21 febbraio 2010

La zitella

Oggi ho ricevuto un commento molto interessante da Silvia, ve lo posto per maggiore chiarezza:


Silvia: Domanda un pochino ostica! XD

Le zitelle partecipavano ai balli? In base alla lettura di molti romance, mi sono accorta che queste donne, se vicine, che so, ai 30 anni, potevano fare da accompagnatrici alle ragazze più giovani, però dovevano limitarsi a osservare e basta? A loro non era concesso ballare, o cose del genere?

E se invece fossero state delle ereditiere? Per quanto stagionate, loro avrebbero avuto il diritto a "divertirsi"?

Intanto devo ringraziarla, l'argomento delle zitelle mi sta particolarmente a cuore (mi sento un po’ una di loro, anche se sono ancora giovane), approfondisce la situazione femminile dell'epoca e ne chiarifica alcuni elementi che risultano un tantino oscuri.

Purtroppo è un argomento complesso ed ero sempre stata riluttante ad approfondirlo perché richiede molta ricerca e molte conoscenze: cercherò di fare del mio meglio, dubito di riuscire ad esaurire il tutto in un unico intervento e anche di riuscire a dare a Silvia tutte le risposte alle domande che mi ha fatto, specialmente perché prima volevo introdurre l'argomento come si conveniva. Naturalmente questo andrà contro tutti i "5 consigli per un blog di successo" che lessi diversi mesi fa, dove era obbligatorio che un post non fosse lungo più di qualche paragrafo per non annoiare il lettore… uhm, a ben pensarci anche questa intro personalizzata sarebbe stata eliminata senza troppe fisime…


Ma torniamo all'argomento e cerchiamo un po' di capire chi fossero queste donne: le zitelle appunto.


Noi nel mondo moderno abbiamo poca familiarità con la "signorina" in questione, nel nostro mondo ci si sposa relativamente tardi, i figli e la famiglia non sempre sono al primo posto nella vita delle donne che ormai pensano alla carriera e ragionano come gli uomini, vanno in trasferta, programmano, danno ordini… nella mia ditta il capo dell'ufficio d'Ingegneria è una donna, una bella signora che assomiglia a Sigourney Weaver e di cui i miei colleghi maschi parlano tra loro dicendo "Quella sì che è una donna con le palle!" e passatemi la volgarità, ma vi sembrano commenti da fare su una signorina?!


Insomma, è tutto un altro mondo, anche non sposarsi non rappresenta una limitazione come in passato perché adesso quasi tutto quello che si fa da sposati lo si fa anche da noi e mi riferisco a: figli, sesso, divertimenti, ecc.

Un bel problema, quindi, affacciarsi ad un mondo dove le zitelle erano degli SCHERZI DELLA NATURA.



Come si diventa una zitella?

È un quesito che non deve essere preso sottogamba, non era così scontato rimanere zitelle, specialmente se alle spalle si aveva una bella famiglia con una bella borsa, ma era sufficiente anche quest’ultima.

Maritavano ragazze pazze, malate, morenti, di tutto insomma, se si era ricchi rimanere zitelle era arduo e bisognava scontrarsi coi propri parenti e la società.


Le ereditiere, già ricche per conto loro, a parte che era difficile che fossero completamente sprovviste di parentela maschile che le indirizzasse con più o meno sollecitudine in qualche direzione, potevano comprarsi ciò che volevano, ma purtroppo, come gli altri, non scegliersi le amicizie. Essere un’ereditiera e una zitella era difficile, dopotutto i cacciatori di dote erano sempre in agguato e sapevano essere molto persuasivi.

I motivi per cui una ragazza diventava (o rimaneva, se preferite) zitella, erano dei più disparati, analizzerò nello specifico qualcuno di questi in un altro post, altrimenti questo diventerebbe chilometrico, ma metto comunque l'elenco, secondo le motivazioni che, a mio avviso, influivano maggiormente.

  • Mancanza di dote o povertà della famiglia di appartenenza o crisi economica della stessa.
  • Immoralità di vario genere, specialmente sessuale, con costumi che si scontravano col principio di castità voluto dalla società (erano sufficienti le dicerie o le malefatte di qualche altra parente, ad esempio Lizzie e Jane Bennett rischiano di non sposarsi perché Lydia ha fatto una cosa immorale, in barba al fatto che le colpe dovrebbero ricadere su se stessi e non sulla propria famiglia).
  • Effettivi difetti fisici, cioè se la ragazza era deforme o particolarmente brutta e quindi non era voluta da nessuno.
  • Indipendenza ideologica/psicologica, che le portava a negare il matrimonio come guinzaglio oppure al non essere accettate
  • Dicerie su tutto quanto detto sopra e malelingue che insinuavano cattiverie
  • Età avanzata, magari per malattie, mancati accordi presi dai genitori, necessità di accudire parenti bisognosi e altro che avevano lasciato la ragazza ormai adulta, non più adeguata al ruolo

Premesso che non approvo nessuna delle cose che ho scritto sopra, mi rendo conto che le zitelle erano un problema piuttosto comune.



Quanti anni hai? La domanda tabù

L'età minima per essere zitella era 20 anni; prima si avevano ancora delle chance, dopo pure, ma se questa aveva già frequentato diverse Stagioni (solitamente due per non mandare nel ridicolo la famiglia con una figlia che non riesce a maritarsi) senza trovare l'anima gemella allora c'erano poche speranze.

Fino a 25/27 anni si taceva sulla cosa, mentre i parenti invocavano il miracolo tanto sospirato.

Oltre i 27 cominciavano le battutine e oltre i 30, come dice la santa Lisa Kleypas, "una donna entrava in lutto per la fine della sua giovinezza", quindi solo un miracolo ancora più grande l'avrebbe salvata, a dire della società.

Chi ha visto il film Insonnia d'amore con Tom Hanks, Meg Ryan e Bill Pullman forse ricorderà una frase che dice, pressappoco: "Tutti sanno che è praticamente impossibile per una donna trovare marito dopo i quaranta" ed è un detto piuttosto comune in America: ebbene, questo può essere trasposto anche in epoca Vittoriana, dove i maschi avrebbero sparlato della parente zitella o quasi divenuta tale dicendo "Lo sanno tutti che è praticamente impossibile per una donna trovare marito dopo 30, solo un miracolo potrebbe aiutarla", il tutto seguito da una serie di battutacce sulla poveretta che magari era sola per motivi indipendenti dalla sua volontà…



Problema sociale

Le zitelle hanno rappresentato, per la società britannica dell'Ottocento, un autentico problema di stato, analizzato da esperti, discusso in più e più aule, divenuto argomento di sociologia e molto altro. Perché?

Perché circa un quarto della popolazione femminile era zitella.

E perché lo era? Non si trattava di un'improvvisa moda del momento, bensì di un problema numerico, visto che la popolazione femminile inglese, come cita Lizzie Bennett in uno dei molti adattamenti cinematografici di Orgoglio e Pregiudizio, "Ha la maledizione di avere più donne che uomini" e per una società come quella di allora doveva essere proprio una maledizione!


Pensate avere circa un milione e mezzo di ragazze che, anche volendo, non possono sposarsi perché manca la materia prima, è orribile!

Un po' il problema inverso che sta nascendo in Cina con la limitazione delle nascite e l'ossessione di avere un figlio maschio anziché una bambina.

Le cause di questo accrescimento spropositato della popolazione femminile rispetto a quella maschile non sono chiare neanche agli storici, si ipotizza che esso sia la conseguenza delle Guerre Napoleoniche, dove molti soldati inglesi persero la vita, lasciando quindi sopravvissuta una popolazione largamente femminile, ma Waterloo fu nel 1815 e il riferimento è a dati del 1850-1860, quando il divario doveva già essersi appianato.

Nel 1851 e nel 1861 il Governo Inglese promosse un censimento decennale della popolazione per studiarne i problemi e cercare di risolverli.

