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24 ottobre 2011

Il classico è di moda: Vogue in edwardian style

Vi ricordate l'anno scorso, quando pubblicai quel post su Yulia Tymoshenko? Ex Primo Ministro ucraino e, a giudicare dai suoi look, sponsor ufficiale del neo-vittorianesimo?La Nuova Vittoriana, l'avevo chiamata e molti erano stati d'accordo.Bene, pare che il suo stile quest'anno sia di tendenza.
O le grandi maison hanno finito le idee o quest'anno va il country, almeno secondo Vogue e, secondo le esperte di moda, Vogue è il massimo al riguardo, la pietra miliare, il faro nell'oscurità, nella bolgia di opinioni contrastanti.
Decretato lo stile dell'anno: il british che si rifà alla caccia e al primo Novecento, con qualche influenza più antica proveniente dal XIX secolo.

Ecco cosa dice il sito della famosa rivista riguardo la nuova tendenza:

Come ha fatto Madonna, anno 2001: indossando una mini scozzese nel “Drowned World Tour” di Madonna, per poi sposare Guy Ritchie, in Scozia, a dicembre. L’idea di base è di rieditare sofisticazione vittoriana, immerse nell’Inghilterra più british e più avvezza alla caccia che altro, noi più aristocratiche che mai.

Tartan e fiocchi, e poi ruches a incorniciare il collo, e a rendere regale il blu della giacca sciancrata, sinuoso avvitamento di future-retrò. Lo siete anche voi, dalla testa ai piedi, a partire appunto dalla pettinatura, passando per tutti i colori della terra, che sfoggiate nel fiocco e tra i quadretti, guanti compresi, calze e scarpe pure, in un concerto di sfumature. Oppure, giocate con il classico: con il rosso della camicia, con l’abbinata tartan/cappello da uomo, gli stivali a riportarvi sulla scia, del country più tipico che ci sia.

Eccentriche losanghe e profonda scollatura a v: ascisse e ordinate dell’abito, reso ancor più sexy dal foulard, che finge pudore, aumentando l’ardore. Da alternare al genere perbene e imperiale, polsi in pelliccia a misurarne il segnale, del cappotto che porta il tartan ovunque, trascinandolo dalla campagna più eccentrica alla più visionaria delle serate di città: da dominare come in una scacchiera, quella che indossate, ovunque, la mossa è comunque vincente.
Questa signora al cafè sembra una donna di prima della guerra, ma con un indiscutibile fascino, forse dato dalla posa o dal foulard vezzoso, dal basco portato sulle ventitré o dalla sigaretta che fuma dal lungo stelo, piuttosto che dal bicchiere di vino rosé.
Potrebbe essere la protagonista di un giallo di Poirot, l'investigatore della Christie: una perfetta signora al capanno di caccia il cui marito è morto in misteriose circostanze.
La modella della fotografia sembra poco british d'aspetto, ma molto di modi. La tazza, per altro vuota, sembra di troppo, ma la mise sfoggiata è a mio avviso graziosa, parzialmente ispirata ai colletti a ruche di Maria Antonietta, poi ripresi anche nell'Ottocento, e fasciata in una giacca stretta e corta dai larghi risvolti, sembra una dama infelice in un giardino bagnato di pioggia. Un fantasma? Forse la protagonista neoromantica di un libro gotico?
La pettinatura sappiamo tutti da dove viene, ritorna lo stile svizzero-tedesco della corona di capelli, hurra!
Ancora la stessa modella, qui in una scena luce-ombra molto bohemienne, calze pesanti e abito tagliato e perfetto per una signora di campagna, una nuova Lady Chatterley che aspetta il suo amante nel grigiore della vita e della casa in mezzo alla brughiera? Sapiente rivisitazione dell'abbinamento a quadri giacca-gonna-camicia tipico del primo dopoguerra italiano e poi ripreso anche negli anni Ottanta, che qui però appare molto più sofisticato del primo e meno snob del secondo.
E infine una signora pronta per la caccia: cappello a tesa sulla fronte, capelli raccolti, soprabito dall'inusuale taglio lungo, smanicato e con ampio colletto a risvolto che nel suo colore grigio tortora fa risaltare il rosso del tartan della camicetta, ornata di un fiocco al collo per spezzare l'aria severa dell'intera misecompleta di stivali alti e piatti, simili ai Wellington moderni, ma di pelle e più retrò. L'ambientazione in legno antico completa l'immaginario.

11 dicembre 2010

Un cappello da equitazione

Diversi post fa abbiamo parlato dell'abbigliamento da amazzone, cioè quello indossato dalle signore per cavalcare durante Seicente, Settecento e Ottocento.
Se volete rispolverare il post insieme a quello relativo alla cavalcata all'amazzone, qui trovate i link:
Cavalcare all'amazzone
La tenuta da amazzone

Ebbene, in riferimento a tutto quanto abbiamo letto e scritto date un'occhiata a QUESTO
Di primo acchito, se non fossi stata depistata dal titolo, avrei detto che fosse lo splendido cappello piumato per un abito da promenade, cioè da passeggiata pomeridiana, oppure da sera, magari in coordinato con un bel mantello.
E invece no.
Il presente cappello piumato non è altro che un cappello da equitazione, probabilmente facente parte di un set completo di gonna, giacca e mantella color tortora o grigio antracite di una ricca signora del 1780.

