18 giugno 2013

Le calze

Cari amici,
come state? Spero che il vostro tempo trascorra serenamente, per quanto mi riguarda sono parecchio indaffarata in mille progetti e anche molto stanca, il primo dei progetti di cui mi sto occupando è casa mia.
Woman fastening her garter
by Edouard Manet
Vado a vivere da SOLA, finalmente posso coronare questo progetto che mi segue fedelmente da ormai diversi anni e al quale aspiravo. Data di chiusura ultima: settembre, anzi a dirla tutta io speravo luglio... Avevo tanti dubbi su questa decisione, ancora adesso la paura non manca, a volte ho qualche incertezza,
quando le spese di partenza iniziano a sommarsi, a crescere vertiginosamente saturando l'entrata dello stipendio, mi sento un po' come se stessi buttando del denaro in qualcosa di fallimentare, un'impresa nella quale vedrò come la mia gestione della vita e visione delle cose è pessima; adesso capisco molto bene il perchè in tanti si stacchino dalla famiglia solo per crearne una loro, partire da soli significa essere SOLI in tutte le circostanze, vale sì il farsi la propria vita e le proprie regole, ma anche superare problemi che, in precedenza, si sarebbero risolti insieme ad altri familiari, vuol dire non solo cucinare da soli, ma anche mangiare da soli con Bruce Springsteen che canta When you're alone come unico compagno e, alla peggio, un programma in tv.

Detto questo, oggi parleremo delle calze.
Quanto sono coerente... è proprio da me saltare di palo in frasca in mezzo secondo, ma devo troncare sennò mi metto a parlare di frigoriferi e aspirapolvere e mobilia e non vi meritate che vi tormenti con certi simili argomenti, non è roba vittoriana, non sono granchè storici e faccio già degli elmetti notevoli a tutti i miei amici e a quel santo ragazzo che mi sopporta [lo metto in grassetto sperando che ogni tanto passi a controllare cosa combino qua sopra] tediando ciascuno di loro con racconti di servizi di bicchieri e padelle antiaderenti e perorando la causa del pentolino da latte o calcolando gli sconti dei supermercati e la validità dei detersivi.
E, non lo nego, per qualche fugace momento ho addirittura ponderato l'idea di aprire un secondo blog raccontando le mie disavventure casalinghe, idea per fortuna sfumata subito visto che a stento riesco a mantenerne UNO, di blog.
Basta. Stop. Fine.

Sulla parola "calza" esiste una confusione totale perchè indica una categoria di indumenti piuttosto ampia e di fogge differenti: calzini, collant, scarpette leggere... tutto calza!
L'origine della calza è antichissima e risale a circa 3000 anni prima di Cristo, in Egitto e in Mesopotamia molti notabili della società portavano degli approssimativi calzini di lana o di foglia naturale intrecciata come segno distintivo del rango, mentre altri andavano scalzi o coi sandali.
L'etimologia del termine da noi impiegato viene dal latino calx, tallone, da cui proviene la dicitura calceus, un particolare tipo di calzatura morbida e comoda adatta a camminare in casa che svolgeva la funzione delle nostre ciabatte e che, a sua volta, si evolvette nel periodo dell'ultimo tardo romano in calcae indicante proprio una sorta di primitivo calzino che si portava dentro le scarpe come protezione o per scaldare il piede.
Questa stratificazione rende già bene l'idea del perchè le calze fossero un bene extra, comodo e utile, ma non indispensabile. Non venivano considerate un lusso come guanti e mantelli perchè si riusciva a ricavarle un po' da tutto quel che si aveva a disposizione, ma venivano utilizzate solamente d'inverno, se si aveva la possibilità di acquistarle, altrimenti la gente indossava zoccoli e piedi nudi.
The Competition in Sittacene and the Placating of Sisigambis (detail)
in Book of the Deeds of Alexander the Great

In questa raffigurazione appaiono molti uomini in calzamaglie colorate con corti farsetti alla cintola che a stento coprono l'inguine dei soggetti rappresentati.
Come ambientazione è datato circa 1400

