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22 settembre 2012

Royal Ascot 2012

È passato un po' in sordina, ma c'è stata. La storica gara di Ascot anche quest'anno ha attirato fotografi e curiosi per la stravaganza della sua ufficiosa sfilata di cappellini.
Il 19 giugno le rappresentanti più in vista del Regno Unito si sono date battaglia a colpi di ombrellini, piume e originalità.

9 giugno 2012

Lo sfruttamento minorile

Qualche tempo fa (che per essere politically correct e mantenere il buon nome del blog non specificherò) mi è stato chiesto un approfondimento a proposito dello sfruttamento minorile durante l'epoca vittoriana ed è con grande piacere che mi accingo ad affrontare questo argomento, anche se estremamente dispiaciuta di aver lasciato trascorrere tanto tempo tra la richiesta e la sua conclusione: purtroppo, come vi accennavo nel post passato, sono un bel po' assillata dal lavoro, scadenze che incombono, progetti in partenza imminente (speriamo! incrociate le dita per me) e problemi gravissimi sono purtroppo all'ordine del giorno e mi portano spesso a viaggiare, sebbene sia sempre stata una persona piuttosto incline alla dormita, ormai convivo col sonno cronico e sto cominciando a trovare piuttosto comodi anche i sedili del treno o dell'autobus, ma se vi dicessi che mi sono letteralmente addormentata in piedi appoggiata ad una porta...

10 gennaio 2012

Una proposta indecente (di riclassificazione) by Emma Wildes

Avrete senz'altro notato che di recente sto pubblicando diversi post piuttosto easy su film e romanzi.
Sono il frutto di queste vacanze natalizie all'insegna del cinema e dei libri e sintetizzano bene il mio modo di reagire alle situazioni d'ansia (sto facendo i conti con un problemino che mi dà qualche pensiero di troppo), spero solo che questo 2012 appena iniziato non sia una continuazione dell'instabilità e precarietà che aveva caratterizzato l'anno precedente.
Dicevo, ho letto molto e guardato molti film e ho deciso di propinarvi alcune recensioni mentre mi dedico alla stesura di un post più impegnativo su uno degli argomenti più complessi che ho trattato fin'ora.
Il libro che ho deciso di recensire oggi è Una proposta indecente scritto da Emma Wildes.

Questo romanzo è stata una scelta piuttosto diversa dai libri che solitamente piazzo in libreria, so bene che spesso titoli romance si trovano sul mio scaffale di aNobii, con allarmante frequenza oserei dire, ma di solito non mi accosto a titoli che si propongono come romanzi erotici piuttosto che come mere storie d'amore perchè li trovo un po' incompleti. In questo caso non siamo davanti ad un simile libro, ma ammetto che confonderlo è fin troppo semplice e lo vedremo più avanti quando parlerò della Riclassificazione del volume.

La copertina italiana
I romanzi erotici (e non parlo di romance con scene molto hot come certi romanzi della Lindsey, ma di veri romanzi erotici) non sono il mio pane, anzi ci giro piuttosto al largo trovandoli volgari nella stragrande maggioranza dei casi, ma soprattutto insipidi perchè penso che sia riduttivo ricondurre un libro intero ad una questione fisica dove tutto vi ruota intorno: dove sta la trama? A me piacciono i libri pieni di intrighi, di difficoltà, di persone che brigano e s'impicciano e di faide tra clan e famiglie! Certo ci vuole anche l'amore, anche quello fisico, anche quello che a volte spiazza per descrizioni fin troppo vivide, ma non solo!
La trama è raccontare come si evolve il rapporto dal semplice sesso all'amore?
Anche il romance ha bisogno di essere adeguatamente contestualizzato, altrimenti rischia di risultare banale e, soprattutto, noioso a dispetto delle quindicimila scene spinte che può propinare.
Ecco quindi anche perchè molti romance risultano mediocri.
Un autore che ha compreso l'importanza del background e sceglie di dedicarsi al romance storico ricostruendo una certa ambientazione, deve lavorare sui personaggi e documentarsi molto altrimenti il risultato è pessimo, irreale, anacronistico, fastidioso nella sua sommarietà narrativa. E l'intera storia da cestinare.
A meno che non scatti l'empatia con i protagonisti, cosa che accade, la maggioranza dei romance storici è da buttare e io ne sono l'esempio lampante continuando a cercarne ed imbattendomi in orripilanti esempi di bassezza narrativa, come La saga dei Dillhorne oppure Intrighi a Penny House di cui vi avevo resi edotti in passato. Espedienti narrativi poco brillanti, situazioni che più triste non si può, luoghi comuni a iosa non fanno che peggiorare una trama debole tirata su solo per dire che Tizio si è innamorato di Caia perchè questo è quello che vuole leggere il lettore, solo che quest'ultimo spera sempre di riuscire, almeno un minimo, ad entrare nella vicenda, cosa che invece non accade assolutamente.
Il coinvolgimento del lettore è un passo importante nella narrazione, se esso fallisce il libro è da buttare.
Ovviamente riferito alla mera narrativa, la saggistica e la poesia sono casi differenti.


Riclassificazione del romanzo
Detto questo, sapete che in prima battuta non avrei letto Una proposta indecente se non dopo diecimila altre cose,un libro che come trama si prefigge di raccontare la scelta di una dama che deve decretare quale tra due gentiluomini sia il più abile in campo sessuale, capirete, non può essere altro che un certo tipo di romanzo e non lascia molto spazio ad un certo background storico... e così su due piedi senza lo storico che cosa compro a fare un romanzo ambientato nell'Ottocento? La cosa mi fa un po' storcere la bocca.

In realtà questo romanzo è più vittima di fraintendimenti e decontestualizzazione perchè non si tratta di un vero romanzo erotico, come si crede. Bisognerebbe riclassificarlo perchè sebbene la scommessa e la relativa competizione sia l'evento scatenante della vicenda, la trama è un'altra, ma visto che è poca (e molto allungata per far durare la lettura più a lungo), se la raccontassero tutto il libro sarebbe riassunto nel frontespizio e nessuno lo comprerebbe.

Ok, quindi segnatevi quanto segue:
1) Una proposta scandalosa non è un romanzo erotico.
2) Una proposta scandalosa ha una trama, sebbene appena abbozzata.
3) La quarta di copertina di Una proposta scandalosa è una mera provocazione al lettore per indurre all'acquisto di un prodotto che si crede trasgressivo (uno dei pilastri della moda letteraria del momento), ma che a conti fatti non lo è.
4) LA VICENDA NON RUOTA INTORNO ALLA SCELTA DEL MIGLIORE TRA I DUE AMANTI.
L'ultimo punto è fondamentale.

Adeguatamente smistato nella categoria dei romance il libro della Wildes acquisisce tutta un'altra dignità.
Secondo me tutto il fraintendimento è nato da una cosa non detta, ovvero dal passato di lei, il che ci porta al paragrafo Trama perchè la presente contestualizzazione è stata fatta a seguito della lettura e non dell'incipit.


Trama
Leggereditore, che ha pubblicato il romanzo in Italia, ci dice quanto segue.

Tutti ne parlano in città, è il pettegolezzo più succoso del momento…
I due scapoli più ambiti di Londra hanno fatto una scommessa per determinare chi sia il migliore degli amanti. Ma quale donna dotata di bellezza, intelligenza e giudizio accetterebbe mai una simile sfida? Sicuramente non lady Caroline Wynn, uno degli esseri più pudici e riservati che la buona società abbia mai conosciuto. Nessuna macchia adombra il suo passato, ma smentendo ogni previsione, la donna si fa avanti. Nel corso di due settimane, ciascuna trascorsa con uno dei due uomini, Caroline dovrà decidere chi tra di loro sia l’amante più raffinato. Tuttavia, ciò che sembrava una proposta immorale e destinata semplicemente a scandalizzare gli animi, diventerà una lezione di vero amore. 

La copertina dell'edizione originale
Detto così non mi stupisce che sussista un fraintendimento di categorizzazione, si parla solo del fatto che lei debba giacere con due uomini, tra l'altro noti libertini, e decretare un vincitore! Uno si aspetta che lei sia una di quelle donne che mascherano bene le proprie libidini, che sia una donna dedita al piacere, seppur nascosto.
Questo perchè manca un passaggio fondamentale per la corretta catalogazione: il passato di LEI.
Basta accennare che lei non è una donna viziosa e subito tutto cambia.

La nostra lei, infatti, non è per nulla una donna che consuma i propri piaceri, bensì una creatura terrorizzata dal contatto fisico che ha quindi costruito un'armatura di difesa contro il genere maschile, armatura che si esprime con un comportamento gelido e distaccato. Caroline, questo il suo nome, ha un passato non troppo distante che comprende un marito brutale e oppressivo che le usava violenza anche in camera e un padre completamente disinteressato a lei, se si aggiunge ciò, la trama cambia subito connotazione, ecco quindi che quella che sembrava la trama di un romanzo erotico diventa un romance del tipo più classico, dove c'è sì il sesso, ma ciò che fa da fulcro alla trama è la progressiva acquisizione di consapevolezza di sé che coinvolge Caroline grazie all'intervento di uno dei due uomini, ma soprattutto al fatto che lei se ne innamori durante i tempi previsti dalla scommessa. E che l'altro candidato stia veleggiando con la mente verso altri lidi.

Ecco quindi come occorrerebbe riscrivere una trama veritiera dei contenuti del romanzo.
Nicholas e Derek, coppia di amici dalla fama di libertini scommette su quale dei due sia l'amante migliore.
Indipendente e fredda vedova sessualmente repressa di un marito violento e oppressivo decide di fare da giudice nella contesa per riuscire a superare i demoni che infestano il suo talamo.
Loro usano lei per decidere, lei usa loro per vincere le sue paure, ma Derek, iniziatore della scommessa, è costretto a riflettere sui veri problemi che lo hanno indotto ad iniziare una simile contesa che è solo un modo per esorcizzare un altro genere di problematica che lo attanaglia: l'incapacità ad unirsi sentimentalmente e duraturamente ad una donna, consapevolezza con cui sta cercando di fare i conti dopo l'annuncio che la ragazza da lui desiderata sposerà un altro proprio a causa dei suoi trascorsi eccessivamente liberali.
Nel frattempo le circostanze che hanno portato Caroline e Nicholas ad avvicinarsi, sebbene con una precisa intenzione, sfocheranno lentamente i contorni verso un altro tipo di rapporto nel quale viene coinvolta soprattutto la fiducia. La situazione mutata per tutti e tre i protagonisti permetterà ai due giovanotti di ritrattare le proprie posizioni circa l'amore, il matrimonio e anche il sesso.

Va bene, ammetto che è tutta minestra riscaldata, scene già viste, situazioni già vissute, però un piatto riscaldato non è detto che faccia schifo e alla fine, sebbene ci siano diverse somiglianze con alcuni libri della Balogh (tipo Un'estate da ricordare), il romanzo è scorrevole e piacevole, ci si arrabbia coi protagonisti (a tratti cocciuti come muli), si combatte con loro e si sospira quando le cose vanno per il verso giusto.


Considerazioni
Ho appurato che il presente libro, un autentico romance coi controfiocchi e nulla di diverso, come tale deve essere giudicato, ma a questa conclusione sono giunta solo mentre leggevo perchè, come precedentemente spiegato, la quarta di copertina è stata quantomai fuorviante.
Presentandolo come erotico, dandone quindi una definizione peggiore di ciò che il libro è in realtà (badate bene: il genere non è peggiore in sè, è solo l'idea che se ne ha), la casa editrice e l'autrice hanno sfruttato la carta della modestia.
Uno compra il romanzo e lo legge aspettandosi la trama più sottile e insignificante possibile e un'infinità di beatitudine sessuale, non ha speranze di un certo genere narrativo, a parte quelle di scoprire qualche nuova tecnica del Kamasutra, di conseguenza tutto il di più che ci viene offerto in termini di psicologia dei personaggi (per quanto minimal) arriva come la manna del cielo o la pioggia nel deserto, non lo si aspetta e improvvisamente... "Oh toh, hanno anche un cervello e ogni tanto lo fanno funzionare! Che sorpresa!", qualcosa di simile.
Il lettore disilluso viene stupito dal fatto che in un romanzo simile ci sia dell'altro oltre al sesso.
Miracolo!

