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16 agosto 2011

Nelle case di contadini e poveri

Di tutti i post riguardanti le case, questo è sicuramente quello che mi è più caro, specialmente perchè credo che i poveri del tempo fossero davvero dei derelitti, eppure molti avevano grande onore e senso del dovere e si vedevano scorrere davanti agli occhi interminabili ingiustizie sociali.

I ricchi, i borghesi e gli altri benestanti erano coccolati dalla società, tenuti in una certa considerazione, lisciati e ammansiti con facilitazioni di ogni tipo da parte della burocrazia e della vita, credo che siano stati premiati a sufficienza già durante l'esistenza, dare loro troppa considerazione per trascurare la parte popolare delle abitazioni sarebbe ingiusto, loro, i ricchi, avevano ricchezze per un'esistenza più confortevole e quadri che ritraessero le ipotetiche virtù, ma dei poveracci si tende sempre a dimenticarsi.
Poichè sono dell'opinione che la Storia non sia fatta solo dai grandi, dai ricchi e dai potenti, mi accingo oggi a parlare delle abitazioni anche della povera gente.
L'esistenza era difficilissima per tutti, rispetto alle comodità e agli aiuti tecnologici a cui siamo avvezzi noi uomini e donne del XX e XXI secolo, ma per costoro lo era il doppio degli altri perchè il lavoro era estenuante e non si trattava solo di grattare il pennino su un foglio di carta, per quanto antipatico potesse essere il padrone.

In città
Le abitazioni dei poveri erano, nelle città, rinserrate in edifici fatiscenti, in casupole e in "bassi", locali al piano terra o scantinati che ricevevano aria e luce solo da una porta [li cita Sophia Loren nel personaggio di Filumena Marturano in Matrimonio all'italiana].
Interno di una casa povera vittorianaDa notare i molti bambini, la finestra e i panni stesi
per la stanza e, inoltre, le ceste di rape, il camino
ingrombro perchè non ci si poteva pagare la legna
e il disordine della stanza con indumenti sparsi.
Le case dei quartieri peggiori erano costruite muro contro muro, spesso con poco impiego di materiali solidi, ma in gran parte in legno, erano facili ad incendiarsi e a crollare in varie parti. Non c'erano inoltre lavatoi, fogne o rete idrica. Le strade in terra erano lerce, sporche di escrementi umani e di animali, mentre i liquami si raccoglievano ai bordi, essendo il terreno compattato a dorso d'asino per evitare allagamenti.
In questo squallore di luoghi come Whitechapel, forse Jack lo Squartatore ha fatto un piacere a quelle poverette, uccidendole.
Elizabeth Gaskell e Charles Dickens più di tutti gli altri autori criticarono aspramente le difficili condizioni della classe lavoratrice nelle città.
I poveri che abitavano le città erano in larga misura proletari impiegati nell'indotto dei porti o nell fabbriche delle città industriali, vi erano poi reduci di guerra spesso infermi o inabili al lavoro, una folta schiera di piccoli criminali e prostitute e vari disoccupati perchè, a differenza di quel che si crede, anche nell'Ottocento il tasso era altissimo

Una casa di povera gente era costituita da una sola stanza per famiglia dove spesso abitavano i genitori con tutti i figli che non erano certo pochi, e alle volte anche i genitori vedovi di uno dei due. Nel libro I giorni del tè e delle rose la protagonista Fiona abita in una casa composta di tre stanze insieme a padre, madre, zio e quattro fratelli più piccoli.

La mobilia era costituita da un tavolaccio al posto del letto, duro e scomodo, e giacigli di stracci o paglia sul pavimento per il resto dei familiari come le cucce dei cani.
Una stufa era un grandissimo possedimento che, purtroppo, non tutti potevano permettersi. Dalla metà dell'Ottocento, quando cominciarono a diffondersi massivamente, chi poteva ne acquistava di seconda mano, già adoperate da altri, ma in quel caso i rischi di incendi e perdite erano altissimi a causa delle precarie condizioni dell'oggetto.

Nelle zone agricole
In campagna v'era più spazio, ma casolari e capanne e stalle si confondevano; spesso nello stesso locale dormivano gli uomini, la capra e l'asino [Gesù non è nato al Grand Hotel, ma neanche in un posto tanto peggiore della media... l'affituario infatti lo cede senza problemi a Giuseppe e Maria].
Spesso le coppie giovani e anziani, i bambini e le donne usavano i locali disponibili in promiscuità fra loro e con gli animali, con poca aria e luce, mentre i giovanotti non ancora sposati dormivano in un sacco nel fienile.
La vita in campagna era durissima, faticosa e distruttiva per il fisico; ancora nel Novecento i contadini italiani non conoscevano né comprendevano le ferie, le vacanze o la pausa dal lavoro nei campi [gli stessi miei nonni si allontanavano insieme dal loro appezzamento soltanto in ocasione di matrimoni o celebrazioni importantissime].
Casa tradizionale a Lewis nelle Isole Ebridi
Da notare il tetto di paglia tenuto insieme da reti e massi che scende fino al
prato e la piccola finestra verso l'esterno. Il comignolo per il focolare spunta
dall'altro lato, mentre sono in evidenza le pietre di cui è costruita l'abitazione
dal taglio molto spartano e rustico.

Le abitazioni erano costruite con le pietre locali, cementate con malta naturale e argilla che rendesse le pareti solide, i tetti di paglia e canne erano periodicamente rinnovati in quanto marcivano con facilità, specialmente durante le stagioni autunnali e invernali e per proteggerli dall'acqua venivano coperti con catrame o bitume, che rende il tutto impermeabile, ma purtroppo anche facilmente infiammabile.
Il riscalamento interno era dato da un focolare nel pavimento e un'apertura nel tetto da cui potesse fuoriuscire il fumo, all'epoca non badavano molto alle polveri sottili. Le pareti in pietra erano coperte con arazzi e mezzeri pesanti in lana che coibentassero l'ambiente e non c'erano vetri alle finestre.

Moli abitavano in grotte naturali, fra i ruderi di antichi conventi distrutti dopo la riforma anglicana di Enrico VIII, case o cotruzioni, oppure ricorrevano agli asili che potevano offrire i religiosi rimasti in zona, specialmente i conventi ancora operativi.
Interno di una abitazione di campagna.
In primo piano si nota il focolare con un
piccolo paiolo pendente dal soffitto, il
pavimento è in paglia e terra battuta, la
mobilia invece è costruita in legno di
scarto con oggetti fabbricati a mano di
fattura molto grezza (la brocca, la giara, le
stoviglie)
Quando le carestie e il banditismo devastavano le campagne e sospingevano i superstiti verso le città, allora si arrivava al disordine totale, gli ex contadini ridotti alla fame e privati di tutto spesso abbracciavano la carriera dei criminali e compivano furti ai personaggi più esposti: parroci, agricoltori danarosi, vedove.

Lo storico settecentesco Giuseppe Maria Galantia ci ha lasciato delle Descrizioni della situazione in cui si dice, tra l'altro:
Il contadino viene spogliato di quanto raccoglie dai baroni, dal clro, dai frati mendicanti, dai governatori, dalle tasse e dai tribunali, dall'avvocato e dal medico.
Un panno grossolano e una camicia di canavaccio forma tutto il suo vestire. Un pezzo di pane di granoturco, una minestra di cavoli condita di sale, vino cattivo di cui fa un uso indiscreto, ecco tutto il suo pranzo. Un tugurio meschino e sordido, esposto a tutti gli elementi, forma la sua abitazione.
Vive in perpetue angustie ed oppressioni e molti sono coloro che abbandonano un ingrato travagli per darsi a furti e rapine...


Anche il poeta Giovanni Meli, nel primo anno dell'Ottocento, scriveva le sue Riflessioni sullo stato presente nel regno di Sicilia intorno all'agricoltuira e alla pastorizia e doveva ancora costatare, dopo alcuni tentativi di riforma:
Il primo aspetto della maggior parte dei paesi e dei casali dell'isola annunzia la fame e la miseria. Non vi si trova da comprare né carne né caci né del pane perchè, tolto qualche benestante che panifica per uso proprio, i villani si nutrono d'erbe e di legumi, e nell'autunno di alcuni frutti spesso selvatici e di fichi d'India.
Non s'incontrano che facce squallide sopra corpi macilenti, coperti di lane sudice e cenciose.

Come vedete la situazione dei meno poveri non era paradisiaca.
Il fatto che ci si sia dimenticati o quasi di tutto ciò è, secondo me, una mancanza di rispetto verso queste persone che avevano tanta dignità quanto il Duca di Clarence e, quindi, non meritavano di finire nell'oblio collettivo.
Famiglia in interni
by John Phillip
Il disordine regna sovrano in questo quadro, così
come la scarsa qualità della fattura dei mobili provenienti
da vari set e produzioni differenti (le linee sono diverse).
Il pavimento è, anche qui, in terra e le pareti con pietre a
vista non certo per motivi di estetica o effetto country.
Le persone nel quadro costituite da due anziani
e da due donne, come tutti i meno abbienti del-

l'epoca sono scalzi e vestiti con panni rammendati di
stoffa grezza.
Il fatto che la povertà fosse dilagante e le condizioni di vita pari a quelle del Terzo Mondo dovrebbe farci riflettere su quanto il progressio industriale crescesse a discapito dello stato sociale, sulla pelle dei poveracci che lavoravano anche sedici ore al giorno per portare a casa da mangiare a sufficienza pochi spiccioli, pensate che lo stipendio di un operaio non permetteva di acquistare il cibo per tutta la famiglia, così le mogli compravano carne soltanto per gli uomini adulti di casa perchè il loro lavoro di braccia era molto più pesante e necessitavano di più energie, le donne si nutrivano di minestra e legumi e niente pane!
Paradossalmente in campagna si stava meglio, se il raccolto non andava perduto si aveva da mangiare per tutti qualcosa di nutriente...

