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9 aprile 2012

Boodle's Orange Fool

Il Boodle's Orange Fool è da secoli il piatto per eccellenza del celebre club londinese per soli gentiluomini.
Vi avevo accennato nel corso del post dedicato al ritrovo Boodle's e oggi vorrei darvi la ricetta di questo dessert assolutamente squisito, tantopiù che è di preparazione abbastanza semplice, ha un gusto fresco e delicato adatto sia alla stagione calda che a quella invernale, si presta per tutti i tipi di ospiti, dai più snob ai meno sofisticati, e garantisce un successo eccezionale =)

La sua preparazione in parte ricorda qulla della trifle per la cui ricetta vi rimando all'apposita pagina.
Dunque preparate gli ingredienti e mestoli alla mano! Vedrete che cosa semplicissima

Ingredienti (x 4 persone)
  • 4 dischi di pan di spagna larghi come un bicchiere e alti circa 1cm
    (in alternativa una teglia completa che si provvederà a tagliare in seguito)
  • 1 tazza e 1/4 di pann
  • 4 cucchiaini da caffè di zucchero
  • La scorza grattuggiata finemente e il succo di 2 arance (meglio se di polpa bionda)
  • La scorza grattuggiata finemente e il succo di 2 limoni

Preparazione
Predisponete 4 coppe di vetro come contenitori da dessert e sistemate in ciascuno una fetta di pan di spagna.
Nel frattempo amalgamate in una ciotola la panna con un poco del succo delle arance e del limone, mescolare bene e ripetere finchè tutto il succo dei frutti è stato incorporato, passate quindi allo zucchero e alla scorza grattuggiata e montate con più energia oppure aiutatevi con un robot da cucina o uno sbattitore elettrico finchè il composto non diventerà bianco e soffice.
Dividete il preparato in quattro parti e versate ciascuno sui dischi di pan di spagna fino a coprirlo completamente e arrivare fino al  bordo del contenitore di vetro.
Coprite con uno strofinaccio di cotone e mettete i quattro recipienti in frigoriferio a raffreddare almeno 3 o 4 ore.

Prima di servire estrarre il dessert e guarnirlo con spicchi d'arancia, limone e altra scorza (potete lasciarne da parte un po' dalla preparazione).
Non rimescolate.
Servite appena uscito dal frigo, come un semifreddo o un semi-gelato morbido (non del tipo martello-scalpello) e vedrete che figurone! Oltretutto questo dessert è totalmente analcolico, infatti io ne sono innamorata e penso che sia una delle più belle invenzioni che possa proporre alle cene tra amici, dove non tutti gradiscono il gusto pungente di liquori come il rum, il marzala o il martini che spesso vengono incorporati nella preparazione.


Varianti
Poichè non tutti possiedono coppe da gelato o un'attrezzatura adeguata è possibile sostituire il recipiente da portata con dei bicchieri come quelli da bar, oppure con delle capienti tazze del mattino, tipo da tè.

È inoltre molto interessalte la variante che prevede l'impiego di wafer come sostituti del pan di spagna.
I wafer sono facilmente recuperabili al supermercato, i più indicati sono quelli piccoli tagliati a cubetti e al gusto di vaniglia.
Altra variante vede l'uso di amaretti anzichè wafers: perchè no?

Forza, mano agli attrezzi e fatemi spaere se avete intenzione di sperimentare questa breve e semplice ricetta dall'effetto assicurato e, nel caso, le vostre osservazioni al riguardo.


Fonte
Quella che vi ho proposto io è la versione data da foodbuzz che secondo me è la più semplice ed efficace nel risultato, ma in internet ovviamente proliferano le varianti.

Un bacio e a presto




Mauser







9 novembre 2011

Altri metodi di stiratura

Come sicuramente ricorderete abbiamo già approfondito il bucato e scritto un lungo post riguardo il ferro da stiro, così come anche sulle presse per la biancheria, mi dedicherò adesso ad un argomento simile, ma allo stesso tempo diverso, collegato ad entrambi: i sistemi di stiratura e lisciatura alternativi rispetto al ferro.

Perchè parlare di questo? E perchè esistevano questi sistemi?
È da premette che il ferro da stiro fu sì un'invenzione antica, ma era costoso e non tutti potevano permetterslo, occorreva del calore, tanto, e il metallo di cui era fatto non era approcciabile da chiunque, il che spiega perchè nel corso del tempo si siano venuti a creare altri sistemi ugualmente efficaci per ottenere lo stesso risultato; inoltre il ferro, anche se invenzione utile e geniale, non era applicabile a tutti i tipi di panni, esisteva una diversificazione importante a seconda della biancheria e di chi la adoperava.

Molti dei sistemi che andrò adesso ad illustrare potranno sembrarvi estremamente spartani e poco utilizzabili, in realtà non era così, come per tutte le cose la pratica rende tutto migliore e la pazienza e la costanza aiutano a migliorare, non c'è forse un proverbio che recita la gatta frettoloso fa i gattini ciechi? Vi chiedo solo di risparmiarmi, a questo punto, la battutina di Nedved che mi ripetono fin troppo spesso per non trovarla un po' irritante...

Ad adoperare questi sistemi erano principalmente i villaggi rurali e le donne di questi paesini si dividevano con attenzione i compiti della comunità perchè la vita nella loro cerchia sociale fosse sempre perfettamente organizzata, ci fossero provviste, abiti, il necessaire, insomma.
Dico donne perchè la stiratura, considerata uno dei mestieri domestici per eccellenza era apannaggio esclusivamente femminile e questo spiega anche il perchè, nell'anno Duemila, ci siano ancora uomini che non sanno neppure prendere in mano un ferro o che non hanno mai stirato una camicia in vita loro; se siete donne che stirano una volta a settimana e state alzando gli occhi al cielo, annuendo per provata esperienza, tranquille che non siete sole, mio papà è uno di quegli uomini che addirittura s'indigna che un altro del suo sesso possa interessarsi dell'organizzazione della casa, si abbassi a lavare i piatti, sgrassare il forno o, appunto, interessarsi del bucato.
E tanto per rimanere in tema uno dei miei colleghi mi ha confidato una settimana fa di essere stato costretto a stirarsi una camicia causa assenza della moglie: erano anni che non riprendeva in mano un ferro... credo che la mia costernazione, certamente riconoscibile nell'espressione, mi abbia depennata dalla sua lista di confidenze per i prossimi tre secoli.

Ma vediamo nel dettagli questi altri tipi di stiratura così rudimentali cercando di raggrupparli in categorie.


Battitura dei panni
Gli strumenti per la battitura delle lenzuola
La battitura aveva diverse varianti, ma principalmente consisteva nello stendere il tessuto o la pelle da lisciare su una superficie dura (mi raccomando che se viene teso tra due supporti, lasciandolo in bandolo a modello tamburo il risultato non si vede) e picchiettato con media forza tramite bastoni in legno levigato o pietre.
Metodo ancora utilizzatissimo nell'Ottocento rurale, nelle campagne italiane e nell'Asia centrale, era una delle mole varianti impiegate per i panni di grandi dimensioni come tende, lenzuola, copriletti, drappeggi, ecc.
Il supporto migliore per questo genere di lavoro era un tombolo di forma cilindrica, dove il tessuto era progressivamente avvolto, in questo modo le parti già battute che finivano sotto quella in lavorazione erano stirate una seconda volta.
Per maggiore chiarezza figurativa sul metodo rimando alle immagini allegate dalle quali si capisce come era svolto il procedimento.

