8 maggio 2011

Felice festa della mamma

Cari lettori,
come sapete questa ricorrenza, la Festa della mamma, è a me molto cara, specialmente per l'affetto che mi lega alla mia mamma, per questo ogni anno la celebro a costo di mettere in secondo piano altri argomenti, credo che l'amore, di qualsiasi tipo esso sia, vada sempre ricordato.

L'amore che una donna riesce a donare ai propri figli è immenso e non credo si tratti di mera biologia, la gentilezza dei gesti, a volte casuali, a volte minuscoli, è però l'evidenza più grande dell'amore che lega le donne ai propri bambini, anche a quelli cresciuti.
Anche da adulta mi è capitato a volte di bramare da mia madre un'occhiata amorevole, una carezza gentile, un bacio senza bisogno di una ricorrenza e non solo quando ero particolarmente giù di morale, perchè se grande è l'amore che lega una madre alle sue creature, credo che altrettanto lo sia quello che i figli, a modo loro, le rivelano.

Certo tutti i ragazzi e le ragazze attraversano una fase ribelle, dove magari l'ubbidienza non è la dote in cima alla lista, ma per la mamma c'è sempre un'attenzione particolare, basti pensare ai terribili pirati di Peter Pan, tutti commossi di fronte alla canzone di Wendy che ricorda la madre che hanno lasciato e rievoca la nostalgia di quella separazione ormai irreversibile. Si commuovono tutti, da Capitan Uncino al suo fido mozzo Spugna, dai pirati con le maglie a strisce ai Bimbi Sperduti e perfino Peter, a modo suo, rimane colpito, sebbene la sua storia con Trilly e con l'Isola che non c'è inizi proprio per via di sua madre.
Quindi vorrei dire

A tutte le mamme del mondo e a quelle che non lo sono ancora, alle donne che sognano di esserlo, ma anche a quelle che sono madri senza aver dato la vita,
auguro di cuore di trascorrere un piacevole giorno
in compagnia dei loro cari


Ho scelto questo dipinto di William Sergeant Kendall perchè, nella sua semplicità, riesce a tratteggiare la delicatezza di un gesto che esprime tutto l'amore materno senza essere un'esagerazione o un'ostentazione, qualcosa di molto simile al bacio sulla fronte che mi riserva mia madre ogni volta che ci separiamo, un'abitudine a cui non rinuncerei per nulla al mondo anche se ormai sono grande, per questo il dipinto mi è tanto caro.
Un'espressione d'amore non richiesta, non certo una formalità, ma un'esigenza del proprio affetto, grande e sempre presente.


PS: poichè sono una sentimentale senza vergogna, questo è stato il mio pensierino per la mia mamma ^__^


Baci a tutti,
con affetto





Mauser

5 maggio 2011

il Cinque Maggio

Riapro la ferita che so che nessun ha mai dimenticato, di quando tutti noi, bambini delle elementari, in occasione della morte di Napoleone abbiamo dovuto imparare a memoria una delle poesie (anche se sarebbe meglio dire odi) più famose della storia italiana.
In realtà io preferivo il metodo dei miei tempi, quando le poesie si studiavano a memoria, piuttosto che quello moderno in cui i bambini si accostano alla poetica decadente e al significanto profondo di odi e versi già da piccolissimi, peraltro senza capire molto. In questo modo qui non solo sviluppano una discreta avversità nei confronti della poesia, che per loro è solo triste e deprimente (perchè naturalmente si scelgono cose facili tipo il pessimismo cosmico di Leopardi, Baudelaire e tanta altra gente allegra), ma in più non vantano neppure quel minimo di memoria delle strofe principali, ho conosciuto gente che non ricordava neanche un pezzetto del Sabato del villaggio! Ovvove!
Ma vabbè...

Scritta da Alessandro Manzoni nel 1821 e dedicata al grande [si fa per dire] condottiero corso, Il Cinque Maggio è forse una delle poesie più ricche di aneddoti divertenti, come il fatto che, anche se scritta in occasione della morte dell'Imperatore dei francesi, in realtà il componimento è stato iniziato a luglio perchè il nostro Alessandro, che si documentava scrupolosamente tramite i giornali, all'epoca non precisamente quotidiani, riportarono la morte di Napoleone solo dopo tre mesi... per noi utenti del XXI secolo, che conosciamo le news in tempo reale, salvati da Twitter e Facebook, veri cronisti della vita, la cosa ha dell'assurdo, ma due secoli fa, quando l'informazione era un lusso che non tutti potevano permettersi e un quotidiano era simbolo di una borghesia sempre più rampante e di un'innovazione tecnologica in fase di crescita, ma pur sempre alle aste, era normale conoscere questo genere di informazioni con un discreto ritardo.

Vi lascio adesso ad Alessandro, che saprà sicuramente suscitare in voi emozioni ben migliori di quelle che potrò mai fare io, non solo per via del soggetto, dato che è risaputo che Napoleone mi sta simpatico tanto quanto i cavoletti di Bruxelles, ma anche perchè Manzoni ha messo in questa ode tutta la grandezza di un personaggio che noi non conosceremo mai.

Ei fu. Siccome immobile,
dato il mortal sospiro,
stette la spoglia immemore
orba di tanto spiro,
così percossa, attonita
la terra al nunzio sta,
muta pensando all'ultima
ora dell'uom fatale;
né sa quando una simile
orma di pie' mortale
la sua cruenta polvere
a calpestar verrà.
Lui folgorante in solio
vide il mio genio e tacque;
quando, con vece assidua,
cadde, risorse e giacque,
di mille voci al sònito
mista la sua non ha:
vergin di servo encomio
e di codardo oltraggio,
sorge or commosso al sùbito
sparir di tanto raggio;
e scioglie all'urna un cantico
che forse non morrà.
Dall'Alpi alle Piramidi,
dal Manzanarre al Reno,
di quel securo il fulmine
tenea dietro al baleno;
scoppiò da Scilla al Tanai,
dall'uno all'altro mar.
Fu vera gloria? Ai posteri
l'ardua sentenza: nui
chiniam la fronte al Massimo
Fattor, che volle in lui
del creator suo spirito
più vasta orma stampar.
La procellosa e trepida
gioia d'un gran disegno,
l'ansia d'un cor che indocile
serve, pensando al regno;
e il giunge, e tiene un premio
ch'era follia sperar;
tutto ei provò: la gloria
maggior dopo il periglio,
la fuga e la vittoria,
la reggia e il tristo esiglio;
due volte nella polvere,
due volte sull'altar.
Ei si nomò: due secoli,
l'un contro l'altro armato,
sommessi a lui si volsero,
come aspettando il fato;
ei fe' silenzio, ed arbitro
s'assise in mezzo a lor.
E sparve, e i dì nell'ozio
chiuse in sì breve sponda,
segno d'immensa invidia
e di pietà profonda,
d'inestinguibil odio
e d'indomato amor.
Come sul capo al naufrago
l'onda s'avvolve e pesa,
l'onda su cui del misero,
alta pur dianzi e tesa,
scorrea la vista a scernere
prode remote invan;
tal su quell'alma il cumulo
delle memorie scese.
Oh quante volte ai posteri
narrar se stesso imprese,
e sull'eterne pagine
cadde la stanca man!
Oh quante volte, al tacito
morir d'un giorno inerte,
chinati i rai fulminei,
le braccia al sen conserte,
stette, e dei dì che furono
l'assalse il sovvenir!
E ripensò le mobili
tende, e i percossi valli,
e il lampo de' manipoli,
e l'onda dei cavalli,
e il concitato imperio
e il celere ubbidir.
Ahi! forse a tanto strazio
cadde lo spirto anelo,
e disperò; ma valida
venne una man dal cielo,
e in più spirabil aere
pietosa il trasportò;
e l'avvïò, pei floridi
sentier della speranza,
ai campi eterni, al premio
che i desideri avanza,
dov'è silenzio e tenebre
la gloria che passò.
Bella Immortal! benefica
Fede ai trïonfi avvezza!
Scrivi ancor questo, allegrati;
ché più superba altezza
al disonor del Gòlgota
giammai non si chinò.
Tu dalle stanche ceneri
sperdi ogni ria parola:
il Dio che atterra e suscita,
che affanna e che consola,
sulla deserta coltrice
accanto a lui posò.