Come vedete le epoche del passato erano dei veri inferni, eppure uomini e donne robusti e coraggiosi hanno permesso che il loro lavoro e le loro piccole conquiste portassero alla florida quanto comoda esistenza moderna. Dimenticarci di loro non è solo maleducazione, ma è anche privare queste persone dei loro meriti, di cui noi tutti cogliamo i gustosi frutti seduti su comode poltrone ergonomiche di fronte ad un pc tecnologicamente avanzato, contattando il mondo dall'altra parte dell'oceano.





Mauser

13 agosto 2011

L'inviato assicura: i palazzi erano scomodi!

Cari lettori,
ultimamente parliamo spesso di case e abitazioni in genere, la mia idea, una volta conclusasi la casa vittoriana, sarebbe quella di approcciare (con i dovuti tempi) la casa georgiana, tuttavia, dopo alcune ricerche mi sono accorta che nulla sarebbe più efficace che far parlare un signor qualcuno che nel Settecento ci ha abitato per davvero e, quindi, che non viva nell'immaginario collettivo di palazzi sfarzosamente decorati e arredati, ma sappia anche riportare con obiettività i difetti che spesso non conosciamo per via della mancata familiarità con codeste dimore signorili.

Ritratto di un uomo
by Carle Vanloo
I palzzi del Settecento, bisogna dirlo, erano come i nobili che li abitavano: pomposi, ma scomodi da frequentare [il riassunto perfetto dell'epoca]. Per le feste andavano bene, per viverci non erano l'ideale, ma il secolo badava molto alla fortuna e poco alla praticità. Ad esempio era essenziale disporre di antenati illustri per allineare i ritratti in una galleria e far poi sfilare ogni visitatore dinanzi alle glorie di famiglia.
A questo proposito, se avete letto L'alba dei sogni di Lisa Kleypas, ricorderete che il nostro protagonista mostra una schiera di dipinti all'eroina e quando questa le chiede se fossero tutti suoi antenati, ben sapendo che lui era un popolano arricchitosi con la boxe, lui le risponde candidamente che li aveva acquistati da un nobile decaduto per darsi un tono.



In Germania e in Francia, nei Paesi nordici e sul gelido altipiano iberico, i caminetti facevano parte dell'arredamento normale di una sala, erano scolpiti da artisti e gli alari o i coprifuoco avevano fogge eleganti secondo la moda. A Roma e Napoli, invece, ve n'erano un paio per ogni residenza ed erano usati raramente, così, nei rigori dell'inverno, si bubbolava di frreddo e si era ridotti ad abitare nei piani più alti del palazzo, in appartamenti meno vasti e in cima a scomode scale.
Le stanze dei piani principali erano invece enormi e splendide, ma disposte in fila una dietro l'altra e bisognava attraversarle tutte per arrivare all'ultima.
In pratica tutti questi nobili imparruccati se ne stavano appollaiati nei sottotetti. Molto intelligente costruirsi un gigantesco palazzone tutto decorato e poi abitare insieme ai servi per avere più caldo... senza contare il problema del non-corridoio!
Temo che al giorno d'oggi se si passasse in camera da letto per arrivare in soggiorno ci sarebbero notevoli problematiche.

Ma eccoci al punto clou, ecco cosa ci dice un testimone oculare dell'epoca:
Si muore di freddo gl'inverni se non si carica di tappeti; si muore di caldo l'estate... All'aria gelida o infocata l stagione comunica i suoi difetti per mezzo delle ampie finestre e dlle porte che dai chiavistelli e dalle fessure respirano... Queste gran macchine di palazzi, dei quali abbonda sopra ogni altra metropoli l vostra Roma, contengono magnifici appartamenti che servono unicamente a qualche funzione poche ore dell'anno; nel rimanente sono abitati dalle mosche, dalle zanzare, dai ragni e dai sorci...
Non abitavano così gli antici romani né così abitano i nostri moderni francesi...

Come notate dal brano riportato, benchè all'epoca l'ospitalità fosse una consuetudine molto pià diffusa e complicata di oggi, il nostro inviato non manca di sarcasmo nel definire stupide le condizioni a cui si abbassavano certi personaggi. Gli spifferi dovevano essere una bella problematica, così come gli animaletti molesti nelle stanze. Inoltre, chissà come, mi è parso di cogliere qualche nota filo-francese nel brano che fingerò di ignorare per amore della storia.
Insomma, questi palazzi georgiani e neoclassici erano tanto scomodi che perfino gli ospiti se ne lamentavano, il colmo! È come se si sputasse nel piatto dove si mangia...
Inoltre il nostro già nel Settecento mostrava una fastidiosa propensione al puntinismo [così definita la mania giovanile di infarcire ogni frase di puntini di sospensione con bonus extra a gruppi di sei o sette puntini ogni tre parole].

Busto in marmo bianco statuario
raffigurante fanciulla con fiori sul
capo,maschera di carnevale sulla
spalla e capelli raccolti da un velo
by Ambrogio Colombo
Ma problematiche di spifferi a parte, c'era comunque la magnificenza degli specchi con le cornici dorate e delle statue, dei soffitti a cassettoni o affrescati con giochi di prospettiva, mentre angeli e amorini, stemmi araldici e trofei, figure mitologiche e busti di famiglia si sporgevano dall'alto a osservare le danze e le conversazioni sui pavimenti di marmo. Gli invitati stavano in gran parte in piedi, solo ai grandi personaggi erano riservate poltrone e sedie [il mondo settecentesco era fatto di caproni inospitali, insomma, neanche una sedia per gli ospiti, i party tardo barocchi dovevano essere tenuti proprio da degli spilorci!].

Bene, detto ciò siete ancora dell'idea di trasferirvi in un palazzo palladiano?
Dopo aver scritto di scomodi giacigli dove anche i re stavano stretti e scomodi (e non voglio indagare dove o come gestissero lo spazio per quei rari incontri che avevano con le mogli e le amanti), degli spifferi e degli scarafaggi a me è scappata anche quella poca voglia che avevo di trasferirmi in una casa che assomiglia ad un mausoleo, dove gli avi guardano sotto forma di mezzibusti con tuniche romane e corone d'alloro quali personalità della filosofia classica [a mio avviso è una cosa tremendamente kitsch].
Mi sono inoltre accorta che i romanzi raccontano una vagonata di balle, insomma non sanno neanche di che parlano quando si riferiscono ai palazzi di città e le autrici che ambientano i loro racconti nel mondo pre-napoleonico sanno veramente poco della quotidianità, almeno alcune. Altre/i, quei pochi che ne sanno, si perdono in noiosissime parentesi sull'architettura e approfondimenti interminabili sull'arredamento interno. Girate al largo da quei libri se non volete morire di noia.

Bene, riflettiamo insieme sulla verità della vita dell'epoca.
Il brano è tratto dal libro: La vita e i costumi nel Sei e Settecento scritto da Domenico Volpi.

Baci e a presto




Mauser

9 agosto 2011

La casa vittoriana - primo piano

Con molta fatica (e il solito ritardo, naturalmente) ecco che mi accingo a postare nuovamente.
Vogliate perdonarmi per questo mostruoso lasso di tempo trascorso dall'ultimo aggiornamento, la scorsa settimana, l'ultima prima della chiusura estiva, è stata delirante e oltre a diverse trasferte mi è toccato più di una volta rimanere in ufficio fino a sera (generalmente un'ora in cui i miei genitori avevano ormai finito di cenare da un pezzo ed era terminato pure DaDaDa). Come se non bastasse ieri, che era il primo giorno ufficiale di ferie, mi è toccato tornare in ufficio a causa imprevisti assortiti. Sto cercando di godermi un po' di sole, non tanto per abbronzarmi, visto che sono una mozzarella, quanto per assorbire un po' di vitamina D di cui avrei parecchio bisogno.
Cercherò, per questo periodo di riposo dal lavoro, di essere più costante =)

In passato abbiamo approfondito con dovizia di particolari la questione riguardante la casa vittoriana, ci siamo soffermati sul suo aspetto esteriore, abbiamo approfondito qualche particolare architettonico come ingresso e comignoli attraverso illustrazioni d'epoca e ci siamo avventurati all'interno esplorando il piano terreno.
A questo punto siamo pronti per proseguire, saliamo lentamente la scala contornata da dipinti e fotografie e addentriamoci nell'esplorazione del primo piano.

