23 settembre 2011

Il Samovar

Cari lettori,
di ritorno dal mio viaggio in Grecia e Turchia ho portato con me molti bei ricordi di quei luoghi esotici, delle loro usanze e tradizioni, a volte simili e a volte un po' meno alle nostre.
Illustrazione di un samovar
Una delle cose che mi ha molto colpito, specialmente in Turchia, è proprio vedere come coabitano insieme sia la cultura Occidentale che quella Mediorientale.
I turchi di Izmir, dove abbiamo fatto scalo, ci spiegava la nostra stupenda guida locale, sono persone tranquille per cui la serenità della giornata e dell'esistenza, aliena dalla frenesia della vita moderna, è ancora un valore da preservare, per questo quelli di Izmir non sopportano che gli abitanti di Ankara, zona notoriamente più fredda e meno mite di clima, vengano a svernare sulla loro costa egea, portando con sè la mentalità malpensante della capitale e il modo di prendere la vita, sempre di corsa.
Alle cinque di pomeriggio, mentre mi trovavo per strada, dal minareto un muezin si è messo a recitare la sua quotidiana litania, mentre un dromedario passeggiava placido lungo la strada, il nostro autobus proseguiva lentamente nella regione di Selgiuk e due uomini dalla pelle scura e i baffi neri sorbivano il loro tè sotto una tettoia ombreggiata, attingendo da un samovar posto su un trespolo sul balcone.

Il samovar è l'oggetto di cui voglio parlarvi oggi, per la nostra rubrica dedicata a quegli utensili ormai quasi scomparsi dalle nostre esistenze, ma che in passato erano quotdiani nella vita di chi poteva permetterseli.
Per parlare del samovar dobbiamo temporaneamente lasciare sia l'Inghilterra vittoriana, sia l'Ottocento e spostarci più indietro nel tempo e più verso Oriente, fino alle sconfinate steppe dell'Asia centrale, dove, si pensa, quest'oggetto nacque moltissimi secoli fa.



Origine del samovar
La Russia detiene ancora oggi il primato di utilizzo e ne rivendica con energia la maternità, ma molti storici mettono in dubbio la cosa, propendendo per credere che si tratti, invece, di un'invenzione delle grandi pianure centrali.

Indubbio è invece che sia russa la parola adoperata ancora oggi, samovar deriva infatti da due termini sam=solo e varit'=bollire. Unendoli insieme si ottiene la parola che conosciamo, col significato di bolle da solo, un bollitore automatico, insomma.

Girl with samovar
by Anatoly Korobkin
I sostenitori della tesi russa, cioè coloro che pensano che il samovar sia nato nel Paese degli zar, riconducono la sua nascita ad un altro oggetto, molto simile, chiamato sbitennik, adoperato per preparare una bevanda calda di nome sbiten a base di miele e spezie o erbe aromatiche, ideale per il rigido inverno. In origine, quando il tè era ancora una bevanda di lusso per la nobiltà boiara, era lo sbiten a farla da padrone e per un certo periodo, nel Settecento, le due bevande furono in competizione per guadagnarsi il diritto ad essere le più apprezzate. Ricordiamoci che il tè arrivò in Russia intorno agli anni Trenta del Seicento.

Lo sbitennik era un aggeggo simile ad una teiera, munito di zampe sulle quali poggiava per non disperdere il calore sulla superficie con cui era a contatto, e corredato di un tubo, la sua forma, effettivamente, è molto analoga a quella del samovar.
Ma come avvenne, allora, il passaggio dallo sbitennik al samovar? Si tratta semplicemente di un adattamento ad altra funzione dello stesso oggetto o c'è dietro qualcosa di diverso, un'evoluzione che si discosta dall'originale, sebbene porti ad un oggetto simile?
Nessuno sa dare una risposta a questo quesito, ma probabilmente, con il cambiare dei gusti, l'oggetto venen adattato (le modifiche sono quasi irrilevanti) per poter funzionare anche per il tè, probabilmente esistevano sbitennik, con altri nomi, per molte bevande calde di uso comune che si preparavano per infusione e questo lo lascia supporre il fatto che il samovar/sbitennik rimase per lungo tempo confinato nelle regioni più fredde del Paese, per esempio sui monti Urali o nel nord vicino alla Siberia.

Con il progresso industriale, i samovary, come molti altri oggetti, iniziarono ad essere prodotti in serie negli stabilimenti sui monti Urali. A iniziare l'attività fu Nikita Demidov che nel 1701 si trasferì nella regione dando l'avvio alla prima industria. La produzione non era fatta a macchina, ma a mano [difficile pensare ad una produzione in serie fatta a mano, vero? Eppure fino al Novecento fu così per TUTTE le cose] e si dice risalga a questo periodo la trasformazione del samovar da semplice teiera con le zampe alle forme più moderni a cui siamo avvezzi, l'ispirazione proviene proveniva con ragionevole probabilità dai distillatori realizzati nella stessa zona in materiale di rame.