Alessandro Manzoni

3 maggio 2011

Teaser Tuesdays [5]

Siamo a martedì e di nuovo al nostro appuntamento con la rubrica del Teaser Tuesdays arrivata alla sua quinta citazione.

Il libro che ho scelto questa volta s'intitola La camera d'ambra ed è stato scritto da Matilde Asensi, prolifica scrittrice iberica di discreto talento.
Questo è il primo titolo che leggo di questa autrice, sebbene in molti mi abbiano consigliato di dedicarmi anche ai suoi romanzi storici che sono interessanti, avventurosi e molto complicati. Per quanto riguarda il presente volume, che è quasi una sottiletta, si tratta di un thriller contemporaneo con un pizzico di spionaggio vagamente sulla scia di libri di Follett come Lo scandalo Modigliani, è interessante e suscita abbastanza curiosità da essere portato fino alla fine senza annoiarsi, ci sono alcune trovate interessanti, riferimenti validi, un buon intreccio, personaggi abbastanza buoni e alcune teorie di storia del secolo breve molto curiose. La storia si dipana tra il presente e il mistero della camera d'ambra trafugata dal Palazzo di Caterina in Russia durante la campagna di Hitler di conquista e poi misteriosamente scomparsa.
Ecco la scheda e la mia citazione


Scheda tecnica
Titolo: La camera d'ambra
Titolo originale: El salòn de àmbar
Autore: Matilde Asensi
Editore: BUR (Rizzoli)
Pagina della citazione: 44
Scheda aNobii: http://www.anobii.com/books/La_camera_dambra/9788817044141/014ee7b1dba37ee371/

L'aeroporto internazionale di Zurigo, in Svizzera, era molto più vicino al Baden-Wuttemberg di quello di Stoccarda, per cui Roi mi aveva prenotato il vlo sull'aereo che partiva alle quattro del pomeriggio da Parigi-Orly, dietto al centro finanziario più famoso del mondo. Appena un'ora dopo mi trovavo seduta nella splendida Mercedes di Laufer, che sfrecciava lungo l'autostrada N1, in direzione di Gossau e della frontiera tedesca.
Laufer - o Heinz - era la simbiosi perfetta di due nature contrapposte, come se ci fossero due uomini diversi dentro di lui: uno vicino ai quarant'anni, di bella presenza, seducente, responsabile e intelligente, e un altro in piena adolescenza, spavaldo e cristallizzato in una sorta di eterna e falsa gioventù, con la sua zazzera bionda, il giubbotto di pelle nera e i jeans consumati. Faceva sfoggio di ricchezza in alcune circostanze ufficiali (la Mercedes-Benz, il cellulare Iridium, l'incredibile mazzo di fiori che mi consegnò quando scesi dall'aereo...), ma poi, appena si entraba un po' in coincidenza, tornava ad essere un ragazzo informale.


Ci sentiamo presto, cari lettori.
Baci a tutti





Mauser

1 maggio 2011

Spose reali

Non so voi, ma questa frenesia da Royal Wedding tra William d'Inghilterra e Kate Middleton, ormai Duchessa di Cambridge, mi ha conquistata a mia volta e grazie all'aiuto della sempre salace Zitella Acida, ho seguito con fervore sia il toto vestito che la cerimonia, sebbene in ritardo in quanto il mio orario d'ufficio prima e un compleanno a cena fuori dopo mi abbiano costretta a rimandare la visione del video.

Ok, a questo punto gli schieramenti si dividono: il matrimonio è stato un salasso, una trovata mediatica e uno spreco da una parte contro i sostenitori della favola moderna dall'altro.
Sembra di stare a Ciao Darwin.
Io sto con Harry, degli sposi m'importava poco erano gli outfit sfoggiati a farmi divertire (tra Beckham che sbaglia il reverse della spilla, Victoria con quelle scarpe da... ehm, non incorriamo nella censura, le teste coronate, ecc.
No, non Potter, sebbene il tipo sfigato rientri nelle mie cadute di stile, ma un altro Harry inglese di grado molto più alto, HRH Harry, insomma, il fratello dello sposo che ha un unico difetto, sta con una ragazza che sembra la sorella brutta di Paris Hilton.
Va bene, sono maligna e la pianto qui.

Detto ciò, visto che a noi piace il passato, giusto per l'occasione vorrei fare una carrellata di spose d'epoca, di quelle che hanno attraversato la storia dai tempi di Giorgio I, il monarca inglese che ha inaugurato quella fantomatica epoca georgiana che su internet si trova riferita soltanto a Keira-Knightley-duchessa-di-Cavendish, per arrivare ad Edoardo, l'erede della nostra Regina Vittoria.
Una delle sposine l'abbiamo già incontrata e sappiamo che della sua ingenuità è rimasto poco, essendo diventata una donnina allegra, un po' presuntuosa, ma sempre decisamente stravagante.
Chi lo vedremo fra poco.

Iniziamo!


Sophia Dorothea di Celle
moglie di Giorgio I

Era tedesca, anche perchè all'epoca del matrimonio il nostro Giorgio non pensava tanto a diventare Re del trono di San Giacomo, quanto più a non fare pasticci in Germania.
Un detto del tempo diceva che
le mogli tedesche sono sempre brutte, ma almeno hanno il seno abbondante.

Sorvolerò sui significati reconditi... ma in effetti Sophia non era una beltà e decisamente non principesca, d'altra parte Giorgio I non poteva certo lamentarsi, visto che era risaputo che avesse pessimo gusto in fatto di donne e gli inglesi dichiararono che le due amanti che si portò quando divenne sovrano erano in assoluto i due esponenti di sesso femminile più brutti del pianeta.




Carolina di Brandeburgo-Ansbach
moglie di Giorgio II
Altra moglie tedesca per un re inglese, ma d'altra parte anche Giorgio II era più legato alla terra cermanica che a quella dell'isola britannica.
D'altra parte non si può voler male a questa donna che, poveretta, dovette combattere tutta la vita, presa nel fuoco incrociato dell'eterna guerra (generazionale?) che contrapponeva Giorgio I e suo figlio, il futuro Giorgio II, anche sulle questioni più ridicole.
Non solo, ma una volta divenuta regina dopo la morte del litigioso suocero, non pago il figlio maggiore Federico iniziò a fare il medesimo gioco col padre, opponendosi pubblicamente alle sue decisioni.
Dovette darsi da fare, la nostra Carolina, pur di rimanere a galla e lo fece egregiamente, anche se ci rimise il girovita e i lineamenti delicati.