La casa che andiamo ad analizzare non è certo una reggia, ma si tratta di una dimora borghese senza pretese, la casa che poteva possedere un medico, per esempio, piuttosto che un notaio o un commerciante.
Come visto in precedenza, al pianterreno si concentravano tutte le stanze di rappresentanza, c'erano salotti e salottini, studi, sale da pranzo e, sul retro, la maestosa cucina.
Ecco quindi che al piano superiore solitamente si potevano trovare tutte le camere destinate alla vita più intima della famiglia, sicuramente c'erano le stanze dei padroni di casa e la nursery dei bambini dove questi trascorrevano il tempo giocando o studiando, poi c'erano le camere da letto dei ragazzi.
Immancabili, viste le destinazioni delle stanze, erano madie e ripostigli, dove venivano conservati lenzuola, asciugamani e ricambi. In alcune case, se magari al pianterreno non vi era posto, al piano superiore potevano trovarsi le già nominate stanze della musica o del cucito, specialmente in quelle dove le amiche delle donne di casa raramente sarebbero venute per una sessione di cucito collettiva, come invece accadeva tra le persone più facoltose che, tuttavia, abitavano in sontuosi palazzi pieni di camere inutili.ù
Vediamo nel dettaglio le stanze di cui abbiamo appena parlato



Anticamera o stanza della vestizione
Sulle stanze da letto dei padroni ho scritto un apposito post per poter approfondire l'argomento senza tralasciare dettagli importanti o interessanti. E' il caso di ricordare che erano rigorosamente separate, spesso composte da una stanza principale e da un vestibolo o anticamera, simile ad un piccolo salottino dove i due padroni si vestivano e lavavano.
L'armadio inteso come mobile presente nella stanza da letto sarà un'introduzione tarda, prima di allora esistevano solo bauli, cassettiere e cabine armadio.
La cabina armadio era pensata come un prolungamento dell'anticamera, specialmente di quella della signora, ma tenete conto che solamente i più ricchi potevano permettersela, la maggior parte delle persone piegava i propri vestiti, anche quelli da ballo, e li riponeva ordinatamente in appositi bauli. Se ammirate con attenzione il dipinto di Francesco Hayez intitolato Il bacio, un autentico capolavoro di raffigurazione dei minimi particolari dei due coinvolti, potrete sicuramente notare che la gonna della ragazza presenta evidenti segni di piegatura in orizzontale. Al giorno d'oggi per noi è impensabile piegare un vestito ingombrante o prezioso, ma all'epoca era la norma, le custodie portavestiti non esistevano e la piegatura della biancheria e degli abiti era uno dei compiti più importanti della cameriera della padrona, in quanto bisognava fare sì che la maggior parte del bagaglio richiesto riuscisse  ad entrare nel minor numero possibile di bauli senza rovinarsi o sgualcirsi.
Anticamera degli appartamenti di Alberto di Sassonia-Coburgo-Gotha (consorte di Vittoria)
by James Roberts

È curioso vedere come oggi ci siano ragazzi e ragazze che  non sanno neanche ripiegare una maglietta e qualche tempo fa, invece, tutto veniva meticolosamente riposto... molti libri sia del passato che ambientati nelle epoche passate sono un continuo susseguirsi di fai i bagagli oppure disfa i bagagli, la stessa Lizzie Bennet, che non viene certo da una famiglia abbiente, quando va a far visita all'amica Charlotte parte con i bauli, le due disfano insieme tutto il bagaglio, salvo poi ricominciare subito dopo a causa della nuova partenza a causa della fuga di Lydia. Non mi soffermerò sulla questione bagagli e partenze perchè mi piacerebbe approfondirla meglio separatamente.
Vi consiglio di dare un'occhiata alla stanza della vestizione del Duca di Orlov presso il Palazzo Gatchina, lo stile è rococò, ma credo che renda l'idea dello sfarzo delle corti reali.


Stanze da letto dei bambini
I bambini di casa avevano una o più stanza dedicate a loro. A seconda della ricchezza della famiglia, i bimbi dormivano nella stessa camera o in stanze separate. I bambini che dormivano insieme condividevano lo stesso letto, che era matrimoniale a differenza di quelli dei genitori la cui grandezza era specchio dello status della famiglia. Tre o quattro bambini potevano anche dormire tutti insieme, questo era fatto soprattutto perchè, noto che la famiglia non nuotava nell'oro, dormire tutti insieme avrebbe fatto risparmiare sul riscaldamento o, in alternativa, avrebbe fatto sì che i bimbi soffrissero meno il freddo.
I bambini dormivano tutti insieme nello stesso letto
Patire il gelo invernale non era una cosa soltanto da poveracci: con i tipi di case che si costruivano, il poco calore fornito dai camini e il rigido clima inglese, piovoso per buona parte dell'anno, anche i re soffrivano di questo male; se andate a rivedere il primo film storico di Romy Schneider, La giovane Regina Vittoria (conosciuto anche come L'amore di una grande regina), in una scena la sovrana che si lamenta del freddo col fido cameriere, fino all'ora sordo alle suppliche di accendere i camini in quanto ciò sarebbe andato contro i protocolli di palazzo.

L'usanza di dividere il letto, comunque, si perse verso la fine del XIX secolo, quando il progresso tecnologico fece in modo che riscalamento e coibentazione fossero degni di questo nome e il materiale prodotto in serie avesse prezzi accessibili per permettersi un letto per ogni figlio.
Illustrazione di Jill Barklem per la collana di libri per bambini Boscodirovo
A parte i topolini antropomorfi, l'autrice ha ricreato con precisione gli interni delle case di campagna e dei cottage inglesi per le sue vicende.


Poichè in passato in famiglia si avevano molti figli, anche nelle più ricche, era consuetudine che le stanze dei bambini fossero due: una per i maschietti e una per le femminucce, dove questi dormivano, si lavavano e vestivano, era invece in comune la nursery, cioè la stanza dei giochi e dello studio.


Nursery o stanza dei giochi

Qui incomincia una bella diatriba dialettica: nursery con i letti o senza i letti?
La nursery vittoriana era una stanza separata da quella/e da letto dei bambini ed era costituita di due ambienti separati o, in alternativa, l'ambiente veniva modificato con l'aumentare dell'età dei rampolli, se questi erano compresi tutti nella stessa fascia generazionale [non era sempre detto, quando una figli aveva vent'anni poteva anche avere sorelle di cinque o sei].
La stanza dei giochi era una specie di piccolo mondo perfetto dove i bambini venivano cresciuti ad agire e comportarsi come nel mondo vero. La nursery era il regno incontrastato della balia, una figura che abbiamo già incontrato in passato e che si occupava dei piccoli dalla nascita fino all'età adulta.
Bambini che giocano
I giochi più in voga per chi poteva permetterseli erano le bambole per le femmine e i soldatini per i maschi, entrambi avevano una seconda finalità oltre a quella ludica, cioè insegnare un minimo di comportamento e organizzazione ai piccoli di casa, le bambine infatti servivano il tè alle loro bambole imitando i gesti della madre mentre i ragazzi organizzavano campagne militari e di conquista.
Se la famiglia non era così ricca da tenere un'intera stanza da dedicare ai giochi, allora la strada antistante l'abitazione o il giardino potevano benissimo sopperire. In campagna era molto più facile che in città vedere bambini anche di famiglie ricche giocare all'aperto.
Superata la decina d'anni, i bambini uscivano dalla stanza dei giochi e partivano per i collegi o per entrare nel mondo degli adulti, se rammentate Peter Pan all'inizio della storia il signore e la signora Darling stanno discutendo della possibilità di non lasciare più Wendy nella nursery insieme ai fratellini a giocare a Peter Pan, ma di darle una sua stanza e di insegnarle i mestieri da donna.
La nusery era per sua stessa natura una stanza confusionaria, anche i bambini migliori dimenticavano i giocattoli o lasciavano i propri libri in tessa o sui tavolini: nel film Disney Mary Poppins, ma portentosa tata mette ordine con un solo gesto e una canzoncina allegra =)
[ce ne vorrebbero di più di bambinaie come Mary Poppins, ma come avrebbe fatto la nostra tata se al posto di Jane e Michael le fosse toccato un bambino stonato come la sottoscritta?]


Nel video di cui sopra si vede molto bene come era la distinzione tra zona notte e stanza dei giochi.


Stanza studio
Deborah Kerr nel film
Il re ed io dove interpreta
la parte dell'istitutrice inglese
per i figli del Re del Siam
Era costituita da un grande tavolo dove i ragazzi si sedevano per ascoltare le lezioni dell'istitutore oppure dell'istitutrice. Come già detto, la professione era spesso ricoperta da donne in quanto gli uomini che intraprendevano la carriera d'insegnamento avevano più facilitazioni a trovare impiego negli istituti e a persegurie quindi una carriera.
Il romanzo di Johanna Spyri Heidi ci mostra come questi metodi didattici non fossero precisamente apprezzati dai piccoli, ma in alcuni casi i bambini riuscivano a vedere al di là della severità dell'insegnante e, da adulti, ad apprezzarne il lavoro.

Nelle famiglie ricche, si studiava in casa fino a dieci-dodici anni, dopodichè i maschi erano mandati in collegio e le ragazze rimanevano in casa [doveva essere una tale noia!], era cosa rarissima che le bambine venissero mandate a studiare in scuole speciali.
Alle ragazze di casa, oltre a qualche nozione generale di letteratura, matematica, poesia, ecc. era insegnato principalmente come diventare una brava padrona di casa, ballare, cantare, suonare, avere un buon portamento, ecc.

Le ragazze di casa stanno studiando per conto loro matematica


Nelle famiglie alto borghesi i bambini maschi spesso venivano mandati a studiare negli istituti anche se più piccoli dell'età di 10 anni, principalmente perchè il costo di un precettore non era sempre sostenibile, al di sotto di questi i ragazzi frequentavano la scuola del villaggio.



