Visualizzazione post con etichetta Condizione femminile. Mostra tutti i post
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14 ottobre 2013

Ada Lovelace, l'Incantatrice dei Numeri

Cari lettori,
come state? Sto cercando di aggiornare con più frequenza rispetto al passato, anche se ciò non significa che io ci riesca... chiamatelo pure il fallimento del secolo.
Ada Lovelace
Dipinto riprodotto dall'originale di William Carpenter
del 1840
Ho pensato di scrivere qualcosa su grandi personaggi del passato e, in particolare, ho selezionato la figura di questa donna, Ada Lovelace, per chiudere un po' il cerchio con gli altri personaggi femminili sui quali mi ero soffermata, a volte in coppia col consorte col quale hanno diviso la propria passione artistica o culturale, altre volte temerarie anime libere dedite a scienze e passioni completamente distanti dai loro parenti e mariti, per vedere cosa è stato scritto in passato vi rimando alla sezione delle Biografie.
In tutto ciò però mi sono accorta che la maggior parte di queste donne ha dimostrato doti più umanistiche che scientifiche e così oggi ho deciso di proporvi una minibiografia di questa Ada Lovelace che, sono sicura, appena inizieremo a parlare vi ricorderete subito.

10 gennaio 2013

Amore e musica, Nikolaj e Nadezda

Cari lettori, buon anno!
Kreutzer Sonata
by René François Xavier Prinet
Ben ritrovati in questo 2013 a cui mi devo ancora abituare... sapete, dopo dodici mesi di 2012 scritto per ogni dove e profezie Maya ecc faccio fatica a prendere l'uso di sostituire il 2 col 3 ^^

Si preannuncia un anno di novità, dice l'Oroscopo, invero lo dice tutti gli anni, ma almeno per il Georgiana's Garden, indipendentemente da che segno sia (Bilancia? Sagittario? Pesci?) spero che sia così. I dettagli di queste novità, comunque, ve li lascerò in un post specifico che scriverò tra qualche giorno, giusto per lasciarvi con l'acquolina in bocca.

Oggi torno a parlare di musica virando un po' dagli argomenti che tratto di consueto e anche dall'ambientazione. Saltiamo infatti dall'isoletta britannica, nostra consueta location, per catapultarci qualche centinaia di chilometri più a Est verso la Russia degli zar.
Parliamo di musica e parliamo d'amore che, a quanto pare, sono due passioni che vanno molto d'accordo perché, come dice mio papà (per una volta devo dargli ragione, anche se per salvaguardare la mia reputazione di bastian contrario spero che non lo venga mai a sapere)
La musica nasconde sempre un animo appassionato perché la musica è pura.

30 settembre 2012

Approccio semiserio al "Lady Anna" di Trollope

Oggi, per rimettermi in carreggiata con qualcosa di semplice, ho deciso di ricominciare con un libro di Anthony Trollope, autore vittoriano estremamente talentuoso, capace di descrivere l'animo umano e le sue sfumature con una maestria coinvolgente e capace di creare trame ed intricati giochi tra i personaggi calati in una quotidianità e un'esistenza assolutamente conformata alla società del tempo, ma senza essere mai banale e noioso. Un grande scrittore che fa della vita assolutamente quotidiana delle persone il palcoscenico per insospettabili macchinazioni e complotti al cui confronto i piani di Milady De Winter/Milla Jovovich spariscono.
La copertina dell'edizione italiana
pubblicata da Sellerio
Uno dei precursori dell'intrigo alla Agatha Christie e della soap-opera argentina, Trollope riesce, in questo romanzo, a creare forse il miglior affresco di caratteri di tutta la sua produzione.
Il libro, come avrete evinto dal titolo, è Lady Anna.

13 settembre 2012

Una vita per la musica

Cari lettori,
quanto tempo dal mio ultimo post! Mi vergogno così tanto di aver lasciato trascorrere tanto tra un intervento e l'altro, ma come avevo accennato in passato purtroppo gli impegni e qualche novità nella mia vita hanno reso gli attimi dedicati alla scrittura estremamente rari e difficili da sottrarre alle incombenze quotidiane tra le più serie e le più futili.

23 luglio 2012

Profumi, aromi, essenze e fragranze

Cari lettori,
chi non muore ci si rivede!
Sì, lo so che con i tempi che tengo, ormai, potrei essere facilmente creduta deceduta, ma ogni tanto ritorno e spero di continuare a farlo =)

Dopo un post bello tosto sullo sfruttamento minorile di qualche settimana fa, passiamo oggi ad un argomento decisamente più frivolo: oggi parliamo di profumi.

18 giugno 2012

Bibliografia dei post sullo sfruttamento minorile

Come promesso, ecco finalmente la tanto sospirata bibliografia/sitografia e co.
Ho preferito dividere tutti i libri e siti consultati al riguardo in diverse categorie in modo che ciascuno possa decidere liberamente dove direzionarsi, come sapete non sono una fan del saggio ad ogni costo, credo ci siano opere di narrativa e documentari altrettanto validi nella descrizione della società e delle condizioni sociali del tempo.

16 giugno 2012

Riforme sociali e di legge sul lavoro minorile

Proseguiamo il discorso iniziato in precedenza che riguarda il lavoro minorile nell'Inghilterra vittoriana, aggiungendo in questo capitolo la parte legale riferita alle riforme che, nel corso della storia, si sono susseguite.

9 giugno 2012

Lo sfruttamento minorile

Qualche tempo fa (che per essere politically correct e mantenere il buon nome del blog non specificherò) mi è stato chiesto un approfondimento a proposito dello sfruttamento minorile durante l'epoca vittoriana ed è con grande piacere che mi accingo ad affrontare questo argomento, anche se estremamente dispiaciuta di aver lasciato trascorrere tanto tempo tra la richiesta e la sua conclusione: purtroppo, come vi accennavo nel post passato, sono un bel po' assillata dal lavoro, scadenze che incombono, progetti in partenza imminente (speriamo! incrociate le dita per me) e problemi gravissimi sono purtroppo all'ordine del giorno e mi portano spesso a viaggiare, sebbene sia sempre stata una persona piuttosto incline alla dormita, ormai convivo col sonno cronico e sto cominciando a trovare piuttosto comodi anche i sedili del treno o dell'autobus, ma se vi dicessi che mi sono letteralmente addormentata in piedi appoggiata ad una porta...

27 maggio 2012

Suspense the innocents: il film

Cari lettori,
La locandina italiana del film
come ve la passate? Io sono veramente molto presa dal lavoro in questo periodo, al punto che tra le tante cose che sto sacrificando purtroppo ci sta finendo anche un pezzetto della mia vita e me ne dispiace da morire, infatti sto cercando di recuperare tagliuzzando tempo da altre cose, purtroppo il GsG è uno di queste, sono desolata, ma non ho davvero altre alternative al momento e temo che in futuro sarà anche peggio, infatti sto riflettendo sulla (tremenda) possibilità di chiudere il Georgiana's Garden. Non sono più regolare con gli aggiornamenti né ho tempo per scriverli, a volte sono costretta ad impormeli per forza e questo non mi va perchè un blog dovrebbe essere distensivo, qualcosa di rilassante, un passatempo, perciò ci sto pensando, non sono ancora giunta ad una decisione: staremo a vedere.

1 maggio 2012

Il sunbonnet

Con la parola sunbonnet in inglese si identifica una particolare foggia di copricapo a metà tra una cuffia e un cappellino.
Girl of the Golden West
by Harrison Fisher
Il sunbonnet è infatti una variante della cuffia femminile che serviva durante l'Ottocento per ripararsi dal sole e dai suoi raggi senza doversi necessariamente munire di cappello.

26 aprile 2012

Pudore vittoriano

Cari lettori,
una di voi, Letizia, ha deciso di sfruttare l'opportunità di richiesta messa a disposizione del blog e mi ha domandato un approfondimento sul pudore vittoriano.
È una richiesta che accolgo volentieri, anche se costruire un argomento simile penso sia molto complicato perchè riuscire ad identificare tutte le cause e gli effetti che hanno scatenato quesa "moda della modestia" sia estremamente complesso e probabilmente non riuscirò in toto nell'idea ch emi sono prefissa quando ho abbozzato per la prima volta questo post.
Mi dispiace in particolare che la stesura di questo post, con tutti gli impegni che ho avuto, abbia richiesto tanto tempo e per diverse settimane io non abbia aggiornato.

Donna nuda allo specchio
by Giovanni Bellini

19 marzo 2012

L'evoluzione dei "costumi" propriamente detti

Ovvero: come si andava alla spiaggiatra il XVIII e il XX secolo


Si appropinqua l'estate.
Queste le parole cariche di cinismo che una mia amica mi ha rivolto la scorsa settimana.
Nel suo vocabolario ciò ha un solo sinonimo: dimagrire.
Buttare giù la pancetta dell'inverno opportunamente coperta da maglioni e collant contenitive, fare un bell'abbonamento di tre mesi in palestra e andare a sudare sui tapis roulant, sgranchirsi la schiena alle lezioni di pilates, rassodare glutei e addominali con infiniti crunch e privarsi di qualunque cibo non appartenga agli ultimi due gruppi alimentari.
Nel mio vocabolario invece quest'affermazione è sinonimo di: "addio serate con le amiche". Le poche volte che sarò in città mi toccherà salutare mestamente le uscite pizza&cinema (perché la pizza è off limits), i filmacci romantici sul divano con nutella o gelato in grembo (la nutella è il male) e sbocconcellare i biscotti col tè della domenica pomeriggio (avete presente il numero di calorie contenute in una singola ostia?! Beh, io no).
Per una che tocca il suolo della sua città una volta alla settimana sono privazioni di notevole portata e il problema delle mie amiche, tra universitarie e stanziali, non mi tocca perché non avrei né il tempo né lo spirito per iscrivermi in palestra. E comunque da adulta ho un rapporto decisamente migliore con me stessa e tutto il surplus.

Donne di metà Settecento abbigliate per
una passeggiata sulla spiaggia
(non si nota la differenza, potrebbero
trovarsi a Piccadilly)

Ogni tanto mi dico che era meglio quando gli esseri umani andavano al mare vestiti, almeno non si preoccupavano della ciccia di troppo.
Poi però, ricordando il quanto andavano vestiti, cambio sempre idea.