Augusta di Sassonia Gotha-Alteburg
moglie di Federico, Principe di Galles

Altra moglie crucca e si dice che fosse giunonica e autoritaria e con uno spiccato accento tetesco che in confronto Anna di Cleves, la moglie di Enrico VIII bonariamente definita "sorella del re" era la più raffinata delle cortigiane.
Ma questa principessa reale fu particolarmente sfortunata in quanto, con la mortalità dell'epoca, non divenne mai regina. Federico, infatti, figlio maggiore di Giorgio II, premorì al padre, lasciando quindi il passo al secondo il linea di successione, vale a dire il figlio di questa bella signora, quello che sarà chiamato Giorgio III.



Carlotta di Mecleburgo-Sterliz
moglie di Giorgio III

Di Giorgio III abbiamo già ampiamente parlato in passato, non mi soffermerò quindi particolarmente su di lui.
Sua moglie fu l'ennesima tedesca, ma se le altre avevano almeno un po' di carne addosso, questa era veramente bruttina. Si diceva che bisognava sforzarsi molto per trovarla graziosa, ma mancava di classe ed eleganza e, malignità di corte, tutti i suoi ritratti erano moooolto migliorati, figuriamoci!
Detto ciò, Carlotta fu la best friend di Maria Antonietta tra le teste coronate, tanto che la nostra reginetta da quando scoppiò la rivoluzione francese tenne sempre una suite riservata nel caso l'amica riuscisse a fuggire e salvarsi la pelle. La storia insegna che furono prudenze vane, ma un bel gesto d'amicizia come non ci si aspetta da una di sangue blu.



Carolina Amalia di Brunswick
moglie di Giorgio IV
Adesso che l'ho nominata certamente la ricorderete, sì, è proprio quella Carolina di cui abbiamo parlato nel post Lo strano matrimonio del Principe Reggente e della Principessa Carolina di Brunswick. La nostra principessina arrivo in Inghilterra sciatta e ingenua e se ne andò sciatta e pacchiana. L'ingenuità la perse per strada, intrattenendo amorazzi coi primi di passaggio e gettando nel ridicolo la sua relazione con Giorgio IV, il Principe Reggente, che a sua volta dichiarava il loro un matrimonio di facciata e che chiese il divorzio e la chiuse fuori dall'incoronazione quando (finalmente) fu incoronato re; l'unica figlia non sopravvisse a sufficienza per divenire regina.



Adelaide di Sassonia-Meiningen
moglie di Guglielmo IV

Forse la più bella delle reali incontrate fino ad ora, ma non per questo la più fortunata. Sposò un uomo che all'atto dell'unione aveva la bellezza di venti figli illegittimi e questa non era la premessa migliore per un'unione basata sulla reciproca fiducia e fedeltà. Tra l'altro le motivazioni che avevano spinto Guglielmo a sposarsi erano tutt'altro che ammirevoli.
Guglielmo non fu esattamente il nonnetto affettuoso e un po' scorbutico che ci mostra il film Young Victoria, ma sorvoliamo...
La nostra Adelaide fece del suo meglio, ma le due principesse, Carlotta ed Elisabetta morirono presto e i due gemelli che partorì nacquero morti. Fu sfortunatissima, ma molto amata dal popolo che vedeva in lei dedizione e devozione ad un marito che era un caso disperato.



Vittoria di Sassonia-Coburgo-Saalfeld
moglie di Edoardo Augusto, duca di Kent
Anche di lei qualcosa abbiamo già detto (cfr. Vittoria bastarda). Vittoria fu la madre della Regina Vittoria, la dispotica genitrice che ci tramanda la leggenda, con mire verso il trono della figlia e manovrata dal subdolo contabile della tenuta del marito. Insomma, la matrigna di Cenerentola.
In realtà tutti la condannano, ma non fu una cattiva persona. Si sposò in prime nozze con un uomo che era vedovo di sua zia, e presumibilmente aveva il doppio dei suoi anni, che felicità! Chi di voi non sogna fin dall'infanzia questo genere di unione?
Poi le toccò il duca di Kent, che non era né giovane né prestante e tantomeno atletico, che a causa della salute malferma e dell'età avanzata difficilmente sarebbe salito al trono: hurra, niente titolo di regina!
Che fare allora? E io mi gioco la bambina...



Alessandrina Vittoria, Regina d'Inghilterra

moglie di Alberto di Sassonia-Coburgo-Gotha

Finalmente una regina per diritto di nascita e non una semplice consorte come lo erano le altre...
Che si può dire di Vittoria? Questo blog parla di lei e quindi qualsiasi informazione prima o poi arriverà ad essere trattata. Vittoria, nonostante gli errori politici di gioventù dei tempi del suo matrimonio, era molto benvoluta dal popolo, per questo il suo matrimonio venne trattato come une vento mediatico con la stessa risonanza che si è avuta per quello di Carlo e Diana, oppure di William e Kate. Ilfortunato marito, Alberto, era stato candidato dallo zio Leopoldo del Belgio, che si era fatto promotore delle nozze. Non è facile essere il principe consorte anzichè la regina consorte, questo mina profondamente l'autostima di un uomo, scriveva Leopoldo, ma Alberto si rivelò la scelta giusta, sia per Vittoria che per l'Inghilterra e, si racconta, il loro fu un matrimonio di autentico amore.
La mondovisione dell'epoca: ritratto delle nozze, particolare di bustino e velo.



Alessandra di Danimarca
moglie di Edoardo VII

La principessa Alessandra di Danimarca fu la sposa designata per il Principe di Galles Edoardo, futuro Edoardo VII.
Se prima di Vittoria c'era stato Giorgio IV che era stato Principe Reggente già mentre il genitore era in vita, il regno di Vittoria fu così lungo che suo figlio ed erede, Edoardo, dovette aspettare tanto da essere vecchio quando salì al trono, quindi Carlo può stare sereno.
Il matrimonio di Alessandra non fu però molto allegro: ella infatti sposò Edoardo nel 1863, quando la corte era ancora in lutto per la morte di Alberto (1861), essendo passato un anno non c'era l'obbligo di vestirsi di nero, ma non essendone ancora passati tre, secondo l'usanza, gli unici colori consentiti erano grigio, malva e lilla, pensate che felicità a sposarsi in una corte parata a lutto!
Si dice che da lei derivi la dedizione che le moderne sovrane dimostrano verso la caccia, specialmente quella al fagiano e alla volpe, un divertimento che rallegrava molto la futura regina, con costernazione di Vittoria.
Sua sorella Dagmar fu zarina col nome di Maria Fedorovna e madre di Nicola II, la nonna di Anastasia che si vede nei libri e nei film.
Dipinto della cerimonia di matrimonio
Particolare del vestito della sposa (per le più appassionate di toto-vestito)



Maria di Teck
moglie di Giorgio V

Con Alessandra di Danimarca si interrompe la tradizione delle spose dall'estero, anche perchè diventa sempre più difficile trovare case reali e disponibili a cedere i propri eredi. Si comincia a puntare verso l'interno e a guardare con maggiore interesse la nobiltà inglese, dalla quale la stessa Maria viene, la Regina Vittoria supportò moltissimo la candidatura di questa fanciulla al titolo di futura principessa di Galles e alla fine l'ebbe vinta e il futuro Giorgio V la sposò.
Non che Maria fosse l'ultima arrivata, sua madre era la figlia più giovane del Duca di Cambridge, mica pizza e fichi, eh! Suo padre il prodotto di un matrimonio morganatico, infatti era pieno di debiti, ma May, come veniva chiamata, era a tutti gli effetti una creatura adorabile e molto devota ai propri cari.
Acquerello del matrimonio.
Foto ufficiale del matrimonio.
Gli sposi.



