16 luglio 2011

Le divise dei domestici

Ciao a tutti, cari lettori.
KuroshitsujiNel manga il protagonista è un mag-
giordomo demoniaco con inconfondi-
bile divisa tardo vittoriana
Sto cercando di impegnarmi a fondo per recuperare un po' del tempo perso, ultimamente tra l'ufficio, le trasferte e un sacco di arretrati il tempo che ho potuto dedicare al blog è stato poco, ma spero di potermi rifare e per farmi perdonare andrò a parlare di un argomento che so caro a molti di voi: le divise della servitù.
Ogni qual volta si pensa al periodo vittoriano, la prima cosa che viene in mente insieme all'imponente figura della Regina Vittoria è sicuramente la cameriera tipo del periodo, quella classicamente vestita di nero e bianco con crestina e polsini inamidati.
Questa è una figura molto cara a tanti di noi, che la identificano come il personaggio dell'epoca. Ed è il primo mito da sfatare. Spiacenti, miei cari e appassionati lettori, ma la cameriera in abito nero e gembiulino candido e raviolo in testa è un'entrata molto tardiva, nel mondo della servitù domestica, per molteplici motivi, il primo dei quali riguarda il fatto che nessun membro femminile del personale di casa poteva avere contatti con ospiti e visitatori, quindi non occorreva che il personale donna fosse tirato a lucido nel caso un passante le avesse incrociate.
Partiamo quindi dal presupposto che, almeno fino agli anni Settanta dell'Ottocento il personale dotato di divisa era solo quello maschile di rappresentanza, vale a dire maggiordomi, valletti, paggi.


Livrea da valletto di
fattura militare.
Epoca: metà Settecento
Periodo Georgiano
L'evoluzione della divisa dei domestici vede un punto di svolta durante il periodo seguente alla Reggenza, cominciano a trasformarsi nel tipo di indumenti che ancora adesso riconosciamo.
Prima di allora la divisa di un domestico di rappresentanza, come detto rigorosamente uomo, aveva un taglio molto militare e in alcune case il personale adoperava lo stesso tipo di abbigliamento che aveva indossato durante guerre e battaglie a cui aveva partecipato, un caso famoso è quello del domestico dei Villefort nel romanzo Il conte di Montecristo: l'uomo, incaricato di occuparsi dell'anziano genitore del procuratore, indossa con orgoglio la divisa che aveva ricevuto per prendere parte alle campagne napoleoniche in centro Europa, la cosa crea non poco imbarazzo alla famiglia, in quanto la caduta in disgrazia dell'Imperatore dei Francesi aveva portato dure rappresaglie contro i suoi sostenitori o presunti tali.

Altra divisa di rappresentanza
di fattura molto raffinata e con decora-
zioni e colori sgargianti.
Epoca: metà-tardo Settecento
La divisa standard, comunque, era composta da breeches, cioè le tipiche brache maschili prima dell'avvento del pantalone lungo, da una camicia bianca di fattura semplice e senza pizzi, da un bolero (altrimenti detto panciotto) o da una casacca lunga, di foggia militare settecentesca in colori sgargianti come rosso, verde, blu, nero, marrone; la giacca era decorata esattamente come quella degli ufficiali dell'esercito, quindi poteva avere cordoni, bottoni metallici, alamari, addirittura bordature in passamaneria, polsini ripiegati, colletto rigido e controspalline. Per chi non lo sapesse le controspalline sono quelle strisce di tessuto o passamaneria simili alle nappe delle tende o dei tappeti che sormontano frange dorate e che fanno tanto divisa da parata.
Immancabile, nella divisa del domestico tip settecentesco era la parrucca che era costituita dai consueti boccoli sopra le orecchie e da un codino posteriore. La parrucca poteva essere richiesta solo in ambiti particolarmente formali, famiglie molto altolocate o eventi specificiatamente snob.

Ostentare ricchezza vestendo non solo se stessi, ma anche la propria casa e il proprio personale era una forma di mostrare la propria borsa, così come avere carrozze costose, case sontuose, optional di grido, inviti e conoscenze.

Das Schokoladenmadchen
by Jean-Etienne Liotard
Naturalmente questa era la divisa del personale di rappresentanza. Il resto della casa, quelli insomma che non venivano visti dagli ospiti, vestivano alla meglio secondo la moda (povera) dell'epoca.
A volte per le cameriere della casa, quelle che si occupavano della padrona, delle figlie e delle pulizie, era prevista una linea di vestiario che comprendeva abiti candidi, scarpette a sabot e cuffia.