In barba a tutti quelli che dicono che per fare sport e movimento occorrono abiti comodi e pratici, questa è la prova vivente che in passato tutto era diverso da come lo è per noi oggi, non si andava a cavallo coperti di lycra e con le scarpe della Mizuno, ma bardati di tutto punto come se il cavallo stesse puntando dritto al ballo sociale.

Un divertente intermedio, un confronto tra il mondo di oggi e quello di due secoli fa

Baci a tutti,
ci vediamo nei prossimi giorni con qualche post un po' più succulento




Mauser

8 novembre 2010

La tenuta da amazzone

Suggerimenti musicali
Per la lettura di questo post è vivamente consigliato il sottofondo di: Samarcanda di Vecchioni e No reins dei Rascal Flatts. Plus... Let 'Er Rip delle Dixie Chicks dal sapore tipicamente country.




Carissimi e carissime,
come state?
Io bene, anche se sono esaurita al 100% come una pila zinco carbone; la scorsa settimana sono stata assegnata come partecipante e organizzatrice del Festival della Scienza di Genova e per circa sette giorni ho fatto a meno degli elementi basilari di un qualsiasi programmatore, vale a dire internet e pc e, capitemi, quando finalmente all'alba delle otto riuscivo a rimettere piede a casa i computer non erano precisamente il mio primo pensiero, o almeno non tanto quanto una bella dormita, lo dimostra il fatto che oggi mi sono cimentata nella cernita dei feeds che erano arrivati in questi giorni, saliti a quota 394 come non succedeva dai tempi delle vacanze estive, ogni volta la situazione peggiora, devo smetterla di abbonarmi a tutto quello che mi interessa ¬_¬
Ad ogni modo è stata una bellissima esperienza, molto istruttiva e divertente, anche se il mio lavoro era decisamente privilegiato rispetto a quello degli altri ragazzi presenti.


Detto ciò, sono rimasta un tantino indietro con gli aggiornamenti del blog ed è per questo che oggi mi sono rimessa a scrivere, argomento odierno: la tenuta da amazzone.
Vi ricorda qualcosa l'argomento? Sicuramente sì, qualche mese fa (forse addirittura l'anno scorso) avevamo affrontato la particolarità della cavalcata all'amazzone, di cui potete trovare i reperti al link sopra, oggi invece andiamo ad analizzare come le signore si vestivano per montare a cavallo.
Già perchè l'abbigliamento da cavallerizza era una parte fondamentale del guardaroba di una signora e anche delle signorine (sia nubili che zitelle), specialmente per quanto riguardava la borghesia industriale del nord e la gentry, la nobiltà terriera spesso distante dalle mode londinesi e dai modi di atteggiarsi composti e affettati.
Gli inglesi sono sempre stati amanti delle battute di caccia a fagiani, lepri, cinghiali e piccoli volatili, la loro passione per gli animali si trasmetteva quindi alle bestie utilizzate per questo genere di hobbies, vale a dire cavalli e cani.
L'antichita' classica credeva nell'esistenza di un popolo di guerrieri formato esclusivamente da donne che combattevano a cavallo. Erano le Amazzoni. Vivevano nella Cappadocia sulle rive del fiume Termodone, combattevano a cavalcioni, inforcando il cavallo ,come gli uomini per un'epoca in cui le donne non cavalcavano e basta.
Illustrazione tratta dal manga
Otoyomegatari di Kaoru Mori
La parola “Amazzone”, cosi' viene chiamata una donna a cavallo, sia che monti a cavalcioni sia nel modo tradizionale, non deriva, come comunemente si crede dal greco alfa privativo e “mazos”, seno, ma dall'ittita Zòna, cioe' “bella cintura”; il termine allude alla bellezza e alla ricchezza dell'abbigliamento e degli accessori della donna o alla sua bellezza fisica (per maggiori informazioni consiglio di consultare i seguenti manga, che oltre ad una bellissima storia possiedono anche la specialità di avere disegni raffinatissimi con cui ci si può fare un'idea: Anatolia story di Chie Shinohara, edito in Italia da Star Comics, ambientato durante l'impero ittita, e Otoyomegatari di Kaoru Mori della stessa autrice di Emma, che narra le vicende delle tribù del deserto, attualmente inedito).
L'espressione di “Montare all'Amazzone” ha fatto la sua comparsa soltanto alla fine del Medioevo, probabilmente nell'Italia del Trecento, prima le donne montavano a cavalcioni come gli uomini, famoso è l'esempio di Cesonia, quarta moglie dell'Imperatore Caligola, che cavalcava al fianco del marito dinnanzi alle legioni schierate; già, avete letto bene, proprio quel Caligola che fece provocatoriamente nominare senatore il proprio cavallo Incitatus, evidentemente marito e moglie avevano in comune la passione per le attività equestri... [poichè non vengo da studi classici, se ci fosse qualche imprecisione riguardo questo aneddoto vi pregherei di informarmi, è un episodio storico a cui sono affezionata].
Soltanto nella seconda meta' del Settecento viene introdotta in Inghilterra la sella da Amazzone, permettendo alle donne di guidare il cavallo, in posizione avvenente, con le gambe coperte, quasi altrettanto bene quanto l'uomo, questo è da ricercarsi prevalentemente anche nella mentalità sempre più puritana e di fanatismo religioso che si stava sviluppando, che vedeva nelle gambe scoperte segni di peccato carnale, donne dissolute ecc.




