Per la rubrica degli hobby e sport del passato, parliamo oggi del volano e del battledore.Sicuramente ne avrete sentito parlare, magari con il suo nome internazionale, ovvero badminton, si tratta di uno sport a più giocatori praticato con racchette tonde in un campo erboso.
Nonostante sia stato introdotto alle Olimpiadi solo recentemente, il Badminton ha radici antichissime ed è unanimemente considerato il primo sport di racchetta mai praticato.
Gli studiosi fanno risalire la sua origine alla Cina del 500 a.C., grazie ad alcuni antichi vasi su cui paiono essere stati dipinti ragazzi che si divertono con racchette e palline ornate di piume. Oltre alla Cina, questo gioco era molto diffuso sia in India che in Grecia: si pensa che la versione odierna riprenda le regole e le modalità di quella indiana, infattiil gioco del volano arriva in Europa attorno al 1860: sbarca in Inghilterra importato dai soldati inglesi impegnati in India. Sempre in Inghilterra, pochi anni dopo, il badminton ha acquisito l’attuale nome. Il duca di Beufort era solito praticarlo con i suoi ospiti e le sue figlie nella sua residenza di Badminton, nel Gloucestershire.
Prima dell'introduzione del badminton era molto praticato il battledore, gioco analogo senza rete, ove i giocatori si passavano il volano attraverso racchette con tela centrale di straccio o pergamena.
Attrezzi e materiali Gli attrezzi per giocare sono due: la racchetta e il volano. La prima ha una forma differente rispetto a quella del tennis, le sue dimensioni sono inferiori ed ha una forma più tondeggiante nella parte piatta, mentre il manico è lungo e sottile. Nella versione ottocentesca del gioco la racchetta poteva avere anche forma quadrata o trapezoidale; inizialmente era costruita in legno per la struttura; nel battledore la parte centrale è coperta di tela o pergamena e la racchetta prende proprio il nome di battledore, mentre per il badminton originario essa era di canapa o budello per le corde, successivamente si è passati a materiali come l'alluminio, l'acciaio e il carbonio.
La seconda parte fondamentale è il volano (in inglese detto ancheshuttlecock), che rappresenta la pallina da colpire. Il volano ha una forma conica ed è costituito da una semisfera in materiale rigido ma leggero, su cui sono fissate molte piume a corolla, che conferiscono direzione, traiettoria e aerodinamicità alla struttura. Inizialmente la semisfera era fatta in legno leggero (per esempio sughero) o tessuto, successivamente, con l'introduzione delle materiel plastiche, sia la semisfera che le piume sono state sostituite da una struttura rigida. Il volano è assolutamente identico sia nel badminton sia nel battledore
Il campo da gioco Il volano si pratica su un campo erboso rettangolare diviso in due metà uguali da un divisorio, solitamente una rete. i giocatori devono per forza essere in numero pari.
Ogni giocatore o coppia, prende posizione su un lato della rete e obiettivo del gioco è lanciare il volano da una parte all'altra facendolo passare sopra la rete ed eseguendo mosse che garantiscono punti, senza che la pallina tocchi terra.
Sebbene generalmente sia praticato all'aperto, il badminton è giocabile anche al chiuso, per esempio le figlie del duca di Beufort lo giocavano nel grande salone del castello di campagna.
Per il battledore, invece, non c'è necessità né del campo né della rete, è sufficiente uno spazio per i giocatori (dove non si rovina nulla).
Scopo e regole del gioco Nel badminton lo scopo del gioco è di colpire un volano usando una racchetta e facendolo passare sopra la rete in modo che l'avversario non riesca a rispedirlo indietro prima che tocchi terra e al contempo facendo sì che non atterri al di fuori dei limiti del campo. Ogni volta che si ottiene ciò, il giocatore o la coppia guadagnano un punto. Il primo giocatore o coppia che ottiene 21 punti (sul 20 pari si può proseguire finché non si hanno 2 punti di vantaggio) vince un set.
Nel battledore, invece, si gioca passando il volano da un giocatore all'altro facendo in modo che il proprio avversario non riesca a rimandarlo ad un altro giocatore, il principio è uguale a quello di Schiaccia Sette.
Prima del badminton ufficiale Si praticava un antenato del badminton, il battledore, in una versione che ricorderete senz'altro dal film Disney Robin Hood, esso era utilizzato come divertimento in Europa fin dal Medioevo. Non si trattava del volano vero e proprio, ma assomigliandoci molto esso è spesso accomunato con la versione moderna che, ricordo, risale alla seconda metà dell'Ottocento! In particolare questa variante era giocata durante il periodo Georgiano e Regency.