Il censimento evidenzia tutti i problemi di un Paese investito da una crescita economica insostenibile.

Da quei dati e quelle cifre emerge una situazione difficile per le donne: analizzando la popolazione femminile adulta, che nel 1861 si aggirava sui sei milioni di persone, ecco quanto estrapolato

Maritate

3,488,952

Vedove

756,717

Zitelle

1,537,314

Per risolvere questo problema, definito anche negli atti ufficiali come il "Problema delle zitelle", il Parlamento promosse una serie di iniziative di "esportazione delle zitelle" verso le colonie del Commonwealth; molte signore e signorine, alla ricerca di un futuro migliore, si imbarcarono su navi dirette in Australia e America (sia USA che Canada), venivano chiamate Navi delle spose e dovevano andare a riempire il divario popolazionistico contrario che si aveva in luoghi come l'Australia e il West, dove le femmine erano merce rara e ce n'era molto bisogno per generare prole robusta che coltivasse, lavorasse la terra, mandasse avanti l'economia, specialmente quella americana inceppata dalla Guerra di Secessione (1861-1865).



Nella società

Il ruolo delle zitelle nella società vittoriana era inversamente proporzionale alla sua classe sociale: più si saliva e più queste erano viste come "stranezze" e considerate non del tutto normali, come se la loro condizione se la fossero creata, colpevoli, magari, di non essersi accontentate di un mediocre, laido partito dedito ad ubriachezza, sperperatore di dote, spiantato in canna, fallito negli affari, violento, ma disposto a sposarle in un attimo di magnanimità particolarmente generosa tra una bevuta e l'altra.

Il ruolo della zitella come emarginata sociale, comunque, è proprio della classe medio-alto borghese, dove si avevano la maggior parte dei casi e le figure più significative.

Questo perché la nascente, ricca, ma parvenu classe borghese, per darsi un tono, aveva fabbricato una lista di regole per le "signore" e le "signorine" in modo che fossero irreprensibili agli occhi degli aristocratici, che li giudicavano degli arricchiti, ma soprattutto per cercare di sposarle proprio a questi ultimi, nella famosa, eterna, guerra di potere tra denaro e tradizione.

Questo tentativo di integrazione da parte della borghesia creò la dicitura donna-angelo e donna-anima-del-focolare, dove si relegava la figura femminile ad un soprammobile della casa, privo di volontà e di libertà, sempre sottostante all'uomo di casa.

Le donne borghesi erano costrette ad adeguarsi senza poter battere ciglio, mentre le aristocratiche lo facevano per avere le credenziali per sposare un ricco borghese che avrebbe portato alla famiglia di lei denari e conoscenze e le avrebbe permesso di condurre la vita di agi e lussi per cui molte credevano di essere nate.

Ecco quindi come mai il disprezzo per le zitelle si fosse esteso così tanto e perché una donna non sposata fosse considerata con aggettivi orribili come

  • Strana
  • Scherzo della natura
  • Fallita
  • Perduta (nel senso di immorale)

Ma nelle classi minori, dove quello che contava era il lavoro, specialmente perché senza non c'era di che campare, era estremamente comune per una donna rimanere zitella.


L'Inghilterra fu vittima di un processo di industrializzazione selvaggio per quasi tutto l'Ottocento: vennero inizialmente introdotti i filatoi ed i telai meccanici, che diedero inizio alla produzione massiva di tele e tessuto, seguiti a ruota da molte altre invenzioni che sfruttavano l'energia dell'acqua e del vapore e le sue proprietà fisiche.

Nelle industrie di filati lavoravano moltissime donne, essere erano pagate meno degli uomini e col duro lavoro erano robuste come loro. Ad una donna assunta regolarmente non erano riconosciute né ferie, né malattia, tantomeno maternità, alcune non potevano sposarsi prima della fine del loro contratto di apprendistato (durata 10 anni a salario ridotto).

Insomma, costavano meno e producevano come gli uomini, erano impiegabili in tutti i settori.

Con un lavoro massacrante di almeno 10 ore a giornata è facile scoprire perché non si sposassero… (io lavoro almeno otto ore al giorno e a fine giornata non sono al top, tantomeno in vena di conoscere altrettanto stanchi uomini d'ufficio che implorano solo di dormire e una moglie che gli stiri i calzini).

Credo che molte di loro la valutassero la scelta più conveniente e non mi sento di contraddirle, almeno per il momento.

Benchè le motivazioni di queste donne fossero facilmente deducibili per chiunque avesse il cervello, esse andavano contro la figura di moglie e madre perfetta che la donna doveva essere, quindi la classe medio-borghese continò a guardare pietosamente le donne sole che abitavano un gradino più sotto di loro, senza considerare minimamente le loro motivazioni, non capendo che donne del genere non avevano bisogno di un uomo al loro fianco che regolasse la loro vita, anche perché credo che il datore di lavoro ci pensasse a sufficienza.



Dove impiegare una zitella

Negli strati più alti, comunque, le persone sposate facevano buon uso delle loro parenti non maritate: esse erano ottime accompagnatrici, chaperon impagabili per nipotine e cuginette al loro debutto che dovevano essere accompagnate, ma soprattutto tenute d'occhio, non perse assolutamente di vista.


Le zitelle facevano le veci dei genitori della ragazza, impegnati ad intrattenere le loro relazioni sociali, più o meno adultere, qualche stanza più in là: Occhi di Falco, insomma…


Le zitelle erano dipinte come vecchi e arcigne proprio per questa loro funzione del "stare sempre tra i piedi" nei momenti più interessanti della serata (a dire delle ragazzine), per esempio scoraggiando qualche cavaliere dal domandare un valzer alla loro protetta attraverso un intenso gioco di sguardi o sconsigliando alla ragazza di bere il quattordicesimo goccetto di punch al rum (ricordo che il rum fa in media 40°), ricordandole continuamente la cosa giusta da fare.


Non mi stupisce che le zitelle fossero rugose e intrattabili, costrette ad aver a che fare con ochette giulive calate a frotte dalla campagna, obbligate a fronteggiare l'umiliazione ed essere esposte al pubblico ludibrio senza accompagnatore ad una festa, cena o ballo che fosse, mostrando al mondo il loro fallimento come donne.

[Io già mi sarei rintanata in campagna e tanti saluti nipotina insopportabile!]


Anche vedere le ragazzine qualsiasi civettare e flirtare come loro non potevano più fare non doveva essere piacevole, immagino l'invidia di alcune allo scoprire che una ragazza decisamente stupida, molto più di loro, era riuscita ad accaparrarsi il marito.


Senza contare che queste gallinelle ancheggianti ed occhieggianti non erano sempre ben disposte a seguire i loro consigli, ricordando loro, con ben poco tatto, che era perché avevano sempre fatto la cosa giusta che non erano riuscite ad accaparrarsi un uomo. [Bell’affare, fossi io gli avrei allungato un paio di schiaffi, tanto le guanciotte rosse erano di moda @-.-@]

Anche stare alle feste non doveva essere piacevole: non potevano intrattenere una conversazione eccessivamente alta per non annoiare gli ospiti, non potevano ballare né avere comportamenti frivoli: ma allora che divertimento c'era?


Il mercato dei matrimoni, naturalmente!


Eccolo qui il loro divertimento. Il detto chi non sa fare insegna era dalla parte di queste donnette che si calavano nella parte di paraninfi per organizzare i matrimoni della Stagione, speculando sulle possibili combinazioni ed allestendo una specie di mercato delle scommesse sul matrimonio di questo e quella che avrebbe fatto invidia al Libro delle scommesse del White's, se solo gli uomini avessero saputo…


Esse infatti erano espertissime in quest'arte: gestendo loro le pupille era facile indurre un incontro, addirittura crearlo con lo spasimante, piuttosto che evitarne altri.

