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10 gennaio 2012

Una proposta indecente (di riclassificazione) by Emma Wildes

Avrete senz'altro notato che di recente sto pubblicando diversi post piuttosto easy su film e romanzi.
Sono il frutto di queste vacanze natalizie all'insegna del cinema e dei libri e sintetizzano bene il mio modo di reagire alle situazioni d'ansia (sto facendo i conti con un problemino che mi dà qualche pensiero di troppo), spero solo che questo 2012 appena iniziato non sia una continuazione dell'instabilità e precarietà che aveva caratterizzato l'anno precedente.
Dicevo, ho letto molto e guardato molti film e ho deciso di propinarvi alcune recensioni mentre mi dedico alla stesura di un post più impegnativo su uno degli argomenti più complessi che ho trattato fin'ora.
Il libro che ho deciso di recensire oggi è Una proposta indecente scritto da Emma Wildes.

Questo romanzo è stata una scelta piuttosto diversa dai libri che solitamente piazzo in libreria, so bene che spesso titoli romance si trovano sul mio scaffale di aNobii, con allarmante frequenza oserei dire, ma di solito non mi accosto a titoli che si propongono come romanzi erotici piuttosto che come mere storie d'amore perchè li trovo un po' incompleti. In questo caso non siamo davanti ad un simile libro, ma ammetto che confonderlo è fin troppo semplice e lo vedremo più avanti quando parlerò della Riclassificazione del volume.

La copertina italiana
I romanzi erotici (e non parlo di romance con scene molto hot come certi romanzi della Lindsey, ma di veri romanzi erotici) non sono il mio pane, anzi ci giro piuttosto al largo trovandoli volgari nella stragrande maggioranza dei casi, ma soprattutto insipidi perchè penso che sia riduttivo ricondurre un libro intero ad una questione fisica dove tutto vi ruota intorno: dove sta la trama? A me piacciono i libri pieni di intrighi, di difficoltà, di persone che brigano e s'impicciano e di faide tra clan e famiglie! Certo ci vuole anche l'amore, anche quello fisico, anche quello che a volte spiazza per descrizioni fin troppo vivide, ma non solo!
La trama è raccontare come si evolve il rapporto dal semplice sesso all'amore?
Anche il romance ha bisogno di essere adeguatamente contestualizzato, altrimenti rischia di risultare banale e, soprattutto, noioso a dispetto delle quindicimila scene spinte che può propinare.
Ecco quindi anche perchè molti romance risultano mediocri.
Un autore che ha compreso l'importanza del background e sceglie di dedicarsi al romance storico ricostruendo una certa ambientazione, deve lavorare sui personaggi e documentarsi molto altrimenti il risultato è pessimo, irreale, anacronistico, fastidioso nella sua sommarietà narrativa. E l'intera storia da cestinare.
A meno che non scatti l'empatia con i protagonisti, cosa che accade, la maggioranza dei romance storici è da buttare e io ne sono l'esempio lampante continuando a cercarne ed imbattendomi in orripilanti esempi di bassezza narrativa, come La saga dei Dillhorne oppure Intrighi a Penny House di cui vi avevo resi edotti in passato. Espedienti narrativi poco brillanti, situazioni che più triste non si può, luoghi comuni a iosa non fanno che peggiorare una trama debole tirata su solo per dire che Tizio si è innamorato di Caia perchè questo è quello che vuole leggere il lettore, solo che quest'ultimo spera sempre di riuscire, almeno un minimo, ad entrare nella vicenda, cosa che invece non accade assolutamente.
Il coinvolgimento del lettore è un passo importante nella narrazione, se esso fallisce il libro è da buttare.
Ovviamente riferito alla mera narrativa, la saggistica e la poesia sono casi differenti.


Riclassificazione del romanzo
Detto questo, sapete che in prima battuta non avrei letto Una proposta indecente se non dopo diecimila altre cose,un libro che come trama si prefigge di raccontare la scelta di una dama che deve decretare quale tra due gentiluomini sia il più abile in campo sessuale, capirete, non può essere altro che un certo tipo di romanzo e non lascia molto spazio ad un certo background storico... e così su due piedi senza lo storico che cosa compro a fare un romanzo ambientato nell'Ottocento? La cosa mi fa un po' storcere la bocca.

In realtà questo romanzo è più vittima di fraintendimenti e decontestualizzazione perchè non si tratta di un vero romanzo erotico, come si crede. Bisognerebbe riclassificarlo perchè sebbene la scommessa e la relativa competizione sia l'evento scatenante della vicenda, la trama è un'altra, ma visto che è poca (e molto allungata per far durare la lettura più a lungo), se la raccontassero tutto il libro sarebbe riassunto nel frontespizio e nessuno lo comprerebbe.

Ok, quindi segnatevi quanto segue:
1) Una proposta scandalosa non è un romanzo erotico.
2) Una proposta scandalosa ha una trama, sebbene appena abbozzata.
3) La quarta di copertina di Una proposta scandalosa è una mera provocazione al lettore per indurre all'acquisto di un prodotto che si crede trasgressivo (uno dei pilastri della moda letteraria del momento), ma che a conti fatti non lo è.
4) LA VICENDA NON RUOTA INTORNO ALLA SCELTA DEL MIGLIORE TRA I DUE AMANTI.
L'ultimo punto è fondamentale.

Adeguatamente smistato nella categoria dei romance il libro della Wildes acquisisce tutta un'altra dignità.
Secondo me tutto il fraintendimento è nato da una cosa non detta, ovvero dal passato di lei, il che ci porta al paragrafo Trama perchè la presente contestualizzazione è stata fatta a seguito della lettura e non dell'incipit.


Trama
Leggereditore, che ha pubblicato il romanzo in Italia, ci dice quanto segue.

Tutti ne parlano in città, è il pettegolezzo più succoso del momento…
I due scapoli più ambiti di Londra hanno fatto una scommessa per determinare chi sia il migliore degli amanti. Ma quale donna dotata di bellezza, intelligenza e giudizio accetterebbe mai una simile sfida? Sicuramente non lady Caroline Wynn, uno degli esseri più pudici e riservati che la buona società abbia mai conosciuto. Nessuna macchia adombra il suo passato, ma smentendo ogni previsione, la donna si fa avanti. Nel corso di due settimane, ciascuna trascorsa con uno dei due uomini, Caroline dovrà decidere chi tra di loro sia l’amante più raffinato. Tuttavia, ciò che sembrava una proposta immorale e destinata semplicemente a scandalizzare gli animi, diventerà una lezione di vero amore. 

La copertina dell'edizione originale
Detto così non mi stupisce che sussista un fraintendimento di categorizzazione, si parla solo del fatto che lei debba giacere con due uomini, tra l'altro noti libertini, e decretare un vincitore! Uno si aspetta che lei sia una di quelle donne che mascherano bene le proprie libidini, che sia una donna dedita al piacere, seppur nascosto.
Questo perchè manca un passaggio fondamentale per la corretta catalogazione: il passato di LEI.
Basta accennare che lei non è una donna viziosa e subito tutto cambia.

La nostra lei, infatti, non è per nulla una donna che consuma i propri piaceri, bensì una creatura terrorizzata dal contatto fisico che ha quindi costruito un'armatura di difesa contro il genere maschile, armatura che si esprime con un comportamento gelido e distaccato. Caroline, questo il suo nome, ha un passato non troppo distante che comprende un marito brutale e oppressivo che le usava violenza anche in camera e un padre completamente disinteressato a lei, se si aggiunge ciò, la trama cambia subito connotazione, ecco quindi che quella che sembrava la trama di un romanzo erotico diventa un romance del tipo più classico, dove c'è sì il sesso, ma ciò che fa da fulcro alla trama è la progressiva acquisizione di consapevolezza di sé che coinvolge Caroline grazie all'intervento di uno dei due uomini, ma soprattutto al fatto che lei se ne innamori durante i tempi previsti dalla scommessa. E che l'altro candidato stia veleggiando con la mente verso altri lidi.

Ecco quindi come occorrerebbe riscrivere una trama veritiera dei contenuti del romanzo.
Nicholas e Derek, coppia di amici dalla fama di libertini scommette su quale dei due sia l'amante migliore.
Indipendente e fredda vedova sessualmente repressa di un marito violento e oppressivo decide di fare da giudice nella contesa per riuscire a superare i demoni che infestano il suo talamo.
Loro usano lei per decidere, lei usa loro per vincere le sue paure, ma Derek, iniziatore della scommessa, è costretto a riflettere sui veri problemi che lo hanno indotto ad iniziare una simile contesa che è solo un modo per esorcizzare un altro genere di problematica che lo attanaglia: l'incapacità ad unirsi sentimentalmente e duraturamente ad una donna, consapevolezza con cui sta cercando di fare i conti dopo l'annuncio che la ragazza da lui desiderata sposerà un altro proprio a causa dei suoi trascorsi eccessivamente liberali.
Nel frattempo le circostanze che hanno portato Caroline e Nicholas ad avvicinarsi, sebbene con una precisa intenzione, sfocheranno lentamente i contorni verso un altro tipo di rapporto nel quale viene coinvolta soprattutto la fiducia. La situazione mutata per tutti e tre i protagonisti permetterà ai due giovanotti di ritrattare le proprie posizioni circa l'amore, il matrimonio e anche il sesso.