Durante l'epoca Georgiana Il volano (che però era ancora battledore) era molto praticato in tutte le corti europee e nelle residenze di campagna dei nobili, era considerato un gioco molto divertente e lo potevano praticare sia uomini che donne. Esso era apprezzato per il fatto che non richiedesse eccessivi sforzi fisici, che avrebbero affaticato i giocatori e li avrebbero fatti sudare, ma aveva una gamma di movimenti abbastanza semplici e non troppo articolati che permettevano a tutti di giocare e di imparare regole e tecniche con facilità. Maria Antonietta era solita giocare spesso a volano davanti al Petit Trianon assieme alle sue dame di compagnia e partecipare ad una di queste partite era considerato un gran privilegio per le ragazze e le signore della corte, come spiega Madam Campan nel suo libro di memorie La vita segreta di Maria Antonietta, edito in Italia dalla Newton&Compton.
Durante l'epoca Vittoriana Il volano era ugualmente molto apprezzato per le caratteristiche descritte sopra, rese ancora più indispensabili dall'abbigliamento ingombrante che legava gli arti, impedendo gesti e scatti improvvisi come, invece, si richiede per il tennis.
Del volano si apprezzano la sua natura abbastanza "leggera", la semplicità del gioco e la posibilità di praticarlo ovunque. Essendo un divertimento rilassato e rilassante, come il cricket, era ideale per gite all'aperto e pic-nic.
Il passaggio tra battledore e badminton non fu certo traumatico, visto che tra i due la differenza era minima.
Curiosità
Nel 1870 venivano pubblicate sui quotidiani inglesi delle raffigurazioni di partite di badminton come parodia delle sedute alle Camere e delle vicende politiche.
In Giappone il battledore è ancora molto praticato dai bambini e ragazzi nelle zone rurali, dove lo si gioca con racchette completamente di legno, dalla forma simile a spatole. Queste racchette sono spesso decorate con disegni tipici di fiori e cortigiane dell'epoca Edo.
Sempre in Giappone, la racchetta decorata è anche accessorio per la festa di Tanabata (7 luglio) dove le ragazze e i ragazzi indossano abiti tradizionali, come lo yukata, il kimono estivo in cotone, sfoggiando questo tipo di ornamento assieme alle tipiche borsette, ai fermagli e ai sandali tradizionali.
Esiste un manga con protagonista una ragazza che gioca a badminton, il nome di quest'opera è Badminton Girl ed è pubblicato periodicamente dalla rivista contenitore Ribon, in Italia esso non è tradotto.
In Sud America è praticato un gioco analogo al battledore derivato da un divertimento Incas. Una pallina simile al volano, con la base più grossa e appiattita e le piume colorate viene lanciata con colpi di mano agli avversari cercando di fare in modo che questi non la acchiappino [risparmiano sulle racchette =P].
Per le Olimpiadi di Londra 2012 è stata emessa una serie limitata di francobolli per gli sport in gara, compreso quello del badminton, accompagnato dal busto della Regina Elisabetta II.
Nel film Disney Robin Hood Lady Marian e Lady Cocca giocano una partita a volano quando incontrano per la prima volta Saetta e i suoi amici del villaggio.
Bene, con qesto ci salutiamo, ciao a tutti e buona serata!
Temo di aver trascurato troppo a lungo la rubrica dedicata ai giochi di società, agli hobbies e agli sport. Mi metto quindi immediatamente all'opera proponendovi un gioco di carte, il whist tra i più in voga del periodo che approfondiamo in questo blog.
Sicuramente ne avrete sentito parlare molte volte, è un gioco assai famoso. Personalmente mi piacciono i giochi di carte, ma nell'intervallo scolastico, quando comparivano i mazzi, si finiva sempre sulle ovvietà: scala, ramino, briscola, ometto nero e così via; risultato, alla mia età non sono assolutamente capace di giocare a rubamazzo, conosco a malapena le regole del sette e mezzo e del black jack e dimostro una spiccata propensione al poker che potrebbe risultare dannosa per la mia salute e quella delle mie finanze. Ma devo confessare che non ho mai giocato a whist, o almeno così credevo fino ad un po' di tempo fa e vi svelerò questo mistero alla fine del post perchè, invero, ho giocato a questo gioco di carte assai spesso senza neanche saperlo.
Storia del gioco Il whist è una evoluzione di un vecchio gioco di carte praticato fino al Seicento, conosciuto con il nome di Ruff and Honours, del quale conserva alcune diciture, per esempio i valori delle carte vengono chiamati "onori" proprio in riferimento al suo predecessore.
Agli albori dell'entrata in auge, cioè nel Settecento, vennero scritti numerosi libri sull'arte di giocare a whist; alla fine del diciannovesimo secolo un insieme di regole rigide descrivevano le leggi del gioco, la sua etichetta e le tecniche necessarie: come piaceva ai Victorians, ogni parte dell'azione era stata codificata e minuziosamente regolata in maniera rigida e ferma, con norme dalle quali non si poteva trasgredire. Nonostante questo, le regole per giocare a whist sono molto semplici e basta giocare un paio di partite per apprenderle con semplicità, le malizie del giocatore, invece, si apprendono durante il gioco e studiando, naturalmente, gli avversari.