Foggia e materiali
I vesititi per cavalcare si assomigliavano un po' tutti, c'erano caratteristiche imprescindibili al punto da essersi mantenute per secoli.
La loro invenzione risale circa alla metà del Seicento, prima di allora le donne adoperavano i loro abiti quotidiani per montare, mentre da allora si iniziò a differenziare sempre di più questo genere di abbigliamento corredandolo di gonne, giubbe, cappelli e stivali appositi che nel corso dei secoli hanno subito via via sempre più midifiche, ma di cui è rimasta intatta l'idea di fondo.
Innanzi tutto, quasi tutti gli abiti per cavalcare erano formati da due pezzi, la parte soprastante era caratterizzata da una camicia di tessuto pesante come lana o vari strati di cotone, il più delle volte a collo alto per proteggersi da spifferi e correnti che avrebbero causato raffreddori e infreddature che, per l'epoca, erano malanni pericolosissimi che conducevano anche alla morte (cfr. La medicina), col passare del tempo il collo alto venne guarnito da cache-col, fazzoletti e cravattini da signora sempre più raffinati.
Sopra la camicia era saltuariamente portato un panciotto o una fascia per l'addome, per non prendere freddo durante la cavalcata, uno strato sopra ancora c'era la giacca; la blusa era di spesso tessuto coprente, velluto, lana, panno e feltro, era molto resistente e rigida, rimase di forma attillata per tutto il periodo che si conta dal Seicento al Novecento, tre secoli in cui la moda cambiò, ma non le parti di fondo.
Sentite cosa scrive Bertrice Small nel suo libro L'amante del re, certo un po' anacronistico considerando che è ambientato al tempo di Enrico VIII e quindi ben prima dell'invenzione delle tenute da amazzone in velluto tipiche dell'Ottocento, ma comunque una buona descrizione:
In fretta si liberò della gonna e del corpetto di tutti i giorni e indossò una camicia bianca pulita e una gonna da cavallerizza di velluto scuro, un po' consunta, ma resistente.
Qualsiasi ne fosse stato un tempo il colore, la stoffa era ora scolorita in una tinta indefinibile. Da un angolo tirò fuori gli stivali da cavallerizza e li infilò, storcendo la bocca per il fatto che le stringevano in punta, essendo stati fatti ormai da cinque anni, quando i suoi piedi erano più piccoli. Alzandosi le venne in mente che probabilmente lord Wyndham aveva fatto fare anche degli stivali nuovi per lei. Nuovi stivali e una gonna da cavallerizza di velluto blu con un corpetto intonato e un cappello con una piuma bianca!




Ed ecco un'altra descrizione tratta sempre dal libro di poc'anzi:
«Il conte vi manda anche un completo da amazzone, milady»
La voce di Heartha interruppe le riflessioni di Blaze.
«Ooh!», esclamò lei con palese entusiasmo «Velluto blu! Blu scuro! Ho sempre sognato di avere una gonna e un giacca da cavallerizza così! Come poteva saperlo?» I suoi occhi scorsero lungo il pesante velluto di cui era costituita la gonna fino all'orlo, vicino al quale erano posati a terra un paio di stivali di pelle nera.
«Ooooh», sospirò Blaze, sedendosi subito sul letto e togliendosi una scarpa per provare lo stival. Con delicatezza le sue mani accarezzarono la morbida pelle mentre infilava il suo piede slanciato dentro lo stivale, tirando lentamente lungo la gamba.




Inizialmente per cavalcare erano usati quasi tutti i colori, mentre sarà Maria Antonietta ad introdurre l'usanza dei colori scuri come verdone, marrone, blu, antracite e aranciato scuro, riprendendoli dalla moda maschile, che li impiegava da sempre al posto di rosso, giallo e bianco, poco pratici per la caccia dove ci si sporcava facilmente di erba, terra e sangue, senza contare che tinte tanto vistose avrebbero spaventato la servaggina a chilometri di distanza.


