28 gennaio 2010

Il volano tra badminton e battledore

Per la rubrica degli hobby e sport del passato, parliamo oggi del volano e del battledore. Sicuramente ne avrete sentito parlare, magari con il suo nome internazionale, ovvero badminton, si tratta di uno sport a più giocatori praticato con racchette tonde in un campo erboso.

Nonostante sia stato introdotto alle Olimpiadi solo recentemente, il Badminton ha radici antichissime ed è unanimemente considerato il primo sport di racchetta mai praticato.

Gli studiosi fanno risalire la sua origine alla Cina del 500 a.C., grazie ad alcuni antichi vasi su cui paiono essere stati dipinti ragazzi che si divertono con racchette e palline ornate di piume.
Oltre alla Cina, questo gioco era molto diffuso sia in India che in Grecia: si pensa che la versione odierna riprenda le regole e le modalità di quella indiana, infatti il gioco del volano arriva in Europa attorno al 1860: sbarca in Inghilterra importato dai soldati inglesi impegnati in India.
Sempre in Inghilterra, pochi anni dopo, il badminton ha acquisito l’attuale nome. Il duca di Beufort era solito praticarlo con i suoi ospiti e le sue figlie nella sua residenza di Badminton, nel Gloucestershire.

Prima dell'introduzione del badminton era molto praticato il battledore, gioco analogo senza rete, ove i giocatori si passavano il volano attraverso racchette con tela centrale di straccio o pergamena.


Attrezzi e materiali
Gli attrezzi per giocare sono due: la racchetta e il volano.
La prima ha una forma differente rispetto a quella del tennis, le sue dimensioni sono inferiori ed ha una forma più tondeggiante nella parte piatta, mentre il manico è lungo e sottile.
Nella versione ottocentesca del gioco la racchetta poteva avere anche forma quadrata o trapezoidale; inizialmente era costruita in legno per la struttura; nel battledore la parte centrale è coperta di tela o pergamena e la racchetta prende proprio il nome di battledore, mentre per il badminton originario essa era di canapa o budello per le corde, successivamente si è passati a materiali come l'alluminio, l'acciaio e il carbonio.

La seconda parte fondamentale è il volano (in inglese detto anche shuttlecock), che rappresenta la pallina da colpire.
Il volano ha una forma conica ed è costituito da una semisfera in materiale rigido ma leggero, su cui sono fissate molte piume a corolla, che conferiscono direzione, traiettoria e aerodinamicità alla struttura.
Inizialmente la semisfera era fatta in legno leggero (per esempio sughero) o tessuto, successivamente, con l'introduzione delle materiel plastiche, sia la semisfera che le piume sono state sostituite da una struttura rigida.
Il volano è assolutamente identico sia nel badminton sia nel battledore


Il campo da gioco
Il volano si pratica su un campo erboso rettangolare diviso in due metà uguali da un divisorio, solitamente una rete. i giocatori devono per forza essere in numero pari.

Ogni giocatore o coppia, prende posizione su un lato della rete e obiettivo del gioco è lanciare il volano da una parte all'altra facendolo passare sopra la rete ed eseguendo mosse che garantiscono punti, senza che la pallina tocchi terra.




Sebbene generalmente sia praticato all'aperto, il badminton è giocabile anche al chiuso, per esempio le figlie del duca di Beufort lo giocavano nel grande salone del castello di campagna.

Per il battledore, invece, non c'è necessità né del campo né della rete, è sufficiente uno spazio per i giocatori (dove non si rovina nulla).


Scopo e regole del gioco

Nel badminton lo scopo del gioco è di colpire un volano usando una racchetta e facendolo passare sopra la rete in modo che l'avversario non riesca a rispedirlo indietro prima che tocchi terra e al contempo facendo sì che non atterri al di fuori dei limiti del campo. Ogni volta che si ottiene ciò, il giocatore o la coppia guadagnano un punto. Il primo giocatore o coppia che ottiene 21 punti (sul 20 pari si può proseguire finché non si hanno 2 punti di vantaggio) vince un set.

Nel battledore, invece, si gioca passando il volano da un giocatore all'altro facendo in modo che il proprio avversario non riesca a rimandarlo ad un altro giocatore, il principio è uguale a quello di Schiaccia Sette.


Prima del badminton ufficiale

Si praticava un antenato del badminton, il battledore, in una versione che ricorderete senz'altro dal film Disney Robin Hood, esso era utilizzato come divertimento in Europa fin dal Medioevo. Non si trattava del volano vero e proprio, ma assomigliandoci molto esso è spesso accomunato con la versione moderna che, ricordo, risale alla seconda metà dell'Ottocento!
In particolare questa variante era giocata durante il periodo Georgiano e Regency.