Divertite dai frustrati, goffi tentativi degli innamorati, le zitelle erano vittime di corruzione e mazzette alla Tangentopoli da parte dei giovanotti che le adulavano e le coprivano di doni pur di spuntare un incontro romantico con la loro bella, spesso suscitando l'ira e l'invidia di quest'ultima nei confronti della parente zitella.

Oltre a questo, nel caso le coppie scarseggiassero, c’era sempre l’ultima spiaggia: i pettegolezzi. Mai sentito di una zitella che non spettegola.

Volete farmi credere che non ci fossero pettegolezzi durante la Stagione mondana londinese? Neanche se me lo controfirmasse la Regina Elisabetta potrei credere una cosa del genere ^__^

Al di fuori della Stagione, le zitelle, se superata una certa età, potevano avere una discreta indipendenza, affittare casa, ricevere ospiti, costruirsi una loro cerchia di amicizie.

Se la zitella medio-borghese aveva sufficiente carattere da sapere cosa voleva dalla vita, a volte poteva ottenerlo.

Poteva avviare un'attività, magari un negozio. Poteva dedicarsi all'insegnamento delle signorine nei collegi specializzati o come istitutrice, poteva fare la scrittrice, come Jane Austen, darsi a qualcosa che la interessava.

In quest'ultimo caso, se la loro inclinazione non era giudicata particolarmente scandalosa (nell'ambito di quello che poteva NON essere scandaloso legato ad una zitella, visto che la sua stessa condizione lo era), allora questa poteva addirittura conquistare l'aiuto economico della famiglia, che pagava per allontanarla in modo da non dover mostrare troppo spesso la donna fuori dalle circostanze dove tornava utile.



Zitelle famose

· Jane Austen

· Charlotte Bronte

· Le sorelle di Luigi XVI

· Elisabetta I, Regina d’Inghilterra

·

Zitelle famose dalla narrativa

·

Anne Elliot

Jane Austen

Persuasione

Amanda Briars

Lisa Kleypas

All'improvviso tu

Sophia Sydney

Lisa Kleypas

L'amante di Lady Sophia

Mary Finch

Rose Melickan

Il codice Blackstone e altri libri della stessa saga

Claudia Martin

Mary Balogh

Semplicemente perfetto

Sophia Carlisle

Connie Mason

Il sapore del paradiso

Olivia Willow

Carolyn Jewel

Il segreto di Olivia

Libby Blue/Olivia Vanderhoff

Robin Lee Hatcher

La fuga di Libby

Catherine Blackewell

Pamela Clare

Schiavo del desiderio

Jane Marple

Agatha Christie

Tutti i libri della vecchietta impicciona che indaga

Charity Thornton

Judith McNaught

Ritrovarsi

La cugina Bette

Honoré Balzac

La cugina Bette

Bridget Jones

Helen Fielding

Il diario di Bridget Jones, dove lei stessa si autodefinisce "zitella lunatica"

Minerva McGranitt

J.K. Rowling

Harry Potter

Le protagoniste di Cranford

Elizabeth Gaskell

Cranford

Rachel Wardle

Charles Dickens

Il circolo Pickwick

Christabel LaMotte


Possession (film)

Probabilmente me ne sarò dimenticata moltissime, la mia memoria comincia a vacillare un pochino ^_^'

Tenete conto che, almeno per le letterarie elencate provenienti dai romance, il futuro della zitella è roseo, infatti, sebbene la loro condizione sia terribile agli occhi della società, queste troveranno sicuramente un uomo disposto a sposarle nonostante ciò; tanto per citare il romanticismo della faccenda, vi posto qualche riga presa da Il segreto di Olivia:

«Una zitella, Sebastian. Non più in giovanissima età, senza parenti maschi che possano provvedere al suo sostentamento, né madri dagli occhi di dragone che vigilino sulla sua virtù.»

E dire che Olivia ha solamente 24 anni… al giorno d'oggi una che a 24 anni è già sposata a volte è giudicata strana!

Ecco invece un brano tratto da Ritrovarsi della McNaught, in queste pagine la zitella, che non è la protagonista, ma solo un’amica, s’è messa in testa di far tornare assieme i due innamorati tra cui sono sorte complicazioni di sorta e, prendendo da parte il baldo giovane e raccontandogli tutta la verità sulla questione, scatena una specie di Terza Guerra Mondiale.

Ecco le parole dell’uomo e del suo amico/nemico dopo aver sistemato le cose:

Temendo che il peggio potesse ancora arrivare, Baskerville si lanciò nella mischia. «Di che cos’altro avete discusso tu e Langford? Siete stati via un bel po’» [in realtà non “erano stati via, ma se le erano suonate di santa ragione al White’s ^__^’]

«Abbiamo discusso di piccole e anziane signore dalla memoria corta» rispose Nicki in tono ironico. «E ci siamo meravigliati per la saggezza di un Dio che, per qualche incomprensibile ragione, di quando in quando permette alle loro lingue di continuare a funzionare, molto tempo dopo che il loro cervello ha smesso del tutto di farlo.»

Il duca di Stanhope alzò bruscamente gli occhi. «Spero che non ti stia riferendo a nessuno di mia conoscenza.»

«Conosci una persona che risponde all’improbabile nome di “Charity”, invece di “Scervellata”?»

Il duca soffocò una risata inorridita a quella deliberata, e inequivocabil descrizione della sua sorella maggiore. «Forse.»

Judith McNaught, Ritrovarsi, Sperling&Krupfer

Nella società moderna (beh, veramente si parla di sessant'anni fa) le zitelle erano molto comuni, specialmente a causa della carneficina fatta dalla guerra; Katherine Hepburne, a mio dire grandissima attrice, era appunto specializzata nel giocare il ruolo della zitella nelle sue parti femminili, come ad esempio La segretaria quasi privata (adoro quel film *___*), oppure in La regina d'Africa e ancora in L'uomo della pioggia.


Anche la famosa Ingrid Bergman ha portato diversi ruoli di zitella sullo schermo come quello di Gladys ne La locanda della sesta felicità (adoro anche questo ^__^).

La zitella più famosa di oggi, credo sia Susan Boyle, la bravissima cantante britannica scoperta all'X-Factor degli inglesi che io ammiro moltissimo, ma ammiravo di più quando non si faceva la permanente e non si truccava come Moira Orfei.



Nomi e origine

Vi siete mai chiesti da dove viene il nome "zitella"? Per scrivere questo post l'ho fatto e la risposta è stata sorprendente, visto che viene da un nome proprio: Zita.


Dal soprannome o nome medievale Zita, che, tratto da una variante del termine cita o citta, significa letteralmente bambina, fanciulla, per estensione, anche pura o vergine: in particolar modo, si pensi al vezzeggiativo di questo termine, ovvero zitella, dal significato di donna nubile
(vagamente sarcastico?).


In inglese, invece, zitella si dice spinster, questo termine indica generalmente le filatrici della lana; l'associazione tra la filatrice e la zitella è tardo medievale, quando le filatrici difficilmente si sposavano, ma grazie al loro lavoro potevano mantenersi e condurre una vita libera. A causa della caccia alle streghe di quel periodo, molte donne che vivevano sole del loro lavoro erano sovrapposto alla figura di streghe e maghe (come quella de La bella addormentata del bosco, l'arcolaio non vi dice nulla?) e a volte processate per questo.

Ecco quindi come dal nome di una professione, praticata fino all'Ottocento, sia nato il nome delle zitelle e lo stereotipo di vecchiette inacidite.

Considerazioni mie

La zitella che adoro più di tutte le altre è Amanda Briars, la protagonista creata dalla Kleypas per All'improvviso tu.

La signorina in questione, arrivata sola e vergine al trentesimo compleanno, decide che non le interessa se il matrimonio non è la sua strada perché vuole continuare la sua carriera di affermata scrittrice.

