppo, è un dato di fatto, basta pensare a quanto accaduto con l'influenza suina che ha colpito il mondo lo scorso autunno, scatenando una vera e propria ondata di panico quando, a dirla tutta, si trattava di banale influenza, credete alle parole di una che se l'è presa in barba ai consigli di Topo Gigio.
Non solo, a volte ci si vaccina per motivazioni sbagliate, come adesempio per non ammalarsi e non fare assenza dal lavoro, senza contare che questo comportamento sconsiderato indebolisce non poco il nostro fisico.
Risultato? Alla prima mutazione devono fare un nuovo vaccino e, comunque, ci si ammala lo stesso. Bisognerebbe pensare, prima di vaccinarsi.
Se avete visto uno sceneggiato canadese denominato La valle delle rose selvatiche, che quest'estate è andato in onda su Rai1 al pomeriggio della domenica, forse ricorderete che in uno degli episodi un medico di città si trasferiva in questo villaggio dove era ambientata la storia e cercava appunto di promuovere una campagna di vaccinazioni contro la tubercolosi, dovendo però scontrarsi con la ritrosia delle persone e la paura generalizzata, persino con la donna amata, che anni addietro, a causa di una vaccinazione sconsiderata, aveva perso l'amata figlioletta.
Naturalmente finisce tutto bene: per provare ai nuovi compaesani quanto egli è competente e buono, si inietta il vaccino prima su di sè, rischiando di andare vicino alla morte, ma salvandosi in corner grazie all'aiuto dell'amata e della figlia e convincendo tutto il paese.
Malattie diffuse
In passato erano diffuse malattie che oggi dimentichiamo facilmente a causa della loro scarsa diffusione nel mondo civilizzato in cui viviano, ma che sfortunatamente sono ancora presenti in zone sottosviluppate del pianeta, come l'Africa centrale o l'America Latina.
Scabbia, rachitismo e scorbuto erano all'ordine del giorno in ogni paese europeo e
La sifilide era diffusa quasi quanto l'AIDS adesso e aveva gli stessi effetti, in particolare essa era particolarmente dilagata nelle città di mare, dove il continuo afflusso di persone straniere provenienti da porti e paesi lontani ricchi di altre malttie contribuiva ad una difusione rapida e terribile.
La tisi era la malattia più comune, di cui muoiono moltissime persone, ad esempio Violetta la protagonista della Traviata, Musetta dall'opera Boheme, Satin nel musical Moulin Rouge, la stessa Lady Oscar dell'omonimo manga e anime ad opera di Ryoko Ikeda [maledetta!!! Non dovevi ammazzarmela e neanche André! Io li volevo assieme, assassina! ehm... scusate lo sfogo] oltre che svariati poeti e scrittori famosi.
Il vaiolo e il colera, che ormai non sappiamo neanche cosa sono, erano invece oltremodo diffuse anche in paesi con notevoli progressi industriali e scientifici, come Germania, Inghilterra o Sati Uniti d'America.
Poi c'era la gotta, che a differenza di scabbia e scorbuto era una malattia "da ricchi" perchè provocata dall'assunzione eccessiva di determinate proteine grasse, specialmente quelle della carne. Il colesterolo a cui adesso facciamo così attenzione era niente se confrontato con questa malattia diffusissima.
Cause
Molte malattie di allora, come di oggi, erano causate da una vita sregolta, spesso a causa della povertà che impediva l'assunzione di proteine e vitamine utili, se non indispensabili all'organismo.
Sebbene alcuni tipi di proteine fossero assumibili tramite i legumi, oltre che tramite carne di manzo, esse non erano comunque sufficiente.
In una larga porzione della popolazione l'alcool e il fumo erano vizi di cui non si riusciva a fare a meno e ciò portava a varie malattie come il cancro o l'epatite.
I rapporti sessuali senza protezione, che all'epoca era pressocchè inesistente, erano inoltre mezzo di trasmissione di malattie veneree.
Anche la mancanza di riposo per quanto riguarda le classi meno agiate della popolazione comportava un indebolimento del fisico e un aumento dell'incidenza della malattia.
Senza contare che le condizioni igienico-sanitarie in cui si viveva all'epoca, circondati dalle bestie in campagna e da moltissime altre persone in città, erano deplorevoli e, naturalmente, aumentavano il diffondersi di patologie di sorta.
La mancanza di denaro per curarsi, di certo non era un fattore da sottovalutare, sebbene a volte si tenda a dimenticarsene.