Stanze degli ospiti 
in numero assortito da 1 a
[per citare La bella addormentata nel bosco della Disney "minimo 50 camere da letto"]
Le stanze degli ospiti, a differenza della nostra idea moderna, erano un accessorio indispensabile per una casa, in epoca vittoriana, infatti, era consuetudine che amici e parenti residenti in città facessero da "nodo" per quelli di passaggio, a cui fornivano ospitalità per un certo periodo.
Durante la sua permanenza a Bath presso
la dimora degli zii, Catherine legge in
segreto appassionanti romanzi gotici
Il detto l'ospite è come il pesce, dopo tre giorni puzza, non era certo tenuto in considerazione, in quanto tutto era organizzato per fermarsi a dormire a casa di Tizio e Caio, solitamente zie, cugini, sorelle maritate...
Questo era fatto principalmente perchè i viaggi erano lunghi e stancanti e anche per mantenere i contatti con i parenti di città. Se ricordate Orgoglio e Pregiudizio, Jane si trova a Londra dagli zii quando Lizzie è a Rosings, oppure in Ragione e Sentimento, dopo la tremenda delusione ricevuta da Willoughby, Marianne va in città dai parenti per cercare un nuovo marito. Analogamente Miss Morland, dal libro L'abbazia di Northanger è ospite dai parenti di città per la Stagione.
Era quindi evidente che gli ospiti rimanevano in casa a volte anche per mesi, il che a volte rendeva problematica la convivenza in caso di incompatibilità caratteriali, ma si cercava di mediare.
Proprio per questo ogni casa rispettabile aveva almeno una stanza degli ospiti la quale era tenuta in perfetto ordine dal personale, in caso di arrivo di gente, poi, venivano fatte ulteriori pulizie, le tende potevano essere sostituite e le lenzuola cambiate.
Ovviamente più l'abitazione era grande e più stanze degli ospiti si avevano e, ovviamente, con più probabilità queste erano occupate. In occasione di ricevimenti, queste potevano essere assegnate precedentemente a quegli ospiti che sicuramente non avrebbero fatto ritorno alla loro casa dopo la fine della serata, ad esempio personalità che venivano da fuori città, persone anziane, ecc.
Per mantenere un grado accettabile di raffinatezza, le stanze destinate agli invitati erano arredate con gusto abbastanza asettico, sebbene comunque di un certo livello, tinte pastello che andassero bene sia per uomini che per donne e un limitato numero di stucchi.
In Inghilterra ancora oggi le case indipendenti come cottage fuori città o le ville sono dotate di queste stanze e in molti libri e racconti si parla di una fantomatica stanza degli ospiti da sgomberare in vista dell'arrivo della madre o della sorella della protagonista piuttosto che di una inquilina.


Madie e dispense a muro
Le case vittoriane erano il regno incontrastato delle dispense e delle madie, almeno quelle di una certa dimensione media. L'armadio, inteso come mobile in cui venivano appesi gli abiti sarà un'invenzione del Novecento, bisognava quindi ovviare in qualche modo e le cassettiere, con i loro spazietti angusti non erano una soluzione accettabile.
Una dispensa con la biancheria da casa
ordinatamente riposta

(non chiedetemi come facessero a piegare tutto
così bene, io sono una disordinata cronica)
I ripostigli a muro erano la salvezza dei più, in quanto venivano costruiti scavando un'intercapedine nella parete, che era piuttosto spessa, circa un metro di larghezza, oppure "rubando" un poco di spazio tra due stanze e ricavando una sottile zona franca da adibire agli attrezzi dei domestici.
Si trattava di veri e propri stanzini con una specifica destinazione (alimenti, biancheria), disposti strategicamente lungo i corridoi. Solitamente contenevano biancheria da casa, vale a dire lenzuola, copriletti, tendaggi, federe, ecc. da distribuirsi per le varie camere del piano, oppure valigieria (all'epoca si avevano bauli e valigie in gran quantità) comprese le famose cappelliere da signora, piuttosto che sali da bagno e saponi.
Il bucato contenuto in questi ripostigli veniva inizialmente lavato ai piani bassi della casa, dopodichè era stirato con l'ausilio di presse per i panni e infine inventariato dalla governante che si preoccupava di tenere un apposito registro con la rotazione delle lenzuola, questo era fatto perchè tutta la biancheria si consumasse con costanza e non sempre le solite paia.
Le dispense e le madie erano presenti in tutti i piani, strutturate a strati e sistemate con appositi criteri, ad esempio le polveri, che notoriamente non dovevano entrare in contatto con l'umidità, erano riposte ai piani pià alti, notoriamente più asciutti, mentre il bucato ancora da lavare era sistemato in basso, a volte ammonticchiato sul pavimento
Nel caso non fosse possibile adibire un simile spazio, il problema era ovviato con appositi stipi disposti lungo le pareti dei corridoi, questi erano costituiti dal mobile formato da ripiani, protetti da un'anta richiudibile (cfr. L'armadio della biancheria by Pieter de Hooch, sebbene il quadro sia seicentesco rende bene l'idea); con ordine cameriere e governanti sistemavano lì il bucato, cercando di farsi bastare il poco spazio a disposizione, ricordiamoci infatti che lo spazio comincerà a diventare un problema degli abitanti di città già dal Settecento e nell'Ottocento eravamo alla fame di qualche metro quadrato da contendersi tra i più ricchi.


Cosa manca?
Naturalmente i servizi igienici!
Beh, incominciamo subito col dire che non tutte le case li avevano, divennero un obbligo morale dopo la metà del XIX secolo, ma prima tutte le componenti che noi siamo abituati a trovare in un normale bagno, saldamente ancorati al pavimento, erano mobili trasportabili che i domestici sistemavano nell'anticamera o nel vestibolo, venivano opportunamente adoperati e poi sgomberati in un processo simile alla sistemazione del palcoscenico durante una diretta.
Un antico bidet trasportabile e
richiudibile
La vasca era in metallo, dotata di manici e portata vuota, il bidet, per quei pochi francesi che lo usavano [l'ispettore Japp di Agatha Christie ne scopre l'uso proprio quando si trasferisce per un breve periodo a casa di Poirot], era poco diverso da un comune sgabello e l'apertura era coperta da apposito coperchio, il lavandino era sostituito da brocca e bacile in ceramica, porcellana o metallo, alloggiati su un apposito trespolo o sul tavolo da toeletta o ancora sul comodino, infine il gabinetto era sostituito da pitali di cui abbiamo già visto in passato.
Questa mobilità dei sanitari era dovuta alla mancanza di acqua corrente nelle case dove, al massimo, si aveva una pompa manuale in cucina o un pozzo all'esterno e con i secchi, stile l'Apprendista Stregone, trasportata ai piani da solerti uomini di fatica.
I servizi fissi in muratura erano appannaggio solo dei palazzi reali, dove il sistema di tubature di scarico era più evoluto che altrove, raramente li si poteva trovare altrove.
Sebbe i ricchi le disdegnassero con sussiego, i bagni pubblici erano ancora la miglior opera di bene che il governo avesse messo a disposizione.

Bene, con questo la casa vittoriana è praticamente conclusa, mancano ancora gli alloggi dei domestici, ma con quelli si fa presto =]
Ci sentiamo al più presto,
baci e buona serata





Mauser

19 marzo 2011

Stili architettonici delle case vittoriane

Carissimi, mentre cercavo qualche altro approfondimento sull'arredamento delle stanze del primo piano mi sono imbattuta in un'interessante digressione circa gli stili architettonici più diffusi durante l'epoca vittoriana.

Come già detto in precedenza, la linea di demarcazione tra l'uno e l'altro e tra vittorianesimo e non è piuttosto labile, ma se una determinata quantità di caratteristiche possono essere ritrovate nell'architettura di una abitazione, allora la consuetudine prevede che questa sia assegnata ad una categoria piuttosto che ad un'altra.
Vediamo quali erano gli stili più in voga durante il lunghissimo regno della Regina Vittoria, in alcuni casi ho preferito mantenere il nome originario, anche perché alcune traduzioni credo non avrebbero reso a sufficienza il sentimento che quell stile voleva esprimere.
Archetipo della casa neogotica
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Revival gotico o neogotico
C'è ben poco da dire sulle ispirazioni di questo stile.
sua fonte primaria è sicuramente lo stile gotico medievaleggiante che piaceva tanto nei primi anni di regno della grande Regina, costituto da torrette, tetti a guglia, finestre a sesto acuto e intricate decorazioni alle ringhiere e agli infissi.

Il neogotico era senz'altro una corrente nata sulla crescita economica dei paesi, in quanto la lavorazione del legno e dei materiali per la costruzione delle dimore in questo stile era particolarmente costosa. Inizialmente, infatti, prima del periodo vittoriano e dell'avvento dell'industria e della produzione in serie, le abitazioni erano costruite con materiali facilmente reperibili in zona e priva di decorazioni che avrebbero notevolmente aumentato la cifra da sborsare.

Fisherman Bastion, Budapest
Costruzione in stile neogotico
La Seconda Rivoluzione Industriale cambiò radicalmente le carte in tavola, in quanto con la ridistribuzione della ricchezza anche alla borghesia, questa iniziò a costruire abitazioni secondo il proprio gusto, ma comunque in grado di trasmettere la loro ricchezza. Il gothic revival è il primo stile ad apparire in questo senso, influenzato dall'amore per il Medioevo che era da poco fiorito con la riqualificazione di quell'epoca storica a "Periodo di grandi cambiamenti e innovazioni" al posto dell'etichetta di "Secoli bui" in cui era stato relegato fino ad allora.

Le parole chiavi sono: ricchezza, abbondanza e ostentazione.

Esempi famosi: Tower Bridge, Strawberry Hill


Italianate o neo rinascimentale
Nome insolito per definire lo stile archiettonico che acquistò grande popolarità intorno al 1840.
Cliveden, Buckinghamshire, Inghilterra,
estate in stile neorinascimentale o italianate

Gli esperti di architettura sostengono che questo stile sia stato importantissimo nella riorganizzazione dell'architettura avvenuta nell'Ottocento in quanto le facciate delle dimore private iniziano a sovvertire i canoni di classicità, severità e ordine imposti da Christopher Wren nel XV secolo.
Facciate e decorazioni cominciano la loro virata dal maestoso verso il romantico, con un chiaro riferimento ed ispirazione allo stile rinascimentale italiano, non a caso, accostando alcuni esempi di italianate alle dimore cinquecentesche toscane, è facile cogliere una somiglianza non indifferente, il tutto nell'ottica di ispirazione che caratterizzò l'intero XIX secolo [che pare aver prodotto poco di suo e copiato tanto di altri ;-) ].