È stato così anche per me e solo a seguire mi sono accorta che non è un miracolo, è solo disinformazione; se la trama fosse stata espressa diversamente, se fosse stato possibile aspettarsi qualcosa di più romance, uno avrebbe cominciato a leggere con aspettative diverse e probabilmente il suo metro di giudizio sarebbe stato diverso, gli standard più elevati, al di là che la trama rimanga la stessa.
Questo è condizionamento, un'ottima spiegazione per la parzialità dei giudizi che mi hanno spiegato i colleghi del reparto Marketing della mia società: se uno ha basse aspettative, tutto il di più è un guadagno rispetto alla scala di partenza, tuttavia l'aspettativa non deve essere troppo bassa, altrimenti il prodotto rischia di essere snobbato.


Cambiando metro di giudizio strada facendo mi sono spesso chiesta se classificandolo come romance non avrei finito per cestinarlo per le ragioni che mi spingono con altri della categoria: inconguenze, frettolosità, costruzioni traballanti delle vicende.
Chibi Regency
una splendida illustrazione molto graziosa by okinuchan
che potrebbe rappresentare Nick e Caroline


Grazie al Cielo questo non è accaduto, anche se ha rischiato: la trama scarna, priva di eccessivi orpelli narrativi, ha fatto da contraltare al tranello degli abbozzi (ovvero di voler inscatolare nella vicenda principale altre informazioni, problematiche, reticoli di reazioni che non vengono mai portati a termine per carenza di spazio o isignificanza narrativa), in cui è il caso di dire che l'autrice sia finita senza mezzi termini cercando di parlare di un sacco di cose, matrimoni combinati, carenza d'affetto, violenza nell'ambito coniugale, tradimento, genitori impositivi, doveri legati alla posizione, doveri legati alla figura del libertino, scommesse pazze, amori non corrisposti, desiderio di compiacere l'amata, rottura improvvisa di fidanzamenti.
Non ci facciamo mancare niente, anche se l'eccesso di abbozzi è pericoloso in quanto fa nascere nel lettore delle aspettative che non giungeranno mai ad un epilogo perchè soffocate dal peso della trama principale da concludere con il dovuto dispendio di pagine e di interminabili amplessi da record, a quanto pare imprescindibili.
Posso dire che il libro ne soffre e si vede, ma sa ancora reggere.

Sebbene nessuna delle due vicende Nick/Caroline e Derek/Annabel brilli di originalità, la seconda è decisamente più frizzante e divertente, pertanto l'ho apprezzata maggiormente, specie nei primi passi della storia.
Derek/Caroline, invece, presentano un'introspezione che si riconoscere solo a macchia di leopardo, di certo non continuativa, e un eccesso di melassa da diabete istantaneo. A mio avviso danno il meglio di loro nel finale, piuttosto che nel durante.

Una parte che mi è piaciuta molto, inoltre, è quella dell'iniziale titubanza di Caroline quando si trova nell'Essex e si apre per la prima volta ad un briciolo di fiducia. La scena in cui lei ammette che un uomo ha ferito i suoi sentimenti e Nick le chiede senza nemmeno pensarci se poteva aiutarla, al di là del fatto che si conoscono appena, mi ha commossa perchè fa capire quanto brav'uomo (uso le parole successivamente dette da Caroline) sia lui, quanto alla fine la nomea che ha appiccicata sia una facciata costruita ad arte e più che altro da persone esterne.
Questo quadretto vale più di tutto il sesso del romanzo, anche se ammetto che senza questa componente risulterebbe un po' sciapo.

Il consiglio è: quando vi stufate di leggere certe scene sempre uguali, tutte simili, saltatele (quello che avrebbe dovuto fare la scrittrice in verità), privata di oasi appartate e letti a baldacchini di troppo vedrete la narrazione risulterà molto più scorrevole e ne gioverà sia il libro che la vostra pazienza.

E qui faccio un appello a tutte le autrici di romance che mi capitano tra le mani.
Sarebbe preferibile che suddette signore usassero un po' del tempo dedicato alla minuziosa descrizione di quanto fosse virile lui e cedevole lei per esplicitare meglio certe componenti della trama, sono sicura che i titoli sarebbero indubbiamente migliori.
Se le scene spinte sono un modo per far parlare protagonisti alla fine del lavoro, credo che la soluzione migliore sia usare altri espedienti, questo è estenuante e mette in luce come un'autrice non riesca a costruire un dialogo che regga per un paio di pagine senza scadere nella banalità. 


Accuratezza storica
Direi medio bassa, ma forse principalmente perchè a parte l'ambientazione, gli accenni a usi, costumi e modi di fare sono pochi. Si tira avanti di quello che il lettore sa o crede dell'epoca che, tra l'altro, è pure incerta. Sì perchè sulla copertina c'è scritto 1820 e nel romanzo 1812. Qual è delle due?

Presumo la seconda perchè Nicholas fa un certo accenno alla richiesta di truppe nel continente da parte di Wellington, peccato che in quel caso la mia domanda sia: e tu perchè non sei a combattere per la patria? Come mai una Londra in stato di semi-assedio da parte dei francesi (dopotutto Napoleone aveva messo l'embargo) è popolata di gente così spensierata e di così tanti uomini giovani e prestanti che sarebbero ottimi soldati al fronte?
Ma andate a lavorare!

Eppoi tutti questi giovanotti così impegnati alla Camera Alta dei Lord che si permettono settimane di vacanza in campagna nonostante l'Inghilterra fosse nella crisi politica più nera... nel maggio 1812 Spencer Perceval, Primo Ministro d'Inghilterra, venne assassinato, immaginate che clima allegro circolasse, Tories e Whig si sarebbero azzuffati come cani e gatti su chi dovesse temporaneamente sostituirlo.
Una bella coppia regency innamorata
by Mapvee

Non solo, ma la guerra in Europa al fianco dell'Austria, della Russia e della Germania a cui nessuno dei protagonisti maschili partecipava stava spaccando la classe alta, Tories a favore con il Principe, Whig contrari. Tra i sostenitori ricordiamo Charles Grey, il famoso amante di Georgiana Cavendish. Erano questioni importanti, nessun nobile dell'influenza di un duca (il gradino più alto di nobiltà sotto la casa reale) o di un conte come Nicholas o Derek si sarebbe sognato di lasciare Londra proprio quell'estate dove la tensione la si tagliava col coltello per fare il proprio comodo, specie con il Paese in quelle condizioni... e sarebbe stato giusto: se non andavano a combattere che almeno pensassero a governare con criterio!

Ho dedotto che il libro fosse di ambientazione estiva perchè le corse di Ascot sono a giugno, quindi, dato che le vicende iniziano subito dopo, penso che sia ragionevole classificarlo per luglio.

Senza contare che, se il romanzo è davvero ambientato nel 1812, trovo assai difficile credere che le gonne delle dame fossero così ampie da coprire le gambe di un uomo in un ballo... vorrei ricordare che in epoca regency andavano gli abiti stile impero, vita alta e gonna tubolare. Zero corsetti, zero crinoline.
È sempre difficile far entrare in testa questi particolari alle autrici, tutti pensano che nell'Ottocento ci fossero le gonne ampie come in Via col vento, ma non è sempre stato così, lo so che la gonna alla moda della Guerra Civile Americana era favolosa, ma se non si caratterizza bene il periodo storico non la si può usare a piacimento. In definitiva bisogna decisamente rivedere il tipo di vestiario di Caroline soprattutto e in parte anche Annabel.

Eppoi... parliamo un attimino del valzer?
Nick e Caroline lo ballano come se niente fosse, ma all'epoca era considerato ancora uno scandalo. Senza contare che addirittura i due lo danzano stretti e abbracciati, una cosa che deve aver lasciati allibiti gli spettatori, come minimo avranno creduto che la ex compita Lady Wynn, ora nuova Duchessa di Manning, fosse posseduta dal demonio. Per tutte le info sul ballo vi rimando all'apposito approfondimento che scrissi diverso tempo fa.

Una cosa però questo romanzo la racconta bene, almeno nel personaggio di Caroline, ed è la scarsa considerazione in cui erano tenute le donne nella società.
Può sembrare eccessivo che il padre di lei se ne disinteressi completamente e trovi addirittura fastidioso doversi occupare anche del suo matrimonio, ma i genitori spess non erano affatto rallegrati dalla nascita di una femmina, specie se non c'erano fratelli maschi. Non solo ma anche il comportamento del marito di lei che sembra deplorevole non era po' così distante dalla realtà quotidiana di molti, la violenza domestica era diffusissima al tempo e legittimata.
La Caroline creata dalla Wildes è una donna che fa fronte a questo sentimento di inettitudine e cerca di reagire sapendo bene qual è il suo posto, ma continuando a non trovarlo giusto, perciò decide di partecipare alla scandalosa scommessa, credo che, sebbene eccessive, le sue azioni siano condivisibili. Io, per esempio, sarei mortificata dall'accusa di essere frigida come accade alla protagonista, ma non sono tanto sicura che, esattamente come lei, me ne starei del giudizio di costui, specie se è una persona per cui non provo il minimo rispetto. Inoltre la costruzione della sua muraglia di ghiaccio nei confronti degli uomini, sebbene un cliché abbastanza classico, è anche un comportamento umano comunissimo per difendersi dopo essere stati profondamente feriti nell'orgoglio.

A contrasto di Caroline c'è Nick che dovrebbe essere l'uomo impassibile perchè in passato è stato ferito. Nel suo caso la caratterizzazione caratteriale è piuttosto banale, scontata, insignificante e poco credibile, molto più reale invece la sequenza di pensieri assolutamente terroristici che passano nella mente di Derek all'idea del matrimonio e la sua progressiva accettazione del suddetto in virtù della donna amata. Molto poetico, ma anche dolce.

In definitiva, il libro ottiene tre stelline e un
6
Salvato soprattutto dal capitolo finale che, per quanto scontato, è sempre emozionante, e da certe introspezioni di carattere della coppia Nick/Caroline (quando non impegnate in amorosi convegni) che sanno trasmettere davvero la reciproca fiducia (anche se finiscono nel classico turbine di incomprensioni no, lui è un libertino e quindi non mi vorrà mai. No, come faccio a dirle che l'amo se ho avuto più donne che calzini).
La Wildes si è prodigata fin troppo con abbozzi inutili, ma posso sperare che dopo questo libro un po' confusionario abbia imparato a gestire meglio le sue trame e, soprattutto, la loro classificazione, la suadefinizione caratteriale, invece, è già buona e ben costruita, direi che deve lavorare soprattutto sul plot.

Spero che questa recensione, anche se confusionaria ed estremamente prolissa sul tema della riclassificazione del libro sia comunque stata interessante (non aspiro al divertente, non ha niente a che vedere con quanto scritto su Clare Darcy).


Links
aNobii | Proposta indecente

Diario di pensieri persi | Recensione di "Una proposta indecente" di Emma Wilde
Ho molto apprezzato la recensione del romanzo scritta da Diario di pensieri persi, l'ho trovata concordante con la mia e opportunamente sintetica, una cosa che a me non riesce tanto =)

Un bacio e a presto




Mauser

24 novembre 2011

La stampa, il crimine e il sensazionalismo macabro

Che i victorians avessero dei problemi con la criminalità, credo non sia una scoperta grandiosa, già solo a nominare Epoca Vittoriana e la parola Crimine insieme viene fuori un nome, quel nome, che ancora oggi fa rabbrividire, fa accapponare la pelle, fa pensare a quanto disgustosa possa essere la natura umana, perversa la sua mente e abominevole il suo agire. Ovviamente Jack lo Squartatore è il personaggio in questione e, forse, potrebbe anche essere considerato il primo criminale illuminato dai riflettori della popolarità grazie ai mass media, una specie di Annamaria Franzoni più Amanda Knox dell'Ottocento, per intenderci; la sua macabra collezione di omicidi rimase confinata nel sobborgo londinese di Whitechapel, quartiere proletario tra i più degradati, tuttavia il panico che scatenò fu di portata nazionale.
In un'esemplificazione forse eccessiva, la storia di Jack the Ripper seguì la stessa evoluzione della paranoia dell'influenza suina, altrimenti detta AH1N1, che sembrava dovesse sterminare l'umanità più della peste e, invece, era poco più di un banale raffreddore, ma è il caso sensazionale che fa scalpore e che richiama l'attenzione, l'ordinario attira poco. In due secoli l'essere umano è ancora troppo attratto dal fascino del fuoriserie, qualcosa di inspiegabile e più grande di lui, e districarsi nel mondo delle PR mediatiche, dell'editoria giornalistica e delle news online è come attraversare il labirinto di Dedalo senza filo di Arianna [no comment, please, sto aspettando Percy Jackson e la mia pazienza è ai minimi storici].

