L'Italia, lo sappiamo, è un Paese che ha sempre esercitato molto fascino
sugli anglosassoni che da sempre ci sfruttano sia come luogo di villeggiatura, ma
anche come enciclopedia vivente di cultura e tradizione.
Oserei dire che basta sollevare la possibilità che un manufatto o un
tradizione provenga dallo Stivale perchè un inglese sia preda della smania di
accaparrarselo.
Scherzi e patriottismo a parte, ci sono stati sprazzi nel passato in cui gli
inglesi in particolare amavano molto l'Italia ed erano affascinati dagli
oggetti e dalle usanze che si portavano da noi, perfino la
moda,
appannaggio quasi esclusivamente francese, ebbe qualche raro esponente
proveniente dall'Italia prima di Valentino, anche se i loro nomi di rado sono
passati alla storia come quello dell'inventore del
rosso per eccellenza.
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La misteriosa
corona lombardamodello realizzato in ottone argentato |
La
corona lombarda che ho nominato a titolo del post (nome
inglese), conosciuta da noi come
raggiera o anche come
guazza,
è proprio uno di questi casi, uno di quegli accessori di cui neppure noi
italiani, a parte i diretti interessati della regione, rammentiamo l'usanza o
ne conosciamo la provenienza, ma che continua a vantare riproduzioni in certune
circostanze (leggasi illustrazioni dei
Promessi Sposi e le
classiche celebrazioni in abiti storici).
No, niente a che vedere con la famosissima Corona Ferrea conservata nel
Duomo di Monza e utilizzata per l'incoronazione dei Re d'Italia e degli
imperatori del Sacro Romano Impero, ma qualcosa di molto più vanitoso, sebbene proveniente dalla stessa regione.
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| Spadini a cucchiaio e intarsiati |
La
corona lombarda, infatti, è un accessorio femminile
utilizzato durante la storia italiana per adornare il capo, e dalla
caratteristica foggia a ventaglio che formava un'aureola intorno al capo della ragazza che l'indossava,
simile a quella delle Madonne.
Accessorio diffusissimo in Lombardia e facente a tutt'oggi parte del costume
regionale delle zone del lecchese, del varesotto e della Brianza, fu per lungo tempo conosciuto solo in Italia come acconciatura
popolare ed è proprio da lì che ne proviene il
nome ufficiale di
guazza che nel dialetto originario significava "intreccio". In altre zone, vista la sua diffusione territoriale, assume i nomi di
raggiera brianzola, giron, speronada, sperada o
coo d'argent.
La sua origine è avvolta nel mistero, nella leggenda e anche nelle
supposizioni, si credo infatti che l'usanza provenga dalla
Svizzera,
probabilmente importata in Italia con i mercanti che commerciavano dai paesi
d'oltralpe fino alle ricche città del nord ducato milanese.
Attraverso i walser provenienti dalla Val d'Aosta la
corona è
entrata nell'utilizzo collettivo lombardo per i
vestiti della festa
intorno al Seicento, rimanendoci fino agli inizi del Novecento, quando le
particolarità e le fogge dei costumi regionali iniziarono ad essere piano piano
appianate dalla moda in serie e dalla standardizzazione degli abiti, oltre che
dal sempre più rapido cambio della foggia degli abiti, soppiantati da altri di
fattura più mascolina.
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Lucia Mondella guarda dalla finestra
by Eliseo Sala |
È proprio la versione seicentesca che, grazie alla prosa immortale del
Manzoni è giunta fino a noi in una famosa descrizione che senz'altro
ricorderemo dai banchi di scuola, ve la riporto sperando di non suscitare
troppi brutti ricordi =)
Lucia usciva in quel
momento tutta attillata dalle mani della madre... I neri e giovanili
capelli, spartiti sopra la fronte, con una bianca e sottile drizzatura.
si avvolgevano dietro il capo in cerchi molteplici di trecce, trapassate
da lunghi spilli d'argento, che si dividevano all' 'intorno, quasi a
guisa de ' raggi d'un 'aureola, come ancora usano le contadine del
Milanese.
Alessandro Manzoni, I promessi
sposi, capitolo II
Foggia delle guazze
La
raggiera, altro nome con cui veniva identificata in Italia,
aveva una fattura molto particolare, era costituita da molti spilloni per
capelli di lunghezza variabile tra i 10 e i 20cm disposti a ventaglio o a
semicerchio; in alcune versioni, specialmente quelle italiane tradizionali e le
più antiche, gli spilloni erano sistemati uno per volta nell'acconciatura,
mentre in altre di fattura ottocentesca erano uniti tra loro tramite cordicelle
o fili d'argento formando una struttura unica.