Non lasciatevi ingannare dai dipinti che rappresentano personale domestico con scolli di pizzo e maniche a palloncino, il vestiario della cucina, così come della servitù più modesta era quello di tutti i giorni, panni in cotone, magari decorati a righe dovuti alla cucitura insieme di più tessuti (qualunque altra deroga decorativa era molto costosa, per il tempo, perchè non si poteva ottenere semplicemente giuntando insieme le pezze e l'effetto patchwork non era di moda), maniche a tre quarti che non intralciassero nel lavoro e scarpe basse e comode, sia a stivaletto che a sabot.


Divisa per domestici di epoca
tardo settecentesca-ottocentesca
La giacca si è accorciata, ma si mantiene
la fattura militare e le breeches
Durante la Reggenza
In epoca Regency si mantennero esattamente le stesse consuetudini settecentesche per quanto riguardava la divisa della servitù, compresa la divisione nettissima tra il personale di rappresentanza, riccamente abbigliato e quello dietro le quinte che si occupava di mandare avanti la baracca e a cui nessuno teneva la porta aperta.
Al tempo in cui Jane Austen ambienta i ruoi romanzi, a Rosings e a Pemberly probabilmente si sarebbero ancora riconosciuti domestici con la livrea militare e, allo stesso modo, alla fine del libro Lydia, l'irrispettosa sorellina di Jane e Lizzie ammette di aver acquistato le bardature per i propri domestici di seconda mano.


Epoca Vittoriana
In realtà il processo di cambiamento avviene leggermente prima dell'ascesa al trono di Vittoria, più precisamente nel periodo di transizione che si ha tra il regno (e non la Reggenza) di Giorgio IV e l'arrivo della piccola Hanover.
Livrea per domestici
epoca ottocentesca.
La giacca si allunga
in maniera uniforme, si
introducono i pantaloni
lunghi e le linee sono
molto più definite
L'evoluzione della moda sia in campo maschile che femminile porta un inevitabile cambiamento anche nel gusto dei paramenti della servitù. Le linee di vestiario maschile iniziano a farsi sempre più semplici e pratiche, il pantalone si allunga, i colori si uniformano, mentre viene conferito anche al personale femminile (anni Cinquanta) una uniforme di servizio, sebbene le donne continuino ad essere relegate a compiti che non prevedano il contatto con gli ospiti.

L'arrivo del tradizionale abito tipo smoking da pinguino per gli uomini e il vestito nero (che poi nero non era) con crestina per le donne sarà un'introduzione degli anni Settanta dell'Ottocento, circa, e non sono altro che una progressiva acquisizione, con un briciolo di miglioramento, degli abiti da lavoro comunemente impiegati dal personale, che erano di colori scuri, come marrone o grigio tortora, blu e cartazucchero, in materiale lana o cotone; questi erano ornati di grembiule più o meno raffinato e il raviolo ridicolo che le cameriere sfoggeranno alla fine dell'Ottocento altri non è se non l'evoluzione della cuffia che fin dal Settecento le donne indossavano per lavorare e, a volte, anche per andare in giro.
La cuffia faceva sì che i capelli rimanessero in ordine, non si impiastrassero nei lavori e non creassero fastidio al volto o alle mani (alcune li avevano molto lunghi). La crocchia, come saprete benissimo, è la pettinatura per eccellenza delle cameriere da sempre per gli stessi motivi della cuffia e si mantenne anche quando quest'ultima si trasformò in mero vezzo.
Il grembiule, inoltre, che a noi piace ricordare immacolato, non era certo bianco nella realtà perchè indossato per dei lavori, quindi macchiato di polvere, cera, cenere, erba, terra, sporcizia in genere.

Nelle case dei meno esigenti era permesso non avere un'uniforme per il personale non di rappresentanza.
Chiaramente, se il valletto o il paggio aveva abiti di un certo livello, si poteva supporre che anche la famiglia fosse benestante. Seguendo la moda, il pantalone lungo divenne la norma, così come la camicia rimase chiara e la giacca divenne un obbligo.