Donne coreane della prima metà del Novecento (1910 ca.)
che
battono i panni sull'uscio
In questo caso forse la parola stiratura non è proprio adatta, in quanto implica che il tessuto sia teso, anche il corrispettivo inglese ironing non è corretto, perchè non venivano usati metalli.
Battitura è la più corretta e se vi sembra un'impiego bizzarro vi chiedo di fare mente locale e riportare alla memoria qualche immagine della vostra infanzia o della mttina quando uscite: non ci sono forse ad alcune finestre le lenzuola distese e i cuscini a prendere aria?
Esatto, le massaie di una volta impiegavano questa particolare declinazione della stiratura tutti i giorni, sventolavano i panni perchè si arieggiassero e poi li battevano col battipanni per eliminare le pieghe formate durante la notte. Qualcuno (pochi) lo fa ancora oggi.
Un dipinto tradizionale illustra come
la pratica venisse svolta in passato
Inutile dire che per ottenere un risultato accettabile bisognava darsi da fare a lungo e con una certa lena, sennò la biancheria rimaneva tutta a bitorzoli. Olio di gomito era la parola chiave, come ricorda l'eccentrico vicino di casa dei Banks nel film di Mary Poppins.
L'origine storica di questo metodo è universale, in tutto il mondo questo è stato il primo esempio per lisciare vestiti e pelli e non si può risalire esattamente a chi per primo lo adoperò, ma ci sono dipinti sia egizi che cinesi che raffigurano questa scena per la bellezza di più di 8000 anni a.C.
Ancora oggi questo sistema è il metodo di stiratura nazionale coreano.

Se vi sentite tanto superiori, impugnando la vostra Stirella, il nuovo Rowenta o chissà quale ammenicolo moderno, forse è il caso di darsi una ridimensionata: in Estremo Oriente il metodo della battitura non è certo abbandonato, ma lo si adopera ancora nelle campagne cinesi, del Laos, Vietnam, Cambogia, Thailandia, Indonesia, Mongolia, Corea e Giappone, dove continua ad essere l'unico consentito per la sistemazione degli abiti tradizionali delle cerimonie sacre shintoiste. In Paesi dove la tradizione ha molta più rilevanza che da noi, relegata al ruolo folkloristico, poco importa che ci siano sistemi più efficaci, moderni e comodi, quella è la metodologia designata dai saggi, dagli antichi su come vanno fatte determinate cose e così sono espletate ancora oggi.

Donne giapponesi in una pittura antica che le ritrae durante la stiratura dei panni




Lisciatura dei panni tramite pestello
Pestelli in vetro per la lisciatura
Altra variante ancora impiegata, generalmente considerata di origine vichinga, è la lisciatura dei panni tramite appositi pestelli o pietre di fiume arrotondate. Si hanno comunque tracce di questo genere di utensili per la lisciatura anche in Oriente, dove i pestelli erano realizzati in giada.

Il panno poteva essere sia fissato ad una superficie dura, possibilmente teso come nella descrizione di prima, sia disteso nel vuoto a modo di tamburo; le donne, che operavano una o due per volta, tracciavano col pestello o la pietra levigata ampi cerchi, distendendo la stoffa ed eliminando progressivamente le pieghe.
Anche qui siamo di fronte ad un'operazione lunga e noiosa e per quanto i risultati fossero buoni, occorreva lavorare davvero molto, pensate che dopo aver eliminato le pieghe da quella piccola porzione che si aveva davanti c'era ancora i restanti 9/10 di lenzuolo da stirare, aiuto!
Il procredimento poteva essere fatto sia con il panno asciutto che ancora umido, ma mai bagnato.

Una curiosità è data dal pestello che ho nominato.
Tanti tipi di pestello e sassi usati per la lisciatura
Inizialmente si trattava di sassi di fiume levigati, si preferivano le forme arrotondate così da adattarsi meglio alla superficie sottostante il bucato e non rischiare di strappare la stoffa con punte ed angolature acuminate che si impigliavano durante i movimenti; successivamente i sassi vennero sostituiti da utensili di pietra, metallo o vetro creati ad hoc, simili ai moderni perstacarne che abbiamo in cucina. Come i pestelli erano costituiti da un'impugnatura per facilitarne la presa, mentre la parte sottostante, larga circa un palmo, era levigata e leggermente concava per ricreare le rotondità del sasso, che aiutavano anche a tendere il lenzuolo.


Lisciatura tramite tavola
Nel caso di superfici di tessuto molto grandi, entravano in gioco le cosiddette tavole per la stiratura o mangle boards, niente a che vedere con la tavola da stiro (l'asse da stiro), ma un oggetto completamente diverso.
Alcune tavole vichinghe intarsiate
Dalla forma poteva trattarsi di un incrocio tra uno snowboard e una sega da legno, ma in realtà erano oggetti molto raffinati, costituiti da un'asse di legno di media lunghezza, lisciato a dovere e senza scheggie, corredato da un'impugnatura a volte decorata che doveva essere afferrata con una mano mentre con l'altra si esecitava pressione sulla stoffa spostando il peso sulla tavola per amplificarne l'effetto.
Il tessuto era avvolto su aspi fino a formare giganteschi rocchettoni, di quelli che ancora si vendono nelle telerie o negli studi di arredamento, e per ogni centrimetri girato sul rocchetto si davano energiche passate con la tavola che aveva questa forma ingombrante e questa dimensione per facilitare il compito, dovendo coprire aree tanto vaste, infatti con la battitura o l'uso dei pestelli ci sarebbero voluti anni, mente così le passate erano più rapide e meno faticose.

L'uso della tavola era diffusa in tutto il vecchio continente, dalla Norvegia all'Austria, alla Transilvania. In alcune aree la tavola non era perfettamente liscia, ma cilindrica, simile ai mattarelli, così da poter scorrere facilmente per una grande lunghezza, in altri casi la suddetta tavola aveva una pinna inferiore, una piccola cuspide in legno non tagliente inserita per tendere ulteriormente la stoffa.
Nel modello austriaco della foto si notano bene i due pomoli per l'impugnatura, quello laterale e soprastante, che permettevano un pieno controllo dell'utensile durante le operazioni; nell'illustrazione della tavola bosniaca, invece, è evidente la cuspide per la tesura del tessuto.
Diversi tipi di tavole per la stiratura provenienti da alcune zone dell'Europa centrale, da sinistra:
Transilvania - la forma era molto singolare
Bosnia - si noti la pinna o cuspide inferiore per tendere il tessuto senza strapparlo
Austria tedesca - dotata di un pomolo aggiuntivo per una maggiore maneggevolezza
Stiria - c'erano due impugnature e l'utensile assomigliava ad un mattarello fatto scorrere sul tessuto



Usanze nordice
Nella cultura vichinga queste tavole avevano molto significato e si diceva che fossero strettamente collegate alle proposte di matrimonio.
L'uomo innamorato, infatti, intarsiava per l'amata una mangle board, una tavola per la stiratura, incidendovi alla sommità scene raffinate o disegni geometrici, dopodichè avrebbe lasciato l'utensile sull soglia della casa di lei significando una proposta di matrimonio e attendendo una risposta.
Se la ragazza avesse accettato la proposta e avesse portato con sé la tavola in casa, allora a breve si sarebbe celebrato un matrimonio, analogamente se l'oggetto rimaneva fuori dalla porta, si doveva pensare ad un rifiuto.
In questo caso l'uomo non poteva adoperare la tavola per la prossima ragazza che avesse chiesto in moglie, ma avrebbe dovuto prepararne una nuova per l'occasione.
Semplice mangle board
In Italia esisteva un'usanza simile, ma l'innamorato preparava alla ragazza che gli stava a cuore un fuso e non una tavola per la stiratura; era un pegno d'amore molto importante e ambìto e ne abbiamo già accennato nel post circa la vita invernale in una baita di montagna.


Sperando che il post sia stata una curisità poco nota da scoprire sul mondo della stiratura, ci rivediamo al prossimo post

Baci




Mauser

12 ottobre 2011

La signora è molto indaffarata

La signora è attualmente molto indaffarata e non potrà ricevervi...

Con queste parole, di solito, molti visitatori delle dame del passato erano congedati direttamente dalla servitù appena sopraggiunti in casa. Domestici e cameriere personali avevano una precisa lista di invitati graditi, ammessi, da congedare o, addirittura, da scacciare senza molti riguardi, un po' come le moderne segretarie che, a seconda del mittente delle telefonate, trasmettono o meno la chiamata al destinatario, altrimenti la cestinano con qualche scusa plausibile, della serie "è in riunione/è fuori/attualmente è al telefono/la faccio richiamare il prima possibile", c'è gente che aspetta ancora oggi...

Ma cos'aveva di così importante da fare la nostra signora per non avere neppure il tempo di ricevere i propri invitati?
Come si svolgeva la sua giornata?
Dopo quella del valletto vediamo oggi la giornata di una signora della buona società.