Il declino del whist tra i giochi di carte è cominciato nel Ventesimo secolo, quando le regole troppo ferme aveva fatto perdere l'intero divertimento e il gioco stesso era stato rimpiazzato dal bridge contratto, un gioco di carte a metà tra bridge e whist, di cui conserva diverse regole e declinazioni.
Regole del gioco
Specifiche
Si utilizza un comune mazzo da 52 carte
L'ordine di importanza delle carte è: A K Q J 10 9 8 7 6 5 4 3 2
Si gioca in quattro, in coppia con quello seduto di fronte
Le coppie si decidono per scelta dei giocatori oppure alzando ciascuno una carta dal mazzo: i due con le carte più alte formeranno una coppia e così via
Il mazziere viene scelto scegliendo una carta per uno e indicato quello con la carta di valore più alto (ricordiamo che A vale 11, non 1!)
Le carte possono essere mischiate da qualsiasi giocatore, anche se solitamente viene fatto dal giocatore alla sinistra del mazziere. Il mazziere ha il diritto di dare un'ultima mischiata, se vuole.
Il mazzo viene tagliato dal giocatore alla destra del mazziere prima della distribuzione.
Le carte vengono date una alla volta finché ogni giocatore si trova con 13 carte.
L'ultima carta, appartenente al mazziere, viene girata per mostrare il seme che comanda (il trump, simile alla briscola). La carta mostrata resta sul tavolo finché arriva il primo turno di gioco del mazziere. Il giro viene effettuato in senso orario.
Inizia il gioco il giocatore alla sinistra del mazziere
Si gira in senso orario
Il giocatore alla sinistra del mazziere gioca per primo; qualsiasi carta è valida. Gli altri giocatori, in senso orario, giocano una carta a testa dello stesso seme di quella usata per l'apertura (ammesso che ne abbiano una).
Se un giocatore non ne possiede può giocare un altro seme.
La mano viene vinta dalla carta più alta del seme giocato dal primo giocatore, a meno che sia stato giocato un trump, in questo caso vince la mano il trump più alto.
Il giocatore che si aggiudica la mano ha il diritto di iniziare la successiva.
Si gioca finchè i giocatori sono rimasti senza carte in mano, a quel punto si procede ai calcoli per decidere i vincitori.
Punteggio
Dopo che tutti i 13 turni sono stati giocati, la coppia che si è aggiudicata il maggior numero di mano segna un punto per ogni mano aggiuntiva, ovvero per ogni mano dopo la sesta. La partita viene vinta dalla prima coppia che segna 5 punti.
Gli onori (honours) sono i punti che vengono assegnati a chi possiede le 4 carte più alte (A, K, Q, J) del trump.
Chi ne possiede tre ha diritto a 2 punti, chi ne ha quattro può avere 4 punti. I punti derivati dalle mani vinte vengono conteggiati prima degli onori, e la coppia che segna 4 punti non può reclamare gli onori per vincere la partita.
Gli onori non aggiungono niente ad una mano, servono solo per velocizzare le partite, e a volte non vengono usati.
Trucchi e strategie di gioco
Nella mano di apertura è conveniente giocare il proprio seme più forte, solitamente quello di cui si posseggono più carte. Anche una carta singola può essere una buona giocata. Solitamente si segue il seme giocato dal compagno.
Prima mano: di solito si apre con il re per puntare agli onori.
Seconda mano: si gioca piano, con un singolo onore. È conveniente distribuire gli onori su varie mani (giocando il più basso di due onori consecutivi).
Terza mano: di solito si gioca forte, nonostante vengano utilizzati gli onori più bassi.
Gli scarti sono carte basse di un seme che non interessa.
