20 gennaio 2010

Il calendario, principali festività

Vi è mai capitato di leggere o sentir dire qualosa riguardo ad una festività apparentemente famosissima, ma di cui non conoscete assolutamente nulla?
A me sì, diverse volte. Quando avevo dodici o tredici anni ho letto un libro dove parlava di Calendimaggio: che caspiterina sarebbe Calendimaggio?
Ragionando mi sono detta: deve essere il 1° di maggio!
Ma se non lo fosse stato? E se fosse stata una data calcolata con la luna, come usava una volta? Insomma, a volte la datazione passata basata su feste varie era un po' detestabile, ma di sicuro ci fornisce un interessante spunto per questo approfondimento dove parleremo delle principali feste che si avevano nel calendario Georgiano.

Dite che erano uguali alle nostre?
Per carità! Neanche per sogno, c'erano feste che non saprei neanche tradurre in italiano, alcune legate tipicamente al mondo anglosassone e alla cultura protestante, altre comuni anche a noi poveri mortali rimasti fedeli al cattolicesimo.

Ecco quindi un breve vademecum, sperando di esservi utile ^_^ (le elenco in ordine temporale dall'inizio del nuovo anno fino al 31 dicembre e allego anche il nome anglofono, così se scrivessi qualche traduzione orripilante essa non vi depisterà eccessivamente)

Dodicesima notte (Twelfth Night), 5 Gennaio
Segna i dodici giorni trascorsi dal Natale. Anticamente questa festa corrispondeva all'Epifania.

Epifania (Epiphany), 6 Gennaio
Con l'Epifania si celebra la prima manifestazione della divinità di Gesù all'intera umanità, con la visita solenne, l'offerta di doni altamente significativi e l'adorazione dei magi, autorevoli esponenti di un popolo totalmente estraneo al mondo ebraico e mediterraneo.

Lunedì dell'aratro (Plough Monday), primo lunedì dopo l'Epifania
Tradizionalmente rappresenta il ritorno al lavoro dei campi dopo le festività natalizie. L'aratro (plough), tradizionale simbolo della vita contadina, è proprio il riferimento diretto al ritorno al lavoro delle braccia. L'aratro veniva solitamente fatto girare per le strade accompagnato da musicanti, uomini travestiti da donne e danze popolari come Molly dance, questa tradizione è ancora molto praticata nell'Essex, regione dell'Inghilterra.

Secondo termine accademico (Hilary Term), Gennaio
Con questo nome si identifica il secondo esame accademico per le univerità di Oxford, Cambridge e dell'Univeristà di Dublino. Esso va da Gennaio a Marzo.
Hilary Term segna anche la ripresa del lavoro della corte giudiziaria inglese, suddivisa in maniera simile a quella della scuola.
Il periodo prende questo nome per la Santa Ilaria di Poitier, la cui festività cade il 14 Gennaio, proprio durante il termine (termine=periodo temporale, non termine=fine :P)

Candelora (Candlemas), 2 Febbraio
Tradizionalmente è una festa cristina che identifica i 40 giorni di purificazione della Vergine dopo la nascita di Gesù. Prende il nome tipicamente riferito alle candele poichè in quel giorno venivano benedette (e vengono tutt'ora) le candele della chiesa.

Annunciazione (Lady Day), 25 Marzo
Uno dei quattro quarter day in cui veniva assunta la servitù e pagati affitti o debiti.
L'anno fiscale britannico inizia ancora il 6 aprile (che in base al Calendario Gregoriano corrisponde al 25 marzo del Calendario Giuliano, ovvero il Lady Day).

Termine estivo (Easter Term), Aprile
Identifica l'inizio del termine d'esame "estivo" per le univeristà storiche d'Inghilterra. Inizialmente esso era valido per Oxford e Cambridge, attualmente essa è data significativa anche per l'Università del Galles, Lampeter, Durham e Newcastle upon Tyne (prima del 2004). Questo termine va da Aprile a Giugno.

Pasqua (Easter), Marzo o Aprile
Direi che ci sono poche parole da spendere per questa festività quasi universale. Essa rappresenta la Resurrezione di Cristo al Cielo dopo la Passione del fine settimana e la sepoltura.

Termine di Pasqua (Easter Term), dopo Pasqua
Data significativa per la legislazione, essa inizia subito dopo Pasqua.

Ascensione (Ascension), 40 giorni dopo Pasqua
Nella tradizione cristiana, l'Ascensione è la salita al cielo di Gesù, che sarebbe avvenuta quaranta giorni dopo la sua resurrezione e la festa che è derivata dall'avvenimento.
Essa è riportata dai Vangeli (Mc16,19;Lc24,50-53) e dagli Atti degli Apostoli (At1,6-11).

Pentecoste (Whitsunday o Pentecost), 50 giorni dopo Pasqua
Nella religione Cristiana, cade nel cinquantesimo giorno dopo Pasqua (da cui il nome), di domenica, ed è quindi una festa mobile, dipendente dalla data della Pasqua.
Seguendo quanto narrato in Atti 2,1-11 la Pentecoste ha perso il significato ebraico per designare invece la discesa dello Spirito Santo, che viene come la nuova legge donata da Dio ai suoi fedeli, e come la nascita della Chiesa.

Calendimaggio, (May Day), 1° Maggio
Festa per celebrare l'arrivo della primavera. L'origine di questa festività è celtica, quando si chiamava Beltane, essa cadeva durante il primo plenilunio di Maggio, ed era un rito propiziatorio alla ferilità, successivamente il suo significato è mutato, diventando la Notte di Valpurga (Walpurgis Night), considerata la notte delle streghe, in cui secondo la tradizione germanica, queste si riunirebbero sul monte Brocken, in Germania.
Una scena del Faust Parte I di Goethe è chiamata "Walpurgisnacht" e Mendellsohn ha musicato una ballata ispirata all'opera di Goethe.

Notte di Mezza Estate (Midsummer Night), 24 Giugno
Festvitià del raccolto in cui si celebra l'arrivo dell'estate e ci si propizia un buon raccolto. Tradizionalmente è notte di baldoria e di bagordi in cui si beve e si danza a volontà sulle note delle country dance.
Citata anche in una strafamosa opera shakespeariana, Sogno di una notte di mezza estate.

Termine della Trinità (Trinity Term), in Giugno, dopo Pentecoste
Indica l'ultimo termine dell'anno accademico universitario inglese.
E' significativo anche per il mondo legislativo, quando le Camere sono ufficialmente aperte. L'Alta Corte di Giustizia del Regno Unito chiama anche questo periodo Seduta della Trinità (Trinity Sitting).

Lammas (Lammas o Loaf Mass), 1° Agosto

Nei paesi di lingua inglese, il 1º agosto è la festa di Lammas (da loaf-mass, "festa dei pani"), dove si festeggia la prima mietitura dell'anno portando in chiesa una pagnotta ottenuta dal nuovo raccolto. In molte parti del Regno Unito, i mezzadri erano tenuti a presentare il raccolto ai padroni dei terreni entro questa data. Nello stesso giorno (o in alcuni casi il 6 aprile), si benedicono i frutti.
Questa festività è centrale nella vicenda narrata nel libro La rosa d'oro di Tori Phillips.