La sua segretaria sedeva dietro un paravento, con l'agenda degli impegni sociali della principessa.
«Domani mattina alle nove, equitazione; alle dieci e trenta visiterà il nuovo ospedale pediatrico. Alle tredici pranzo con tre membri del consiglio per discutere il contratto del vanadio all'America. Alle quattordici consegnerà degli orologi d'oro a quattro impiegati delle ferrovie. Alle sedici prenderà il tè con le signore del consiglio. Alle diciassette e trenta l'Accademia Scientifica terrà una conferenza sulla vita degli insetti delle Montagne Balean nel bordest. Alle diciannove tornerà per prepararsi per la cena delle venti e trenta. E alle ventidue...»

Jude Deveraux, La principessa

La mattina
La mattina della nostra signora incominciava naturalmente col suo risveglio.
Passati ormai i tempi dei festeggiamenti fino all'alba in voga nel Settecento, era anche più ragionevole l'ora in cui svegliarsi, una regolina basilare diceva che più si stava in basso nella gerarchia e prima occorreva svegliarsi.

A differenza della signora, questo è il mio metodo di sveglia
I domestici di una casa solitamente si svegliavano intorno alle 5 di mattina (cfr. La cameriera), c'era molto lavoro da sbrigare prima che i padroni si alzassero a loro volta e cominciassero ad essere più di disturbo che di aiuto, senza contare che cameriere e valletti erano continuamente infastiditi da queste presenze dalle quali dovevano scostarsi, inchinarsi, ecc, distraendoli dall'operato.
Risveglio
La sveglia metodo Montessori era puntata per le 7-8, ci si alzava più tardi solo raramente se si erano intrapresi viaggi lunghi e stancanti oppure si aveva preso parte a feste particolarmente grandiose, lunghe e mondane.
A svegliare la padrona era la sua cameriera personale, di cui abbiamo già visto la figura in passato, costei si preoccupava di non traumatizzare la giornata della signora, quindi dimentichiamoci una domestica che entra di gran carriera nella stanza padronale e le spalanca le tende in faccia, per una cosa del genere, se la signora era particolarmente permalosa, la ragazza sarebbe stata licenziata su due piedi.
Il risveglio era graduale, la luce veniva fatta filtrare lentamente attraverso le tende bianche, raramente le cortine del letto servivano a qualcosa oltre la scenografia e poichè non era usanza che marito e moglie trascorressero insieme tutta la notte, accadeva di rado che nel letto di lei ci fosse necessità di sigillare il tutto, questa formalità era lasciata alle prime notti di nozze dei matrimoni combinati tra grandi casate e, con il progredire del secolo, si perse anche lì.


Colazione (detta spuntino)
Generalmente nel corso del tempo si sviluppavano delle consuetudini comportamentali riguardo ciò.
Solitamente i borghesi facevano colazione in sal da pranzo, mentre i nobili se la facevano portare in camera dal proprio servitore con un vassoio colmo di leccornie provenienti dalle cucine.
Su richiesta del padrone venivano cucinate espressamente brioche, cornetti, cioccolate, farciti muffin, ecc.
Nel caso si fosse ospiti in case altrui, era la cameriera personale o il valletto a portarla e, se questa per un qualsiasi motivo mancava, era la cameriera assegnata. Da ospiti, comunque, solitamente era preferibile scendere per lo spuntino in sala da pranzo, dove ci si doveva rigorosamente servire da sé, secondo il metodo inglese. In America, dove essere serviti è il massimo del privilegio, i camerieri rompono questa norma servendo la colazione anche agli ospiti, nel film Gosford Park, se ricordate, i due americani ospiti, regista e attore sotto mentite spoglie, rimangono abbastanza perplessi da questa singolare usanza.
Per quanto mi riguarda questa è la regola.
Se la signora decideva di scendere per la colazione, solitamente lo faceva già abbigliata a dovere, ecco quindi che la fase della vestizione va spostata indietro di un passo, andando a posizionarsi prima della colazione.

Dal Manuale di gestione e organizzazione della
casa
di Isabella Beeton, ecco qualche suggerimento

per la colazione
Solo nelle famiglie borghesi esisteva l'usanza di pranzare tutti insieme anche al mattino, tale usanza, con il progressivo accrescimento di potere della classe commrciante, si diffuse notevolmente ed ecco che per la colazione veniva imbandita tavola come ad un pranzo.
La colazione era molto nutriente, simile alla colazione continentale degli alberghi delle grandi catene Hilton, Holiday Inn, Novotel, c'erano uova, pomodori, pancetta, burro, pane e marmellate e perfino farinata d'avena e porridge, pollo e mostarda . Immancabile una buona tazza di tè come corroborante.

A differenza di come nominiamo noi i pasti giornalieri, per i Victorian la colazione si chiamava spuntino in quanto la colazione vera era il pranzo e il pranzo la cena.

Vestizione
In questa illustrazione una solerte cameriera
aggiusta l'acconciatura elaboratissima della
padrona.
La toeletta mattutina era un rituale sacro per una donna vittoriana, sia che fosse aiutata da una serva, sia che procedesse per conto proprio. Potendo, qualsiasi signora si faceva aiutare da una cameriera, fosse anche la cuoca, per stringere il corsetto e abbottonare la miriade di pomelli degli abiti, infatti, occorreva comunque una terza mano che aiutasse e un paio d'occhi in più.

Per questo particolare momento della donna mediamente benestante di cui noi stiamo parlando dovete immaginarvi la nostra dama non molto diversa dalle bambole senza vita con cui si giocava da bambini, erano le loro cameriere a fare tutto, a versare l'acqua della brocca nel bacile, a spruzzarene le goce in faccia, a sciacquare via i segni del cuscino e le occhiaie con pezze umide imbevute anche di aromi profumati al mughetto, alla rosa, al caprifoglio e alla lavanda, a pettinare loro i capelli e a vestirle di tutto punto, arrivando non solo ad abbottonare le vesti e stringere i corsetti, ma anche a legare le fettucce che fissavano le calze alle mutande, i nastri delle camiciole, i bottoni delle maniche.
Alcune donne arrivavano in età adulta senza sapersi vestire da sole, un caso esemplificativo è quello di Mary Lennox ne Il giardino segreto perchè arrivata nel castello dello zio, sperduto nella brughiera, non è minimamente in grado di badare a sé, né di vestirsi, pettinarsi, ecc. in quanto in India avevano sempre provveduto le sue cameriere. Se infatti guardate la prima scena dell'omonimo film del 1993 viene raffigurata proprio Mary nell'atto di essere vestita dalle sue servitrici indiane (min. 0:44)


Essere vestite e riverite, per queste donne era la norma, a noi probabilmente apparirebbe come una perdita di tempo perchè siamo abituati a muoverci con gesti frenetici in mezzo ai tessuti elastici, i fiocchi delle maglie sono applicati, al massimo annodiamo i nastri di una camicia, abbottoniamo i polsini o tiriamo su la zip della gonna, l'estermo è infilarsi le calze, ma pensate che esasperazione se le collant ve le infilasse qualcun altro con i suoi tempi? Io non sopravvivrei, detesto quando mi pettinano, figuriamoci se mi dovessero vestire...
E a proposito di pettinare, ovviamente anche quello era compito della domestica, che oltre che una donna dalle molteplici abilità era anche un'abile parrucchiera e sapeva arrangiare i quattro peli della padrona in elaborate pettinature all'ultima moda, era espressamente richiesto che la cameriera personale si documentasse con materiale e riviste sulle tendenze parigine anche per poter consigliare la padrona in merito a scelte di vestiario e di acconciatura.
Generalmente si cominciava con una passata di spazzola per districare i nodi formatisi durante la notte (anche se si dormiva coi capelli raccolti in una treccia) e lisciare la chioma, certamente la cameriera personale della signora avrà avuto delle manine d'oro, visto che molte donne sono sensibilissime quando si parla di farsi pettinare da mani altrui ed io per prima, quando da bambina mia mamma mi pettinava i capelli, strillavo come un'aquila.
All'epoca dovevano ancora fare pace con il pettine, infatti era poco adoperato rispetto alle morbide spazzole d'argento con crine di cinghiale o setole di maiale.
Con i capelli sciolti e fluenti sulla schiena, si procedeva ad intrecciarli secondo una precisa pettinatura.
E aggiungiamo che oltre che esperta di moda e parrucchiera, la cameriera doveva avere pure un carattere che s'intnasse con quello della padrona: una serva troppo chiacchierona con una lady taciturna erano una coppia poco affiatata, il contrario era già migliore, sebbene certi caratteri mal tollerassero la passività di altri rispetto alle loro chiacchiere...