Va bene, ammetto che è tutta minestra riscaldata, scene già viste, situazioni già vissute, però un piatto riscaldato non è detto che faccia schifo e alla fine, sebbene ci siano diverse somiglianze con alcuni libri della Balogh (tipo Un'estate da ricordare), il romanzo è scorrevole e piacevole, ci si arrabbia coi protagonisti (a tratti cocciuti come muli), si combatte con loro e si sospira quando le cose vanno per il verso giusto.


Considerazioni
Ho appurato che il presente libro, un autentico romance coi controfiocchi e nulla di diverso, come tale deve essere giudicato, ma a questa conclusione sono giunta solo mentre leggevo perchè, come precedentemente spiegato, la quarta di copertina è stata quantomai fuorviante.
Presentandolo come erotico, dandone quindi una definizione peggiore di ciò che il libro è in realtà (badate bene: il genere non è peggiore in sè, è solo l'idea che se ne ha), la casa editrice e l'autrice hanno sfruttato la carta della modestia.
Uno compra il romanzo e lo legge aspettandosi la trama più sottile e insignificante possibile e un'infinità di beatitudine sessuale, non ha speranze di un certo genere narrativo, a parte quelle di scoprire qualche nuova tecnica del Kamasutra, di conseguenza tutto il di più che ci viene offerto in termini di psicologia dei personaggi (per quanto minimal) arriva come la manna del cielo o la pioggia nel deserto, non lo si aspetta e improvvisamente... "Oh toh, hanno anche un cervello e ogni tanto lo fanno funzionare! Che sorpresa!", qualcosa di simile.
Il lettore disilluso viene stupito dal fatto che in un romanzo simile ci sia dell'altro oltre al sesso.
Miracolo!

È stato così anche per me e solo a seguire mi sono accorta che non è un miracolo, è solo disinformazione; se la trama fosse stata espressa diversamente, se fosse stato possibile aspettarsi qualcosa di più romance, uno avrebbe cominciato a leggere con aspettative diverse e probabilmente il suo metro di giudizio sarebbe stato diverso, gli standard più elevati, al di là che la trama rimanga la stessa.
Questo è condizionamento, un'ottima spiegazione per la parzialità dei giudizi che mi hanno spiegato i colleghi del reparto Marketing della mia società: se uno ha basse aspettative, tutto il di più è un guadagno rispetto alla scala di partenza, tuttavia l'aspettativa non deve essere troppo bassa, altrimenti il prodotto rischia di essere snobbato.


Cambiando metro di giudizio strada facendo mi sono spesso chiesta se classificandolo come romance non avrei finito per cestinarlo per le ragioni che mi spingono con altri della categoria: inconguenze, frettolosità, costruzioni traballanti delle vicende.
Chibi Regency
una splendida illustrazione molto graziosa by okinuchan
che potrebbe rappresentare Nick e Caroline


Grazie al Cielo questo non è accaduto, anche se ha rischiato: la trama scarna, priva di eccessivi orpelli narrativi, ha fatto da contraltare al tranello degli abbozzi (ovvero di voler inscatolare nella vicenda principale altre informazioni, problematiche, reticoli di reazioni che non vengono mai portati a termine per carenza di spazio o isignificanza narrativa), in cui è il caso di dire che l'autrice sia finita senza mezzi termini cercando di parlare di un sacco di cose, matrimoni combinati, carenza d'affetto, violenza nell'ambito coniugale, tradimento, genitori impositivi, doveri legati alla posizione, doveri legati alla figura del libertino, scommesse pazze, amori non corrisposti, desiderio di compiacere l'amata, rottura improvvisa di fidanzamenti.
Non ci facciamo mancare niente, anche se l'eccesso di abbozzi è pericoloso in quanto fa nascere nel lettore delle aspettative che non giungeranno mai ad un epilogo perchè soffocate dal peso della trama principale da concludere con il dovuto dispendio di pagine e di interminabili amplessi da record, a quanto pare imprescindibili.
Posso dire che il libro ne soffre e si vede, ma sa ancora reggere.

Sebbene nessuna delle due vicende Nick/Caroline e Derek/Annabel brilli di originalità, la seconda è decisamente più frizzante e divertente, pertanto l'ho apprezzata maggiormente, specie nei primi passi della storia.
Derek/Caroline, invece, presentano un'introspezione che si riconoscere solo a macchia di leopardo, di certo non continuativa, e un eccesso di melassa da diabete istantaneo. A mio avviso danno il meglio di loro nel finale, piuttosto che nel durante.

Una parte che mi è piaciuta molto, inoltre, è quella dell'iniziale titubanza di Caroline quando si trova nell'Essex e si apre per la prima volta ad un briciolo di fiducia. La scena in cui lei ammette che un uomo ha ferito i suoi sentimenti e Nick le chiede senza nemmeno pensarci se poteva aiutarla, al di là del fatto che si conoscono appena, mi ha commossa perchè fa capire quanto brav'uomo (uso le parole successivamente dette da Caroline) sia lui, quanto alla fine la nomea che ha appiccicata sia una facciata costruita ad arte e più che altro da persone esterne.
Questo quadretto vale più di tutto il sesso del romanzo, anche se ammetto che senza questa componente risulterebbe un po' sciapo.

Il consiglio è: quando vi stufate di leggere certe scene sempre uguali, tutte simili, saltatele (quello che avrebbe dovuto fare la scrittrice in verità), privata di oasi appartate e letti a baldacchini di troppo vedrete la narrazione risulterà molto più scorrevole e ne gioverà sia il libro che la vostra pazienza.

E qui faccio un appello a tutte le autrici di romance che mi capitano tra le mani.
Sarebbe preferibile che suddette signore usassero un po' del tempo dedicato alla minuziosa descrizione di quanto fosse virile lui e cedevole lei per esplicitare meglio certe componenti della trama, sono sicura che i titoli sarebbero indubbiamente migliori.
Se le scene spinte sono un modo per far parlare protagonisti alla fine del lavoro, credo che la soluzione migliore sia usare altri espedienti, questo è estenuante e mette in luce come un'autrice non riesca a costruire un dialogo che regga per un paio di pagine senza scadere nella banalità. 


Accuratezza storica
Direi medio bassa, ma forse principalmente perchè a parte l'ambientazione, gli accenni a usi, costumi e modi di fare sono pochi. Si tira avanti di quello che il lettore sa o crede dell'epoca che, tra l'altro, è pure incerta. Sì perchè sulla copertina c'è scritto 1820 e nel romanzo 1812. Qual è delle due?

Presumo la seconda perchè Nicholas fa un certo accenno alla richiesta di truppe nel continente da parte di Wellington, peccato che in quel caso la mia domanda sia: e tu perchè non sei a combattere per la patria? Come mai una Londra in stato di semi-assedio da parte dei francesi (dopotutto Napoleone aveva messo l'embargo) è popolata di gente così spensierata e di così tanti uomini giovani e prestanti che sarebbero ottimi soldati al fronte?
Ma andate a lavorare!

Eppoi tutti questi giovanotti così impegnati alla Camera Alta dei Lord che si permettono settimane di vacanza in campagna nonostante l'Inghilterra fosse nella crisi politica più nera... nel maggio 1812 Spencer Perceval, Primo Ministro d'Inghilterra, venne assassinato, immaginate che clima allegro circolasse, Tories e Whig si sarebbero azzuffati come cani e gatti su chi dovesse temporaneamente sostituirlo.
Una bella coppia regency innamorata
by Mapvee

Non solo, ma la guerra in Europa al fianco dell'Austria, della Russia e della Germania a cui nessuno dei protagonisti maschili partecipava stava spaccando la classe alta, Tories a favore con il Principe, Whig contrari. Tra i sostenitori ricordiamo Charles Grey, il famoso amante di Georgiana Cavendish. Erano questioni importanti, nessun nobile dell'influenza di un duca (il gradino più alto di nobiltà sotto la casa reale) o di un conte come Nicholas o Derek si sarebbe sognato di lasciare Londra proprio quell'estate dove la tensione la si tagliava col coltello per fare il proprio comodo, specie con il Paese in quelle condizioni... e sarebbe stato giusto: se non andavano a combattere che almeno pensassero a governare con criterio!

Ho dedotto che il libro fosse di ambientazione estiva perchè le corse di Ascot sono a giugno, quindi, dato che le vicende iniziano subito dopo, penso che sia ragionevole classificarlo per luglio.