Ma, con un comportamento molto moderno, per non dire anacronistico, conclude anche che è inutile tenersi la verginità e si fa mandare un gigolò per la sera del suo compleanno. Naturalmente arriva l’eroe di turno (e che eroe!) che la capisce fino in fondo e non si approfitta di lei, non troppo almeno ^_^’
Come dice di lei la proprietaria del bordello, e come posso sottoscrivere, Amanda è stata fantastica, come dovrebbero essere tutte le donne, ha ordinato un gigolò come si ordina un pezzo di carne dal macellaio: unica! Fantastica!

Quello che adoro in lei è la sua indipendenza e il suo modo di andare contro le convenzioni. Amanda ha passato metà della sua vita ad occuparsi di parenti malati e ha perso le occasioni della giovinezza, ma anche da ragazza era sempre stata troppo colta perchè i giovanotti si divertissero in sua compagnia.

Ha trovato la sua vocazione nella scrittura, che tuttavia sarebbe costretta ad abbandonare nel caso trovasse un marito, che difficilmente approverebbe la sua professione e la sua indipendenza culturale. Fortuna che arriva Jack Devlin a toglierla dai guai, visto che lui fa addirittura l’editore! Insomma, le zitelle dei romance hanno proprio tutte le fortune…


Oltre a lei, Bunny Watson, la segretaria quasi privata dell’omonimo film, è lo stereotipo che probabilmente diventerò tra qualche anno. La sua amica Peg Costello, che lavora con lei, la definisce ironicamente “ruota di scorta” e “cravatta vecchia nell’armadio” quando entra in iperventilazione per un invito del suo capo, che la cerca solo quando non trova di meglio. Anche Peg è una zitella, ma almeno la prende sempre con filosofia e sa che il suo destino è diventare una gattara ^_^
Naturalmente Bunny e il nuovo ingegnere dell’automazione (negli anni ’50 non esistevano i pc come adesso e neanche l’informatica a quanto pare) finiranno per coronare il loro sogno d’amore in barba al capo approfittatore.

Sono inoltre diventate famose le zitelle di Cranford, grazie alla trasposizione del romanzo in un telefilm, prossimamente in arrivo sui nostri schermi con una superlativa Judi Dench che straconsiglio a tutti gli appassionati del genere period dramas.

Un'altra attrice che adoro a fare la zitella è Maggie Smith, quando fa Minerva McGranitt è fantastica, però io la adoro in ogni sua parte, è adorabile è splendida!


Bene, ho scritto un poema sulla faccenda e ce ne sarebbe altrettanto, ma devo davvero scappare.

Spero di poter scrivervi presto, bacioni a tutti e buon weekend!


PS: trovare immagini per questo post è stato terribile, così ho spulciato un po' di Cranford, sono quasi tutte da lì.



Mauser






17 febbraio 2010

Eton College - "Floreat Etona"

È da un po' di tempo che non mi cimento con un post sui luoghi famosi e in questo periodo così uggioso mi sentivo proprio come a scuola, così mi sono detta: hai parlato della scuola e dell'istruzione, delle riforme e di quant'altro, perchè adesso non vediamo un po' di scuole?

Certo, come no! L'Inghilterra è piena di scuole, collegi, istituti di vario genere! Il problema, semmai, era quale scegliere!
Qualcosa di famoso... ok, e qual è la scuola più famosa in Inghilterra? Cambridge? Oxford? Forse le università necessitano di un approfondimento a parte... così, facendo girare quei due neuroni che mi sono rimasti, è saltato fuori un nome: Eton.
Eton come la scuola superiore più prestigiosa d'Inghilterra, conosciuta a livello mondiale da centinaia di anni e portatrice di una lunga tradizione.
E allora vada per Eton!

Naturalmente ne avrete sentito parlare, la si sente nominare nei libri e sui tabloid perchè anche qualche rampollo reale di Buckingham Palace e Windsor c'è stato... e lo stesso dicasi per personaggi ben più significativi come Capitan Uncino, Williamd Jones e compagnia.
Eton è un collegio prestigiosissimo con una storia antica e gloriosa, ha formato ben più di un paio di leader class, oltre qualche re, naturalmente nobili in gran quantità e moltissimi borghesi, senza contare artisti, celebrità e scrittori di sorta.
Eton, bisogna sottolinearlo, è un college esclusivamente maschile, in barba alle recenti rivoluzioni di parità dei sessi: a differenza di molti altri istituti, che nel corso della storia si sono pian piano adeguati alle modificazioni dei ruoli nella casa, nella famiglia e nella società, Eton ha mantenuto la sua "linea di coerenza" in maniera esemplare [quanto maschilista] ed io, che sono una donna, non posso fare a meno di invidiare quei giovanotti che, a fronte di una sonante retta annuale, frequentano le lezioni e gli ambienti di quell'istituto.


Storia e origini
La fondazione di Eton risale al 1440 per ordine del Re Enrico VI con il preciso compito di istruire e formare personaggi di rilievo che fossero poi in grado di proseguire la loro istruzione in altri prestigiosi istituti come Oxford e Cambridge, le due università inglesi più famose.
Il nome originale della scuola, che mantiene tutt'ora sebbene ci si riferisca informalmente ad essa come "Eton" è King's College Of Our Lady Of Eton beside Windsor che può essere tradotto come Reale Collegio di Nostra Signora di Eton vicino Windsor, con la solita mania inglese (e anche un po' francese) di dare i nomi delle città dicendo vicino-questo o vicino-quello che io trovo insopportabile e anche poco pratico >_>

Enrico VI rese Eton grande e potente e la investì anche di grande autorità religiosa, tanto che fece costruire un'importante cappella all'interno degli edifici e si fece dare dal Papa Eugenio IV il privilegio dell'Indulgenza per coloro i quali compivano un pellegrinaggio fino alla Cappella della Scuola nella Festa dell'Assunzione, 15 Agosto (ricordiamo che all'epoca l'Inghilterra era ancora cattolica).

Quando Enrico venne deposto Edoardo IV, questi revocò tutti i privilegi che il suo predecessore aveva assegnato alla scuola, spostando le reliquie che aveva fatto arrivare dalla Terra Santa (frammenti della Croce di Cristo e alcune parti della Corona di Spine) nella Cappella di San Giorgio a Windsor, posta sull'altra sponda del Tamigi.

La leggenda vuole, a questo punto, che ad intervenire per il benessere della scuola sia stata Jane Shore, la favorita di Edoardo; nonostante questo sia il personale che i lavoratori (la scuola era ancora in costruzione) sia i fondi furono drasticamente ridotti e il completamento dell'istituto avvenne in prevalenza grazie alle generose donazioni e ai lasciti di benefattori.

Durante la sua storia Eton subì diversi aggiustamenti, in particolare per adeguare le strutture ad un numero sempre crescente di studenti e per rispettare le nuove norme igieniche, sanitarie e di organizzazione degli spazi che cominciarono a regolamentare l'istruzione sia pubblica che privata. Nessun intervento significativo venne però fatto alla struttura originaria, ancora nello stile voluto da Enrico VI e, quindi, molto suggestiva, per questo scelta in molti film come ambientazione per le scene più romantiche, ma di questo parleremo approfonditamente più avanti.


Gli studenti
Gli studenti di Eton sono universalmente conosciuti come Etonian(s), saltuariamente tradotto in italiano come "gli Etoniani", un nome che mi richiama due cose:
  • I Bostoniani - vecchio film che parlava di alta borghesia di Boston -> anche qui si parla di gente molto benestante
  • Una specie aliena di Star Trek -> pure gli Etonians non stanno proprio sul nostro pianeta...
Ma se continuo coi commenti caustici dettati dall'invidia non la finisco più ^_^

In origine erano ammessi alla scuola solamente 70 studenti, che risiedevano nel dormitorio vero e proprio del collegio. Di loro rimane ancora uno dei "collegi", quello interno all'istituto, i cui membri vengono chiamati King's Scholars ed accedono all'istituto attraverso borse di studio annuali.
La divisa di questi allievi differisce parzialmente dagli altri, ne parliamo meglio nella sezione delle divise appunto, ma questa distinzione viene fatta principalmente per ricordare agli studenti in genere che i King's Scholars sono lì per i loro meriti e non perchè pagano la retta (parte, infatti, è sovvenzionata dallo stato).