La foggia tipicamente da maschile, per non dire militare, degli abiti da amazzone nacque con l'invenzione stessa di questi vestiti, ovunque troviamo infatti giacche bordate di passamaneria, galloni e alamari, bottoni in metallo, doppiopetto, marsine, ecc.
La moda femminile a proposito degli abiti da caccia fu inizialmente dettata dalla corte francese, più attenta e raffinata ai dettagli, principalmente per i motivi esposti nell'appofondimento intitolato: Sul perchè la Francia fu la passerella d'Europa, dall'Ottocento in poi, però, quest'usanza cambiò, iniziando a seguire i connotati della moda dettati principalmente in suolo inglese.


In questo campo la Regina Maria Antonietta fu un'autentica icona, essendo ella stessa molto appassionata di equitazione e caccia, è a lei che dobbiamo l'introduzione del tricorno come copricapo classico per la caccia (naturalmente ripreso dall foggia maschile), almeno finchè non fu soppiantato dal cilindro [qui si nota bene il passaggio dalla moda francese a quella inglese che soppiantò il cappello a tre punte, introducendo la tuba].




Come cambia la moda
Seicento
La moda delle amazzoni si modificò molto nel corso del tempo, ma come si è detto alcuni dettagli rimasero immutati per lungo tempo.
Nel Seicento la moda femminile per le cavallerizze prevedeva gonne voluminose, lunghe giacche fino alla coscia con maniche molto ampie e risvoltate, camicia e fogge prevalentemente militare.
Durante questo periodo la caccia dalla donne venne praticata esclusivamente in continente, in Inghilterra infatti, alle prese con il Protettorato di Cromwell, era considerato disdicevole da morire per una donna salire su un cavallo.


Rococò
Ritratto della giovane Maria Antonietta
Arrivati all'epoca di Maria Antonietta le cose cambiarono, l'Inghilterra si era finalmente liberata del periodo repubblicano, reintroducendo l'usanza della caccia anche per le signore.
La regina francese dettò la moda ridimensionando le gonne, mantenendo un alto numero di sottogonne, ma rendendo il tutto meno voluminoso, restrinse le giacche fino a renderle striminzite in modo che esaltassero la vita di vespa e il petto, introdusse i colori scuri, gli stivali da caccia e il tricorno anche per le signore; sotto i capelli erano modestamente intrecciati in stile mozartiano.
In questo periodo appare anche per la prima volta la redingote, il capo d'abbigliamento intramontabile, antenato del trench e dell'impermeabile, a quel tempo aveva ancora tre ampi colletti a mantellina che coprivano le spalle e proteggevano dalla pioggia, ma per maggiori informazioni vi rimando al post dedicato, sennò facciamo notte.


Periodo napoleonico e Reggenza inglese

Questo periodo vide un cambiamento drastico della moda per signore che si ripercosse anche nella linea degli abiti da cavallerizza; caratterizzato dalla vita particolarmente alta, l'abbigliamento da amazzone del periodo napoleonico è forse l'unico in cui non si ha il riscontro di un abito a due pezzi adoperato per cavalcare, esso era infatti costituito da un vestito di lana pettinata, spesso di colore chiaro e una giacca di lunghezza variabile, fabbricata nei colori scuri per la caccia e nei materiali pesanti, principalmente velluto, naturalmente corredata dall'immancabile cappellino a budino o bonnet.
In questo caso l'amazzone sotto la gonna chiara indossava pantaloni lunghi con la staffa.
Questi abiti erano decisamente meno voluminosi dei precedenti anche perchè non prevedevano l'utilizzo della sottogonna e la loro foggia non era scampanata come per tutti gli altri tipi di gonne, bensì lineare, a tubo, quindi difficile renderli ampi e svolazzanti come si era fatto con Maria Antonietta e come si farà in seguito.


Tenuta da amazzone
1830
Intermezzo
Si chiama intermezzo il periodo di passaggio che si ha intorno agli anni Venti dell'Ottocento.
Tempo di grandi cambiamenti, questo periodo privo di un'identità specifica è invece teatro del passaggio epocale dagli abiti stile impero a quella che diventerà poi la foggia vittoriana e, infine, quella moderna.
La vita dei vestiti infatti si abbassa drasticamente, andando a posizionarsi pressappoco all'altezza dell'ombelico e abbandonando la foggia tagliata sotto il seno [quella che fa sembrare ogni ragazza incinta, per intenderci, anche con i capi moderni].
Gli abiti per la caccia non sono esenti dal mutamento: le gonne che erano diventate minimaliste in epoca napoleonica tornando ad essere ingombranti e vaporose, le maniche dalla forma semplice e lineare, spesso neanche decorate da bottoni, cominciarono a diventare vaporose fino ad assumere la classica foggia a palloncino, come quelle adorate da Anne Shirley.


Granduchessa
Maria Nikolaevna
Vittoriano
La moda vittoriana la conosciamo tutti, è seguendo i suoi dettami che si modificano anche gli abiti per cavalcare, si ritorna alla vita sottile, ad una altezza accettabile, le donne mantengono comunque una certa sobrietà con colori scuri o spenti, le maniche a sbuffo tipiche degli anni 20-30 lasciano il posto ad una linea più classica e maschile, vengono introdotte giacche a coda, colletti alti per le camicie, cravattini e il cilindro, che si portava fissato al capo con spilloni, contornato da tulle o sciarpe di seta e broccato che dovevano svolazzare intorno al capo dell'amazzone.