Una cameriera vittoriana sistema l'acconciatura
della padrona che si rimira nello specchio
Tra cameriera e padrona esisteva un rapporto molto intimo, sebbene il loro legame non fosse esattamente di amicizia, dopotutto le classi sociali erano ben definite, le due condividevano moltissimo della vita l'una dell'altra, spesso la padrona arrivava a confidare i propri segreti alla cameriera che l'accompagnava in ogni aspetto della vita e, quindi, era vista un po' come una piccola coscienza in formato maid sulla propria spalla, pronta a dare consigli assennati. Problemi di cuore? Relazioni illecite? Gravidanze? Le cameriere sapevano tutto, anche quello che era oscuro ai più.
L'Imperatrice Sissi, per essere vestita e pettinata impiegava circa due ore e una decina di dame di compagnia presenziavano alla sua toeletta, il che mi fa rivalutare di molto i 20 minuti che passo in bagno tutte le mattine [anche se la maggior parte del tempo è perchè mi sto appisolando sulla tazza o di fronte allo specchio].

Vi sembra una cosa tanto strana essere aiutati da una cameriera? Roba dell'altro secolo? Date un'occhiata a questa foto tratta dalla rivista LIFE, ritrae Ida Sykes Billups prima di entrare ad un party, poco prima dello scoppio del secondo conflitto mondiale. Anni Quaranta. Del Novecento. Non Medioevo.
Probabilmente qualcuna delle vostre nonne era già viva...

Disposizioni e organizzazione della casa
Finalmente abbigliata e profumata a dovere, la signora era pronta per incominciare la sua giornata lavorativa e il suo primo dovere era prendere nota dell'andamento della casa.
La donna incontrava nei propri appartamenti la governante che le riassumeva i fatti salienti della giornata, eventuali episodi degni di nota o situazioni per le quali era necessario il suo intervento, ad esempio licenziamenti o carenza di personale, per ciascuna si procedeva secondo le disposizioni, dopodichè la padrona scendeva a discutere il menu insieme al cuoco o alla cuoca. A seconda dell'atteggiamento più o meno liberale della padrona, questa si recava personalmente in cucina oppure riceveva la cuoca in salotto o in sala da pranzo e si disquisiva di quali portate presentare per il pranzo e per la cena, di eventuali ospiti ecc. I gusti specifici dei singoli non erano contemplati in quanto erano i rispettivi camerieri personali a doversene preoccupare informando di ciò la governante, simili piccolezze non dovevano giungere alle orecchie di una dama che, nel frattempo, si stava preparando per la sua uscita mattutina.
Discutere del menu era un'occupazione abbastanza impegnativa se si contava che ciascun pranzo aveva molte portate e un'anatra la si poteva cucinare in mille e un modi.

Oltre a queste preoccupazioni, la signora doveva occuparsi di avvisare per la presenza di eventuali ospiti a pranzo, cena o colazioni future, commissionava alla servitù il ritiro di acquisti e oggetti fatti in giro con l'uso del landau, e stabiliva se ci fosse la necessità di particolari attività fuori dall'ordinario, come la pulizia di certe stanze, lo smantellamento delle tende, la potatura del giardino, il rinfoltimento della ghiaia del vialetto, la lucidatura dell'argenteria o lo spolveramento dei grossi lampadari a molti bracci che pendevano dal soffitto.


Passeggiate mattutine
In un'epoca in cui le palestre Virgin Active non esistevano, gli unici modi per fare attività fisica per una dama erano camminare, camminare e camminare. E magari andare a cavallo.
Di ritorno dalla modista
by Andrea Marchisio
Poichè la dieta vittoriana, per i benestanti, era molto ricca di proteine e carboidrati e si rischiava di ingrassare facilmente, le donne praticavano tutto quanto in loro potere per eliminare l'antiestetico adipe che già allora era stato eletto a nemico del nostro sesso, ecco quindi che sia le dame di città che di campagna non si sarebbero risparmiate una bella passeggiata, naturalmente i soggetti di interesse cambiavano a seconda di dove ci si trovava.
Se la dama era in campagna la sua passeggiata avrebbe previsto stradine sterrate che costeggiavano campi o boschi e i confini della proprietà, giri in giardino oppure una gita fino al paese più vicino, in città invece era più probabile che la signora si recasse in qualcuno dei grandi parchi cittadini, come Hyde Park, per esempio, dove si potevano incontrare anche alcune conoscenze e scambiarsi pettegolezzi, oppure facesse una mattinata di shopping nelle strade più in come Bond Street, Piccadilly, Regent Street, ecc.
Una dama non usciva mai da sola, era una regola ferrea, pertanto se non aveva la compagnia di sorelle o figlie, questa partiva insieme alla propria cameriera che, nel caso fosse andata a fare spese, si sarebbe preoccupata dei pacchi e dei pacchetti, oppure avrebbe commissionato la consegna al garzone del negozio; non c'era neppure bisogno di saldare i conti in ciascun negozio perchè questi venivano pagati in blocco una volta al mese oppure ogni sei.
Le cameriere che seguivano la loro padrona indossavano un abbigliamento informale, non la divisa, e camminavano sempre tre passi dietro la signora, sacchetti e pacchi alla mano. La spesa per la casa non era competenza della dama, delegata alla cuoca e alle ragazze di cucina, la padrona acquisatava solamente capi d'abbigliamento e d'arredamento.

Nel caso le proprietà (occorreva molto spazio) e le finanze lo permettessero e la dama fosse particolarmente atletica, al posto della passeggiata poteva uscire per una cavalcata insieme ad uno stalliere o un mozzo di stalla che l'accompagnasse [mai da sola, ricordate?]. In campagna alcune dame erano davvero spregiudicate cavallerizze, montavano a gambe divaricate e praticavano il salto a ostacoli meglio degli uomini, che di solito erano fantini un po' fiacchi. Ad una donna, comunque, non era mai consentito montare stalloni selvaggi, era sconveniente, la loro trasgressione massima era un docile castrato o una giumenta mite dall'improbabile nome di Indaco o Violet, mentre per i focosi animali ancora in possesso dei loro attributi venivano coniati nomignoli come Attila, Satana, Cerberus, ecc. perchè sembrassero possenti, virili e mascolini e ricordassero e non erano ancora stati vittima di un taglio di troppo e non si erano trasformati in Attilia, Lady Satana e Cerbera.
Come dice l'Imperatrice Madre Sofia a Sissi nel primo film dedicato alla giovane principessa bavarese, questa era un'ottima abitudine perchè aiutava a mantenere il personale, cioè la linea. Conoscendo le inclinazioni anoressiche dell'Imperatrice Elisabetta, molti storici e suoi biografi non stentano a credere che fosse così determinata nelle sue cavalcate mattutine e portasse allo sfinimento le cavalle e le dame del suo corteo che avevano il privilegio di poterla accompagnare.


Corrispondenza
Rientrata in casa rinvigorita dall'attività fisica, la nostra signora, opportunamente cambiata d'abito, si dedicava ad un altro dovere ineluttabile: smaltire la corrispondenza.
All'epoca uomini, ma soprattutto donne, erano delle grafomani senza ritegno e scrivevano moltissimo, ai parenti più prossimi come le figlie o sorelle si arrivava addirittura ad una missiva al giorno, con altri invece ci si scambiava lettere di cortesia principalmente per non perdere i contatti, raccontandosi qualche curiosità, eventi accaduti degni di nota e solite considerazioni sulla condizione del tempo e delle strade.
Se alcune dame trovavano particolarmente svagante questa attività, considerandola un obbligo quotidiano a cui adempiere e lo facevano con trasporto, altre erano abbastanza insofferenti e vi si dedicavano solo qualora un'assenza troppo prolungata avesse potuto compromettere l'amicizia o il rapporto.