Curiosità
- InItalia la medicina è sempre stata una scienza molto avanzata fin dall'epoca rinascimentale
- L'ateneo di Parma vanta una vastissima collezione di cere anatomiche, ovvero ricostruzioni del corpo umano e delle sue parti, sia singole che nell'insieme, per gli studenti di medicina del passato, quando eseguire tagli e prove sui cadaveri era considerato fuorilegge (perchè si violava terreno consacrato per motivazioni non sufficienti e perchè si distruggeva il riposo di un defunto)
- Anche l'Università di Bologna ha una preziosa collezione di ceroplastiche di epoca settecentesca e vittoriana. In entrambi i casi sono visitabili.
- Sia la raccolta dell'ateneo di Parma che di Bologna sono apparse in alcuni servizi di Ulisse (programma che adoro) sulla ceroplastica, sulla medicina e sulle tombe.
- Il più importante museo italiano di ceroplastica è il Clemente Susini di Cagliari ed è famoso a livello mondiale per l'accuratezza delle sue riproduzioni (vedi. Wikipedia - Museo Cere Anatomiche Clemente Susini)
Riferimenti letterari e cinematografici
In più è terrorizzato dalle "spore", una paura indotta dai medici e dalla governante che pensano che distruggerebbero il suo fisico malato se esposto a luce e aria [ma che è, un vampiro???], per questo le finestre sono tutte sbarrate. Ma ci penserà Mary a mettere in riga tutti!
Col senno di oggi sappiamo che i metodi di cui sopra e le idee che avevano erano completamente fuori strada, ma che cosa si pensava allora?
Difficile entrare nella mente delle persone, che erano letteralmente terrorizzate dalla malattia. Esistevano epidemie di scarlattina e varicella che uccidevano moltissime persone, il morbillo era considerato fratello gemello del vaiolo, neanche fosse stato peste e, nel libro di Louisa May Alcott, una delle sorelle March protagonista di Piccole donne muore appunto di queste malattie.
Senza contare che contro altre come il tetano, il tifo, la tubercolosi e così via non esistevano i vaccini.
Un altro caso famoso è quello dell'amichetta tedesca di Heidi, Clara, che è immobilizzata su una sedia a rotelle fin dalla nascita, ma che grazie alle amorevoli cure della protagonista e all'aria delle Alpi riuscirà ad acquistare l'utilizzo delle gambe.
In moltissimi romanzi si fa cenno alla figura del medico o al fatto che la medicina dell'epoca non fosse in grado di salvare le donne partorienti o gli ammalati, questi riferimenti io li ho più volte riscontrati nei seguenti titoli: L'amante di Lady Sophia di Lisa Kleypas, Nodi d'amore sempre di Lisa Kleypas, Via col vento di Margareth Mitchell, con relativi seguiti, ovvero Rossella di Alexandra Ripley e Il mondo di Rhett di David McCaig.
Inoltre, nell'anime giapponese Fiocchi di cotone per Jeanie la protagonista, dopo una serie di avventure e disavventure sceglie di intraprendere la carriera di medico e infermiera nell'America del dopo Guerra di Secessione.
Ci sono poi i classici come Lo strano caso del Dr. Jeckyll e Mr Hyde di Robert Louis Stevenson e anche il capolavoro di Mary Shelley, cioè Frankestein. Anche in Dracula abbiamo la stravagante figura di Van Helsing che è un medico olandese decisamente sopra le righe.
Naturalmente ci saranno migliaia di romanzi che trattano del tema e che al momento mi sono dimenticata... se ve ne viene in mente qualcuno sarò lieta di aggiungerne.
Consigli di lettura
Poichè la medicina del Settecento e Ottocento era una vera e propria atrocità, consiglio le letture di seguito solo per coloro che sono forti di stomaco.
Io stessa non sono riuscita ad arrivare in fondo ad alcuni testi accademici al riguardo e non voglio neanche pensare di leggere dei volumi dell'epoca, dove parlano di cose che oggi definiremmo barbare con assoluta nonchalance.
I libri di cui sopra, a parte di romance spudoratissimi, presentano comunque una panoramica interessante della professione e del ruolo della medicina nel passato.
- Sherlock Holmes, Doctor Watson, and Victorian Medicine: A Medical Review and Critique for the New Sherlockian by J. E. Anthony, James E. Anthony James E. Anthony (Author)› Visit Amazon's James E. Anthony PageFind all the books, read about the author, and more.See search results for this authorAre you an author? Learn about Author Central
- Medical Profession in Mid-Victorian London by M. Jeanne Peterson
- Antivivisection and Medical Science in Victorian Society by R. d. French
- The Fasting Girl: A True Victorian Medical Mystery by Michelle Stacey
- Medical women and Victorian fiction by Kristine Swenson
- Health, Medicine, and Society in Victorian England by Mary Wilson Carpenter
- Victorian Pharmacy and Remedy Recipes by Jane Eastoe, Ruth Goodman
- The Victorian Chemist and Druggist by W.A. Jackson
Personalmente la medicina vittoriana è qualcosa che mi fa rizzare i peli delle braccia, mi terrorizza e capisco perfettamente come mai la gente avesse tanto timore di ammalarsi. Spero di non aver turbato troppo i vostri sogni,
A presto, buona serata a tutti!