Oltre al dormitorio originale esistono poi studenti che risiedono nella cittadina costruita tutt'intorno all'istituto, a questi studenti ci si riferisce come Oppidans, da una parola latina, oppidium, che significa città.
Ogni "Casa" della cittadina ha un proprio nome riconoscibile e univoco, un insegnante responsabile, un capo-dormitorio e un capitano di squadra sportiva.

Gli studenti possono essere King's Scholars, studenti paganti, oppure fag, cioè dei "servitori": questi ultimi frequentavano la scuola pagata da uno studente pagante e in cambio svolgevano per lui le operazioni di pulizia, vigilanza e cucina (non vi ricorda un bel po' la trama del manga HoneyxHoney Drops?)
Generalmente questo rapporto si instaura anche tra studenti di anni diversi: come nella gerarchia scolastica giapponese, anche in Inghilterra, ed in particolare nella tadizionalista Eton, studenti più piccoli rispettano e "seguono" gli studenti più grandi in un rapporto di sempai-kohai.

Gli studenti frequentano Eton dai 13 ai 18 anni in un ambiente fortemente religioso, studiando materie di stampo sia umanistico che scientifico: matematica, biologia, chimica, fisica, informatica, latino, greco, storia, geografia, storia dell'arte, economia, lingue straniere moderne; gli studenti sono inoltre incoraggiati in molte attività extrascolastiche comprendenti moltissimi sport (cricket, equitazione, calcio, rugby, tennis, pallavolo e molti altri) e club come quelli di teatro, musica, canto, cinema, letteratura.

Gli studenti diplomati ad Eton vegono conosciuti come Old Etonians. Degli Old Etonians parleremo nella sezione degli studenti più famosi, premetto che la scuola è popolare tra i membri della famiglia reale e sia il Principe William che Harry hanno frequentato il collegio.

L'anno scolastico è diviso in tre parti (dette half), regolate secondo diverse festività che abbiamo analizzato in questo post "Calendario delle principali festività";
  • Michaelmas Half
  • Lent Half
  • Summer Half


Divise
La divisa della scuola prevede un completo giacca-pantalone nero con giacca a code, panciotto e collare rigido (una forma di colletto molto in voga a fine '800), è inoltre previsto che gli alunni portino una cravatta bianca annodata con sobrietà.

Fanno eccezione per questo abbigliamento i Prefetti, cioè glis tudenti responsabili di un corso o di una classe, i capo-dormitori e i King's Scholars, che sulla divisa originale hanno il permetto di portare una mantellina aggiuntiva sulle spalle.


Eton ai tempi della Regina Vittoria
Eton ha formato gran parte della classe dirigente fin dai tempi di Enrico VII. Così in epoca Vittoriana poteva vantare una fama e una tradizione secolare, consolidata e approvata, regolamentata in ogni sua parte.
Molti personaggi autorevoli come il Duca di Wellington o il poeta Shelley sono usciti dai banchi di questa scuola. Era considerata l'apoteosi per molti nobili del tempo, sebbene, trattandosi di un organismo privato, accogliesse tra i suoi pupilli anche i figli dell'odiata e arricchita borghesia. Eton era considerata la "continuità spirituale" che permetteva di passare senza traumi dalle superiori all'università, naturalmente delle più prestigiose (Oxford piuttosto che Cambridge).

Eton ha accolto molti borghesi e nobili provenienti dall'India, annessa come parte dell'Impero Britannico dopo la metà dell'Ottocento e questa caratteristica ha rappresentato uno dei pochi cambiamenti in fatto di regolamentazione approvati nel corso della secolare storia della scuola. Molti giovani rampolli venivano appositamente mandati dall'India in Inghilterra per studiare presso le prestigiose scuole e università del Regno Unito, potendo poi ricoprire cariche di prestigio come abasciatori, diplomatici ecc.



Eton oggi
Eton continua, dopo 560, ad essere l'istituto superiore più importante d'Inghilterra.
Frequentato da molte persone benestanti, per non dire i ricchi del Regno Unito, rappresenta un istituto elitario e tradizionalista dove si forma la nuova classe dirigente del Paese.

A causa di ciò Eton è stato aspramente criticato per la sua natura conservatrice, per la sua formazione rigida e disciplinata e per essere un collegio elitario, simbolo del capitalismo britannico. Si può dire che la struttura e la formazione impartite dalla scuola non sono cambiate poi così tanto rispetto ai secoli passati: molte nuove materie sono state introdotte nel programma di offerta formativa, ma è la struttura stessa dell'istituto e della regolamentazione della vita sociale interna a non aver subito le modifiche necessarie per un mondo che cambia, prima fra tutte l'ammissione femminile.
Questo punto, nello specifico, è stato ampiamente dibattutto. Trattandosi l'Inghilterra di un Paese fortemente conservatore a livello sociologico, esso non ha destato grande scandalo, ma considerando che la donne reggono il potere da sole dai tempi di Elisabetta I, sembra quantomeno un controsenso che non siano ammesse in certe scuole. D'altra parte, sebbene meno famose, esistono istituti di educazione esclusivamente femminili.

L'Inghilterra così rivoluzionaria in campo economico è vittima di una forma di staticità sociologica, evidente sul piano istituzionale, della quale non sente il bisogno di liberarsi.
È quindi normale, per gli inglesi, pernsare di avere scuole miste, scuole maschili e scuole femminili.

Ma tornando al discorso originario, Eton è spesso giudicato eccessivamente rigido verso determinati comportamenti dei suoi allievi, lasciando correre su altri, a dire di molti, decisamente più gravi.

La scuola è stata anche protagonista di diverse opere di vandalismo ad opera di studenti sia interni che esterni; alcuni allievi, inoltre, sono stati riconosciuti colpevoli di aggressione nei confronti di una tredicenne, scippandola, malmenandola e forzandola a rapporti sessuali, un comportamento che decisamente non si confà ad un futuro amministratore delegato o al capo di un partito politico [almeno nella mia MODESTA opinione...].


Controversie
Oltre al sopra citato episodio di aggressione di una ragazza, la scuola di Eton è stata protagonista, durante gli anni 70/80 del Novecento, di un'aspra controversia che vedeva protagoniste le pene corporali che da sempre erano perpetrate come punizione all'interno dell'istituto, assieme ad altri atti di umiliazione pubblica che provenivano dritti dal repertorio vittoriano, ma che ormai non si adattavano più ai tempi che correvano, dove la punizione fisica era (ed è tutt'ora) aborrita.

Le iniziali punizioni di percosse, schiaffi e così via che erano comminate dagli insegnanti per insubordinazione degli allievi o gravi mancanze (e qui era tutta a discrezione del professore), furono sostituite da una forma "privata" di punizione che lo stesso preside eseguiva un giorno a settimana nel suo ufficio.
Il metodo ha "funzionato" per un certo periodo, finchè genitori e studenti si sono ribellati alla cosa, portando all'abolizione della punizione corporale, dichiarata, barbara, medievale e una decisa violazione delle libertà degli allievi.

Oltre a questo, Eton è stata protagonista di diverse inchieste per favoreggiamento sotto compenso in denaro di alcuni studenti.
Nelle ricerche è uscito anche il nome del principino Harry, che pare essere stato aiutato in diverse materie a fronte di un discreto pagamento di monete sonanti.