Con l'aiuto del caso di Whitechapel e altri esempi, vorrei sondare insieme a voi le cause di allora e di oggi che portano a questa brama di sensazionalismo, sia quelle sociologiche e antropologiche che quelle prettamente economiche. Non mi addentrerò troppo nei crimini per due motivi: 1) mi mettono raccapriccio e 2) non sono abbastanza ferrata in psicologia per riuscire ad analizzare correttamente la psiche deviata di queste persone.



La stampa
ovvero: l'evoluzione del concetto di comunicazione e la nuova necessità di comunicare
La stampa è la figlia prediletta dell'epoca Vittoriana, la sua creatura.
In poco più di un secolo e mezzo si passò da una diffusione di carta stampata di poche migliaia di libri ad un vero e proprio boom della lettura e della letteratura.
Ritratto si donna che
legge il giornale

by
Stanislaw Debicki


Tra Seicento e Settecento possedere dei libri era considerata una forma di ricchezza, non solo dello spirito, ma anche materiale perchè i libri, per quanto non fossero più copiati, ma stampati, erano comunque costosissimi e l'intero processo denotava la produzione di un prodotto di lusso. Per chi ancora rammenta i Promessi Sposi forse avrà memoria anche della biblioteca personale di Don Ferrante, tra l'altro anche citata da Eco.
Poi però le cose cambiarono, l'apporto culturale avutosi durante il Secolo dei Lumi, il 1700, diede una spinta notevole alla produzione letteraria e poetica e l'avanzamento tecnologico mise a disposizione dei tipografi e degli stampatori le tecniche e le conoscenze necessarie a migliorare in modo notevole il lavoro e la tiratura (cfr. La rotativa e il giornale quotidiano). Tra una sempre maggiore richiesta e la possibilità di metterla in pratica, la produzione cartacea che aveva sempre avuto un'emissione costante e lineare, conobbe il primo picco della sua storia.

Durante il XIX secolo la situazione mutò ulteriormente: produrre giornali, libri e riviste divenne sempre più facile grazie al contributo della rotativa e della linotype, ciò portò un aumento esponenziale del numero di persone che si inserivano nel settore, sia come scrittori che come editori.
I giornali assunsero finalmente la connotazione di quotidiani, non più editi una volta ogni 15 giorni, ma con una cadenza regolare e ravvicinata e anche il target di destinazione si diversificò quanto più possibile: cultura, scienza, politica, letteratura, storia, economia domestica...
Benchè ciascuno cercasse il suo modo per sopravvivere, la concorrenza era spietata e, specialmente nel campo delle notizie le testate giornalistiche fioccavano come nespole. In un clima di guerra dichiarata anche i giornalisti e la stampa assunsero il ruolo di veri cacciatori di scoop, alla ricerca di notizie che fanno tendenza.
E quali sono, da sempre, gli argomenti di cui si parla? I drammi.



Il fascino del macabro, dell'occulto e dell'ignoto
ovvero: la curiosità morbosa  verso il proibito
I reporter dell'Ottocento erano esperti seguigi abili quasi quanto gli investigatori con un particolare fiuto per la storia lacrimevole, per la vicenda straziante, per una descrizione macabra in più che avrebbe attirato i lettori soggiogati dal perverso fascino della morte, dell'occulto, dell'ignoto, ma soprattutto del proibito.
Adamo ed Eva non vi ricordano nulla?

Illustrazione vittoriana di uno degli
omicidi commessi da Jack lo
Squartatore
Fare qialcosa che va contro le regole, ci dicono, è sbagliato, quindi non si può a meno che non si vogliano pagarne le conseguenze (o sperare di evitarle).
Leggere le vicende che esulano le regole di comportamento a cui ci atteniamo è, in qualche modo, una forma di trasgressione passiva, o così mi ha spiegato una mia amica che frequenta i corsi universitari di psicologica e criminologia, di conseguenza esercita un fascino enorme sulle persone, specialmente quelle eccessivamente represse da convenzioni sociali e norme che ne regolamentano l'intera esistenza.Trasgredire coscientemente genera adrenalina, che ti manda su di giri e ti senti come se potessi volare o conquistare il mondo. Sentir parlare di qualche trasgressione, piuttosto che leggerne in giro non è esattamente come se l'avessi fatto tu, ma ti consente una dose minima di brivido che ti eccita quel che basta, senza strafare.
Come il vino, non è che chi beve allora è automaticamente un ubriacone o passerà alla cocaina o  chissà quale schifezza tossica, a differenza di eroina, LSD e quant'altro gli effetti di un bicchiere a pasto sono più blandi.
Nessuno pensa che l'adrenalina sia una droga perchè non la si introduce nel corpo come la nicotina o le varie droghe, è il nostro fisico che la produce, tuttavia in piccole dosi ha ottimi effetti, quasi benefici, mentre se assunta in dosi eccessive porta a non avere più il controllo di sé.
Il paragone con l'alcool credo sia il più azzeccato.
Quindi è la trasgressione perchè ci dà adrenalina che cerchiamo nel mondo dell'horror, del thriller e che ottenevano i victorians con i lugubri e macabri romanzi gotici, evolutisi poi nei racconti del terrore come quelli scritti da quel sadico di Poe oppure di Lovecraft.

Non è cambiato molto da allora, Saw è una fortunata serie horror/splatter di un fortunato filone, l'ultima volta che sono andata al cinema facevano i trailer si Paranormal Activity 3 e quindi anche noi siamo soggetti al fascino del proibito e desiderosi di adrenalina da liberare senza rischiare davvero la vita, ingabbiati nella routine come i nostri antenati lo erano nelle regone del bon ton, basti pensare a quanti telefilm crime circolano sulle nostre emittenti: CSI (in tutte le sue declinazioni), Bones, Cold case, The Mentalist, True Calling... sangue a volontà, morti come se piovessero e casi apparentemente irrisolvibili, ci sono serie che fanno paura, quando non disgusto, che rimescolano i visceri.

Ma non solo il sangue che scorre ha questa presa su di noi.
La paura ci fa produrre adrenalina e di cosa ha paura l'uomo? Tante cose... specialmente quello che non capisce
E i programmi tv che indagano su misteri irrisolti e ipotetici casi paranormali sono la risposta a quello che già state pensando: Mistero ha un indice di ascolti molto elevato, ma niente in confronto a Voyager, il programma che nutre i suoi spettatori di sano terrore a fronte di (dubbie) prove su civiltà scomparse, fantasmi e spettri, tecnologie aliene... per poi liquidare il tutto con un'alzata di spalle. Il mistero fa audience ancora oggi.
 
Ecco come i giornali inglesi dell'Ottocento
titolarono uno degli omicidi di Jack
lo Squartatore
Chi produce le serie televisive e i format tv tutto questo lo sa e continua a proporre ciò che il pubblico chiede (da un bel po'), analogamente in passato, quando la tv non esisteva, l'intrattenimento era dato da giornali e narrativa ed entrambe si gettarono, specialmente durante l'Ottocento, su questi argomenti per aumentare i lettori.
Se la stampa inglese vivisezionò, letteralmente, Jack the Ripper e la sua vicenda, non fu certo un caso isolato, mai come allora killer seriali, uxoricidi, impiccagioni e, soprattutto, violenze sessuali ebbero risalto sulle prime pagine del Times come degli altri periodici.
La gente voleva la storia tragica, dolorosa e piena di sangue, il tormento come forma di sperimentare emozioni forte e i giornalisti gliele procuravano andando alla continua ricerca di questi fenomeni di bassezza morale.
Più ne trovavano e più la gente comprava, quindi gli editori erano ancora più invogliati a proporre le suddette vicende. Ricordate una delle scene di Spiderman quando lo scorbutico capo di Parker ritratta tutte le affermazioni sull'Uomo Ragno dedicandogli una prima pagina e spostando la pubblicità di un importante finanziatore solo perchè il super eroe gli aveva fatto finire la prima tiratura nelle poche ore del mattino? Ecco, la politica di marketing è quella.


Perchè tanti casi?
L'inurbamento e la concentrazione criminale
Non è che i Victorians fossero più cattivi degli altri, commettessero più delitti o ci fossero più criminali, era la statistica a giocare contro di loro perchè il progresso industriale aveva concentrato in poche aree, città come Londra, Manchester, Liverpool, ecc. un fiume di persone. Tra queste c'erano anche bruti ed assassini arrivati per sopravvivere alle spalle degli altri (pensiamo a magnaccia, schiavisti, capi criminali) o giunti per caso alla ricerca di un impiego e poi mutati in bestie dalle condizioni di vita che, riuniti tutti insieme, aumentavano l'indice di criminalità facendolo volare alle stelle. Se buona parte della feccia umana inglese del tempo si trovava nello stesso luogo era fin troppo semplice prevedere che nel suddetto si verificassero episodi orribili con una frequenza decisamente maggiore.
E visto che era proprio nelle città che i giornalisti andavano a caccia, come i vampiri della Ward, era facile che si imbattessero in questi casi e li proponessero.
Risultato?
Il girone dell'Inferno.
Teniamo conto, poi, di due importanti fattori.

Lo stato sociale
Ovviamente il detto a mali estremi, estremi rimedi non è stato coniato di recente.
Wentworth Street, Whitechapel
Una famiglia proletaria vittoriana nei
sobborghi dell'East End
La società vittoriana era ricca perchè l'imprenditoria e l'industria fiorivano, ma la classe proletaria che controbilanciava l'indice di ricchezza individuale a stento riusciva a sfamarsi, le condizioni di lavoro erano disumane (cfr. Il lavoro nelle miniere), gli orari di dodici o diciotto ore al giorno, la paga miserevole, le case cadenti e, comunque, il tasso di disoccupazione rimaneva senza eguali. Naturalmente non c'era nessuna facilitazione per la classe lavoratrice né tutele in caso di malattie e infortuni o decessi, peraltro frequentissimi, il sindacato non era riconosciuto e ammettere di farne parte, oltre ad essere una motivazione validissima per il licenziamento, era anche causa di ripercussioni sulla persona e sulla sua casa; una famiglia rimasta senza il padre che portasse a casa lo stipendio per infortunio, morte o licenziamento era condannata all'accattonaggio, facendola ricadere nel turbine della malavita, costringendo le donne a prostituirsi e prestare servigi sgradevoli, a lavorare per pochi spiccioli, mentre gli uomini indigenti e inabili al lavoro si davano all'alcool, aggravando il tutto.

Tanti, per riacquistare quel minimo di stile di vita, cercavano vie alternative nel crimine, altri non avevano scelta per riuscire a mantenersi.
C'era chi lo faceva perchè la disonestà era un modo più semplice per arricchirsi e chi aveva bisogno di soldi per le cure mediche (pensiamo al bambino di Bob Cratchit nell'opera dickensiana Canto di Natale) per la moglie o i figli, i quali erano sempre numerosissimi come le malattie (si veda Piccole Donne dove la dolce Beth muore proprio di scarlattina), c'era chi doveva saldare debiti, non necessariamente propri.
Qualcuno di voi condannerebbe Oliver Twist? Io direi che lo farebbero in pochi, Oliver ruba per mangiare e sfuggire alle percosse, non lo si colpevolizza così facilmente, al suo posto ciascuno di noi probabilmente farebbe altrettanto, per buoni che siano i nostri valori morali.
Ma ricordiamoci una cosa: quando si tratta di sopravvivere, la moralità dura poco.
L'ambizione può essere frenata da alcuni principi, ma la fame no.
Quanti Oliver Twist c'erano a Londra?
Migliaia.
Oliver Twist dall'omonimo film

Inutile chiedersi come mai le notizie di criminali, scippi e borseggi fossero tanto frequenti. Scontato, oserei dire, che comparissero in ogni edizione.
E in tutto questo il sistema sociale, il welfare di cui oggi ci riempiamo la bocca, era il grande assente. La società non era pronta per il boom che ha affrontato, non c'erano norme, leggi e tutele che regolamentassero il mondo del lavoro che stava nascendo, che ancora si basava su consuetudini di epoche medievali, non c'erano strutture per accogliere orfani, anziani senza casa né famiglia e tantomeno entrate.
Questo perchè non si era mai visto nulla di tutto ciò prima. La nascita dell'industria ha cambiato il mondo il quale, a sua volta, ha avuto bisogno di tempo per adattarvicisi, i cambiamenti planetari, si sa, raramente avvengono in fretta.