Wallis Simpson
moglie di Edoardo VIII
Gli inglesi la detestarono. Era un'arrampicatrice, una piccola scalatrice sociale, americana, impudente senza riserve che manipolava a proprio piacimento il sovrano e per di più aveva simpatie filo-naziste. Il peggio del peggio.
Per amore suo, sperando di salvare la loro unione, Edoardo VIII abdicò dopo pochi mesi dall'incoronzione, senza rendersi conto che quello che davvero voleva Wallis era una corona e un titolo di cui fregiarsi.



Elizabeth Bowes-Lyon
moglie di Giorgio VI

Con il crollo parziale del regno a causa dell'abdicazione improvvisa di Edoardo, il marito di Elizabeth, Alberto, fu costretto ad assumersi le responsabilità e a prendere su di sé il titolo di sovrano, per il quale non era stato educato, divenendo re col nome di Giorgio VI.
Elizabeth si rivelò un'ottima moglie, specialmente durante il periodo della Seconda Guerra Mondiale fu decisa e ferma, una guida importante per il popolo che cercava punti di riferimento.
Negli anni Cinquanta, dopo la morte del marito, acquisì il titolo di Regina Madre e con questo viene quasi sempre ricordata. È la madre dell'attuale sovrana, Elisabetta II.
Gli sposi.
Foto ufficiale del matrimonio.
Poichè all'epoca c'era già il video, sebbene senza sonoro, l'evento venne ripreso, guardate che belle immagini, non sembra passato neanche un giorno, la stessa magia che si respirava tra William e Kate.
Video1
Video2


Elizabetta II, Regina d'Inghilterra
moglie di Filippo di Mountbatten, Principe di Grecia, Duca di Edimburgo
La Regina Elisabetta II credo non ci sia neppure bisogno di dire chi sia, tutti la conosciamo. Il suo matrimonio ha resistito ben oltre quello dei suoi molti figli, quasi tutti divorziati e risposati. Fedele al detto che i panni sporchi si lavano in casa propria, su di lei e su Filippo non è mai stata scritta una parola di dubbio, benchè il matrimonio fosse combinato. Lui adesso ha 90 anni, lei 85, due arzilli sovrani che guidano l'Inghilterra tra tormentose relazioni della casa reale, qualche lutto, qualche soddisfazione e molti cambiamenti.
Gli sposi.
Gli sposi, i testimoni e le damigelle.
La foto ufficiale dell'evento.
E i video, che come oggi venivano trasmessi quasi a reti unificate e replicati ogni tot di tempo nei cinematografi.
La partenza dei principi verso la chiesa è identica a quella di due giorni fa, così come la folla esultante che si apre al passaggio delle carrozze, già all'epoca milioni di persone erano a Londra per l'evento: sembra che nulla sia cambiato dai tempi di Giorgio VI (1923), per Elisabetta (1947) e infine per i suoi figli.
ROYAL WEDDING PRINCESS ELIZABETH
HM The Queen's Wedding Day



Lady Diana Spencer
moglie di Carlo, Principe di Galles
Io ho una vera passione per Diana, lo ammetto, per questo non riuscirò mai ad essere obiettiva nei suoi confronti...
Anche un po' sfortunata, la poverina, perchè il suo matrimonio con Carlo d'Inghilterra non fu certo per amore, quanto per convenienza. In lei infatti non solo scorre sangue nobile, ma è una dei pochi peers del Regno Unito a vantare una discendenza da Carlo II, l'originaria dinastia regnante poi estinta con lui. Carlo II aveva infatti un sacco di figli illegittimi, che titolò tutti, e che quindi sono diventati nobili, ma nessun erede ufficiale, per questo il ramo si estinse.
In William ed Harry si mescolano quindi due dinasti regnanti inglesi tra le più solide. Certo che per sposarsi l'orecchione d'Inghilterra... pardon, Carlo, ci vuole del coraggio... e lei per consolarsi spendeva 200.000£ a settimana di vestiti d'alta sartoria e si è fatta fare uno strascico nuziale di quasi 8 metri!
Gli sposi.
All'uscita dalla chiesa di St Paul.
Silly photo.
Il famoso strascico.

Charles & Diana Wedding video


Katherine Elizabeth Middleton
moglie di William, Duca di Cambridge
Su di lei ho sentito di tutto, dalle critiche più aspre alle lodi più sperticate. Come al solito la verità sta nel mezzo.
E a quelli che dicono che si tratti solo di un'arrampicatrice, da conoscitrice dei fatti storici posso affermare che i reali inglesi si sono sposati per molto meno dei soldi, quindi se anche l'avesse fatto per quello sarebbe biasimevole tanto quanto gli altri, ma quelli sono problemi suoi.
L'unica cosa che le posso consigliare è di non voler copiare Diana in tutto e per tutto, Lady D aveva una personalità e un carisma unici che Kate non ha, altrimenti l'avrebbe già dimostrati, senz'altro ha altre qualità e le consiglio di valorizzare quelle. Nessuno potrà rimpiazzare Diana, quindi che non ci provi, ne uscirebbe con le pive nel sacco.
Per immagini e foto, non sto neanche a postarne, internet pullula di questo genere di informazioni.


Bene, noi ci salutiamo qui e ricordatemi di aggiornare questa lista quando Harry prenderà moglie, anche se spero che non si tratti di quel barilotto insopportabile che ha adesso, la presunta fidanzata come la chiamano in UK.





Mauser

30 aprile 2011

Euroflora 2011 omaggia Sissi

Cari lettori,
da orgogliosa genovese quale sono, non potevo perdermi una delle manifestazioni più importanti della mia città: no, non sto parlando dell'evento mediatico ottobrino chiamato Salone Nautico, dove i Tronchetti-Provera e i Briatore di turo vanno a scegliersi lo yacht su cui passare le prossime vacanze con la stessa nonchalance con cui noi guardiamo gli alberghi su Venere.com o Expedia, ma mi riferisco all'Euroflora.