Durante l'epoca Georgiana

Il volano (che però era ancora battledore) era molto praticato in tutte le corti europee e nelle residenze di campagna dei nobili, era considerato un gioco molto divertente e lo potevano praticare sia uomini che donne.
Esso era apprezzato per il fatto che non richiedesse eccessivi sforzi fisici, che avrebbero affaticato i giocatori e li avrebbero fatti sudare, ma aveva una gamma di movimenti abbastanza semplici e non troppo articolati che permettevano a tutti di giocare e di imparare regole e tecniche con facilità.
Maria Antonietta era solita giocare spesso a volano davanti al Petit Trianon assieme alle sue dame di compagnia e partecipare ad una di queste partite era considerato un gran privilegio per le ragazze e le signore della corte, come spiega Madam Campan nel suo libro di memorie La vita segreta di Maria Antonietta, edito in Italia dalla Newton&Compton.


Durante l'epoca Vittoriana
Il volano era ugualmente molto apprezzato per le caratteristiche descritte sopra, rese ancora più indispensabili dall'abbigliamento ingombrante che legava gli arti, impedendo gesti e scatti improvvisi come, invece, si richiede per il tennis.



Del volano si apprezzano la sua natura abbastanza "leggera", la semplicità del gioco e la posibilità di praticarlo ovunque. Essendo un divertimento rilassato e rilassante, come il cricket, era ideale per gite all'aperto e pic-nic.

Il passaggio tra battledore e badminton non fu certo traumatico, visto che tra i due la differenza era minima.


Curiosità
  • Nel 1870 venivano pubblicate sui quotidiani inglesi delle raffigurazioni di partite di badminton come parodia delle sedute alle Camere e delle vicende politiche.

  • In Giappone il battledore è ancora molto praticato dai bambini e ragazzi nelle zone rurali, dove lo si gioca con racchette completamente di legno, dalla forma simile a spatole. Queste racchette sono spesso decorate con disegni tipici di fiori e cortigiane dell'epoca Edo.

  • Sempre in Giappone, la racchetta decorata è anche accessorio per la festa di Tanabata (7 luglio) dove le ragazze e i ragazzi indossano abiti tradizionali, come lo yukata, il kimono estivo in cotone, sfoggiando questo tipo di ornamento assieme alle tipiche borsette, ai fermagli e ai sandali tradizionali.

  • Esiste un manga con protagonista una ragazza che gioca a badminton, il nome di quest'opera è Badminton Girl ed è pubblicato periodicamente dalla rivista contenitore Ribon, in Italia esso non è tradotto.

  • In Sud America è praticato un gioco analogo al battledore derivato da un divertimento Incas. Una pallina simile al volano, con la base più grossa e appiattita e le piume colorate viene lanciata con colpi di mano agli avversari cercando di fare in modo che questi non la acchiappino [risparmiano sulle racchette =P].

  • Per le Olimpiadi di Londra 2012 è stata emessa una serie limitata di francobolli per gli sport in gara, compreso quello del badminton, accompagnato dal busto della Regina Elisabetta II.
  • Nel film Disney Robin Hood Lady Marian e Lady Cocca giocano una partita a volano quando incontrano per la prima volta Saetta e i suoi amici del villaggio.

Bene, con qesto ci salutiamo, ciao a tutti e buona serata!



Mauser




26 gennaio 2010

La tournure e la «demi crinoline»

Riprendiamo un pochino la nostra sezione sulla storia del costume nel passato.

Come certamente ricorderete, ho già scritto un post, uno
dei primi (che bei ricordi...) sulla crinolina delle signore, gli enormi cerchioni di metallo o legno che formavano una ingombrante struttura sotto la gonna per dare all'abito una determinata forma a coppa.
In quel post, tuttavia, ho volutamente evitato di parlare della tournure, quella che è succeduta alla crinolina nell'ultima parte dell'Ottocento, che ne ha preso l'eredità, trasformando tutta l'impalcatura e la foggia stessa che gli abiti dovevano possedere, caratterizzandoli con la famosa forma a "calla".
"Perchè?" chiederete voi, perchè non mettere tutto in uno?
Semplicemente perchè secondo me la tournure merita un approfondimento tale alla crinolina, infatti, anche se ci assomiglia molto, presenta comunque aspetti culturali e sociali diversi attraverso cui si può delinera in parte l'epoca in cui veniva utilizzata.

Idea e creazione
Il merito della creazione di questo accessorio di moda è di Charles Frederick Worth, famoso stilista britannico dell'Ottocento residente a Parigi, sarto sia della Principessa di Metternich, moglie dell'ambasciatore austriaco, che dell'Imperatrice Eugenia di Francia, moglie di Napoleone III.