Citazioni famose Dove abbiamo già sentito parlare del whist? Ecco un piccolo elenco dei libri e film dove l'hanno citato
Charles Dickens parla del whist nel libro Il Circolo Pickwick nel capitolo VI;
Edgar Allan Poe parlò del whist nel suo racconto I delitti della Rue Morgue;
Nel libro di Stephen KingShining, Al Shockley e Jack Torrence giocano a whist durante un flashback;
Phileas Fogg, l'eroe di Jules Verne nel romanzo Il giro del mondo in 80 giorni, è dedito al gioco del whist;
Edward Gorey lo citò nel libro illustrato The Glorious Nosebleed;
Horatio Hornblower è un eccellente giocatore nella serie omonima di C. S. Forester;
In Via col vento di Margaret Mitchell, Scarlett lo gioca dopo aver sposato Rhett;
John James Audubon lo cita nel proprio giornale Missouri River;
Jack Aubrey e Stephen Maturin, protagonisti dei romanzi di Patrick O'Brian, lo praticano in diversi romanzi dell'autore;
Il gioco è spesso presente nei romanzi russi del XIX secolo ambientati nell'alta società. Fra gli altri ne hanno parlato Aleksandr Sergeevič Puškin,Nikolàj Vasilevič Gogol' Ivan Sergeevič Turgenev, Fëdor Michajlovič Dostoevskij e Lev Nikolaevič Tolstoj nel suo strafamoso Guerra e Pace;
Lo scrittore francese Jules Barbey d'Aurevilly ha dedicato al gioco un racconto della raccolta Le diaboliche: Il rovescio delle carte di una partita di whist;
Camillo Benso, conte di Cavour, a Torino nel 1841 fondò un circolo del whist;
Cosima Wagner Liszt riferisce nel proprio diario veneziano di serate in famiglia trascorse a giocare whist;
Ne Il Gattopardo, i protagonisti principali (Don Fabrizio, Padre Pirrone e Tancredi) giocano a whist col Cavaliere Chevalley;
Nello sceneggiato televisivo Orgoglio e Pregiudizio prodotto dalla BBC con protagonisti Colin Firth e Jennifer Ehle, la signora Phillips, zia delle sorelle Bennett, invita il signor Collins, cugino delle stesse, a giocare una partita (che lui le fa perdere clamorosamente);
Nel film La fiera della vanità con Reese Witherspoon, la signora presso cui Becky è a servizio gioca a whist con i suoi ospiti (gli Osborne) durante una visita pomeridiana;
Dopo aver letto le regole del gioco e tutto quanto, non vi è venuto in mente qualcosa? Un gioco molto simile che senz'altro vi è capitato di praticare. Da soli. Al pc. A nessuno è venuto in mente Hearts, il gioco preinstallato di Windows XP? Ci avrò giocato migliaia di volte, in effetti Hearts, la cui versione originale si chiama Hearts and Spades, cioè Cuori e Picche perchè i cuori sono lacarta con più valore e la donna di picche vale 13, è una variante del whist all'incontrario: vince quello con meno punti. Il nome italiano di questo divertimenti con le carte è Peppa, che poi sarebbe il nomignolo della "matta", la donna di picche appunto.
Bene, credo che concluderò qui con questo post, è un intervento un po' semplice, ma almeno spiega qualcosa di interessante su quell'epoca che poi è andato perduto, visto che ormai si gioca a whist solo nei tornei country inglesi, i cosiddetti whist drivers.
Ciao a tutti! Ben ritrovati dopo questo Natale 2009 che, grazie al Cielo, è andato un po' meglio di quello precedente =P Come vi sentite dopo le abbuffate delle prime feste? Io sono così piena che potrei vomitare e se solo penso che tra qualche giorno è Capodanno e mi tocca ricominciare a rimpinzarmi per non offendere zia Adelina e zia Dolores (scherzo mica si chiamano così ^_^) mi prende veramente male! Mi sa che fino al 2010 io sono a digiuno... Ma proprio in virtù di tanto tempo libero, ecco rimettermi a scrivere sul blog, quest'oggi l'argomento sarà............la macchina per cucire! Occhio a quel PER, non sta campato per aria, ma ha il suo significato perchè indica la funzione! Lo so, discorso assurdo, lo saprete già senza che ve lo spieghi, ma qui dalle mie parti esiste la deformazione dialettale che il DA indica il PER, quindi la macchina è "da cucire", non chiedetemi delucidazioni in merito, i padri genovesi evidentemente avevano qualche deformazione linguistica... l'unica cosa che so è che si dice anche macchina da lavare (la lavatrice) ecc.
Ma vi chiederete: perchè proprio un post sulla macchina per cucire? Beh, questo congegno tecnologico ha seguito un po' il percorso che fa questo blog, la sua storia nasce nel Settecento e si è via via evoluta fino a diventare quel portento che mostrano in tv che tra un po' cucinerà anche il roastbeef, caratterizzando una professione, quella della sarta e del sarto, che ha seguito passo passo ogni generazione nata tra la metà del Settecento e i primi del Novecento senza mai abbandonarle. E non solo! E' proprio tra la fine dell'Ottocent e i primi anni del Novecento che la macchina per cucire entra anche nelle case comuni, dove le donne, per racimolare qualche spicciolo, eseguivano i lavoretti più noiosi per le cucitrici (le sarte) e preparavano in casa gli abiti per la famiglia, sarà tuttavia solo negli anni '40 che, prima in America e poi all'estero, si ebbe il grande boom di questo arnese, entrando nella quotidianità.