Quando si dice che l'eccesso è sempre un male...
Durante il Settecento, secolo dei Lumi, della frivolezza, del rococò, andare a nuotare alla spiaggia era considerato primitivo, l'usanza era lasciata i popolani che si spogliavano e usavano quell'immensa distesa d'acqua come una specie di vasca da bagno gratuita. I ricchi non amavano particolarmente l'aria salmastra che rovinava il trucco delle donne (vi rimando al video contenuto in questo post), il vento quasi sempre sferzante disfaceva le elaborate e impomatate parrucche e il sole della canicola rovinava la pelle e l'effetto del cerone. La spiaggia era piuttosto snobbata.

Verso fine secolo le cose cominciarono a cambiare, cominciò a diventare abituale una passeggiata presso la spiaggia e un soggiorno nelle località marinare, specialmente per rinvigorire la salute che non traeva certo giovamento dai piatti eccessivamente proteici della tavola dell'epoca, dalla vita condotta quasi sempre al chiuso, dallo scarso movimento fisico e dall'aria poco salubre delle città. Proprio per gli stessi motivi anche le vacanze in località termali o nelle zone del Mediterraneo erano estremamente quotati.
Le località marine erano considerate dei grandi sanatori, insomma.

Gli uomini iniziarono ad "andare al bagno" in questo periodo, cioè andare alla spiaggia per nuotare, erano abbigliati con dei costumi interi piuttosto larghi e ingombranti che ricordavano le tutine da neonato integrali e comprendevano anche elementi impensabili come giacche o cappelli; per le donne servirà almeno un secolo prima di ottenere lo stesso diritto. Sebbene le passeggiate fossero loro concesse era bene che queste non si esponessero troppo a lungo ai raggi del sole che, secondo l'idea del tempo, erano portatori di malattie della pelle (in parte vero, ma decisamente eccessivo) e secchezza, inoltre il canone estetico prevedeva un incarnato diafano e quasi trasparente e, di conseguenza, l'abbronzatura non era mai una virtù, neanche se la donzella abitava i soleggiati paesi delle colonie del centr'America ancora sotto la protezione della corona britannica, anche se in quei casi, a causa della vita che si conduceva, era tollerato avere un colorito più salutare e meno malaticcio.

Le donne passeggiavano quindi sulla riva e alle volte cavalcavano, ma sempre munite di parasole o cappellino, naturalmente vestite, per prevenire l'abbronzatura. Essendo così candide di carnagione era facile che queste signore e signorine si bruciassero, per questo all'epoca esistevano molti rimedi contro le insolazioni, uno dei quali abbiamo già incontrato in un precedente post.
Probabilmente in futuro parlerò dei particolari cappellini che le signore usavano per ripararsi e che erano costituiti da lembi laterali particolarmente ampi che avvolgessero l'intero viso; la forma differiva in parte dalle sagome più cittadine e piumate che solitamente conosciamo grazie alle illustrazioni.

Nel primo Ottocento, ancora in epoca regency, abbiamo l'avvento delle prime frequentatrici della spiaggia.
Ovviamente erano ancora vestite fino a morire di caldo, ma era comunque un notevole passo avanti nel concetto di "possibilità e libertà" e le basi erano state gettate, bisognava solo raffinare il tutto.
L'abbigliamento da spiaggia era, se vogliamo, anche più stratificato di quello da giorno perché spesso prevedeva al di sotto della gonna un paio di brache lunghe e larghe (alla moda turca) e una cuffia.
1810
Pronta per la
notte...
Ecco come La belle assemblee fashions descrive la moda marinara (che non aveva niente a che spartire con colletti alla Sailor Moon, pantaloni al ginocchio, fazzoletti blu e cappelli piatti).
A gown of white French cambric, or pale pink muslin, with long sleeves, and antique cuffs of thin white muslin worn over trowsers of white French cambric, which are trimmed the same as the bottom of the dress. A figured short scarf of pale buff, with deep pale-green border, and rich silk tassels; with gloves of pale buff kid; and sandals of pale yellow, or white Morocco, complete this truly simple but becoming dress.

Un abito di bianca batista francese o mussolina rosa con maniche lunghe e decorazioni arricciate in mussolina bianca sulle maniche e sopra i pantaloni in batista francese bianca, rifiniti come la parte superiore del vestito.
Una sottile sciarpa rifinita ai bordi di verde chiaro e arricchita con seta; guanti chiari di pelle giovane e sandali giallo chiaro o "bianco marocchino" completano questo semplice abito.


A fianco trovate anche una rappresentazione dell'abito in questione che, a mio parere, ricorda più un pigiama che un vestito da giorno, ma che ci permette una prima, grandissima conquista: i pantaloni femminili.
A differenza di quel che si crede i pantaloni entrarono nel guardaroba delle signore con gli abiti da bagno, non con quelli da equitazione, e a lungo rimarranno l'unico impiego di questo indumento nell'ambito muliebre.

1858
Ideale per una notata in libertà
L'evoluzione dell'abito da spiaggia, andò di pari passo con quella della moda quotidiana, si potrebbe dire che l'idea di fondo di questi vestiti da bagno rimase la medesima: un surrogato dell'abito da passeggio, in pratica fu variata la forma estetica, ma con tutti gli strati che si contavano difficilmente si potrebbe parlare di veri costumi... gli inglesi che sono pignoli, infatti, si riferiscono a questi vestiti come bathing suit, cioè completi da bagno che indica chiaramente che non si trattava di straccetti microscopici di stoffa come i nostri...

In epoca vittoriana si riconosce esattamente come la foggia del vestito fosse allineata con quella della moda, ma l'idea di fondo dell'abito da spiaggia non era cambiata da quando Napoleone scorrazzava per l'Europa. Le signore avevano una lunga palandrana che arrivava fino ai fianchi e l'unica differenza dagli abiti londinesi era che sotto si scorgevano dei larghi pantaloni "alla turca" stretti alla caviglia piuttosto che le crinoline rigide. Il tutto era fabbricato di flanella, il che, capirete, non era il massimo per comodità e freschezza e, inoltre, quando si bagnava si trasformava in un peso morto di una certa portata aggravato dal sempre presente corsetto che comprimeva il petto e smorzava il respiro: risultato?
Gli incidenti in acqua erano frequentissimi anche a riva.

Ma come sappiamo l'Ottocento fu secolo di cambiamenti, il ritmo della vita, con il progredire dell'industria, aumentò rapidamente e così anche le mode cominciarono ad avvicendarsi con sempre maggiore frequenza. Analogamente la progressiva emancipazione, la riduzione di stoffe e vestiti anche nelle donne e il distacco dai valori tipici di femminilità fino ad allora accettati comportarono un rapido mutamento degli abiti da vere e proprie armature da palombaro a qualcosa di più umano.
1860 circa
Le armature da palombaro
Gara della più veloce...

Intorno agli anni 70-80 dell'Ottocento era diventata usanza comune per i ricchi frequentare il mare e le spiagge dove gli stabilimenti balneari erano attrezzatissimi per fornire ai loro ospiti ogni genere di comfort, come le cosiddette macchine da bagno o bathing machines, delle cabine come quelle che noi conosciamo dalle nostre gite al mare munite però di ruote da carro e trainate in acqua da cavalli. Era infatti considerato sconveniente che le persone si bagnassero tutte insieme o ci fosse una certa promiscuità, quindi questa invenzione garantiva la possibilità di un solitario e riservato bagno. Le macchine sopra citate consentivano ai bagnanti un vero e proprio "tuffo" e una nuotata un po' più distante dalla riva.
È anche da ricordare che, per quanto popolari, le spiagge dell'epoca non avevano nulla a che spartire con le nostre assolatissime e affollatissime, dove lo spazio vitale è di circa mezzo metro per mezzo e si deve stare accucciati in un autentico carnaio.

1876
Il cambiamento è notevole ¬_¬
Anche la moda pretese la propria quota in questo delirio di popolarità.
Le lunghe giacche e palandrane che coprivano le camiciole di metà secolo si ridussero ad un unico top a mezze maniche, abbottonato sul davanti e lungo fino alle anche la cui parte inferiore formava una specie di gonnellino corto e vaporoso sopra un paio di calzoni al ginocchio. Tutto rigorosamente blu o nero [OMG!]
Completavano il tutto calze scure e coprenti e speciali calzature chiuse, ma legate alla caviglia come i sandali alla schiava.

Niente shorts, vero, niente canottiere e niente petto scoperto, ma rispetto a vent'anni prima era una rivoluzione! Immaginate le facce scandalizzate delle signore con bambini che vedevano queste disinibite ragazze così svestite!
Per loro erano svestite, noi non ci sogneremmo mai di andare così coperti d'estate...  ma era un po' come certe mamme che si sistemano ben alla larga da quelle donne che al mare girano in topless, col perizoma o con bikini eccessivamente striminziti, forse un giorno sarà normale, forse anche io diventerò così... 

Da allora in poi fu una vera e propria riduzione progressiva della stoffa.
Nel 1900 si andava al mare con un vestito lungo fino al ginocchio, collant e apposite calzature. Le maniche a sbuffo e le gonne non erano il massimo per nuotare, ma alle ragazze era consentito esclusivamente bagnarsi nella risacca e rotolarsi nel bagnasciuga, ovviamente si mantenne l'usanza delle bathing machines, presenti in gran quantità e disponibili anche per le persone della borghesia.

1906
Trasgressione made in Calzedonia
Nel 1910 la rivoluzione era quasi completa, il gonnellino era stato completamente abbandonato (sopravviveva un piccolo sbuffo intorno ai fianchi) e ne rimanevano solo i pantaloni al ginocchio; le mezze maniche erano diventate spalline e finalmente si poteva riconoscere una sagoma che vagamente ricorda il costume intero moderno.

Nel 1915, a ritmi sempre più vertiginosi ci si riduce ancora, l'input più grande lo dà senz'altro il nuoto agonistico dove uomini e donne cominciano ad avere lo stesso tipo di indumento, che non era poi così diverso da quello di oggi: il tessuto divenne più attillato per favorire la velocità, i colori più chiari e si accennano le prime fantasie (a righe).
Sebbene popolare tra gli atleti, bisognerà attendere altri cinque anni perché quello diventi la forma base del costume, le gambe sono ancora lunghe fino a metà dell'anca, ma la scollatura diventa sempre più profonda e a metà degli anni venti anche la parte bassa del costume si restringe fino ad assumere le dimensioni delle odierne coulotte.