La divisa nera
L'idea che tutte le domestiche avessero il vestito nero altri non è se non un preconcetto moderno, dove si tende a semplificare un po' tutto.
Emma di Kaoru Mori
Nel manga la protagonista è una
cameriera degli anni '90 del-
l'Ottocento e indossa la divisa
nera che tutti conosciamo
In realtà le domestiche di case diverse avevano una divisa differente, questo per distinguerle e distinguersi. Era importante per loro sfoggiare qualcosa di differente dalla ragazza della casa vicina, l'identità era omologata per ogni casa, ma comunque personalizzata.
Era un concetto importante soprattutto per le cameriere che lavoravano in case con poco o medio personale.

Le grandi magioni, invece, raccoglievano un po' di tutto, il personale poteva provenire da tutta l'Inghilterra, con o senza referenze. Con la carenza di domestici che si ebbe tra gli anni Cinquanta e Novanta e il numero che veniva impiegato, raramente queste grandi case potevano permettersi di dare loro il vestiario ai dipendenti, che quindi continuavano ad adoperare il proprio abito da lavoro. Dagli anni Settata diviene di moda dare alle dipendenti l'abito grigio o nero, inutile dire che, uniformandosi l'abito da lavoro, qualunque fosse la provenienza della persona, questa avrebbe avuto qualcosa di somigliante a tutti gli altri, magari non dello stesso livello (se aveva lavorato per una casa più ricca o più povera), ma poco differente, come è il caso del manga di Emma, che giunta presso i Molders, ha con sé lo stesso abituccio portato mentre lavorava presso la signora Stoner. Adele, la capocameriera, osservandolo lo ritiene di fattura troppo povera e le presta un grembiule dei suoi e una cuffia, almeno finchè non avrebbe avuto i soldi, detratti dal salaro, per acquistare il corredo di livello necessario.

Sfatiamo anche il mito del colore, l'abito delle cameriere non era nero, bensì GRIGIO o al massimo color antracite. Nero era solo il vestito per le occasioni ufficiali, in quanto questo colore tende a sporcarsi molto più facilmente del grigio.

Come si nota da questa foto di un adattamento tv, le divise potevano non essere nere e neppure tutte dello stesso colore.
Nonostante questa uniformità di vestiario nella foggia e nel colore, le differenze si mantennero specialmente perchè la comparsa del personale femminile era rarissima e quindi non si aveva necessità di renderlo più grazioso spendendoci soldi. Fino agli anni Venti del Novecento il servizio a tavola era fatto esclusivamente dagli uomini, infatti nel telefilm Downton Abbey crea scandalo il fatto che una cameriera sia reclutata per servire la cena a causa dell'indisposizione del valletto del signore, menomato da ferita di guerra e costretto a spostarsi con un bastone.


Un ragazza di cucina che indossa
la cuffia, il pin-apron e un abito
chiaro e di fattura semplice come
d'usanza
Divise in cucina
A differenza degli altri piani, la cucina era un mondo a sé stante.
Qui il personale non era tenuto a indossare una divisa, anche se per praticità era abbigliato con colori chiari.
In cucina il grembiule era d'obbligo visto il genere di lavori svolti, le donne erano inoltre tenute a portare la cuffia, una scelta d'igiene non indifferente, e alcune portavano anche le coprimaniche, ovvero rivestimenti in stoffa di forma tubolare fermati al polso e ai gomiti che servivano per proteggere i polsini del vestito durante il lavoro.
Li indossavano anche tutti coloro che per mestiere avevano a che fare con l'inchiostro, quindi contabili, notai, scribacchini...

Nel caso la padrona avesse richiesto la divisa anche per le sguattere e la cuoca, questa sarebbe stata chiara, con al massimo una decorazione a righini.


Procurarsi una divisa
La scuola per maggiordomi e servitori,
in Inghilterra, abilita ogni anno dalle
50 alle 100 persone perfettamente formate
per prendere servizio tra il personale.
In epoca georgiana una casa che assumeva personale aveva la possibilità di prendere servitori sia già dotati di divisa che di fornirla in casa. Anche nell'Ottocento alcune dimore mantennero questa condotta.
Nel caso scegliessero di assumere con divisa il salario del dipendente era evidentemente più alto, certo capitava che il personale avesse ciascuno una giacca diversa e potevano non essere abbinate per foggia, decoro e colore, ma si risparmiava sull'acquisto.

Se invece era la casa a fornire gli abiti, allora il contratto poteva prevedere che il prezzo dell'abito fosse detratto dal salario, in quel caso però, quando un dipendente lasciava il posto, portava con sè anche il nuovo abito da lavoro.
Altrimenti, se a pagare la cifra erano i padroni, giacca, brache, ecc sarebbero rimasti alla casa per il prossimo impiegato.