Worth apparteneva ai sostenitori della crinolina e fu uno dei grandi promotori di questo accessorio, decretandone l'utilizzo in tutta la buona società, tuttavia, verso la metà del secolo, le crinoline avevano raggiunto dimensioni talmente eccessive da snaturare completamente la bellezza dell'oggetto, provocando lo sdegno di uno dei suoi creatori che non riconosceva più in quelle "fontane ambulanti" le aggraziate signore che aveva immaginato indossare simili abiti.

Fu quella la nascita della demi crinoline: una crinolina assimmetrica che si presentava piatta sulla parte anteriore e gonfia su quella posteriore, tenuta rigida da una mezza gabbia balenata.
Questo nuovo tipo di crinolina era l'antesignano della tournure.

Mentre la crinolina veniva sostituita dalla demi-crinoline, si sviluppò l'uso della vera e propria tournure che nel giro di pochi anni sostituì definitivamente anche la nuova crinolina.

Il primo tipo di tournure presentava la parte anteriore piatta e quella posteriore rigonfia (il sedere a palloncino, per citare La principessa e il ranocchio), ma, a differenza della demi-crinoline che arrivava quasi fino in terra in una forma simile alla coda di pavone, la struttura di sostegno era rotondeggiante e non a mezza campana.

La forma era data da una sola stecca circolare (o cinghia) legata in vita e da alcune stecche semicircolari presenti soltanto sul retro.
La loro funzione era quella di sostenere i ricchi
drappeggi posteriori degli abiti, direttamente ispirati alle robes à la polonaise dell'epoca di Maria Antonietta, cioè gonne lunghe e ampie, arrangiate in modo che tutto il drappeggio finisse sul retro a formare grossi panneggi fermati da fiocchi e nastri (il tutto era detto traino), dando al fisico una silhouette longilinea che evidenziava le curve femminili, cioè seno e fianchi, e stringeva la vita mantenendo l'ideale del vitino di vespa.

Questo tipo di tournure si sviluppo nel decennio tra gli anni Settanta e Ottanta dell'Ottocento, ma tramontò sostituita da una sottogonna molto spessa che conferiva agli abiti una linea molto più longilinea, priva di volume sulla parte anteriore e con un corsetto più stretto che tendeva a dare slancio alla figura femminile.

La tournure continuò la sua esistenza come imbottitura, detta cul de Paris (sempre fini, questi francesi...), in aggiunta agli stretti busti della Belle Époque, che donavano alla donna una forma ad S. Questo tipo di tournure, però, non era più una gabbia o un sostegno, ma una semplice imbottitura, per questo alcuni studiosi della moda e del costume non la contemplano tra le crinoline e le tournure.

Col '900 il corpo femminile perse questa connotazione e mutò verso linee più diritte e classiche, abbandonando lo sfarzo della crinolina, della tournure e di tutte le loro consorelle.


Tra bellezza, guadagno ed erotismo

Sulla tournure e sul suo fascino sono stati scritti fiumi d'inchiostro e tomi su tomi, molti hanno analizzato il suo significato sia dal punto di vista sociale che estetico.

La demi crinoline nacque come una manovra non soltanto estetica, ma anche economica, per spodestare lo strapotere della crinolina. Con questa nuova trovata commerciale (paragonabile, sotto molti aspetti, a quelle moderne), le signore sarebbero state costrette a rivedere completamente il loro guardaroba, fornendo un notevole afflusso di denaro all'industria della moda.

Certo il passaggio fu graduale, non si passò istantaneamente dalla crinolina alla tournure, tantomeno nell'arco di una giornata; il processo venne pianificato con accuratezza poichè la nuova "tendenza" fosse facilmente accettabile sia dal punto di vista estetico che concettuale (una mezza crinolina è poco meno di una intera... ) ma allo stesso tempo cominciasse il processo di rottura in maniera irrevocabile.

Alla bellezza ideale classicheggiante, al mito della giovinezza e della freschezza che aveva seguito Napoleone, si sostituì un fascino turbato dai tormenti dell’animo, dove pallore fragilità divennero sinonimi di passionalità.

Nel linguaggio della moda, il fascino della sofferenza si espresse nel costringente armamentario dell’abbigliamento femminile − busto e cerchi − che impose alla donna un portamento solenne e non adatto ad una vita attiva.
Le donne presero a coprirsi sempre di più, con un look notevolmente più castigato se non addirittura virginale, ma decisamente più sfarzoso del regency, paragonabile in questo al georgiano.