Penning A Letter
by George Goodwin Kilburne
Sebbene l'attività di corrispondenza potesse essere più o meno apprezzata, essa era imprescindibile. Mancando i mezzi di comunicazione di base, le lettere erano l'unico modo per far girare le informazioni da una persona all'altra e da una parte all'altra del paese.
Era abilità dello scrivente riuscire ad essere spiritoso e originale senza toccare temi particolarmente scabrosi [ricordiamoci che la parola gravidanza era quella che le vere signore non usavano mai, a dispetto del fatto che le nascite fossero frequentissime], ma ugualmente entrare in qualche particolare interessante.
Eccosa cosa ci racconta Lisa Kleypas al riguardo in Magia di un amore:
Sospirando, Aline estrasse un altro foglio di carta dal cassetto della scrivania e intinse il pennino nell'inchiostro. Una decina di lettere era impilata di fronte a lei, missive di amici e parenti che in quelmomento erano senza dubbio sconcertati dal ritardo della sua risposta. Però per lei era impossibil buttare giù una lettera in due minuti. La corrispondenza era un'arte che richiedeva attenzione ai dettagli: si dovevano riportare le ultime notizie con stile e freschezza... e se non si erano verificati eventi di nota, bisognava diventare frizzanti o persino filosofici in maniera creativa.
Corrugò la fronte, guardando le tre lettere che aveva terminato. Aveva descritto problemi minori nella gestione della tenuta, riferito dettagli di pettegolezzi e dato ragguagli precisi sul clima degli ultimi giorni. «Come sono diventata brava a parlare di tutto tranne che della verità...» sussurrò tra sé con un sorriso d'autoderisione. "Di recente mi sono fatta un amante e ho avuto due rapporti sessuali scandalosi, uno nel bosco e uno nel mio camerino. Mia sorella Livia sta bene e si trova a Londr, dove al momento con ogni probabilità si sta rotolando tra le lenzuola di un americano alcolizzato..."
Cercando di immaginare come una lettera simile sarebbe stata presa dalla cugina Georgina o dalla prozia Maude, Aline sogghinò.
In quelmomento dalla soglia provenne la voce di suo fratello, procurandole una scusa provvidenziale per interropersi. «Buon Dio. Non devi avere proprio niente da fare, se ti sei messa a sbrigare la corrispondenza.»
Lei alzò lo sguardo su Marcus con un sorriso vagamente canzonatorio. «Senti da che pulpito... la persona più negata a rispondere alle lettere che abbia mai visto.»
«In effetti è un'attività che detesto» ammise lui. «L'unica cosa che faccio più malvolentieri di scrivere una lettera è riceverne una. Perchè mai, di grazia, dovrei essere interessato alle minuzie della vita di un'altra persona?»

Lisa Kleypas, Magia di un amore

Come vedere la situazione era tutt'altro che rosea

I figli
Nell'arco dei mille impegni della giornata della nostra signora, c'era anche il controllare accuratamente l'educazione dei figli.
Nelle famiglie la prole era spesso numerosa, molti morivano precocemente a causa di malattie e scarse condizioni igieniche anche della classe alta, la mortalità raggiungeva livelli stellari e se in una casa si avevano tre figli che erano arrivati all'età adulta, era probabile che almeno altri quattro o cinque fossero morti nel frangente.
Una famiglia con sei figli, probabilmente aveva visto una quindicina di gravidanze con pessimi esiti, l'aborto spontaneo, purtroppo, era fin troppo comune.

I bambini più piccoli solitamente avevano una stanza a loro dedicata per giocare, la nursery di cui abbiamo già accennato in passato, a fare la guardia ai piccoli c'era una o più balie che si interessavano della buona salute dei piccini.
La mamma, qualche ora al giorno, andava nella nursery per coccolare i pargoletti, prenderli in braccio e vederli gattonare per tutta la stanza.

I più grandi invece avevano una giornata abbastanza fitta in compagnia di istitutrici o insegnanti. I figli sotto i dieci-dodici anni studiavano a casa e non venivano quasi mai mandati all scuola pubblica, dove si sarebbero mescolati con persone di ceto nettamente inferiore e questo non era auspicabile. Validi insegnanti venivano assunti dalla famiglia perchè inculcassero nelle piccole e biricchine teste dei bimbi di casa le basilari nozioni di lingua inglese, storia, matematica, geografia, filosofia, francese, latino, geometria.
La stanza studio era il regno degli istitutori dove, muniti di lavagna, bacchetta e orologio, seguivano con occhi rapaci i progressi dei piccoli.

Essendo educati in casa, per la signora era abbastanza facile trovare un po' di tempo per seguire la loro educazione, farsi leggere i componimenti scritti o sentir ripetere la lezione commissionata dai maestri. In realtà la madre metteva raramente becco nell'istruzione dei piccoli, era il padre che teneva le redini, che sceglieva se quel bambino avrebbe frequentato un collegio o se quella figlia fosse andata in una scuola per signorine. La madre, in tutto ciò, si limitava a chiocciare intorno ai suoi piccoli.


Pomeriggio
Pranzo (detto colazione)
Il pranzo era la prima attività del pomeriggio, era servito intorno alle 13 nella sala principale oppure sul patio o nel gazebo e consumato tutti insieme.
Le portate erano molte, ma non si trattava di un pasto particolarmente abbondante, specialmente dato che la colazione era stata così ricca. L'usanza del sostanzioso pranzo è tipicamente mediterranea e diffusa nei paesi dell'Italia, Francia, Spagna, Grecia, ecc., altrove il pranzo di mezzodì è molto parco.

Intermezzo
L'intermezzo pomeridiano poteva essere dedicato a svariate attività ricreative e serviva per occupare il tempo tra la fine del pranzo e l'inizio delle visite del pomeriggio. La nostra signora si dedicava al ricamo o alla musica (particolarmente d'inverno), poteva schiacciare un pisolino (usanza diffusa in estate o nelle zone più calde delle colonie) o ultimare la montagna di corrispondenza che aveva iniziato la mattina, leggere era un'altra occupazione rilassante, magari praticata all'aperto.
Comunque decidesse di trascorrere il tempo, non si trattava d'altro che di un interludio.

Visite e passeggiate pomeridiane
Rinvigorita dal pranzo e ritemprata dallo svago, la signora si preparava per l'uscita del pomeriggio.
Accompagnata dai servitori, e a volte dai parenti più o meno prossimi, si recava in visita dalle proprie conoscenze per rinnovare saluti, auguri e amicizie.
Una signora che uscisse sola per le visite non era considerata scandalosa, poteva esserlo se andava a trovare un gentiluomo scapolo o decidesse di farsi accompagnare sulla sua carrozza senza chaperon.
Signore a passeggio
Le visite del pomeriggio erano molto rapide, duravano dai quindici ai venti minuti per le conoscenze occasionali e quarantacinque minuti o un'ora per le persone con cui si era molto in confidenza: sorelle, cugine, madri, figlie, amici intimi. Essendo la durata tanto breve, era facile per una signora riuscire ad incastrarne molte all'interno dello stesso pomeriggio.
La visita iniziava con un proprio valletto che portava il biglietto da visita al portone della destinataria, qui il biglietto era preso in carico dalla servitù di casa e portato su un vassoio d'argento all'interessato/a o alla madre di questi. A quel punto la persona decideva se accogliere o meno la nuova venuta, potevano esserci altri ospiti in visita, e quindi bisognava valutare se sarebbe stato opportuno mescolare le persone [no di certo se in passato c'erano stati screzi], oppure occorreva valutare i tempi, se si stava uscendo per passeggiate o appuntamenti.
Nel caso il/la destinataria decidesse di accogliere la nostra signora, il lacchè informava il valletto in attesa delle intenzioni della casa e faceva accomodare la donna, oppure la pregava cortesesemente di respingerla. In rari e particolarissimi casi l'interessata poteva recapitare all'ospite un breve messaggio dove spiegava per sommi capi le motivazioni.
Non farsi torvare in casa quando passavano per una visita oppure respingere un visitatore dava sempre adito ad un sacco di chiacchiere: chissà dov'è, chissà cosa sta facendo, chissà con chi è, chissà dove sta andando...
Un po' come quando a scuola mancava qualche compagno e subito partiva il tam tam tra i compagn: ieri stava benissimo, l'ha fatto per la verifica di matematica, ha bigiato insieme alla ragazza... e poi magari il poveretto era a casa con un febbrone da cavallo.