Quelli che noi chiamiamo semplicisticamente "spilloni" prendevano
il nome di
spadinn, ovvero spadini, se erano piatti, oppure
cugiarett
se terminavano a paletta concava. Il loro numero variava sia a seconda del
della regione, nel costume tradizionale lecchese, durante il Settecento, se ne
contavano da 24 a 27, mentre nel varesotto aumentavano da 30 a 40.
Con la successiva introduzione ottocentesca dell'accessorio anche in abiti
non tradizionali, il numero di
spadinn aumentò visibilmente fino a
toccare la cinquantina.
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Disegno esplicativo della struttura della raggiera
(cliccare per ingrandire) |
Oltre agli spadini normali, le donne portavano
fino a sei spadini decorati nella parte più bassa della pettinatura, questi erano differenti dalla forma piatta o a cucchiaio degli altri, venivano ottenuti colando l'argento fuso o il metallo sugli ossi di seppia, notoriamente resistenti al calore, e risultavano decorati in maniera raffinata, i più ricchi, invece, li facevano cesellare direttamente dagli orafi, con un costo di molto superiore.
Il metallo con cui l'intera struttura era realizzata era
argento nei casi più preziosi, ma anche
ottone argentato o
rame per chi non poteva permettersi di meglio. I più poveri adoperavano anche il
legno, i più ricchi si facevano realizzare in oreficeria delle
sperada d'
oro.
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Costume tradizionale lecchese
in una cartolina dei primi del
Novecento |
Gli spilloni, che nelle fogge più preziose potevano essere sormontati da una
perla o decorati e intarsiati, venivano infilzati tutt'intorno alla crocchia
che la ragazza portava sul retro del capo, nella massa di capelli tirati che si
aveva tutt'attorno, ecco il perché del caratteristico nome: una volta
indossata, infatti, sembrava che dall'acconciatura della donna si formassero
molti raggi costituiti dalla
corona.
L'acconciatura non era ancora finita, la
raggiera, infatti,
oltre che dalla parte appena descritta era costituita anche da un ultimo
spillone, più lungo, sistemato trasversalmente; questa parte della
corona,
chiamata
spontone o guggione, andava infilzata
direttamente all'interno dello
chignon, trapassandolo come uno spiedo e
assicurandolo per bene tramite due blocchi a forma di uovo detti
olivelle, chugiar,
oeuv o
ball vale a dire olive, cucchiai, uova o palle, e
finalmente l'intera impalcatura era conclusa.
Questa particolare usanza mi ricorda, seppur vagamente, la
pettinaturanazionale coreana dove i capelli della giovane venivano intrecciati fino a
formare una striscia lunga, poi con la treccia si
formava una crocchia sulla nuca, infilzata con un lungo spillone decorato da un
lato con smalti, inserti e pietre preziose.
Cultura della sperada
Nelle regioni brianzole, del lecchese e del varesotto la pettinatura con le
guazze o con la
sperada era uno
status symbol; ogni ragazza sognava e costruiva nella sua mente la propria pettinatura con gli
spadini un po' come certe bambine sognano l'abito del matrimonio
[all'epoca l'abito del matrimonio non era diverso dal solito, si usava quello della festa, non esisteva un vestito apposta da mettersi una sola volta, che spreco!] e a volte rinunciavano all'acquisto di altri accessori o addirittura beni anche di prima necessità, risparmiando per comprarne un pezzettino ogni volta, rendendo l'insieme più ricco e bello. A noi, abituati ad avere tutto in abbondanza sembra strano, ma questo genere di mentalità era molto diffusa fino agli anni Settanta, quando le ragazze, fin dalla fanciullezza, iniziavano ad accantonare oggetti e biancheria da casa per formare il loro
corredo. Con il progressivo decadimento che l'
istituzione del matrimonio ha avuto nella società, anche quest'usanza è andata perdendosi.
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| Raffinata sperada in argento con spadini cesellati a mano |
Il passaggio di una ragazza dall'infanzia all'età adulta era sancito,
oltre che dalla maturazione fisica, leggasi
menarca, proprio dalla grande concessione di non
portare più le lunghe trecce sulle spalle, ma di poter raccogliere i
capelli, ecco quindi perché la
sperada aveva tanti significati importanti per loro, più del nostro moderno cellulare!