Senza contare che, se il romanzo è davvero ambientato nel 1812, trovo assai difficile credere che le gonne delle dame fossero così ampie da coprire le gambe di un uomo in un ballo... vorrei ricordare che in epoca regency andavano gli abiti stile impero, vita alta e gonna tubolare. Zero corsetti, zero crinoline.
È sempre difficile far entrare in testa questi particolari alle autrici, tutti pensano che nell'Ottocento ci fossero le gonne ampie come in Via col vento, ma non è sempre stato così, lo so che la gonna alla moda della Guerra Civile Americana era favolosa, ma se non si caratterizza bene il periodo storico non la si può usare a piacimento. In definitiva bisogna decisamente rivedere il tipo di vestiario di Caroline soprattutto e in parte anche Annabel.

Eppoi... parliamo un attimino del valzer?
Nick e Caroline lo ballano come se niente fosse, ma all'epoca era considerato ancora uno scandalo. Senza contare che addirittura i due lo danzano stretti e abbracciati, una cosa che deve aver lasciati allibiti gli spettatori, come minimo avranno creduto che la ex compita Lady Wynn, ora nuova Duchessa di Manning, fosse posseduta dal demonio. Per tutte le info sul ballo vi rimando all'apposito approfondimento che scrissi diverso tempo fa.

Una cosa però questo romanzo la racconta bene, almeno nel personaggio di Caroline, ed è la scarsa considerazione in cui erano tenute le donne nella società.
Può sembrare eccessivo che il padre di lei se ne disinteressi completamente e trovi addirittura fastidioso doversi occupare anche del suo matrimonio, ma i genitori spess non erano affatto rallegrati dalla nascita di una femmina, specie se non c'erano fratelli maschi. Non solo ma anche il comportamento del marito di lei che sembra deplorevole non era po' così distante dalla realtà quotidiana di molti, la violenza domestica era diffusissima al tempo e legittimata.
La Caroline creata dalla Wildes è una donna che fa fronte a questo sentimento di inettitudine e cerca di reagire sapendo bene qual è il suo posto, ma continuando a non trovarlo giusto, perciò decide di partecipare alla scandalosa scommessa, credo che, sebbene eccessive, le sue azioni siano condivisibili. Io, per esempio, sarei mortificata dall'accusa di essere frigida come accade alla protagonista, ma non sono tanto sicura che, esattamente come lei, me ne starei del giudizio di costui, specie se è una persona per cui non provo il minimo rispetto. Inoltre la costruzione della sua muraglia di ghiaccio nei confronti degli uomini, sebbene un cliché abbastanza classico, è anche un comportamento umano comunissimo per difendersi dopo essere stati profondamente feriti nell'orgoglio.

A contrasto di Caroline c'è Nick che dovrebbe essere l'uomo impassibile perchè in passato è stato ferito. Nel suo caso la caratterizzazione caratteriale è piuttosto banale, scontata, insignificante e poco credibile, molto più reale invece la sequenza di pensieri assolutamente terroristici che passano nella mente di Derek all'idea del matrimonio e la sua progressiva accettazione del suddetto in virtù della donna amata. Molto poetico, ma anche dolce.

In definitiva, il libro ottiene tre stelline e un
6
Salvato soprattutto dal capitolo finale che, per quanto scontato, è sempre emozionante, e da certe introspezioni di carattere della coppia Nick/Caroline (quando non impegnate in amorosi convegni) che sanno trasmettere davvero la reciproca fiducia (anche se finiscono nel classico turbine di incomprensioni no, lui è un libertino e quindi non mi vorrà mai. No, come faccio a dirle che l'amo se ho avuto più donne che calzini).
La Wildes si è prodigata fin troppo con abbozzi inutili, ma posso sperare che dopo questo libro un po' confusionario abbia imparato a gestire meglio le sue trame e, soprattutto, la loro classificazione, la suadefinizione caratteriale, invece, è già buona e ben costruita, direi che deve lavorare soprattutto sul plot.

Spero che questa recensione, anche se confusionaria ed estremamente prolissa sul tema della riclassificazione del libro sia comunque stata interessante (non aspiro al divertente, non ha niente a che vedere con quanto scritto su Clare Darcy).


Links
aNobii | Proposta indecente

Diario di pensieri persi | Recensione di "Una proposta indecente" di Emma Wilde
Ho molto apprezzato la recensione del romanzo scritta da Diario di pensieri persi, l'ho trovata concordante con la mia e opportunamente sintetica, una cosa che a me non riesce tanto =)

Un bacio e a presto




Mauser

29 maggio 2010

Lo strano matrimonio del Principe Reggente e della Principessa Carolina di Brunswick

Una volta un mio amico [un mio carissimo amico] mi ha chiesto come mai la storia mi appassionasse tanto; molto candidamente io gli risposi che la parte migliore della storia è quella che le persone non conoscono, i dettagli, i pettegolezzi, la quotidianità. Dopo un po' di anni è quello che credo ancora e lui, ogni volta che parliamo di storia, mi dice che in realtà io non ho davvero l'anima della storica, ma sono solo una appassionata di gossip storico. Penso che sia vero.

Riflettendo su tutto ciò, per questo blog ho deciso di aggiungere una rubrica nuova, intitolata Gossip Storico, una bella seduta di pettegolezzo tra matrone e malelingue di due secoli fa. Forse sono dettagli che interessano solo a me, ma credo che da qui si possa prendere spunto per fare approfondimenti utili alle nostre analisi storiche, al nostro approfondimento, dopotutto io penso seriamente che la storia non debba essere esclusivamente un mandare a memoria date e luoghi che dieci minuti dopo si sono già dimenticati, no, io credo che studiare, amare e approfondire la storia sia qualcosa di molto più ampio, certo ci saranno i luoghi, i personaggi e tanti numeri, ma non solo quelli. Perchè penso questo?
Perchè la storia ufficiale la scrivono i potenti e i vincitori, mentre la storia di tutti i giorni... beh, al mondo non c'era solo loro, ma un'infinità di persone comuni che hanno fatto storia tanto quanto Giulio Cesare, Attila, Carlo Magno o Cavour ^_^, naturalmente senza nulla togliere in merito a questi.

Senza contare che il gossip del 1800 è molto più interessante del leggere quelle riviste senza spessore che ogni giorno ci propongono in edicola, fors epiù culturalmente elevato dello scoprire che Briatore ha chiamato suo figlio Falcon [per carità, ottimo nome per un personaggio storico, il protagonista di un bel romance ambientato nella Conquista Normanna, ma forse non proprio indicatissimo al giorno d'oggi, specie con quella N finale -.-].

Bene, se volete tuffarvi nella nostra seduta di pettegolezzo, che per inciso non avrà nulla da invidiare alle vecchine zitelle alla Miss Marple o alle signore di Cranford, allora benvenuti e benvenute in questa rubrica che ha come primo argomento di discussione lo strano matrimonio del Principe Reggente e della Principessa Carolina di Brunswick.

Intanto bisogna dire che questo matrimonio così famoso non incominciò proprio nel migliore dei modi da entrambe le parti.
Prinny, il soprannome con cui abitualmente gli inglesi si riferiscono a Giorgio IV prima che diventasse Giorgio IV, cioè era ancora Principe (lui era il famoso Principe Reggente), non era proprio entusiasta di questa sposa.
D'altra parte, credo neanche la nostra Carolina smaniasse dalla voglia di legarsi mani e piedi ad un tipo simile... insomma, ci voleva tanto coraggio e molta diplomazia.

Ammettiamolo, non si trattò di amore a prima vista e, per i più critici, forse neanche di amore...

Acquaforte di Giorgio IV e Carolina di Brunswick
il giorno del loro matrimonio
Lo stesso Prinny alcuni anni addietro aveva segretamente sposato una vedova cattolica [oddio! Una papista! Nulla che gli inglesi odino di più!], tale Maria Fitzherbert; il matrimonio comunque venne annullato in fretta e furia non appena la notizia si sparse all'interno della corte; motivazione ufficiale: andava contro il Royal Marriage Act, una sorta di lista delle caratteristiche che dovevano essere possedute dalla persona che entrava a far parte della famiglia reale. Inutile dire che Maria non ne possedesse molte e, anche se le avesse avute, difficilmente il suo matrimonio sarebbe comunque durato.
Lo scandalo del matrimonio segreto di Prinny fu qualcosa di molto simile a quello perpetrato dal figlio della Regina Vittoria, lo stesso che appare nel film La vera storia di Jack lo Squartatore e vera causa della sequenza di omicidi delle varie prostitute inglesi su cui sta indagando Johnny Depp.

Dopo lo scandalo di Maria Fitzherbert, comunque, a palazzo si adoperarono alacremente per trovare a Prinny una sposa suitable, cioè una candidata adatta a ricoprire un giorno il ruolo di regina del Regno Unito.
La scelta cadde appunto su Carolina di Brunswick, cugina di Prinny, nobile e di sangue reale.
Carolina comunque non apparve subito come una ninfa agli occhi del Principe, ella infatti era già piuttosto avanti con l'età, addirittura 27 anni!
Inoltre, sebbene potesse essere definita graziosa, era piuttosto sgraziata e aveva movimenti bruschi e a scatti.
Prinny non fu contento della scelta, ma la sposa era stata designata addirittura da suo padre Re Giorgio III [qualcuno si ricorda che Giorgio III era infermo di mente???] e il padre aveva promesso al suo erede di saldare i suoi molti debiti se avesse accettato le nozze.