San Michele (Michaelsmas), 29 Settembre
Oggigiorno il 29 Settembre vengono festeggiati tutti e tre gli Arcangeli Maggiori (Michele, Gabriele e Raffaele), ma originariamente era celebrato solo per il primo. Era il termine di scadenza più utilizzato e universalmente conosciuto. L'odierna importanza dei quarter days è limitata, anche se alcuni tipi di pagamenti in Inghilterra hanno ancora scadenza nei vecchi quarter days inglesi.

Termine di San Michele (Michaelmas Term), Ottobre
Indica la prima sessione di esami delle università inglesi e irlandesi. Esso va da Ottobre a Natale.
Originariamente era l'unico Termine (che indica sia il periodo di studi che l'esaminazione correlata) condiviso UGUALE sia da Oxford che da Cambridge.

Ognissanti (All Hallows All Saints), 1° Novembre
La festa di Ognissanti, nota anche come Tutti i Santi, è una solennità che celebra insieme la gloria e l'onore di tutti i Santi e martiri del Paradiso, noti o ignoti che siano.

Commemorazione dei Defunti (All Souls), 2 Novembre
La Commemorazione dei defunti è una ricorrenza della Chiesa cattolica. Era anticamente preceduta da una Novena e celebrata il 2 novembre di ogni anno. Nel calendario liturgico segue la festività di Ognissanti, che ricorre infatti l'1 novembre.
Curioso come una festività tipicamente cattolica sia festeggiata anche in rito anglicano, sebbene questo scisma condivida col calendario cattolico molte più festività di quanto faccia quello precisamente protestante.

Giornata delle Polveri (Guy Faukes Day), 5 Novembre
Il 5 novembre 1605 il complotto di Guy Fawkes, attivista cattolico, fu scoperto da un soldato del Re e i barili di polvere da sparo disinnescati prima che potessero compiere danni.
Da allora ogni 5 novembre nel Regno Unito e in Nuova Zelanda viene festeggiato il fallimento dell'attentato nella cosiddetta Guy Fawkes Night, nella quale i bambini bruciano su un falò un pupazzetto che simboleggia l'attentatore.

San Martino, (Martinmas), 11 Novembre
Il giorno di San Martino è una festività importante nei Paesi nordici, dove le usanze legate a questo santo (soldato romano convertito e battezzato in età adulta e divenuto monaco) sono molto diffuse. Dopo San Martino cominciava una specie di Quaresima di quaranta giorni di purificazione, il termine originario dell'Avvento.
La notte prima di San Martino si beveva e mangiava a sazietà, festeggiando allegramente prima del periodo di digiuno. Da San Martino a Natale non ci si poteva sposare perchè era periodo di penitenza, così come durante la Quaresima.

Natale (Christmas), 25 Dicembre
Data simbolica in cui si celebra la nascita di Gesù Cristo.
È una delle festività più importanti del calendario cristiano insieme a Pasqua e Pentecoste.
Natal era uno dei quarter day in cui avvenivano i pagamenti e si saldavano i debiti. Essi erano disposti di tre mesi in tre mesi.

Boxing Day (Boxing Day), 26 Dicembre
Il Boxing Day è una festivitàbasata sul regalare doni ai membri meno fortunati della società. Contemporaneamente, il Boxing Day in molti paesi è associato all'inizio dei saldi (ma questa è una distorsione recente).
L'origine del Boxing Day risale ai tempi in cui era usuale regalare doni ai dipendenti o ai membri delle classi sociali più povere.
La ricorrenza del Boxing Day è occasione, in particolare nel Regno Unito, per la disputa di importanti manifestazioni sportive con importante afflusso di appassionati, facilitato dal giorno festivo.


Beh, spero che questo breve calendario sia stato esauriente, senz'altro io ho imparato qualcosa =P
A presto, buona serata



Mauser

19 gennaio 2010

Petizione per "Nord e Sud" in Italia

Voglio spendere due parole su questa petizione, di cui trovate anche il link nel menu laterale scorrevole.

Si tratta di una iniziativa promossa da appassionati ed appassionate per suggerire alle case editrici italiane la traduzione dei romanzi della Gaskell, in particolare "North & South", considerato uno dei suoi capolavori.

A mio modesto parere, Elizabeth Gaskell non ha nulla da invidiare ad altri autori della sua epoca che, invece, sono stati tradotti fin troppo, con grande dispendio di carta, risorse ed energie.
Francamente, e senza offesa per gli appassionati, mi sembra che non si senta la necessità di tradurre ancora una volta i libri di Jane Austen, abbiamo diecimila versioni di Orgoglio e Pregiudizio, eppure continuano a tadurne, in compenso nessuno si è preso la briga di tradurre Cranford, uno dei capolavori della Gaskell.

Chi era Elizabeth Gaskell e di cosa parlano i suoi libri?
Difficile trovare un paragone, la Gaskell scrive storie di donne nel mondo, ma a differenza della Austen, queste donne si danno da fare, pensano tanto, organizzano di più, sono determinate e volitive nei progetti a cui si dedicano e perseguendo i sogni che hanno in mente anche con un po' di imprudenza e spinte anche dall'impulso del momento.
Come Lizzie Bennett hanno orgoglio da vendere e, purtroppo, molti pregiudizi, ma nel corso della vicenda muteranno i loro caratteri per diventare delle vere e proprie signore, moderate e riflessive.
I personaggi della Gaskell e le sue ambientazioni sono lo specchio di una società che cambia e che si deve adattare alle cose nuove, a differenza del mondo della Austen dove tutto sembra immobile e immutabile; non tutti vengono da famiglie patrizie, più spesso sono borghesi, arricchiti, parvenu; alcuni si sono fatti da soli, come Mr Thornton, partendo dai gradini più bassi della scala sociale, e hanno sacrificato tutto per poter guadagnare una condizione di vita migliore per loro e i loro cari, lavorando duramente come non ho mai visto fare agli eroi, ma soprattutto alle eroine, di altre autrici sta tradotte nel nostro paese.

La mia natura tende ad apprezzare di più chi lavora e si lancia in qualche impresa per conquistare ciò in cui crede, anche un sogno, piuttosto che quelle eroine delicate che non muovono un dito per cercare di cambiare la propria vita; è per questo che, per quanto anacronistici, mi piacciono certi romanzi moderni di ambientazione storica, perchè nella nostra società lavorare ed essere indipendenti è una conquista importante anche (o forse soprattutto) per una donna, e quindi si dà molto peso al fatto pure nella letteratura, mentre in passato, quando la sottomissione femminile era pressocchè totale e si avevano regole e princìpi di vita differenti, ciò creava scandalo.

Elizabeth Gaskell, nelle sue scritture, vedeva avanti di qualche decade e ne scriveva con passione. Adoro i suoi libri, non posso negarlo, per quanto non abbia potuto assaporarli completamente sia per alcune mie mancanze nelle lingue straniere, sia perchè gli editori italiani preferiscono pubblicare porcherie a tutto spiano piuttosto che libri con un minimo di morale e, magari, anche di integrità.