Andare a questo evento, per un genovese, è un autentico fioretto, una specie di esercizio per il controllo della rabbia in quanto la città stravolta diventa a misura-Euroflora anziché a misura di cittadino.
Genova dovrebbe puntare di più sul turismo, lo ammetto, l'acquario e il Porto Antico sono elementi da valorizzare così come Via Garibaldi, i carruggi del centro storico, Patrimonio UNESCO, piazza De Ferrari (considerata una delle piazze più belle del mondo per via della sua stravagante prospettiva), via XX Settembre, Palazzo Ducale (già, non c'è solo quello a Venezia) e tutti i monumenti noti, ma i responsabili di logistica del Comune dovrebbero farlo in maniera intelligente e non da polli con la stessa maestria con cui gestiscono questi eventi straordinari che creano un sacco di disagio al cittadino che non sa più come circolare nelle strade che una volta conosceva tanto bene e si ritrova a posteggiare a duemila chilometri di distanza perché nella riorganizzazione dei parcheggi non sa dove lasciare la macchina.
A Genova bisognerebbe girare solo coi mezzi pubblici, ma coi biglietti a 1.50€ (e ci tengo a sottolineare che a Milano costa 1€), gli autobus vecchi e scalcagnati, la metropolitana-lumaca, il traffico perenne e i treni da deportazione, la macchina diventa l'elemento indispensabile del cittadino che, in media, impiega dai 20 ai 40 minuti di strada per arrivare in ufficio la mattina, tempo che, mi diceva un mio amico emiliano, lui adopera solo nei week end quando dall'Università di Bologna ritorna a Reggio Emilia: per lui si tratta del viaggio della settimana, i miei colleghi invece fanno i pendolari tutti i giorni dalla città a Milano per la bellezza di 2 ore di treno/carro bestiame e tre abbonamenti (AMT Genova, Trenitalia, ATM Milano).

Ma tornando all'Euroflora, le cose si fanno in grande, sebbene non mi abbia esaltata al punto da non capire più niente: indubbiamente molto scenografica, è stata però poco innovativa preferendo puntare sul classico e assicurarsi l'approvazione di una grossa fetta di pubblico, che in periodo di crisi come questo non è poco, piuttosto che tentare qualche strada rischiosa.

Tra gli stand delle regioni e quello dedicato all'Unità d'Italia sono rimasta colpita dalla dedica che è stata fatta alla Principessa Sissi, una delle nostre beniamine che si contende il posto di favorita insieme a Jane Austen.
Naturalmente ci ho fatto una foto, perché io quando viaggio sono una giapponese con fotocamera alla mano e ho scattato circa 200 fotografie (già epurate degli orrori sfuocati, mossi, con teste varie e con mani vaganti).
Ci tenevo a mostrarvela perché Sissi è uno dei personaggi simbolo dell'epoca che tratta questo blog e perché, lo confesso, volevo parlare con voi della mia amata e odiata città.
Un genovese, alla fine, mugugna tanto della sua Zena, ma alla fine non riesce a integrarsi davvero da nessun'altra parte: dove altro troveresti persone che non prendono sul serio tutte le tue lamentele, ma lasciano correre considerando ciò lo sport cittadino insieme alla gara di pestaggio nel mortaio?


Dalla vostra inviata a Zena è tutto, passo la linea alla redazione.





Mauser

26 aprile 2011

Teaser Tuesdays [4]

Eccoci al nostro consueto appuntamento settimanale che mi permette di non lasciare il blog quasi in disuso mentre sono appresso alle ricerche dei miei post. Spesso infatti capita che mentre scrivo di qualche argomenti io mi documenti con molto materiale, non sempre questo traspare, ma vi posso assicurare che la quantità di documentazione a cui mi dedico è notevole.

Il libro di questa volta è un titolo che ho apprezzato molto, una delle mie letture 2010 che ho anche citato nel MEME letterario passatomi da Irene e Alessia.
Il titolo di cui sto parlando è L'arciere di Azincourt, ultimo romanzo uscito del prolifico Bernard Cornwell.
Comprarlo mi è costato davvero una fortuna, allergica per principio alle mie prime edizioni, sostenendo che un libro non possa effettivamente costare quasi venti euro nonostante sia il capolavoro del secolo (e comunque la Divina Commedia, I Promessi Sposi o la Austen non costano così tanto), confesso di averlo fatto, innamorata dell'inusuale ambientazione e della trama.

Siamo infatti nel 1413 e non si può dire che sia un secolo che ricorra spesso... i libri o sono ambientati nel Medioevo, oppure dal Settecento in poi, sembra quasi che nel mezzo non sia avvenuto nulla di rilevante, chessò, la scoperta dell'america, i turchi che arrivano a Vienna.... nisba. E dire che invece il periodo è densissimo di avvenimenti interessanti che offrono spunti altrettanto succulenti, in questo Cornwell ha colto nel segno, decidento di ambientare la sua vicenda nella sanguinosa guerra, una delle tante, che vide contrapposti gli inglesi di Enrico V e i francesi durante la sanguinosa battaglia di Azincourt, o Agincourt, dove l'esercito del re di Francia venne sbaragliato da un esiguo numero di soldati inglesi, dando una bella batosta al regno del giglio dorato (lo so che sembra un nome da libro della Bradley, ma era così che veniva chiamato il regno di Francia).
Tanto per intenderci, Shakespear ci ha scritto sopra uno dei suoi drammoni storici e nel film Sherlock Holmes 2009 viene citata una frase della piece, vediamo se la ricordate:
Questo è l'ordine, e ora gridate: "Dio per re Enrico! Inghilterra e San Giorgio!"

Do you remember?
Passiamo adesso al libro, che a me personalmente è piaciuto molto e consiglio a tutti i lettori del blog, sperando che certe descrizioni un po' truculente di battaglie e guerre non sconvolgano troppi animi, purtroppo la guerra è terribile, lo è oggi e lo era secoli fa, non c'è mai stato un periodo in cui le guerre non sono state sanguinosi scenari di tortura, depravazione e sopruso contro i più deboli e gli indifesi, anche se a qualcuno piace pensarlo. Il libro, nella sua crudezza descrittiva indubbiamente ci rammenta questo concetto importante.

Scheda tecnica
Titolo: L'arciere di Azincourt
Titolo originale: Azincourt
Autore: Bernard Cornwell Editore: Longanesi Pagina della citazione: 165
Scheda aNobii: http://www.anobii.com/books/Larciere_di_Azincourt/9788830427143/017f1502af921e61d4/

Erano stati incarucati di tagliare le enormi querce che crescevano sulla cresta più vicina e asportarne i rami più diritti, segarli in modo che avessero la lunghezza del listello di un arco e caricarli su un carro. La giornata era tremendamente calda. Mentre alcuni arcieri attendevano in strada con le ingombranti seghe a doppia impugnatura, gli altri si sparpagliarono lungo la cresca. Peter Goddington segnò gli alberi da tagliare e ne affidò uno a ogni coppia di arcieri. Hook e Will del Dale si ritrovarono quasi all'estremità sud del crinal, quella verso il mare. Dopo di loro c'erano soltanto i gemelli Scarlet. Mélisande teneva compagnia a Hook. Aveva le mani screpolate per il gran lavare che aveva fatto e non aveva ancora finito di bollire indumenti e sfregarli per eliminare qualsiasi macchia, ma lo scudiero di Sir John le aveva permesso di lasciare l'accampamento per stare con Hook. Portava sulla schiena la piccola balestra, non si allontanava mai dalla compagnia di Sir John senza la sua arma. «Se quel prete mi mette le mani addosso, lo uccido».