Una ragazza divenuta
signorina, come si dice dalle mie parti, cioè arrivata alla pubertà, poteva raccogliersi i capelli ed era, quindi, ufficialmente
maritabile e
corteggiabile [non si maritavano ragazze non ancora sviluppate perché non potevano avere figli. Anche per i matrimoni di eredi al trono, principi e duchi combinati dalla culla si aspettava che entrambi gli sposi avessero raggiunto l'adolescenza per celebrare la cerimonia ufficiale nella quale erano proprio loro a pronunciare i voti e a cui seguiva la consumazione del matrimonio].
So che con la precoce età puberale odierna risulta difficile associare quest'idea del matrimonio alle bambine undicenni che giocano con le
Barbie, ma bisogna tenere conto di due fattori:
- Il primo era che una volta ci si sposava presto. Sedici anni era un'età appropriata, specialmente se ne si veniva da due di corteggiamento [Renzo e Lucia sono rimasti fidanzati una vita e mezza!].
Anche quattordici era considerata appropriata, anche se per noi è pedofilia.
- Il secondo era che l'età puberale per le ragazze, non influenzata né dalla società o dalla tv, né dallo stile di vita frenetico, era molto più avanti, quindi intorno ai quindici-sedici anni (cfr. L'amante del re di Bertrice Small dove Blaze, la maggiore, viene data in sposa quasi sedicenne, appena divenuta signorina ed egual cosa accade alle gemelle Bliss e Blythe) .
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Raggiera del 1840 eseguita da un argentiere di Milano,
composta da: 34 spadini a cucchiaio, 2 spilloni decorati e 2 "olivette".
Questa raggera è di proprietà di un componente del Gruppo Folk Bosino. |
Era usanza in alcune regioni acquistare uno
spontone alla Prima Comunione di una bambina (all'epoca si faceva intorno agli undici-dodici anni) e uno
spadinn per ogni compleanno da allora fino al diciottesimo o al ventiquattresimo, ecco anche il perché del numero 24.
Una ragazza fidanzata riceveva inoltre il giorno delle nozze uno
spadinn dal suo futuro marito per ogni anno d'età, andando ad integrare il piccolo gruzzolo realizzato dalla famiglia.
La
sperada era anche fatta in modo da denotare sempre la condizione della fanciulla nella società, a seconda della foggia si indicava se era nubile, sposata, con figli, ecc.
Le donne sposate, per esempio, indossavano nel semicerchio di raggi uno
spadinn differente dagli altri che denotava ufficialmente la sua condizione di coniugata. Il numero e la qualità di spadini presenti nell'elaborata acconciatura era un motivo di ostentazione da parte delle donne del paese a riprova dell'agiatezza della famiglia di appartenenza, della munificenza del marito e della considerazione in cui la
spùsa era tenuta.
Indossare la raggiera
Quasi indispensabile, è da premettere, erano capelli sufficientemente lunghi
da poter essere raccolti almeno in trecce. All'epoca, come ricorderemo dai post
sulle acconciature, non era certo una stranezza avere una folta chioma che
arrivasse fino alla schiena, oggi forse non tutte le lettrici possono vantarla.
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L'elaborata acconciatura a sperada
di una donna sposata in abito tipico
del varesotto |
I capelli dovevano essere precedentemente spazzolati con cura e, nel caso di capigliature ricce, lisciati con l'impiego del sapone e tirati tutti nei due lati, segnando una riga centrale dalla fronte alla nuca ben scriminata, poi si formavano due trecce, da un lato e dall'altro della testa, che con perizia venivano
arrotolate intorno alla base del capo, formando un cerchio o una crocchia,
dopodiché con lo
spontone erano bloccate e fissate al loro posto
(non esistono mollette e forcine, badate bene!).
Fatto ciò gli
spadinn erano infilzati nel cerchio delle trecce
in modo che sporgessero appena intorno al capo, lo
spontone,
invece, doveva essere ben visibile ai lati del viso.
Il lavoro di
messa su della
sperada era molto lungo e complesso, le donne la sistemavano una con l'altra, tra suocere, nuore e cognate, da sole era un'opera impensabile, e infatti una
sperada storta, disordinata o asimmetrica poteva significare che i rapporti tra le donne di casa non erano molto buoni.