La povertà dilagante era il primo problema di questo mare di crimini e criminali e le donne della carità che periodicamente versavano soldi o prestavano aiuto e si vantavano di essere misericordiose con i meno fortunati, come se nascere poveri e derelitti fosse un'espiazione per colpe passate, erano un'istituzione piuttosto bigotta, non si aiutavano le prostitute perchè peccatrici [non sia mai che il peccato sia contagioso come il raffreddore! Neanche si prostituissero per lussuria], non si faceva altrettanto agli orfani senza casa e famiglia [erano figli del Demonio e di una peccatrice! Meritavano di morire] e persistevano un'infinita lista di persone e professioni che non meritavano l'attenzione di chi si degnava di prestare soccorso, come ci insegna George Orwell nel suo 1984, c'erano persone più uguali di altre.


Infinite regole
Questa è anche una motivazione secondaria, ma desidero ugualmente approfondirla.
La quantità di regole determina anche la frequenza con cui si rischia di imbattersi in una loro violazione. Più ce ne sono e più è semplice infrangerne qualcuna.
Mera statistica: se io ho un sacchetto pieno di palline e ce ne sono 90 rosse e 10 verdi la probabilità di pescare una rossa è molto più alta.
Ciò assume subito altre connotazioni se ci spostiamo dal piano criminale a quello sociale, ovvero non più nell'ambito della violenza, ma dello scandalo che, come sappiamo, di secondo nome fa sesso da almeno qualche decina di secoli. L'argomento più scabroso del mondo ancora oggi [basti vedere Amici di letto]. Non che all'epoca ci fossero leggi più severe di oggi, era addirittura consentito vendere la propria moglie, ma le norme sociali, come tutti ben sappiamo, erano un reticolo fittissimo che governava ogni passo.
Il rigido protocollo di comportamento
vittoriano regolamentava ogni aspetto
della vita quotidiana delle persone
Cosa non si poteva fare? Quasi tutto.
Il sesso, parola impronunciabile, era il grande regista dietro tutti questi scandali e scandaletti, tutto in qualche modo si riconduceva a quella parola che nessuno doveva dire, ma che immagino facesse parlare tanto se non più di oggi.
Parlare con un giovanotto era tabù. Non andarci a letto o baciarlo, ma parlargli era scandalo, specie se non si avevano rapporti di parentela o antica amicizia. Troppa confidenza sottintendeva una certa intimità. Il passo dal parlare al concedersi, secondo i Victorians era fin troppo breve e un sacco di signorine furono snobbate dal ton solo per questo motivo, figuriamoci cos'era perdere la verginità, rimanere incinte o abortire!
Eppure l'aborto era più praticato di oggi. Segretamente perchè era vietato. Con o senza la legge al riguardo, la percentuale non si è certo alzata o abbassata, è rimasta la stessa, solo che oggi che la cosa è dovutamente tutelata si può praticarla con la sicurezza di un medico e di personale competente, non in un sottoscala puzzolente con mezzi empirici, pericolosi e al limite della stregoneria, alcuni erano tanto disgustosi che non sto neanche a raccontarli.
Ma il paradosso era che non si poteva neanche nominare il petto di pollo, troppo osceno, sapete, la parola petto potrebbe essere fraintesa... continua ad essere pollo, ma poco conta.
Uno strillone annuncia nuove e
interessanti notizie sull'edizione
in vendita del quotidiano
Tante regole, molte stupide, facevano sì che lo scandalo fosse lo sport nazionale.


Tutta questa sequenza di motivazioni fece in modo che il pettegolezzo, il piatto più ghiotto di sempre che uomini e donne consumano con avidità, si spostasse dalla bocca alla pagina scritta e stampata.
L'obiettivo era vendere la storia così che la gente comprasse il giornale o il periodico e per fare ciò veniva servito proprio quello che era richiesto, un argomento che non passa mai di moda.
Signore e signori è nata la stampa di concetto moderno.
Benvenuti.



Mauser





PS: scusatemi se ci ho messo tanto a scrivere questo post, alcune riflessioni mi hanno preso molto tempo e fino alla fine non sono stata sicura di volerlo pubblicare perchè certe posizioni sono opinabili da qualcuno, spero di non sollevare un polverone, ho cercato di mettere ipotesi a supporto della mia tesi.
Tutte le riflessioni non sono in prestito da qualcuno o da lavori altri, quindi non metterò bibliografia perchè i temi della criminalità, della prostituzione, della povertà, dell'inurbamento e della classe proletaria sono trattati (o lo saranno) in appositi post decentemente documentati, questo è solo uno scritto di riepilogo e di riflessione.

21 ottobre 2011

Sognando te: recensione

So che la rete pullula di persone che parlano di romance.So che in tanti si sono dati alla recensione di questo libro, un po' mi spiace finire nel mucchio, io che di solito faccio la voce fuori dal coro, ma è un libro a me molto caro, una storia che mi ha profondamente toccata e dei caratteri che mi sono piaciuti, per questo ci tengo a dire la mia e vorrei farlo nella maniera più particolare possibile. Occhio perchè spoilero parecchio, quindi se avevate già intenzione di leggere il romanzo è meglio che aspettiate.


Cover italiana, edizione Mondadori
Scordatevi che io posti una videorecensione, non vedrete la mia faccia neanche con le minacce, bastano le orripilanti immagini da drogata che la mia migliore amica ha pubblicato della nostra vacanza (e con tutte le belle foto che avevamo!), sono una persona che tiene alla propria privacy, al massimo posso dirvi che ho due occhi grigi e dei medi capelli color topo... sono una persona normale, piuttosto scialba, ma non l'insignificanza di Bella Swan che basta che cambi scuola per diventare Miss High School Musical e trovarsi una barcata di ammiratori o trasformarsi in una vampir fatale, nossignore, io a Sara Fielding ci somiglio davvero, occhiali a parte, e questo è uno dei motivi per cui Sognando te rientra di diritto nella lista dei miei libri super preferiti. Perchè ha una protagonista normale e caratterialmente umana.
Generalmente chi legge per evasione, come la sottoscritta, cerca qualcosa con cui dimenticare le brutture della vita, vuole storie dove nonostante le difficoltà tutto si risolva per il meglio, dove gli ostacoli sono grandi, ma sormontabili, vuole leggere di una quotidianità altrettanto grigia, ma con epiloghi diversi, dove i cattivi cadono in disgrazia e crepano tra atroci dolori o magari si redimono, dove i protagonisti incontrano il vero amore, quello che ti fa brillare gli occhi alla Mila e Shiro e conquistano una soddisfacente esistenza domestica e lavorativa fatta di comprensione e affermazione.
Chi legge 'sta roba vuole qualcuno che le somigli a far da protagonista di questi happy ending, oppure la gelosia è assicurata e l'insoddisfazione garantita.
Quasi tutti cercano se stessi nelle persone di cui leggono, piccole manie, paranoie, aspetti estetici, gusti.

Quando uno legge romance, di solito lo fa per i motivi di cui sopra, ma la vecchia scuola del genere, inaugurata dalla Woodiwiss nei lontani anni Settanta e portata avanti da fedeli eredi del titolo di regina prevedeva eroine da Miss Mondo, curve mozzafiato, un mare di occhi viola e capelli Pantene e carattere snob e spocchioso, difficile immedesimarsi in loro, piuttosto che cedere all'impulso di prenderle a sberle non appena aprono la loro saccente boccuccia o si mostrano in tutta la loro bellezza, anche in abiti dimessi, quando appaiono loro il cielo si fa scuro, trema la terra e i cuori palpitano. Senza contare gli -issimi che sono il must have di tanti libri. Unisex. Uomini e donne dei primi romance sembrano modellati sulle bellezze del cinema e delle riviste patinate, forse ancora più belli.

Il romance moderno, invece, ha virato filosofia, forse per esigenze di marketing, e così anche le sue eroine hanno conquistato difetti (le ginocchia storte, le lentiggini) cercando di essere più umane: da bellezze eteree sono diventate delle donne normali, anche se ovviamente impareggiabili agli occhi del loro uomo. A cosa si deve ciò?
E chi lo sa? Non chiedetelo a me, io di risposte non ne ho, mai avuto e mai ne avrò, di domande ne ho quante ne vuoi... ehm, scusate l'excursus Max Pezzali.
La mia prensunzione saccente, che fa concorrenza a Shanna Trahern, una delle più odiose e ammirate eroine made-in-Woodiwiss mi fa supporre che si tratti d'una metamorfosi dovuta al cambiamento del ruolo della figura femminile durante il XX secolo, dopotutto si è passati dalla negazione dei diritti della donna, compreso quello di voto, alla quasi totale parità dei sessi... il passo è stato lungo...
La donna moderna vede la femmina-oggetto come un non-mito da abbattere a cannonate, generalmente disprezza quelle come lei che fanno della bellezza e dell'atteggiamento da smorfiosetta la loro arma di conquista del mondo, analogamente una donna dotata di doti di carattere, una Mary Bennet, per esempio, è una protagonista esemplare delle storie scritto dopo gli anni Ottanta, per dire che quello che davvero vale è ciò che si ha nella testa/nel cuore [a seconda dei punti di vista] e una determinazione di ferro nel volerlo conquistare.

Sara Fielding, la nostra protagonista di Sognando te, è proprio l'esempio classico, priva dei mezzi moderni di abbellirsi un minimo con trucchi e belletti, figlia della più rigida etichetta puritana e vittoriana, è una ragazza scialba, non è certo la tosta Anita Blake in pantaloni di pelle e sguardo da dura, ma è ugualmente una signorina di talento perchè di mestiere fa la scrittrice, cosa per l'epoca non esattamente comune, e ha addirittura dato alle stampe, con grande successo, un titolo dai temi un po' scabrosi che ha per protagonista la vita di una prostituta londinese, Mathilda. Se la cosa vi sconcerta credendola inverosimile, date un'occhia a Moll Flanders dello stesso autore di Robinson Crusoe e pubblicato quasi un secolo prima di Mathilda e poi fatemi sapere.
Sebbene Sara non sia la prima vittoriana a parlare di donnacce, alcolizzati e giocatori d'azzardo piuttosto che borseggi ed espedienti, già questo denota alcune caratteristiche che l'autrice vuoel tramsettere sulla protagonista:
  • È poco avvenente, ma il suo spirito è molto aperto e curioso
  • Non ha paura di dire quello che pens, sebbene lo faccia sotto pseudonimo
  • Fa ricerca per essere coerente e non parlare di aria fritta
  • È sensibile ai problemi sociali e ne scrive per condannarli
Sono tutti punti che denotano una formazione moderna, l'autrice ha voluto caratterizzare Sara secondo i valori della nostra società, dove intelletto, perseveranza e curiosità sono le basi della persona di successo (non necessariamente un personaggio potentato), e dove l'impegno a favore dell'uguaglianza dei diritti è istillato già nelle scuole elementari.
L'uguaglianza dei diritti e il rispetto dell'uomo che Sara pubblicizza sul suo libro erano temi difficili per l'epoca Vittoriana, che andandoli ad analizzare faceva emergere i problemi e le colpe della società che si stava creando.

Sara, abbiamo visto, è una donna e segue i propri ideali e le proprie passioni, questo suo comportamento viene motivato con scelte particolari dell'autrice, cosa per la quale l'ammiro, come i genitori che si sentono responsabili della sua educazione ideologica,  per via dell'anzianità che impedisce loro di guidarla personalmente. Essere idealisti e romantici non era una virtù, in epoca vittoriana, ma un deficit, le donne che pensavano troppo pretendevano di dire la loro, la nostra protagonista lo fa e questo le avversa la madre del futuro sposo, la signora Kingswood, arroccata nel suo castello di silenzi femminili e cattiverie sibilate.
Cover originale
Il dualismo dell'eroina intrappolata a metà di due epoche è evidente: ritiene che la sua passione meriti di essere approfondita, come riterrebbe un'idealista, ma allo stesso tempo è disposta a cedere la penna una volta che l'età la condannerà definitivamente a sposarsi e mettere su famiglia con un uomo che certo non la incoraggia a scrivere. Sara è un'anticonformista nonostante sia la più ligia alle regole del tempo, cuffia compresa, eppure si vede che è stata creata in tempi recenti, i libri pubblicati prima della metà del XX secolo, infatti, hanno per protagonisti eroi ed eroine che rincorrono sia il successo che la rispettabilità, l'approvazione altrui, insomma, nonostante lo scandaloso passato tutti combattono per far tacere questi pettegolezzi, pensiamo a Lady Audley, per esempio.