Certo, come molti critici hanno avuto modo di dire spendendo fiumi d'inchiostro, questa autrice non è esente da errori e da critiche, ma sinceramente non trovo in lei nulla di meno che nelle sorelle Bronte (specialmente una e non sto parlando di Charlotte) che in Jane Austen, sebbene queste siano
North & South è forse il suo libro più famoso, un Orgoglio e Pregiudizio in salsa differente, perchè anche Margaret Hale è un personaggio fiero e orgoglioso come Lizzie e anche Mr Thornton è un uomo con dei pregiudizi su di lei e via via che scorrono le pagine questo ruolo si inverte più volte, ma a mio avviso è una lettura validissima, molto più di tante altre.
Perchè dunque tutta questa discriminazione?

Io ho deciso di dire basta e di sostenere la petizione che chiede la pubblicazione dei romanzi della Gaskell anche in Italia.

Aiutatemi anche voi che leggete e appoggiate con me questa iniziativa!
È sufficiente una casella email, il sito che pubblica le petizioni garantisce la riservatezza dei dati e che questi non saranno adoperati a scopi commerciali, né che la vostra casella sarà tempestata dallo spam per i prossimi mille anni.

Per arrivare al sito basta cliccare sull'immagine sottostante e un link vi porterà direttamente alla petizione ^_^



L'obiettivo che la creatrice della petizione si è posto è ambizioso, 100.000 persone, ma spero davvero che la nostra richieta venga accolta, sfrutto quindi questo spazio per sponsorizzare l'inziativa e spero davvero di cuore nel vostro aiuto.

Vi segnalo inoltre che sia di North & South che di Cranford sono stati fatti due omonimi e bellissimi adattamenti della BBC, purtroppo non ancora giunti nel nostro Paese.
Per chi fosse appassionato di fansub e sottotitoli, è presente una versione in inglese con traduzione a pié schermo in italiano davvero graziosa.

Grazie e a presto!



Mauser

18 gennaio 2010

Cosa ne fu dei Vauxhall Gardens?

Sfruttando lo spunto che è nato in una conversazione con una lettrice del blog, mi prodigherò per cercare di spiegare cosa ne è stato fatto dei famosi Giardini di Vauxhall.

Abbiamo parlato dei Vauxhall Pleasure Gardens qualche post addietro, annoverandoli tra i luoghi famosi: eccome se lo erano!
Li conoscevano tutti, dal più nobile dei re al più umile degli accattoni per strada.
Erano una meta obbligata e il sogno di tantissimi, come è dunque possibile che tanta manigificenza, tanto splendore siano completamente spariti nel giro di cinquant'anni e, dopo cento anni, non se ne ritrovi neanche le fondamenta?

Molte sono le ragioni, alcune hanno a che fare con la politica, altre col mondo che gira continuamente: figuriamoci come doveva apparire ai tempi di Giorgio IV con la Rivoluzione Industriale in pieno svolgimento!
Mi piace fare un esempio piuttosto calzante per spiegare questo: la moda.
Ormai se un anno vanno gli stivali da pirata sopra il ginocchio, non è detto che quello dopo gli stivali siano contemplati nel guardaroba di una donna! Insomma, io sto aspettando dagli anni '80 (quando praticamente non ero ancora nata ^_^) che ritornino di moda le gonne colorate stile anni Sessanta, invece nada, troppa scelta tra mini, mini shorts e longuette.
Volete sapere quanto durava una moda nel passato? Di certo più di sei mesi, ma in genere il periodo tra la gestazione e il declino era di tre anni abbondanti, cinque per la scomparsa definitiva... tutta un'altra favola. Ma il mondo girava veloce anche per l'epoca e quello che dieci anni prima era l'ultima moda, ormai era inevitabilmente sorpassato.

Ma cosa c'entra questo col declino di Vauxhall?
Già nel 1850, cioè 9 anni prima della chiusura definitiva del parco, i giardini stavano decadendo, essi infatti erano semplicemente passati di moda.
Nella metà dell'Ottocento era di moda il puritanesimo vittoriano, decisamente troppo severo per permettere divertimenti che andavano contro ogni tipo di morale, ossia il vero scopo per cui esistevano i Giardini: divertirsi.
E naturalmente non bisogna mancare di dire che una bella percentuale di questi divertimenti non erano proprio casti e puri... in effetti prostituzione e ubriachezza erano dietro ogni angolo, ritratto di una Londra che stava stretta nelle regole che le erano state imposte.

Ma se in epoca Georgiana l'eccesso era tollerato, senza neanche far sollevare troppi sopraccigli altezzosi, in era Vittoriana non si poteva dire lo stesso.

Insomma, pur di rifuggire tutta questa libertà che poco si addiceva al tempo, furono messe in atto grandi manovre per cercare di cancellare completamente il ruolo dei giardini e, bisogna ammetterlo, c'era poco da sperare di trasformarli in un paradiso del buon gusto e della moralità =P
I giardini erano certo un buon diversivo per gli innamorati, per coloro che cercavano un po' di intimità (una cosa che nelle case non si trovava di certo), o per quelli che desideravano approfondire la conoscenza di qualcuno, anche a livello semplicemente verbale, ma fuori dal controllo e dalle occhiate ammonitrici delle patronesse, delle madri e delle zie che non perdevano di vista nipotine al debutto e ragazze che cercavano la loro strada nel mondo.
Ma ciò non bastò.
Essi erano semplicemente troppo osè perchè fossero tollerati, troppo fuori dall'ordinario e troppo fuori controllo.
Il TROPPO non doveva esistere ai tempi di Vittoria.

Insomma, passata la metà del secolo, i Vauxhall Gardens erano fuori moda come divertimenti e scenari ricreativi, disdegnati dai bempensanti e dai bigotti, sempre più popolati da gentaglia e sempre meno frequentati dai nobili e dai borghesi.

C'erano poi la politica e i soldi.
Dagli anni '30 del XIX si erano succeduti svariati proprietari alla guida del parco, ciascuno con risultati più o meno disastrosi del precedente.
I nuovi arrivati, che avevano acquistato i giardini nel tentativo di sfruttarne la grande popolarità, si rivelarono incapaci di saper soddisfare le esigenze dei frequentatori, con iniziative insufficienti ad attirare gente.
Con gli introiti sempre più bassi, anche il mantenimento delle strutture esistenti divenne impossibile, questo comportò un vero e proprio declino della struttura dal punto di vista urbanistico.

Tutti sanno che un luogo di frequentazione se non sa rinnovarsi coi tempi che passano e non è in grado di essere accogliente e accattivante, difficilmente continuerà ad essere punto di ritrovo.

I proprietari, inoltre, indebitati fino al collo per il mantenimento del parco, avevano rivali politici piuttosto influenti in Parlamento che ostacolavano le loro timide mosse di rimettere in piedi l'attrattiva dei Vauxhall.
Senza contare che il terreno su cui sorgeva l'intera struttura era diventato piuttosto attraente dal punto di vista edilizio agli occhi di architetti e speculatori che stavano vedendo crescere la metropoli inglese a ritmi vertiginosi, continuamente ghiotta di nuovi spazi, tanto che dal borgo originario (la City, per intendersi) era arrivata ad inglobare diversi quantieri e Borough della campagna circostante.

Senza la possibilità di migliorarsi, né di continuare come avevano sempre fatto (le grandiose feste in giardino erano ormai considera IMMORALI per via della promiscuità e, soprattutto, della facilità con cui persone magari nobili o di classi diverse, si potevano appartare lontane da occhi indiscreti, facendo nascere, magari, anche qualche indesiderata nobile gravidanza), era inevitabil la chiusura.