Mauser
19 gennaio 2010
Petizione per "Nord e Sud" in Italia
Si tratta di una iniziativa promossa da appassionati ed appassionate per suggerire alle case editrici italiane la traduzione dei romanzi della Gaskell, in particolare "North & South", considerato uno dei suoi capolavori.
A mio modesto parere, Elizabeth Gaskell non ha nulla da invidiare ad altri autori della sua epoca che, invece, sono stati tradotti fin troppo, con grande dispendio di carta, risorse ed energie.
Francamente, e senza offesa per gli appassionati, mi sembra che non si senta la necessità di tradurre ancora una volta i
Chi era Elizabeth Gaskell e di cosa parlano i suoi libri?
Difficile trovare un paragone, la Gaskell scrive storie di donne nel mondo, ma a differenza della Austen, queste donne si danno da fare, pensano tanto, organizzano di più, sono determinate e volitive nei progetti a cui si dedicano e perseguendo i sogni che hanno in mente anche con un po' di imprudenza e spinte anche dall'impulso del momento.
Come Lizzie Bennett hanno orgoglio da vendere e, purtroppo, molti pregiudizi, ma nel corso della vicenda muteranno i loro caratteri per diventare delle vere e proprie signore, moderate e riflessive.
I personaggi della Gaskell e le sue ambientazioni sono lo specchio di una società che cambia e che si deve adattare alle cose nuove, a differenza del mondo della Austen dove tutto sembra immobile e immutabile; non tutti vengono da famiglie patrizie, più spesso sono borghesi, arricchiti, parvenu; alcuni si sono fatti da soli, come Mr Thornton, partendo dai gradini più bassi della scala sociale, e hanno sacrificato tutto per poter guadagnare una condizione di vita migliore per loro e i loro cari, lavorando duramente come non ho mai visto fare agli eroi, ma soprattutto alle eroine, di altre autrici sta tradotte nel nostro paese.
Elizabeth Gaskell, nelle sue scritture, vedeva avanti di qualche decade e ne scriveva con passione. Adoro i suoi libri, non posso negarlo, per quanto non abbia potuto assaporarli completamente sia per alcune mie mancanze nelle lingue straniere, sia perchè gli editori italiani preferiscono pubblicare porcherie a tutto spiano piuttosto che libri con un minimo di morale e, magari, anche di integrità.
Certo, come molti critici hanno avuto modo di dire spendendo fiumi d'inchiostro, questa autrice non è esente da errori e da critiche, ma sinceramente non trovo in lei nulla di meno che
North & South è forse il suo libro più famoso, un Orgoglio e Pregiudizio in salsa differente, perchè anche Margaret Hale è un personaggio fiero e orgoglioso come Lizzie e anche Mr Thornton è un uomo con dei pregiudizi su di lei e via via che scorrono le pagine questo ruolo si inverte più volte, ma a mio avviso è una lettura validissima, molto più di tante altre.
Perchè dunque tutta questa discriminazione?
Io ho deciso di dire basta e di sostenere la petizione che chiede la pubblicazione dei romanzi della Gaskell anche in Italia.
Aiutatemi anche voi che leggete e appoggiate con me questa iniziativa!
È sufficiente una casella email, il sito che pubblica le petizioni garantisce la riservatezza dei dati e che questi non saranno adoperati a scopi commerciali, né che la vostra casella sarà tempestata dallo spam per i prossimi mille anni.
Per arrivare al sito basta cliccare sull'immagine sottostante e un link vi porterà direttamente alla petizione ^_^
L'obiettivo che la creatrice della petizione si è posto è ambizioso, 100.000 persone, ma spero davvero che la nostra richieta venga accolta, sfrutto quindi questo spazio per sponsorizzare l'inziativa e spero davvero di cuore nel vostro aiuto.
Vi segnalo inoltre che sia di North & South che di Cranford sono stati fatti due omonimi e bellissimi adattamenti della BBC, purtroppo non ancora giunti nel nostro Paese.
Per chi fosse appassionato di fansub e sottotitoli, è presente una versione in inglese con traduzione a pié schermo in italiano davvero graziosa.
Grazie e a presto!
Mauser
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