La macchina da cucire, a differenza del telaio che ha rappresentato il punto di partenza della Rivoluzione Industriale diventando "meccanico", ha subito questo genere di metamorfosi solamente nella seconda metà dell'Ottocento e ci impiegò parecchio prima che la cucitura in serie diventasse apprezzabile e rendesse nei confronti di quella a mano. Un esempio? Parlo di un tempo non troppo distante: gli anni Cinquanta. Negli anni Cinquanta del Novecento (meglio precisare, non vorrei creare troppa confusione) era assolutamente normale avere abiti fatti su misura da una sartina. E, soprattutto le camicie, era impensabile comprarle già fatte, bell'e pronte! Mia nonna, lo saprete perchè l'ho già detto, era proprio una camiciaia e con la sua macchina per cucire confezionava le camicie ai dirigenti della Piaggio. Non ho una sua fotografia di quando lavorava con la macchina per cucire, ma mi piacerebbe davvero vederla ^_^
Ma torniamo alla macchina, bando alle ciance e mettiamoci a parlare della sua turbolenta storia, premetto che per stendere questo articoletto mi sono servita in maniera massiccia del contributo di Wikipedia, sempre un'ottima collaboratrice e un aiuto importante per i dettagli che tendono a sfuggire di mente =P
Struttura e funzionamento Come dice il nome stesso, la macchina per cucire è un'apparecchiatura meccanica il cui è scopo è quello di fissare insieme lembi di stoffa, pelle e altri materiale attraverso una cucitura.
Il principio di funzionamento prevede l'impiego di un filo, solitamente di cotone, che viene fatto passare attraverso le due parti da giuntare attraverso l'impiego di un ago oscillante che segue il movimento alto|basso.
A seconda del tipo di cucitura che si vuole ottenere, la macchina può avere una struttura più o meno particolare, gli aghi possono avere diverse dimensioni, per adattarsi al materiale su cui andranno a cucire, ugualmente essi potranno avere anche forme diverse a seconda del tipo di cucitura che si vorrà realizzare, ad esempio per la cucitura invisibile si adopera un particolare tipo di ago ricurvo che trapassa solo il primo strato di tessuto e infilza appena il secondo, dando l'illusione che non ci sia cucitura (è il metodo impiegato per gli orli di pantaloni e gonne formali, dove non sta bene che l'orlo basso di chiusura sia visibile). Anche la struttura può essere diversificata: molte macchine da cucire avevano una base in parte smontabile con cui era possibile cucire i polsini delle camicie, un lavoro che richiedeva per forza un supporto sottile e tubolare per seguire la forma della manica. Questo venne successivamente realizzato anche grazzie all'aggiunta di un braccio di lavoro intercambiabile e applicabile alla struttura originaria, ma si tratta comunque di un'aggiunta piuttosto recente, prima ci si ingegnava come si poteva.
Le macchine per cucire si differenziano, oltre che dal tipo di punto eseguito, anche per la struttura con la quale sono composte e che di conseguenza la differenziano in base all'utilizzo che possono avere.
Pedale e Manovella Sicuramente vi è capitato di vederne di entrambi i tipi. L'originale macchina per cucire aveva un sistema di movimentazione degli aghi attraverso una manovella laterale che l'utilizzatore/trice si preoccupava di girare in continuazione; a seconda della velocità con cui si muoveva la manovella, si regolva anche quella dell'ago che cuciva insieme la stoffa.
Tipicamente la ruota laterale era manovrata con la mano destra, mentre era la sinistra ad occuparsi di direzionare il tessuto per seguire la linea corretta dove cucire.
La manovella era fissata al resto della struttura attraverso una cinghia di cuoio ed era, per così dire, l'anello debole della macchina da cucire perchè la cinghia di trasmissione era facile all'usura e spesso andava, oltre che cambiata, anche adeguatamente lubrificata. Benchè il prototipo della macchina per cucire sia antico di quasi tre secoli, è piuttosto frequente ritrovare nei casali o nelle case dei nonni delle macchine a manovella.
L'evoluzione del modello della macchina per cucire portò all'introduzione della macchina a pedale, questo tipo di macchina prendeva l'energia di funzionamento da un pedale disposto sotto la struttura e non più dalla manovella laterale. Nonostante questo, la manovella non scomparve deltutto dai modelli seguenti perchè era tramite essa che si poteva regolare alla perfezione l'andamento e la velocità della macchina. Attraverso l'innovazione del pedale, la cucitrice si ritrovò quindi ad avere a disposizione entrambe le mani, con cui era possibile regolare ancora meglio le cuciture, l'andamento sia della stoffa che del filo e creare splendidi effetti.
Il pedale, però, comportò anche un ingrandimento della struttura della macchina, che dovette quindi diventare una specie di tavolino a cui la cucitrice si sedeva per far andare tutta la struttura..
L'Ago, ritorno alla Bella Addormentata Molti sottovalutano l'importanza di questo componente, sostenendo che "uno vale l'altro", in realtà le caratteristiche dell'ago sono quelle che predicono come sarà il risultato finale di una cucitura. L'ago è quindi fondamentale e le sue diverse caratteristiche determinano la sua efficacia nella formazione del punto.
Codolo: È la parte dell'ago che viene fissata sulla morsa presente nella parte inferiore della barra ago. Ha una forma cilindrica e talvolta presenta una sezione longitudinale del codolo stesso, che favorisce l'esatto posizionamento dell'ago nella macchina. Sul codolo sono impresse normalmente anche le caratteristiche fisiche dell'ago stesso.