E Prinny lo fece!
In cambio delle 630.000£ di debito si prese Carolina di Brunswick e mise una pietra sopra alla parola matrimonio.
E qui le malelingue si scatenarono.
Io immagino solo come dovesse essere contenta Carolina, Prinny infatti non era un adone, già a quell'età era paffutello e piuttosto scialbo.
Capite adesso come mai non si riusciva ad inscenare tanto bene la storia del matrimonio d'amore che tanto piace al popolo?
Insomma, gli inizi non furono dei migliori.

I primi problemi iniziarono già al banchetto per le nozze, dove il Principe, al posto che rivolgere costantemente la sua attenzione alla novella sposa, continuò a guardare e vezzeggiare la sua favorita (la sua amnte), Lady Jersey [certo che prendersi una con un nome tanto ridicolo! Ci voleva del coraggio ad accompagnarsi ad una che ha per parenti nylon e lycra! Una che si chiamasse Lady Jeans o Lady Denim no?].
Il comportamento di Prinny fu così privo di gusto nei confronti della moglie che lo stesso re dovette riprendere il figlio in modo che concludesse in maniera degna la cerimonia senza causare uno scandalo con la famiglia di lei che, come si è detto, poteva contare una buona percentuale di sangue blu.
[Fossi stata io alla prima notte di nozze avrei detto al caro consorte "Vai a letto coi tuoi soldi e le tue puttane" ma a quel tempo le spose, e le principesse soprattutto, erano decisamente troppo sottomesse per i miei gusti, Carolina compresa, almeno per il momento].

Ad ogni modo la cerimonia riuscì a concludersi, ecco cosa ci riporta English Monarchs riguardo l'evento:
The marriage ceremony proceeded as arranged, attended by his well pleased father, on the evening of 8th April, 1795 at the Chapel Royal at St. James’ Palace. The bride wore a elaborate dress of silver tissue and lace and a velvet robe lined with ermine. The distraught bridegroom spent his wedding night lying on the bedroom floor by the fireplace in a drunken stupor.

Although he was repelled by his wife, George eventually did his duty and brought himself to consummate the marriage and the Princess of Wales gave birth to a daughter and heir to the throne, Princess Charlotte, on 7th January, 1796.

********
La cerimonia procedette come era stata organizzata, al coscpetto del di lui padre, la sera dell'8 Aprile 1895 nella Cappela Reale di St. James Palace.
La sposa indossava un elaborato vestito di merletto d'argento e un mantello di velluto bordato d'ermellino.

Lo sposo reale trascorse la sua notte di nozze sul pavimento di fronte al camino completamente ubriaco.

Nonostate trovasse la moglie repellente, Giorgio compì il suo dovere e si sforzò di consumare il suo matrimonio tanto che la Principessa di Galles diede la luce il 7 Gennaio 1796 ad una bambina ed erede al trono, la principessa Charlotte.


Benchè disapprovi il tono assolutamente misogino del racconto, specialmente nella parte dove viene detto che il principe si sforzò di consumare il matrimonio [che è sta storia? E lei non doveva provare ribrezzo per uno che era andato a letto con mezza Inghilterra e che la sera del matrimonio si era ubriacato tanto da finire disteso di fronte al camino anzichè con lei?], il tutto descrive abbastanza lucidamente la cerimonia e il clima in cui si svolse.

Carolina Principessa di Galles
Tratto dalla rivista LIFE, 1820 ca.
Una volta entrata ufficialmente a far parte della famiglia reale, le critiche alla povera Carolina non si risparmiarono, le sue maniere un po' rozze e sgraziate divennero ben presto la presa in giro delle feste da ballo e fu addirittura confezionata una bambola con gote rosse che balzava automaticamente in piedi con movimenti scattanti e bruschi che la raffigurava (e che andò a ruba).

La più crudele di tutte, comunque, fu Lady Jersey, l'amante del Principe.
La sua cattiveria, forse acuita dal fatto che l'altra avesse almeno diritto al rispetto totale, almeno in maniera ufficiale, e al titolo di Principessa ed Erede d'Inghilterra la portò ad atti di vera malignità nei confronti di Carolina, come l'aver sfoggiato di fronte alla Principessa di Galles un paio di braccialetti di perle che Prinny aveva originariamente presentato alla consorte come regalo di nozze [mica come il caro Principe Alberto che ha regalato alla sua Vittoria l'anello con zaffiro e diamanti!], ma che aveva poi ripreso per dare all'odiosa Lady Jersey, che naturalmente non si fece scrupolo di far conoscere in giro i dettagli della cosa, mettendo però in imbarazzo non solo la Principessa, ma anche il Principe col suo comportamento poco corretto nei confronti della moglie, ciò abbassò di molto la popolarità del futuro sovrano presso i suoi sudditi, a cui non piacque il suo atteggiamento, sebbene la "sposa tedesca" non fosse stata la benvenuta neppure tra i sudditi per via delle sue origini teutoniche.

La descrizioni che ci giungono di Carolina di Brunswick da parte dei suoi contemporanei non furono delle più amichevoli.
La sua bellezza, comune e un po' scialba, dicevano, sarebbe sfiorita presto se non avesse continuato a "tenersi" un po'.
Le sue maniere erano goffe, i suoi discorsi esitanti tanto da rasentare la balbuzie e il suo gusto in fatto di abbigliamento addirittura atroce, quest'ultima caratteristica deve essere quella che nei secoli è stata tramandata fino ad Elisabetta II e alla sua famiglia che sfortunatamente non brilla certo per classe e raffinatezza [a parte Lady Diana, ma lei era una parente acquisita].

Lady Mary Berry, la stessa che contribuì a rendere la quadriglia popolare in Inghilterra, scrisse sul suo giornale per signore:
Such an over-dressed, bare-bosomed, painted eye-browed figure one never saw
*********
Non ho mai visto una tale figura così troppo vestita, col petto scoperto e le sopracciglia dipinte.

Non certo commenti lusinghieri visto che il suo gusto in fatto di abiti veniva considerato bizzarro e provinciale e il fatto che, invecchiando, continuasse ad abbigliarsi con le gonne di una ragazzina non contribuì a migliorare la sua presentazione al pubblico, tanto che la casa reale stessa la emarginò, anche a causa delle sue frequentazioni dalla dubbia moralità.

The Princess evidently preferred gay company, a certain sprinkling of intelligence with a good flow of animal spirits being the ordinary passports to her society. No questions appear to have been asked of either sex; it is therefore not surprising that several of the favoured circle were celebrated more or less for their independence of moral obligations.



Per Mary Barry queste sue caratteristiche erano l'evidenza della natura lussuriosa della Principessa di Galles; a quanto pare la stampa scandalistica del tempo non aveva peli sulla lingua nel criticare i reali, esattamente come al giorno d'oggi si è accanita su Sarah Fergusson o sul secondo matrimonio del Principe Carlo.

...even if this meant exposing her decidedly lustful nature

Sono le dure parole di Lady Barry.

Caricatura di Carolina e di Bartolomeo
Pergami che enfatizza i difetti di lei
Secondo il Duca di Buckingham queste sue manchevolezze derivavano dal fatto che nessuno avesse mai corretto i suoi sbagli durante l'infanzia e la fanciullezza, mentre non erano state esaltate le sue virtù innate; per questo ella rimase per tutta la vita infantile, pigra e capricciosa, tanto da terrorizzare i domestici e le domestiche con i suoi improvvisi scatti d'ira.

In un tale clima, inutile dire che Prinny trovò molti alleati nel sostenere che Carolina non fosse una moglie adatta a lui, tantomeno una madre degna per l'erede, la Principessa Charlotte, che incontrava la sua genitrice solamente una volta a settimana, per il resto fu cresciuta da balie, servi e istitutori/trici.
Sfruttando questa situazione e la sua natura piagnucolosa, Carolina recitò a lungo la parte della vittima agli occhi del popolo, che la compiangeva per la sorte toccatale e per l'intransigenza del consorte [la prima a odiarla, ma a supportarla fu la stessa Jane Austen che scrisse più volte di trovarla odiosa, ma di essere costretta a sostenerla perchè ella, a tutti gli effetti, non solo la sua Principessa, ma una donna e, soprattutto, una madre].

Libro scandalistico
sulle relazioni della Principessa
Ella comunque non si dimostrò mai una buona madre per Charlotte e non fu mai neanche molo affezionata alla figliola, come purtroppo accadeva fin troppo spesso nelle case reali, dove i genitori erano più impegnati a dirigere lo stato e organizzare la corte e i suoi divertimenti piuttosto che nell'educazione dei figli che un giorno sarebbero saliti al trono dopo di loro.