Famosissima esponente della moda vittoriana e fautrice a sua volta di questa fu Elisabetta di Baviera, imperatrice d'Austria, per gli amici, Sissi, che anche nei film ci viene riproposta con la sua grandissima passione per la caccia e l'equitazione.


Imperatrice Sissi d'Austria,
nata Elisabetta Wittelsbach
È importante ricordare che nell'abbigliamento delle amazzoni non vennero mai introdotte sottogonne rigide come crinoline oppure tournure, questo perchè sarebbero state estremamente scomode e poco pratiche durante la cavalcata, si preferì quindi adottare supporti morbidi come sottogonne di stoffa e imbottiture, ma evitare legno, metallo e stecche di balena.
Immancabile era il bouquet all'occhiello con sei fiori diversi non doveva essere più grande d'un Luigi d'oro.


Edoardiano
L'epoca edoardiana segna la fine dell'evoluzione della moda dell'amazzone, non perchè Edoardo e compari abbiano distrutto tutto ciò, bensì perchè con l'invenzione dell'automobile e di altri mezzi di trasporto, con l'urbanizzazione massiccia si iniziò a cavalcare sempre meno anche tra gli habitué; qui gli abiti della fine dell'Ottocento, striminziti, attilati e che segnavano tremendamente il fisico della cavallerizza si assestano su una foggia ancora più maschile, le gonne perdono il soto substrati di pizzi, tulle e supporti, diventando solo tessuto con sottoveste, le giacche rimangono strette sul petto, ma si modificano le maniche, diventando strette all'avambraccio, ma a sbuffo tra le spalle e il gomito. I colletti delle camicie sono ora rigidi e altissimi, abbinati a cravattini da uomo, così come maschile è la foggia dei fuanti e dei polsini spessi e inamidati.


Per rendere un'idea, comunque, di quanto ancosa ci fosse da fare per quanto riguarda abitudini ed emancipazione, aggiungo solo che bisognerà aspettare la fine della Prima Guerra Mondiale perchè anche le donne inizino a cavalcare abitualmente con la sella da uomo senza che questo sembri uno scandalo.




Curiosità
Gli abiti d'Amazzone piu' eleganti erano quelli del celebre sarto parigino Humann, i cilindri quelli di Gibus il piu' noto cappellaio di quei tempi, l'ombrellaio Verdier vendeva graziosi bastoncini da Cavaliere combinati con un minuscolo parasole.


Le signore per bene preferivano vestirsi in blu scuro mentre le donne di facili costumi salivano a cavallo in abiti verdi o celesti e con cappelli Rembrandteschi a piuma ondeggiante.




Link interessanti
Side Saddle Museum - History of Riding Habits
I Like Historical Clothings - Paintings Riding Habits
I Like Historical Clothings - Paintings Riding Habits part 2
I Like Historical Cothings - Fashion Plate Riding Habit


Kristina Harris - Authentic Victorian Fashion Patterns: A Complete Lady's Wardrobe


Beh, spero che l'approfondimento sia stato interessante.
Ci sentiamo presto,
ciao!









Mauser

17 marzo 2010

Il bracconaggio

Carissimi, quest'oggi ho ricevuto un interessante commento da una delle mie più assidue lettrici, ve lo riporto per chiarezza, così che possiate capire come mai io abbia assegnato un titolo tanto stravagante al post:
silvia: Mauser, posso azzardare a chiedere un approfondimento sul periodo georgiano?
Si potrebbero trovare delle informazioni su come fosse la vita di campagna a quei tempi? Dei lord, intendo.
E su come fosse regolato il sistema giudiziario? Ad esempio, se un uomo cacciava di frodo nelle terre di un lord e veniva catturato, come ci si regolava? C'era un procedimento giudiziario, o si passava subito alla pena? Morte o amputazione di un arto?
L'argomento è in effetti molto interessante, non so fino a che punto potrò approfondirlo perché, per mia sfortuna, non sono una giurista: ammetto che mi sarebbe piaciuto studiare legge, ma non ce n'è stata la possibilità e quindi in merito alle specifiche norme giudiziarie potrei essere un po' carente, di sicuro non ve le sciorinerò come faceva il Giudice Santi Licheri a Forum.

Per arrivare alla domanda di Silvia sono partita da un altro argomento, ho infatti ricevuto uno spunto interessante per approfondirne due in uno, devo quindi far slittare di qualche giorno il mio intervento programmato su Hyde Park che avevo messo in conto per oggi.