Calcio: È la parte terminale del codolo; ha una forma a tronco di cono per favorirne l'inserimento nella barra ago.
Spalla: Anch'essa a forma di tronco di cono, raccorda la parte superiore dell'ago (codolo) con la parte inferiore (stelo).
Stelo: È la parte compresa tra la spalla e la cruna, può presentare un rigonfiamento appena sopra la cruna per favorire l'allargamento dei fili di trama ed ordito allo scopo di ridurre l'attrito. Il diametro dello stelo determina la finezza d'ago e varia a seconda della tipologia del tessuto da lavorare.
Scanalatura: È un canale scavato lungo lo stelo nella parte anteriore dell'ago dalla cruna fino alla spalla ed ha la funzione di contenere il cucirino durante il passaggio attraverso il tessuto, per non provocare attrito e tensioni elevate. In alcuni casi può essere presente una scanalatura anche sulla parte posteriore dell'ago, in questo caso di dimensioni più ridotte.
Cruna: È il foro, posizionato appena sopra la punta, entro cui viene infilato il cucirino. È il punto di maggior attrito dell'ago a causa del continuo scorrere del cucirino al suo interno; per questo ha una forma ideata per ridurre al minimo lo sfregamento ed un diametro variabile da proporzionare al titolo del cucirino da utilizzare.
Scalfo: È un vano posizionato nella parte posteriore dell'ago, subito sopra alla cruna. Ha due funzioni fondamentali: la prima è di consentire la formazione del cappio del cucirino, la seconda è di favorire il crochet nell'afferrare il cappio stesso, passando il più vicino possibile all'ago.
Punta: L'estremità inferiore dell'ago è chiamata punta; ha una forma conica ed un vertice appuntito che può avere varie sezioni. All'interno delle punte è inoltre necessario fare un'ulteriore suddivisione a seconda dell'impiego per cui sono progettate:
Punte tonde: vengono impiegate nella cucitura dei tessuti, l'arrotondamento infatti permette di penetrare tra la trama e le fibre senza rovinarle e senza creare quegli antiestetici fili che spuntano e che rovinerebbero il colpo d'occhio del capo finale.
Punte taglienti: vengono impiegate per la cucitura di tutti i materiali composti da uno strato uniforme e non da un'intreccio. In particolare sono utilizzate nella cucitura della pelle dove, per operare una bucatura, occorre fare molto sforzo su un punto preciso del materiale.
Struttura originaria e struttura a pedale La struttura originale della macchina per cucire era da tavolo. Sarà solo con l'introduzione del pedale che essa assumerà la forma di un tavolino a cui l'utilizzatore si sedeva per far andare il tutto.
La macchina era inizialmente un congegno utilizzabile su qualsiasi superficie piana di adeguata altezza per un lavoro ben fatto e una luce sufficiente; la sua costruzione di metallo e legno la rendeva decisamente poco trasportabile e lo rimase a lungo (fino alle Singer anni '50), ma con il ridimensionamento degli spazi e una gestione più ottimizzata dei componenti divenne abbastanza facile muoverla all'occorrenza senza problemi di dimensioni, l'unico inconveniente era costituito dal peso non indifferente... Essa era fissata al tavolo o al supporto tramite martinetti poichè lo strumento doveva rimanere fermo mentre si eseguivano le cuciture.
Con l'introduzione del pedale la macchina iniziò ad assumere dimensioni ragguardevoli. Essa rappresentava molto spesso una parte del mobilio ed era grossa quanto una piccola cassettiera o un tavolino. Anche l'altezza era aumentata. Fu per questo che taluni modelli, oltre all'originaria struttura di supporto, vi costruirono attorno un piccolo mobile in legno che contenesse il tutto: la macchina era a scomparsa, ovvero poteva essere sistemata all'interno della struttura, mentre le gambe e la pedaliera erano coperte da una parete di legno, in questo modo la macchina era completamente rinchiusa e invisibil e tutto il mobiletto poteva essere utilizzato come supporto fino al nuovo utilizzo. Il principio di scomparsa delle macchine a cucire del genere ricorda senz'altro quello dei moderni arredamenti Foppapedretti.
Difficile è attribuire l'effettiva paternità del meccanismo della macchina per cucire. La sua invenzione è piuttosto controversa, infatti brevetti per meccanismi in grado di produrre cuciture furono depositati da Fredrick Wiesenthal nel 1755, da Thomas Saint nel 1790, da Barthélemy Thimonnier nel 1830 e da John J. Greenough nel 1842.
Con l'introduzione del telaio meccanico nella produzione di tele e tessuti e la trasformazione di tale produzione in un sistema industriale, si abbassò drasticamente i prezzi della stoffa, il che rappresentò un ottimo trampolino di lancio per la macchina da cucire prima tra sarti e sarte (prima metà dell'Ottocento) e poi tra la gente comune (tarda seconda metà).