Saranno gli americani durante la II Guerra Mondiale ad inaugurare l'epoca del due pezzi, imponendo dal governo alle donne degli States di risparmiare sulle stoffe e loro toglieranno e toglieranno accorciando le gonne sopra il ginocchio e tagliando la parte centrale del, finalmente, costume, ma sempre mantenendo coperto il simbolo del peccato: l'ombelico.

1906
Qualcuno ha detto picnic?
Per tutto ciò che viene dopo vi rimando ad un ottimo servizio che vidi qualche mese fa su Rai5 e che trattava appunto della nascita del due pezzi, il programma contenitore si chiamava Love/Lust e l'argomento era trattato in maniera estremamente interessante ed accurata; se non rammento male fece un altro interessante reportage sui tacchi alti che, come sapete, sono una delle mie molte passioni.



Link utili e sitografia:
Victoriana | Fashionable Bathing Suits
Rai5 | Love/Lust
Fashion Era | Swimwear
Berkeley University of California | History of women's swimwear
Capitola Museum | By the sea


Sarah Kennedy, The Swimsuit 
Daniel Delis Hill, History of Men's Underwear and Swimwear

Richard Martin, Splash! A History of Swimwear
Patrik Alac, The Bikini: A Cultural History
Mary L. Martin, Tina Skinner, Naughty Victorians & Edwardians: Early Images of Bathing Beauties




...e come dice la protovalchiria Nix: "Heels tall... bikini small" giusto per riunire un po' gli argomenti.
Un bacio a tutti





Mauser

3 marzo 2012

Hysteria: il film

A romantic movie on technology, rights, women and pleasures, soft and funny which will be a success on cinemas all around the world.

Cari lettori,
oggi vorrei parlarvi dell'ultimo film che sono andata a vedere al cinema insieme alle mie amiche, un film un po' controverso (per via dell'argomento) e su cui qualcuno di certo storcerà il naso, ma comunque ambientato in epoca vittoriana e quindi, per amore del mio mestiere di scrivana del tempo passato, sono andata a guardare.
Signore e signori, parliamo oggi di Hysteria.



La trama potrebbe essere delle più sciocche, magari messa su alla bell'apposta per far parlare di sé, ma a difesa di questo lungometraggio posso sinceramente affermare che quell'argomento tanto scabroso di cui si parla è tutto una grande montatura e il film presenta aspetti e risvolti nascosti degni di nota sulla fotografia del mondo vittoriano, un'immagine quasi priva dei pregiudizi moderni che troppo spesso fanno capolino nei prodotti contemporanei ambientati nel passato. Se dobbiamo rivolgerci ad un film che parla della nascita del vibratore per vedere come era davvero la società dell'epoca, allora facciamo posto tra i pregiudizi, per quanto mi riguarda ogni fonte è ben accetta e questa non vale meno di altre.
Non è un film porno, questo è da chiarire subito, non ci sono allusioni spinte o scene sconce, a dire il vero credo che tratti l'argomento della sessualità solo con sottili accenni e giochi di parole in maniera molto più casta e raffinata di quanto fatto in altre produzioni storiche decisamente più carnali, dai Tudors che spopolavano in televisione alle varie serie di Elisa di Rivombrosa, dove amplessi e quant'altro erano il condimento di ogni puntata.
Come certo saprete né il romance né certi condimenti di trama mi spaventano, ma quando è troppo è troppo! Stiamo parlando di una certa epoca storica: e mettiamoci un po' di coerenza! Beata ingenuità degli sceneggiatori...

La trama
A differenza di quel che si può credere, non è l'impronunciabile massaggiatore (questo il suo primo nome e comunque ancora tabù) il protagonista del film né lo è il giovane e affascinante dottore Mortimer Granville, bensì a mio parere l'intera produzione ruota intorno alla condizione femminile in generale, mostrandoci con la scusa dell'oggetto tabù una interessante carrellata di quelle che erano più o meno le forme e le ideologie femminili nell'anno 1880. Si parla di un oggetto da donne, ma l'oggetto passa assai in secondo piano fin troppo rapidamente, non è che lo stratagemma per mostrarci la carrellata di tipi di donne e le varie filosofie di esistenza di queste.
L'incipit del film parte con il primo modello femminile, la donna agiata vittoriana, che rinchiusa in una gabbia di pudore e inibizione (si vedano le regole sociali e di etichetta e comportamento e tutto il bla bla bla correlato) manifesta la propria frustrazione attraverso forme diverse da quelle istintive legate alle funzioni primarie come mangiare, accoppiarsi o sfogarsi nello sforzo fisico, di queste forme collaterali una e la più teatrale è l'isteria di cui si parla nel titolo.
Dell'isterismo ha fatto la sua professione il dottor Dalrymple, stimato professore di medicina che cura le sue pazienti con massaggi alle zone genitali in modo che possano liberare tutta l'ansia e la frustrazione repressa tramite quelli che lui chiama parossismi (dicasi orgasmi), forme di liberazione che altrimenti si manifesterebbero in scenate, sbalzi d'umore, crisi di pianto, grida, strilli e quant'altro.

Di questa categoria di donne agiate e represse fa parte la giovane Emily Dalrymple, secondogenita del dottore di poc'anzi che è emblematico esempio di come la cultura femminile fosse all'epoca vergognosamente sottoconsiderata e le donne relegate in ambito di studio a materie e temi piuttosto futili ed empirici, come lo studio delle spiritualità attraverso l'imposizione delle mani, la percezione delle aureole e quant'altro [no comment, please vi rimando al post sulla frenologia]; questa caratteristica, per quanto unanimente accettata era deludente anche per gli uomini stessi che non riuscivano a considerare le donne come delle loro pari anche per la la loro scarsa cultura: Granville stesso, per esempio, rimane quasi deluso quando Emily gli comunica la sua specializzazione mentre lui aveva azzardato studi di geologia o botanica per una ragazza in cui l'avvenenza doveva per forza fare il paio con l'intelligenza.
La giovane Emily, svampita e un po' snob, è una ragazza del suo tempo e non va condannata, ella accetta la condizione femminile in cui la società relega il suo sesso, lo fa per essere accettata e non evitata o per condurre un'esistenza comune, ciò non è dato sapere, ma come ci lascia intuire il film sul finale, pure lei ha le sue curiosità e per quanto nascoste, come molte altre sue simili coltivava i suoi interessi (quali che fossero) lontano da sguardi indiscreti.
Il personaggio di Emily, sebbene possa a tratti apparire antipatico o antifemminista o semplicemente stupido, è l'esemplificazione di quanto doveva essere una ragazza del tempo ed è molto ben costruito, merita più di un giudizio superficiale che lo bolla come la sorella-snob-conformista-e-bigotta.

A contrapporsi ad Emily troviamo Charlotte Dalrymple, la primogenita del dottore, che a differenza della sorella non accetta il ruolo di moglie e madre che la società vorrebbe da lei. Dotata di molta vivacità e curiosità, Charlotte ha sempre cercato di dare un senso alla propria esistenza e una risposta agli interrogativi che spontaneamente nascevano in lei, la sua ricerca di conoscenza e il suo rincorrere in maniera evidente le sue curiosità si scontrano con quella che era il costume di allora, dove, come detto poc'anzi, la maggior parte delle donne agiva di nascosto e di soppiatto.
Nonostante il chiaro rimprovero della sua società e l'ostracismo di questa nei suoi confronti, Charlotte trova altre strade per acculturarsi, anche lei sa leggere, spiega ad uno sbigottito Granville quando cita cognizioni di medicina e anatomia, e se una curiosità è forte o un sogno bruciante, si è disposti a non arrendersi pur di raggiungerlo.
Questa sua "vocazione" si esprime nell'ideale di aiuto dei bisognosi che l'ha portata all'apertura di una casa per i poveri dove questi erano assistiti e accolti, fornendo una base di istruzione (commovente la scena in cui il fattorino fa davanti a lei il conteggio del prezzo e lei ne è al contempo orgogliosa per il risultato ottenuto e amareggiata sapendo che il suo progetto non avrebbe mai avuto il denaro per pagare), di assistenza medica e di vitto e alloggio. Nella sua casa, grazie alle nozioni di medicina apprese nello studio paterno, Charlotte fornisce quel minimo di supporto medico ed educativo insegnando, per esempio, ai bambini a lavarsi le mani ecc.
È da dire al riguardo che per quanto nell'Ottocento le opere caritatevoli fossero molte e si interessassero dei meno fortunati, era considerato disdicevole per una signora immischiarvisi, per le donne di una certa levatura il contributo era solo pecuniario. È bruttissimo, secondo me, vedere come le opere di carità rappresentassero per molte solo un modo per pulirsi la coscienza e poter dire di occuparsi anche dei meno fortunati, un paravento, insomma, ma era ugualmente considerato indegno prendervi parte in quanto troppo inferiori perché ci si potesse mescolare, non sia mai che la povertà diventi contagiosa!

Charlotte Dalrymple che viene da tutti considerata una mezza pazza e indubbiamente isterica, ma la sua non è la frustrazione di un istinto represso, bensì il vedere una società rigida e ingessata più delle feste Wudy Aia che non vuole cambiare verso un ideale di uguaglianza o di mutuo soccorso, motivo per cui il contrasto tra Charlotte ed Emily risulta evidentissimo, la prima è una suffragetta anticonformista dal carattere spigliato e diretto, la seconda una timida rosa ben sistemata in quel mondo bigotto così detestato dalla sorella.

In questa ambientazione che è la base del film, Emily e Charlotte rappresentano le due facce di una stessa medaglia, la condizione femminile che fa da vero filo conduttore del film. Se l'una incarna il modello voluto, l'altra è una rivoluzionaria suffragetta che tenta di cambiare il mondo, assolutamente decisa a non adeguarsi ad una società che segue valori che non condivide, come la superiorità maschile.

La bella Felicity Jones nei panni di Emily Dalrymple


Abbiamo infine una terza categoria femminile che ottiene comunque l'attenzione dello spettatore: la donna proletaria. Fanny è la nostra donna, nonostante la vita sia stata difficile con lei e le abbia riservato un pessim marito, povertà e difficoltà, rimane una donna buona e misericordiosa, ben più delle signore caritatevoli che elargiscono il loro denaro disprezzando la povertà quasi fosse una colpa.
A differenza loro Fanny aiuta concretamente i poveri e i più bisognosi e prende parte al progetto di Charlotte, finendo coinvolta in una rappresaglia per aver difeso donne e bambini vittime di uomini violenti o ubriaconi. Fanny è la testimone di come chiunque anche con piccole cose possa essere d'aiuto e di come la bontà del cuore valga più del materialismo: cosa sono alcune sterline per chi ne ha molte? Ma Fanny si spacca la schiena alla casa dei poveri tutti i giorni oltre ad occuparsi della sua famiglia e dei suoi stessi problemi, sacrificandosi ben di più.
Le persone povere sono semplici, ci dice il film, ma non per questo sciocche o sempliciotte, la loro bontà è grande perché hanno a loro volta provato la sofferenza e la loro misericordia anche perché desiderano in qualche  modo essere davvero d'aiuto.