Ma la nostra Sara ha deciso che lasciare per lasciare, vuole farlo in grande stile, solo che rischia un po' di più di Eddie Cullen, e scrivere un ultimo romanzo prima di accasarsi definitivamente è il suo modo per dire addio alla sua vera vocazione. Per scriverlo va a Londra ad indagare sulla vita dei bassifondi dove viene coinvolta nella sparatoria di due uomini, uno rimane ferito, mentre l'assalitore lo uccide lei con la sua pistola da borsetta e salva la vita del ferito che, altri non è se non il famigerato Derek Craven, proprietario del più discusso locale di Londra, noto uomo senza scrupoli cresciuto nella strada e sorto dalle maleodoranti acque del Tamigi alla gloria della ricchezza.
Derek è forse il protagonista di romance che ha spezzato più cuori, compreso il mio e forse il self-made-man più coerente e riuscito. E la coerenza, lo sapete bene, per me è tutto.

La scarsa esperienza di Sara, che determina la sua ingenuità nei confronti delle persone, si scontra inevitabilmente col cinismo di Derek, che invece la propria capacità di giudizio l'ha imparata dalle esperienze della sua pelle.
Inutile dire che nonostante le divergenze d'opinione in materia di caratteri, i due sono destinati a finire insieme, principalmente per una questione di compensazione, la sceltà più comoda del romance, ma la più difficile da rendere credibile.

Certo, commento sempre io che sono cinica come Marilla Cuthbert (quella di Anna dai capelli rossi) è facile essere felici quando si è assolutamente, e vorrei sottolineare ancora assolutamente, certi dell'amore della persona di cui si è invaghiti che, tra le altre cose, è pure un miliardario col sorriso sbilenco, un quarto di manzo ricco, bello e sfacciato e per di più pure estremamente interessato al vostro benessere anche se non siete una dea, ma i due personaggi e le loro relazioni meritano un approfondimento un po' più accurato della battuta cattiva di una donna gelosa, perchè alla fine è questo che sono, gelosa della protagonista di un libro perchè lei mi somiglia e le invidio l'impossibile epilogo della sua vicenda nonostante sia fermamente convinta che non si debba MAI invidiare personaggi immaginari.

Ma dicevamo, cosa rende così magica questa storia che è uguale a mille altre? Perchè Sognando te fa battere così il cuore e I segreti del visconte di Anne Mallory no? Eppure ci sono due zitelle come protagoniste e un tenebroso partner dagli occhi scintillanti.
Evidentemente gli ingredienti non bastano, serve il manico, come dicono da queste parti.Credo che la meraviglia di Sognando te sia nella bravura con cui la sua autrice, l'osannata Lisa Kleypas ha tratteggiato i caratteri dei protagonisti. Lisa non sarà un genio, non sarà oro tutto quel che tocca, ma di sicuro se s'impegna sa partorire delle vicende che in confronto Cenerentola sembra sciapa.

Di Sara abbiamo detto prima, sappiamo che è un'anticonformista travestita al meglio, è avvincente e piena di sfaccettature, ma questo non deve trasparire dal personaggio, almeno quando non si contrappone con la sua metà, perchè era così che costringeva la società vittoriana, a sopprimere l'essenza in favore di un conformismo bigotto. Come far diventare insulso un personaggio tanto affascinante e senza annoiare o irritare il lettore, ma parteggiare per lei? E come farlo virare ad una spontaneità finalmente liberata senza forzare troppo i tempi?
Con la percezione che altri ne anno di lei e che lei ha di se stessa. Degli altri abbiamo detto sopra, ma di lei?
L'interiorità di Sara traspare dai suoi modi e dai suoi gesti, è rigida e trattenuta, ma curiosa, eppure non è affetta della curiosità morbosa di altre eroine verso il sesso maschile e il sesso in genere, perchè alla fine sempre intorno a quello ruota il mondo, no, Sara ha delle sottigliezze molto particolari, ciò che la rende coerente, che ce la rendono più umana e più storica, Sara vuole i baci, per lei il sesso è tabù, lei è timida per davvero perchè così è stata educata, un riferimento troppo esplicito risulta incomprensibile alle sue orecchie poco abituate al gergo volgare. Insomma, è una persona che scopre l'amore e l'attrazione da adulta, ma lentamente e con molta incertezza come certe ragazze fanno ancora [sì, ci sono ancora], qui sta una grande descrizione dell'autrice, che è maestra di tempistiche perfette senza dilungarsi in troppi.
E qui sta anche lo spunto per un carattere maschile a dir poco FANTASTICO.
Perchè Derek Craven, oltre che tutto quello che abbiamo detto essere prima, è anche talmente preso dalla nostra, dall'avvicinarsi a questo suo mondo ovattato con passo altrettanto felpato e delicato; Derek è innamorato e si vede; non è smielato, è soggiogato dal fascino di lei e, come noi, neppure lui se lo spiega. Estasiato da quanto diversa può essere la percezione dell'esistenza rispetto alla sua e desideroso di condividerla, ma con i suoi simili nel carattere, tipo Lily, l'interscambio è stato poco efficace, finendo per rimanere relegato nelle sue posizioni, questo nuovo tipo di interlocutore forse, nella sua diversità, è quello giusto per cambiare il punto di vista.
Certo, lui a differenza di Sara ha esperienza accumulata alle spalle, e questo comporta una certa intraprendenza in tutte le cose che spiazza Sara in più di un'occasione, ma è lo stesso Derek che per amore di lei si mette dei freni a dispetto del suo cinismo o della sua passione, principalmente perchè le vuole bene, ma anche perchè rispetta questo suo modo di essere così diverso dal suo e, in fondo al cuore, l'invidia, specialmente l'ingenuità e la purezza delicata di cui Sara è ammantata e rimane anche dopo che l'amore tra i due divampa ufficialmente. Sara è la sua parte più luminosa, ciò che gli ricorda che le brutture che ha visto e vissuto non devono colpire altre persone.
È l'amore dei sogni, dove esiste il rispetto reciproco senza prevaricazione.

Derek si considera una persona egoista, in realtà ha più a cuore gli altri di quanto voglia far apparire. L'eroe del romance moderno è sempre tormentato dai demoni interiori [quando questi demoni non sono creature infernali di prodigiosa bellezza venute a tentare un'altra eroina], ma quelli di Derek sono particolarmente vivi e brucianti anche per il lettore, la sua tormentata infanzia e il fatto che sia sceso a terribili compromessi per raggiungere il successo che voleva, ciò lo rendere più giustificabile ai nostri occhi quando emerge la sua idea che la vita, specialmente quella degli altri, è vuota, stupida, priva di gusto, Derek ha trangugiato tutto ciò che l'innalzamento della sua condizione ha portato con sè, tutto ciò che prima non era altro che un miraggio, e adesso ne è così pieno da esserne sazio, addirittura disgustato, cosa che lo spinge ad incominciare una relazione con la perversa Lady Ashby solo perchè tra tutti gli altri sembra un personaggio che riesce a trasmettere qualcosa, anche se si tratta di qualcosa di male, che va oltre quello di cui è già pieno ed annoiato.
Nessuno trova l'errore in Derek o lo condanna per la sua ingordigia di potere, ricchezze, donne, è imperfetto, ma comunque concepibile, plausibile; la sua esagerazione cinica si sa da dove proviene ed è ammissibile. Perfino noi diremmo: con quello che ha passato è normale che sia così o agisca colà.
E non solo, ad infatizzare tutto ciò ci si mette l'incontro con una donna diversa da quelle che ha visto fino ad allora, dalle baldracche dei bassifondi, dalle lavandaie e dalle nobildonne fin troppo facili: Sara. L'infanzia tremenda, la crescita in mezzo alle difficoltà l'hanno lasciato indurito dalle prove della vita, il fatto che il suo impero sia costruito col sacrifico, ma anche col compromesso di basso grado ha completato l'opera e Derek crede che tutto abbia un prezzo, che si possa comprare qualsiasi cosa, eppure subisce egli stesso il peso di tutto ciò sentendosi sporco e inadeguato di fronte a Sara, che per lui è il mito della purezza, nonostante ciò che ha conquistato.
Derek sa di aver fatto strada nella vita, ma percepisce la propria anima annerita dalle brutture della vita, sa che è così perchè è sufficientemente obiettivo da comprenderlo e, quindi, per quanto sia più ricco e potente di Sara, si sente incapace di affiancare l'anima di lei, che invece è splendente.
Il lettore omprende giustifica il suo ritrarsi dalla donna come raramente si fa con le ritrosie di protagonisti e protagoniste, anche qui in'altra bravura dell'autrice.

Illustrazione dell'edizione originale
(bellissima)
Sara invece, che è innamorata e decisa ad avere il suo uomo, ama Derek per quello stesso motivo, per la sua voglia di risollevarsi e di non continuare a nuotare nel fango, non è il mito dell'avarizia, del voglio di più, è il mio della sopravvivenza, del voglio andarmene da questo posto ammuffito. Sara comprende come il lettore perchè Derek non è il bastardo insensibile che tutti credono. Il lettore capisce insieme a lei e non si sente escluso dal loro mondo, ma perfettamente coinvolto nel menage.
Qui divina-Kleypas è riuscita ancora nella sua magia di tratteggiare un carattere, una storia e un personaggio senza scadere nel banale, senza finire nel noioso, senza raccontare per filo e per segno la sua storia, ma allo stesso tempo senza trascurare dettagli rilevanti della vita di quest'uomo che da ragazzo è anche entrato nel business della resurrezione, alias tombarolo, un particolare irrilevante, che però ne ha nell'immaginario del tempo, tanto per sottolineare quanto sia cinico e irriverente nei confronti dei benpensanti COME Sara, ma non con LEI.
Tra lei e gli altri, negli occhi tormentati di lui, passa un abisso.
Un abisso che si riduce piano piano quando Derek le confessa le sue colpe e dà sfogo alla sua tenera, piuttosto che alla passione, in quel momento, ricevendo il perdono di Sara, Derek si sente finalmente degno di lei. Sara, da donna innamorata, gli avrebbe perdonato di tutto, omicidi, brutalità, ne sarebbe rimasta sconvolta, ma l'avrebbe comunque perdona, questo Derek non lo sa, ma ciò basta comunque ad arrestare la sua inesorabile discesa verso il disgusto di sé che prova da quando ha conosciuto lei. Con lei lo accetta come una forma per quello che è oggi, per essere una parte di quello che a lei piace di lui, uno dei mezzi che li ha fatti incontrare.

Mettere insieme questi caratteri può sembrare facile solo in apparenza perchè hanno poco in comune e formano la classica coppia di opposti che si attraggono, ma questo abbinamento a volte sembra stonato nei romance, poco definitiva, con poche motivazioni a supportare l'unione, a parte una passione travolgente che si consuma in infiniti amplessi e non si sa mai dove vada a parare finito l'happy ending. Durerà? Lui avrà abbastanza resistenza per farla durare?

Invece Derek e Sara si sposano bene insieme grazie al talento di questa maga della penna che non trascura certo l'attrazione tra i due, neanche quella fisica che è sì manifesta, ma dovutamente trattenuta come era giusto che fosse nell'epoca vittoriana in cui si è scelto di ambientare la vicenda
In più questa attrazione è descritta con terminologia e tempistiche che non la rendono affatto volgare; ci sono stati romanzi, anche moderni, dove quindi il tatto su certi argomenti può essere moderatamente contenuto, dove la parte sessuale mi è risultata particolarmente fastidiosa, Orgoglio e perdono è stato uno di questi, c'era poco tatto nel parlare di certe cose, sarà che sono rimasta una di quelle che ancora si indignano di fronte a volgarità troppo spinte... altri su questo genere sono i romance dove la storia non esiste proprio, ma l'intera struttura è solo un pretesto per mostrare culetti al vento, sono cose troppo superficiali, troppo prive della capacità di coinvolgere emotivamente il lettore per essere apprezzabili, questo perchè i primi a non essere emotivamente coinvolti nella vicenda sono proprio i personaggi che si aggirano nelle pagine, piatti e senza sugo, macchiette. Un personaggio che non prova emozioni perchè troppo piatto [non obiettatemi che ci sono persone così anche nella realtà che potrebbero apprezzare: quelle persone non leggono] non è in grando di coinvolgere psicologicamente il lettore che vede tutto da spettatore esterno e dopo un po' si stufa di questo e questa eroina che non fanno altro che accoppiarsi come conogli e a i quali va tutto bene, si finisce per stufarsi o, peggio, odiare questi caratteri peggiori di noi, ma più fortunati. E anche lì il confine tra realtà e finzione sembra sempre troppo labile, ma bisogna ricordarsi che sono distinte, che le vicende di questi non sono vere...