I cancelli dei Vauxhall Gardens si chiusero per l'ultima volta il 25 Giugno 1859.

Da allora cosa è successo?
Come è intuibile, vista la crescita demografica e urbanistica, i Giardini vennere smantellati con grande velocità, lasciando il posto a circa 300 nuove strutture, specialmente abitazioni, palazzi e uffici.


Vauxhall Gardens tra Kennington e Vauxhall
Adesso l'area che fu dei Vauxhall Gardens è suddivisa in due quartieri: Vauxhall e Kennington.
Vauxhall è ormai un quartiere famoso per la sua quandre varietà e le sue caratteristiche cosmopolite (come quasi tutti i quartieri dell'East London), citato anche nei film di James Bond 007 come la sede del quartier generale delle spie a doppio zero dai libri di Fleming.

[A dire la verità non saprei come interpretare uno 007 di turno che passeggia con una biondona Bond Girl per romantici giardini Regency... probabilmente ho difficoltà di immaginazione, ma ormai anche le spie sono così tecnologiche che
A) non capisco una mazza di quello che smanettano con quei congegni elettronici e credetemi, io sono una programmatrice!
B) sono così sofisticati e altezzosi che più in là di un Hilton Hotel non credo ce li vedrei bene... come ha fatto Daniel Craig, novello Bond, ad abbassarsi fino ad una partita a poker in Montenegro? Toh, magari giusto un Sean Connery prima versione 007 poteva ancora starci...
Insomma, il connubio mi risulta quasi impossibilie, ce lo vedete 007 accanto a Beau Brummel? Assurdo!]

Ma non diviaghiamo troppo e torniamo alla geografia londinese: Kennington!
Kennington si dice sia il vero simbolo della Londra moderna, penso che non saprei dirlo con parole migliori di quelle che ho trovato gironzolando sulla rete, ecco quindi come viene descritto:

Kennington è probabilmente il vero simbolo dell'odierna Londra, l'eccellenza della varietà, l'incontro delle culture: britannica, francese, indiana, italiana, ma anche tibetana ed etiope...un mondo di mondi. Ne fa esperienza chi quotidianamente vive il quartiere, chi per consueta convenienza, culturale ed economica, decide di metter su casa a Kennington, nuova leva del cuore londinese, a due passi da tutto, cara ma non troppo.


A dire il vero, I Gardens stavano più Kennington che Vauxhall: come mai, allora, essi appartengono più a Kennington che al quartiere che porta il loro nome?
La motivazione è tutta storica.
Sia l'area che comprendeva i giardini che quella dell'odierno quartiere appartenevano alle proprietà di campagna (meglio definirla stately house, cioè "appena fuori città", infatti quando la proprietà venne costituita, tra Cinquecento e Seicento, l'area era fuori da Londra, ma non abbastanza distante da essere definita una proprietà di campagna) della famiglia di Falkes de Breauté (anche conosciuto come Falkes de Brent, 1224), gentiluomo inglese dall cui traslitterazione del nome deriva, molto probabilmente, anche la parola "Vauxhall" (Faulke's Hall -> Foxhall -> Vauxhall per sostituzione della V con una F, per renderlo meno campagnolo).
Famiglia nobile e ricca, quella de Brent possedeva tutta la zona circostante, l'appellativo Vauxhall fu quindi dato a tutta l'area e solo successivamente, a casua della grande popolarità dei Giardini, il nome divenne indicativo solo del parco e non dell'intero distretto, ma ricordiamo che il vero nome dei Gardens era quello di New Springs Gardens.
Ecco quindi spiegati i misteri del perchè i Giardini non fossero esattamente nel quartiere col loro nome: il quartiere non prese il nome DAI Vauxhall Gardens, bensì il contrario!

Per chi non fosse pratico di Londra, posso fornire una mappa costruita per le ambientazioni dei libri di Dickens: a quel tempo i giardini se non avevano già chiuso erano in fase calante, ma è ben evidenziato dove è situata la loro locazione e come mai fossero considerati fuori città.


La locazione dei giardini è I6 (mi sembra di giocare a battaglia navale... >_>).
Poichè ho dovuto ridurre la risoluzione dell'immagine per farla stare nella pagina, vi consiglio di ingrandirla cliccandoci sopra o aprendola direttamente in una nuova scheda per visualizzare meglio i dettagli.
Tranquilli, non c'è da memorizzare tutto, riproporrò spesso questa cartina perchè la trovo molto istruttiva anche per altri argomenti ^_^


Cosa ne è rimasto?
Ben poco a dire il vero.
Quasi tutte le parti dei giardini sono state smantellate e dove una volta sorgeva la Fontana del Nettuno, centro del viale principale, vi è stata costruita St Peter's Church, in Kennington Lane, la main street di Kennington; la statua che torreggiava sulla fontana (ispirata alla Trinità dei Monti) è stata trasportata al Victoria and Albert Museum di Londra, che contiene uno dei più grandi centri di informazione sull'epoca Vittoriana.


L'area comunque è stata parzialmente recuperata durante il ridimensionamento edilizio della capitale.
Alcuni edifici sono stati abbattuti e un piccolo parco è stato ricostruito dove una volta sorgevano i Vauxhall Gardens, poca cosa rispetto alla grandiosità e alla magnificenza dell'originale, ma un piccolo tentativo di recuperare, come possibile, quanto è andato perduto.

Ecco qui il link di un viaggiatore che ha visitato di vari parchi di Londra (Hyde Park, Kensington Garden e, anche, Vauxhall Park) e ne ha fatto una brevissima descrizione nel suo diario di viaggio online:
Vauxhall Park, Londra



Bene, spero di aver tolto ogni curiosità sull'argomento.

Baci a tutti



Mauser

16 gennaio 2010

Vanity Fair ~ La fiera della vanità

So che il nome può trarre in inganno, me ne rendo conto.
Oggi non voglio parlare della rivista femminile che porta nella sua testata le lettere di cui sopra, tantomeno del capitolo di Piccole Donne intitolato proprio "La fiera della vanità", bensì mi voglio dedicare al film del 2004 con Reese Whiterspoon, Jonathan Rhys-Meyers e Jim Broadbent.

Stilisticamente perfetto ma che trova nella vanità il suo difetto, un titolo da consigliare solo a nostalgici (molto) convinti

Con queste parole inizia la critica del lungometraggio sul mio sito di recensioni preferito: myMovies.
Non posso che trovarmi d'accordissimo, ma dato che sono una nostalgica piuttosto incallita, oltre che appassionata di film in costume e classici della letteratura anglosassone (insomma, ce le ho tutte io), ho apprezzato molto questo film, esattamente come il libro originale.

Tendenzialmente si crede che l'epoca della Reggenza sia tutta fatta di personaggi come le sorelle Bennett della Austen o i correttissimi gentiluomini (e gentildonne) della famosa Georgette Heyer; come per ogni medaglia c'è il suo inverso e se da una parte si schierano gli ideali di nobiltà d'animo, elevatezza di principi e gesta grandiose, dall'altro autori come Thackeray hanno saputo descrivere fin troppo bene la caduta e il declino di quanto sopra in favore di una ascesa sociale, una vita lussuosa e un matrimonio d'interesse.