Spero che anche questo Teaser Tuesday vi sia piaciuto, noi ci rivediamo presto

ciao





Mauser

24 aprile 2011

Moglie per corrispondenza

Qualcuno una volta mi chiese come mai sono così ostinatamente femminista, su questo blog, da mettere sempre in luce gli aspetti più o meno eroici delle donne del passato trascurando quelli degli uomini, non solo, ma mi è stato fatto notare che tratto quasi esclusivamente di problematiche delle donne e mai di quelle degli uomini.
Scena romantica nel Far West
Vero.
Ho le mie motivazioni, o meglio le ha il mio genere, ovvero alla prima questione posso rispondere che l'uomo, inteso di sesso maschile, ha avuto a disposizione migliaia d'anni di prosa che ne cantasse le gesta e le lodi e solo nell'ultimo secolo si è visto soffiare il primato, dovendo spartire fifty-fifty con la sua Eva il posto al sole.
Detto ciò, non è assolutamente mia intenzione fare del favoritismo, leggendo sulla rete trovo spesso molti aneddoti interessanti con protagoniste delle signore, li trovo tali perchè spesso sono inusuali rispetto all'epoca a cui sono riferiti ed essendo in molti casi semi sconosciuti, mi fa piacere sponsorizzarli al grande pubblico [se grande si può definire la platea di lettori del GsG].
Per quanto riguarda invece diritti e doveri, soprusi e violenza, la mia motivazione nasce dall'orgoglio: in passato il sesso femminile non era solo considerato inferiore, ma come tale era trattato, condannato ad essere senza diritti, ma calmita dei doveri più assurdi che portavano a situazioni di paradosso tali per le quali davvero non si può tacere oltre (cfr. Come vendere una moglie), perchè la conoscenza è un bene importantissimo dell'umanità.
L'accanimento con cui ci si lancia contro una categoria di persone, in questo caso il genere femminile colpevole di ispirare il peccato, di essere privo di anima, amorale, condotto dall'istinto e sudicio (mi riferisco al periodo mensile in cui una donna non è fertile ma espelle addirittura la fonte della vita dal suo organismo) è proporzionale al numero di casi di degrado che si possono incontrare, inutile dire che per una questione di mera percentuale è più facile trovare detti casi riferiti a donne piuttosto che a uomini.

Con questo preambolo, non ho alcun rimorso di coscienza nell'esporvi l'ennesima forma di avvilimento femminile, la sposa per corrispondenza.

Voi credete che si tratti di un fenomeno antico?
Vero.
Credete che si tratti di qualcosa relegato al passato?
Falso.
Mettetevi innanzi tutto nell'ottica che ancora oggi esiste un commercio di vite legate ai matrimoni per corrispondenza e moltissimi uomini ordinano le proprie mogli per posta, una volta era la posta tradizionale (snail mail), ora ci serviamo di mezzi più tecnologici come internet, dove i portali dove è possibile scegliere e ordinare la propria moglie fioccano come nespole ed io stessa, nella stesura del presente, mi ci sono imbattuta svariate volte con un autentico rigurgito d'orgoglio al vedere lo smercio che si fa dell'esistenza di queste ragazze.


Storia
Il fenomeno della moglie per corrispondenza è piuttosto antico.
Perlopiù interessa uomini incapaci di costruire una relazione stabile con una donna, sia questo per lavoro, carattere, denaro.
Indubbiamente quello di sposarsi dopo aver creato un minimo di relazione con la futura sposa è un aspetto della vita popolana, inquadriamo quindi il presente fenomeno nella fascia medio-bassa della popolazione.
Ecco quindi che privi delle doti necessarie a intrattenere una signora o per mancanza di queste, gli uomini iniziarono a ordinare le spose ad amici e conoscenti in trasferta fuori città come noi ordiniamo cartoline e souvenirs agli amici in vacanza.
«Trovami una moglie disponibile ed io me la sposo» era pressappoco la richiesta.
Questi amici fuori sede, chiamiamoli così, intrallazzavano presso le loro conoscenze della città di destinazione, si informavano se una qualche fanciulla fosse disponibile, dopodichè prendevano accordi con la di lei famiglia circa il mantenimento, la dote e la forma legale del matrimonio.
The Dutch Bride by George Hitchcock
Siamo nell'Antica Grecia e questi amici, che si facevano garanti per i due sposi, cioè giurando che il futuro coniuge fosse in ottima salute, fertile, lavoratore, con il sostentamento necessario a mantenere entrambi, si chiamavano paraninfi, una tradizione che non venne abbandonata e che in Irlanda rimase molto diffusa, basti vedere il film con John Wayne e Maureen O'Hara Un uomo tranquillo. All'epoca quest'usanza era per tutte le classi sociali, anche se i ricchi faticavano meno ad accasarsi per il potere d'acquisto della moneta che, a quanto pare, oltre il pane compra anche l'amore e il futuro, l'ambizione guarda oltre la mancanza di affetti e l'agio e il lusso sono un'ottimo schermo che occulta i vizi.

Passano i secoli, nel Medioevo la situazione muta e si dirama in due categorie, da una parte i nobili cominciano ad organizzare sistematicamente i matrimoni tra i loro figli ed eredi, dando l'avvio al mercato dei matrimoni celebrati con sposi in culla, dall'altra negli strati inferiori della popolazione la mancanza di donne o le eccessive pretese di queste nei confronti dei maschi disponibili fecero sì che moltissimi incominciassero a guardare altrove in altri villaggi alla ricerca della moglie di una vita.
Moglie e buoi dei paesi tuoi, oppure Moglie e ronzino, pigliali dal vicino dice il proverbio, ma allo stesso tempo, sono entrambi detti medievali che esortavano i futuri mariti a dedicarsi a donne della loro terra o regine in quanto difficilmente avrebbero avuto sgradite sorprese circa usi e costumi della moglie, non solo ma di una ragazza che la si conosce da quando era bambina è più facile conoscere tutti gli aspetti e le abitudini, i suoi pregi e i suoi difetti.

Il vero boom dell'ordinazione per posta, comunque, si ebbe quando i Paesi europei iniziarono il loro processo di colonizzazione selvaggia dei terrotori scoperti, vale a dire l'America del Nord (USA e Canada), l'Australia e la Nuova Zelanda, l'Africa, come periodo ci troviamo pressappoco nel 1630.
Nello specifico il destinatario maggiore di questo genere di commercio era il Nord America.
Non solo, ma passato il boom della scoperta e cementata la società che si era andata creando (Guerra d'indipendenza americana), si ebbe un nuovo ritorno del fenomeno durante la seconda metà dell'Ottocento con la progressiva espansione verso il West, terra selvaggia e poco ospitale, e successivamente con le due corse all'oro della California prima e del Klondike poi.