Ecco il tempo dei colletti alla prussiana, alti e rigidi, ornati però da preziosa passamaneria dorata di cui erano bordati o dal pizzo che spuntava dal di sotto. Il petto era coperto anch'esso da abbottonature dette ussaro caratterizzate da una doppia fila di bottoni e una patta centrale, a volte di colore differente. L'abbottonatura, inoltre, poteva essere sia a pomelli che ad alamari e, il più delle volte, esclusivamente decorativa; il busto però era molto attillato al corsetto e la vita ancora più stretta della precedente moda, mentre i fianchi, persa la tendenza dei paniers di Maria Antonietta, lasciavano il posto alla tournure accentuata dai molti drappeggi dell'abito.


Le signore, abituate troppo bene dalla moda della crinolina che forniva loro una sprecie di struttura a sorreggerle, hanno dovuto reimparare a stare in equilibrio sui loro piedi e ad ancheggiare.


Queste le parole di un critico di moda dell'epoca su Harper's Bazaar, la Vogue del tempo.
Durissime, ma che rendevano alla perfezione l'atmosfera di disorientamento delle dame della seconda metà dell'Ottocento.

La tournure è anche un buon esempio di effetto vedo-non-vedo vittoriano: vedo fianchi rotondi e sensuali e petti prominenti grazie all'effetto dei corsetti, corredati da gesti civettuoli delle donne e delle fanciulle, ma non vedo quel che ci sta sotto (e probabilmente mai lo vedrò).
Se le ragazze non potevano tentare con la pelle scoperta, lo facevao ancheggiando e sfoggiando curve prosperose.

Se nell'appena trascorsa epoca Georgiana si cercava di esaltare la bellezza attraverso dettagli che mettessero in risalto la sensualità femminile (braccia candide, scollature profonde e colli longilinei in mostra), in questa nuova era che aveva subito un'inversione di valori durante la Restaurazione e governata dalla figura e dalla personalità di una donna forte, la Regina Vittoria, che aveva fatto della sua forza non la bellezza, ma l'essere madre e sposa, la figura della donna subì un'involuzione tornando ad essere unicamente moglie e madre perfetta.

Insomma, ciascuno si arrangiava come poteva, dopotutto se l'unico futuro contemplato per una ragazza era sposarsi e avere figli (le zitelle e le donne che vivevano del loro lavoro erano spregiativamente chiamate scherzi della natura), era scontato che queste tentassero tutto il possibile per sopravvivere in quell'ambiente e accaparrarsi un buon partito: non posso mostrarmi? Aggiriamo l'ostacolo: evidenziamo il fisico che non si può vedere con stracci e imbottiture, così ammalia l'universo maschile nel punto sensibile!


Il grande problema: sedersi

Naturalmente la demi crinoline e la tournure avevano i loro pro e i contro.
Erano molto belle e sfarzose, certo, ma anche scomode, soprattutto se ci si doveva sedere, in particolare la demi crinoline era una autentica tortura perchè, a differenza della crinolina vera e propria, quando ci si accomodava la "coda" rigida rimaneva comunque dietro, mentre con la crinolina questa si adattava come un tubo, tirando un po' di più sul davanti e allungando il retro.

La tournure creava mendo disagi: avendo un supporto alto solo all'altezza del sedere, sistemandosi sulla sedia questo si sollevava un po' dando modo alla signora di essere abbastanza comoda, salvo avere interminabili strati su cui sedersi come la principessa sul pisello.


Materiali e fabbricazione
Come per la crinolina, la tournure e la demi crinoline erano fabbricate con diversi tipi di supporti, questi spaziavano tra crine di cavallo (da cui il nome), ma anche strutture di stoffa imbottita o piume.

Per questo post concludo qui, ci scriviamo presto, bacioni!


Mauser



25 gennaio 2010

Il costo della vita

Ho trovato un interessante link che mi ha fornito qualche delucidazione su quali fossero le spese della piccola e media borghesia inglese durante il periodo Vittoriano (quell che, per intendersi, non aveva abbastanza soldi per permettersi personale fisso a servizio, ma ne prendeva in affitto).

Poichè abbiamo affrontato il tema del denaro, penso che sia pertinente riportare un paio di queste spese, spero che vi possa interessare quanto interessa me ^_^



Per la lettura dei prezzi ricordiamoci che gli inglesi scrivevano il tutto come 5/10/6 dove si parla di 5£ e 10scellini e 6 pence, in questo caso ci si riferisce solo a scellini e pence, come indicato nella tabella (s=scellini, d=pence come nella notazione britannica).
La scrittura 5/6.5 indica 5 scellini e 6,5 pence.