Con il passare degli anni la relazione con il Principe peggiorò, tanto che egli non riuscì più a tollerare la presenza della moglie e mise in atto una politica di ostracismo della consorte, che venne bandita dai ritrovi comuni del Principe Reggente, come Carlton House; per vendetta, Carolina tenne una propria corte privata a Kensington Palace.
Questo comportamento dell'eccentrica coppia diede adito ad una serie infinita di indiscrezioni sui due sposi e venivano puntualmente pubblicati scoop sensazionali sulle relazioni extraconiugali, ma soprattutto illecite, dei due, ecco qualche trafiletto
… her Royal Highness had associates of an infinitely lower grade to whom she often devoted herself with an abandonment of self respect that equally perplexed and disgusted the ladies of her suite. With such a Court, as may be imagined, the pursuits of the Princess were not remarkable for dignity were often remarkable for its violation.”
***********
...Sua Altezza Reale si è nel tempo affiancata con un'infinità di personaggi di basso grado ai quali ella si dedicava con un abbandono scandaloso, priva di contegno tanto da disgustare le signore del suo stesso seguito. Con una simile corte, potete immaginare, le occupazioni della Principessa non erano notevoli per dignità, piuttosto per la violazione di questa.

Nel 1814 Carolina si trasferì in Europa e viaggiò in Germania e Svizzera, per un certo periodo soggiornò anche in Italia, dando scandalo soprattutto a Genova [la mia città ^_^] dove era solita presentarsi per le strade in abiti discinti.

Il Principe inviò delle spie ad indagare non solo sul suo comportamento e sulle sue manchevolezze, ma anche sul peso che essa rappresentava per la casa regnante e per la sua immagine.

I rapporti erano qualcosa che faceva accapponare la pelle, per l'epoca: la Principessa era solita dare spettacoli e party fino a mattina, indossava abiti discinti non di gusto sulla sua persona, vestiti che erano stati disegnati per ragazze con la metà dei suoi anni (lei era sulla quarantina). Intratteneva relazioni scandalose, si era tinta i capelli biondi di nero e si scopriva il seno e il petto in pubblico.
Ecco la descrizione che Lady Bressborough ne fece durante una festa
The first thing I saw in the room was a short, very fat, elderly woman, with an extremely red face (owing, I suppose, to the heat) in a girl’s white frock looking dress, but with shoulder, back, and neck, quite low (disgustingly so) down to the middle of her stomach; very black hair and eyebrows, which gave her a fierce look, and a wreath of light pink roses on her head…I could not bear the sort of whispering and talking all round about…”
*********
La prima cosa che notai nella stanza fu una bassa figura grassottella avanti negli anni, estremamente rossa in viso (immagino perchè era accaldata) in un abito a coda da giovinetta, ma con le spalle, la schiena e il colletto estremamente bassi (disgustosamente scoperti) fino alla metà dello stomaco. Capelli molto scuri e sopracciglia che le davano un aspetto feroce, in aggiunta una rosa rosa tra i capelli.
Non posso riportare il tipo di commenti e pettegolezzi che la contornavano.

Ed ecco di seguito un link dove una persona appassionata ha raccolto tutti gli stralci di giornali ottocenteschi dove si parlava del comportamento irriverente della Principessa di Galles: grazie a quest'opera possiamo farci un'idea ben chiara su come fosse l'andazzo
History 1793-1844 ~ Chapter 20: Queen Caroline

Illustrazione di Carolina di Brunswick tratta
dall'Enciclopedia Britannica
Si può dire che Carolina apprese dal marito ogni sorta di cattiva abitudine: era arrivata in Inghilterra illibata e vestita solo con cattivo gusto, ma le sue manchevolezze e i difetti peggioravano di anno in anno.
In Milano Carolina ebbe una relazione con Bartolomeo Pergami che risultò solo l'ultimo di una lunga serie di relazioni extraconiugali che la donna aveva intessuto durante gli anni sperperando il denaro della corona come mantenimento dei suoi amanti.

Prinny, che in quanto a relazioni adultere non era secondo a nessuno, condannò duramente la moglie e la goccia che fece traboccare il vaso del loro rapporto fu la prematura scomparsa della Principessa Charlotte in tenerà età che sancì definitivamente la chiusura di qualsiasi tipo di relazione ci fosse tra il Principe e la Principessa di Galles.

Nel 1820 Giorgio III morì e Prinny, salì al trono.
Carolina ritornò in Inghilterra per reclamare i suoi diritti di Regina e, morale della favola, il popolo inglese aveva così in antipatia Giorgio IV che per fargli dispetto decise di supportare la sua lasciva, indisciplinata e stravagante consorte.
[non era proprio un sovrano amato... -.-].
Naturalmente alcuni fedeli e ciechi sostenitori della casa reale passarono oltre i pettegolezzi su di lei e sulle sue abitudini, sostenendo che si trattasse esclusivamente di dicerie.
Carolina, comunque, approfittò largamente della sua popolarità presso il popolo, ma ciò non impedì a suo marito di richiedere ufficialmente la separazione e, successivamente, il dirvorzio dalla consorte.

He persuaded Lord Liverpool and his government to bring in an Act of parliament to deprive her of the title Queen and to declare the marriage “for ever wholly dissolved, annulled and made void”. The Whigs opposed the measure and their were public demonstrations against the new king.
************
Egli [Giorgio IV] persuase Lord Liverpool e il suo governo di perpetrare un atto parlamentare per privarla [Carolina] del titolo di Regina e per dichiarare il matrimonio "per sempre e completamente dissolto, annullato".
i Whig si opposero e ci furono dimostrazioni pubbliche contro il nuovo re.


Carolina sostenne che nella questione lei non fosse stata interpellata e un'altra volta recitò per il suo popolo la parte della vittima.

Carolina viene esclusa dalla cerimonia
d'incoronazione di Giorgio IV
Rappresentazione della rivista LIFE
Alla cerimonia d'incoronazione del marito, con i carteggi di divorzio ancora in fase di lavorazione, si presentò abbigliata e vestitia di tutto punto come una sovrana, ma venne scortata fuori dalla cattedrale.
Tentò più volte una seconda entrata in scena, ma senza successo.

La procedura di annullamento, comunque, si arrestò quando la Regina morì improvvisamente di disordini gastrici all'età di 53 anni.
La sua prematura e inaspettata scomparsa lascia ancora qualche dubbio circa le reali cause del decesso [dopotutto anche il marito di Caterina la Grande ufficialmente era morto di dissenteria...].

La storia di Carolina e Giorgio IV è sicuramente una novella da raccontare per ridere o per commiserare qualcuno.
Certo è, a mio avviso, che i comportamenti sconsiderati sia del Re che della Regina, che dovrebbero essere la guida e l'esempio della nazione, erano assai noncuranti del loro popolo e delle condizioni in cui versava rispetto al periodo che si stava vivendo: la tarda epoca Georgiana in cui vissero Prinny e Carolina non fu certo un tempo di allegria, spensieratezza e ricchezza, c'era fame, guerrà e povertà e non era ancora iniziato il grande periodo di riforme che segnerà quasi tutta l'epoca Vittoriana.
L'epoca Georgiana è stata, a tutti gli effetti, arretrata, cristallizzata su una società fatta di re spendaccioni e corti dei divertimenti come fu Versailles ben prima che tagliassero la testa a Luigi XVI.

Ritratto di Carolina di Brunswick
fatto da James Londale
Di questo si erano accorti anche i contemporanei di Giorgio IV e Carolina e fu per questo che il sovrano (e in fondo anche la consorte) furono così poco popolari presso i loro sudditi.
Essi prendevano solo il meglio, non esercitavano il potere se non per questioni personali e sfruttavano l'altissima carica di cui erano investiti esclusivamente per avere dalla vita ricchezza, lusso, svago e pochi obblighi.
Non credo si tratti di un modo di agire ammirevole, specialmente quando il tuo popolo muore di fame.

Io credo che sia stato solo per immensa fortuna (e qualche traversia storica differente) che l'Inghilterra non sia finita in una sanguinosa rivoluzione popolare. Certo, si era appena usciti dal periodo repubblicano che non era stato una passeggiata e si era espressamente fatta richiesta a re Carlo II di rientrare dal suo esilio, sì che l'Inghilterra era una monarchia parlamentare e non assoluta, ma... qualcuno come Giorgio IV sfrutto semplicemente la cosa a suo vantaggio, lasciando prendere le decisioni impopolari al Parlamento e facendo la bella vita al posto che governare: così non va bene!

Vi lascio con una caricatura di Giorgio IV e della consorte, rappresentati come due borse mangia-soldi, zeppe zeppe zeppe, io la trovo adorabile ^_^



Al prossimo pettegolezzo storico allora! E naturalmente ai prossimi approfondimenti!
Baci



Mauser

1 marzo 2010

Tacchi rossi

Ciao a tutti, come va?
Locandina della mostra sui Cavalieri
Io sono praticamente uno zombie che cammina, questo weekend tra un impegno e l'altro non ho neanche avuto il tempo di riposarmi da una settimana decisamente spossante, ero così oberata che non sono riuscita a finire praticamente nulla e mi ritrovo con dieci ore di sonno arretrato, più quelle che avevo accumulato in precedenza, credete che possa riscattarle come si fa con le ferie non fatte? Magari me le pagano...