Cosa si intende per bracconaggio?
Chi, come me, segue Superquark da quando Piero Angela era ancora un giovincello (scherzo naturalmente, visto che ha un discreto numero di anni e io stravedo per suo figlio, Alberto non ti tradirò! ^_^) probabilmente sa più di bracconaggio che di politica interna e, diciamocelo, non ci vuole tanto.
Per bracconaggio s'intende caccia o la pesca di frodo, ovvero non legalizzata, certificata e permessa dall'autorità.

Bracconieri a caccia: acquaforte dell'Ottocento
Al giorno d'oggi episodi come questo sono piuttosto limitati ai grandi parchi naturalistici, in special modo pare che il Serengeti sia inflazionato di bracconieri: riguardano animali in via di estinzione, protetti dalle associazioni ambientaliste come il WWF; molto spesso essi sono cacciati per l'avor.o delle zanne o per la pelliccia pregiata [quante Crudelia DeMon esistono ancora, al mondo?].
Non siamo abituati a sentir parlare di bracconaggio per quanto riguarda cinghiali, lepri, cervi e così via, ma in realtà è proprio a questo genere di caccia illegale che si fa riferimento negli atti dei secoli scorsi.
Già, come avrete senz'altro immaginato, non si tratta di un problema moderno, bensì molto diffuso, specialmente tenendo conto che l'estensione delle proprietà reali era sterminata e che erano gli unici posti dove la selvaggina corresse liberamente per tutto l'anno salvo quando il re decideva di farsi un fagiano al forno.



Origine
L'origine del problema del bracconaggio è antica di migliaia di anni, ufficialmente viene fatta risalire al periodo del Medioevo, tuttavia sono stati ritrovati documenti scritti di epoca Egizia ed Ittita (cioè qualche migliaia d'anni prima della nascita di Cristo) che riportano una precisa normativa e una procedura burocratica da applicarsi per l'uccisione di animali di proprietà reale, cioè che vivono all'interno del palazzo, ad esempio nei giardini o negli stagni attigui. Oltre a questo, anche la caccia di bestie sacre, come i coccodrilli del Nilo in Egitto era perseguibile penalmente.
Ma limitandoci all'ufficialità, senza finire nell'ufficioso, in effetti il bracconaggio non è che una delle espressioni di ribellione all'abuso della proprietà privata.
Caccia di animali sacri in Antico Egitto
Non prendetemi per una marxista convinta, ma questa è la definizione esatta che ne viene data in alcuni testi al riguardo, mi passerete quindi il gergo da "compagno" che ho adoperato.
Tornando al discorso principale, è nel Medioevo che i poveri che vivevano nelle foreste o al limitare di queste cominciarono a cacciare gli animali del re e dei nobili, specialmente i cervi, per sopravvivere.
Teniamo anche conto che all'epoca quasi tutti i boschi d'Inghilterra erano proprietà reale e, se non lo erano generalmente appartenevano al nobile signorotto locale.

Il bracconaggio nel passato aveva infatti un significato di sopravvivenza e non di desiderio di arricchirsi come è accaduto più di recente: la gente cacciava per sopravvivere e avere di che sfamarsi quando il rigido inverno o le scarse provviste non lasciavano molto nelle dispense e nei granai.

Questo tipo di bracconaggio, uno degli aspetti di una civiltà rurale basata in gran parte sull'agricoltura e sui prodotti della terra, si esaurì quasi completamente tra Settecento e Ottocento, quando la modernizzazione portò ingenti masse verso la città e la povertà stessa si spostò dalle campagne verso i grandi centri abitati, dando forma ad altre attività criminali.

Il bracconaggio, tra Settecento e Ottocento non fu più, quindi, la mera ricerca di sopravvivenza da parte dei più poveri, ma si trasformò in uno sport e in una forma di protesta o di aggressione nei confronti dei nobili, questo processo ebbe origine già un secolo prima, nel Seicento, come forma di protesta verso le varie forme di governo che si susseguirono in Inghilterra salassando la popolazione (monarchia, repubblica, Puritani, Protettorato di Cromwell e di nuovo monarchia).
A praticarlo non erano più i disgraziati dei piccoli villaggi, ma altri nobili, figli cadetti e così via, che si accanivano nell'uccisione di animali di proprietà altrui per il gusto di danneggiare il proprietario o, almeno, il suo divertimento.


Legislazioni, giurisdizioni e normative al riguardo
Le zone più colpite dal bracconaggio tra la fine del Settecento e l'Ottocento furono quelle delle Midlands e dell'Inghilterra del sud: Suffolk, Norfolk, Sussex, Wiltshire, Oxfordshire e Devon furono molto colpite da questa piaga sociale.

Nel grafico sottostante potete vedere l'andamento dei casi di bracconaggio divisi in diverse regioni inglesi, il grafico copre un periodo dell'Ottocento, sfortunatamente non sono riuscita a trovare qualcosa di analogo anche per il periodo Georgiano, sorry...
Cliccate per ingrandire



In queste regioni particolari, dove l'incidenza era altissima, le normative ci offrono uno spaccato interessante della vita di allora, ma ancora più significativo temo che sia il modo in cui erano svolti i processi.