Le navi delle spose
Il fenomeno delle navi delle spose era una consuetudine molto praticata, specialmente durante il periodo di colonizzazione delle nuove terre scoperte, le già citate America, Australia, Nuova Zelanda, ecc.
Siamo pressappoco alla metà del Settecento, le terre erano state parzialmente esplorate e coltivate, si erano instaurati piccoli centri abitati specialmente lungo la costa e il corso dei fiumi navigabili e si stava lavorando per rendere quella terra selvaggia e incontaminata la miglior macchina per fare soldi del mondo.
C'erano però ancora molti problemi, la vita nelle colonie era durissima, non esistevano tutti i confort della madrepatria, bisognava procurarsi tutto, il cibo scarseggiava, la natura era ostile e ancora incontaminata e gridava la sua libertà, gli inverni erano rigidi, le estati calde e umide con insetti fastidiosi che potevano provocare influenze, febbri o malaria.
The phantom bride
In questo clima sia meteorologico che naturale così difficile la vita era una continua lotta alla sopravvivenza, la durata della vita era molto inferiore rispetto all'Inghilterra, uomini, donne e bambini morivano in continuazione, le malattie e gli stenti erano cause fondamentali e più si era indeboliti più questi si accanivano.
Inutile dire che le fasce per natura più esposte, giovani e donne, erano decimate, non solo ma dalla stessa madrepatria si cercava di mandare nelle colonie soprattutto uomini forti e robusti che potessero lavorare i campi, disboscare e costruire abitazioni ed elementi commerciali, a parte i volontari, che erano spesso spinti dalla promessa di avere intestata una parte del territorio, erano mandati oltremare soprattutto carcerati e galeotti, la cui mancanza non si sarebbe sentita e avrebbero potuto portare vantaggi economici per riscattare la loro libertà o i loro debiti.

In questa strategia mancavano però le donne: le indigene non rientravano nel conteggio, anche se un numero molto esiguo di coloni prese moglie o compagna tra le indiane (ad esempio John Smith), ma la donna in quanto padrona di casa che si occupasse della quotidianità e del benessere della dimora e della vita era una figura rara; molte di quelle che partivano insieme ai parenti poi morivano nel viaggio o durante la dura vita laggiù e quindi la disparità tra i sessi era altissima.
Per questo in Parlamento si decise di prendere due piccioni con una fava e di combinare il problema della mancanza di femmine nelle colonie con quello dell'eccessiva popolazione femminile in madrepatria.
Vennero quindi istituiti bandi di concorso per partire come spose alla volta delle colonie. Le donne reclutate viaggiavano verso il nuovo continente e lì cercavano di prendere marito tra i coloni. Era un'occasione importante per quelle signorine che non avevano possibilità di sposarsi in patria per vari motivi, ad esempio una dote scarsa e la mancanza di parenti, oppure lievi imperfezioni fisiche, debiti da riscattare, povertà.
Partire era un azzardo, è vero, una roulette russa perchè chi partiva non solo non aveva la certezza di arrivare, ovunque fosse la meta, ma neanche sapeva con certezza cosa la attendesse nelle colonie, visto che le testimonianze non sempre erano fedeli.
Bisognava pregare che la buona stella assistesse la propria vita dalla partenza in poi, augurarsi di arrivare in un posto civile con uomini educati e credenti, ci fosse da mangiare e il clima fosse mite. Non solo, ma una donna che arrivava nelle piccole comunità delle colonie non aveva certo la possibilità di fare la schizzinosa, vero che a volte anche le donne meno avvenenti avevano la possibilità di scegliere il partito migliore, ma con così poco preavviso non si sapeva mai a chi si andava in sposa, se si trattava di un uomo timorato di Dio, rispettoso, lavoratore, oppure un marito rozzo e violento.


Le mogli a catalogo
Questo fenomeno, a differenza del precedente, si diffuse durante la seconda metà dell'Ottocento, quando cominciò la grande conquista del West.
Siamo nei tempi di Tex Willer, di Trinità e Bambino, di Ombre Rosse, della Casa nella Prateria e di El Grinta.
Tre fenomeni spinsero i più ambiziosi a spostarsi verso una vita diversa in cerca di fortuna, la già citata conquista del West, che portò una progressiva colonizzazione della zona centrale degli USA tra canyon e praterie e altipiani, successivamente la corsa all'oro della California fece da esca per un movimento di colonizzazione e sfruttamento di massa delle terre californiane, infine una seconda corsa all'oro, la corsa all'oro del Klondike, nelle remote regioni del nord al confine tra Canada e Alaska.
Annie Oakley una delle donne più famose del West dal Buffalo Bill Wild West Show
In entrambi i casi, scoperte e conquiste portarono moltissimi uomini a spostarsi verso le mete di ricchezza e sperata prosperità. In molti si spostavano con tutta la famiglia al seguito, come accade nel telfilm Alla conquista del West oppure in un altra produzione per la televisione, La casa nella prateria, ma se si viaggiava leggeri c'era più possibilità di guadagnarsi il proprio pezzetto di terra, tanti scapoli, infatti, riuscivano ad aggiudicarsi le poche concessioni terriere di scavo che gli Stati Uniti, all'epoca neonati, metteva in palio per costruire il proprio personalissimo ranch di allevamento oppure cercare l'oro nel proprio tratto di fiume (cfr. La saga di Paperon de' Paperoni - L'argonauta del Fosso dell'Agonia Bianca, anche Paperone fa storia).
Ma se la velocità non premiava, c'erano altri sistemi per poter acquistare terreno, con la dovuta quantità di denaro era possibile ungere i dovuti cardini e farsi concedere una licenza, oppure si poteva ereditare la terra da parenti defunti o, cosa ancora possibile, vincerla al gioco, d'azzardo naturalmente, dove incauti proprietari opportunamente spennati mettevano sul tavolo verde anche le loro proprietà terriere nella speranza di rifarsi del denaro perduto.
Questi giovani avventurieri e intraprendenti, pieni di sogni per il futuro, erano un po' gli immigrati dell'epoca, ma una volta sistematasi mancava ancora la parte fondamentale, secondo Freud, ovvero portare avanti la specie, nello specifico nella figura del figlio che porta avanti il cognome.
Facile a dirsi, un po' meno a farsi, soprattutto se mancava la materia prima: le donne.
Come nelle colonie del Settecento, anche nel West e nella corsa all'oro le candidate a diventare buone mogli scarseggiavano, non che non ci fossero donne, c'erano le classiche baldracche da saloon, le vedove avanti con gli anni di cercatori periti e le zitelle tanto bistrattate in Europa, nel West erano ambitissime; come dice Adamo Pontipee nel film Sette spose per sette fratelli al proprietario dell'emporio

«Non avreste anche una moglie?»
«Avete preferenze»
«Sì, meglio se vedova e con voglia di lavorare. Siamo in sette, io e sei fratelli, la casa è uno schifo, viviamo come bestie»