Tra i molti impegni del fine settimana, ce n'è però uno che ho particolarmente a cuore, cioè la gita di domenica alla Reggia di Venaria Reale, residenza di caccia dei Savoia.
Oltre al fatto che è stata una bella visita e che mi è piaciuta molto, compresa la mostra sui Cavalieri, ho anche appreso diverse informazioni utili anche per questo blog, dettagli e curiosità particolarmente interessanti sull'Epoca Georgiana.

So di bistrattare un po' quest'epoca rispetto a quella Vittoriana, il fatto è, come si è detto in un rapido scambio di opinioni con alcune lettrici nell'area commenti, che in effetti di quest'era se ne conoscono le grandi scelte politiche e gli sconvolgimenti planetari, ma poco si sa della quotidianità.

I talons rounge di Luigi XIV

Ecco quindi che per farmi perdonare vi parlerò un po' di questi tacchi rossi.
In effetti è un dettaglio che non salta subito all'occhio, a meno che uno non sia davvero una lince!
A me è successo ieri mattina, mentre giravo per la mostra assieme alla nostra guida, guardavo un sacco di dipinti di re e nobiluomini di corte vestiti elegantemente e dall'espressione perfetta, poi, da brava donna attenta ai dettagli e con la mania delle borse e delle scarpe, mi accingo ad analizzare le calzature di Sua Maestà Luigi XIV, non male, devo dire, se non fosse che forse esagerava un po' con il rosso, sul manto d'ermellino, nei vestiti, sulle tende di sfondo, persino sulle scarpe! Dico a me stessa scuotendo il capo...

Carlo III di Spagna con i talons rouge
In effetti era una particolarità su cui fino ad ora non mi ero soffermata: i tacchi delle scarpe di Luigi XIV, alti più o meno come le mie decolletèe da ufficio o, se preferite, come quelle di Berlusconi, erano laccati di un rosso vistoso.
Guardando i dipinti in maestà dei reali, cioè vestiti da re, con la corona e lo scettro più o meno vicini, il manto regale d'ermellino e tendaggi scultorei alle spalle, ci si accorge, dove possibile che tutti da Luigi XIV fino a Giorgio IV d'Inghilterra hanno scarpe di colore chiaro, come seta, broccato o damasco, con il tacco vermiglio e pure i loro nobili.
Un vezzo di corte? Presa dalla scimmia di tanta stranezza mi sono messa a spulciare gli altri quadri tutt'attorno e, in effetti, i potentati dell'epoca avevano tutti quelle scarpe.
Moda? Il Christian Loboutin dell'epoca, prima che lo scoprisse Carlà? Forse...

In effetti, da quello che la guida mi ha spiegato, i tacchi rossi, chiamati anche talons rouge, furono un'invenzione francese che fu molto utilizzata per tutto il Settecento, quindi in piena Epoca Georgiana.

Scarpa con tacco Luigi XIV e tacco rosso
La moda, a quanto si sa, nacque ad opera di Luigi XIV re di Francia, che amava ostentare il suo potere, specialmente quello che aveva sugli altri, sfoggiando simboli della sua ricchezza e superiorità, non per ulimo il suo diritto di vita o di morte sul popolo, sulla vita di altri.
Ed è proprio questo, infatti, il significato dei tacchi rossi, il voler sottolineare chi aveva diritti persino sullo stare al mondo delle persone per via della sua discendenza e del suo rango.
I tacchi rossi erano il simbolo della nobiltà per nascita e della superiorità rispetto agli altri comuni mortali, questa la definizione più o meno ufficiale tratta dall'Enciclopedia di Diderot e D'Alambert.

Naturalmente Luigi non fu l'unico ad indossare queste scarpe così particolari e sfarzose, con il dettaglio dei talons rouge, la moda si diffuse rapidamente da Versailles in tutta Europa, nelle corti tedesche e anche in quelle inglesi, dove tutti e quattro i re britannici di nome Giorgio si fecero ritrarre con ai piedi le famose scarpe dal tacco scarlatto [sembra il titolo di un romanzo ^.^'].
Carlo III di Spagna (adulto)

I tacchi rossi erano indossati sia dagli uomini che dalle donne della corte francese, mentre all'estero erano una prerogativa esclusivamente maschile , questo perchè a governare, e quindi ad esercitare il diritto di vita o morte dei sudditi, erano solamente gli uomini (occorreva una sentenza, ogni nobile poteva essere anche giudice, ma una lady non lo sarebbe mai potuta essere, tanto per dire la parità dei sessi...).
Erano tenuti ad indossarli i nobili di alto rango, di solito dal duca in su, nelle circostanze formali.
Naturalmente non dovevano metterli sempre, non è che se non li portavano allora perdevano i loro diritti di giudizio sui sudditi, no, si trattava di un semplice accessorio che ostentava il loro potere. Generalmente non erano mai messi fuori dalle corti.

Insomma, Luigi lanciò una moda che impiegò ben più di un secolo a tramontare definitvamente e volete sapere qual è stato il motivo per cui i re dall'Ottocento hanno smesso di portare i talons rouge?
Perchè caddero in disgrazia i dipinti raffiguranti le loro altezze reali come ricchi e potenti: dal diciannovesimo secolo, infatti, prese campo l'usanza di farsi ritrarre con le uniformi militari, una moda, anche questa francese, introdotta dopo Napoleone, che aveva scacciato per sempre il mito del re con pretese divine.
Particolare del dipinto di Carlo III
Napoleone infatti, sebbene si fosse fatto ritrarre come imperatore romano e in ritratti in maestà, sapevano tutti che era solo un uomo, anzi, un corso! Che per i francesi non era proprio motivo d'orgoglio...
Il periodo del Terrore aveva scacciato per sempre l'idea del re divino e con la sconfitta di Napoleone a Waterloo, l'importanza e il valore militare spodestarono le precedenti abitudini dell'Ancien Regime, creandone di totalmente nuove.

E quindi che fine hanno fatto questi tacchi rossi?
Particolare di un dipinto di corte
Rimasero dimenticati finchè Christian Loboutin non decise di creare qualcosa di veramente nuovo, solo che, stando gli uomini al mondo da più di diecimila anni, è davvero difficile trovare qualcosa di mai detto e mai fatto, quindi ci si può accontentare di una moda tramontata da tre secoli, tanto nessuno potrà uscire dalla tomba a gridare "Io c'ero e l'ho già portata!".

Trattandosi di una semplice curiosità non mi sono dilungata eccessivamente sulle spiegazioni, visto che ce n'è solo una ed è piuttosto semplice... spero quindi che perdonerete questo misero, cortissimo post.
Personalmente sono stata molto incuriosità da ciò che ho imparato ieri, arrivata a casa ho acceso il computer e ho cercato tutte le informazioni aggiuntive che la rete poteva regalarmi, sfortunatament nulla, digitando talons rouge o "tacchi rossi" su Google compaiono solo una miriade di negozi di Loboutin e qualuno non proprio francese e non proprio rispettabile...
A volte Internet è povero di questo genere di informazioni e avaro a condividerle con i suoi internauti, un vero peccato.

Beh, io comunque sono rimasta molto colpita e se vi capita di andare a Torino, prendetevi una giornata per la Reggia di Venaria Reale, merita davvero!

Ora vado, vi lascio qualche immagine carina
Bacioni a tutti


Mauser







18 gennaio 2010

Cosa ne fu dei Vauxhall Gardens?

Sfruttando lo spunto che è nato in una conversazione con una lettrice del blog, mi prodigherò per cercare di spiegare cosa ne è stato fatto dei famosi Giardini di Vauxhall.

Abbiamo parlato dei Vauxhall Pleasure Gardens qualche post addietro, annoverandoli tra i luoghi famosi: eccome se lo erano!
Li conoscevano tutti, dal più nobile dei re al più umile degli accattoni per strada.
Erano una meta obbligata e il sogno di tantissimi, come è dunque possibile che tanta manigificenza, tanto splendore siano completamente spariti nel giro di cinquant'anni e, dopo cento anni, non se ne ritrovi neanche le fondamenta?

Molte sono le ragioni, alcune hanno a che fare con la politica, altre col mondo che gira continuamente: figuriamoci come doveva apparire ai tempi di Giorgio IV con la Rivoluzione Industriale in pieno svolgimento!
Mi piace fare un esempio piuttosto calzante per spiegare questo: la moda.
Ormai se un anno vanno gli stivali da pirata sopra il ginocchio, non è detto che quello dopo gli stivali siano contemplati nel guardaroba di una donna! Insomma, io sto aspettando dagli anni '80 (quando praticamente non ero ancora nata ^_^) che ritornino di moda le gonne colorate stile anni Sessanta, invece nada, troppa scelta tra mini, mini shorts e longuette.
Volete sapere quanto durava una moda nel passato? Di certo più di sei mesi, ma in genere il periodo tra la gestazione e il declino era di tre anni abbondanti, cinque per la scomparsa definitiva... tutta un'altra favola. Ma il mondo girava veloce anche per l'epoca e quello che dieci anni prima era l'ultima moda, ormai era inevitabilmente sorpassato.