Le calze erano care per molti motivi: la filatura, i tessuti adoperati (seta e lana) e la manodopera erano tutte costose, rendendo l'indumento nelle sue molte declinazioni, tra cui l'arcinota calzamaglia, apannaggio solo di pochi abbienti.
Quei pochi ne fecero però un vero ornamento di prestigio già a partire dal Medioevo decorandole con ricami raffinati, pizzi, trine e colori sgargianti ottenuti da altrettanto rari e preziosi materiali spesso provenienti dall'oriente e dal Mediterraeo. Alcune calze erano filate in oro e argento, rendendole perciò dei veri gioielli alle gambe di nobildonne, sovrani, amanti reali, ecc.
Il calzino cominciò a differenziarsi già dal Medioevo in due forme di calze note, una lunga, adatta da portare sotto le vesti e solitamente più preziosa e costosa, e una corta, più un pezzo di stoffa cucito alla meglio, da mettere per scaldare i piedi.
Dal 1400 circa la calza, ancora disponibil per i poveri nella "forma standard al ginocchio" si era allungata al punto da ricoprire l'intera gamba dalla punta del piede all'ombelico ed era stata introdotta nel guardaroba maschile: le si ritrovano nei ritratti dei nobiluomini e dei sovrani di tutta Europa, figure di mercanti, politici, giullari, nobili e cavalieri le sfoggiano orgogliosi quali ostentazione del proprio rango. Sarebbe rimasta un must have per 200 anni.


Illustrazione di una coppia abbigliata
secondo la moda di Edoardo II
(ca. 1300): uomini in calzamaglia e
donne senza, come cambiano i tempi!
L'introduzione era stata necessaria in quanto le vesti maschili si erano progressivamente accorciate trasformandosi in farsetti che arrivavano all'inguine ed erano considerati troppo corti per consentire la minima decenza, lasciando i genitali esposti e agli sguardi anche delle signore. Sebbene la calzamaglia fosse considerata una valida copertura, già da allora esistevano correnti che chiedevano a gran voce di coprirsi in modo più significativo, evoluzione che si è trasformato nel Manifesto del gruppo Thights are not pants.
Non fu l'unica volta che la calza divenne la sostituta delle brache, in epoca Tudor la moda delle collant da uomo era ancora diffusissima e i maschi più o meno alfa della specie umana sfoggiavano i loro attributi virili attraverso le colorate calzamaglie a volte bicolori, con patte rivestite di brillanti ed ermellini, vezzo di alcuni tra i più ricchi e cerchia alla quale Enrico VIII certo non si sottraeva (ossessionato come era dalla discendenza, poi...), alcuni uomini che non si consideravano sufficientemente prestanti imbottivano le proprie calzamaglie di lana o con specifiche imbottiture sagomate per apparire più dotati e sfoggiare virilità fuori dal comune.
Le cose però stavano cambiando. Già nel regno di Elisabetta I le calze da uomo iniziarono nuovamente ad accorciarsi per adattarsi alla nuova moda delle brache a palloncino che comandavano tutt'altro guardaroba di accessori.

Le donne, invece, non indossavano mai calzamaglie, a differenza di oggi che è considerato un capo più femminile che maschile, un capovolgimento di ruoli che si ebbe solo nel Novecento quando gli uomini, ormai avvezzi ai pantaloni, smisero le collant e si convertirono ai calzini.

Nel Seicento la calza lunga perse progressivamente terreno nei confronti della calza più corta, principalmente perchè il progressivo allungamento di brache e pantaloni annullò la necessità di coprire cosce e inguine.
In comprenso la calza a mezza gamba, di lunghezza alternabile sopra o sotto il ginocchio, divenne sempre più popolare anche tra le signore, ovviamente opportunamente ricamata e decorata a motivi floreali.
Nel Settecento le calzette bianche da signora erano l'elemento indispensabile della vita di qualsiasi donna delle categorie più fortunate, le indosavano addirittura serve e cameriere e stavano diventando sempre più accessibili grazie all'impiego di nuovi e più economici metodi di filatura usati nelle manifatture, anche quelle in fase di espansione, inoltre la recente introduzione del telaio meccanico portò enormi cambiamenti del mondo dell'industria tessile e nella produzione di filati.
Per tutto il XVIII secolo la calza rimase l'indumento unisex per eccellenza, indossato dagli uomini e dalle donne, una situazione che ritroveremo solo nel Novecento, quando la parola unisex divenne il cardine della moda degli anni Settanta, Ottanta e Novanta.
Una donna abbigliata "à la polonoise"
si aggiusta la giarrettiera mostrando le
belle gambe.
Rimasta in uso con Napoleone, una delle poche abitudini a cui permise di sopravvivere, la situazione per la calza da uomo cominciò a mutare già nei primi vent'anni dell'Ottocento quando le breeches, i pantaloni da uomo al ginocchio in voga nel Settecento, vennero rapidamente soppiantati da pantaloni più lunghi alla caviglia [per la storia dei pantaloni da uomo si veda il post di approfondimento Brache e pantaloni], ciò comportò un cambio di abitudini e i calzini si accorciarono ulteriormente, un processo durato fino ai nostri giorni..
Per le donne, invece, avvenne l'esatto opposto e  a partire dagli anni '50 sempre del XIX secolo, le calze si allungarono progressivamente durante sorpassando l'agoniata vetta del ginocchio. Come per le calze da uomo, anche qui si trattò di un processo lento che aggiunse un centimetro ogni anno per ognuno di quelli recuperati dai mutandoni che si stavano accorciando.
A fine secolo le calze da donna erano ormai lunghe fino a mezza coscia mentre negli indumenti da uomo stavano apparendo i calzini "corti", vale a dire sotto il polpaccio, ideali per le stagioni calde e i climi estivi o delle colonie.