Alcune amiche, ma la cosa accadeva più di rado, per il pomeriggio programmavano uscite e passeggiate insieme, spettacoli pomeridiani a teatro o ai Vauxhall Gardens, concerti, ritrovi del cucito; questo comportamento era proprio delle ragazze fidanzate che non avevano necessità di ricevere i corteggiatori e neppure i parenti, essendo loro troppo giovani.

Il tè pomeridiano
L'usanza del tè, imprescindibile per ogni buon inglese, poteva avvenire sia durante uan visita a qualche conoscente, che lo offriva alla signora, sia per conto proprio o con la compagnia dei propri amici presso una sala da tè.
L'usanza di sorbire questa squisita bevanda al di fuori di una casa privata ci dà l'idea di quanto cenare, pranzare o consumare cibo fuori casa fosse, per l'epoca, condiderata un lusso stratosferico.
Per un gentiluomo cenare al White's era prestigioso, questo perchè era considerato estremamente lussuoso, per dire superfluo, andare a fare una cosa fuori casa quando la si poteva fare tra le mura domestiche con meno dispendio di denaro.

Signore settcentesche partecipano ad un tea party in giardino
Sul finire del pomeriggio, nel caso la nostra signora abitasse in campagna, era previsto di assistere alla messa. Solo chi lavorava era esentato dal presentarsi a messa tutti i giorni, per gli altri la presenza era obbligatoria e quotidiana, si poteva andare alla messa del mattino, relativamente presto (7-8) oppure alla sera. A differenza della suddivisione cattolica, non c'erano vespri da recitare o rosari il dopocena.


Sera
La cena (detta pranzo)
Se la cena della nostra signora era consumata a casa, questa avveniva con tutta la famiglia schierata intorno al tavolo della sala da pranzo, a seconda dei casi e della religiosità dei presenti poteva essere preceduta da una preghiera di ringraziamento tratta dai versetti della Bibbia.
Cena formale
Per la cena in casa la signora si cambiava d'abito rispetto a quelli da passeggio del pomeriggio (detti promenade dress) oppure quelli più informali che aveva indossato per i lavori in casa come semplici preparazioni in cucina o giardinaggio. L'abito per la cena non era formale, a meno che non fosse fuori casa, in quela circostanza l'abito era più ricco, ma manteneva una certa sobrietà se paragonato ai fastosi vestiti da ballo.
Esisteva poi la circostanza in cui, a far seguito ad una cena fuori, si aveva anche un ballo, allora la signora usciva riccamente abbigliata, pronta per il dopocena.
 
Quale che fosse l'occasione, la toeletta serale era fondamentale per la vita di una signora perchè era quella che sarebbe stata vista agli eventi mondani più chic della città ed era importante che fosse ineccepibile, ma anche in possesso di quel pizzico di stravaganza per far parlare di sè.
E anche qui entrano in gioco le poliedriche abilità della cameriera personale della nostra madame, che doveva destreggiarsi in un'infinità di occupazioni differenti, più che una cameriera era un'estetista completa che si occupava della cura del corpo della padrona, delle sue pettinature, inoltre faceva anche da stylist e personal shopper quando la signora la portava con sé per compere.

James Gillray, noto incisore ed acquarellista, nel 1810 realizzo una sequenza di tre illustrazioni che raffigurano la toeletta di una signora, fedelemente accompagnata dalla sua servitrice.
Ve li ripropongo per chiarire un poco come si svolgeva la cosa.


Il dopocena
Il dopocena di una dama poteva avere molte declinazioni, a seconda del periodo dell'anno, della compagnia, degli inviti.
Durante la stagione qualunque ricevimento aveva la sua descrizione e una pletora di cronisti pronti ad immortalare i vari outfit delle miss presenti.
I Vauxhall Gardens riscossero molto successo nel primo ventennio dell'Ottocento, anche se da alcuni erano considerati disdicevoli per via del buio e della facilità con cui coppiette, amanti e innamorati potevano sparire nella macchia.
Eredi dei Vauxhall furono i Ranelagh Gardens e i Cremorne Gardens che offrivano spettacoli musicali e teatrali e suggestive scenografie naturali complete di fuochi artificali e vista sul Tamigi [meno inquinato di oggi].

Altrimenti i locali più chic che offrivano balli, come Almack's erano il sogno di molte dame, ma per alcuni bisognava ricevere l'invito... e le patronesse della celebre sala da ballo non erano le uniche a pretendere referenze impeccabili, molte dame in vista della nobiltà, anche vicine ai sovrani, davano sfarzosi ritrovi danzanti, ma mandavano loro stesse i biglietti, selezionando, per così dire, l'utenza con molta attenzione per non incorrere in pettegolezzi o dicerie malevole.
Essere invitate ad un ballo era sempre una grande emozione per le ragazze che cominciavano a farsi notare in società e ad acquisire familiarità con il complesso ambiente di preferenze, gerarchie, conoscenze che era il ton londinese.

Quando la stagione era un ricordo lontano, la città offriva comunque molti svaghi, il teatro era sempre una scelta considerata ottima, a patto di essere convenientemente accompagnati da parentela e chaperon. C'era l'opera e il balletto tra cui districare
Salottini dove si eseguivano brani musicali rimasero in voga dal Seicento fino alla fine del XIX secolo e ancora per buona parte del XX. Si poteva scegliere tra la musica da camera, la musica sacra, esibizioni di virtuosi dello strumento, si vedano le esecuzioni del celebre Niccolò Paganini, queste ultime erano particolarmente apprezzate perchè i virtuosi erano personaggi spesso stravaganti che con le loro manie e le dicerie sul loro conto divertivano il pubblico e la musica che eseguivano era allegra e vivace, a volte ripresa da melodie popolari, poco in comune con le lagne melense o le sinfonie pompose che proponevano i loro concorrenti.

E se la nostra abitava in campagna?
La vita era più noiosa, ci si ritrovava a casa di amici per trascorrere insieme e in compagnia la serata, si giocava a carte, a whist, per esempio, in mancanza di un quartetto d'archi o di una piccola orchestra ciascun partecipante si esibiva cantando o suonando, le ragazze il pianoforte o l'arpicordo, piuttosto che l'ormai caduto in disuso virginale, si leggevano poesie romantiche o libri in compagnia, ci si raccontavano storie dell'orrore e si beveva molto.  Qualcuno organizzava piccole rappresentazioni con pupazzi e maronette in teatri da camera come quello che si può riconoscere nel film di Tutti insieme appassionatamente, dove Julie Andrews e i bambini di casa Von Trapp mettono in scena una divertente esibizione con protagonista un pastore di capre che fa sorridere il padre (e un po' meno la sua fidanzata).

La serata, per la nostra signora si chiudeva intorno alle undici di sera o mezzanotte, quando ormai stanca dall'ora, spossata dalla giornata e coi piedi doloranti rientrava a casa in carrozza, sognando gli impegni per l'indomani e tutte le cose che andavano ancora fatte.
Ma andare a letto era impossibile prima di aver consumato una tazza di tè non zuccherato come corroborante o un bicchiere di latte caldo, a cui seguiva un lungo lavoro di smantellamento da parte della cameriera personale, che scioglieva e pettinava i capelli (si dormiva con le trecce perchè non si annodassero), lavava sommariamente la padrona, la struccava e le infilava la camicia da notte, mettendola a dormire e rimboccando le coperte come ad una bambola.