Ma cosa c'entra questo col declino di Vauxhall?
Già nel 1850, cioè 9 anni prima della chiusura definitiva del parco, i giardini stavano decadendo, essi infatti erano semplicemente passati di moda.
Nella metà dell'Ottocento era di moda il puritanesimo vittoriano, decisamente troppo severo per permettere divertimenti che andavano contro ogni tipo di morale, ossia il vero scopo per cui esistevano i Giardini: divertirsi.
E naturalmente non bisogna mancare di dire che una bella percentuale di questi divertimenti non erano proprio casti e puri... in effetti prostituzione e ubriachezza erano dietro ogni angolo, ritratto di una Londra che stava stretta nelle regole che le erano state imposte.

Ma se in epoca Georgiana l'eccesso era tollerato, senza neanche far sollevare troppi sopraccigli altezzosi, in era Vittoriana non si poteva dire lo stesso.

Insomma, pur di rifuggire tutta questa libertà che poco si addiceva al tempo, furono messe in atto grandi manovre per cercare di cancellare completamente il ruolo dei giardini e, bisogna ammetterlo, c'era poco da sperare di trasformarli in un paradiso del buon gusto e della moralità =P
I giardini erano certo un buon diversivo per gli innamorati, per coloro che cercavano un po' di intimità (una cosa che nelle case non si trovava di certo), o per quelli che desideravano approfondire la conoscenza di qualcuno, anche a livello semplicemente verbale, ma fuori dal controllo e dalle occhiate ammonitrici delle patronesse, delle madri e delle zie che non perdevano di vista nipotine al debutto e ragazze che cercavano la loro strada nel mondo.
Ma ciò non bastò.
Essi erano semplicemente troppo osè perchè fossero tollerati, troppo fuori dall'ordinario e troppo fuori controllo.
Il TROPPO non doveva esistere ai tempi di Vittoria.

Insomma, passata la metà del secolo, i Vauxhall Gardens erano fuori moda come divertimenti e scenari ricreativi, disdegnati dai bempensanti e dai bigotti, sempre più popolati da gentaglia e sempre meno frequentati dai nobili e dai borghesi.

C'erano poi la politica e i soldi.
Dagli anni '30 del XIX si erano succeduti svariati proprietari alla guida del parco, ciascuno con risultati più o meno disastrosi del precedente.
I nuovi arrivati, che avevano acquistato i giardini nel tentativo di sfruttarne la grande popolarità, si rivelarono incapaci di saper soddisfare le esigenze dei frequentatori, con iniziative insufficienti ad attirare gente.
Con gli introiti sempre più bassi, anche il mantenimento delle strutture esistenti divenne impossibile, questo comportò un vero e proprio declino della struttura dal punto di vista urbanistico.

Tutti sanno che un luogo di frequentazione se non sa rinnovarsi coi tempi che passano e non è in grado di essere accogliente e accattivante, difficilmente continuerà ad essere punto di ritrovo.

I proprietari, inoltre, indebitati fino al collo per il mantenimento del parco, avevano rivali politici piuttosto influenti in Parlamento che ostacolavano le loro timide mosse di rimettere in piedi l'attrattiva dei Vauxhall.
Senza contare che il terreno su cui sorgeva l'intera struttura era diventato piuttosto attraente dal punto di vista edilizio agli occhi di architetti e speculatori che stavano vedendo crescere la metropoli inglese a ritmi vertiginosi, continuamente ghiotta di nuovi spazi, tanto che dal borgo originario (la City, per intendersi) era arrivata ad inglobare diversi quantieri e Borough della campagna circostante.

Senza la possibilità di migliorarsi, né di continuare come avevano sempre fatto (le grandiose feste in giardino erano ormai considera IMMORALI per via della promiscuità e, soprattutto, della facilità con cui persone magari nobili o di classi diverse, si potevano appartare lontane da occhi indiscreti, facendo nascere, magari, anche qualche indesiderata nobile gravidanza), era inevitabil la chiusura.

I cancelli dei Vauxhall Gardens si chiusero per l'ultima volta il 25 Giugno 1859.

Da allora cosa è successo?
Come è intuibile, vista la crescita demografica e urbanistica, i Giardini vennere smantellati con grande velocità, lasciando il posto a circa 300 nuove strutture, specialmente abitazioni, palazzi e uffici.


Vauxhall Gardens tra Kennington e Vauxhall
Adesso l'area che fu dei Vauxhall Gardens è suddivisa in due quartieri: Vauxhall e Kennington.
Vauxhall è ormai un quartiere famoso per la sua quandre varietà e le sue caratteristiche cosmopolite (come quasi tutti i quartieri dell'East London), citato anche nei film di James Bond 007 come la sede del quartier generale delle spie a doppio zero dai libri di Fleming.

[A dire la verità non saprei come interpretare uno 007 di turno che passeggia con una biondona Bond Girl per romantici giardini Regency... probabilmente ho difficoltà di immaginazione, ma ormai anche le spie sono così tecnologiche che
A) non capisco una mazza di quello che smanettano con quei congegni elettronici e credetemi, io sono una programmatrice!
B) sono così sofisticati e altezzosi che più in là di un Hilton Hotel non credo ce li vedrei bene... come ha fatto Daniel Craig, novello Bond, ad abbassarsi fino ad una partita a poker in Montenegro? Toh, magari giusto un Sean Connery prima versione 007 poteva ancora starci...
Insomma, il connubio mi risulta quasi impossibilie, ce lo vedete 007 accanto a Beau Brummel? Assurdo!]

Ma non diviaghiamo troppo e torniamo alla geografia londinese: Kennington!
Kennington si dice sia il vero simbolo della Londra moderna, penso che non saprei dirlo con parole migliori di quelle che ho trovato gironzolando sulla rete, ecco quindi come viene descritto:

Kennington è probabilmente il vero simbolo dell'odierna Londra, l'eccellenza della varietà, l'incontro delle culture: britannica, francese, indiana, italiana, ma anche tibetana ed etiope...un mondo di mondi. Ne fa esperienza chi quotidianamente vive il quartiere, chi per consueta convenienza, culturale ed economica, decide di metter su casa a Kennington, nuova leva del cuore londinese, a due passi da tutto, cara ma non troppo.


A dire il vero, I Gardens stavano più Kennington che Vauxhall: come mai, allora, essi appartengono più a Kennington che al quartiere che porta il loro nome?
La motivazione è tutta storica.
Sia l'area che comprendeva i giardini che quella dell'odierno quartiere appartenevano alle proprietà di campagna (meglio definirla stately house, cioè "appena fuori città", infatti quando la proprietà venne costituita, tra Cinquecento e Seicento, l'area era fuori da Londra, ma non abbastanza distante da essere definita una proprietà di campagna) della famiglia di Falkes de Breauté (anche conosciuto come Falkes de Brent, 1224), gentiluomo inglese dall cui traslitterazione del nome deriva, molto probabilmente, anche la parola "Vauxhall" (Faulke's Hall -> Foxhall -> Vauxhall per sostituzione della V con una F, per renderlo meno campagnolo).
Famiglia nobile e ricca, quella de Brent possedeva tutta la zona circostante, l'appellativo Vauxhall fu quindi dato a tutta l'area e solo successivamente, a casua della grande popolarità dei Giardini, il nome divenne indicativo solo del parco e non dell'intero distretto, ma ricordiamo che il vero nome dei Gardens era quello di New Springs Gardens.
Ecco quindi spiegati i misteri del perchè i Giardini non fossero esattamente nel quartiere col loro nome: il quartiere non prese il nome DAI Vauxhall Gardens, bensì il contrario!

Per chi non fosse pratico di Londra, posso fornire una mappa costruita per le ambientazioni dei libri di Dickens: a quel tempo i giardini se non avevano già chiuso erano in fase calante, ma è ben evidenziato dove è situata la loro locazione e come mai fossero considerati fuori città.


La locazione dei giardini è I6 (mi sembra di giocare a battaglia navale... >_>).
Poichè ho dovuto ridurre la risoluzione dell'immagine per farla stare nella pagina, vi consiglio di ingrandirla cliccandoci sopra o aprendola direttamente in una nuova scheda per visualizzare meglio i dettagli.
Tranquilli, non c'è da memorizzare tutto, riproporrò spesso questa cartina perchè la trovo molto istruttiva anche per altri argomenti ^_^


Cosa ne è rimasto?
Ben poco a dire il vero.
Quasi tutte le parti dei giardini sono state smantellate e dove una volta sorgeva la Fontana del Nettuno, centro del viale principale, vi è stata costruita St Peter's Church, in Kennington Lane, la main street di Kennington; la statua che torreggiava sulla fontana (ispirata alla Trinità dei Monti) è stata trasportata al Victoria and Albert Museum di Londra, che contiene uno dei più grandi centri di informazione sull'epoca Vittoriana.