Ecco i prezzi di alcuni servizi e beni di comune utilizzo in famiglia, il costo è mediamente calcolato sfruttando i dati pervenuti, sono compresi anche i costi dei pasti; il costo è settimanale:


I prezzi sopra riportati ci sottolineano quanto costasse poco la vita e, indirettamente, quanto fosse povera una grande fetta della popolazione che non poteva permettersi nenache quello che ai nostri occhi è una vera miseria.



Mauser

24 gennaio 2010

Il denaro: monete e banconote

Ghinee, sterline, scellini, pence... ma voi lo sapete cosa sono?


Lo devo confessare: preferisco le materie umanistiche [tanto per rimanere in tema]. Non scandalizzatevi quando ve ne dirò il vero motivo... certo mi piacerebbe essere una studiosa di Catullo e Cicerone, ma ahimè vengo da una scuola che di liceo non ha neanche l'ombra e di latino non riesco a imparare a memoria neanche la tabellina delle rose... insomma, il vero motivo per cui preferisco le materie umanistiche è che non ho ancora fatto pace con la matematica da quando studiavo 7x5 e 8x7.

Giusto per questo forse non sono la persona più adatta a parlarvi di come fare i conti coi soldi, specialmente quelli che non esistono più da quasi duecento anni, ma a mia discolpa posso dire che col denaro sto sempre molto attenta e per sopperire alle mie mancanze matematiche, rifaccio i calcoli una mezza dozzina di volte [salvo poi perdere gli spiccioli dalle tasche bucate =P], quindi forse, fedele alla regola "chi non sa fare insegna", posso ottenere risultati positivi.

Quindi, parliamo di queste monete e vediamo di scoprire un po' che cosa erano.


Quando ho letto per la prima volta Magnifica preda di Kathleen E. Woodiwiss ho avuto un attimo di esitazione quando Elise nomina per la prima volta una sovrana. Spero che voi non dobbiate attraversare la mia fase di dubbio, altrimenti vi dovrete sorbire duecento pagine di Wikipedia su interminabili biografie di regine più o meno virtuose.

Il metodo più veloce per imparare è leggere Oliver Twist, dove un amico di Oliver si prende la briga di insegnargli il valore del denaro, eppoi di spedirlo a rubarne. Anche la domanda di apertura è tratta da un libro di Dickens ed egli la pone ad uno dei suoi personaggi: di sicuro Paul, il destinatario del quesito, sapeva eccome cosa fossero scellini, ghinee e penny, ma noi esseri umani del terzo millennio forse proprio no.



Nell'Inghilterra dell'Ottocento il denaro era rappresentato da assegni di cambio (antico nome delle banconote) e monete d'oro, d'argento, bronzo e rame.

Il materiale di cui le monete erano fabbricate indicava anche il loro grado di importanza.
La sovrana e mezza sovrana erano fatte d'oro, mentre la corona, la mezza corona, fiorini, scellini, erano fabbricate in argento come le monete da sei penny e da tre penny.
Penny, mezzi penny e centesimi erano invece realizzati in rame fino al 1860, da quando si dispose che fossero fatti di bronzo.

Ecco una lista contenente i valori delle monete e della cartamoneta con i relativi nomi, grazie a questa sarà più facile distinguere e assegnare loro il giusto valore


Personalmente ho trovato la tabellina di cui sopra molto istruttiva, così, quando leggo uno dei miei amatissimi romanzi storici e mi viene qualche dubbio, posso sempre consultarla e togliermi tutte le curiosità che posso avere a riguardo: per esempio adesso posso finalmente sapere quanto costavano davvero gli abiti di Maxim Seymour, una cifra spropositata per l'epoca.


Scrittura e abbreviazioni

Per abbreviare e siglare il proprio denaro, gli inglesi utilizzarono i seguenti simboli:
£ = sterlina
s = scellino
d = penny

Esisteva anche un sistema di scrittura molo particolare, per esempio per dire
5 sterline, 10 scellini e 6 penny si scriveva £5.10.6
dove 5 e 6 indicavano rispettivamente le sterline e i penny e potevano anche essere scritti come 5/6.

Secondo molti economisti e studiosi di economia antica, è difficile stabilire quanto valevano le sterline in relazione ai loro cugini dollari americani.
Questo valeva perché il valore del denaro e la sua produzione era fatta in base alle esigenze, si calcola comunque che il valore della sterlina durante la storia americana abbia oscillato da 20$ a 50$ e anche, in casi rari a 200$.

Guardando quanto valeva il denaro nel passato è importante tenere conto delle percentuali dell'epoca di inflazione e svalutazione naturale (o almeno mi pare di ricordarlo dalle antiche lezioni di diritto delle superiori), più avanti, comunque, parleremo del valore materiale delle monete.


