10 febbraio 2010

Le ghette

Qualcuno forse si è dimenticato di questo accessorio, qualcuno non l'avrà neanche mai visto.
Nulla di più facile considerando che ormai gli unici ad indossare le ghette sono i multimilionari americani usciti dal Monopoli e Paperon de' Paperoni....

Ma in realtà le ghette sono state protagoniste di una piccola quanto significativa rivoluzione modaiola di epoca Vittoriana, arrivando ad avere un'importanza vestire pari a quella delle calzature.
In effetti, è da sottolineare, esse erano quello che si vedeva da fuori, delle scarpe. Non il cuoio, non i lacci come si usa adesso, ma il copriscarpa per proteggerle e, allo stesso tempo, ostentare ricchezza, prestigio, importanza.

Storia e origini
Le ghette furono inventate dai barbari invasori dell'Impero Romano.
Queste tribù, infatti, cavalcavano continuamente, vivendo la loro vita quasi esclusivamente a cavallo, il che creava la necessità di proteggere le gambe, soprattutto i polpacci, dallo sfregamento, dal freddo, ma anche dagli attacchi (come le gambiere dell'armatura).
presto vennero introdotte anche nell'Impero, che se ne servì come "copri sandali" per i legionari di stanza ai confini, dove le condizioni erano terribili; poichè i sandali dei legionari erano aperti, durante le campagne militari in condizioni peggiori era molto facile ammalarsi per il freddo o l'acqua che s'infiltrava nelle scarpe; attraverso l'invenzione delle ghette, invece, essi avevano i piedi e i polpacci protetti, dall'infiltrazione di neve e acqua.

Ancora adesso, le ghette sono molto impiegate in ambito sportivo, specialmente in divertimenti invernali come l'alpinismo o l'escursionismo a racchette, dove è necessario avere i piedi sufficientemente asciutti per consentire all'atleta di proseguire nella marcia, senza ritrovarsi due blocchi di ghiaccio al posto delle estremità inferiori.

Dopo la gloria portata dai romani, le ghette divennero appannaggio esclusivo dei ricchi, dove continuarono ad essere ampiamente utilizzate, ma soprattutto della fanteria; i poveri non indossavano neanche le scarpe, figuriamoci i copriscarpe!
Ancora oggi, visitando qualche museo del costume o di abiti antici o di divise militari è possibile trovare l'abbinamento delle ghette alle divise, sia giornaliere che da parata e durante le consuete sfilate annuali delle Forse Armate (ad esempio quella per la celebrazione della Repubblica, il 2 Giugno), si nota che molte divise hanno ancora nella loro uniforme di gala le ghette.

Dalle ghette "alte" alle uose
La situazione rimase invariata fino al Settecento.
Il passaggio dalle ghette "alte" che coprivano il polpaccio, alle uose, ovvero le ghette "basse" che proteggevano la caviglia, è solo uno dei molti aspetti che testimoniano la crescita economica di quel periodo e l'importanza sempre maggiore che acquisirono le classi borghesi di mercanti, commercianti e imprenditori.

Come per tutte le classi emergenti, anche i nuovi imprenditori cercarono di farsi accogliere nelle cerchie più alte e storicamente antiche della società, vale a dire l'aristocrazia.
Per fare questo utilizzarono un mezzo che si è sempre permesso di scavalcare qualsiasi confine nel corso della storia: la ricchezza, con un po' di adulazione.

L'aristocrazia, infatti, con i tumulti rivoluzionari e le idee liberali della Rivoluzione Americana (o Guerra d'Indipendenza) e della Rivoluzione Francese, stava attraversando un periodo di grave declino finanziario e sociale. Il tutto in contrasto con la crescente ascesa della borghesia mercantile, molto aggressiva.

L'amore/odio tra borghesia e aristocrazia è come la guerra dei sessi, esiste da sempre, ma se in passato era rimasto in sordina a causa dell'influenza estrema della classe nobiliare, con l'aumentare della ricchezza materiale (oggetti, denari, preziosi, immobili) essa mise in luce l'eterna spaccatura ancor di più e i borghesi e gli aristocratici furono costretti dalle circostanze a mescolarsi per sopravvivere.

Per scimmiottare lo stile passato, i borghesi iniziarono ad indossare le ghette. Ma teniamo conto che portavano anche i pantaloni lunghi, più pratici per il lavoro, a differenza degli antichi aristocratici. Era quindi inutile avere le ghette fino al ginocchio quando quella parte di gamba non era esposta. Molto più utile, invece, coprire la scarpa stessa, a contatto col fango delle città, la polvere e la sporcizia delle strade.
Ecco come le ghette si trasformarono in uose, di foggia esattamente identica, ma alte solo fino alla caviglia.