Benchè tutte le ragazze Bennett (mi sento di includere anche Mary, sebbene lei sia quella che meno delle altre sogna il matrimonio) aspirino ad una unione con un gentiluomo ricco e, possibilmente, titolato, che possa dare loro una vita agiata, carrozze, abiti e feste grandiose, nessuna arriva a fare quello che Becky Sharp fa nella Fiera della Vanità.
Becky Sharp, orfana e senza soldi, è cresciuta in un rigido collegio nella brughiera e da bambina sogna il riscatto nei confronti di quella vita.
Non ha né scrupoli né principi che la frenino, desidera solo lasciarsi alle spalle le privazioni, la povertà e gli stenti ed entrare in una vita lussuosa e affascinante.
Becky ha dalla sua la dialettica e la bellezza, con l'una e con l'altra fa via via colpo sulle persone che le occorrono, manipolandole e sfruttandole a suo piacimento per innalzarsi di un gradino ancora nella scala sola, ma nel fare questo perderà di vista le cose importanti della vita, valori e obiettivi, finendo per scendere a bassi compromessi e per perdere tutto ciò che aveva di caro.

Trama
Uscita dal collegio fa la conoscenza della famiglia della sua amica Amelia, che al confronto è una ragazza modesta e semplice, un po' priva di vita, non carina e non graziosa senza doti particolari.
Qui incontra il fratello di lei, Joseph, e il fidanzato di Amelia, George Osborne, un uomo arrogante e pieno di sè, innamorato solamente di se stesso. Incontra anche Dobbin che, come l'elfo domestico di Harry Potter con il nome simile, è prostrato ai piedi della dolce, ma cieca di cuore Amelia, innamorato senza speranze.
George, affascinato dalla bellezza di Becky, le chiede di fuggire, ma lei rifiuta, incantata dal fratello dell'amica che le aveva promesso di portarla in India con sè in uno dei suoi famosi viaggi.
Incassato l'affronto, George attua la sua vendetta, persuadendo Joseph Sedley che Becky sia affascinata solo dalla sue ricchezze piuttosto che dalle sue doti (egli infatti è grasso e bruttino), inducendolo ad abbandonarla.
Ma Becky non rimane con le mani in mano: si fa assumere come istitutrice e, successivamente, sposa un militare affascinante e giocatore d'azzardo, con cui comincia a viaggiare per l'Europa, dove infuria Napoleone Bonaparte.
Amelia nel frattempo si unisce a George contro la volontà della famiglia di lui, che lo disereda, ma lei non è al corrente della fuga che il marito aveva progettato con l'amica e Becky le nasconde la cosa per non ferirla, visto che adora il consorte.

A Bruxelles Becky è una delle donen più ammirate e qui reincontra Amelia e George, ma la guerra presto pota via il marito dell'amica e la famiglia di lui decide di perdonare la donna e di accogliere il bambino che porta in grembo. Becky e Amelia, rimaste in Francia, tornano a Londra tra mille avversità, donne sole. Ma se Amelia ha finalmente il sostegno della famiglia del marito, Becky è sempre più sola e per riuscire a pagare i debiti del marito e mantenere il lussuoso stile di vita, si concede ad alcuni uomini altolocati.
La sua relazione viene presto scoperta: deluso e amareggiato il consorte la lascia per un posto di Governatore oltremare, ma finisce per passare a miglior vita, lasciandola vedova e, per tirare avanti, lei si vede costretta a fare da crupier (e forse anche da prostituta) in un casinò.


E' proprio qui che le vite dei vari personaggi si reincontrano ancora una volta. Sola, senza il figlio che le è stato portato via, Becky è cinica e disillusa: il figlio di George e Amelia, sapendola conoscente della madre, la invita per un pomeriggio e vedendo la fedeltà con cui Dobbin segue ancora la cara Amelia nonostante questa lo tratti come un amico, si decide a rivelarle la verità su George, distruggendo l'ideale di uomo perfetto che ella aveva creato del consorte. Con gli occhi finalmente aperti, Amelia può adesso comprendere Dobbin e i due si sposano, mentre Becky, su invito di Joseph, riesce finalmente a partire per l'India come sognava di fare da ragazza insieme all'uomo che ammira e rispetta: non bello, non affascinante, ma interessante e curioso.


Opinioni
Benchè non sia una appassionata di Thackeray al punto da amare ogni sua opera (va contro il buonsenso, ma detesto Barry Lyndon), adoro La fiera della vanità e penso che mai titolo fu più azzeccato per un romanzo dove i protagonisti, più o meno inconsciamente, ricercano consacrazione social attraverso forme diverse derivanti dall'apparenza: bellezza, denaro, possedimenti. È quello che si possiede, che conta, non quello che si è: "È un po' tardi per discutere il prezzo della vostra bellezza" sono le dure parole di uno degli amanti di Becky quando ella si vede costretta a concedersi a lui per pagare alcuni debiti del marito. Sono i soldi che muovono la vicenda, che fanno girare il mondo di questi personaggi così duri e cinici, fragili.

Il film è una trasposizione molto fedele, a mio avviso, del libro.
Attori azzeccati nelle parti rappresentano con coerenza personaggi dalle molte sfaccettature, tormentati dalle azioni passate e da quelle presenti, che devono continuamente scendere a patti col proprio orgoglio, i propri principi, la propria moralità e le proprie scelte.
Mi sento di consigliare questo film come la miglior trasposizione cinematografica di questo capolavoro della letteratura e consiglio a tutti gli amanti dei film in costume di guardarlo almeno una volta, perchè la cura messa nella ricostruzione storica è fantastica e, confesso, Reese Whiterspoon è la prima donna che ho visto indossare un abito Regency e che sembrasse elegante (non amo la moda di allora).
Sicuramente affascinante, la storia è continuamente pervasa da colpi di scena, da personaggi che ritornano dal passato e lo spettatore non può fare a meno di chiedersi quando questo o quel personaggio dovrà fare a patti con questo o quell'altro avvenimento passato: quando, insomma, i nodi verranno al pettine.
Già perchè se nei libri della Austen alla fine tutto si aggiusta, fino all'ultima pagina de La fiera della vanità non si può essere certi che ci sia un futuro, non necessariamente un lieto fine.
E non solo! Dopo aver seguito per centinaia di pagine i dubbi di Becky e il suo desiderio di riscatto sociale, è quasi doloroso vederla al termine nel romanzo, nel casinò, come una qualsiasi prostituta, abbandonata da tutti mentre sola ripensa agli errori commessi in quel mondo che è tutta apparenza, dove ci si dimentica troppo in fretta degli amici, ma mai dei nemici.
Thackeray doveva essere uno scrittore che aveva compassione dei propri lettori, visto che ci concede un agognato lieto fine: Becky, finalmente redenta dalla vita, ricontra Joseph, sua prima fiamma, ricco e affascinante, ma non bello.
Certo è un happy ending amaro: Becky lo avrà sposato per le sue immense ricchezze o semplicemente perchè davvero attaccata a lui? Ciò non ci è dato sapere, ciascuno può formulare la tesi ce più l'aggrada.