Credo sia questa la vera trama del film e che lo scabroso argomento vibratore che probabilmente porterà i più al cinema sia solo uno specchietto per le allodole per attirare l'attenzione. Come nell'Ottocento, certi argomenti come il sesso attirano ancora oggi la curiosità nonostante ci crediamo emancipati e liberali.
L'argomento non è che un mezzuccio per far ridere, sdrammatizzare e rendere il film in parte più leggero, la narrazione di come una delle invenzioni più passate sotto silenzio, ma ugualmente best-seller sia nato (nella maniera in cui di solito nascono la maggior parte delle invenzioni: per caso) è solo un espediente che tiene insieme le fila di una storia decisamente più complessa di quel che appare.

Il tutto condito con leggerezza e senza volgarità, una cosa apprezzabilissima dato l'argomento di cui si parla e che potrebbe risultare fastidioso per qualcuno se trattato più esplicitamente (io sarei la prima, lo confesso).
Non manca neppure la componente divertente, con il geniale amico-scienziato del protagonista alle prese tra aggeggi rudimentali come il telefono o il generatore elettrico e un studio da vero pazzoide oppure la conturbante cameriera di casa Dalrymple, Molly, prima tester ufficiale dello scabroso oggetto impronunciabile.

E, per non farci mancare nulla, anche la storia d'amore trova il suo spazio e la sua misura, ma a differenza di quel che accade spesso per certi film storici, credo che la parte romantica sia in realtà un altro dei mezzi usati dalla regia ad uno scopo preciso: tratteggiare il cambio di vedute del personaggio maschile, Mortimer Granville, nei confronti delle donne e dei loro atteggiamenti.
Iniziamente progressista solo in campo medico e piuttosto tradizionalista per quanto riguarda il ruolo della donna, Mortimer cambia la sua idea in proposito conoscendo Emily e soprattutto Charlotte.
È Emily ad affascinarlo, inizialmente, in quanto rappresenta la compagna perfetta, dolce e remissiva ed educata in maniera convenzionale, ma Granville non può negare che è Charlotte quella che lo ha stregato, l'ha portato a considerarla una sua pari tramite il suo parlare e le sue azioni e a desiderare di avere con lei un confronto allo stesso livello, qualcuno con cui non doversi frenare o trattenere, non come Emily con cui passeggia in riservato silenzio, annoiandosi a morte.
Insomma, l'amore di Mortimer e Charlotte, per altro appena accennato, non è altro che lo stratagemma usato per dirci come si sta evolvendo l'idea e l'ideale femminile nel 1880, quando la società tentava disperatamente di rimanere aggrappata alla figura di angelo del focolare che stava volando via con le sue stesse ali, rompendo le barriere e disorientando i più fino ad essere vittima di provvedimenti addirittura drastici (la prigionia per esempio).


I personaggi: cast e recitazione
A interpretare i personaggi di cui abbiamo accennato sopra troviamo un cast di attori sì famosi, ma non stelle del cinema internazionale.
Spiccano Hugh Dancy nel ruolo del giovane e progressista medico Mortimer Granville, disgustato dal fatto che ospedali e dottori dell'epoca rifiutino il progresso fatto dalla medicina e non vogliano applicare i nuovi ritrovati, continuando con sanguisughe e scarsa igiene nei luoghi di trattamento (un punto sul quale Florence Nightingale aveva insistito molto e che vi invito a rileggere nel post su di lei).

Insieme a Dancy ritroviamo Rupert Everett nei panni dell'eccentrico amico scienziato, disperso tra telefoni, motori, ampolle, libri e spolverini elettrici.  Everett ha saputo dare al suo personaggio quel briciolo di follia senza renderlo per forza una macchietta, è divertente e pazzo al punto giusto perché non stoni nell'ambientazione storica.


Tra il cast femminile il ruolo d'onore è di Maggie Gyllenhaal, sorella del celebre Jake [gran bel quarto di manzo] e resa popolarissima da un film ben più scabroso del presente, The secretary dove interpreta una segretaria molto particolare affiancata da un James Spader decisamente nella parte.
Cito, perché mi pare estremamente azzeccata, la descrizione che di lei fa il Morandini, storico critico cinematografico, che credo riassuma bene il suo personaggio
La Gyllenhaal - giovane ma ormai con un suo pubblico, ha sempre saputo scegliere dei film alternativi e controcorrente, interpretando ruoli diversi dai soliti cliché che le Major riservano per le attrici come lei. 
La nostra Maggie in questo film sa essere esuberante e frizzante al punto giusto, ma anche pratica e metodica come si addice ad una donna che dirige una casa di aiuto e che aiuta come infermiera. Trovo che la scelta dell'attrice sia stata molto azzeccata, anche se lo stesso non posso dire del suo rossetto che a tratti risulta poco credibile, così come il suo abito al ballo.

Nel cast troviamo anche una habitué dei period-dramas, ovvero Felicity Jones, già vista in Chéri e in Northanger Abbey, il movie BBC. Diciamo che ormai Felicity sa bene da che parte indossare una crinolina o un cappellino e sebbene mantenga una certa inespressività in tutti i suoi personaggi, rimane comunque graziosa e molto calzante per il ruolo di Emily.

Infine menzione d'onore per Jonathan Pryce, forse qualcuno lo rammenterà ne La maledizione della prima luna (era il Governatore Swann) e che qui fa la parte del dottor Dalrymple con una barba nuova di zecca e maniere decisamente più snob e sprezzanti del bonario padre di Keira Knightley.


Attendibilità storica
So che qualcuno, come mi è stato comunicato in diverse email, aspetta sempre questa parte delle recensioni per farsi due risate, ma temo che questa volta rimarrà deluso perché il film risulta molto più attendibile storicamente di altre produzioni.
La parte costumistica in particolare è perfetta, adeguatamente distinta tra costumi della borghesia con balze, crinoline, cappellini e parasole e quella della povertà, con gonne semplici e lisce, camicie a righe, grembiuli e scialli.

Sì, è vero, Charlotte Dalrymple è veramente un po' troppo esuberante per l'epoca e un padre avrebbe rinchiuso la figlia in casa pur di trattenerla, forse l'avrebbe picchiata, ma l'esagerazione fa parte del personaggio e sono più bendisposta nei suoi confronti di quanto non lo sarei se fosse vestita in maniera decisamente fuori luogo.

La vera caduta di stile, secondo me, è l'abito da ballo decisamente anacronistico con quella sagoma a sirena così longilineo e avvitato: dovevo citarlo. Valorizzare la grazia di una figura come quella della Gyllenhaal mi rendo conto sia difficile e certi tagli di sartoria moderna le donano più che le gale e gli scolli a barca, ma vi prego, ricordiamoci che siamo nel 1880!
Anche il suo impeccabile rossetto va sottolineato, ma questa è pignoleria.

A differenza di altri, qui sceneggiatori e registi non hanno creato una scarmigliata eroina con la chioma arruffata, nonostante il duro lavoro alla casa dei poveri e il suo carattere, piuttosto che le sue disavventure in bicicletta, Charlotte ha sempre in testa una severa pettinatura vittoriana. Considerati i precedenti, la scelta è degna di plauso, che si siano decisi a muoversi nella giusta direzione?

Le cravatte a pois di Hugh Dancy, alias Mortimer Granville sono proprio tipiche di quel periodo e così anche i colletti alti e inamidati, i cappotti al ginocchio e il cilindro da giorno.

Magnifico invece l'abbigliamento molto IT (In Time) di Emily e ridicolo il rigonfiamento posteriore del cappotto dato dalla tournure come doveva essere all'epoca: non vi ricorda un po' le sorellastre di Cenerentola?

La casa dei poveri, anche se Charlotte se ne lamenta, era davvero pulita per il periodo storico in cui ci troviamo e per l'ambientazione tra i Docks di Londra, tuttavia si può chiudere un occhio: questo film non parla della miseria umana e non siamo in Oliver Twist dove la rappresentazione del degrado della civiltà e della città sono protagonisti della vicenda quanto Oliver e i suoi compagni.


Le mie considerazioni su questo film sono quindi molto positive.
Si è rivelato molto migliore e molto più accurato e approfondito di quanto avrei creduto, specie con una trama simile. Uno spaccato della società indubbiamente interessante e ben congegnato con uno stratagemma narrativo di tutto rispetto.
Suggerisco la visione, dopotutto si tratta di un film divertente e piacevole, non rimarrete scandalizzati, fidatevi ;)
Il  mio voto è un otto e sapete che di solito sono di manica stretta, ma qui sono davvero rimasta positivamente impressionata.





Mauser

4 febbraio 2012

Tre manga tratti da Jane Austen presto in Italia

Che Jane Austen sia un'autrice che da tre secoli a questa parte vende bene, non credo sia una novità, da sempre caratterizzata da un grande successo di pubblico (e solo nell'ultimo secolo anche di critica), Jane Austen è senza ombra di dubbio una delle ispiratrici delle vicende romantiche con plot moderno, i suoi romanzi sono stati letti ininterrottamente da tre secoli e continuano a riscuotere successo e legare a sé fedeli lettori.

Con i mash-up, le orribili rivisitazioni dei classici in salsa pseudo-horror, abbiamo imparato che per quanto mediocre sia la produzione, sfruttare il nome e il successo di un altro autore, nonchè la sua storia, è fonte se non di successo almeno di popolarià e chiacchiere.
Non che sia una novità, il cinema questa cosa l'ha imparata fin dall'inizio della sua storia, quando le pellicole erano in bianco e nero e la recitazione muta dei classici della letteratura dava nuovo sapore a vicende che più trite non si può, alla meglio intervallate da schermate con i dialoghi. La musica, poi, si trovava direttamente in sala insieme agli spettatori.