Studenti famosi e riferimenti letterari/cinematografici
Eton ha sfornato nel corso della sua secolare esistenza personaggi tra i più disparati, ecco una lista riassunta dei più significativi:
  • Robert Boyle (cfr. Royal Society)
  • Robert Walpole
  • Henry Fielding (rif. Bow Street Runners)
  • Thomas Arne
  • Thomas Grey
  • George Horne Tooke
  • Joseph Banks (cfr. Royal Society)
  • Richard Porson
  • Richard Wellesley
  • Charles Grey
  • George Canning
  • John Keate
  • George Brummell (Beau Brummell)
  • John Rogers
  • William Lamb
  • John Herschel
  • Percy Bysshe Shelley
  • William Evans
  • Edward Smith-Stanley
  • Edward Pusey
  • John William Lubbock
  • Frederick Tennyson
  • William Gladstone
  • William Spottiswoode
  • Robert Cecil
  • Principe Nicholas di Romania
  • George Orwell
  • Ian Fleming
  • Peter Benenson
  • Re Leopoldo del Belgio
  • Principe Alexander di Jugoslavia
  • Principe William di Glouchester
  • Principe Michael del Kent
  • Principe Richard del duca del Glouchester
  • Re Birenda del Nepal
  • Mahraja Gaj Singh II di Jodhpur
  • Conrad Wolfram
  • Ex Re Diprenda del Nepal
  • Sceicco Al-Mubarak del Kuwait
  • Principe Nirajan del Nepal
  • Principe William del Galles (primogenito d'Inghilterra)
  • Principe Harry del Galles (secondogenito d'Inghilterra)
La lista comunque è bella lunga, metto i link delle pagine di Wikipedia che li contengono tutti:
Purtroppo gli articoli sono in inglese...


Molti personaggi letterari, secondo gli autori, hanno frequentato Eton, ecco qualche esempio:
  • James Bond (dai libri di James Bond by Ian Fleming)
  • Mark Darcy (dai libri delle avventure semiserie di Bridget Jones by Helen Fielding)
  • Maxwell Sheffield (dalla sitcom americana La Tata)
  • William Jones (dal manga Emma di Kaoru Mori)
  • Principe Hakim Atawari (dal manga Emma di Kaoru Mori)
  • Capitan Uncino (dall'opera teatrale P
Sono inoltre state girate ad Eton alcune scene dei filM; Shakespeare in Love, Il Giardino Segreto, Mansfield Park, La pazzia di Re Giorgio, Il Quarto Protocollo, un approfondimento sulla vita di Ian Fleming.


Spero che questo approfondimento vi sia piaciuto, scriverlo è stato lunghissimo, ci sarebbero così tante cose da dire... sicuramente me ne sarò dimenticata qualcuna, senza alcun dubbio ^_^

Per chi fosse interessato, ecco il sito ufficiale della scuola
www.etoncollege.com (è bellissimo *____*)

Più qualche testo di approfondimento, sfortunatamente non ho avuto modo di ordinarli tutti, altrimenti più che qui a scrivere mi troverei sotto un ponte, con tutto quello che devo spendere di libri =P e le spese di spedizione dall'estero per i titoli in lingua originale, praticamente tutti, sono un furto fatto e finito!


Oltre a questo vi lascio un video a mio giudizio interessante.

È un approfondimento giapponese sulla scuola, anche se parlano la loro lingua, tutto è sottotitolato in inglese e io l'ho trovato molto interessante, tra l'altro c'è anche uno spezzone del primo giorno di scuola di William, con Carlo e Diana e questo mi ha fatto un po' di nostalgia... comunque consiglio assolutamente di guardarlo, i giapponesi sì che sanno come fare i documentari!






Baci a tutti e a presto!



Mauser

13 febbraio 2010

Il Velocipede

Per la nostra rubrica dei mezzi di trasporto, oggi parleremo del velocipede.
Inizialmente, devo confessare, volevo aggiungerlo alla lista degli "oggetti d'epoca" nella sua apposita rubrica, ma poi ho cambiato idea, perchè, sebbene il velocipede rappresenti l'antenato della bicicletta, è chiamata con lo stesso nome anche la categoria dei veicoli mossi da forza umana (sia di braccia che di gambe) secondo l'ultima revisione del codice della strada, ho quindi preferito spostarlo di categoria, spero di non aver generato eccessiva confusione... ^_^

Tornando al prototipo, invece, senz'altro tutti lo rammenterete da qualche documentario o da qualche illustrazione dell'Ottocento, magari di quelle che si vedono per le fiere dell'antiquariato, si tratta di quel mezzo di forma simile alla bicicletta, composto da due ruote di cui una gigantesca, solitamente quella davanti.

Il velocipede è un brevetto inglese della metà dell'Ottocento; si dice che ad avere la prima intuizione sia stato un fabbro scozzese di nome Kirkpatrick Mac Millan, che, tuttavia, progettava un veicolo dove era la ruota posteriore ad essere più alta, non quella anteriore. L'idea dello scozzese risale al 1840.

Successivamente i suoi studi vennero ripresi da due inglesi Tallemont & Carrol, che richiesero per il loro velocipede il brevetto americano, garantendosi la proprietà dell'idea.
Ma il vero boom di questo mezzo sarà nel 1869 grazie ad altre due persone: James Starley e William Hillman, di Coventry.
I due, impiegati presso una fabbrica di automobili, produssero il primo velocipede "in serie", conosciuto con il nome di Ariel; questo, a differenza delle idee espresse fino ad allora, aveva la ruota anteriore smisuratamente grande, mentre quella dietro era di dimensioni ridotte.

Ebbe subito un grandissimo successo, sebbene ci fossero svariati problemi per l'utilizzo, specialmente cittadino.

In Italia il primo velocipede lo si vide ad Alessandria (Piemonte), un esemplare che era stato acquistato all'Esposizione Internazionale di Parigi, del 1867.


Utilizzo e problemi
Utilizzare il velocipede permetteva, grazie alla grande ruota, di percorrere molta distanza con una sola pedalata; per ragioni più o meno tecniche il diametro della ruota più grande, sia anteriore che posteriore, non superò mai i tre metri, questo perchè esso sarebbe diventato utilizzabile solo da persone con dambe di almeno mezzo metro! E si sa, all'epoca l'altezza media era un po' più bassa della nostra...

Sicuramente era un mezzo ideale con cui spostarsi per le campagne e particolarmente ideale per luoghi poco trafficati, le dimensioni della ruota e la sostanziale instabilità del veicolo lo rendevano, infatti, poco maneggevole.

A causa della mancanza di equilibrio a cui abbiamo accennato sopra, le cadute erano frequenti e spesso rovinose: il conducente sedeva infatti sopra la ruota più alta e una caduta da tre metri d'altezza di certo non fa bene alla salute...
Esso era inoltre poco funzionale per le donne, che lo conducevano vestite con gli abiti da amazzone, libere dalle crinoline e dalle tournure, ma comunque infagottate in più abiti di quanto necessitassero.

A causa di questo, nacquero alcune varianti del velocipede costruite per essere più stabile: solitamente erano costituite da tre ruote, che ne garantivano un certo appoggio sul terreno e un discreto equilibrio.
Erano adoperati dalle signore, dai preti (che all'epoca non indossavano il clergyman moderno con giacca e pantaloni, ma la tonaca alla Don Camillo col berretto in testa) e dai gentiluomini con più dignità (ma senz'altro meno senso dell'umorismo).


Riferimenti, cinema e letteratura
Il velocipede è simbolo della città americana di Davis, in California, e di Redmond, a Washington.
Anche il
Massachusetts Public School System, di Westfield lo ha come logo.

Viene mostrato in due film abbastanza famosi: una versione classica utilizzata in Il viaggio del mondo in 80 giorni, adoperato da Jackie Chan nei panni del servitore Passpartout.
Fa anche la sua comparsa nel lungometraggio Wild Wild West, con Will Smith, dove rappresenta una specie di crossover.