...e allora buonanotte anche a tutti voi, cari lettori,
ci sentiamo presto,

Un bacio




Mauser

5 settembre 2011

Il duro inverno nella baita di Heidi

Cari lettori,
la tematica delle dimore, costruzioni, case e arredamenti è per me estremamente interessante, ormai è stata sviscerata in maniera, a mio avviso, abbastanza approfondita ed è per questo che volevo dare un ultimo tocco alla descrizione fatta nel post Nelle case di contadini e poveri.
Nello specifico vorrei approfondire un minimo il problema delle case dei contadini. Quando noi persone del XXI secolo pensiamo ai contadini ci vengono in mente le immense fattorie americane, i ranch di Montana Sky [tra l'altro un film che adoro e spero che pubblichino presto il libro anche in Italia], oppure i grandi cascinali della pianura padana.
L'ingresso dell'abitazione con un piccolo
focolare nel pavimento
In realtà la situazione era piuttosto diversa e decisamente più modesta di quanto la raffiguriamo.
La mia vacanza in Val d'Aosta, meta di ripiego dopo aver dovuto abbandonare l'idea di Vienna, mi ha portata a scoprire un interessante Museo Etnografico, la Maison Gerard Dayné, che ha aperto gli occhi anche a me: sebbene io mi approcci alla storia con sufficiente disillusione da non credere a tutte le favole che ci raccontano i romanzi o che la televisione vuole passarci [badate bene che la televisione è un nemico subdolo], neppure io immaginavo la vita in modo così spartano.

La situazione dei contadini negli anni tra il Settecento e l'Ottocento era drammatica e questo è già un indizio per capire come mai la rivolta della Rivoluzione Francese sia avvenuta in città, mentre nella Vallonia si rifiutavano di riconoscere la nuova autorità repubblicana: avevano pensieri più pressanti di cui occuparsi, tipo lavorare per sfamarsi.
Se il tempo dei servi della gleba era ormai trascorso e il Medioevo lontano, altrenttanto non si poteva dire della situazione, a tutti gli effetti i contadini erano una proprietà del latifondista, feudatario, visconte o vescovo locale, che possedeva l'appezzamento di terreno che coltivanao o dove pascolavano i loro animali. Il loro signore riscuoteva periodicamente i frutti della terra privandoli non di viveri extra, ma di quel poco che, già così, avrebbe a stento sfamato tutti. Le figlie dei contadini andavano a lavorare i campi o a servizio presso la casa del padrone e sposavano altri contadini della zona a loro volta agli ordini di qualche signore. Nel Settecento, prima della svolta ideologica illuminista e dell'avvento borghese, la ricchezza era ancora basata sulla quantità di terre possedute perchè dalla terra veniva il denaro.



La casa di un contadino, come abbiamo visto, era poco più di una stalla, ma vorrei farvi entrare con me per mostrarvi come era strutturata all'interno: la costruzione che comprendeva in sé sia la parte abitativa che la stalla, sebbene le due spesso si confondessero.

Tutti i membri della famiglia abitavano la stessa casa che passava dal patriarca al suo figlio maggiore, i figli maschi secondogeniti solitamente lasciavano l'abitazione per costruire la propria e la loro vita altrove, mentre le figlie la abbandonavano con il matrimonio, rimanevano le figlie zitelle e i figli fantini, cioè celibi, più i parenti vedovi e indigenti come zii e nonni, in questo modo la quantità di persone in casa era sempre equilibrata, grossomodo non si era mai meno di quattro, fino ad un massimo di una quindicina, più che altro dovuto allo spazio fisico.

Un armadio a muro per risparmiare spazio
Lo spazio, infatti, era sempre poco, conteso tra tutti coloro che abitavano nell'edificio, uomini e bestie, ma soprattutto tra gli abitanti e i loro mobili che erano minimalisti, infatti l'arredamento più consueto di questo genere di abitazione era costituito da stipi ed armadietti a muro scavati nella spessa parete domestica.
Una casa di contadini benestanti era strutturata su due piani, l'abitazione più il fienile, raramente si saliva oltre in quanto la possibilità di costruire dimore tanto alte e architettonicamente complesse andava oltre le conoscenze sia culturali che finanziarie dei paesi contadini.
Le costruzioni erano sempre sistemate sopra massi, pietre e muraglioni rocciosi: potrebbe apparire una scelta inconsueta o scomoda, ma molto coerente in quanto sfruttando le zone morte si sarebbero trovati al di fuori dei terreni fertili e pianeggianti, per non privarsi di un appezzamento, anche piccolo, in cui si poteva coltivare. Le rocce, inoltre, formavano solide fondamenta delle abitazioni su cui far crescere i muri delle case che potevano arrivare fino a 80cm di spessore e rendevano molto più solida e stabile l'intera struttura.

I due piani dell'abitazione erano adibiti a funzioni differenti: il piano terreno, a contatto con il pavimento, era per le persone e gli animali, il sottotetto, invece era adibito a fienile e a ripostiglio per le provviste che non sarebbero marcite (pane, oggettistica, attrezzi, legumi) se si aveva la fortuna di possederne; nel caso dei più ricchi esistevano anche delle cantine scavate nel sottosuolo a cui si accedeva tramite ripide scale scavate nella terra o nella roccia. Le cantine erano sempre più d'una e ciascuna aveva una propria destinazione: nella casa da me visitata se ne incontravano tre destinate rispettivamente alle provviste di vegetali, ai formaggi e al vino, questa scelta era fatta per far sì che i sapori non si mescolassero, contaminando profumo e gusto degli alimenti. Le tre cantine erano comunicanti tramite porte, ma costruite a livelli differenti (3-4 cm di dislivello) che conferivano a ciascuna un grado di temperatura differente (uno sbalzo termico di 3-5 °C): le più fredde erano per il formaggio, le più calde per il vino. Un particolare interessante è che il soffitto delle cantine non era intonacato, in questo modo la pietra in cui era costruito poteva respirare e assorbire l'umidità rilasciata dagli alimenti, se invece si passava la malta sulle pietre l'ambiente rimaneva forzatamente impermeabilizzato e i cibi finivano con il marcire.

Focolare di una stanza del fuoco
L'ingresso della casa aveva il pavimento in terra battuta e questo suggerisce che lì passavano anche gli animali e alcuni, come muli o asini, vi stazionavano anche, se la famiglia era sufficientemente fortunata da possederne. Avere un asino era una gran ricchezza, se ne avevano un paio per ogni villaggio e se avete letto I Malavoglia di Giovanni Verga sapete bene che la povera Mena è costretta a rifiutare Alfio prima per la sua povertà e poi, quando arriva con l'asino, perchè le malefatte di Lara avevano contaminato anche la sua reputazione [non certo un'eroina moderna, il canone odierno vuole che per amore si passi sopra a qualunque trascorso].


Per riscaldarsi in casa i camini erano poco efficaci, erano spesso singoli, a volte anche solo miseri focolari nel pavimento, e il loro potere calorifico decisamente ridicolo, per questo le stanze dove erano posti, chiamate stanze del fuoco, venivano adoperate per i lavori invernali, per esempio il ricamo, ma soprattutto la preparazione di prodotti caseari.
Lo strumento più efficace per avere un po' di tepore era dividere il proprio spazio con altri mammiferi, meglio se grossi e pelosi: le pecore erano quotatissime.

La stanza più importante della casa, quindi, non era quella con il camino, ma quella con gli animali, una stalla comune a uomini e bestiame.
Si trattava della più grande dell'edificio, interamente rivestita in legno come coibentante ed era costituita da due o più ambienti comunicanti: nel più grande sedevano le persone, lavorando e parlando e conducendo la vita di famiglia, le donne cucivano, ricamavano o lavoravano i merletti al tombolo, sgrossavano, filavano e tessevano la lana mentre gli uomini approntavano gli strumenti per la primavera e il lavoro dei campi, solitamente questo ambiente era costituito da un tavolo centrale e da alcune panche addossate alla parete, la scelta è da ricercarsi proprio nella mancanza di spazio di cui abbiamo detto poc'anzi.
Una stanza comune con alcuni attrezzi da lavoro
Notate con attenzione che non ci sono sedie, troppo ingombranti, ma panche alle pareti


Gli altri ambienti comunicanti erano destinati agli animali: pollaio, stalla e recinto chiuso.
Avere delle pecore nel recinto era estremamente comodo d'inverno, insieme ad esse venivano sistemate le culle dove dormivano fino a tre neonati l'una, mentre sopra le teste degli animali era sistemato un ripiano di legno simile ad una mensola molto larga dove dormivano i padroni di casa in quanto quello era l'ambiente più caldo. Gli altri si sistemavano sul pavimento della stanza, che era di legno e, quindi, meno gelido.
Il fienile, per quanto comodo, era usato come giaciglio solo d'estate perchè, essendo aperto per arieggiare paglia e fieno, d'inverno era anche estremamente freddo.