Non solo il cinema e non solo gli approfittatori conoscono questo metodo: un'altra considerazione portataci qualche post fa (cfr. Anna dai capelli rossi by Yumiko Igarashi) è che il mondo dei manga ha spesso e a volte con successo saccheggiato la letteratura e la narrativa occidentale, specialmente quella dell'Ottocento, un po' copiando e un po' ispirandovisi.
I prodotti di questo filone d'ispirazione europea sono tantissimi e qui ne abbiamo visti pochi, dopotutto il tempo è quello che è e io sono da sola... così non ho mai parlato dei manga ispirati da zia Jane e i suoi romanzi.
Adesso quei manga arriveranno in Italia e credo che sia il caso di menzionarli, giusto perchè i lettori sappiano cosa aspettarsi e perchè gli appassionati di manga o di Jane Austen sappiano che arriveranno certe cose e magari ci riflettano sopra.

È infatti notizia di qualche settimana fa che l'autrice Reiko Mochizuki arriverà nel nostro Paese con due sue opere ispirate dai romanzi di zia Jane in compagnia della sua "collega" Youko Hanabusa, già autrice di Lady!! (qualcuno lo ricorderà dall'infanzia come l'anime Milly un giorno dopo l'altro) che porterà il terzo romanzo ispirato ad Emma.



Il manga di O&P è a mio avviso molto carino e nonostante l'evidente influenza stilistica proveniente dalla miniserie BBC (che evidentemente la Mochizuki ha guardato) e che si nota specialmente nella caratterizzazione estetica di Lizzie e di Darcy, è un prodotto valido e molto gradevole, fresco e leggero come una brezza primaverile.  
Ottima la ricostruzione storica dell'abbigliamento, dove devo fare nota di merito ai cache-col di Darcy, belle anche le collanine di Lizzie e le pettinature, a mio avviso molto graziosi anche gli occhi delle ragazze, solari e sorridenti.

Una Jane opportunamente bella, ma sacrificata, fa da contraltare ad una suscettibile Lizzie, Jane a quanto pare non riesce a liberarsi del complesso della comprimaria di cui mi ero già ampiamente lamentata in passato; stando ai prodotti moderni Elizabeth Bennet rimane la protagonista indiscussa di Orgoglio e pregiudizio, sempre per quella questione che un prodotto troppo corale al giorno d'oggi non piace più come invece piaceva ai tempi in cui la Austen lo scrisse...

Le sorelle di Charles Bingley tornano ad essere due (la primogenita Louisa Hurst di solito la si dimentica per strada) e non più solo la spocchiosa Caroline come accaduto nel film del 2006, dove era pronta per un bordello (quello è il suo abito da sera) prima di vestire i panni della fidanzata di Watson, ma come si può volergliene? Caroline Bingley da sola porta più distruzione del tifone Katrina, si riesce a fare a meno della petulante sorella sposata quando Caroline occupa la scena con la sua espressione disgustata.

Suggerisco assolutamente di leggere questo manga alle appassionate di Jane Austen, si tratta di due volumi e quindi di un'opera breve che si può tranquillamente restituire o rivendere se non la si gradisce, ma credo che sia molto bello e una variante inconsueta dell'originale, così come un modo per avvicinarsi con meno pregiudizio al mondo del manga: dopotutto è la stessa Austen che ci insegna che i pregiudizi sono assolutamente dannosi ;)


Oltre ad Orgoglio e Pregiudizio arriverà in Italia anche Ragione e Sentimento, qui si nota che evidentemente la Mochizuki ha un chiodo fisso su come debbano essere i protagonisti maschili (il nostro Edward Ferrars è uguale al Darcy di prima!) e comunque non si tratta di un canone così da buttare, insomma ho visto di peggio...
A mio avviso il manga di Ragione e sentimento è un poco inferiore a Orgoglio e pregiudizio e anche qui sacrificano un po' le coppie, purtroppo non potendo passare in secondo piano una delle due come fatto con O&P qui sia Elinor&Edward e Marianne&ColBrandon risultano tratteggiati superficialmente in quanto a caratteri, anche perchè siamo di fronte ad un volume unico e non più a due come accadeva nell'altro caso. Speriamo bene...

Sostanzialmente con questo manga cambia la trama, ma il tratto resta lo stesso che avevamo visto poc'anzi così come la caratterizzazione estetica e dell'abbigliamento. Da acquistare se avete apprezzato già O&P oppure se siete delle accanitissime fan di questo libro della Austen, come la sottoscritta.
La copertina originae di Ragione e sentimento assomiglia pericolosamente a quella di un Harmony perchè questo manga fu pubblicato originariamente nella collana degli Harmony giapponesi, la stessa che qualche anno fa propose anche Cime tempestose e la versione romanzata della storia di Lady Diana [sì, ne hanno fatto un manga].


Infine un'incursione tra i manga di Youko Hanabusa, che ci proporrà il terzo adattamento: Emma.
Questo manga è veramente recentissimo in quanto trasposto in volumetto solo di recente e sono felice che la Goen abbia scelto di pubblicarlo.
La Hanabusa, autrice di Milly un giorno dopo l'altro è la classica autrice che dal feuilleton di stampo XIX secolo ma creato nel Novecento e la sua opera più famosa ne è la prova. Anche il suo stile richiama chiaramente opere come Candy Candy, il che può essere si aun pregio che un difetto...
In Emma la Hanabusa mantiene il suo bel modo di disegnare e si rifà al modello maschile della Mochizuki, prendendo però a piene mani dal film con protagonista l'allora giovane e bella Gwyneth Paltrow.
Questa Emma a mio avviso sembra un po' una pecora, ma non ho avuto modo di curiosare all'interno del volumetto e quindi a parte la copertina (che potrebbe essere ingannevole) non so bene come catalogare il disegno finchè non lo avrò tra le mani.

Sono estremamente soddisfatta di questa risoluzione della Goen di proporre i manga di Jane Austen e spero che proseguano su questa scia, non penso comprerei mai il Cime tempestose manga perchè odio quel libro [lo so, a volte i gusti sono strani], però un Jane Eyre mi piacerebbe da impazzire!
E voi cosa ne pensate?

Links
Manga-pappa | Goen annuncia i manga di Orgoglio e pregiudizio
Vorrei essere un personaggio austeniano | Emma: un altro manga austeniano
Vorrei essere un personaggio austeniano | Il manga di Emma presto in Italia
Vorrei essere un personaggio austeniano | Se Jane Austen incontra il mondo dei manga...
Jane Austen Forumcommunity | Funbetsu to Takan by Reiko Mochizuki
Jane Austen Forumcommunity | Kouman to Henken by Reiko Mochizuki
Animeclick | Emma di Jane Austen diventa un manga di Youko Hanabusa
Geejay Projectmanga | Manga Orgoglio e Pregiudizio in Italia

Un bacio e a presto




Mauser

27 gennaio 2012

John Stuart Mill e Harriet Taylor

Cari lettori, nella mia storica rubrica delle biografie raramente mi sono soffermata a parlare di coppie, un po' perchè il tema del matrimonio nel passato non era un esempio edificante di amore e devozione e un po' perchè di coppie veramente affiatate se ne incontrano davvero poche.

Oggi cambiamo registro, parliamo di una coppia, due persone non molto conosciute e discretamente importanti nella filosofia britannica vittoriana che si possono definire come un connubio quasi perfetto di caratteri e passioni.
John Stuart Mill e Harriet Taylor
Introduciamo ai nostri gentili lettori John Stuar Mill e Harriet Taylor.
Sono certa che il primo, in un modo o nell'altro, l'avrete sentito nominare, specialmente se nella vostra vita avete avuto contatti di una certa profondità con le opere sociali di Dickens, come Tempi difficili. John Stuar Mill è infatti uno degli appartenenti del cosiddetto pensiero utilitarista che sponsorizzò per tutta la vita sostenendo che la finalità di tutto ciò che si fa deve essere finalitta ad ottenere una qualche forma di utilità materiale nella vita, un pensiero duramente condannato da Dickens, il quale ribadiva che l'immaginazione e la fantasia fossero componenti imprescindibili della natura umana ed esemplifica la sua posizione proprio nel romanzo detto poc'anzi, nel quale l'unico personaggio non del tutto assoggettato a questa filosofia, Sissy, è l'unica che ottiene un finale degno rispetto ad altri i cui i deali vengono completamente distrutti, e non perchè si sia in qualche modo conquistata la felicità, ma perchè è la vita che l'ha premiata per il suo modo di essere e fare piuttosto che ricondurre tutto ad un guadagno di qualche tipo, sebbene non necessariamente economico.


John Stuart Mill
Indubbiamente dei due coniugi John è il più famoso e conosciuto. Il nostro Stuart Mill nacque a Pentonville nel 1806; la filosofia è nella sua vita fin dall'infanzia essendo a sua volta figlio di un filosofo, James Mill.

James Mill, forse il primo a realizzare il pensiero utilitarista sviluppato da Bentham, fa del suo figlio maschio l'esemplificazione di questo credo, crescendolo ed educandolo secondo rigidi e rigorosi principi di rettitudine morale e di guadagno da qualsiasi circostanza.
Non si sa se per particolare influenza paterna o per inclinazione personale, JS Mill fu un bambino molto preoce nelle materie scientifiche, a tre anni, per esempio, aveva già assimilato importanti concetti e nozioni matematiche. Continuò a studiare fino ai vent'anni dimostrandosi volenteroso all'eccesso, dedito alla consultazione e al commento dei classici latini e greci quando era poco più che ragazzo ed entrando nel mondo della filosofia appena sedicenne con l'aiuto degli amici paterni Ricardo e Say, la sua vena filosofia divenne particolarmente evidente durante il suo soggiorno francese.

A vent'anni, però, cade vittima della depressione e di alcune opinioni religiose che gli impediscono di frequentare le due università più famose del Regno Unito (Oxford e Cambridge). Per molto tempo lavorò presso la British East India Compagny, seguendo le orme paterne e mantenendo l'impiego fino al suo definitivo trasferimento francese presso Avignone dove intrattenne rapporti con Auguste Comte e Alexis de Tocqueville, entrambi eminenti filosofi del positivismo e del liberalismo.

Dopo la morte dell'amatissima consorte, JS Mill tornò in Gran Bretagna dove per anni fu rettore della St. Andrews, la più importante università di Scozia [e dove, cito per gossip, si sono laureati anche il Principe William e Kate Middleton].
Il suo pensiero utilitarista subì una deviazione dal canone classico, specialmente in materia economica e in merito al consequenzialismo (per il quale l'unico criterio normativo sono le conseguenze e perciò si oppone alle etiche deontologiche che invece si fondano sul senso del dovere di chi agisce e che intendono la morale come autonoma, che ha cioè la legge di sé in se stessa e che non può essere condizionata da nulla che intervenga dall'esterno) definito da Bentham, dal quale si distaccò pubblicamente.