Curiosità
Il velocipede viene anche chiamato penny (abbreviativo di penny-farthing) in USA, oppure dandy-horse (in Inghilterra), questo perchè la sua introduzione sul mercato riscosse molto successo tra i circoli di affettati damerini britannici, finalmente liberi da quelle bestie puzzolenti che erano i cavalli.

Il più grande ritrovo di velocipedi si ha ogni anno a Febbraio in Tasmania (Australia), dove gli appassionati si sfidano in gare avvincenti e si possono ammirare autentici capolavori e pezzi di storia.

È inoltre stato utilizzato un velocipede per la raccolta di fondi contro la leucemia: uno di questi mezzi è stato guidato per tutto il territorio australiano per finanziare la ricerca contro questa malattia.

Nel 2008 Joff Summerfield ha completato il suo giro del mondo in velocipede per un totale di 22.000 miglia. Summerfield ha impiegato due anni e mezzo a compiere l'intero giro, attraversando 23 Paesi, passando per luoghi come il Taj Mahal, Angkor Wat e l'Everest.

Ecco i record stabiliti con unvelocipede o che lo riguardano da vicino:
Ecco invece qualche titolo sui velocipedi e i penny farthing:







Spero che questo intervento sia stato interessante, a presto e bacioni a tutti!



Mauser

11 febbraio 2010

Contraddanze a l'Imperiale

Sempre spulciando tra le novità della rete e dei blog che seguo appassionatamente, ecco spuntare un'iniziativa davvero interessante e che mi affascina moltissimo.

L'evento di cui vi parlo è un corso di contraddanza e ballo figurato così come lo si ballava in età napoleonica, cioè proprio proprio ai tempi della zia Jane (Austen)!
Sono assolutamente colpita e molto desiderosa di parteciparvi, peccato che l'evento si tenga a Napoli e purtroppo io abito da tutt'altra parte.

Ma per chi fosse interessato e abitasse in zona credo che sarebbe un'idea davvero interessante, magari per variare un po' la solita salsa e balli latino americani ormai caduti in declino a favore dell'onnipresente tango argentino.
Ecco la presentazione del corso (solo una serata)

ASSOCIAZIONE CULTURALE
Fondazione Italiana Danza Storica Etnica Musica
F.I.Da.S.E.M
e
ASSOCIAZIONE CULTURALE Dimensione Polifonica

Presentano

Contradance a l’Imperiale


Contraddanze e Valzer Figurati Dell’età Napoleonica


Docente Donald Francis

Sabato 20 febbraio 2010
dalle 16 alle 20


Centro Danza Arte Tersicorea - Traversa Privata ai Colli Aminei Napoli

*Infoline e prenotazioni presso
Associazione Dimensione Polifonica
3496790081 - 3476667939


Spero davvero che anche nella mia città e in altre si organizzino eventi analoghi, ne sarei davvero contenta ^_^

Ringrazio il blog La mia biblioteca romantica per la splendida notizia che ci ha dato

Baci a tutti!



Mauser

Orgoglio e Pregiudizio: il fumetto Marvel in Italia

Ciao a tutti, ben ritrovati!
Un post veloce veloce di aggiornamento ad una news che avevo dato qualche tempo fa: ricordare il fumetto Marvel Books su Orgoglio e Pregiudizio?
Se no, ecco il link dell'intervento di allora: Orgoglio e Pregiudizio: il fumetto.

Ebbene, questo fumetto si è rivelato un vero e proprio fenomeno editoriale in America e in Inghilterra dove sta spopolando tra donne di tutte le età, dalle bambine alle nonne, andando ad ingrassare le fila di appassionate della zia Jane (Austen), ma soprattutto quelle dei serial e delle trasposizioni dei suoi molteplici romanzi.
Diciamo che ci hanno messo poco perchè le rivisitazioni e compagnia superassero il numero dei libri da lei scritti e SU di lei è stato scritto davvero molto più di quanto ella stessa sarebbe riuscita a buttare giù durante la sua vita se avesse scritto mattino e sera.

Ma torniamo al fumetto: è stato annunciato dalla Panini Comics, rivenditrice ufficiale italiana delle produzioni Marvel, ha deciso di prendere in considerazione questa serie, discostandosi un pochino dai soliti omaccioni muscolosi stile Batman & co. e dedicandosi ad un pubblico un po' più delicato, ma di cui non ci si deve assolutamente dimenticare!

Ecco quindi che per la fine dell'anno in corso ci si aspetta la pubblicazione del suddetto Orgoglio e Pregiudizio anche nella nostra lingua madre.
Seccondo supposizioni di esperti del ramo, la vera pubblicazione si avrà in concomitanza con il Lucca Comics and Games 2010, la più grande fiera italiana di fumetti e videogiochi che si tiene tradizionalmente a Lucca tra la fine di ottobre e la prima settimana di novembre.

Attendiamo fiduciosi la notizia!

Fonte: Isn't it romantic?

Baci!



Mauser

10 febbraio 2010

Le ghette

Qualcuno forse si è dimenticato di questo accessorio, qualcuno non l'avrà neanche mai visto.
Nulla di più facile considerando che ormai gli unici ad indossare le ghette sono i multimilionari americani usciti dal Monopoli e Paperon de' Paperoni....

Ma in realtà le ghette sono state protagoniste di una piccola quanto significativa rivoluzione modaiola di epoca Vittoriana, arrivando ad avere un'importanza vestire pari a quella delle calzature.
In effetti, è da sottolineare, esse erano quello che si vedeva da fuori, delle scarpe. Non il cuoio, non i lacci come si usa adesso, ma il copriscarpa per proteggerle e, allo stesso tempo, ostentare ricchezza, prestigio, importanza.

Storia e origini
Le ghette furono inventate dai barbari invasori dell'Impero Romano.
Queste tribù, infatti, cavalcavano continuamente, vivendo la loro vita quasi esclusivamente a cavallo, il che creava la necessità di proteggere le gambe, soprattutto i polpacci, dallo sfregamento, dal freddo, ma anche dagli attacchi (come le gambiere dell'armatura).
presto vennero introdotte anche nell'Impero, che se ne servì come "copri sandali" per i legionari di stanza ai confini, dove le condizioni erano terribili; poichè i sandali dei legionari erano aperti, durante le campagne militari in condizioni peggiori era molto facile ammalarsi per il freddo o l'acqua che s'infiltrava nelle scarpe; attraverso l'invenzione delle ghette, invece, essi avevano i piedi e i polpacci protetti, dall'infiltrazione di neve e acqua.

Ancora adesso, le ghette sono molto impiegate in ambito sportivo, specialmente in divertimenti invernali come l'alpinismo o l'escursionismo a racchette, dove è necessario avere i piedi sufficientemente asciutti per consentire all'atleta di proseguire nella marcia, senza ritrovarsi due blocchi di ghiaccio al posto delle estremità inferiori.

Dopo la gloria portata dai romani, le ghette divennero appannaggio esclusivo dei ricchi, dove continuarono ad essere ampiamente utilizzate, ma soprattutto della fanteria; i poveri non indossavano neanche le scarpe, figuriamoci i copriscarpe!
Ancora oggi, visitando qualche museo del costume o di abiti antici o di divise militari è possibile trovare l'abbinamento delle ghette alle divise, sia giornaliere che da parata e durante le consuete sfilate annuali delle Forse Armate (ad esempio quella per la celebrazione della Repubblica, il 2 Giugno), si nota che molte divise hanno ancora nella loro uniforme di gala le ghette.

Dalle ghette "alte" alle uose
La situazione rimase invariata fino al Settecento.
Il passaggio dalle ghette "alte" che coprivano il polpaccio, alle uose, ovvero le ghette "basse" che proteggevano la caviglia, è solo uno dei molti aspetti che testimoniano la crescita economica di quel periodo e l'importanza sempre maggiore che acquisirono le classi borghesi di mercanti, commercianti e imprenditori.