Certo, la mano da romance di Lisa si sente, ci sono dei cliché tipici del genere, ad esempio un complice del cattivo che cerca di rovinare la protagonista trascinandola in uno scandalo, il fatto che lei vada dalla sarta per farsi bella per lui, anche se in modo indiretto, anche che conquisti una migliore amica che la supporta come una cheerleader in ogni sua scelta sbagliata per l'epoca, ma comprensibile da noi.
Inconsueto, invece, il fatto che Derek vada a consolare la sua solitudine da una donna che somiglia a Sara, ma non la solitudine fisica, come tutti gli alri machi da romance, bensì quella psicologica, il sentimento di abbandono e la necessità di tenere tra le braccia la propria amata, sono gesti semplici di chi la vità la vive e l'ha vissuta appieno e dà importanza a queste cose, chi non è mai arrivato ad un livello di intimità mentale tale da potersi dimenticare delle carezze sensuali, per dedicarsi anche a quelle affettuose.
Sembra strano, ma è così che viviamo, sono i piccoli gesti che ci commuovono o fanno irritare, non gli amplessi stellari, per questo gli altrettanto piccoli dettagli di questi personaggi ce li fanno amare così profondamente, perchè ai nostri occhi sono umanissimi, sembrano reali, più dei nostri vicini di casa.

Struggersi per un uomo a cui manca l'abbracciare l'amata, ho scoperto, è estremamente facile.
Ma come ripetevo al principio, è tutto un gioco di tempi splendidamente orchestrato dalla Kleypas in maniera magistrale. Questa sì che è una donna che sa gestire il tempo narrativo alla grande e l'ha dimostrato anche in un altro suo romanzo, che però è un contemporaneo e quindi non comparirà su questo blog, ovvero Sugar Daddy, il mito del self-made in scala diversa più sul self-survived-woman, la conquista della propria identità e del diritto di amare. Adorabile.
Certo poi nel mucchio ci sono anche titoli di livello inferiore, non tutto ciò che partorisce santa Lisa è un capolavoro, ma ci sono certe chicche che meritano davvero.
Sognando te è sicuramente una di queste.

E tanto perchè qualcuno si ricordi della cosa, le ragazze moderne, che abbiano quindici o venticinque anni piuttosto che cinquantacinque o ottantacinque non sono tutte come la Carrie di Sex and the City, ci sono persone differenti per carattere e psicologia, più timide, più riservate e meno intraprendenti e non vorrei che con questa mania del ritrarre la società moderna venissero dimenticate proprio perchè poco appariscenti. Il programma Plain Jane di MTV in questo senso sta facendo un pessimo lavoro, una ragazza che cerca la propria identità o che la trova in un personaggio poco appariscente non è detto che debba cambiare solo perchè ciò non si adatta al mito moderno della vamp intraprendente con l'uomo che ama, solo per divertire una pletora di curiosi che vogliono vedere cosa ne può uscire da quel brutto anatroccolo, credendo che per essere una bella persona basti un taglio di capelli o una lampada abbronzante.
A queste persone che lo credono, dico solo che sono così prive di personalità e di un'opinione propria, per non parlare della loro intelligenza microscopica, che è solo che inevitabile che lo credano.
Non è detto che dobbiamo tutti conformarci su un unico modello, lo dice una che ha aperto un blog di storia nel mondo dei fashion blog e non perchè disprezzi i fashion blog, ma perchè non sarei mai stata in grado di tenerne uno, ci sono troppi esseri umani, e tutti diversi, per riuscire anche solo a concepire il fatto che ci sia uno standard, una linea, un master copy.



Mauser

12 ottobre 2011

La signora è molto indaffarata

La signora è attualmente molto indaffarata e non potrà ricevervi...

Con queste parole, di solito, molti visitatori delle dame del passato erano congedati direttamente dalla servitù appena sopraggiunti in casa. Domestici e cameriere personali avevano una precisa lista di invitati graditi, ammessi, da congedare o, addirittura, da scacciare senza molti riguardi, un po' come le moderne segretarie che, a seconda del mittente delle telefonate, trasmettono o meno la chiamata al destinatario, altrimenti la cestinano con qualche scusa plausibile, della serie "è in riunione/è fuori/attualmente è al telefono/la faccio richiamare il prima possibile", c'è gente che aspetta ancora oggi...

Ma cos'aveva di così importante da fare la nostra signora per non avere neppure il tempo di ricevere i propri invitati?
Come si svolgeva la sua giornata?
Dopo quella del valletto vediamo oggi la giornata di una signora della buona società.

La sua segretaria sedeva dietro un paravento, con l'agenda degli impegni sociali della principessa.
«Domani mattina alle nove, equitazione; alle dieci e trenta visiterà il nuovo ospedale pediatrico. Alle tredici pranzo con tre membri del consiglio per discutere il contratto del vanadio all'America. Alle quattordici consegnerà degli orologi d'oro a quattro impiegati delle ferrovie. Alle sedici prenderà il tè con le signore del consiglio. Alle diciassette e trenta l'Accademia Scientifica terrà una conferenza sulla vita degli insetti delle Montagne Balean nel bordest. Alle diciannove tornerà per prepararsi per la cena delle venti e trenta. E alle ventidue...»

Jude Deveraux, La principessa

La mattina
La mattina della nostra signora incominciava naturalmente col suo risveglio.
Passati ormai i tempi dei festeggiamenti fino all'alba in voga nel Settecento, era anche più ragionevole l'ora in cui svegliarsi, una regolina basilare diceva che più si stava in basso nella gerarchia e prima occorreva svegliarsi.

A differenza della signora, questo è il mio metodo di sveglia
I domestici di una casa solitamente si svegliavano intorno alle 5 di mattina (cfr. La cameriera), c'era molto lavoro da sbrigare prima che i padroni si alzassero a loro volta e cominciassero ad essere più di disturbo che di aiuto, senza contare che cameriere e valletti erano continuamente infastiditi da queste presenze dalle quali dovevano scostarsi, inchinarsi, ecc, distraendoli dall'operato.
Risveglio
La sveglia metodo Montessori era puntata per le 7-8, ci si alzava più tardi solo raramente se si erano intrapresi viaggi lunghi e stancanti oppure si aveva preso parte a feste particolarmente grandiose, lunghe e mondane.
A svegliare la padrona era la sua cameriera personale, di cui abbiamo già visto la figura in passato, costei si preoccupava di non traumatizzare la giornata della signora, quindi dimentichiamoci una domestica che entra di gran carriera nella stanza padronale e le spalanca le tende in faccia, per una cosa del genere, se la signora era particolarmente permalosa, la ragazza sarebbe stata licenziata su due piedi.
Il risveglio era graduale, la luce veniva fatta filtrare lentamente attraverso le tende bianche, raramente le cortine del letto servivano a qualcosa oltre la scenografia e poichè non era usanza che marito e moglie trascorressero insieme tutta la notte, accadeva di rado che nel letto di lei ci fosse necessità di sigillare il tutto, questa formalità era lasciata alle prime notti di nozze dei matrimoni combinati tra grandi casate e, con il progredire del secolo, si perse anche lì.


Colazione (detta spuntino)
Generalmente nel corso del tempo si sviluppavano delle consuetudini comportamentali riguardo ciò.
Solitamente i borghesi facevano colazione in sal da pranzo, mentre i nobili se la facevano portare in camera dal proprio servitore con un vassoio colmo di leccornie provenienti dalle cucine.
Su richiesta del padrone venivano cucinate espressamente brioche, cornetti, cioccolate, farciti muffin, ecc.
Nel caso si fosse ospiti in case altrui, era la cameriera personale o il valletto a portarla e, se questa per un qualsiasi motivo mancava, era la cameriera assegnata. Da ospiti, comunque, solitamente era preferibile scendere per lo spuntino in sala da pranzo, dove ci si doveva rigorosamente servire da sé, secondo il metodo inglese. In America, dove essere serviti è il massimo del privilegio, i camerieri rompono questa norma servendo la colazione anche agli ospiti, nel film Gosford Park, se ricordate, i due americani ospiti, regista e attore sotto mentite spoglie, rimangono abbastanza perplessi da questa singolare usanza.
Per quanto mi riguarda questa è la regola.
Se la signora decideva di scendere per la colazione, solitamente lo faceva già abbigliata a dovere, ecco quindi che la fase della vestizione va spostata indietro di un passo, andando a posizionarsi prima della colazione.

Dal Manuale di gestione e organizzazione della
casa
di Isabella Beeton, ecco qualche suggerimento

per la colazione
Solo nelle famiglie borghesi esisteva l'usanza di pranzare tutti insieme anche al mattino, tale usanza, con il progressivo accrescimento di potere della classe commrciante, si diffuse notevolmente ed ecco che per la colazione veniva imbandita tavola come ad un pranzo.
La colazione era molto nutriente, simile alla colazione continentale degli alberghi delle grandi catene Hilton, Holiday Inn, Novotel, c'erano uova, pomodori, pancetta, burro, pane e marmellate e perfino farinata d'avena e porridge, pollo e mostarda . Immancabile una buona tazza di tè come corroborante.

A differenza di come nominiamo noi i pasti giornalieri, per i Victorian la colazione si chiamava spuntino in quanto la colazione vera era il pranzo e il pranzo la cena.

Vestizione
In questa illustrazione una solerte cameriera
aggiusta l'acconciatura elaboratissima della
padrona.
La toeletta mattutina era un rituale sacro per una donna vittoriana, sia che fosse aiutata da una serva, sia che procedesse per conto proprio. Potendo, qualsiasi signora si faceva aiutare da una cameriera, fosse anche la cuoca, per stringere il corsetto e abbottonare la miriade di pomelli degli abiti, infatti, occorreva comunque una terza mano che aiutasse e un paio d'occhi in più.

Per questo particolare momento della donna mediamente benestante di cui noi stiamo parlando dovete immaginarvi la nostra dama non molto diversa dalle bambole senza vita con cui si giocava da bambini, erano le loro cameriere a fare tutto, a versare l'acqua della brocca nel bacile, a spruzzarene le goce in faccia, a sciacquare via i segni del cuscino e le occhiaie con pezze umide imbevute anche di aromi profumati al mughetto, alla rosa, al caprifoglio e alla lavanda, a pettinare loro i capelli e a vestirle di tutto punto, arrivando non solo ad abbottonare le vesti e stringere i corsetti, ma anche a legare le fettucce che fissavano le calze alle mutande, i nastri delle camiciole, i bottoni delle maniche.
Alcune donne arrivavano in età adulta senza sapersi vestire da sole, un caso esemplificativo è quello di Mary Lennox ne Il giardino segreto perchè arrivata nel castello dello zio, sperduto nella brughiera, non è minimamente in grado di badare a sé, né di vestirsi, pettinarsi, ecc. in quanto in India avevano sempre provveduto le sue cameriere. Se infatti guardate la prima scena dell'omonimo film del 1993 viene raffigurata proprio Mary nell'atto di essere vestita dalle sue servitrici indiane (min. 0:44)


Essere vestite e riverite, per queste donne era la norma, a noi probabilmente apparirebbe come una perdita di tempo perchè siamo abituati a muoverci con gesti frenetici in mezzo ai tessuti elastici, i fiocchi delle maglie sono applicati, al massimo annodiamo i nastri di una camicia, abbottoniamo i polsini o tiriamo su la zip della gonna, l'estermo è infilarsi le calze, ma pensate che esasperazione se le collant ve le infilasse qualcun altro con i suoi tempi? Io non sopravvivrei, detesto quando mi pettinano, figuriamoci se mi dovessero vestire...
E a proposito di pettinare, ovviamente anche quello era compito della domestica, che oltre che una donna dalle molteplici abilità era anche un'abile parrucchiera e sapeva arrangiare i quattro peli della padrona in elaborate pettinature all'ultima moda, era espressamente richiesto che la cameriera personale si documentasse con materiale e riviste sulle tendenze parigine anche per poter consigliare la padrona in merito a scelte di vestiario e di acconciatura.
Generalmente si cominciava con una passata di spazzola per districare i nodi formatisi durante la notte (anche se si dormiva coi capelli raccolti in una treccia) e lisciare la chioma, certamente la cameriera personale della signora avrà avuto delle manine d'oro, visto che molte donne sono sensibilissime quando si parla di farsi pettinare da mani altrui ed io per prima, quando da bambina mia mamma mi pettinava i capelli, strillavo come un'aquila.
All'epoca dovevano ancora fare pace con il pettine, infatti era poco adoperato rispetto alle morbide spazzole d'argento con crine di cinghiale o setole di maiale.
Con i capelli sciolti e fluenti sulla schiena, si procedeva ad intrecciarli secondo una precisa pettinatura.
E aggiungiamo che oltre che esperta di moda e parrucchiera, la cameriera doveva avere pure un carattere che s'intnasse con quello della padrona: una serva troppo chiacchierona con una lady taciturna erano una coppia poco affiatata, il contrario era già migliore, sebbene certi caratteri mal tollerassero la passività di altri rispetto alle loro chiacchiere...