Sebbene il filosofo venga spesso definito un liberale classico, ci sono opinioni discordanti in merito a causa di alcune sue posizioni in materia di libero mercato che lo allontanano dalla dottrina classica.

Ritratto di John Stuart Mill
Ma il filosofo più grande e che maggiormente influenzò il suo pensiero e i suoi scritti fu senza dubbio la moglie Harriet Taylor, di idee ugualitarie e femministe che riuscì a convertire il marito alla propria filosofia portandolo a sostenere una tesi di uguaglianza e totale parità dei sessi all'interno dei matrimonio.
È da dire che le intenzioni di Harriet erano davvero delle migliori e non basate sul mero raggiungimento di un'ideologia di uguaglianza, ma soprattutto della sua messa in pratica; esse erano incentrate sulla creazione di un clima familiare pacifico e senza ricatti di posizione. Uscita infatti da una famiglia autoritaria e governata da un padre-padrone, entrò in un primo matrimonio non precisamente idilliaco pur di sfuggire all'autorità paterna. Il matrimonio però si rivelò una catena impegnativa quando incontrò Mill del quale si innamorò: ci vollero vent'anni prima che i due innamorati riuscissero a coronare il loro sogno d'amore e questa circostanza si presentò solo a seguito della morte del primo marito di lei.
Sebbene meno conosciuta di Mill, Harriet Taylor è un personaggio ugualmente molto importante e non solo per il legame con il filosofo.


Harriet Hardy Taylor Mill
Nata nel 1807 da Harriet e Tom Hardy, un medico e veterinario di campagna, Harriet non si configurò da subito come filosofa, scrittrice o letterata, ma mantenne un certo anonimato fino all'ufficializzazione della sua relazione con Mill.

A diciassette anni Harriet, oppressa da una famiglia patriarcale dove il genitore aveva qualunque potere decisionale sulla moglie e i figli (erano in sette) decise di sposare John Taylor, un borghese influente e molto più grande di lei che le diede tre figli, ma con cui il matrimonio non rappresentò mai il coronamento di un amore o di una passione.
La prima formazione filosofia di Harriet le venne dalla religione: essendo di fede unitaria come il primo marito, la donna si accostò al loro pastore spirituale, il quale oltre che religioso era anche un filosofo che si dedicava alla pubblicazione su una rivista, il Monthly Repository, il quale sponsorizzava anche le prime idee femministe in corcolazione in Inghilterra.
Proprio il pastore William Johnson Fox la presentò per la prima volta a Stuart Mill, dando inizio ad una delle storie d'amore più belle e reali della filosofia.
Stuart ed Harriet erano legati dalla medesima visione dell'esistenza, da posizioni simili e da comuni vedute politiche e di ideali. Senza un matrimonio di troppo ad ostacolarli sarebbe potuta essere la passione perfetta, ma così non fu infatti Harriet non fu mai intenzionata a porre fine al suo primo matrimonio, specialmente per via dei tre figli avuti da Taylor, inoltre le sue condizioni di salute aggravate dalla tisi contribuirono ad allungare la tremenda separazione dei due innamorati.
Nel 1833 John ed Harriet Taylor si separarono lentamente, sebbene mai ufficialmente, lei visse insieme alla figlia Helen, della Lily, mentre il marito cresceva i due eredi maschi: Herbert e Alvernon. Durante il periodo di separazione dal marito la Taylor e Mill continuarono a frequentarsi, ciò portò a diversi scandali nella società benpensante dell'epoca nonostante i due sostenessero entrambi che la loro era una relazione puramente intellettuale, questa posizione era scarsamente riconosciuta anche per i molteplici viaggi che Mill e Harriet condussero insieme.

Nel 1849 John Taylor morì di cancro e due anni dopo, osservando il periodo di lutto canonico, la sua vedova sposò Stuart Mill dopo un "corteggiamento" durato quasi vent'anni. Dopo un primo periodo londinese entrambi si trasferirono in Francia, ad Avignone.

Harriet Taylor
Specialmente durante la sua vita adulta e in contatto col mondo filosofico di Mill, la Taylor abbozzò le sue idee femministe, riuscendo a convertire il marito al proprio ideale. Il suo obiettivo al riguardo era di raggiungere una completa parità dei sessi su tutti i fronti, definiti nell'istruzione, nel matrimonio e nella giurisprudenza.
La sua influenza sul marito è particolarmente evidente nella sua ultima opera: L'asservimento delle donne, così come nella sua ammissione che la moglie scrisse e redasse un intero capitolo del suo Principles of political economy, dimostrando al mondo non solo la devozione di un marito innamorato, ma anche un grande rispetto per la sua intelligenza e le sue idee.

Harriet non fu donna particolarmente prolifica, si ha infatti ben poco di suo a parte alcune parti dei libri del marito, ma come produzione propria essa è estremamente limitata. Di questa sono particolarmente significative le sue lettere di protesta contro giornali e quotidiani contro casi di vessazione e violenza domestica nei confronti delle donne o di ingiuste risoluzioni giuridiche sullo stesso tema. Il più famoso episodio è quello apparso sul Westminster Review sotto il nome di John Stuart Mill (in realtà scritto da lei) e intitolato The Enfranchisement of Women.

Harriet si spense ad Avignone nel 1857 a causa della tubercolosi e la sua perdita fu pianta inconsolabilmente dal marito.
Insieme i due coniugi avevano dato vita ad una filosofia "a due" molto progredita per il tempo e nel loro ambiente domestico erano riusciti a ricreare quella parità di cui ancora si favoleggiava nei circoli delle suffragette. Agli occhi di Stuart Mill sua moglie era a tutti gli effetti una sua pari. 

Caso più unico che raro, in Italia è stato portato da Einaudi uno splendido saggio intitolato Sull'uguaglianza e l'emancipazione femminile scritto a quattro mani dal filosofo e dalla moglie, purtroppo rimasto incompiuto a causa del decesso; lo scritto venne poi ultimato dal filosofo in collaborazione con la figlia di Harriet, Helen Taylor, a sua volta suffragetta e attiva nel campo dei diritti femminili. 
Sebbene quasi sconosciuto ai non introdotti nel campo filosofico, Sull'uguaglianza e l'emancipazione femminile è un titolo davvero molto interessante da leggere e la questione dell'emancipazione viene trattata non solo idealmente, ma anche con riscontri pratici del vantaggio che essa può portare ad un nucleo familiare, come una migliore distribuzione dei compiti domestici o lavorativi in un modo che ricorda il mondo moderno dove anche gli umini cucinano e quasi tutte le donne lavorano fuori casa e il loro ruolo non è più subordinato né relegato alla cura della casa e dei figli.
Un altro punto su cui Harriet era molto critica era la dipendenza economica delle donne che solo in pochi casi avevano la possibilità di guadagnarsi il denaro necessario per sopravvivere o per contribuire alle spese di casa. Questa forma di dipendenza era degradante per la società e per il sesso femminile che si vedeva sempre e comunque sottomesso.
Non solo ma in un clima egualitario, secondo Mill e Harriet, si potrebbero diminuire i casi di abuso e soppruso tra le mura domestiche dovuti al senso d'inferiorità che caratterizza la condizione femminile vittoriana. Se la donna ha pari diritti e dignità di un uomo, probabilmente non si sentirebbe costretta a sopportare in silenzio certe forme di violenza.

Purtroppo la stessa Storia che ci parla di Stuart e Harriet Mill è anche maestra di come questa teoria, per buona che fosse, implicava concetti difficili da accettare nella società, il Novecento ne è stato l'esempio quando finalmente le donne ottenero pari diritti degli uomini, ma questo riconoscimento non fu accettato dagli uomini dell'epoca; il passaggio e lo scambio culturale, si sa, sono temi difficili da introdurre e ancor più da applicare. Perfino oggi, anni Duemila, dove il ruolo femminile è riconosciuto al massimo, dove una donna può ricoprire tutte le posizioni di un uomo ci sono padri e mariti che costringono le mogli e le figlie a forme di mortificazione fisica o psicologica.

Se foste interessati ad approfondire l'opera di questi due personaggi così affascinanti, vi lascio diversi testi di consultazione


Bibliografia e sitografia
Harriet Taylor, John Stuart Mill, Sull'uguaglianza e l'emancipazione femminile 
John Stuart Mill, La libertà, l'utilitarismo, l'asservimento delle donne
John Stuart Mill, Saggi sulla religione
Jo Ellen Jacobs, The voice of Harriet Taylor Mill

Stanford Encyclopedia of Philosophy | Harriet Taylor Mill
Bollettino telematico di filosofia politica | J.S.Mill, H. Taylor, Sull'uguaglianza e l'emancipazione femminile
Spartacus Educational | Harriet Taylor
Macalester College | Harriet Taylor Mill
eNotes | Harriet Taylor Mill

Spero che l'approfondimento sia stato interessante e, per gli addetti del settore filosofia, spero davvero di non aver detto castronerie troppo grandi, purtroppo io non ho mai avuto la possibilità di approfondire questa materia a scuola e quindi sono vittima di gravissime lacune.

Un bacio grande e alla prossima




Mauser

10 gennaio 2012

Una proposta indecente (di riclassificazione) by Emma Wildes

Avrete senz'altro notato che di recente sto pubblicando diversi post piuttosto easy su film e romanzi.
Sono il frutto di queste vacanze natalizie all'insegna del cinema e dei libri e sintetizzano bene il mio modo di reagire alle situazioni d'ansia (sto facendo i conti con un problemino che mi dà qualche pensiero di troppo), spero solo che questo 2012 appena iniziato non sia una continuazione dell'instabilità e precarietà che aveva caratterizzato l'anno precedente.
Dicevo, ho letto molto e guardato molti film e ho deciso di propinarvi alcune recensioni mentre mi dedico alla stesura di un post più impegnativo su uno degli argomenti più complessi che ho trattato fin'ora.
Il libro che ho deciso di recensire oggi è Una proposta indecente scritto da Emma Wildes.

Questo romanzo è stata una scelta piuttosto diversa dai libri che solitamente piazzo in libreria, so bene che spesso titoli romance si trovano sul mio scaffale di aNobii, con allarmante frequenza oserei dire, ma di solito non mi accosto a titoli che si propongono come romanzi erotici piuttosto che come mere storie d'amore perchè li trovo un po' incompleti. In questo caso non siamo davanti ad un simile libro, ma ammetto che confonderlo è fin troppo semplice e lo vedremo più avanti quando parlerò della Riclassificazione del volume.