Segno di eleganza
La moda e la società, si sa, a volte fa in fretta a dimenticare le cose.
Ecco perchè, alla metà dell'Ottocento, le uose erano già considerate sinonimo di grande eleganza, come se derivassero dalle vere ghette più per prestigio che per praticità e nessuno si azzardava a dire che si trattava della mise dei parvenu.

Indossate in colore bianco, su lustre scarpe nere e abbinate a sciarpa candida, cilindro di raso e bastone in ebano erano la divisa perfetta per le serate di gala dal 1840 in poi.
Questo completo, che dava un discreto fascino all'indossatore, rimase ampiamente adoperato fino alla fine del XIX secolo e anche durante il primo trentennio del XX.

In compenso, sebbene le ghette alte fossero cadute in disuso a favore delle uose, ritornarono in auge come complemento della moda femminile, specialmente abbinate alle tenute da amazzone dal 1870 in poi.

La scomparsa delle ghette, un accessorio ridondante e affettato, avvenne intorno agli anni '40 del Novecento, quando la semplicità cominciò ad essere il dettame della moda e non più la pretesa di ricchezza, come era stata fino ad allora.


Foggia, colore e materiale
Caratteristica imprescindibile per qualsiasi tipo di ghette è di essere impermeabile, verrebbe infatti meno la loro funzione principale se questo dettaglio fosse mancante.
Ecco quindi perchè i materiali con cui sono fabbricate sono tutti idrorepellenti, cioè impermeabili all'acqua.
I più utilizzati sono senz'altro il cuoio e la lana cotta, feltro e cotone.
Il cuoio in particolare era adoperato per versioni più eleganti e raffinate, mentre la lana cotta, più pratica, lavabile ed economica, era usata negli strati più bassi della popolazione e per le occasioni meno formali, ad esempio viaggi, incontri pomeridiani tra amici.
Il feltro era specialmente adoperato in campo equestre.
Le ghette di lana cotta e tessuto avevano il grande privilegio di essere estremamente calde quando, invece, quelle di cuoio non mantenevano il piede tiepido.

I colori utilizzati erano i più diversi, ma solitamente si prediligevano tonalità molto scure come il nero o il marrone per le calzature da giorno e bianco o panna per le occasioni formali come balli, ricevimenti e cene della Stagione.

Anche la foggia era differente: se le ghette alte coprivano la gamba fino al ginocchio, le uose arrivavano solo fino alla caviglia.
In entrambi i casi il copri scarpa ricadeva sulla tomaia (questa particolarità era detta becco d'oca), proteggendo il davanti e il tallone e veniva mantenuto in posizione tramite una cinghia regolabile che passava sotto la pianta del piede; a tale proposito è da precisare che i tacchi delle scarpe maschili di allora erano un po' più alti rispetto a quelli cui siamo abituati oggigiorno (se si escludono Berlusconi e Sarkozy).

In nessun modello, comunque, le ghette coprivano anche la suola delle scarpe, soprattutto perchè, dato il materiale, si sarebbero consumate rapidissimamente.

Entrambi i tipi, sia alte che basse, erano costituiti da più pezzi di materiale cuciti assieme.
Sul lato esterno erano fissati dei bottoni in fila, poi sostituiti da velcro o cerniere, mentre un laccio, che collega i lati inferiori passando sotto la suola in prossimità del tacco, mantiene le ghette in posizione impedendogli di risalire sulla gamba.
La forma delle ghette può essere assimilata a quella dei moderni fuseaux.


Oggi
Nella nostra epoca le ghette sono quasi esclusivamente relegate alla letteratura ottocentesca sia di composizione che di ambientazione.
Viene fatta spesso menzione di questo accessorio nei romanzi e nelle novelle di stampo steampunk, che si rifanno, per guardaroba, agli anni 70/80 dell'Ottocento, almeno nella sua forma classica, lì vengono abbinate in fogge più o meno insolite e colori particolari, creando un bellissimo effetto cromatico assieme al resto dell'abbigliamento dei protagonisti.

Altri riferimenti sono i fumetti, indimenticabile il papero della Disney Paperon de' Paperoni che le indossa abitualmente abbinate alla palandrana e senza scarpe.

Anche nel cartone animato The Flintstones, nelle cerimonie eleganti i protagonisti vestono polsini staccati e ghette.

Ma non bisogna dimenticare che ci sono parti del mondo dove le ghette sono ancora usate, sebbene non in maniera massiva. In particolare i cowboy americani le abbinano ai consueti copripantalone in pelle, ideali per cavalcare, per spostarsi su terreni accidentati che potrebbero rovinare gli abiti o per avere a che fare con bestiame.