L'area comunque è stata parzialmente recuperata durante il ridimensionamento edilizio della capitale.
Alcuni edifici sono stati abbattuti e un piccolo parco è stato ricostruito dove una volta sorgevano i Vauxhall Gardens, poca cosa rispetto alla grandiosità e alla magnificenza dell'originale, ma un piccolo tentativo di recuperare, come possibile, quanto è andato perduto.

Ecco qui il link di un viaggiatore che ha visitato di vari parchi di Londra (Hyde Park, Kensington Garden e, anche, Vauxhall Park) e ne ha fatto una brevissima descrizione nel suo diario di viaggio online:
Vauxhall Park, Londra



Bene, spero di aver tolto ogni curiosità sull'argomento.

Baci a tutti



Mauser

9 novembre 2009

White's

Continuiamo a parlare dei locali famosi dell'epoca vittoriana, oggi approfondiremo il White's, il celeberrimo ritrovo per gentiluomini della Londra ottocentesca situato in St. James Street.

White's, the UK's oldest and most prestigious gentlemen's club, is one of the places where centuries-old British tradition still thrives.

Adrienne Warber


Iniziamo col dire che la clientela del White's è esclusivamente maschile e che nel 2008, alla presentazione (e successiva bocciatura) di estensione dell'accesso anche alle donne, molti membri eletti hanno richiesto l'uscita dal club per questa sua caratteristica altamente misogina e poco consona ai tempi in cui stiamo vivendo.
Naturalmente, però, dato che noi parliamo di epoca Vittoriana e Georgiana, per QUELLI di tempi la cosa era assolutamente accettabile.

Citato da molti romanzi e ambientazione di svariati episodi, il White's è forse il più famoso tra i club per gentiluomini della capitale britannica.

La storia del White's nasce nel 1693 come Casa della Cioccolata, ovvero un locale simile alla Casa da tè dove ci si recava per consumare questa delizia che, in passato, era rara e costosa, si poteva inoltre discutere di politica, specialmente nei primi anni del regno di Carlo II visto che il periodo del Protettorato era appena cessato, che i reali erano stati richiamati dal loro esilio per votazione di una minima parte della popolazione e che la maggior parte versava in condizioni sociali ed economiche disastrose.

Il fondatore del White's era un italiano, tale Francesco Bianco che, successivamente, cambiò il proprio nome in Francis White, da qui il motivo per cui il locale porta questo nome che, inizialmente, era Mrs.White's Chocolate House.

Essendo un genere di consumo di lusso, le case della cioccolata erano frequentate perlopiù da nobili ed aristocratici, uomini d'affari danarosi ed eredi di fortunati patrimoni, per questo molte divennero nel dei club privati, anche per tutelare la privacy e la compagnia dei locali frequentati da codesti altolocati nobiluomini.

Ma rispetto ad altri locali, questo nello specifico offriva, oltre a prodotti di prima scelta, anche la possibilità di acquistare i biglietti per il Royal Drury Lane Theatre e il King's Theatre.
Questa scelta, simile un po' allo sconto dipendenti serviva per bilanciare gli elevatissimi costi delle materie d'importazione (per esempio il cacao e il caffè) e attivara molti interessati.

Il turn over ufficiale del White's come club per gentiluomini da Casa della cioccolata fu nel 1778, quando assunse la sua connotazione attuale, ovvero un luogo di ritrovo per la créme della capitale dove si potevano incontrare i propri pari in un ambiente informale, sebbene rigidamente regolato da norme comportamentali ed etichetta, ci si rilassava discorrendo e giocando d'azzardo, si consumavano prodotti eccelsi come liquori del Mediterraneo o cioccolato finissimo proveniente dall'America.

Tutti i gentiluomini tentavano di essere ammessi al locale, ma solo i più influenti e potenti potevano aspirare ad entrare tra i membri. Ancora oggi la lista d'attesa è lunga 9 anni e i criteri di scelta degli aspiranti sono rigidi come un tempo.

Il libro delle scommesse del White's
Il libro delle scommesse era uno dei dettagli più famosi di questo club, sopra vi si annotavano le scommesse dei partecipanti, ci potevano essere scritte le partite della giornata quanto quelle riguardanti un torneo di boxe, una corsa dei cavalli, combattimento tra galli o chi si sarebbe accaparrato questa o quella debuttante piuttosto che la sua virtù.
Insomma, ogni cosa era materia di scommessa.
Questo particolare è più volte riportato in molti libri, cito per esempio Ritrovarsi di Judith McNaught che ci fornisce anche un utile spunto descrittivo del locale:

Benchè l Stagione fosse giunta al termine, le esclusive sale da gioco del White's erano ancora affollate di ricchi frequentatori disposti a scommettere enormi somme di denaro su di una carta o un giro di roulette. Il più antico e più elegante dei club sulla St. James Street, il White, era molto più rumoroso dello Strathmore, e vivacemente illuminato, ma non privo delle proprie venerande tradizioni. Sulla facciata, c'era un ampio bovindo che dava sulla strada, dove un tempo Beau Brummell aveva tenuto corte con i suoi amici, il duca di Argyll, Lord Sefton, Lord Avanley, Lord Worcester, e, talvola, il Principe Reggente.
Tuttavia, più famoso delsuo bovindo, era il Libro delle Scommesse del White, su cui membri famosi avevano, per molti anni, annotato scommesse che andavano da quelle più importanti a quelle sordide, o addirittura sciocche.
[...]
L'atteggiamento era inequivocabile e la sfida imminente,
Si sollevò subito un leggero trambusto, mentre diversi giovanotti si dirigevano di volata verso il Libro del White, per annotare le loro scommesse su chi avrebbe vinto.

Judith McNaught, Ritrovarsi, Sperling Paperback

Da quando diventò un club maschile di alto rango, il White's ha sempre avuto fama di casa da gioco con poste esorbitanti e puntate da capogiro. Era questo che lo rendeva speciale, oltre che la sua clientela e viceversa; il prestigio era mutuato l'uno dall'altro. Essere nobili e benestanti economicamente conferiva al White's la sua fama e questa, a sua volta, andava ad incrementare quella dei suoi membri.

Era famoso soprattutto per i giochi di carte come il whist o il faraone, e aveva a disposizione degli avventori diverse sale da biliardo. C'erano inoltre roulette e altri giochi da tavola, ci si esercitava a scacchi e si poteva anche praticare dell'esercizio fisico (per un certo periodo era annessa una palestra per la boxe).

Come entrare al White's
C'era un solo modo, ovvero essere membri.
Per diventarlo occorreva che qualcuno proponesse la candidatura del soggetto e che questi fosse supportato da altri due gentiluomini.
Queste persone scrivevano su un apposito quaderno il nome del candidato, i loro nomi e titoli come sponsor e poi il libretto veniva fatto girare tra gli altri membri.
Se il candidato riceveva almeno 35 firme di approvazione, allora poteva essere accettato, salvo, naturalmente, motivi contingenti.
Naturalmente coloro che erano già conosciuti in ambiente mondano e in altri club erano facilitati in questa scalata alla candidatura, specialmente perchè ricchi ed aristocratici avevano agganci ed amicizie tra i loro pari e gli altri personaggi della corte, quindi era facile raccogliere un discreto numero di approvanti.

I membri pagavano circa 850£ l'anno per la propria permanenza come soci, una cifra decisamente elevata considerati i tempi!

Membri notabili del club
  • Beau Brummell
  • Horatio Walpole
  • Enrico VII
  • Walter Rothschild
  • Principe Carlo
Al seguente link è presente un interessante articolo in inglese dove il capo chef del White's di oggi spiega quali sono i piatti favoriti dai membri del terzo millennio di questo club secolare
White's gentlemans' club reveal what men really like to eat


Aggiungo anche alcune delle scommesse del White's

Mr. Greville bets Lord Clanwilliam ten guineas, that Lord Stewart will be married to Lady F. Vane in six months.—June 18, 1818 [Clanwilliam paid].
Mr. Greville ha battuto Lord Clanwilliam per 10 ghinee. Aveva scommesso che Lord Stewart avrebbe sposato Lady F. Vane in sei mesi - 18 Giugno 1818 [pagato Clanwilliam]

Mr. Mills bets Lieutenant General Mackenzie a pony, that Lord Stewart goes to Vienna before he marries Lady Frances Vane.
Mr. Mills scommette con il Luogotenente, Generale Mackenzie un pony che Lord Steward sarebbe andato a Vienna prima di sposare Lady Frances Vane. [pagato Mills]

Lientenant-General Mackenzie bets Lord Yarmouth sixty guineas to fifty, that the Duke of Cambridge has a child before the Duke of Clarence.
Luogotenente, Generale Mackenzie scommette con Lord Yarmout 60 ghinee contro 50 che il duca di Cambridge avrà un figlio prima del duca di Clarence.


Per questo articolo si ringraziano:

Lejeune, Anthony, Gentleman's Clubs of London, Macdonald and Jane's, 1979

Wikipedia [EN]

History of White's - Traditional London Gentlemen's Club



Ciao e a presto!


Mauser




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