Come per tutte le classi emergenti, anche i nuovi imprenditori cercarono di farsi accogliere nelle cerchie più alte e storicamente antiche della società, vale a dire l'aristocrazia.
Per fare questo utilizzarono un mezzo che si è sempre permesso di scavalcare qualsiasi confine nel corso della storia: la ricchezza, con un po' di adulazione.

L'aristocrazia, infatti, con i tumulti rivoluzionari e le idee liberali della Rivoluzione Americana (o Guerra d'Indipendenza) e della Rivoluzione Francese, stava attraversando un periodo di grave declino finanziario e sociale. Il tutto in contrasto con la crescente ascesa della borghesia mercantile, molto aggressiva.

L'amore/odio tra borghesia e aristocrazia è come la guerra dei sessi, esiste da sempre, ma se in passato era rimasto in sordina a causa dell'influenza estrema della classe nobiliare, con l'aumentare della ricchezza materiale (oggetti, denari, preziosi, immobili) essa mise in luce l'eterna spaccatura ancor di più e i borghesi e gli aristocratici furono costretti dalle circostanze a mescolarsi per sopravvivere.

Per scimmiottare lo stile passato, i borghesi iniziarono ad indossare le ghette. Ma teniamo conto che portavano anche i pantaloni lunghi, più pratici per il lavoro, a differenza degli antichi aristocratici. Era quindi inutile avere le ghette fino al ginocchio quando quella parte di gamba non era esposta. Molto più utile, invece, coprire la scarpa stessa, a contatto col fango delle città, la polvere e la sporcizia delle strade.
Ecco come le ghette si trasformarono in uose, di foggia esattamente identica, ma alte solo fino alla caviglia.

Segno di eleganza
La moda e la società, si sa, a volte fa in fretta a dimenticare le cose.
Ecco perchè, alla metà dell'Ottocento, le uose erano già considerate sinonimo di grande eleganza, come se derivassero dalle vere ghette più per prestigio che per praticità e nessuno si azzardava a dire che si trattava della mise dei parvenu.

Indossate in colore bianco, su lustre scarpe nere e abbinate a sciarpa candida, cilindro di raso e bastone in ebano erano la divisa perfetta per le serate di gala dal 1840 in poi.
Questo completo, che dava un discreto fascino all'indossatore, rimase ampiamente adoperato fino alla fine del XIX secolo e anche durante il primo trentennio del XX.

In compenso, sebbene le ghette alte fossero cadute in disuso a favore delle uose, ritornarono in auge come complemento della moda femminile, specialmente abbinate alle tenute da amazzone dal 1870 in poi.

La scomparsa delle ghette, un accessorio ridondante e affettato, avvenne intorno agli anni '40 del Novecento, quando la semplicità cominciò ad essere il dettame della moda e non più la pretesa di ricchezza, come era stata fino ad allora.


Foggia, colore e materiale
Caratteristica imprescindibile per qualsiasi tipo di ghette è di essere impermeabile, verrebbe infatti meno la loro funzione principale se questo dettaglio fosse mancante.
Ecco quindi perchè i materiali con cui sono fabbricate sono tutti idrorepellenti, cioè impermeabili all'acqua.
I più utilizzati sono senz'altro il cuoio e la lana cotta, feltro e cotone.
Il cuoio in particolare era adoperato per versioni più eleganti e raffinate, mentre la lana cotta, più pratica, lavabile ed economica, era usata negli strati più bassi della popolazione e per le occasioni meno formali, ad esempio viaggi, incontri pomeridiani tra amici.
Il feltro era specialmente adoperato in campo equestre.
Le ghette di lana cotta e tessuto avevano il grande privilegio di essere estremamente calde quando, invece, quelle di cuoio non mantenevano il piede tiepido.

I colori utilizzati erano i più diversi, ma solitamente si prediligevano tonalità molto scure come il nero o il marrone per le calzature da giorno e bianco o panna per le occasioni formali come balli, ricevimenti e cene della Stagione.

Anche la foggia era differente: se le ghette alte coprivano la gamba fino al ginocchio, le uose arrivavano solo fino alla caviglia.
In entrambi i casi il copri scarpa ricadeva sulla tomaia (questa particolarità era detta becco d'oca), proteggendo il davanti e il tallone e veniva mantenuto in posizione tramite una cinghia regolabile che passava sotto la pianta del piede; a tale proposito è da precisare che i tacchi delle scarpe maschili di allora erano un po' più alti rispetto a quelli cui siamo abituati oggigiorno (se si escludono Berlusconi e Sarkozy).

In nessun modello, comunque, le ghette coprivano anche la suola delle scarpe, soprattutto perchè, dato il materiale, si sarebbero consumate rapidissimamente.

Entrambi i tipi, sia alte che basse, erano costituiti da più pezzi di materiale cuciti assieme.
Sul lato esterno erano fissati dei bottoni in fila, poi sostituiti da velcro o cerniere, mentre un laccio, che collega i lati inferiori passando sotto la suola in prossimità del tacco, mantiene le ghette in posizione impedendogli di risalire sulla gamba.
La forma delle ghette può essere assimilata a quella dei moderni fuseaux.


Oggi
Nella nostra epoca le ghette sono quasi esclusivamente relegate alla letteratura ottocentesca sia di composizione che di ambientazione.
Viene fatta spesso menzione di questo accessorio nei romanzi e nelle novelle di stampo steampunk, che si rifanno, per guardaroba, agli anni 70/80 dell'Ottocento, almeno nella sua forma classica, lì vengono abbinate in fogge più o meno insolite e colori particolari, creando un bellissimo effetto cromatico assieme al resto dell'abbigliamento dei protagonisti.

Altri riferimenti sono i fumetti, indimenticabile il papero della Disney Paperon de' Paperoni che le indossa abitualmente abbinate alla palandrana e senza scarpe.

Anche nel cartone animato The Flintstones, nelle cerimonie eleganti i protagonisti vestono polsini staccati e ghette.

Ma non bisogna dimenticare che ci sono parti del mondo dove le ghette sono ancora usate, sebbene non in maniera massiva. In particolare i cowboy americani le abbinano ai consueti copripantalone in pelle, ideali per cavalcare, per spostarsi su terreni accidentati che potrebbero rovinare gli abiti o per avere a che fare con bestiame.

Più volte esse sono state riproposte nella moda, specialmente in versioni colorate e fantasiose, adornate di fiori, ma mantenendo sempre la loro caratteristica classicheggiante e un po' retro.


Curiosità
Molto curioso è ricordare una scarpa, la famosa Charleston, che all'epoca fu un vero boom, ovvero la caratteristica scarpa anni '20 di vernice nera e bianca, nel caratteristico bicolor per la versione più glamour, ma anche beige e marrone per quella sportiva (foggia ancora adoperata nel golf), ecco, la rammentate?

Ebbene, essa nacque come un imbroglio. Già, precisamente! Il bianco della tomaia, infatti, era inizialmente pensato per essere la falsa ghetta (che all'epoca faceva ancora chic), che copriva la scarpa quando non la si indossava. Chi avrebbe mai pensato che un trucchetto del genere avrebbe aiutato una delle più grandi scelte stilistiche in fatto di scarpe!


Ecco un video di appassionati di steampunk in cui si spiega come realizzare da soli delle splendide ghette, guardate che bel tutorial!




Vi lascio anche un interessantissimo sito moderno che si occupa esclusivamente di ghette. Trovo che sia curioso che qualcuno abbia messo in piedi un simile commercio quando ci sono persone che neanche sanno di cosa stiamo parlando >_>
Spatterdash Link

Vi è inoltre un libro il cui riferimento alle ghette come simbolo di ricchezza è incluso nel titolo:
Young Men in Spats
riguardo gli altolocati membri di un club londinese

Ora devo andare davvero, a presto e buon divertimento!

PS: dato che sono una appassionata ho messo anche qualche immagine di ghette moderne, alcune sono adorabili ^_^



Mauser






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