La copertina italiana
I romanzi erotici (e non parlo di romance con scene molto hot come certi romanzi della Lindsey, ma di veri romanzi erotici) non sono il mio pane, anzi ci giro piuttosto al largo trovandoli volgari nella stragrande maggioranza dei casi, ma soprattutto insipidi perchè penso che sia riduttivo ricondurre un libro intero ad una questione fisica dove tutto vi ruota intorno: dove sta la trama? A me piacciono i libri pieni di intrighi, di difficoltà, di persone che brigano e s'impicciano e di faide tra clan e famiglie! Certo ci vuole anche l'amore, anche quello fisico, anche quello che a volte spiazza per descrizioni fin troppo vivide, ma non solo!
La trama è raccontare come si evolve il rapporto dal semplice sesso all'amore?
Anche il romance ha bisogno di essere adeguatamente contestualizzato, altrimenti rischia di risultare banale e, soprattutto, noioso a dispetto delle quindicimila scene spinte che può propinare.
Ecco quindi anche perchè molti romance risultano mediocri.
Un autore che ha compreso l'importanza del background e sceglie di dedicarsi al romance storico ricostruendo una certa ambientazione, deve lavorare sui personaggi e documentarsi molto altrimenti il risultato è pessimo, irreale, anacronistico, fastidioso nella sua sommarietà narrativa. E l'intera storia da cestinare.
A meno che non scatti l'empatia con i protagonisti, cosa che accade, la maggioranza dei romance storici è da buttare e io ne sono l'esempio lampante continuando a cercarne ed imbattendomi in orripilanti esempi di bassezza narrativa, come La saga dei Dillhorne oppure Intrighi a Penny House di cui vi avevo resi edotti in passato. Espedienti narrativi poco brillanti, situazioni che più triste non si può, luoghi comuni a iosa non fanno che peggiorare una trama debole tirata su solo per dire che Tizio si è innamorato di Caia perchè questo è quello che vuole leggere il lettore, solo che quest'ultimo spera sempre di riuscire, almeno un minimo, ad entrare nella vicenda, cosa che invece non accade assolutamente.
Il coinvolgimento del lettore è un passo importante nella narrazione, se esso fallisce il libro è da buttare.
Ovviamente riferito alla mera narrativa, la saggistica e la poesia sono casi differenti.


Riclassificazione del romanzo
Detto questo, sapete che in prima battuta non avrei letto Una proposta indecente se non dopo diecimila altre cose,un libro che come trama si prefigge di raccontare la scelta di una dama che deve decretare quale tra due gentiluomini sia il più abile in campo sessuale, capirete, non può essere altro che un certo tipo di romanzo e non lascia molto spazio ad un certo background storico... e così su due piedi senza lo storico che cosa compro a fare un romanzo ambientato nell'Ottocento? La cosa mi fa un po' storcere la bocca.

In realtà questo romanzo è più vittima di fraintendimenti e decontestualizzazione perchè non si tratta di un vero romanzo erotico, come si crede. Bisognerebbe riclassificarlo perchè sebbene la scommessa e la relativa competizione sia l'evento scatenante della vicenda, la trama è un'altra, ma visto che è poca (e molto allungata per far durare la lettura più a lungo), se la raccontassero tutto il libro sarebbe riassunto nel frontespizio e nessuno lo comprerebbe.

Ok, quindi segnatevi quanto segue:
1) Una proposta scandalosa non è un romanzo erotico.
2) Una proposta scandalosa ha una trama, sebbene appena abbozzata.
3) La quarta di copertina di Una proposta scandalosa è una mera provocazione al lettore per indurre all'acquisto di un prodotto che si crede trasgressivo (uno dei pilastri della moda letteraria del momento), ma che a conti fatti non lo è.
4) LA VICENDA NON RUOTA INTORNO ALLA SCELTA DEL MIGLIORE TRA I DUE AMANTI.
L'ultimo punto è fondamentale.

Adeguatamente smistato nella categoria dei romance il libro della Wildes acquisisce tutta un'altra dignità.
Secondo me tutto il fraintendimento è nato da una cosa non detta, ovvero dal passato di lei, il che ci porta al paragrafo Trama perchè la presente contestualizzazione è stata fatta a seguito della lettura e non dell'incipit.


Trama
Leggereditore, che ha pubblicato il romanzo in Italia, ci dice quanto segue.

Tutti ne parlano in città, è il pettegolezzo più succoso del momento…
I due scapoli più ambiti di Londra hanno fatto una scommessa per determinare chi sia il migliore degli amanti. Ma quale donna dotata di bellezza, intelligenza e giudizio accetterebbe mai una simile sfida? Sicuramente non lady Caroline Wynn, uno degli esseri più pudici e riservati che la buona società abbia mai conosciuto. Nessuna macchia adombra il suo passato, ma smentendo ogni previsione, la donna si fa avanti. Nel corso di due settimane, ciascuna trascorsa con uno dei due uomini, Caroline dovrà decidere chi tra di loro sia l’amante più raffinato. Tuttavia, ciò che sembrava una proposta immorale e destinata semplicemente a scandalizzare gli animi, diventerà una lezione di vero amore. 

La copertina dell'edizione originale
Detto così non mi stupisce che sussista un fraintendimento di categorizzazione, si parla solo del fatto che lei debba giacere con due uomini, tra l'altro noti libertini, e decretare un vincitore! Uno si aspetta che lei sia una di quelle donne che mascherano bene le proprie libidini, che sia una donna dedita al piacere, seppur nascosto.
Questo perchè manca un passaggio fondamentale per la corretta catalogazione: il passato di LEI.
Basta accennare che lei non è una donna viziosa e subito tutto cambia.

La nostra lei, infatti, non è per nulla una donna che consuma i propri piaceri, bensì una creatura terrorizzata dal contatto fisico che ha quindi costruito un'armatura di difesa contro il genere maschile, armatura che si esprime con un comportamento gelido e distaccato. Caroline, questo il suo nome, ha un passato non troppo distante che comprende un marito brutale e oppressivo che le usava violenza anche in camera e un padre completamente disinteressato a lei, se si aggiunge ciò, la trama cambia subito connotazione, ecco quindi che quella che sembrava la trama di un romanzo erotico diventa un romance del tipo più classico, dove c'è sì il sesso, ma ciò che fa da fulcro alla trama è la progressiva acquisizione di consapevolezza di sé che coinvolge Caroline grazie all'intervento di uno dei due uomini, ma soprattutto al fatto che lei se ne innamori durante i tempi previsti dalla scommessa. E che l'altro candidato stia veleggiando con la mente verso altri lidi.

Ecco quindi come occorrerebbe riscrivere una trama veritiera dei contenuti del romanzo.
Nicholas e Derek, coppia di amici dalla fama di libertini scommette su quale dei due sia l'amante migliore.
Indipendente e fredda vedova sessualmente repressa di un marito violento e oppressivo decide di fare da giudice nella contesa per riuscire a superare i demoni che infestano il suo talamo.
Loro usano lei per decidere, lei usa loro per vincere le sue paure, ma Derek, iniziatore della scommessa, è costretto a riflettere sui veri problemi che lo hanno indotto ad iniziare una simile contesa che è solo un modo per esorcizzare un altro genere di problematica che lo attanaglia: l'incapacità ad unirsi sentimentalmente e duraturamente ad una donna, consapevolezza con cui sta cercando di fare i conti dopo l'annuncio che la ragazza da lui desiderata sposerà un altro proprio a causa dei suoi trascorsi eccessivamente liberali.
Nel frattempo le circostanze che hanno portato Caroline e Nicholas ad avvicinarsi, sebbene con una precisa intenzione, sfocheranno lentamente i contorni verso un altro tipo di rapporto nel quale viene coinvolta soprattutto la fiducia. La situazione mutata per tutti e tre i protagonisti permetterà ai due giovanotti di ritrattare le proprie posizioni circa l'amore, il matrimonio e anche il sesso.

Va bene, ammetto che è tutta minestra riscaldata, scene già viste, situazioni già vissute, però un piatto riscaldato non è detto che faccia schifo e alla fine, sebbene ci siano diverse somiglianze con alcuni libri della Balogh (tipo Un'estate da ricordare), il romanzo è scorrevole e piacevole, ci si arrabbia coi protagonisti (a tratti cocciuti come muli), si combatte con loro e si sospira quando le cose vanno per il verso giusto.


Considerazioni
Ho appurato che il presente libro, un autentico romance coi controfiocchi e nulla di diverso, come tale deve essere giudicato, ma a questa conclusione sono giunta solo mentre leggevo perchè, come precedentemente spiegato, la quarta di copertina è stata quantomai fuorviante.
Presentandolo come erotico, dandone quindi una definizione peggiore di ciò che il libro è in realtà (badate bene: il genere non è peggiore in sè, è solo l'idea che se ne ha), la casa editrice e l'autrice hanno sfruttato la carta della modestia.
Uno compra il romanzo e lo legge aspettandosi la trama più sottile e insignificante possibile e un'infinità di beatitudine sessuale, non ha speranze di un certo genere narrativo, a parte quelle di scoprire qualche nuova tecnica del Kamasutra, di conseguenza tutto il di più che ci viene offerto in termini di psicologia dei personaggi (per quanto minimal) arriva come la manna del cielo o la pioggia nel deserto, non lo si aspetta e improvvisamente... "Oh toh, hanno anche un cervello e ogni tanto lo fanno funzionare! Che sorpresa!", qualcosa di simile.
Il lettore disilluso viene stupito dal fatto che in un romanzo simile ci sia dell'altro oltre al sesso.
Miracolo!

È stato così anche per me e solo a seguire mi sono accorta che non è un miracolo, è solo disinformazione; se la trama fosse stata espressa diversamente, se fosse stato possibile aspettarsi qualcosa di più romance, uno avrebbe cominciato a leggere con aspettative diverse e probabilmente il suo metro di giudizio sarebbe stato diverso, gli standard più elevati, al di là che la trama rimanga la stessa.
Questo è condizionamento, un'ottima spiegazione per la parzialità dei giudizi che mi hanno spiegato i colleghi del reparto Marketing della mia società: se uno ha basse aspettative, tutto il di più è un guadagno rispetto alla scala di partenza, tuttavia l'aspettativa non deve essere troppo bassa, altrimenti il prodotto rischia di essere snobbato.