Importanza e valore del materiale

Un'altra cosa importante da tenere a mente è che, benché il valore della moneta fosse nominale, essa, soprattutto se di grande valore come la sovrana o la ghinea, aveva anche un valore tastabile perché entrambe erano fatte di puro oro.
Al giorno d'oggi le monete non sono più fabbricate di materiali preziosi come in passato e di sicuro non mi illudo che sia oro quella patina giallina che sta al centro dei 2€ che ho tra le mani tutti i dì, ma fin quasi alla metà del Novecento sono sopravvissuti esemplari di monete in materiale prezioso, ad esempio, per citare una moneta nostrana, le 100 lire d'argento, che tutti i collezionisti possiedono nei loro raccoglitori.

In passato, in un mondo dove il valore delle cose era calcolato in prevalenza attraverso l'oro, anche il valore della moneta lo era, quindi una sovrana d'oro era fatta di tanto di questo materiale che si poteva comprare col suo valore. E lo stesso processo era estendibile per tutte le monete importanti. Non valeva invece per quelle di basso taglio, come i centesimi e i penny.

Il valore della moneta legato al suo materiale è una consuetudine che viene dal passato, da molti millenni prima dell'epoca Vittoriana, dove quello che contava era l'oro della monetina, non il suo nome o il valore nominale.


Le banconote o "promesse di pagamento"

La cartamoneta, a differenza delle monete normali, ha avuto una storia diversa.
Importata dalla Cina in epoca rinascimentale, era praticamente costituita da "promesse di pagamento", da qui il nome odierno con cui la conosciamo: banconota, ovvero "nota del banco", cioè un foglio emesso dai cassieri della banca contenente una promessa di pagamento.
Una "promessa di pagamento" prevedeva che si poteva scambiare il foglietto cartaceo con tranquillità sapendo che in qualsiasi momento sarebbe stato possibile riscuoterlo in oro in una banca.
A dire la verità il concetto di fondo è valido ancora oggi, solo che non lo sappiamo o ce ne dimentichiamo, ormai avvezzi ad avere tra le dita banconote di ogni sorta. Inoltre è poco usuale trasformare il proprio denaro in oro.

Anticamente anche la foggia stessa delle banconote era diversa, molto più simile a quella di veri e propri assegni che ai moderni foglietti blu, rossi e verdi.
I miei genitori ancora mi raccontano di quando usavano le 1000 lire di carta, una assoluta novità, ed erano dei papiri di quasi mezzo metro, perché 1000 lire erano un capitale; anche in Inghilterra era così, sebbene il denaro cartaceo fluisse con molta facilità, soprattutto nell'entroterra e al Nord, rispetto ad altre parti d'Europa come è il nostro Paese.


La Zecca: la fabbrica dei soldi

Fino al 1815 ogni Banca con una certa disponibilità finanziaria poteva stampare e coniare denaro di Sua Maestà, a patto che tenesse severissimi registri della fabbricazione e ne inviasse costantemente rapporti al Ministero del Tesoro Britannico e alla Banca d'Inghilterra.
In particolare era particolarmente diffusa la stampa di note di cambio da parte delle banche di provincia con cui molti andavano poi a ritirare oro alla Banca d'Inghilterra.

Questo, sul finire della Prima Rivoluzione Industriale, con un commercio sempre più agguerrito e una produzione industriale massiva, creò non pochi problemi, portando in breve ad una drastica svalutazione della sterlina e ad una carenza di oro nelle casse statali in favore del nascente dollaro, all'epoca non ancora divenuta la moneta compra-tutto a cui siamo invece abituati, ma appena in fasce, che tuttavia aveva a disposizione una discreta quantità aurea come sostenitore della propria economia.

Sarà solo nel 1844 che una legge, detta Bank Charter Act prevederà che solo la Zecca reale fosse autorizzata a stampare note di cambio con valore corrente. Lentamente le "note" delle banche assunsero la forma delle odierne banconote e anche il loro significato, esse tuttavia diventarono di uso comune tra i più solo con il secondo decennio del Novecento.

Non so se questo post vi ha chiarito le idee riguardo la moneta vigente all'epoca, spero che almeno non abbia creato più confusione...

Personalmente ho trovato interessante approfondire questo argomento e mi sono accorta di come sembrasse cara la vita all'epoca e di come la disparità tra ricchi e poveri dovesse apparire evidentissima.

Spero che anche a voi sia interessato il post, noi ci salutiamo, a presto e buona serata,

Baci!



Mauser

22 gennaio 2010

Il Whist, gioco di carte

Temo di aver trascurato troppo a lungo la rubrica dedicata ai giochi di società, agli hobbies e agli sport.
Mi metto quindi immediatamente all'opera proponendovi un gioco di carte, il whist tra i più in voga del periodo che approfondiamo in questo blog.