Personaggi
Rebecca (Becky) Sharp: la protagonista della vicenda è una ragazza povera e cinica; dotata di fascino in abbondanza e una buona dialettica, sa farsi strada nella vita con queste sue doti, sfruttando i personaggi che le stanno attorno per elvarsi nella scala sociale e arrivare ad una vita lussuosa e comoda. Sua madre, cantante all'Opera, le ha anche dato una splendida voce con cui intrattiene i salotti di mezza Europa, riuscendo a farsi accettare dal bel mondo.
Becky è senza scrupoli e solo strada facendo il peso delle sue scelte e la sofferenza per le pene inflitte ad altri cominceranno a farsi sentire; non ci è dato sapere se, fatti i suoi conti, si redimerà davvero dalla vita che ha intrapreso.
Il suo personaggio, recitato dalla bella Reese Witherspoon che ha smesso i panni della Rivincita delle Bionde, è caratterizzato benissimo, l'attrice possiede quel fascino che si sposa bene con la donna che deve interpretare e la raffigura alla perfezione in ogni sua sfaccettatura senza quelle odiose mossettine che al giorno d'oggi sono così comuni nelle attrici.

Rawdon Crawley: marito di Becky, è follemente innamorato della moglie al punto da rinunciare ad una ricca eredità per poterla sposare.
Il suo amore appassionato è costantemente contrapposto con l'opportunismo di Becky, he invece persegue i propri obiettivi con lucido cinismo, scendendo addirittura a compromessi che vergognano lei stessa e, scopertolo, anche il marito.
Il vero carattere di Becky la porterà a perdere l'amore per il marito e il figlio che ha messo al mondo, caratterizzandola come una antieroine: infedele, svergognata e opportunista: neanche l'amore, arma di tutti i romanzi, riesce a mutarla e a farla diventare buona. Per lei non c'è speranza.
Sono rimasta estasiata dalla bellezza e fascino di James Purefoy, l'attore che recita nella parte di Crawley. Non mi capacitavo come Becky potesse avere tanta fortuna avendo un animo così misero...

Maggiore Dobbin: il suo spessore non è superiore all'elfo di Harry Potter (Dobby), totalmente sottomesso alla insignificante Amelia, questa vive invece nel ricordo di un altro, non accorgendosi neanche delle attenzioni del vecchio amico (un po' come la Marianne della Austen).
Quando tuttavia Dobbin si lascia scappare che per lei ha fatto molto, più di suo marito, la reazione della donna al toccarle l'odioso consorte è terribile e lui, senza spina dorsale, si sorbisce una predica che lo rimette definitivamente al suo posto. E non contento, quando Amelia finalmente si accorge di lui (allheluja!) se la sposa pure!
Essendo un personaggio insignificante è difficile odiarlo, ma di sicuro non mi piace per come non sa prendere il mano la sua vita.

Amelia Sedley: la migliore e unica amica di Becky. Amelia viene da una famiglia benestante, ma è una ragazza insignificante e remissiva. Totalmente sottomessa dal carattere forte e autoritario di suo marito, George Osborne, soffre di una specie di Sindrome di Stoccolma, arrivando quasi a idolatrarlo dopo la sua morte e continuando ostinatamente a non vedere tutti i suoi difetti, primo fra tutti il suo egoismo e il fatto che lui non l'amasse affatto. Amelia vive quasi vent'anni nel ricordo di George, assistita dal fedele Dobbin.
È un personaggio che detesto con tutta me stessa, da sola non è capace di fare nulla e deve continuamente appoggiarsi a caratteri forti come Becky o il marito, non ha luce propria e quel minimo di carattere lo esercita su chi non può dirle di no, ovvero Dobbin, che alla fine della vicenda viene praticamente insultato da lei. Ci vorrà l'ostinazione di Becky e la prova evidente del tradimento di George per aprirle gli occhi sulla realtà e Amelia correrà quindi da Dobbin decidendo di sposarlo, sfruttando il suo amore a piacimento senza neanche domandargli scusa. Un personggio del genere lo butterei dal terrazzo, la detesto molto più di qualsiasi altro nel libro, piagnucolosa e lagnosa, da sola non riesce proprio a combinare null a parte lamentarsi in continuazione con gesti e comportamenti.

George Osborne: marito di Amelia, la sposa per fare un torto a Dobbin, già innamorato di lei. In realtà George prova una grande attrazione per Becky che, tuttavia, lo respinge trattandosi del fidanzato della sua unica amica.
George non digerirà mai del tutto questo rifiuto, perpetrando la sua vendetta e andando a strappare a Becky l'uomo che ella voleva sposare: Joseph.
George, innamorato solo di se stesso e del suo orgoglio, non apprezzerà nè la moglie nè la loro vita. Morirà a Waterloo togliendosi dai piedi, ma lasciando più cose in sospeso in piedi dei fantasmi di Casper. La vedova vivrà nel ricordo del marito per vent'anni tra alterne vicende, idolatrandolo quasi fosse perfetto. Le malefatte di George vedranno la luce solo alla fine, quando Becky si deciderà a rivelare ad Amelia il vero carattere del consorte e i biglietti appassionati che le aveva spedito.
Interpretato nel film da Jonathan Rhys-Meyers (volgarmente detto: "il nanetto dei Tudor") l'attore rende alla perfezione il personaggio borioso e pieno di sè; forse addirittura più calzante che nel ruolo di Enrico VIII, Meyers ha dato vita ad un personaggio davvero ben ottenuto, che compensa con l'arroganza la bassa statura.


Insomma, a mio avviso questo film è proprio da vedere, scene e costumi meritano davvero, altrettanto la storia. Buoni i personaggi e gli attori.
Come detto nella recensione, è un film vanitoso, basato quasi tutto sull'apparenza, con poca introspezione, a parte questa standard trasmessa dalle scene, ma senz'altro un capolavoro d'immagine.

Ora scappo davvero, mi dispiace di aver aggiornato con tutto questo ritardo, ma tra trasferte e lavoro arretrato trovare il tempo di scrivere è sempre più difficile ^_^

Baci



Mauser

3 gennaio 2010

Consigli di bellezza: miscellanea


Il limone è un antiossidante e si combina con il grasso della pelle assorbendolo, è quindi un ottimo frutto da adoperarsi in caso di pelle grassa e lucida:strofinate il viso e i palmi delle mani con uno o due spicchi di limone e vedrete che risultati!


Altra ricetta contro la pelle grassa prevede che mescoliate in una ciotola la polpa di tre albicocche con il succo di un'arancia e un cucchiaino di miele
Amalgamate il tutto e spalmate il composto sulla pelle, lasciandolo agire per 15 minuti circa, dopodichè rimuovetelo con acqua tiepida e un telo morbido.
Questo impacco è consigliabile farlo la mattina.


Un altro consiglio contro la pelle grassa viene dal sale.
Esso infatti è anche un ottimo esfoliante. Per adoperarlo è sufficiente massaggiare il corpo con del sal fino da cucina fino a rilassare i muscoli: creerà un ottimo peeling naturale, oltre a scambiare con la pelle utili minerali in mancanza, mentre l'organismo cederà naturalmente al sale quelli in eccedenza.
In alcuni stabilimenti termali, inoltre, vi è la possibilità di talassoterapia, ovvero un particolare trattamento a base di sali e minerali marini abbinati ad acqua a 40°C.