Una cameriera vittoriana sistema l'acconciatura
della padrona che si rimira nello specchio
Tra cameriera e padrona esisteva un rapporto molto intimo, sebbene il loro legame non fosse esattamente di amicizia, dopotutto le classi sociali erano ben definite, le due condividevano moltissimo della vita l'una dell'altra, spesso la padrona arrivava a confidare i propri segreti alla cameriera che l'accompagnava in ogni aspetto della vita e, quindi, era vista un po' come una piccola coscienza in formato maid sulla propria spalla, pronta a dare consigli assennati. Problemi di cuore? Relazioni illecite? Gravidanze? Le cameriere sapevano tutto, anche quello che era oscuro ai più.
L'Imperatrice Sissi, per essere vestita e pettinata impiegava circa due ore e una decina di dame di compagnia presenziavano alla sua toeletta, il che mi fa rivalutare di molto i 20 minuti che passo in bagno tutte le mattine [anche se la maggior parte del tempo è perchè mi sto appisolando sulla tazza o di fronte allo specchio].

Vi sembra una cosa tanto strana essere aiutati da una cameriera? Roba dell'altro secolo? Date un'occhiata a questa foto tratta dalla rivista LIFE, ritrae Ida Sykes Billups prima di entrare ad un party, poco prima dello scoppio del secondo conflitto mondiale. Anni Quaranta. Del Novecento. Non Medioevo.
Probabilmente qualcuna delle vostre nonne era già viva...

Disposizioni e organizzazione della casa
Finalmente abbigliata e profumata a dovere, la signora era pronta per incominciare la sua giornata lavorativa e il suo primo dovere era prendere nota dell'andamento della casa.
La donna incontrava nei propri appartamenti la governante che le riassumeva i fatti salienti della giornata, eventuali episodi degni di nota o situazioni per le quali era necessario il suo intervento, ad esempio licenziamenti o carenza di personale, per ciascuna si procedeva secondo le disposizioni, dopodichè la padrona scendeva a discutere il menu insieme al cuoco o alla cuoca. A seconda dell'atteggiamento più o meno liberale della padrona, questa si recava personalmente in cucina oppure riceveva la cuoca in salotto o in sala da pranzo e si disquisiva di quali portate presentare per il pranzo e per la cena, di eventuali ospiti ecc. I gusti specifici dei singoli non erano contemplati in quanto erano i rispettivi camerieri personali a doversene preoccupare informando di ciò la governante, simili piccolezze non dovevano giungere alle orecchie di una dama che, nel frattempo, si stava preparando per la sua uscita mattutina.
Discutere del menu era un'occupazione abbastanza impegnativa se si contava che ciascun pranzo aveva molte portate e un'anatra la si poteva cucinare in mille e un modi.

Oltre a queste preoccupazioni, la signora doveva occuparsi di avvisare per la presenza di eventuali ospiti a pranzo, cena o colazioni future, commissionava alla servitù il ritiro di acquisti e oggetti fatti in giro con l'uso del landau, e stabiliva se ci fosse la necessità di particolari attività fuori dall'ordinario, come la pulizia di certe stanze, lo smantellamento delle tende, la potatura del giardino, il rinfoltimento della ghiaia del vialetto, la lucidatura dell'argenteria o lo spolveramento dei grossi lampadari a molti bracci che pendevano dal soffitto.


Passeggiate mattutine
In un'epoca in cui le palestre Virgin Active non esistevano, gli unici modi per fare attività fisica per una dama erano camminare, camminare e camminare. E magari andare a cavallo.
Di ritorno dalla modista
by Andrea Marchisio
Poichè la dieta vittoriana, per i benestanti, era molto ricca di proteine e carboidrati e si rischiava di ingrassare facilmente, le donne praticavano tutto quanto in loro potere per eliminare l'antiestetico adipe che già allora era stato eletto a nemico del nostro sesso, ecco quindi che sia le dame di città che di campagna non si sarebbero risparmiate una bella passeggiata, naturalmente i soggetti di interesse cambiavano a seconda di dove ci si trovava.
Se la dama era in campagna la sua passeggiata avrebbe previsto stradine sterrate che costeggiavano campi o boschi e i confini della proprietà, giri in giardino oppure una gita fino al paese più vicino, in città invece era più probabile che la signora si recasse in qualcuno dei grandi parchi cittadini, come Hyde Park, per esempio, dove si potevano incontrare anche alcune conoscenze e scambiarsi pettegolezzi, oppure facesse una mattinata di shopping nelle strade più in come Bond Street, Piccadilly, Regent Street, ecc.
Una dama non usciva mai da sola, era una regola ferrea, pertanto se non aveva la compagnia di sorelle o figlie, questa partiva insieme alla propria cameriera che, nel caso fosse andata a fare spese, si sarebbe preoccupata dei pacchi e dei pacchetti, oppure avrebbe commissionato la consegna al garzone del negozio; non c'era neppure bisogno di saldare i conti in ciascun negozio perchè questi venivano pagati in blocco una volta al mese oppure ogni sei.
Le cameriere che seguivano la loro padrona indossavano un abbigliamento informale, non la divisa, e camminavano sempre tre passi dietro la signora, sacchetti e pacchi alla mano. La spesa per la casa non era competenza della dama, delegata alla cuoca e alle ragazze di cucina, la padrona acquisatava solamente capi d'abbigliamento e d'arredamento.

Nel caso le proprietà (occorreva molto spazio) e le finanze lo permettessero e la dama fosse particolarmente atletica, al posto della passeggiata poteva uscire per una cavalcata insieme ad uno stalliere o un mozzo di stalla che l'accompagnasse [mai da sola, ricordate?]. In campagna alcune dame erano davvero spregiudicate cavallerizze, montavano a gambe divaricate e praticavano il salto a ostacoli meglio degli uomini, che di solito erano fantini un po' fiacchi. Ad una donna, comunque, non era mai consentito montare stalloni selvaggi, era sconveniente, la loro trasgressione massima era un docile castrato o una giumenta mite dall'improbabile nome di Indaco o Violet, mentre per i focosi animali ancora in possesso dei loro attributi venivano coniati nomignoli come Attila, Satana, Cerberus, ecc. perchè sembrassero possenti, virili e mascolini e ricordassero e non erano ancora stati vittima di un taglio di troppo e non si erano trasformati in Attilia, Lady Satana e Cerbera.
Come dice l'Imperatrice Madre Sofia a Sissi nel primo film dedicato alla giovane principessa bavarese, questa era un'ottima abitudine perchè aiutava a mantenere il personale, cioè la linea. Conoscendo le inclinazioni anoressiche dell'Imperatrice Elisabetta, molti storici e suoi biografi non stentano a credere che fosse così determinata nelle sue cavalcate mattutine e portasse allo sfinimento le cavalle e le dame del suo corteo che avevano il privilegio di poterla accompagnare.


Corrispondenza
Rientrata in casa rinvigorita dall'attività fisica, la nostra signora, opportunamente cambiata d'abito, si dedicava ad un altro dovere ineluttabile: smaltire la corrispondenza.
All'epoca uomini, ma soprattutto donne, erano delle grafomani senza ritegno e scrivevano moltissimo, ai parenti più prossimi come le figlie o sorelle si arrivava addirittura ad una missiva al giorno, con altri invece ci si scambiava lettere di cortesia principalmente per non perdere i contatti, raccontandosi qualche curiosità, eventi accaduti degni di nota e solite considerazioni sulla condizione del tempo e delle strade.
Se alcune dame trovavano particolarmente svagante questa attività, considerandola un obbligo quotidiano a cui adempiere e lo facevano con trasporto, altre erano abbastanza insofferenti e vi si dedicavano solo qualora un'assenza troppo prolungata avesse potuto compromettere l'amicizia o il rapporto.

Penning A Letter
by George Goodwin Kilburne
Sebbene l'attività di corrispondenza potesse essere più o meno apprezzata, essa era imprescindibile. Mancando i mezzi di comunicazione di base, le lettere erano l'unico modo per far girare le informazioni da una persona all'altra e da una parte all'altra del paese.
Era abilità dello scrivente riuscire ad essere spiritoso e originale senza toccare temi particolarmente scabrosi [ricordiamoci che la parola gravidanza era quella che le vere signore non usavano mai, a dispetto del fatto che le nascite fossero frequentissime], ma ugualmente entrare in qualche particolare interessante.
Eccosa cosa ci racconta Lisa Kleypas al riguardo in Magia di un amore:
Sospirando, Aline estrasse un altro foglio di carta dal cassetto della scrivania e intinse il pennino nell'inchiostro. Una decina di lettere era impilata di fronte a lei, missive di amici e parenti che in quelmomento erano senza dubbio sconcertati dal ritardo della sua risposta. Però per lei era impossibil buttare giù una lettera in due minuti. La corrispondenza era un'arte che richiedeva attenzione ai dettagli: si dovevano riportare le ultime notizie con stile e freschezza... e se non si erano verificati eventi di nota, bisognava diventare frizzanti o persino filosofici in maniera creativa.
Corrugò la fronte, guardando le tre lettere che aveva terminato. Aveva descritto problemi minori nella gestione della tenuta, riferito dettagli di pettegolezzi e dato ragguagli precisi sul clima degli ultimi giorni. «Come sono diventata brava a parlare di tutto tranne che della verità...» sussurrò tra sé con un sorriso d'autoderisione. "Di recente mi sono fatta un amante e ho avuto due rapporti sessuali scandalosi, uno nel bosco e uno nel mio camerino. Mia sorella Livia sta bene e si trova a Londr, dove al momento con ogni probabilità si sta rotolando tra le lenzuola di un americano alcolizzato..."
Cercando di immaginare come una lettera simile sarebbe stata presa dalla cugina Georgina o dalla prozia Maude, Aline sogghinò.
In quelmomento dalla soglia provenne la voce di suo fratello, procurandole una scusa provvidenziale per interropersi. «Buon Dio. Non devi avere proprio niente da fare, se ti sei messa a sbrigare la corrispondenza.»
Lei alzò lo sguardo su Marcus con un sorriso vagamente canzonatorio. «Senti da che pulpito... la persona più negata a rispondere alle lettere che abbia mai visto.»
«In effetti è un'attività che detesto» ammise lui. «L'unica cosa che faccio più malvolentieri di scrivere una lettera è riceverne una. Perchè mai, di grazia, dovrei essere interessato alle minuzie della vita di un'altra persona?»

Lisa Kleypas, Magia di un amore

Come vedere la situazione era tutt'altro che rosea

I figli
Nell'arco dei mille impegni della giornata della nostra signora, c'era anche il controllare accuratamente l'educazione dei figli.
Nelle famiglie la prole era spesso numerosa, molti morivano precocemente a causa di malattie e scarse condizioni igieniche anche della classe alta, la mortalità raggiungeva livelli stellari e se in una casa si avevano tre figli che erano arrivati all'età adulta, era probabile che almeno altri quattro o cinque fossero morti nel frangente.
Una famiglia con sei figli, probabilmente aveva visto una quindicina di gravidanze con pessimi esiti, l'aborto spontaneo, purtroppo, era fin troppo comune.