A renderlo però l'oggetto diffuso, amato ed esportato in tutta l'Europa fu Fedor Lisityn, armaiolo che si dilettava nella realizzazione di questi oggetti nel tempo libero, ma furono due fratelli, Ivan e Nazar Lisityn, sui figli, che aprirono nel 1778 la prima fabbrica presso Tula, ancora oggi conosciuta come la città dei samovary.
Samovar sferico decorato a mano con teiera
abbinata e vassoio da portata
Nel 1830 il  samovar cominciò ad essere prodotto industrialmente partendo a Tula, dove era nato il suo successo, via via per tutto il mondo. La moda lo esportò anche lontano dalla regione della Moscova, arrivano fino alla mitteleuropea San Pietroburgo e contagiando le colonne portanti della letteratura russa, Pushkin, , Tolstoj, Gogol, Dostoevskij e Cechov lo nominarono spesso nei loro romanzi, da Guerra e Pace ai Fratelli Karamazov, ecc.
L'esportazione del samovar avvenne verso Occidente, ma anche verso Meridione, dove i paesi arabi dell'Impero Ottomano, dell'Impero Persiano e delle regioni di confine dell'India lo adottarono a loro volta, riconoscendone l'utilità e la praticità rispetto ai metodi tradizionali.

L'evoluzione stilistica portò lentamente a sostituire carbone e carbonella, fonti originarie del calore per scaldare l'acqua, con olio, gas e, in seguito, elettricità, oltre a far assumere al samovar molte forme, di queste le più riuscite e famose rimangono:
  • A cilindro
  • A botte
  • A sfera
  • A cratere
Quest'ultima, in particolare, viene considerata la più raffinata, ispirata alle forme dei vasi dell'antica Grecia dalla sagoma a imbuto, il fondo concavo, le pareti ornate di manici e un appoggio a piantana o a zampe.

L'impiego più prestigioso del samovar, che lo rese ancor più noto ai russi, fu la sua introduzione nei vagoni di lusso della ferrovia Transiberiana che collega la capitale Mosca con la città di Vladivostok, sulla costa pacifica.
9000 km di rotaie, 7 giorni di viaggio per completare la tratta, 1000 fermate da oltrepassare, 7 fusi orari da attraversare per 10 anni di lavoro serrato di prigionieri e condannati, molti dei quali morirono per la fatica, il freddo e le privazioni, con la spaventosa media di posa di 740km annui di ferrovia.

Sebbene a noi possa apparire difficile, consumatori medio-bassi di tè e molto più di bevande sintetiche gassate, il samovar rimase in uso continuato in Russia almeno fino agli anni Ottanta del Novecento, quando, in occasione dei Giochi Olimpici, oltre a divenire il souvenir perfetto, fu anche eletto a simbolo della Russia insieme al classico colbacco di pelliccia nera tipico dei cosacchi dello zar e poi anche dell'esercito dell'Armata Rossa.
At the Samovar
by Aleksandr Ustinovich
Ancora oggi nelle zone meno industrializzate e fondate su un'economia agricola, viene considerato il regalo di nozze perfetto.

Anche in Inghilterra, sulla moda russa, verso la seconda metà dell'Ottocento possiamo incontrare molti samovar. Certo, gli inglesi tradizionalisti difficilmente avrebbe abbandonato la loro consuetudine della teiera, che abbiamo descritto nel post dedicato all'usanza del tè pomeridiano, per loro sacra quanto la yumecha giapponese, la cerimonia del tè, ma quando c'era da preparare la bevanda tipica victorian per quaranta persone, forse un aiutino non sarebbe stato sgradito, piuttosto che mettere a bollire una dozzina di teiere, non credete? Quindi non stupitevi se, di nascosto, in cucina il samovar russo era largamente impiegato, oppure se i pezzi più pregiati venivano sistemati e adoperati in salotto come pezzi d'arte, più come vasi da esposizione che come utensili realmente utilizzabili.