Il secondo boom del mondo delle calze si ebbe con l'introduzione prima della fibra sintetica e poi con la nascita del collant, correva l'anno 1959 e prima d'allora le calze erano sempre state rigorosamente naturali: lana o seta, cotone, mussolina, batista, ecc.
Tutti noi lettori siamo più o meno stati testimoni di una frazione dell'ultima evoluzione dell'indumento per il quale non occorre spendere troppe parole, qualcuno di noi e di voi sarà stato tra i fautori del cambiamento: dalle prime calze a rete anni '70 ai colori fluorescenti degli anni '80, simboli di cantanti in voga come Cyndi Lauper e Madonna.



Foggia della calza
I tessuti con cui era realizzata erano principalmente cotone e seta per le calze estive e lana per quelle invernali. La foggia e i colori, tuttavia, mutarono radicalmente nel corso del tempo.
La calza originaria non era costituita da due tubuli giuntati al tallone e chiusi in punta, ma da diversi pezzi di stoffa appositamente sagomati e cuciti tra di loro.
Il pezzo più lungo era quello che copriva la parte anteriore della gamba, esso era costituito da un lungo rettangolo di stoffa tagliato in forma rotonda sulla punta per simulare il contorno del piede, a questa venivano cuciti altri due lembi che andavano a coprire i lati del piede e un semicerchio per il tallone. Si trattava però di un cartamodello molto grossolano e poco attillato alla gamba.
Nel tempo e nelle botteghe delle modiste questo mutò progressivamente e si trasformò in una forma più complicata: il lembo centrale andò a coprire non solo la parte anteriore, ma anche i lati del piede ed era poi fissato sul retro con una sola cucitura lunga fino al polpaccio, esso era inoltre tagliato ai due lati all'altezza della caviglia e lì era giuntata la parte che fungeva da pianta del piede: questo accorgimento faceva sì che la calza seguisse in maniera più precisa la fisionomia della gamba, evitando di essere larga e cadente una volta indossata. Questa particolare foggia era in voga durante l'ottocento e spesso la parte della pianta e quella della gamba erano messe in risalto da colori diversi che, quando abbinati, formavano una caratteristica V al lato del piede, rifinita con passamaneria e ricami assortiti.
I colori delle calze furono quasi sempre molto accesi e vistosi, sia per gli indumenti da uomo che da donna: il colore vistoso era sinonimo di ricchezza perchè realizzati con elementi molto cari che, quindi, erano accessibili solo ai più abbienti ed ecco perchè nel guardaroba delle grandi donne del Settecento


Accessori
Nella storia delle calze, queste ultime sono spessissimo state accompagnate da diversi accessori, molti di questi servivano per fare in modo che la calza non lasciasse la sua posizione, un'operazione difficile vista la sua posizione sul ginocchio, zona in continuo movimento, e dato che non esistevano elastici che potessero tenere su l'indumento né fibre elastiche con le quali fabbricare le calze, fino al Novecento circa, quando le stesse collant erano ancora di lana o seta, l'uso di trucchi assortiti per fare in modo che le calze non cadessero sulle caviglie a mo' di salsicciotto erano imprescindibili.
Sono due in particolare questi "attrezzi" coi quali si cercava di fare in modo che calze e calzini rimanessero dove erano stati faticosamente posizionati, la giarrettiera e il reggicalze.
Entrambi, fino alla metà dell'Ottocento, erano indossati non a mezza coscia, come ci viene erroneamente fatto credere da film sedicenti storici oppure da letture imprecise che contrabbandano idee un po' improprie, bensì all'altezza del ginocchio o poco sopra e le calze avevano la lunghezza delle moderne parigine.
Il fatto che la calza fosse fermata in una posizione così difficile, come la piegatura della gamba, rendeva estreamamente difficile il lavoro di reggicalze e giarrettiere, che spesso cadevano insieme alla calza, attirati dall'inevitabile forza di gravità.