Una vista degli ambienti della casa con stalla e recinto.
La zona delimitata dalla tendina e con la culla era il recinto dove erano tenute le pecore, solitamente chiuso da una cassapanca che fungeva anche da mangiatoia. Sopra le loro teste era posta una trave dove dormivano le persone.
Dietro al recinto c'era la stalla delle vacche, mentre l'angolo di pavimento che spunta proprio al centro appartiene alla stanza della foto precedente, la sala comune (angolo in basso a sinistra), che come vedete era comunicante col recinto e la stalla.


La scelta di vivere insieme agli animali può forse non sembrare estremamente igienica, ma era la migliore in quanto la presenza di tanti mammiferi insieme creava un'atmosfera più calda rispetto alle altre camere, certo non i 20°C a cui siamo abituati [dimentichiamoci gli scioperi bianchi fatti a scuola quando i caloriferi non funzionavano], ma comunque meglio della media al di fuori, che arrivava anche a -20°C.
Certo questi animali con i loro parassiti, pulci, zecche, ecc erano estremamente pericolosi per i neonati il cui sistema immunitario non era ancora sviluppato, ecco quindi spiegato come mai molti bimbi morivano giovanissimi o non superavano l'inverno, le temperature freddissime e l'igiene domestica erano le principali cause di mortalità.
Se la cosa stupisce, comunque, basta pensare a quante malattie si sono debellate da quando Florence Nightingale, la signora con la lanterna, ottenne che fosse obbligatorio per il personale medico di lavarsi le mani prima di operare su un paziente...

Come avrete capito, la vita era difficilissima, anche terminato il rigido inverno sopravvivere era arduo; in primavera si piantavano molte colture come segale e ortaggi nei campi, patate e granoturco, ma nessuna di queste avrebbe dato i suoi frutti prima dell'estate, come fare quindi a sopravvivere?
Beh, si usciva di casa e si andava alla ricerca di vegetali selvatici, nei mesi primaverili i contadini che si occupavano di lavorare la terra e di coltivare mangiavano spinacio selvatico, cardo, ortica, ecc. come i topolini di Boscodirovo, con quelli si preparavano contorni e confetture, composte e minestroni.
Questa fissazione per il verde era dovuta principalmente al fatto che durante l'inverno si era consumato solamente carne essiccata, latte e derivati e pane duro e secco (perchè il pane si faceva una o due volte l'anno e lo si ammollava nel brodo, nel latte o nel vino), usciti finalmente alla luce, quindi, i contadini avevano necessità di consumare delle fibre piuttosto che zuccheri o proteine.
Il fienile (ristrutturato e visitabile)


L'inverno non era semplicemente un periodo di freddo fastidioso, patendo il freddo lo si temeva molto di più, cadevano fino a 8m di neve l'anno, coprendo quasi del tutto le case e i loro ingressi, le persone rimanevano confinate nelle mura domestiche dai 3 ai 7 mesi l'anno e dovevano essere provviste di tutto il necessario per sopravvivere come ad un assedio, a primavera poi si contavano quelli rimasti e si aggiornavano i registri o si celebravano i funerali.
Riuscite ad immaginare 7 mesi in compagnia dei propri parenti senza privacy né diversivi alle noiose serate?
Ascoltare favole, racconti di guerra o vicende della valle o del luogo era il massimo divertimento, chiusi in una stanza così a lungo rendeva i legami non sempre buoni, i rapporti tra le varie donne di casa erano spesso tesi a causa della gerarchia che imponeva l'età, la data del matrimonio e il componente a cui si era sposati come una scala rigida. La suocera aveva potere illimitato sulla giovane nuora, per questo molte figliole che prendevano marito ponevano come condizione di non avere la madre di lui tra i piedi, l'ex fidanzata del mio defunto nonno rifiutò apposta la sua proposta di matrimonio perchè lui, rimasto solo con la madre, si rifiutò di abbandonarla e la giovinetta, a quanto pare, non era disposta a dividere il suo scettro del comando con nessuno. Bell'ipocrita, la signorina!
Anche tra le nuore la rivalità spesso era molto sentita, si scatenavano piccole faide in cucina o al tavolo e le donne di casa concorrevano nel ricamare il pizzo più pregiato o tessere il tessuto più raffinato.
Inutile dire che in una realtà e in una società come quella essere inabili al lavoro era una morte. Gli anziani vivevano poco, le condizioni erano estreme, i menomati spesso impazzivano per l'inedia e le persone con problemi fisici o mentali non sopravvivevano a lungo, le malattie erano un terrore e la peste non era che una delle tante, ma si moriva per un banale raffreddore.

Quando pensiamo al passato, non immaginiamoci soltanto l'affolata sala da ballo di Almack's, perlaltro fredda, ma soffermiamoci un attimino a figurarci a dormire abbracciati ad un segugio pulcioso, sopra le teste di pecore, sposate ad un caprone montanaro o ad una bisbetica di villaggio con la penetrante voce da trogolo e le maniere di uno scaricatore.
Due porta-tombolo, deliziosamente rifiniti
con colori e disegni.
Sulle sbarrette erano posti dei cilindri
imbottiti usati per fare il pizzo chiacchierino
Il vestito della povera gente era uno solo per sempre, per le donne era composto da una scamiciata informe che doveva appositamente nascondere le forme femminili, per gli uomini pantaloni e bolero, cardigan e cappello; ad entrambi era abbinata una camicia bianca: si riconosceva facilmente la camicia del giorno di festa perchè aveva il pizzo anche sui polsini, che altrimenti mancava per non intralciare il lavoro.
La camicia la si lavava una volta al mese, i più fortunati ne avevano due o tre, il vestito mai e quando era troppo sudicio lo si tingeva, lavarlo era impensabile, la stoffa si sarebbe rovinata e avrebbe impiegato troppo tempo per asciugare, frangente nel quale la persona non aveva altro con cui andare in giro e svolgere le proprie faccende. Il grembiule del vestito era fissato in vita con una fettuccia colorata, se questa era interamente verde significava che la donna era nubile, altrimenti se aveva la terminazione rossa voleva significare che era già sposata [come le nostre magliette con scritto Sono single oppure Cerco boyfriend].

Per gli uomini l'unica decorazione era sul cappello, dove era posto uno specchietto contornato di fiori: è da lì che viene il modo di dire specchietto per le allodole, dove allodole sono le ragazze, in quanto la decorazione doveva essere posta sul fronte del cappello e il riverbero luccicante avrebbe dovuto attirare l'attenzione delle pulzelle sostenendo la condizione di celibe dell'uomo.
Ai piedi di queste persone c'erano scarpacce di pelle scadente, più spesso ancora zoccoli in legno, i cosiddetti sabot scavati nel tronco fresco, duri e scomodi e non certo caldi per camminare nella neve.

Dopo tutto questo, vorreste davvero andare a vivere nel Settecento?
Tanto per informazione, la gente ha vissuto così fino agli anni '40 del Novecento, non troppo tempo fa per guardarli con disprezzo, chiamarli trogloditi e villani come mi è capitato di sentire: erano persone apprezzabilissime e piene di dignità e voglia di vivere che faceva loro onore, è umiliante riconoscere nella nostra facilitata società moderna, invece, così tanti morti viventi, persone senza sugo, senza scopi e senza voglia di vivere nonostante la felice esistenza che è stata data loro.
Questa non è una predica, né una ramanzina, chi legge questo blog so che lo fa anche per imparare e questo fa onore a loro, anche io imparo facendo ricerche e non voglio essere né ipocrita né paternalista, non mi si addice nessuna delle due etichette, ma credo sia giusto sfrondare le figure storiche di tutti i falsi miti che sono stati appiccicati sopra nel corso del tempo come i liceni agli alberi, stratificandosi fino a nascondere completamente la forma originaria. Apriamo gli occhi e guardiamo il passato per quello che era, non solo una bella favola: questo, purtroppo (e parlo per esperienza) ci farà apprezzare un po' meno certe letture piuttosto superficiali, ma darà nuovo slancio alla bellezza della nostra vita e nuova passione per i contenuti validi della cultura con cui entriamo in contatto.

Con affetto,




Mauser


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