Il samovar oggi
A parte la Russia più arretrata, dove le tradizioni moderne non sono ancora arrivate [e forse è meglio che non arrivino] e dove il tè lo si prepara ancora come nell'Ottocento, il Paese che tampina per il primato d'impiego è l'Iran, dove il samovar è all'opera da circa due secoli.
Certo oggi si usano quelli elettrici, le cose cambiano e il mondo gira per tutti, anche per i più integralisti, ma la dedizione della cerimonia del tè iraniana, o persiana se preferite la versione pre-komehinista, è altrettanto accurata come quelle più note inglesi e giapponesi.
In Iran il samovar viene chiamato samavar e con la sua arte squisita e l'argento tedesco rappresenta una delle forme di artigianato tipico del Paese. Assolutamente da vedere.
Oltre l'Iran, il samavar è diffuso nei Paesi del Medio Oriente come la Turchia dove sono stata io e dove il tè caldo viene sorbito anche con 48°C! Tanto di cappello... no, è meglio se il cappello lo tengo in testa, col sole e la calura che ho beccato, toglierlo equivale a prendere una di quelle strinate da ricordarsi tutta la vita =)

Samovar del Museo dei Samovar
di Tula (Russia)
Sebbene i samovar originali fossero a carbone, carbonella o olio e venissero usati all'interno, al giorno d'oggi la pratica è vietata dalla legge a causa dei fumi tossici che potrebbero sprigionarsi, così come i pericoli di incendio, gli unici consentiti in ambienti chiusi sono quelli installati a parete e collegati direttamente all'impianto idraulico, questi tuttavia assomigliano più ai boiler per scaldare l'acqua della doccia, piuttosto che agli originali oggetti portatili che erano...


Usare il samovar
Ogni Paese ha le sue regole della buona ospitalità, in Russia si dice che presentare ai propri invitati un samovar pulito e lustro sia un'indice importante nella scala di valutazione ed è anche un segno di riguardo nei confronti degli ospiti.

Il primo passo per iniziare a farlo funzionare è riempire la caldaia con dell'acqua, per comodità il samovar viene posto sopra un vassoio, in questo modo le eventuali gocce che dovessero cadere, piuttosto che la cenere del combustibile, non andrebbero a rovinare il tavolo o la tovaglia.
Passiamo ora al combustibile: in assenza del combustibile solido che viene usato spesso anche nei fornelletti da campeggio, si può adoperare la carbonella del barbeque piuttosto che pigne secche, che conferiscono un aroma resinoso molto particolare, quest'usanza è diffusa principalmente in Russia, dove si ha abbondanza di questo materiale, mentre altrove scarseggia (ad esempio in Medio Oriente), è sconsigliabile usare direttamente il legno o il carbone trattato che si trova in commercio.
Bene, ora diamo inizio alla combustione!
Carta o ramoscelli andranno benissimo per questa funzione, anche i fiammiferi, sebbene sia consigliabile impiegare qualcosa che duri leggermente di più senza rimetterci le dita della mano.
Il fuoco così creato va mantenuto se si vuole scaldare l'acqua continuativamente, in media si impiegano 20 minuti per una caldaia da 4 litri, un notevole risparmio di tempo rispetto all'impiego della teiera normale.

Stanza arredata in maniera tradizionale con
samovar, dolci tipici e oggetti tipici
A questo punto, sfruttando il rubinetto posto alla base, è possibile spillare l'acqua in ebollizione e usarla per mettere il tè in infusione.
Per coloro che l'avessero dimenticato, ricordo che il tè all'inglese non viene preparato direttamente nella teiera in cui bolle l'acqua, loro usano un bollitore e poi ne travasano il contenuto nella teiera di ceramica, dove verrà aggiunta la miscela di foglie.
Tutto chiaro?


Sitografia e link utili
Wikipedia - Samovar
Insieme a Tè | Samovar
Una stanza tutta per il Tè | Il samovar
MasterRussian | Russian Culture | Samovar
Cultura Russa | Samovar
The Tula Museum of Samovar
Samovaroff Museum about private collection of Mikhail Borschev !!!CONSIGLIATO!!!
Samovarmuseum

Spero che l'approfondimento sia stato interessante,
ci rivediamo presto,
un bacio a tutti





Mauser

4 commenti:

  1. I post in cui parli degli utensili del tempo sono quelli che mi piacciono di più, soprattutto se poi si tratta anche di altri Paesi. Una domanda un po' scema: l'accento di "samovar" su quale sillaba va?

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  2. Scivere degli oggetti è molto bello e istruttivo anche per me =)

    La parola samovar ha l'accento sull'ultima sillaba, inoltre in russo la O viene pronunciata A, così come nei paesi arabi, dove però viene anche scritta così.
    Al seguente link puoi ascoltare la pronuncia perfetta del termine
    http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/4/45/Ru-samovar.ogg

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  3. Mille grazie per la risposta =D

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  4. Pollince in su per la presenza della bibliografia a correlazione dell'articolo!

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