Decorazioni a soffitto in stile italianate
alla
Casa del Governatore, Melbourne, Australia

Caratteristiche architettoniche inconfondibili di questo stile sono le finestre di foggia rettangolare con la parte superiore bombata in modo da dare l'effetto arrotondato; altrettanto importante era la torretta quadrangolare, rintracciabile sia sopra il tetto vero e proprio, che nella versione con base a terra. La torretta di questo tipo, che spesso era occupata da studioli o salottini, era ispirata senza fallo agli stili rinascimentali italiani, di cui un esempio importante è la Torre del Mangia della città di Siena, ma che si vedono anche in alcune ville e casolari della campagna toscana che è divenuta poi tanto cara ai registi americani.
Significativo era il contorno finestre ed infissi fatto in blocchi di pietra mentre il resto della facciata risultava intonacata.

Villino in stile italianate
in
Connecticut, USA
A differenza del neogotico visto prima, l'italianate era uno stile medio in quanto permetteva buoni effetti scenografici senza l'impiego di materiali e lavorazioni costose. Non solo, questo stile si caratterizzerà via via per la sua produzione massiva in quanto i materiali, ma soprattutto le decorazioni, iniziarono dalla metà dell'Ottocento ad essere prodotte in maniera massiva e preconfezionata per adattarsi alle esigenze del cliente, ma allo stesso tempo mantenere una spesa contenuta.

Il declino di questo stile avverrà intorno al 1870, quando altre forme decorative si affacciarono prepotentemente nel panorama artistico; mantenne comunque un alto numero di fedelissimi, specialmente nel Midwest degli stati uniti, dove la casa vittoriana divenne un materiale da esportazione molto richiesto.

Parole chiavi: scenografico, produzione in serie, anche per budget limitati

Esempi famosi: Dresden Semper Opera House

Archetipo della casa in stile neorinascimentale
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Jacobethan
Nome insolito per uno stile insolito. Il Jacobethan è infatti un'accozzaglia di caratteri provenienti da stili diversi e sapientemente mescolati fino ad ottenere una sagoma piacevole ed esteticamente gradevole.
Minnie Storz Higgins Residence
in stile
Jacobethan
Non nacque con questo nome, che gli venne imposto solo nel 1933, ma è indubbiamente significativo per risalire alle sue origini: il Jacobethan, infatti, coniuga nella sua architettura elementi provenienti dal revival rinascimentale di cui abbiamo visto prima, con caratteristiche tipiche dell'epoca Tudor, definita elisabettiana, in più acquisisce anche dallo stile giacobino.
È proprio unendo i termini giacobino (jacobean) ed elisabettiano (elizabethan) che si ottiene il nome con cui è oggi conosciuto e che nel corso del tempo è stato applicato anche al di fuori dell'architettura, per esempio in campo letterario sul personaggio di William Shakespeare in quanto appartenente sia all'epoca elisabettiana che a quella giacobina avendo egli prodotto scritti anche dopo la sovrava Elisabetta I.

Brandies-Millard House in stile
Jacobethan
L'architettura di questo stile è opulenta di caratteristiche tra le più diverse fra loro: negli esempi più famosi, come Harlaxton Manor le varie correnti convivono egregiamente, in altri casi, purtroppo, si rasenta il ridicolo. Piacciono i contrasti di colore, ad esempio tra il bianco e il marrone scuro, un'usanza tipica dello stile Tudor, oppure mattoni rossi a vista con cornici e infissi bianchissimi, bow windows sporgenti dotati di molte vetrate, tetti doppi a capanna e abbaini che si affacciano dalla mansarda.
Ufficialmente viene considerato l'antenato più prossimo dello stile Regina Anna.

Parole chiavi: come si direbbe per un vestito a fantasia stampata con aragoste, difficile da portare con grazia ed eleganza.

Esempi famosi: Harlaxton Manor


Romanesque Revival o neo romanico
Chiesa di St. William
presso Price Hill
in stile
neoromanico
Come detto in precedenta, in campo architettonio i victorians non si sforzarono molto di produrre qualcosa di nuovo, ma si limitarono a rielaborare quanto già creato in passato.
Dopo un periodo di revival del gotico, del rinascimentale, e, per un breve lasso di tempo anche della grcità dorica, ecco che si sono dati al romanico.

Liberamente ispirato all'architettura del XI e XII secolo, il neo romanico seguì gli stessi sviluppi dei suoi predecessori Neo [non quello di Matrix!]: scoperta, amore, declino, il tutto in un tempo assai breve.
L'ispirazione a questo stile si suppone sia stata data come spinta per un ritorno alle forme massicce e ben piazzate del georgiano e degli stili alla Christopher Wren che erano stati sovvertiti dal neogotico e dal neorinascimentale.
Archetipo della casa in stile
neoromanico

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Grande ritorno degli archi a tutto sesto tipici dell'architettura del primo Medioevo, forme massicce e decorazioni minime, sagome principalmente spigolose piuttosto che arrotondate e smussate.

Fu molto popolare in Germania e Canada, ma in Inghilterra ottenne solo tiepidi consensi e venne relegato ad architettura per chiese.

Parole chiavi: impegnativo, severo, imponente

Esempi famosi: Univerità di Toronto


Davenport House, casa in
stile Secondo Impero
Secondo Impero
Considerando che l'Inghilterra diverrà ufficialmente un impero solo nel 1867, non stiamo parlando di uno stile made in UK. No, l'Impero in questione è quello francese e lo stile il più chic della Parigi bene della metà del secolo XIX, sponsorizzato da Napoleone III, quello degli accordi alle terme di Plombiers con Cavour e la Contessa di Castiglione, per intenderci.

Lo stile Secondo Impero presenta elmenti innovativi nell'architettura, sebbene in larga misura attinga anch'esso al neogotico e al neorinascimentale, nello specifico con il preciso scopo di essere imponente, eccessivo, opulento e magnificamente pesante.
Guardare uno stile Secondo Impero è un po' come vedere il baldacchino di San Pietro: per carità, splendido, ma eccessivo al punto da essere opprimente.

Questo stile è un tripudio di archi, colonnati e decori.
Archetipo della casa in stile Secondo Impero
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Per uso abitativo la struttura della casa era costituita da un corpo centrale, generalmente turrito, e da due ali gemelle laterali; il tetto era mansardato e abitabile e si riconoscono esempi di bow window o bovindi [odio questa parola] e di abbaini, le classiche finestrelle sporgenti dai tetti.

Lo stile Secondo Impero è sicuramente quello che più siamo abituati a riconoscere negli sceneggiati televisivi e nei romanzi ambientati in città, questo perchè, a dispetto delle decorazioni, era comunque uno stile compatto e rendeva egregiamente anche in poco spazio, inoltre permetteva di sfruttare quasi la totalità del volume della mansarda, cosa non fattibile con stili che prevedevano il tetto a capanna in quanto le aree più ribassate non erano abitabili.

Parole chiavi: speculare, ordinato, eccessivamente decorato

Esempi famosi: Palazzo dell'Eliseo, Opera Parigi, Windsor Hotel di Melbourne

City Hall di Providence, stile Secondo Impero


Regina Anna
Uno stile che fu molto importante per l'architettura delle case vittoriane fu il Queen Anne, in voga dal 1870 in poi.
David Syme House in Sycamore, Illinois,
costruita nel 1880 in stile
Regina Anna
A dispetto dei precedenti questo stile prevedeva che la costruzione della casa fosse in pietra o mattoni e solo decorazioni e pannellature in legno. Che c'è di strano?
C'è che nel mondo anglosassone le case erano costruite quasi esclusivamente in legno, negli Stati Uniti, in particolare, questa caratteristicha è valida ancora oggi e non di rado si possono riconoscere imponenti ville sulla cresta delle colline della Florida fatte interamente di legno e, immancabilmente, distrutte dal primo tifone di passaggio.

Archetipo della casa in stile
Regina Anna
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Sebbene la costruzione in pietra o mattone potesse risultare severa, i victorian svilupparono un'ampia rosa di decorazioni per ingentilire maggiormente l'aspetto, tra queste vi erano intarsi in legno oppure rampicanti naturali alle pareti, trucchetto già adoperato in passato con lo stile dei castelli Tudor (1500) per smorzare un po' l'impatto di quelle pareti imponenti e monocromatiche.

Non di rado lo stile Regina Anna acquistò una caratterizzazione di eccesso, con case votate all'esagerazione, ricche di vetrate e finestre, torri, torrette, portici spesso su più livelli, tetti decorati, creste, merlature, decorazioni a sbalzo o in pietra, elaborate balaustre e ringhiere spettacolari. Anche gli interni propri di questo stile erano su questo stile, non a caso i caminetti che vengono classificati in questa categoria artistico-architettonica sono capolvori di imponente magnificenza.

Parole chiavi: decorazioni, eccesso, opulenza


Yates House, casa in stile
Stick Eastlake
Stick Eastlake
Ho un po' di dubbi su come si potrebbe tradurre il nome di questo stile per rendere meglio l'idea, ma le mie manchevolezze linguistiche in questo caso mi intralciano parecchio e il traduttore automatico non è in grado di salvarmi.
Tragedia! Come griderebbe Olive Penderghast del film Easy Girl.

Divagazioni a parte, lo Stick Eastlake è uno stile architettonico che si sviluppò nel periodo tra il 1860 e il 1890, esso ha le sue radici nello stile architettonico americano definito Stick, e nel movimento del Regina Anna chiamato Eastlake, che deve il nome al fondatore del suddetto movimento, nonchè architetto e designer d'interno [anche se all'epoca non si chiamava così], Charles Eastlake.