La giarrettiera è quella che è stata introdotta per prima e segue un po' il principio della cintura.
Mancando l'elastico, il sostegno era realizzato con delle fettucce e dei nastri oppure delle cinghie di pelle e cuoio; indifferentemente dalla foggia, la giarrettiera era posta all'estremità superiore della calza o del calzino e i due lembi venivano legati intorno alla gamba con un fiocco o con la fibbia.Ovviamente più l'indossatrice era importante, ricca e di rango, più i nastri erano preziosi nella realizzazione e nelle rifiniture, spesso adorni di merletto o pizzo, decorati con fibbie di metalli raffinati e realizzati nei materiali più costosi.
Giarrettiere a nastro in preziosa seta cinese ricamata.
La parte più spessa e rifinita avvolgeva la gamba fasciata
dalla calza appena sopra il ginocchio, le strisce di tessuto
invece venivano strette sul retro e fissate con nodi e fiocchi
Alla giarrettiera femminile è legato anche un curioso aneddoto storico che coinvolse Edoardo III e una certa Contessa di Salisbury, probabilmente Giovanna di Kent, la quale, proprio per la sua posizione a mezza gamba incline al cedimento, perse una giarrettiera durante un ballo e il Re in persona la raccolse e la rimise al suo posto.
Alle risatine maliziose dei cortigiani il re rispose in francese «Honi soit qui mal y pense!» (Si vergogni chi pensa male di ciò), che divenne poi il motto dell'Ordine della Giarrettiera appunto, sopravvisutto ancora oggi e il cui simbolo è proprio una giarrettiera di cuoio con fibbia su cui è scritta la famosa frase.

Dal Settecento in poi rimase un indumento quasi totalmente femminile, mentre gli uomini si convertirono al reggicalze, il quale a sua volta arrivò nel guardaroba delle damigelle solo nel Novecento.Strana la linea temporale, nevvero?

Se la giarrettiera era considerata un indumento femminile, il reggicalze era la sua controparte maschile.
Qualcuno può tranquillamente esclamare OMG! o simili espressioni di sconcerto, se lo ritiene opportuno.
Indossato fin dal Settecento e nato come una variazione della giarrettiera stessa, il reggicalze prevedeva una cinghia di sostegno (a seconda dei modelli questa era sopra o sotto il ginocchio) e due corte bretelle ad essa cucite che andavano fissate all'orlo superiore della calza o del calzini, tenendoli su grazie al fattoo che la cinghia rimanesse ferma.
Illustrazione di alcuni modelli di
reggicalze da uomo del XIX secolo
Il reggicalze originario non prevedeva elastici, ma solo fettucce che potevano essere di pelle o di stoffa, a volte anche preziose e ricamate quanto quelle da donna. Nel Settecento fu elemento imprescindibile del guardaroba maschile quando la calza era sempre in vista sotto le brache al ginocchio, ma mantenne la sua popolarità per tutto il XIX secolo e fino agli anni Sessanta del Novecento, quando ancora lo si riconosceva in qualche personaggio maschile, finanzieri della City, broker di Wall Street, pubblicitari distinti come Don Draper (vedi reggicalze moderno da uomo).
Al giorno d'oggi è piuttosto raro, anche se ancora venduto.
Solo nel Novecento il reggicalze, con qualche variazione di stile, entrò nell'armadio delle signore, venne integrato nella biancheria intima con la guaina, che era un indumento estremamente diffuso, erede del corsetto come strumento di modellazione del corpo femminile, esso infatti lo appiattiva sulla pancia e sui fianchi, conferendo una silhouette più filiforme e proporzionata.

Il reggicalze era uno strumento più efficace rispetto alla giarrettiera per meri motivi fisici legati a cose come l'attrito e la forza di gravità. Il reggicalze, infatti, era portato a diretto contatto con la pelle, che è molto meno scivolosa del tessuto (basti pensare che una volta sotto le gonne si indossava la sottogonna appunto perchè l'indumento non assumesse forme strane e scivolasse libero senza formare fosse, pieghe o avvallamenti) e per porosità e le sostanze di cui è ricoperta forma un grande attrito con il cuoio, mentre la giarrettiera era indossata sopra la calza, perciò la sua efficacia era in parte mitigata dallo scivolamento di tessuto sopra tessuto, entrambi lisci che generavano pochissimo attrito, inoltre la pesantezza della calza stessa spesso la faceva scivolare sotto la giarrettiera, cadendo inevitabilmente verso i calcagni.