Sicuramente ne avrete sentito parlare molte volte, è un gioco assai famoso.
Personalmente mi piacciono i giochi di carte, ma nell'intervallo scolastico, quando comparivano i mazzi, si finiva sempre sulle ovvietà: scala, ramino, briscola, ometto nero e così via; risultato, alla mia età non sono assolutamente capace di giocare a rubamazzo, conosco a malapena le regole del sette e mezzo e del black jack e dimostro una spiccata propensione al poker che potrebbe risultare dannosa per la mia salute e quella delle mie finanze.
Ma devo confessare che non ho mai giocato a whist, o almeno così credevo fino ad un po' di tempo fa e vi svelerò questo mistero alla fine del post perchè, invero, ho giocato a questo gioco di carte assai spesso senza neanche saperlo.

Storia del gioco
Il whist è una evoluzione di un vecchio gioco di carte praticato fino al Seicento, conosciuto con il nome di Ruff and Honours, del quale conserva alcune diciture, per esempio i valori delle carte vengono chiamati "onori" proprio in riferimento al suo predecessore.

Agli albori dell'entrata in auge, cioè nel Settecento, vennero scritti numerosi libri sull'arte di giocare a whist; alla fine del diciannovesimo secolo un insieme di regole rigide descrivevano le leggi del gioco, la sua etichetta e le tecniche necessarie: come piaceva ai Victorians, ogni parte dell'azione era stata codificata e minuziosamente regolata in maniera rigida e ferma, con norme dalle quali non si poteva trasgredire.
Nonostante questo, le regole per giocare a whist sono molto semplici e basta giocare un paio di partite per apprenderle con semplicità, le malizie del giocatore, invece, si apprendono durante il gioco e studiando, naturalmente, gli avversari.

Il declino del whist tra i giochi di carte è cominciato nel Ventesimo secolo, quando le regole troppo ferme aveva fatto perdere l'intero divertimento e il gioco stesso era stato rimpiazzato dal bridge contratto, un gioco di carte a metà tra bridge e whist, di cui conserva diverse regole e declinazioni.


Regole del gioco

Specifiche
  • Si utilizza un comune mazzo da 52 carte
  • L'ordine di importanza delle carte è:
    A K Q J 10 9 8 7 6 5 4 3 2
  • Si gioca in quattro, in coppia con quello seduto di fronte
  • Le coppie si decidono per scelta dei giocatori oppure alzando ciascuno una carta dal mazzo: i due con le carte più alte formeranno una coppia e così via
  • Il mazziere viene scelto scegliendo una carta per uno e indicato quello con la carta di valore più alto (ricordiamo che A vale 11, non 1!)
  • Le carte possono essere mischiate da qualsiasi giocatore, anche se solitamente viene fatto dal giocatore alla sinistra del mazziere. Il mazziere ha il diritto di dare un'ultima mischiata, se vuole.
  • Il mazzo viene tagliato dal giocatore alla destra del mazziere prima della distribuzione.
  • Le carte vengono date una alla volta finché ogni giocatore si trova con 13 carte.
  • L'ultima carta, appartenente al mazziere, viene girata per mostrare il seme che comanda (il trump, simile alla briscola). La carta mostrata resta sul tavolo finché arriva il primo turno di gioco del mazziere. Il giro viene effettuato in senso orario.
  • Inizia il gioco il giocatore alla sinistra del mazziere
  • Si gira in senso orario
Il giocatore alla sinistra del mazziere gioca per primo; qualsiasi carta è valida.
Gli altri giocatori, in senso orario, giocano una carta a testa dello stesso seme di quella usata per l'apertura (ammesso che ne abbiano una).

Se un giocatore non ne possiede può giocare un altro seme.

La mano viene vinta dalla carta più alta del seme giocato dal primo giocatore, a meno che sia stato giocato un trump, in questo caso vince la mano il trump più alto.

Il giocatore che si aggiudica la mano ha il diritto di iniziare la successiva.

Si gioca finchè i giocatori sono rimasti senza carte in mano, a quel punto si procede ai calcoli per decidere i vincitori.

Punteggio

Dopo che tutti i 13 turni sono stati giocati, la coppia che si è aggiudicata il maggior numero di mano segna un punto per ogni mano aggiuntiva, ovvero per ogni mano dopo la sesta. La partita viene vinta dalla prima coppia che segna 5 punti.

Gli onori (honours) sono i punti che vengono assegnati a chi possiede le 4 carte più alte (A, K, Q, J) del trump.