I bambini più piccoli solitamente avevano una stanza a loro dedicata per giocare, la nursery di cui abbiamo già accennato in passato, a fare la guardia ai piccoli c'era una o più balie che si interessavano della buona salute dei piccini.
La mamma, qualche ora al giorno, andava nella nursery per coccolare i pargoletti, prenderli in braccio e vederli gattonare per tutta la stanza.

I più grandi invece avevano una giornata abbastanza fitta in compagnia di istitutrici o insegnanti. I figli sotto i dieci-dodici anni studiavano a casa e non venivano quasi mai mandati all scuola pubblica, dove si sarebbero mescolati con persone di ceto nettamente inferiore e questo non era auspicabile. Validi insegnanti venivano assunti dalla famiglia perchè inculcassero nelle piccole e biricchine teste dei bimbi di casa le basilari nozioni di lingua inglese, storia, matematica, geografia, filosofia, francese, latino, geometria.
La stanza studio era il regno degli istitutori dove, muniti di lavagna, bacchetta e orologio, seguivano con occhi rapaci i progressi dei piccoli.

Essendo educati in casa, per la signora era abbastanza facile trovare un po' di tempo per seguire la loro educazione, farsi leggere i componimenti scritti o sentir ripetere la lezione commissionata dai maestri. In realtà la madre metteva raramente becco nell'istruzione dei piccoli, era il padre che teneva le redini, che sceglieva se quel bambino avrebbe frequentato un collegio o se quella figlia fosse andata in una scuola per signorine. La madre, in tutto ciò, si limitava a chiocciare intorno ai suoi piccoli.


Pomeriggio
Pranzo (detto colazione)
Il pranzo era la prima attività del pomeriggio, era servito intorno alle 13 nella sala principale oppure sul patio o nel gazebo e consumato tutti insieme.
Le portate erano molte, ma non si trattava di un pasto particolarmente abbondante, specialmente dato che la colazione era stata così ricca. L'usanza del sostanzioso pranzo è tipicamente mediterranea e diffusa nei paesi dell'Italia, Francia, Spagna, Grecia, ecc., altrove il pranzo di mezzodì è molto parco.

Intermezzo
L'intermezzo pomeridiano poteva essere dedicato a svariate attività ricreative e serviva per occupare il tempo tra la fine del pranzo e l'inizio delle visite del pomeriggio. La nostra signora si dedicava al ricamo o alla musica (particolarmente d'inverno), poteva schiacciare un pisolino (usanza diffusa in estate o nelle zone più calde delle colonie) o ultimare la montagna di corrispondenza che aveva iniziato la mattina, leggere era un'altra occupazione rilassante, magari praticata all'aperto.
Comunque decidesse di trascorrere il tempo, non si trattava d'altro che di un interludio.

Visite e passeggiate pomeridiane
Rinvigorita dal pranzo e ritemprata dallo svago, la signora si preparava per l'uscita del pomeriggio.
Accompagnata dai servitori, e a volte dai parenti più o meno prossimi, si recava in visita dalle proprie conoscenze per rinnovare saluti, auguri e amicizie.
Una signora che uscisse sola per le visite non era considerata scandalosa, poteva esserlo se andava a trovare un gentiluomo scapolo o decidesse di farsi accompagnare sulla sua carrozza senza chaperon.
Signore a passeggio
Le visite del pomeriggio erano molto rapide, duravano dai quindici ai venti minuti per le conoscenze occasionali e quarantacinque minuti o un'ora per le persone con cui si era molto in confidenza: sorelle, cugine, madri, figlie, amici intimi. Essendo la durata tanto breve, era facile per una signora riuscire ad incastrarne molte all'interno dello stesso pomeriggio.
La visita iniziava con un proprio valletto che portava il biglietto da visita al portone della destinataria, qui il biglietto era preso in carico dalla servitù di casa e portato su un vassoio d'argento all'interessato/a o alla madre di questi. A quel punto la persona decideva se accogliere o meno la nuova venuta, potevano esserci altri ospiti in visita, e quindi bisognava valutare se sarebbe stato opportuno mescolare le persone [no di certo se in passato c'erano stati screzi], oppure occorreva valutare i tempi, se si stava uscendo per passeggiate o appuntamenti.
Nel caso il/la destinataria decidesse di accogliere la nostra signora, il lacchè informava il valletto in attesa delle intenzioni della casa e faceva accomodare la donna, oppure la pregava cortesesemente di respingerla. In rari e particolarissimi casi l'interessata poteva recapitare all'ospite un breve messaggio dove spiegava per sommi capi le motivazioni.
Non farsi torvare in casa quando passavano per una visita oppure respingere un visitatore dava sempre adito ad un sacco di chiacchiere: chissà dov'è, chissà cosa sta facendo, chissà con chi è, chissà dove sta andando...
Un po' come quando a scuola mancava qualche compagno e subito partiva il tam tam tra i compagn: ieri stava benissimo, l'ha fatto per la verifica di matematica, ha bigiato insieme alla ragazza... e poi magari il poveretto era a casa con un febbrone da cavallo.

Alcune amiche, ma la cosa accadeva più di rado, per il pomeriggio programmavano uscite e passeggiate insieme, spettacoli pomeridiani a teatro o ai Vauxhall Gardens, concerti, ritrovi del cucito; questo comportamento era proprio delle ragazze fidanzate che non avevano necessità di ricevere i corteggiatori e neppure i parenti, essendo loro troppo giovani.

Il tè pomeridiano
L'usanza del tè, imprescindibile per ogni buon inglese, poteva avvenire sia durante uan visita a qualche conoscente, che lo offriva alla signora, sia per conto proprio o con la compagnia dei propri amici presso una sala da tè.
L'usanza di sorbire questa squisita bevanda al di fuori di una casa privata ci dà l'idea di quanto cenare, pranzare o consumare cibo fuori casa fosse, per l'epoca, condiderata un lusso stratosferico.
Per un gentiluomo cenare al White's era prestigioso, questo perchè era considerato estremamente lussuoso, per dire superfluo, andare a fare una cosa fuori casa quando la si poteva fare tra le mura domestiche con meno dispendio di denaro.

Signore settcentesche partecipano ad un tea party in giardino
Sul finire del pomeriggio, nel caso la nostra signora abitasse in campagna, era previsto di assistere alla messa. Solo chi lavorava era esentato dal presentarsi a messa tutti i giorni, per gli altri la presenza era obbligatoria e quotidiana, si poteva andare alla messa del mattino, relativamente presto (7-8) oppure alla sera. A differenza della suddivisione cattolica, non c'erano vespri da recitare o rosari il dopocena.


Sera
La cena (detta pranzo)
Se la cena della nostra signora era consumata a casa, questa avveniva con tutta la famiglia schierata intorno al tavolo della sala da pranzo, a seconda dei casi e della religiosità dei presenti poteva essere preceduta da una preghiera di ringraziamento tratta dai versetti della Bibbia.
Cena formale
Per la cena in casa la signora si cambiava d'abito rispetto a quelli da passeggio del pomeriggio (detti promenade dress) oppure quelli più informali che aveva indossato per i lavori in casa come semplici preparazioni in cucina o giardinaggio. L'abito per la cena non era formale, a meno che non fosse fuori casa, in quela circostanza l'abito era più ricco, ma manteneva una certa sobrietà se paragonato ai fastosi vestiti da ballo.
Esisteva poi la circostanza in cui, a far seguito ad una cena fuori, si aveva anche un ballo, allora la signora usciva riccamente abbigliata, pronta per il dopocena.
 
Quale che fosse l'occasione, la toeletta serale era fondamentale per la vita di una signora perchè era quella che sarebbe stata vista agli eventi mondani più chic della città ed era importante che fosse ineccepibile, ma anche in possesso di quel pizzico di stravaganza per far parlare di sè.
E anche qui entrano in gioco le poliedriche abilità della cameriera personale della nostra madame, che doveva destreggiarsi in un'infinità di occupazioni differenti, più che una cameriera era un'estetista completa che si occupava della cura del corpo della padrona, delle sue pettinature, inoltre faceva anche da stylist e personal shopper quando la signora la portava con sé per compere.

James Gillray, noto incisore ed acquarellista, nel 1810 realizzo una sequenza di tre illustrazioni che raffigurano la toeletta di una signora, fedelemente accompagnata dalla sua servitrice.
Ve li ripropongo per chiarire un poco come si svolgeva la cosa.


Il dopocena
Il dopocena di una dama poteva avere molte declinazioni, a seconda del periodo dell'anno, della compagnia, degli inviti.
Durante la stagione qualunque ricevimento aveva la sua descrizione e una pletora di cronisti pronti ad immortalare i vari outfit delle miss presenti.
I Vauxhall Gardens riscossero molto successo nel primo ventennio dell'Ottocento, anche se da alcuni erano considerati disdicevoli per via del buio e della facilità con cui coppiette, amanti e innamorati potevano sparire nella macchia.
Eredi dei Vauxhall furono i Ranelagh Gardens e i Cremorne Gardens che offrivano spettacoli musicali e teatrali e suggestive scenografie naturali complete di fuochi artificali e vista sul Tamigi [meno inquinato di oggi].

Altrimenti i locali più chic che offrivano balli, come Almack's erano il sogno di molte dame, ma per alcuni bisognava ricevere l'invito... e le patronesse della celebre sala da ballo non erano le uniche a pretendere referenze impeccabili, molte dame in vista della nobiltà, anche vicine ai sovrani, davano sfarzosi ritrovi danzanti, ma mandavano loro stesse i biglietti, selezionando, per così dire, l'utenza con molta attenzione per non incorrere in pettegolezzi o dicerie malevole.
Essere invitate ad un ballo era sempre una grande emozione per le ragazze che cominciavano a farsi notare in società e ad acquisire familiarità con il complesso ambiente di preferenze, gerarchie, conoscenze che era il ton londinese.

Quando la stagione era un ricordo lontano, la città offriva comunque molti svaghi, il teatro era sempre una scelta considerata ottima, a patto di essere convenientemente accompagnati da parentela e chaperon. C'era l'opera e il balletto tra cui districare
Salottini dove si eseguivano brani musicali rimasero in voga dal Seicento fino alla fine del XIX secolo e ancora per buona parte del XX. Si poteva scegliere tra la musica da camera, la musica sacra, esibizioni di virtuosi dello strumento, si vedano le esecuzioni del celebre Niccolò Paganini, queste ultime erano particolarmente apprezzate perchè i virtuosi erano personaggi spesso stravaganti che con le loro manie e le dicerie sul loro conto divertivano il pubblico e la musica che eseguivano era allegra e vivace, a volte ripresa da melodie popolari, poco in comune con le lagne melense o le sinfonie pompose che proponevano i loro concorrenti.

E se la nostra abitava in campagna?
La vita era più noiosa, ci si ritrovava a casa di amici per trascorrere insieme e in compagnia la serata, si giocava a carte, a whist, per esempio, in mancanza di un quartetto d'archi o di una piccola orchestra ciascun partecipante si esibiva cantando o suonando, le ragazze il pianoforte o l'arpicordo, piuttosto che l'ormai caduto in disuso virginale, si leggevano poesie romantiche o libri in compagnia, ci si raccontavano storie dell'orrore e si beveva molto.  Qualcuno organizzava piccole rappresentazioni con pupazzi e maronette in teatri da camera come quello che si può riconoscere nel film di Tutti insieme appassionatamente, dove Julie Andrews e i bambini di casa Von Trapp mettono in scena una divertente esibizione con protagonista un pastore di capre che fa sorridere il padre (e un po' meno la sua fidanzata).

La serata, per la nostra signora si chiudeva intorno alle undici di sera o mezzanotte, quando ormai stanca dall'ora, spossata dalla giornata e coi piedi doloranti rientrava a casa in carrozza, sognando gli impegni per l'indomani e tutte le cose che andavano ancora fatte.
Ma andare a letto era impossibile prima di aver consumato una tazza di tè non zuccherato come corroborante o un bicchiere di latte caldo, a cui seguiva un lungo lavoro di smantellamento da parte della cameriera personale, che scioglieva e pettinava i capelli (si dormiva con le trecce perchè non si annodassero), lavava sommariamente la padrona, la struccava e le infilava la camicia da notte, mettendola a dormire e rimboccando le coperte come ad una bambola.

...e allora buonanotte anche a tutti voi, cari lettori,
ci sentiamo presto,

Un bacio




Mauser


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