Tra mito e feticcio
Ricostruzione di calze bianche da donna
del 1800 con giarrettiere ricamate a
motivo floreale.
Molti di noi, consciamente o inconsciamente, associano la calza ad un elemento di sensualità e provocazione, a parte le caratteristiche più trash che non indagherò, la calza è da sempre stata abbinata a qualcosa che è nascosto, ma non del tutto celato ed è per questo che per lungo tempo mostrare calze e caviglie di una signora era considerato sconveniente quasi quanto circolare a seno scoperto.
Fino al Novecento l'idea di mostrare le gambe rimase un tabù inattaccabile che decadde solo con la Guerra, quando la necessità di razionare le stoffe costrinse le sartorie americane e poi di tutto il mondo a diminuire l'impiego di tessuto negli abiti, il che portò, oltre alla nascita del costume a due pezzi [si veda l'apposito post di approfondimento], anche all'accorciamento drastico della gonna all'altezza del ginocchio. E con la liberta degli anni '60 ancora un ulteriore tagli di misura presentò al mondo la minigonna e con essa le collant.
Oltre alla calza in sè che da sola rappresenta un buon punto di partenza per la seduzione femminile (coprente ma non troppo, trasparente ma non inesistente), anche gli accessori che da molto l'accompagnano fanno parte di quell'immaginario un po' voyeur, tra di loro la semprenota giarrettiera, il reggicalze indossato in vita, la guepiere, la riga posteriore fanno parte dell'immaginario di seduzione moderno e che da sempre esercita potere e fascino, fin dall'Ottocendo quando lo scandaloso cancan, il ballo del Moulin Rouge, portò alla ribalta il cabaret e le calze e le giarrettiere delle signorine che si esibivano.


Oggi
La produzione a macchina dell'indumento, molto più sagomato di una volta, l'introduzione di diverse fibre sintetiche che hanno contribuito a rendere questo capo sempre più resistente, ma anche caldo e confortevole ed economico, ha fatto sì che la sua commercializzazione crescesse di anno in anno e con essa anche l'introduzione di fantasie, stravaganze, nuovi modelli e ritorno agli albori.
A parte stelle, fiori, teschi e mimetismi nelle collezioni che ho visto sfilarmi davanti negli ultimi mesi, a parte i pantacollant, i leggings e i fuseaux, che per me rimangono tutti la stessa cosa, a parte le calze a rete che poi hanno iniziato a sovrapporsi e a bucarsi "ad effetto" e a parte i colori fluo, i calzini col bordo in pizzo sulle calze e il ritorno della riga posteriore (fatta appositamente a macchina), il pile dentro le collant e le paillettes fuori, non so che altro aspettarmi da questo indumento.
Una cosa è certa: col percorso storico che ha fatto, di cambiamenti ne ha visti davvero tanti.

Spero vivamente che il post sia stato interessante, mi piacerebbe dire a presto! ma davvero non so quando avrò nuovamente il tempo di scrivere, ovviamente mi auguro presto!.
In ogni caso un bacione grande a tutti voi,
con affetto




Mauser

8 commenti:

  1. Post molto bello ed esaustivo su un indumento di cui oggi difficilmente si potrebbe pensare di fare a meno! In bocca al lupo per la tua nuova esperienza che sicuramente ti donera' soprattutto la consapevolezza di potertela cavare da sola in ogni situazione ;)

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    1. Grazie mille del commento e del sostegno!
      Speriamo bene :)

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  2. Un grosso in bocca al lupo per l'avventura che stai per intraprendere.

    Interessante approfondimento sulle calze. Un giorno mi piacerebbe provare delle calze di seta... mi chiedo se si sente molto la differenza con quelle di cotone, per esempio.

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  3. Bellissimo post!
    Mi è piaciuto molto e ho immaginato la giarrettiera dell'epoca che bloccava la circolazione a quelle poverette che erano costrette a portarla tutto il giorno.. ahahah!

    In bocca al lupo per la tua nuova esperienza, vedrai che ti abituerai alla nuova condizione. ;)

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    1. Non so davvero come potessero sopravvivere, io sarei stata continuamente a tirarmi su gli orli e grattarmi in modo ben poco raffinato... sarei stata una pessima ragazza vittoriana come sono una pessima ragazza moderna^^

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  4. Davvero interessante! ^_^
    In bocca al lupo per il tuo progetto!

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  5. Questi post sono sempre interessantissimi, ben scritti e ricchi di informazioni. Adoro questo blog! Complimenti e in bocca al lupo per i tuoi progetti, ti auguro di tutto cuore di riuscire a realizzarli!

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