Chi ne possiede tre ha diritto a 2 punti, chi ne ha quattro può avere 4 punti. I punti derivati dalle mani vinte vengono conteggiati prima degli onori, e la coppia che segna 4 punti non può reclamare gli onori per vincere la partita.

Gli onori non aggiungono niente ad una mano, servono solo per velocizzare le partite, e a volte non vengono usati.


Trucchi e strategie di gioco
  • Nella mano di apertura è conveniente giocare il proprio seme più forte, solitamente quello di cui si posseggono più carte. Anche una carta singola può essere una buona giocata. Solitamente si segue il seme giocato dal compagno.
  • Prima mano: di solito si apre con il re per puntare agli onori.
  • Seconda mano: si gioca piano, con un singolo onore. È conveniente distribuire gli onori su varie mani (giocando il più basso di due onori consecutivi).
  • Terza mano: di solito si gioca forte, nonostante vengano utilizzati gli onori più bassi.
  • Gli scarti sono carte basse di un seme che non interessa.


Citazioni famose
Dove abbiamo già sentito parlare del whist? Ecco un piccolo elenco dei libri e film dove l'hanno citato
  • Charles Dickens parla del whist nel libro Il Circolo Pickwick nel capitolo VI;
  • Edgar Allan Poe parlò del whist nel suo racconto I delitti della Rue Morgue;
  • Nel libro di Stephen King Shining, Al Shockley e Jack Torrence giocano a whist durante un flashback;
  • Phileas Fogg, l'eroe di Jules Verne nel romanzo Il giro del mondo in 80 giorni, è dedito al gioco del whist;
  • Edward Gorey lo citò nel libro illustrato The Glorious Nosebleed;
  • Horatio Hornblower è un eccellente giocatore nella serie omonima di C. S. Forester;
  • In Via col vento di Margaret Mitchell, Scarlett lo gioca dopo aver sposato Rhett;
  • John James Audubon lo cita nel proprio giornale Missouri River;
  • Jack Aubrey e Stephen Maturin, protagonisti dei romanzi di Patrick O'Brian, lo praticano in diversi romanzi dell'autore;
  • Il gioco è spesso presente nei romanzi russi del XIX secolo ambientati nell'alta società. Fra gli altri ne hanno parlato Aleksandr Sergeevič Puškin,Nikolàj Vasilevič Gogol' Ivan Sergeevič Turgenev, Fëdor Michajlovič Dostoevskij e Lev Nikolaevič Tolstoj nel suo strafamoso Guerra e Pace;
  • Lo scrittore francese Jules Barbey d'Aurevilly ha dedicato al gioco un racconto della raccolta Le diaboliche: Il rovescio delle carte di una partita di whist;
  • Camillo Benso, conte di Cavour, a Torino nel 1841 fondò un circolo del whist;
  • Cosima Wagner Liszt riferisce nel proprio diario veneziano di serate in famiglia trascorse a giocare whist;
  • Ne Il Gattopardo, i protagonisti principali (Don Fabrizio, Padre Pirrone e Tancredi) giocano a whist col Cavaliere Chevalley;
  • Nello sceneggiato televisivo Orgoglio e Pregiudizio prodotto dalla BBC con protagonisti Colin Firth e Jennifer Ehle, la signora Phillips, zia delle sorelle Bennett, invita il signor Collins, cugino delle stesse, a giocare una partita (che lui le fa perdere clamorosamente);
  • Nel film La fiera della vanità con Reese Witherspoon, la signora presso cui Becky è a servizio gioca a whist con i suoi ospiti (gli Osborne) durante una visita pomeridiana;

Dopo aver letto le regole del gioco e tutto quanto, non vi è venuto in mente qualcosa?
Un gioco molto simile che senz'altro vi è capitato di praticare. Da soli. Al pc.
A nessuno è venuto in mente Hearts, il gioco preinstallato di Windows XP?
Ci avrò giocato migliaia di volte, in effetti Hearts, la cui versione originale si chiama Hearts and Spades, cioè Cuori e Picche perchè i cuori sono lacarta con più valore e la donna di picche vale 13, è una variante del whist all'incontrario: vince quello con meno punti.
Il nome italiano di questo divertimenti con le carte è Peppa, che poi sarebbe il nomignolo della "matta", la donna di picche appunto.

Bene, credo che concluderò qui con questo post, è un intervento un po' semplice, ma almeno spiega qualcosa di interessante su quell'epoca che poi è andato perduto, visto che ormai si gioca a whist solo nei tornei country inglesi, i cosiddetti whist drivers.

A presto, bacioni!



Mauser


Hai qualche idea?
Vorresti approfondire un argomento particolare?
Ci sono curiosità di cui vorresti scrivessimo?

Manda una mail a
georgianagarden@gmail.com