Il processo di identificazione dello Stick Eastlake è complesso, in quanto acquisisce caratteristiche di molti altri stili, sia per la sua formazione piuttosto tardiva (1860) che per il principio stesso dello stile di migliorare i precedenti per ottenere un risultato che non sembrasse ridicolo, caratteristica che purtroppo si nota in alcuni esempi di italianate decisamente troppo kitch.
Roberts House in autunno,
villino in stile
Stick Eastlake
Rispetto al neogotico e al Regina Anna, lo Stick Eastlake ha un'introduzione significativa, o meglio, una manchevolezza: in quanto è dogma spirituale dello stile Stick americano, il suddetto non ha torri, torrette e guglie inutili, ma una forma compatta e lineare nei contorni; di conseguenza, essendo lo Stick Eastlake figlio dello Stick, ne riprende questo pensiero.

Casetta in stile Stick Eastlake
eseguita a punto croce
Non solo dal Queen Anne trae ispirazione, ma lo Stick Eastlake viene spesso definito come un'evoluzione del gotich revival: alla casa neogotica toglie, oltre a torrette d'avvistamento piuttosto inutili, anche quell'aria tetra e maligna da "casa delle streghe" [come la villetta di Sabrina vita da strega] e ne conferisce una più dignitosa e signorile, mantenendo però la leggiadria della forma e la semplicità dell'impatto d'insieme, entrambe mancanti a stili come l'italianate oppure il Queen Anne che, invece, erano piuttosto imponenti e massicci, ben piantati.

Una caratteristica importante è la presenza di giganteschi portici prospicenti all'abitazione, spesso su più livelli e decorati con ringhiere in legno e intagli che snelliscano l'aria massiccia del colonnato di supporto.

Parole chiavi: signorile, dignitoso e dalle linee semplici ed eleganti.

[Nota: personalmente è quello che preferisco, anche se ho sempre sognato di avere uno studio in una casa con torretta, ma mi accontento di uno studio con terrazzo ^_^]


Spero che l'approfondimento sia stato interessante, se voleste dedicarvi agli approfondimenti ecco qualche link

Per le appassionate di punto croce qui troverete un sacco di cataloghi e basi per la realizzazione di splendidi quadretti ricamati aventi come soggetto le varie tipologie di case vittoriane. A mio avviso è un'idea deliziosamente adorabile!
Stitcher's Paradise - Victorian Houses from across America

Libri (sono tutti ordinabili su Amazon)
Linda Osband, Victorian House Style Handbook
A. J. Bicknell & Co., Victorian Wooden and Brick Houses with Details
A. J. Bicknell & Co., 100 Victorian Architectural Designs for Houses and Other Buildings (consigliato)
Randolph Delehanty, In the Victorian style
E. K. Rossiter, F. A. Wright, Authentic Color Schemes for Victorian Houses
Janet W. Foster, The Queen Anne house
Daniel Lewis, Kristin Helberg, The Victorian House Coloring Book (per i più piccini)
Geo E. Woodward, Victorian City and Country Houses
Trevor Yorke, The Victorian House Explained


baci a tutti e a presto!




Mauser

15 marzo 2011

La casa vittoriana - piano terreno

Come promesso non mi sono dimenticata dell'argomento che avevamo incominciato con il primo post dedicato alla casa vittoriana: struttura e architettura dell'abitazione.
Esaurita la prima infarinatura circa l'aspetto esterno, oltrepassiamo adesso il cancello per inoltrarci nel vivo della dimora, nel cuore della casa, andando a studiare un pochino più approfonditamente mobilio e camere in cui ci si poteva imbattere.

Come già ripetuto in passato, non è possibile tracciare una linea netta di demarcazione su tutte le caratteristiche che compaiono nell'ideale "casa vittoriana", questo perché molti stili e mole forme d'arte si sono susseguite durante il lungo regno della Regina Vittoria, ecco quindi che se la forma esterna poteva anche essere facilmente identificabile, non era infrequente trovare all'interno mobili e caratteristiche estetiche proprie di vari stili: Regina Anna, Italiano, Secondo Impero, Neogotico, non si finisce più.


La veranda
La prima stanza, se così la si può definire, dove ci ritroviamo, è la veranda. La veranda è presente solo nelle case vittoriane indipendenti, quelle più prestigiose con a disposizione un piccolo prato, il classico "modello americano" con giardino, per dire, non la ritroveremo certo in piena città, dove la fame di spazio avrebbe sicuramente vietato questo spreco di metri.
La veranda era una zona prospicente alla casa, rialzata sopra il livello del terreno dal basamento di cui abbiamo detto in precedenza e facilmente raggiungibile tramite alcuni gradini; era ombreggiata da una tettoia che si collegava direttamente alle pareti dei piani superiori e poteva essere contornata da una ringhiera metallica o in legno, dal caratteristico stile a colonne semplici.

La veranda era chiamata in molti modi a seconda se si voleva rendere l'idea più signorile o più pratica, ecco quindi che la si ritrova anche con il nome di portico, sebbene sia un po' pretenzioso, terrazzo, anche se la dicitura sarebbe errata, ecc.

I victorian pensavano che la vita all'aria aperta facesse bene alla salute, ecco quindi che tutti quelli che potevano cercavano di trascorrere il loro tempo in lunghe passeggiate negli splendidi parchi inglesi, oppure passavano il tempo seduti all'aperto sotto la loro tettoia a guardare il viavai della strada, cucire e ricamare, leggere su dondoli e sedie di legno e panche; in alcune circostanze i vittoriani pranzavano anche all'aperto.


L'ingresso
Per lungo tempo considerato solo un luogo di passaggio, con il trascorrere del tempo questo spazio è riuscito a conquistarsi la dignità di stanza al 100% e come tale ha iniziato ad essere trattato.
Ingresso vittoriano
Nonostante questa conquista, manteneva comunque uno spazio a sé limitato, giusto il necessario per il passaggio e se lo contendeva con l'onnipresente scala di legno che conduceva ai piani superiori. Dall'ingresso era possibile raggiungere il salottino dell visite, lo studio, la sala da pranzo, la cucina e, se presente, una stanza da bagno al piano terreno.

Il mobilio che più spesso si poteva riscontrare era destinato ad appendere mantelli e cappotti, erano privilegiati appendi abiti e porta ombrelli appesi alle pareti, rigorosamente rivestite in legno almeno per un terzo, come esigeva la moda già dai tempi di Napoleone, inoltre serviva per mantenere al caldo la casa senza disperdere il calore interno dato da stufe e caminetti a legna.
Le pareti erano decorate con fotografie di famiglia, se la famiglia era abbastanza facoltosa da possederne, oppure da acquerelli con vedute di caccia dal sapore tipicamente british.
Le lampade o i porta lumi erano sempre gemelli ai due lati del passaggio e decorati con stoffe e trine realizzate dalla padrona di casa; una caratteristica tipicamente vittoriana, specialmente con l'avvento dell'elettricità domestica, era di decorare con graziosi fiocchetti e nastrini i porta lampade, tanto da farli assomigliare più ai cappellini delle signore che a forme di arredamento.


Il parlour, altrimenti detto salottino, stanza delle chiacchiere, soggiorno
Tanti nomi per definire, alla fine, la stessa camera, destinata al ricevimento degli ospiti e allo svolgimento delle pratiche diversive quotidiane come il ricamo e piccoli svaghi (puzzle, scacchi, lettura, musica, ecc.).
Salottino vittoriano in stile neorinascimentale
Dove possibile si cercavano di creare più stanze destinate al ricevimento degli ospiti, ma era principalmente un'ostentazione di ricchezza, mentre era frequente avere una grande sala con divanetti e poltroncine, un tavolino rotondo per il tè e molte credenze alle pareti. A ricevere ospiti presso il salottino era la padrona di casa, oppure le figlie, mentre gli uomini preferivano intrattenere relazioni meno collettive e richiamare i propri ospiti nella biblioteca o nello studio.

Il salottino è facilmente riconoscibile per la luminosità della stanza, per la delicatezza degli arredi, la presenza di suppellettili [leggasi: alloggiapolvere] e tappeti sul pavimenti.
I classici pannelli di legno che la fanno da padroni nell'ingresso potevano essere sostituiti da una raffinata tappezzeria a righe verticali (molto in voga) oppure, sul finire del secolo, da una a fantasie floreali bordata in alto da una striscia in tinta unita.
Lo stile vittoriano prevedeva che nella stessa stanza si presentassero molte fantasie diverse, non era quindi inusuale trovare tappeti o tappezzerie mescolati tra righe, rombi, fantasie impero e fiorellini e nessuno scandalo.

Elemento imprescindibile della stanza era il tavolino, qui venivano posati i vassoi con i biglietti da visita degli ospiti, qui si sedevano le signore per sorbire il tè, qui erano posati alcuni elementi di pregio delle suppellettili, ad esempio sofisticati orologi meccanici sotto una campana di vetro trasparente oppure vasi di fiori freschi cambiati ogni giorno, magari dono di qualche corteggiatore e ammiratore.
Insieme al tavolino viaggiavano almeno due sedie abbinate.

La stanza contava almeno di una credenza dove mettere in mostra il servizio più chic, quello della porcellana più raffinata, dalla provenienza più esotica, il più antico o il più prezioso, magari in argento.

Potevano essere presenti diversi strumenti musicali con i quali le ragazze di casa intrattenevano gli ospiti suonando o cantando, il pianoforte era quasi d'obbligo, se si scorre il tempo all'indietro si potrebbe riconosce un virginale, una variante antica principalmente suonato nel Seicento e Settecento e dal suono molto limpido con cui si esercitavano le fanciulle, e poi anche flauti, specialmente traversi, violini, liuti e mandolini, questi in particolare nei paesi mediterranei [Caravaggio docet!].