L'acconciatura, inoltre, non era risistemata ogni giorno, ma solo una volta ogni tanto, le donne dormivano con tutta l'impalcatura su proprio come le geishe, che andavano dal parrucchiere a
rimontare la struttura una volta al mese. Per mantenere la pettinatura venivano utilizzati degli appositi poggiatesta come cuscini che sostenessero il collo, ma sollevassero la testa.
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Renzo confessa a Lucia il
rifiuto di Don Abbondio di
celebrare il loro matrimonio |
Cosa c'entra, però, questa particolare usanza lombarda con un blog
sull'epoca Vittoriana? Specialmente a fronte delle posizioni che ho preso
riguardo l'approfondimento della storia italiana...
È da dire che questo particolare
accessorio, che noi conosciamo solo
dalle illustrazioni dei libri di scuola, ebbe una grande risonanza all'estero,
specialmente in Inghilterra e in Germania, dove venne esportato con successo,
uno dei pochi casi della storia.
Nell'Ottocento, infatti, quando cominciarono ad essere di gran moda i
capelli raccolti a
chignon, si cercarono molti modi per adornare la
propria pettinatura e le donne non si lasciarono certo sfuggire la possibilità
offerta dalla
corona lombarda, che in Italia, invece, era usata
già da de secoli, sebbene facesse parte del costume popolare e non certo gli
outfit
della nobiltà. Nell'arco di un decennio, intorno al 1860, la
raggiera
raggiunse addirittura la vetta della classifica dei VIP, essendo portata e
ostentata con orgoglio da regine e imperatrici, oltre che dalle nobili di
corte.
Una delle più importanti sponsor fu la
Principessa Carlotta di Baviera,
successivamente conosciuta come Imperatrice Carlotta, moglie dell'Imperatore Massimiliano del Messico, fratello di Franz, che indossa questo
accessorio
in uno dei suoi più famosi dipinti che la ritraggono e che diede molto impulso
all'acquisizione dell'usanza nei paesi germanici del sud.
Carlotta, in particolare, che prima d'essere Imperatrice del Messico era una delle Principesse austriache della casa d'Asburgo, aveva ricevuto in dono una
sperada impreziosita da perle e raffinati ceselli, dalle suddite lombarde, quale omaggio alla Sua Maestà, la principessa aveva sfoggiato spesso l'accessorio in circostanze ufficiali e in dipinti di rappresentanza, scatenando un vero e proprio
must have nella corte viennese e, successivamente, prussiana e monacense.
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Carlotta d'Asburgo,
Imperatrice del Messico, con
la sperada regalatale dalle
suddite lombarde |
Molte delle antiche
sperade realizzate prima del Novecento sono purtroppo scomparse con la Prima Guerra Mondiale, date come pegno alla patria per le esose guerre che avevano distrutto l'Italia del periodo.
Oggigiorno, ambito folkloristico a parte, le
guazze sono rimaste ancora nella foggia della corona conferita a
Miss Padania.
Simbolo dell'affermazione femminile in Brianza, è anche il logo di una associazione con fini femministi che porta proprio il nome di
sperada e anche di un gruppo per il recupero delle tradizioni intitolato a
Renzo&Lucia.
Link e fonti
Troverete parecchi link perché un po' sul web se ne parla, ma sempre con nomi e diciture differenti e quindi è difficile mettere insieme tutte le fonti di luoghi diversi, dove la chiamano chi ad un modo e chi all'altro.
Il primo passo è scoprire tutte le nomenclature di quest'oggetto...
Wikipedia IT | Guazze
Brianzolitudine | Brianza Hope
Culture Popolari e Tradizioni della Lombardia | Abiti e ornamenti | La sperada
Museo Etnologico Monza e Brianza | La sperada, ornamento dell'acconciatura femminile
Gerenzano Forum | L'eleganza dei nonni e la sperada delle nonne
MilanoFree Forum | La sperada o raggiera nella tradizione lombarda
Gruppo Renzo&Lucia | La raggiera
Gruppo Folk Bosino | La raggera
Federazione italiana tradizioni popolari | Gruppo Renzo&Lucia
Italian Folk Federation | Le guazze di Lucia
Experiments in elegance | Mystery Headdress and Lombardi National Costume
Spero davvero che il post sia stato interessante, non so se si è notato, ma ciascun titoletto utilizza un nome differente dello stesso oggetto, ci tenevo a sottolineare che, mentre all'estero la chiamano banalmente
corona lombarda, da noi ha molti altri nomi specifici della regione e della foggia, così come anche le sue componenti.
Ci risentiamo al più presto, un bacione grande
Mauser