Nel Novecento, dagli anni '20 agli anni '40, cioè prima della macchina da cucire industriale, si sopperì alla produzione di abiti in serie con batterie di uomini e donne che cucivano contemporaneamente nei locali della società. A tal proposito rimando il link al video a fine pagina con la canzone The sewing machine tratta da un musical proprio degli anni '40. Il video rende un po' l'idea di come doveva essere l'ambiente di lavoro.
Insomma, le macchine da cucire sono state per molto tempo le fidate compagne delle nostre nonne e bisnonne. Ultimamente l'introduzione della cucitura in serie, oltre ad aver dato luogo a capi che si sfilacciano alla prima occasione meno indicata, ha anche costretto quest'oggetto ad un ridimensionamento di utilizzo. Da una parte è diventato completamente automatizzato, senza più la cucitrice che fa andare il pedale o la manovella, azionate ad energia elettrica. Dall'altra, visto che ci sono ben poche persone che sono in grado di adoperarla, la macchina da cucire è diventata uno dei tanti elettrodomestici sponsorizzati in televisione.
Lascio dei link interessanti sull'argomento:
A Brief History Of The Sewing Machine Si tratta di un sito di approfondimento sulla storia della macchina per cucire. Purtroppo è in lingua inglese, ma dato che non utilizza termini tecnici particolarmente approfonditi, credo sia comprensibile da tutti, nel sito è inoltre presente una vasta gallery di fotografie e stampe di macchine da cucire d'epoca.
Ecco il video di cui parlavo intitolato The sewing machine, è tratto da un musical, Annie get your gun, poi trasposto negli anni '50 in versione cinematografica e arrivato anche in Italia con (l'orrido) titolo di Anna, prendi il fucile.
Qui invece abbiamo un video illustrativo di una bellissima macchina per cucire Singer di fine secolo, assolutamente deliziosa!
Altro video molto carino sulle macchine da cucire d'epoca, assolutamente fantastiche! *____*
Ecco poi due spot pubblicitari della Singer degli anni 50/60, so che sono un po' tardi, ma le macchine da cucire non è che siano cambiate granchè nel tempo =P
Per finire, ecco tre libri: il primo, Old Sewing Machines, della casa editrice Shire, è un ottimo approfondimento sulla storia della macchina da cucire, naturalmente in lingua inglese.
Inauguro oggi una piccola sezione che voglio dedicare agli Hobbies e agli Sport dell'epoca Georgiana e Vittoriana e la inizio con uno dei divertimenti più comuni e apprezzati di quest'ultima: il croquet!
Noi italiani lo conosciamo poco per svariati motivi, ma all'estero, e specialmente nei paesi anglosassoni e del Commonwealth, esso è uno sport di grande rilevanza. Apprezzato per la sua natura che lo rende adatto sia a competizioni agonistiche che a mero divertimento tra amici, ha inoltre la particolarità di essere poco stancante, praticabile all'aria aperta sotto il sole e le giornate più belle e adatto ad ogni età ed ogni sesso.
Esso può essere inoltre praticato sia individualmente che a squadre, il che è utile nel caso di un grande numero di giocatori riuniti. Essere uno sport piuttosto tranquillo lo rendeva adattissimo al tempo Vittoriano e Georgiano, quando le signore con le crinoline e le torunure e fasciate nei rigidi corsetti difficilmente potevano praticare divertimenti eccessivamente stancanti o atletici.
Ottimo mezzo di socializzazione, favoriva ogni tipo di discorso, dai più banali sul tempo, ai più approfonditi sui passatempi, la letteratura e la filosofia. Il fatto di essere praticato all'aperto lo rendeva una delle principali attrattive dei ricevimenti all'aperto, come quello organizzato dai Bingley di Netherfield Park della (da Orgoglio e Pregiudizio dellaAusten) per ringraziare la comunità dell'invito al ballo sociale a cui avevano partecipato. Ottimo per respirare aria pulita, era un invito a giocare tutti insieme divertendosi.
Il croquet, insomma, era assieme al volano (o badminton) lo sport simbolo dell'epoca Vittoriana. Praticato e conosciuto da un sacco di persone sia tra i titolati che tra i meno benestanti.
Breve storia del gioco Il Croquet trae origine dal trecentesco gioco italiano della pallamaglio. In auge prima in Francia poi in Irlanda, trova la sua definitiva consacrazione verso la metà del 1800 in Inghilterra, dove viene codificato con regole valide tutt'oggi.
Regole del gioco Il gioco del Croquet è una battaglia tattica in cui ogni giocatore manovra sia le proprie palle che quelle dell'avversario in modo da segnare punti e, allo stesso tempo, ridurre le possibilità dell'avversario di fare altrettanto mediante un accorto posizionamento delle palle alla fine del turno, un po' come avviene per il golf e il biliardo.
Scopo del gioco è quello di segnare dei punti facendo passare una palla colpita da una mazza sotto delle porte disposte a formare un ben determinato percorso, al termine del quale si deve colpire un picchetto posto al centro del campo. La partita viene vinta da chi per primo conclude il percorso con entrambe le palle a disposizione, oppure da chi segna il maggior numero di punti in un tempo concordato.