Il bracconiere ferito di Henry Jones Thaddeus
Dico temo perché, come certo molti immagineranno, questi erano in numero assai esiguo, rispetto all'ampiezza del crimine.
La pena prevista per il reato di bracconaggio, inoltre, era molto elevata, generalmente era applicata una sanzione salatissima (nell'Ottocento), l'incarcerazione e/o l'amputazione di una mano (nei secoli precedenti), ma in casi particolari si arrivava anche alla pena capitale, quest'ultima, nello specifico, era comminata per chi commetteva reato nei confronti di animali e riserve di caccia reali: come si è visto qualche post fa, i re avevano diritto di vita e morte sui cittadini, ma di solito non erano loro a presiedere al processo, oppure si limitavano a dire al condannato che era mandato a morte per essere stato "dispettoso" nei suoi confronti, senza tenere minimamente conto delle condizioni della famiglia e dei suoi parenti.

Molti bracconieri che cacciavano per sfamare una famiglia numerosa (e a quel tempo erano spesso sopra i dieci figli), invece, furono uccisi senza tenere minimamente in considerazione la vita della futura vedova e degli orfani, che erano quindi obbligati ad un'esistenza di privazioni, disprezzati e senza aiuti statali nonostante fosse stato proprio lo Stato a renderli tali.

In compenso, nell'Ottocento sono innumerevoli i casi di bracconaggio "per sport" o per rivalsa dove i figli dei nobili la fecero franca grazie ai loro nobili genitori e, soprattutto, alla loro nobile borsa.
Nel caso si fosse commesso reato nei confronti di un animale della corona e il bracconiere fosse un nobile, esisteva il privilegio di essere impiccati con una corda d'oro. Era un privilegio discutibile per evidenziare al popolo, che assisteva alle esecuzioni per sfogo, un po' come oggi si va al cinema, la levatura elevata del condannato.
Naturalmente nel caso di quest'ultimo crimine, spesso il bracconiere era graziato per intercessione della famiglia dopo un periodo di reclusione, ma difficilmente ucciso.

Stefano Benni, autore italiano, una volta scrisse un articolo sul vino dove si diceva che nell'antica Roma esisteva la pena del taglio della lingua per coloro acciuffati ubriachi e che la condanna venne annullata allorché in Senato le sedute cominciarono a svolgersi in perfetto silenzio: ecco, in epoca Georgiana e Vittoriana le cose andarono più o meno così, visto che il bracconaggio per sport era diffusissimo già dal Seicento, le famiglie nobiliari si mobilitarono per non rimanere del tutto senza eredi -.-'

Il vecchio bracconiere di Charles Spencelayh
Il processo per bracconaggio era presieduto dal giudice di contea, che provvedeva a punire o scarcerare coloro che erano accusati di tale crimine, visto che il bracconaggio era un reato regolato da leggi di contea, come si è detto all'inizio.

Il giudice "giusto", oltre che all'accusa, a volte calunniosa, doveva anche tenere conto della motivazione che aveva spinto l'uomo a compiere un reato nei confronti dello Stato o di un nobile, ma teniamo conto che la povertà poteva non essere una scusante; attenuanti che consideravano un lungo periodo di incarcerazione era un consistente numero di figli, magari con qualcuno ancora da nascere, e il reato nei confronti di prede minori come lepri e conigli e non cervi o cinghiali.

Nel caso di reato contro un nobile e le proprietà di questi, il criminale era giudicato dallo stesso gentiluomo che aveva derubato, poiché quest'ultimo era spesso anche giudice di contea, cioè il pezzo di terra che governava, a seguito di questa motivazione era molto diffusa la pena grave per bracconaggio, egli, infatti, in barba ad ogni legge di giustizia e legalità e obiettività giudicava chi lo aveva danneggiato.

Questa parte della legge inglese tra Sette e Ottocento è molto brutta da descrivere perché, per risparmiare in magistrati regionali e per dare potere ai nobili si trasformavano proprio questi ultimi, sfortunatamente spesso venduti, corrotti, collerici, possessivi ed egoisti, in giudici che erano, quindi, ben poco imparziali, più affini a ricevere mazzette da altri simili che a condannare i veri colpevoli, punendo invece in maniera lieve coloro che avevano forti e perdonabili motivazioni alle spalle.