Nel salottino, inoltre, attendevano gli ospiti che lasciavano presso le cameriere o i paggi alla porta i propri biglietti da visita, recapitati brevi mano alla padrona o all'interessata che aveva la facoltà di scegliere se scendere e accogliere l'ospite oppure no.
Per ulteriori informazioni vi rimando ai post scritti qualche tempo fa:
Tea Party ~ Il tè pomeridiano
Le visite ~ breve vademecum su come fare visita a qualcuno


La biblioteca
Stanza di impronta nettamente maschile, inutile soffermarci sul suo significato, sebbene, oltre che da stanza dei libri e della cultura servisse anche da studio.
Quando si parla di biblioteca iniziamo subito a inquadrare un minimo l'ambiente: non aspettatevi un salone con le pareti tappezzate di scaffalature tipo La bella e la bestia, in realtà le dimensioni e il contenuto erano decisamente più modeste.
Angolo biblioteca
Immaginate quindi una stanza con una o due scrivanie, magari posizionate l'una di fronte all'altra; alla scrivania più imponente sedeva il padrone di casa, su una poltrona dall'aspetto monumentale, probabilmente la sua scrivania aveva dimensioni o foggia più seriose e massicce, lì il signore della casa teneva i conti delle sue proprietà, i suoi acquisti, le spese sul libro di casa, il libro contabile.
La moglie sedeva di fronte, in una scrivania decisamente più raffinata e delicata, leggeva, compilava il registro delle spese domestiche, segnava i salari dei suoi dipendenti, annotava il diario, accessorio indispensabile spesso contenuto in uno dei cassetti dello scrittoio, infine gestiva la corrispondenza, in riferimento a lettere (le persone della famiglia lontane si scrivevano quasi ogni giorno, basti vedere in Orgoglio e Pregiudizio), inviti, ringraziamenti, telegrammi, condoglianze, ecc.
Anche se presente, la scrivania della moglie era comunque un'aggiunta in quanto la biblioteca veniva considerata la stanza del padrone di casa, dove a volte vi rimaneva rinchiuso l'intera giornata. Se egli non voleva la consorte tra i piedi, questa sbrigava le sue faccende tra la propria stanza e il salottino di cui abbiamo detto sopra.

Accessori indispensabili di questa camera erano le confortevoli poltrone con braccioli per la lettura e il caminetto. La legna ardeva sempre nel focolare, ma il carbone veniva aggiunto dalla servitù solo quando i padroni entravano per leggere o consultare qualcosa, per risparmiare sulle spese (il carbone era abbastanza caro, vedi il post intitolato Il costo della vita); quando non adoperato, il carbone stava nel suo contenitore, sulla sinistra del caminetto, a destra risiedevano invece gli attrezzi per attizzare il fuoco, quindi attizzatoio, paletta, scopino, ecc. ma questi erano presenti in ogni stanza con camino.

Per quanto riguarda il materiale da consultazione, poteva essercene del più vario a seconda del tipo di famiglia, di estrazione, di idee politiche e religiose.
Biblioteca di una estate di campagna, la
dimensione è decisamente cosa diversa dalla
precedente immagine e anche le scaffalature
Una famiglia media poteva vantare sugli scaffali diversi almanacchi, ovvero previsioni per l'anno a venire e riassunti dei fatti salienti di quelli trascorsi (Sherlock Holmes ne consulta diversi durante le sue indagini e li tiene nel suo soggiorno); c'erano poi dizionari, in quanto era considerato importante saper parlare bene e usare terminologie corrette in riferimento al contesto [abitudini tristemente perse... la gente non sa più consultare né il dizionario né l'enciclopedia e, soprattutto, non sa più parlare correttamente e scrivere quello che dice].
Infine non potevano mancare alcuni classici della letteratura e qui cominciamo a porci d'innanzi ad una questione non da poco: cosa era classico al tempo dei Victorians?
Considerando che i libri di allora sono per noi dei classici (Hardy, Austen, Bronte, Dickens), lo erano per allora?
Nossignore, la Austen scriveva in pratica di Harmony dell'epoca e Dickens era considerato abbastanza populistico., tanto da esserne vietata la lettura agli scolari; Hardy poi era troppo teatrale. I veri classici erano Shakespeare, ovviamente, Chaucer, un po' il Boccaccio inglese, e soprattutto molti sonetti e poesie talmente melensi e smielati che ormai non li legge più nessuno. Ai victorians, nello specifico, piacevano le ballate medievali, i poemi epici, l'amor cortese e il cor gentile infarciti di melassa. Insomma: du palle...
Visto che scritti nel Settecento, erano già classici titoli come Pamela, Joseph Andrews, Viaggi in diverse nazioni remote del mondo, di Lemuel Gulliver il libro che detesto di più in assoluto (all'epoca andava ancora il titolo per esteso e l'edizione in 3-4 volumi) e Robinson Crusoe.
Comunque Dickens, la Austen, le Bronte e Hardy e Thackeray e tutti i loro compagni del tempo erano sì presenti, solo non come classici come adesso, ma come contemporanei, insomma gli omologhi di Follett, Brown, Cornwell e la Reichs. E chissà che nel mucchio non troviate anche qualche libro proibito, ovviamente c'erano, ma non in bella mostra, per esempio si potevano scorgere le copie di Fanny Hill: memorie di una donna di piacere, che non è un libro per educande neanche oggi...

Un immancabile nella biblioteca di casa era La Sacra Bibbia, ma quella era un must have di qualsiasi famiglia sapesse leggere, sia che avesse o no una biblioteca: passaggi e brani erano spesso letti quando la famiglia si riuniva in salotto o a tavola (cfr. Sette spose per sette fratelli) alla classica maniera protestante, inoltre si ringraziava sempre per il cibo che si consumava, un'usanza che forse dovremmo riprendere perché noi lo diamo per scontato, ma il cibo è un dono, ottenuto sì con la fatica, ma pur sempre un dono che non ci è dovuto e quindi, a mio avviso, dovremmo davvero ringraziare per tutto ciò che abbiamo.

Per quanto riguarda l'estetica, la biblioteca di solito era una stanza dalla mobilia scura, in ciliegio rosso, mogano, colori tendenti al nero, anche l'ebano a volte che appesantivano un po' l'ambiente; la tappezzeria era di colori carichi come verde, blu o bordeaux e con pannelli di legno nella parte inferiore del muro. In terra parquet o tappeti e grandi finestre, ove possibile.


Sala da pranzo
Sala da pranzo di Stato a Buckingham
Palace, Londra
Nel mondo anglosassone la distinzione tra living room e dining room è estremamente importante. Da noi può capitare che la sala da pranzo faccia da soggiorno e viceversa, lassù no, è una grave mancanza, la forma più sciatta di arredamento. Ecco quindi che il salotto/salottino erano una cosa e la sala da pranzo un'altra.
La stanza di rappresentanza della casa e quindi la più fastosa e decorata, un vero tripudio, un eccesso dietro l'altro, a cominciare dall'esposizione quasi da banco del mercato di servizi da portata, ordinatamente riposti nelle credenze, ma comunque in bella mostra, zuppiere in argento o porcellana rifinita sul tavolo, intarsi e decori alla mobilia fino a diventare opprimenti e, soprattutto, lini e tovaglie di pregiata fattura, ricamate a mano stipate nelle ante, pronte per essere tirare fuori durante il pranzo della domenica, consumato dai vari membri della famiglia in casa l'uno dell'altro e, quindi, occasione per ostentare il proprio status.

Oltre ai mobili, riccamente decorati, a volte dorati e zeppi di teste di leoni, intarsi, ornamenti, rifiniture, ghirigori e fioriti, a seconda dello stile, anche le tende non erano da meno.
Sala da pranzo vittoriana
Le tende erano uno dei pezzi forti della sala da pranzo, costituite da due o tre strati di tessuto sovrapposti, tutti preziosi e in mostra, in particolare lo strato sottostante, in stoffa chiara e trasparente era usato per filtrare la luce in modo che non accecasse i presenti, mentre il drappeggio superiore era in drappi spessi e pesanti come broccato, seta o velluto, era usato di notte per coprire i vetri, in modo da mantenere la privacy, era inoltre efficacissimo contro i fastidiosi spifferi che sgusciavano tra le feritoie delle finestre; quest'usanza era in voga già dal Medioevo, quando i castelli e le case non avevano finestre di vetro né imposte, ma solo la sagoma e per ripararsi, specialmente d'inverno dalla pioggia e dalla neve erano usate pesanti tende e arazzi.
Nei paesi nord europei, infatti, non esiste la cultura della persiana che, come dice il nome, viene dall'Oriente, questo perchè i raggi solari erano meno intensi che sul Mediterraneo o in Medio Oriente, dove invece il sole picchia parecchio e nelle ore più calde del mezzogiorno spesso le persone andavano a riposarsi nella frescura della casa o del pergolato, oscurando con pesiane di legno le finestre, che filtravano efficacemente i potenti raggi del primo meriggio.