Dicono che tutti gli agrumi sono degli ottimi antietà per la pelle e ridonano freschezza, specialmente al viso, mantenendolo giovane. Assumere quindi molti liquidi di agrumi (pompelmi, mandarini, arance e limoni) aiuta l'organismo sia a ringiovanire che ad eliminare molte tossine. Gli agrumi sono inoltre ricchi di vitamina B, D ed E e favoriscono l'abbronzatura.


Lo zucchero era il lucidalbbra dell'epoca. Le sue proprietà, infatti, rimarginano e cicatrizzano rapidamente le screpolature della bocca rendendola piena e perfetta, mentre la lucentezza che dona naturalmente a causa del processo di scioglimento a contatto con la saliva dona alle labbra un effetto gloss appena accennato e molto naturale. Le ragazze ne applicavano una piccola porzione sulle labbra prima di recarsi alle feste.


Il bicarbonato è ottimo per lavarsi i denti.
Le sue proprietà leggermente corrosive fanno infatti la vece dei moderni dentifrici ipertecnologici.
Considerato ottimo per rimuovere la patina giallastra dei denti, è tuttavia consigliabile non abusare di questo consiglio poichè, proprio per la sua aggressività chimica, rischia di rovinare lo smalto.
Se adoperato, si suggerisce di abbinarlo all'effetto di un limone (il mio dentista, disperato, mi ha obbligata per un anno a lavarmi i denti con questo sistema e il bicarbonato che "frigge" a contatto con un acido come il limone dà una strana sensazione in bocca ^_^).


Per rimuovere definitivamente l'unto dai capelli, l'aceto è un ottimo rimedio e ridona alla chioma anche la sua naturale lucentezza: per contro, puzza un pochino...


L'alito cattivo sparisce se farete dei gargarismi con del latte freddo.


Quando brufoli ed acne non lasciano davvero in pace, magari per via di sbalzi ormonali, stress o qualche salamino di troppo =P il miele è un ottimo diversivo che attenua l'irritazione.
Anche l'alcool etilico normale, quello adoperato come disinfettante è un ottimo metodo.

Consigli di bellezza: creme antirughe

Era da un po' che avevo abbandonato questa sezione, ma ho scoperto giusto oggi un paio di suggerimenti interessanti provenienti dalle pagine di Harper's Bazaar e ideali per chi vuole ridare lucentezza e splendore alla pelle del viso senza ricorrere a tutti gli intrugli propinati in televisione.

Ecco quindi i suggerimenti dei Victorians.

Creama antietà
Da utilizzarsi la sera prima di andare a dormire.
Ingredienti:
  • una chiara d'uovo
  • 1/2 cucchiaino di miele
  • 1 cucchiaino di latte in polvere
Versa gli ingredienti in una ciotola e amalgama il tutto energicamente per ottenere un composto denso e cremoso piuttosto omogeneo.
Applicalo sul viso pulito almeno 20 minuti, poi sciacqua con acqua tiepida e tampona delicatamente il viso con un asciugamano morbido. Non strofinare.
A questo punto una rilassante dormita è l'ideale e al mattino ritroverete la vostra pelle tonificata e rifiorita dopo il salutare riposo notturno e l'impacco.

Impacco antirughe
Ecco la ricettina fin troppo semplice di un impacco antirughe garantito quasi al 100% dalle signore dell'Ottocento.

Sventrate tre arance in una bacinella, sminuzzate bene la polpa con una forchetta o con le dita, dopodichè, quando sarà diventata omogenea, applicatela al viso e lasciate riposare il tutto per una mezz'ora.
Quando leverete l'impiastro avvertirete una salutare sensazione di freschezza sulla pelle, mentre i muscoli saranno più rilassati, ma allo stesso tempo le rughe rimarginate.
E' consigliabile una dormita riposante.

Una variante della ricetta prevede che la polpa venga fatta bollire in acqua come una conserva o una marmellata (senza zucchero o altro, solo acqua), poi applicata sul viso quando ancora tiepida.

Entrambi gli impacchi vanno rimossi con acqua tiepida e un telo o asciugamano morbido
(magari impregnato d'acqua).
Si raccomanda di picchiettare per rimuovere il composto e di non strofinare la pelle, rischiando di graffiarla, irritare i pori ed eventuali eruzioni cutanee dovute a sbalzi ormonali o al ciclo.

...e luce fu!

Letteralmente traducibile con "Una panoramica generale sui metodi di illuminazione utilizzati nelle case dall'epoca Georgiana fino alla fine dell'era Vittoriana".
Bel titolone, vero? Ma dopo i vari post sui saponi, se non avessi fatto qualcosa del genere non credo che mi sarei mai sentita all'altezza...

E dunque parliamo un pochettino di questa luce.
Non si può certo dire che dalla Preistoria ai tempi di Maria Antonietta si fossero fatti grandi progressi, in quanto a metodi, perchè si dipendeva sempre da quel famoso fuocherello.
Che poi questo fosse fatto con olio, petrolio, grasso animale, sego e stoffa, legna o chissà cosa, è un dettaglio trascurabile.
Eh già, quelli erano proprio gli strumenti utilizzati per le lampade di una volta, quando l'elettricità era ancora un optional da inventare.

Lampade a olio, petrolio e grasso
Le lampade di questo tipo erano senz'altro le più diffuse per via della loro fiamma che produceva una luminosità diffusa e abbastanza potente da rischiarare 1/4 di una stanza [caspita che percentuale!].
Oltre ad essere molto longeve, erano anche piuttosto economiche, visto che nei secoli passati, dagli animali macellati si recuperava assolutamente tutto.

La loro origine è antichissima e già greci e romani ne facevano uso; come combustibile veniva impiegato olio di oliva, mentre nelle popolazioni orientali e mediorientali, presumibilmente da dove greci e romani avevano importato l'invenzione, si utilizzava il petrolio.
Naturalmente nel bacino del Mediterraneo, per mancanza di questa sostanza, si dovrà attendere la seconda metà dell'Ottocento per un impiego diffuso del petrolio come combustibile, altrimenti considerato una mera
sostanza scura e dall'odore sgradevole, tipicamente estratta nelle regioni desertiche della Siria e della Persia

come riporta la definizione di un dizionario tardo settecentesco.
Non molto lusinghiera, come cosa, ma assolutamente veritiera.

L'evoluzione di questo tipo di lampada ha attraversato stadi diversi a seconda dei materiali adoperati come recipienti.
Se inizialmente la terracotta era considerata ideale per questo genere di luminaria (ancora molto adoperata nei paesi arabi più tradizionalisti), nel corso dei secoli venne soppiantata dal bronzo, dal ferro e dal rame.

La forma delle lampade di questo genere poteva spaziare dalla classica "lampada di Aladino", ovvero con un recipiente ovale o rotondo da cui partiva un beccuccio presso cui usciva la fiamma, oppure da forme più complesse composte da un serbatoio e più becchi nelle versione medievali e poi settecentesche. Saltuariamente, nei modelli "portatili", al tutto era fissato un lungo stelo con cui si poteva portare in giro la luce, oppure appenderla alle pareti tramite ganci e lunghe catenelle.

Quando l'arte della decorazione del metallo si affinò, a queste lampade vennero aggiunte figure cesellate e forme particolari.
La lampada a olio era anche la più adoperata nei lavori in miniera, ma sarà solo verso la fine dell'Ottocento che venne sostituita con un modellopiù sicuro per la salute dei minatori e degli altri lavoratori.