Il "caso Geordie"
Non posso credere che non conosciate Geordie.
Geordie è il titolo di una canzone popolare inglese del XVII secolo raccolta poi nelle Child Ballads, precisamente è la #209.
La ballata popolare, di cui si hanno molte versioni differenti, racconta di un uomo di nome Geordie

La bottega dei contrabbandieri, ripresa da una produzione televisiva


condannato ad essere impiccato con una catena (a volte una corda) d'oro per aver ucciso degli animali di una riserva reale (a volte per aver cospirato contro il re stesso).
Geordie, insomma, è un bracconiere. La vicenda segue l'implorazione della sua fidanzata o moglie, che si reca dal re o dal giudice perché grazi l'uomo; la signora, di cui si sa solo che è molto bella, ha molti figli da Geordie, in alcune versioni 7 o addirittura 12, di cui l'ultimo ancora nel grembo, oppure che non ha mai conosciuto il padre.
Il lieto fine della vicenda esiste solo nelle ballate fino al Settecento, da quando venne introdotto un sad ending che mi ha sempre fatta piangere parecchio, ovvero a nulla valgono le lacrime della giovane e Geordie viene comunque impiccato, la legge non prevede la grazia per lui.
La corda d'oro con cui Geordie deve essere impiccato è proprio il segno che si tratta di un nobile o del figlio di un nobiluomo.

La moglie implora in tribunale per la salvezza del contrabbandiere


Di questa canzone ne esistono centinaia di versioni, a noi sono giunte solo le più tristi [come al solito >_>], di queste molto apprezzabile è quella cantata dalla nota cantante folk Joan Baez, che ha interpretato molte delle Child Ballads con la sua limpida voce.
A me personalmente piace molto anche quella cantata da Chyi Yu, cantante cinese dal timbro cristallino, sullo stesso testo di quella della Baez.

Negli anni settanta, inoltre, il noto cantautore genovese Fabrizio De André [genovese come me ^_^] ne ha trascritto le parole, riarrangiando la melodia in una versione che è passata alla storia, specie nel suo duetto proprio con Joan Baez.

Per finire, nel Duemila Gabry Ponte, noto cantante di musica dance, ne ha fatto un remix con alcune variazioni, per esempio qui Geordie è giovanissimo
non ha vent'anni anco-ra

ed è proprio in virtù della sua età che la donna domanda la grazia, chiedendo che sia impiccato quando sarà più vecchio
cadrà l'inverno anche sopra il suo viso,
potrete impiccarlo- allora
la versione è orecchiabile, io stessa ho scoperto Geordie proprio tramite questa strada, ma la consiglio solo a chi riesce a tollerare la musica dance e piuttosto commerciale: la canzone ha comunque avuto un grandissimo successo.

Ecco il testo di De André:
Uomo
Mentre attraversavo London Bridge
un giorno senza sole
vidi una donna pianger d'amore,
piangeva per il suo Geordie.

Donna
Impiccheranno Geordie con una corda d'oro,
è un privilegio raro.
Rubò sei cervi nel parco del re
vendendoli per denaro.

Uomo
Sellate il suo cavallo dalla bianca criniera
sellatele il suo pony
cavalcherà fino a Londra stasera
ad implorare per Geordie

Donna
Geordie non rubò mai neppure per me
un frutto o un fiore raro.
Rubò sei cervi nel parco del re
vendendoli per denaro.

Insieme
Salvate le sue labbra, salvate il suo sorriso,
non ha vent'anni ancora
cadrà l'inverno anche sopra il suo viso,

Uomo
potrete impiccarlo allora

Né il cuore degli inglesi né lo scettro del re
Geordie potran salvare,
anche se piangeran con te
la legge non può cambiare.

Insieme
Così lo impiccheranno con una corda d'oro,
è un privilegio raro.
Rubò sei cervi nel parco del re

Uomo
vendendoli per denaro.

Altro bracconiere famosissimo, sebbene non Vittoriano o Georgiano è stato Robin Hood, che cacciava i cervi nella foresta del re (naturalmente Sherwood); a questo espidio si fa riferimento nella tradizione classica del ladro dal cappuccio verde, viene inoltre citato in diversi film, compreso la commedia di Mel Brook Robin Hood: un uomo in calzamaglia, dove lo sceriffo, balbuziente come Dotto il nano di Biancaneve dice ridicolmente

Robin: E che cosa ha fatto il ragazzo?
Sceriffo: Ha osato cervare un ucciso del re... ehm... ha osato uccidere un cervo del re
Bene, spero che mi perdonerete, le immagini sono poche, in giro non c'è molta documentazione al riguardo...

Nel libro di Theresa Tomlinson La donna della foresta, inoltre, Robin e Marian partecipano a diverse battute di caccia al cervo, rischiando anche di farsi acchiappare più di una volta, specie per la disattenzione di lei nel lasciar colare il sangue della bestia sul prato.

Altro riferimento viene fatto in un libro di ambientazione Puritana, cioè durante il protettorato di Lord Cromwell (1600-1650 ca.), dove il protagonista, anche lui nobiluomo che fa da bandito, Justin Blake, caccia di frodo nella foresta coi suoi compagni di giustizia. La protagonista, Honor lo scopre durante la vicenda, tratta da In nome del re: l'uomo mascherato.

Bene, ora vi saluto, lascio qualche riferimento, ma in giro c'è davvero poco ç_ç

Per la stesura di questo post mi sono rifatta al documento Rural and Urban Poaching in Victorian England, rintracciabile online, naturalmente in inglese. Lo consiglio assolutamente per approfondire maggiormente l'argomento.

Bacioni



Mauser


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