Studio, studiolo, stanza della musica, della pittura, del...
La ricchezza, si sa, porta ostentazione e stravaganza: insieme, separate, ma una delle due c'è sicuramente. Ecco che la ricchezza in tempo vittoriano era espressa nella manifestazione dei propri possessi, di cui la casa era il più evidente. Ecco quindi che la casa diventa biglietto da visita quando si cerca di fare colpo su personaggi più importanti, per impressionarli l'architettura rasenta l'assurdo e le stanze interne si moltiplicano.
Stanza della musica
Con la configurazione fino a poco prima nessuno sentiva la necessità di una stanza da disegno, ma se si è ricchi e potenti, questa può diventare una necessità, uno status, ecco quindi che entriamo nell'intricato ambito delle stanze inutili, ovvero camere destinati a scopi ricreativi o semplici doppioni delle precedenti. Una casa importante e ricca, come potrebbe essere Chatsworth House (location di Pemberley in più di un adattamento O&P) avrà sicuramente avuto una biblioteca e almeno quattro salottini.
Le stanze superflue sono inutili, ma si sfrutta l'opportunità di mostrare quanto in più si ha, sia come spazio, sia come oggettistica, mobilio, tappezzeria, tendaggi, tappeti. Se doveste riempire cinquanta stanze, quanto spendereste? Un capitale. Avere molte stanze e spendere qualcosa per ciascuna era come gridare: ho del capitale, ne ho talmente tanto che posso fare a meno perfino di tutto quello che ho usato per queste camere.
Vero.
E falso. Perchè il bluff esiste e magari l'ostentazione era solo uno specchietto per le allodole per accasare bene l'unica figlia.
Le stanze superflue erano principalmente varianti del salottino, le persone di casa vi si riunivano per leggere insieme, ricamare, nella stanza da musica si suonava e si avevano molti strumenti a disposizione, di cui immancabile era il pianoforte, preferibilmente a coda. Nella stanza da disegno l'ambiente e l'illuminazione erano studiati perchè fosse perfetta per disegna e dipingere, un'attività che tutte le ragazze cercavano di apprendre, infatti Lady Catherine DeBurgh rimane estremamente stupita che Lizzie non la conosca (e sia carente anche suonatrice): naturalmente a Rosings probabilmente erano presenti sia la stanza della musica che quella da disegno, mentre difficilmente a Longbourn c'erano, stretti come stavano.


La sala da ballo
Discorso a parte va fatto per la stanza da ballo. Dare un ballo era, per certe signore, un'esigenza sociale e serviva per mantenere il loro status, ecco quindi che la casa doveva essere provvista di un salone adeguato con scalone e sufficiente spazio perchè gli ospiti possano danzare in una stanza e rinfrescarsi in un'altra servendosi dal buffet.
Una dance room vittoriana, probabilmente
di un ricevimento al Palazzo Reale
È da classificare come stanza inutile? Personalmente non la definirei tale, ma naturalmente la mia può non essere la vostra opinione; personalmente però, visto la rilevanza che certi eventi mondani avevano sulla vita sociale, su tutti gli aspetti, credo che fosse un dettaglio troppo rilevante perchè potesse essere trascurato, ergo la stanza da ballo non era superflua, almeno da un certo rango in su.
Per maggiori info vi rimando ad alcuni post scritti in passato:
Come organizzare un ballo
Regole di base sul comportamente ai balli sociali

Una nota doverosissima: non immaginate i saloni da ballo come sterminate piazze d'armi, non lo erano: spesso c'era posto solo per i ballerini e alcuni ospiti alle pareti, in questo romanzi e film tendono ad esagerare, ma se guardate delle immagini di Almack's, che tra l'altro era proprio un'istituzione sorta a questo scopo, vi accorgerete che le sue dimensioni erano alquanto modeste. Alcune dimore fuori Londra potevano permettersi i saloni che a noi tutti piace immaginare, probabilmente a Pemberley c'era, ma non dovunque.

Per quanto riguarda l'arredamento, per la sala da ballo dovete immaginare qualcosa di simile al salottino: tappezzeria dai colori vivaci, ostentazione di ricchezza con pesanti e raffinati tendaggi multistrato, mobilia costosa, spesso in legno intarsiato e marmo lavorato, specchiere e grandi candelabri.
Mancanza essenziale erano i tappeti per terra, che avrebbero infastidito i ballerini che scivolavano rapidi sul parquet, importante invece era la presenza di uno o più grandi lampadari al soffitto, tra i quali i preziosi manufatti di Murano erano molto apprezzati, così come splendide creazioni in cristallo di Boemia, disperazione dei domestici che dovevano pulirli periodicamente o accendere tutte le candele.


La cucina
La cucina meriterebbe un discorso molto più ampio di quanto fatto fin'ora e non è detto che prima o poi non mi ci dedichi (ma non contateci troppo, eh!).
Cucina vittoriana con la stufa in ghisa al posto del
caminetto gigantesco
Zona fondamentale della casa, era spesso costruita sul retro ed era gigantesca, una stanza enorme dove stufe, camini e strumenti la facevano da padroni mentre il personale si affacendava su immensi tavoloni in legno.
La cucina era il regno delle donne e comprendeva alcune tra le particolarità della casa, ad esempio la ghiacciaia. Nei secoli passati, si sa, la conservazione degli alimenti era un problema non secondario e le soluzioni che i nostri avi inventarono o scoprirono furono sicuramente ingegnosissime, a cominciare dalla salatura, dall'avvolgimento in spezie, dal sotterrare il cibo, in particolare i vini (nelle cantine) e i formaggi (quelli che chiamiamo "di fossa"), avvolgendo nella cera. Insomma, c'erano un'infinità di modi e ciascuno conferiva al cibo un gusto particolarissimo.
Già nel Settecento si era capito che le basse temperature congelavano, oltre all'acchia, anche il processo di decomposizione e si iniziarono a sfruttare le tecnologie per ottenere vantaggi da ciò anche a quote inferiori a quelle del Monte Bianco; così dalle montagne venivano trasportati a valle enormi cubi di ghiaccio e poi conservati al fresco in un luogo buio e riparato e insieme a loro venivano sistemati gli alimenti da conservare. La struttura di queste ghiacciaie non era molto diversa da quella di una libreria: tanti ripiani dove si intervallavano cubi di ghiaccio molto grossi (più lo sono e più lentamente si sciolgono) ad otri di carne, pesce, ecc.

La cucina stessa poi era un capolavoro di tecnica e di tecnologia. Nel Settecento la maggior parte delle pietanze delle grandi case era cucinata ancora sul camino nei grossi paioli e calderoni molto medievali che abbiamo visto anche in La cameriera che travasa la zuppa; nell'Ottocento, invece, le cose cambiano: le stufe, un'invenzione dell'Europa centro-occidentale (Germania, Olanda e Belgio) conquista sempre più campo nelle piccole abitazioni dove si rivela più comoda del camino, lì sopra si sistemano le pentole, si porta ad ebollizione l'acqua, si cucinano le minestre, si usano anche per scandare i mattoni del letto e come caloriferi, ruolo per cui erano molto efficaci, specialmente per la loro posizione centrale nella stanza, a differenza del caminetto che, invece, era sempre dislocato su una delle pareti e, quindi, parte del calore si disperdeva oltre il muro in un'altra camera o all'esterno (che spreco!).
Una cucina di campagna con camino e utensili
di rame
Sulla metà dell'Ottocento le cucine a stufa avevano soppiantato quasi del tutto i camini per cucinare, mentre alla fine del secolo fecero la loro comparsa le prime stufe a gas, le mamme dei moderni piani cottura che usiamo in Italia, mentre all'estero è molto impiegata la piastra riscaldata al posto del fornello, una via di mezzo tra il principio della stufa e il funzionamento della cucina a gas.

Altro indispensabile strumento era il lavandino: verso la fine del XIX secolo ce n'era uno in ogni cucina e dotato di acqua corrente, ma non era così prima, quando l'acqua arrivava dal pozzo e veniva fatta sgorgare tramite una pompa manuale (ricordate Biancaneve?), attrezzo che richiedeva che le donne di cucina avesse delle belle braccia robuste.
L'avvento dell'acqua corrente fece sì che molti installassero lavandini, ma le tubature non arrivavano ovunque e la spesa era onerosa, quindi ci volle circa un secolo prima che la situazione cambiasse da come era stata fin dai tempi antichi, con ragazzi robusti che portavano l'acqua e ragazze che prelevavano dal pozzo.

Immaginarsi una cucina vittoriana credo sia affascinante, ho visitato diversi castelli e residenze e ogni volta è più affascinante: a Neuschwanstein la cucina intonsa di Ludwig II è un capolavoro di modernità, la cucina della Venaria Reale, fuori Torino, invece, è stata creata appositamente per cucinae piatti di cacciagione che piacevano tanto ai Savoia e che si cacciavano proprio alla reggia. Particolarissima è la cucinina dell'Amalienburg, il casino di caccia della regina di Baviera, decorata con maioliche coloratissime perchè ad Amalia Savoia, colei che l'ha voluta, piaceva farsi vedere dai suoi ospiti mentre dava un giro di mestolo alle pietanze che avrebbero poi mangiato [per carità, più di un giro di mestolo non faceva! Ma sapete, non poteva mica stare in un ambiente fumoso, spoglio e con le pareti intonacate, la poverina...].
Utensili da cucina per al consumazione della
servitù (si riconosce dalla qualtià del metallo)
Mia madre sostiene essere molto bella la cucina del Castello di Chenonceau, nella Valle della Loira, residenza della famosa amante di Enrico II di Franica, Diana di Poitiers. Secondo me è anche molto pittoresca la cucina medievale del Castello di Kost, vicino Praga, ma io sono una patita del medievale ^__^

La cucina generalmente era grande nelle magioni furi Londra, le estates, come erano chiamate, autentiche piazze d'armi con un grosso tavolo al centro dove si preparavano le pietanze, tutt'attorno le pareti erano decorate dagli utensili appesi: teglie, pentole, scolapasta, casseruole, mattarelli, principalmente in rame o ottone. Eppoi la moltitudine di vasi e rami di erbe aromatiche lasciate ad essiccare conferivano quel tocco di rustico.
La cucina, a differenza di quelle moderne, era un luogo abbastanza sporco, il camino e la stufa sempre in funzione macchiavano irrimediabilmente di carbone le pareti chiare e conferivano all'ambiente quell'aria scura e opprimente, inoltre il cibo, l'dore di carne e di spezie erano forti e l'aria viziata dai sapori così violenti. Lavorare in cucina, si diceva, era come lavorare all'inferno, il che dovrebbe farci capire come fosse piacevole.


Bene, ci sentiamo nella prossima puntata per quanto riguarda il primo piano, sperando che la sua gestazione e relativo reperimento di fonti siano un po' più rapidi di questi.

Baci a tutti





Mauser


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