Più volte esse sono state riproposte nella moda, specialmente in versioni colorate e fantasiose, adornate di fiori, ma mantenendo sempre la loro caratteristica classicheggiante e un po' retro.


Curiosità
Molto curioso è ricordare una scarpa, la famosa Charleston, che all'epoca fu un vero boom, ovvero la caratteristica scarpa anni '20 di vernice nera e bianca, nel caratteristico bicolor per la versione più glamour, ma anche beige e marrone per quella sportiva (foggia ancora adoperata nel golf), ecco, la rammentate?

Ebbene, essa nacque come un imbroglio. Già, precisamente! Il bianco della tomaia, infatti, era inizialmente pensato per essere la falsa ghetta (che all'epoca faceva ancora chic), che copriva la scarpa quando non la si indossava. Chi avrebbe mai pensato che un trucchetto del genere avrebbe aiutato una delle più grandi scelte stilistiche in fatto di scarpe!


Ecco un video di appassionati di steampunk in cui si spiega come realizzare da soli delle splendide ghette, guardate che bel tutorial!




Vi lascio anche un interessantissimo sito moderno che si occupa esclusivamente di ghette. Trovo che sia curioso che qualcuno abbia messo in piedi un simile commercio quando ci sono persone che neanche sanno di cosa stiamo parlando >_>
Spatterdash Link

Vi è inoltre un libro il cui riferimento alle ghette come simbolo di ricchezza è incluso nel titolo:
Young Men in Spats
riguardo gli altolocati membri di un club londinese

Ora devo andare davvero, a presto e buon divertimento!

PS: dato che sono una appassionata ho messo anche qualche immagine di ghette moderne, alcune sono adorabili ^_^



Mauser




6 commenti:

  1. Ciao!! Piacere, mi chiamo Beatrice e ho quasi 18 anni ^^
    Ho letto -tutto- il blog dall'inizio alla "fine", hai fatto davvero un ottimo lavoro! Finora ho commentato solo qua e là dove non resistevo alla tentazione, ma da questo momento in avanti spero di poter commentare ogni tuo intervento come meriti!! :D
    Ovviamente anche io sono appassionata di epoca Vittoriana, e ultimamente grazie al mio ragazzo mi sto interessando anche allo steampunk XD

    Per quanto riguarda le ghette hai fatto un bellissimo articolo... non credevo che fossero tornate in auge per un caso così "fortuito" XD io ho tentato di farmene un paio qualche mese fa ma ho fallito miseramente, il pattern che avevo scaricato da interent era una ciofeca, avrei dovuto prendere meglio le misure...
    Comunque sia non demordo, appena avrò nuova stoffa tornerò alla carica ;) il tutorial già lo conoscevo, è abbastanza utile davvero...
    Comunque oltre ai cowboys e agli steampunk-er usano le ghette anche alcune gothic lolita ^_^

    A presto e continua così, ti seguo è una promessa *o* (o una minaccia? XD)

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  2. Ciao Bea, piacere di conoscerti! Sono felice che il blog ti piaccia e sia interessante, spero davvero che continui ad essere così anche in futuro!
    Lo steampunk affascina molto anche me, sebbene sia una profana nel campo, però mi piacerebbe approfondirlo ^_^


    Sono contenta che l'articoletto sulle ghette sia sembrato approfondito, io sono una grande appassionata, mi piacciono molto sebbene non ne abbia mai indossate un paio... ti auguro buona fortuna per la realizzazione delle tue, sono sicura che questa volta andrà meglio della precedente, anche io quando cucivo prendevo sempre stoffa in meno =P


    Ci sentiamo presto, bacioni! (e tranquilla, la tua minaccia non mi spaventa, ihihihih *_____*)

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  3. Questo articolo è davvero strabiliante. Io stessa cerco le ghette da un sacco di tempo, poiché vorrei metterle sui miei stivali. Sono di un'eleganza infinita, secondo me.

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  4. ehehe, questo blog si sta popolando di appassionati delle ghette! Non che mi dispiaccia, ma almeno mi sentirò un po' meno sola quando i miei amici mi guardano come se fossi pazza quando le nomino...

    Anche io trovo che siano molto eleganti e in alcune fogge davvero raffinate senza sembrare snob come per altri capi d'abbigliamento

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  5. carissime amiche,la prossima settimana vedrete tutte le fogge delle ghette, eleganti da sera, da discoteca, da passeggio ecc. ecc. scrivetemi

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