Cambiando metro di giudizio strada facendo mi sono spesso chiesta se classificandolo come romance non avrei finito per cestinarlo per le ragioni che mi spingono con altri della categoria: inconguenze, frettolosità, costruzioni traballanti delle vicende.
Chibi Regency
una splendida illustrazione molto graziosa by okinuchan
che potrebbe rappresentare Nick e Caroline


Grazie al Cielo questo non è accaduto, anche se ha rischiato: la trama scarna, priva di eccessivi orpelli narrativi, ha fatto da contraltare al tranello degli abbozzi (ovvero di voler inscatolare nella vicenda principale altre informazioni, problematiche, reticoli di reazioni che non vengono mai portati a termine per carenza di spazio o isignificanza narrativa), in cui è il caso di dire che l'autrice sia finita senza mezzi termini cercando di parlare di un sacco di cose, matrimoni combinati, carenza d'affetto, violenza nell'ambito coniugale, tradimento, genitori impositivi, doveri legati alla posizione, doveri legati alla figura del libertino, scommesse pazze, amori non corrisposti, desiderio di compiacere l'amata, rottura improvvisa di fidanzamenti.
Non ci facciamo mancare niente, anche se l'eccesso di abbozzi è pericoloso in quanto fa nascere nel lettore delle aspettative che non giungeranno mai ad un epilogo perchè soffocate dal peso della trama principale da concludere con il dovuto dispendio di pagine e di interminabili amplessi da record, a quanto pare imprescindibili.
Posso dire che il libro ne soffre e si vede, ma sa ancora reggere.

Sebbene nessuna delle due vicende Nick/Caroline e Derek/Annabel brilli di originalità, la seconda è decisamente più frizzante e divertente, pertanto l'ho apprezzata maggiormente, specie nei primi passi della storia.
Derek/Caroline, invece, presentano un'introspezione che si riconoscere solo a macchia di leopardo, di certo non continuativa, e un eccesso di melassa da diabete istantaneo. A mio avviso danno il meglio di loro nel finale, piuttosto che nel durante.

Una parte che mi è piaciuta molto, inoltre, è quella dell'iniziale titubanza di Caroline quando si trova nell'Essex e si apre per la prima volta ad un briciolo di fiducia. La scena in cui lei ammette che un uomo ha ferito i suoi sentimenti e Nick le chiede senza nemmeno pensarci se poteva aiutarla, al di là del fatto che si conoscono appena, mi ha commossa perchè fa capire quanto brav'uomo (uso le parole successivamente dette da Caroline) sia lui, quanto alla fine la nomea che ha appiccicata sia una facciata costruita ad arte e più che altro da persone esterne.
Questo quadretto vale più di tutto il sesso del romanzo, anche se ammetto che senza questa componente risulterebbe un po' sciapo.

Il consiglio è: quando vi stufate di leggere certe scene sempre uguali, tutte simili, saltatele (quello che avrebbe dovuto fare la scrittrice in verità), privata di oasi appartate e letti a baldacchini di troppo vedrete la narrazione risulterà molto più scorrevole e ne gioverà sia il libro che la vostra pazienza.

E qui faccio un appello a tutte le autrici di romance che mi capitano tra le mani.
Sarebbe preferibile che suddette signore usassero un po' del tempo dedicato alla minuziosa descrizione di quanto fosse virile lui e cedevole lei per esplicitare meglio certe componenti della trama, sono sicura che i titoli sarebbero indubbiamente migliori.
Se le scene spinte sono un modo per far parlare protagonisti alla fine del lavoro, credo che la soluzione migliore sia usare altri espedienti, questo è estenuante e mette in luce come un'autrice non riesca a costruire un dialogo che regga per un paio di pagine senza scadere nella banalità. 


Accuratezza storica
Direi medio bassa, ma forse principalmente perchè a parte l'ambientazione, gli accenni a usi, costumi e modi di fare sono pochi. Si tira avanti di quello che il lettore sa o crede dell'epoca che, tra l'altro, è pure incerta. Sì perchè sulla copertina c'è scritto 1820 e nel romanzo 1812. Qual è delle due?

Presumo la seconda perchè Nicholas fa un certo accenno alla richiesta di truppe nel continente da parte di Wellington, peccato che in quel caso la mia domanda sia: e tu perchè non sei a combattere per la patria? Come mai una Londra in stato di semi-assedio da parte dei francesi (dopotutto Napoleone aveva messo l'embargo) è popolata di gente così spensierata e di così tanti uomini giovani e prestanti che sarebbero ottimi soldati al fronte?
Ma andate a lavorare!

Eppoi tutti questi giovanotti così impegnati alla Camera Alta dei Lord che si permettono settimane di vacanza in campagna nonostante l'Inghilterra fosse nella crisi politica più nera... nel maggio 1812 Spencer Perceval, Primo Ministro d'Inghilterra, venne assassinato, immaginate che clima allegro circolasse, Tories e Whig si sarebbero azzuffati come cani e gatti su chi dovesse temporaneamente sostituirlo.
Una bella coppia regency innamorata
by Mapvee

Non solo, ma la guerra in Europa al fianco dell'Austria, della Russia e della Germania a cui nessuno dei protagonisti maschili partecipava stava spaccando la classe alta, Tories a favore con il Principe, Whig contrari. Tra i sostenitori ricordiamo Charles Grey, il famoso amante di Georgiana Cavendish. Erano questioni importanti, nessun nobile dell'influenza di un duca (il gradino più alto di nobiltà sotto la casa reale) o di un conte come Nicholas o Derek si sarebbe sognato di lasciare Londra proprio quell'estate dove la tensione la si tagliava col coltello per fare il proprio comodo, specie con il Paese in quelle condizioni... e sarebbe stato giusto: se non andavano a combattere che almeno pensassero a governare con criterio!

Ho dedotto che il libro fosse di ambientazione estiva perchè le corse di Ascot sono a giugno, quindi, dato che le vicende iniziano subito dopo, penso che sia ragionevole classificarlo per luglio.

Senza contare che, se il romanzo è davvero ambientato nel 1812, trovo assai difficile credere che le gonne delle dame fossero così ampie da coprire le gambe di un uomo in un ballo... vorrei ricordare che in epoca regency andavano gli abiti stile impero, vita alta e gonna tubolare. Zero corsetti, zero crinoline.
È sempre difficile far entrare in testa questi particolari alle autrici, tutti pensano che nell'Ottocento ci fossero le gonne ampie come in Via col vento, ma non è sempre stato così, lo so che la gonna alla moda della Guerra Civile Americana era favolosa, ma se non si caratterizza bene il periodo storico non la si può usare a piacimento. In definitiva bisogna decisamente rivedere il tipo di vestiario di Caroline soprattutto e in parte anche Annabel.

Eppoi... parliamo un attimino del valzer?
Nick e Caroline lo ballano come se niente fosse, ma all'epoca era considerato ancora uno scandalo. Senza contare che addirittura i due lo danzano stretti e abbracciati, una cosa che deve aver lasciati allibiti gli spettatori, come minimo avranno creduto che la ex compita Lady Wynn, ora nuova Duchessa di Manning, fosse posseduta dal demonio. Per tutte le info sul ballo vi rimando all'apposito approfondimento che scrissi diverso tempo fa.

Una cosa però questo romanzo la racconta bene, almeno nel personaggio di Caroline, ed è la scarsa considerazione in cui erano tenute le donne nella società.
Può sembrare eccessivo che il padre di lei se ne disinteressi completamente e trovi addirittura fastidioso doversi occupare anche del suo matrimonio, ma i genitori spess non erano affatto rallegrati dalla nascita di una femmina, specie se non c'erano fratelli maschi. Non solo ma anche il comportamento del marito di lei che sembra deplorevole non era po' così distante dalla realtà quotidiana di molti, la violenza domestica era diffusissima al tempo e legittimata.
La Caroline creata dalla Wildes è una donna che fa fronte a questo sentimento di inettitudine e cerca di reagire sapendo bene qual è il suo posto, ma continuando a non trovarlo giusto, perciò decide di partecipare alla scandalosa scommessa, credo che, sebbene eccessive, le sue azioni siano condivisibili. Io, per esempio, sarei mortificata dall'accusa di essere frigida come accade alla protagonista, ma non sono tanto sicura che, esattamente come lei, me ne starei del giudizio di costui, specie se è una persona per cui non provo il minimo rispetto. Inoltre la costruzione della sua muraglia di ghiaccio nei confronti degli uomini, sebbene un cliché abbastanza classico, è anche un comportamento umano comunissimo per difendersi dopo essere stati profondamente feriti nell'orgoglio.

A contrasto di Caroline c'è Nick che dovrebbe essere l'uomo impassibile perchè in passato è stato ferito. Nel suo caso la caratterizzazione caratteriale è piuttosto banale, scontata, insignificante e poco credibile, molto più reale invece la sequenza di pensieri assolutamente terroristici che passano nella mente di Derek all'idea del matrimonio e la sua progressiva accettazione del suddetto in virtù della donna amata. Molto poetico, ma anche dolce.

In definitiva, il libro ottiene tre stelline e un
6
Salvato soprattutto dal capitolo finale che, per quanto scontato, è sempre emozionante, e da certe introspezioni di carattere della coppia Nick/Caroline (quando non impegnate in amorosi convegni) che sanno trasmettere davvero la reciproca fiducia (anche se finiscono nel classico turbine di incomprensioni no, lui è un libertino e quindi non mi vorrà mai. No, come faccio a dirle che l'amo se ho avuto più donne che calzini).
La Wildes si è prodigata fin troppo con abbozzi inutili, ma posso sperare che dopo questo libro un po' confusionario abbia imparato a gestire meglio le sue trame e, soprattutto, la loro classificazione, la suadefinizione caratteriale, invece, è già buona e ben costruita, direi che deve lavorare soprattutto sul plot.

Spero che questa recensione, anche se confusionaria ed estremamente prolissa sul tema della riclassificazione del libro sia comunque stata interessante (non aspiro al divertente, non ha niente a che vedere con quanto scritto su Clare Darcy).


Links
aNobii | Proposta indecente

Diario di pensieri persi | Recensione di "Una proposta indecente" di Emma Wilde
Ho molto apprezzato la recensione del romanzo scritta da Diario di pensieri persi, l'ho trovata concordante con la mia e opportunamente sintetica, una cosa che a me non riesce tanto =)

Un bacio e a presto




Mauser


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