Il Croquet viene giocato con quattro palle, Blu e Nero contro Rosso e Giallo, su un campo contenente sei archetti ed un picchetto centrale, detto peg. Si può giocare in singolare o in doppio, in questo caso ogni giocatore della coppia giocherà con una certa palla per tutta la partita.
Lo scopo del croquet è quello di terminare per primo il tracciato prestabilito, attraversando con entrambe le palle e nel senso giusto ogni archetto per due volte (prima nel giro di andata, poi in quello di ritorno) e, quindi, colpendo il peg. Per ogni archetto attraversato nell'ordine giusto (in uno o più colpi) viene attribuito un punto. Il punto è segnato sia che la palla venga colpita direttamente dal giocatore che da un'altra palla.
Nel gioco classico, pertanto, il vincitore deve segnare 26 punti (12 punti di passaggio degli archetti ed il punto del peg, per ogni palla). Nel gioco a 14 punti, non viene percorso il giro di ritorno, quindi ogni palla deve attraversare solo sei archetti e in ultimo colpire il peg. È possibile anche giocare delle partite a tempo: scaduto il tempo prefissato, il vincitore sarà il giocatore che ha segnato più punti.
Le distanze sono in metri (una cosa molto insolita per un gioco così diffuso nei paesi anglosassoni dove, tendenzialmente, avrebbe dovuto prendere le diciture e le unità di misura locali). L'ordine di attraversamento degli archetti è indicato dalle frecce, partendo dall'archetto indicato con 1A. L'archetto di partenza ha la traversa blu; l'ultimo, o Rover, ha la traversa rossa. Delle mollette (clips) con gli stessi colori delle palle sono posizionate sugli archetti o sul peg per indicare il punto successivo per ogni palla. Le clips sono poste sulla traversa degli archetti durante il giro di andata e su un ritto degli stessi durante il percorso di ritorno.
I giocatori hanno diritto a turni alternati. Nei primi quattro turni, le quattro palle vengono messe in gioco da un punto qualsiasi di una delle linee di partenza (baulk lines) ai due lati del campo. Non c'è un preciso ordine con cui mettere in gioco le palle. Una volta che tutte le palle sono in gioco, il giocatore può scegliere quale delle proprie palle giocare in ogni turno.
Un turno consiste in un solo tiro, ma si possono guadagnare tiri extra:
se la palla segna un punto attraversando un archetto, il giocatore ha diritto ad un altro tiro;
se la palla colpisce un'altra palla (roquet), il giocatore pone la propria palla a contatto con la palla colpita e tira la propria palla in modo che l'altra si muova od oscilli (tiro di croquet). Dopo questo tiro, il giocatore ha diritto ad un ulteriore colpo.
Dopo ogni tiro le palle uscite dal campo vengono rimesse in gioco ad una yarda di distanza dal bordo (sulla linea di yarda) perpendicolarmente al punto in cui sono uscite; anche le palle che si trovano all'interno della linea di yarda - tranne la palla in gioco - vengono riposizionate sulla linea di yarda.
Dopo che una palla ha segnato il suo ultimo archetto (palla rover), può segnare il punto di peg sia venendo tirata direttamente contro il picchetto centrale, sia venendovi spinta contro da un'altra palla rover. La palla è quindi pegged-out e tolta dal campo.
Riferimenti letterari Il più famoso di tutti è senza dubbio la citazione delle Le Avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie dove la protagonista viene invitata dalla Regina di Cuori, sovrana del Paese delle Meraviglie, a giocare una famosissima partita di croquet con i fenicotteri come mazze e porcospini come palle.
Dello stesso episodio del libro si parla anche in Il circolo Dante dove all'inizio della vicenda viene citata una analoga partita giocata con fenicotteri e porcospini.
Al croquet vengono anche fatti molti cenni in svariati libri di ambientazione storica (perlopiù del periodo vittoriano), ad esempio se ne parla nel libro Un'estate da ricordare di Mary Balogh, oppure in Il segreto di Olivia di Carolyn Jewel (quest'ultimo lo consiglio moltissimo, benchè sia un romance ha, secondo me, una trama particolare e piuttosto interessante).
Personalmente, non avendo mai visto giocare a croquet sono piuttosto combattuta su questo sport: da un lato mi piacerebbe praticarlo per vedere com'è, ma dall'altro mi viene il terrore che diventi dopo un po' di una noia mortale. Io ad esempio non sono brava a golf e guardarlo è un vero supplizio, non vorrei che il croquet ci assomigliasse troppo, ma d'altra parte essendo così poco diffuso nel nostro Paese, vederlo giocato risulta molto difficile, restano dunque solo le sessioni olimpiche, che perlopiù lo trasmettono alle tre di mattina...
Ma queste naturalmente sono le opinioni di una profana, voi cosa pensate a riguardo?