Al giorno d'oggi esistono ancora dell varianti di questo tipo di lampada che adoperano come combustibile il kerosene anzichè olii o petrolio.
Molto utilizzato era anche il grasso animale che, tuttavia, produceva un odore molto sgradevole e un fumo piuttosto scuro.


Le candele
La forma della candela è nota a tutti: uno stoppino di stoffa o canapa fuoriesce da una amalgama di combustibile solido.
Generalmente siamo abituati a vedere candele di cera e in effetti sono il tipo più diffuso.
La cera di una candela deve avere diverse proprietà, in modo che lo stoppino non bruci troppo rapidamente e non la consumi in tempi rapidi, ma allo stesso tempo deve permettere che si propaghi sufficiente fiamma da illuminare quanto richiesto senza affaticare troppo la vista.
La cera più pregiata per le candele è la stearina, di origine minerale, che tra le sue virtù consente anche di fare sì che la candela non coli; esistono comunque candele di cera animale, come la cera d'api, o vegetale, tratte da alcune proprietà della soia, diffuse molto in Oriente. La cera più comune però è ancora la paraffina.

Il principio di funzionamento della candela prevede che la la cera che è sullo stoppino vaporizzi per il calore della fiamma.
Una volta allo stato gassoso, essa si combina con l'ossigeno dell'atmosfera formando la fiamma. Questa fiamma produce calore sufficiente a mantenere accesa la candela tramite la seguente catena di eventi: il calore della fiamma scioglie la parte superiore della massa di combustibile, che sale lungo lo stoppino per capillarità, ed infine il combustibile liquefatto viene vaporizzato e brucia all'interno della fiamma.
La cera posta sul bordo della candela è raffreddata dalla corrente ascensionale dell'aria richiamata dalla fiamma, in questo modo si forma uno scodellino di cera liquida contornato da una sottile parete di cera solida.

Prima della diffusione dell'elettricità, le candele erano una fonte comune di illuminazione, sia prima della lampada ad olio, che in seguito, affiancandosi ad essa.
Grazie alla disponibilità locale e al costo dei materiali, per molti secoli, fino al diciannovesimo, le candele furono più comuni nel Nord Europa, mentre le lampade ad olio d'oliva erano diffuse nell'Europa mediterranea.
Era quindi normale trovare candele per l'illuminazione anche nelle famiglie più povere dell'epoca Georgiana e Vittoriana, specialmente candele di sego.

Soprattutto nelle famiglie di minatori, le candele erano molto adoperate per illuminare l'abitazione: i datori di lavoro, infatti, erano soliti assegnare candele ai loro dipendenti, a volte per buon cuore, a volte come compenso extra (o perchè mancavano i soldi) e a volte sotto compenso.
Le candele date ai minatori erano spesso verniciate con colori riconoscibili, come il rosso o il blu, in questo modo si poteva sempre controllare che illavoratore non rubasse le candele che, invece, erano in miniera.

Illuminazione elettrica
La lampadina è un dispositivo elettrico specificamente progettato per produrre luce; a questo scopo può utilizzare differenti tecnologie, ma sono tutte basate sull'utilizzo dell'energia elettrica, ovvero l'eccitazione che si crea in un flusso costante di elettroni.

Certamente la lampada elettrica è la più giovane delle forme di illuminazione utilizzate nei periodi in analisi; la dimostrazione della prima lampada ad arco è del 1802 ad opera di Humphry Davy (ve lo ricordate? Abbiamo parlato di lui nel post dedicato alla Royal Society di cui è stato esimio membro), cfr. Royal Society e Invenzioni Georgiane.

I più famosi legati a quest'invenzione furono, tuttavia, Thomas Edison e Joseph Wilson Swan che nel 1880, cioè 76 anni dopo, brevettarono la lampada ad incandescenza con filamento di carbonio.
Un'invenzione giudicata dalla Scienza dell'epoca assolutamente inutile per la brevità dell'illuminazione che forniva.
Sarà solamente nel 1903, dioè due anni dopo la morte di Vittoria (quindi fuori dal nostro raggio temporale di studio) che Coolidge sostituirà il debole filamente di carbonio con uno di tungsteno (wolframio, se preferite), dando il via all'utilizzo e alla produzione di lampade a incadescenza di massa.

Le usiamo ancora oggi.
A tale proposito, visto che il mondo gira, vi segnalo che dal settembre di quest'anno (2010) le lampade a incandescenza (in special modo quelle con filamento di tungsteno) andranno fuorilegge per decreto del Parlamento Europeo. Si inizierà con quelle da 75W per proseguire, nel settembre 2011, con un voltaggio nferiore, 60. Il processo terminerà nel settenbre 2012, quando tutte le lampade a incandescenza di qualsiasi potenza verranno ritirate dal mercato e messe fuorilegge.

A causa del costo elevatissimo, soprattutto agli inizi, e della necessità di avere un impianto cablato e funzionante fino a casa, l'illuminazione elettrica non venne di fatto utilizzata massivamente fino a dopo la Seconda Guerra Mondiale.


Pericoli
A causa, tuttavia, della combustione che dà luogo alla fiamma, candele e lampade a olio erano tra le principali fonti di pericolo per incendio.
Era infatti estremamente facile rovesciare un portacandele o una lampada, magari per disattenzione, inoltre è da considerare che la maggior parte delle abitazioni era all'epoca fatta di legno, materiale che, come si sa, è facilmente infiammabile.
In Giappone i molteplici incendi della capitale Tokyo durante l'Ottocento a causa di illuminazioni a fiamma vengono chiamati "I fiori di Tokyo", soprattutto per la rapidità con cui scoppiavano (dopo la restaurazione Meiji o Restaurazione Imperiale, 1868).

Anche Londra è stata teatro di grandi incendi, sebbene nati per cause sconosciute, come quelli che nel Seicento distrussero più volte la città.

Candele e lampade a olio erano inoltre parzialmente pericolose per la salute a causa dei vapori tossici che producevano, dei prodotti della combustione CO e CO2 e, in alcuni casi, delle esalazioni tossiche, come nei modelli di candela che impiegavano piombo, fuorilegge dal 1970.

Oltre a questo le candele e le lampade erano particolarmente dannose per l'ambiente, rovinando muri e stanze con la loro fiamma che lasciava aloni scuri e ingialliva le camere, specialmente se erano applicate carte da parati.

C'erano inoltre molti disturbi della vista che sorgevano a causa dello svolgimento di lavori in condizione di luce non adeguate.
Lavorare dopo il tramonto, infatti, era piuttosto comune, ma l'illuminazione a disposizione spesso non era sufficiente, in questo modo la vista veniva notevolmente sforzata nel tentativo di mettere a fuoco particolari in ombra, facendo quindi sorgere malattie di vario genere, soprattutto miopia, una condizione quasi totale nelle persone oltre i cinquant'anni durante l'Ottocento.


Da quanto ho letto e scritto posso dire che il processo di diffusione della luce per la strada e nelle case è stato lento, ma fondamentale.
Attraverso lo strumento delle lampade e delle candele si poteva prolungare il tempo di lavoro dopo il tramonto e nelle giornate piovose, particolarmente frequenti in alcune stagioni.

Ciao a tutti



Mauser




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