Suscitando l'indignazione della moglie del commerciante e la risata di quest'ultimo.
Situazioni del genere non erano in usuali, nel paese di Adamo, territorio dell'Oregon, ogni ragazza aveva a disposizione circa sette buoni partiti con cui poteva sistemarsi.
Ma gli uomini che necessitavano di una moglie non sempre vivevano vicini alle città, i ranch erano spesso distanti diversi chilometri, alcuni li si incontravano solo in occasione di fiere e mercati, non andavano a messa e si presentavano all'emporio ogni sei mesi. Questi come facevano a sposarsi? Per corrispondenza.
Un uomo che non può lasciare il proprio terreno, che spesso era preda ambita tra insidiosi vicini di terra, né corteggiare una ragazza del villaggio che avrebbe irrimediabilmente preferito qualcun'altro si affidava ai mezzi tecnologici e spediva via telegrafo un annuncio a diversi giornali che avevano un'apposita sezione destinata a questo particolare genere di "posta del cuore". In questi annunci il candidato elencava le sue caratteristiche salienti, ovvero corporatura, mestiere, luogo e aspettative, era gradita anche l'età, dopodichè attendeva.
Sebbene possa sembrare strano, molte donne rispondevano in quanto la situazione sulle coste, a differenza del West, assomigliava sempre più a quella dell'Inghilterra vittoriana e poi c'era sempre qualche signorina con scandali da coprire e un posto da dove fuggire...
Le ragazze interessate contattavano la redazione che a sua volta si prodigava per informare il pretendente e metteva in contatto i due. Era usanza che prima dell partenza di lei alla volta del futuro marito i due sposi si scambiassero una certa corrispondenza, giusto per chiarirsi le idee circa le rispettive manchevolezze, che poi erano i motivi per cui nessuno dei due era sposato e non lo faceva dalle proprie parti; inutile dire che i nodi venivano al pettine solo quando ci si incontrava di persona, ma evitiamo l'argomento, ciascuno cercava di tirare l'acqua al proprio mulino.
Bene, chiarite le rispettive intenzioni serie di matrimonio la ragazza partiva con armi e bagagli alla volta del West, della California o dell'Alaska. Viaggi estenuanti la portavano dal futuro marito che spesso era un ragazzone sulla ventina tutto casa e bestiame, sparava con la pistola, aveva colbacchi di pelliccia di castoro e viveva in una catapecchia cadente; il locale pastore celebrava il matrimonio e poi cominciava la vera avventura, quella che si chiama matrimonio e che era irta di difficoltà allora come oggi.

NOTA: sebbene si sia trattato di un fenomeno raro, ci sono stati anche alcuni casi di ordine di marito per corrispondenza, cioè il fenomeno inverso.
Più o meno la dinamica era la medesima, ma in quel caso era la moglie a candidarsi mettendo l'annuncio e il futuro marito che la cercava trovandola adatta al ruolo di consorte.



Motivazioni sociali

A spingere tanto l'espansione di questo fenomeno, sia quello settecentesco che quello ottocentesco, furono diversi fattori.
Innanzi tutto il viaggio e l'avventura verso terre nuove e inesplorate, ostili e selvagge, bellissime, che necessitavano di duro lavoro di braccia per essere abitabili e produttive e che impiegavano tutte le forse dell locale popolazione che non poteva permettersi il corteggiamento che da sempre precedeva l'inizio di una vita a due. Gli uomini diventavano ruvidi e pratici, degli autentici orsi, da questo genere di vita difficile e oltre ad essere incapaci di quel genere di maniere che piace tanto alle signore, compresa la sottoscritta, non avevano il tempo e l'intenzione, visto che non ne vedevano l'utilità pratica, di abbandonarsi a romanticismi e smielatezze assortite e pretendevano che le loro donne fossero, come loro, pratiche e lavoratrici, non bamboline di ceramica da tenere sotto una teca perchè c'era bisogno di persone con grinta e forza di volontà.
Peccato che, grinta o no, le donne mancassero lo stesso.
E allora bisognava procurarsele... il mezzo aveva poca importanza purchè fossero disposte a lavorare sodo e ad affrontare una vita simile, se c'erano signore disposte a questo, i coloni le accoglievano volentieri.

Le donne che motivo avevano per scegliere una simile esistenza?
Intanto il fatto che una vita dedicata al lavoro e alla famiglia non fosse poi così male, rispetto al lavoro in fabbrica, per esempio, e dava delle soddisfazioni, inoltre era perfettamente in linea con la condotta religiosa che voleva la donna come angelo del focolare che badasse alla casa e ai bambini e non impiegata oppure dedita al supporto di movimenti femministri.
La Madonna della Prateria by W.H.D. Koerner
Molte donne, inoltre, avevano qualche piccolo scandalo in passato dal quale scappare, un primo marito che le aveva abbandonate, un amante che si era preso la loro importantissima verginità, debiti, scarse aspettative.
Senza contare la scarsa avvenenza che da sempre fa. I coloni non erano ciechi, ma con la necessità di avere femmine a disposizione a volte passavano oltre a certe imperfezioni come lo strabismo, i capelli albini, sei dita e quant'altro, caratteristiche che in città avrebbero rovinato la vita di una ragazza, ma che nel selvaggio West facevano poco la differenza.
Sempre parlando di scarsa avvenenza è da dire che la bellezza è, in alcuni casi, oggettiva, ma in altri no. Una ragazza dai tratti marcati, naso greco e seno generoso, con fianchi larghi e spalle ampie era destinata all'umiliazione, ma altrove poteva essere apprezzata proprio per gli stessi motivi che ne testimoniavano la sua solidità non solo fisica ma anche morale, oppure, come i muscoli di gambe e braccia, erano sintomo di duro lavoro.
Forse le donne del West non erano delle miss, di solito quelle belle non facevano le mogli, ma si può davvero dire che fossero persone peggiori delle altre? Non credo.


Around the world
Ho citato molto spesso come casi il West e le due corse all'oro che si sono succedute in America, ma ci tengo a ripetere che questo fenomeno delle mogli per corrispondenza, e specialmente nella declinazione delle navi delle spose era particolarmente diffuso verso tutti i territori del Commonwealth inglese, ovunque insomma, cittadini britannici fossero mandati a condurre vita e terre e poi si trovassero nella necessità di donne.
Alla volta dell'Australia, dopo la marea di galeotti che finirono nelle prigioni e ai lavori forzati, approdarono anche moltissime navi di mogli.
Ancora oggi è usanza in alcuni stati dell'Asia questo comportamento e dalle zone più povere o rurali le donne vietnamite, cambogiane e del Laos vanno in sposa a coreani e cinesi della campagna.
Se poi, a solo scopo di ricerca, voleste scrivere mail order bride su Google, vi accorgereste subito della mole di siti che propagandano matrimoni fantastici con ragazze russe, ucraine, ceche... e addirittura italiane!


Link utili e approfondimenti
Charles e Caroline dal tf La casa nella prateria
Chriss Ens, Hearts West !!!consigliato!!!
Un affascinante libro ricco di testimonianze ed esperienze che racconta il tema delle mogli per corrispondenza durante la grande corsa alla conquista del West.

Deborah Hale, La nave delle spose
Paula Marshall, I Dillhorne, origine di una dinastia

www.farwest.it !!!consigliato!!!
Dove tra l'altro troverete interessantissimi approfondimenti riguardo la vita nel Far West, recensioni e commenti di film, note storiche e biografiche su personaggi e indiani, opere di cultura e ambientazione west, ecc.

Mail-order brides - definition
Mail-order brides (and grooms)
The women of Jamestown
Mail order brides in Jamestown
Leggi americane riguardo il matrimonio per corrispondenza
Top 10 facts about mail-order brides

Ciao e Buona Pasqua a tutti quanti!
Con affetto




Mauser


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