Esisteva poi una scelta intermedia che era quella di acquistare le divise di seconda mano.
Queste uniformi erano spesso smesse da altre case dove si era deciso di rinnovare anche il guardaroba dei servi, oppure perchè non adatte al nuovo personale o, ancora, fuori moda.
In quel caso il costo era inferiore e approcciabile anche dalle case meno abbienti e meno pretenziose, questa è la scelta fatta da Lydia e George Wickham riguardo il proprio personale, tanto che la ragazza se ne vanta addirittura con la madre.

In epoca Georgiana, quando la servitù era un lusso per pochi ricchissimi, l'usanza era quella che il vestiario appartenesse alla casa, in questo modo tutti erano appaiati e ordinati e con le stesse giacche e brache.

Verso la fine del Settecento una famiglia media poteva in genere permettersi un paggio e un valletto e un paio di cameriere, da lì in poi sempre più domestici diventeranno proprietari del proprio abito.

In tutti i casi, comunque, il personale si preoccupava di tenere con la massima cura la divisa, in quanto essa faceva parte dei suoi strumenti di lavoro.
Lavata con cura durante i giorni non lavorativi, era rammendata con perizia nel caso si fosse bucata, ogni punto era sistemato, i bottoni lustrati fino a splendere e le scarpe tirate a lucido. Tenere con ordine la propria divisa faceva parte degli impieghi di un buon domestico così come lucidare le posate del servizio buono.


Spero che l'approfondimento sia stato interessante e di aver finalmente messo una pietra sopra quell'odioso mito della gonna nera e del grembiule bianco che si associa inevitabilmente all'epoca Vittoriana, peccando di ingenua ignoranza.
Ricordatevi che suddetta divisa è ritrovabile solo alla fine dell'epoca Vittoriana e in quella Edoardiana!

Con affetto,



Mauser

18 commenti:

  1. Grazie mille. Interessantissimo ed illuminante!
    Purtroppo siamo circondati da 'miti' storici (castello=Medioevo, colonna bianc=antica Roma) e non sono facili da scrollarsi di dosso!
    Comunque sia, ora almeno so come vestire la mia protagonista, anche se non vedevo l'ora di farle indossare un bellissimo ed immacolato grembiulino ricamato ... pazienza!!!!
    grazie e ciao
    Viviana

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  2. Stupendo!!!
    ..io ho visto cameriere vestite in maniera identica ad Emma anche nel film di Dorian Gray, mi sono rimaste impresse!

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  3. Esco dall'anonimato per farti i complimenti per questo magnifico blog: l'ho scoperto da un po' e ho scoperto molte cose interessanti... per dire, con quest'ultimo post mi sono resa conto che parecchi film e libri che ho in mente contengono un errore storico. E da lettrice/spettatrice te ne ringrazio, perchè ora considererò un po' di più chi invece veste le cameriere di grigio :)
    Approfitto spudoratamente della tua competenza per togliermi un'altra curiosità: in più post hai accennato a donne rovinate da scandali veri o presunti, e cinema, televisione e librerie ne sono letteralmente colmi, perciò mi è venuto da domandarmi se effettivamente l'unica colpita dalla condanna (sociale e non solo, nel caso di adulterio) fosse sempre e solo la componenete femminile. Agli uomini non capitava mai nulla, anche solo in termini di discredito sociale? Il padre di un'ipotetica fidanzata non diceva "No, non te la do più perchè poi mi scialacqui la dote correndo dietro alle gonnelle come hai fatto con quella là"?
    Ti ringrazio in anticipo - anche solo per la fatica di leggere - e tengo a freno la mia grafomania. E ancora grazie per il blog.

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  4. Cara Ranelle,
    grazie dei complimenti che hai rivolto a questo blog, sono felice di conoscerti =)
    Vedere i lettori che vengono allo scoperto è sempre piacevole ♥

    Detto ciò, passo subito a rispondere al tuo quesito: no, lo scandalo, presunto o reale, in pratica colpiva solamente le donne. Il genere degli scandali che poteva rovinare una reputazione e una vita era ridicolo, bastavano dicerie di piccolezze per distruggere una fanciulla.
    Per gli uomini no, a loro era concesso tutto: sperperare il patrimonio, andare a donnacce, frequentare posti poco raccomandabili, fare affari sporchi, giocare d'azzardo e intrattenere pessime compagnie. La condanna fatta ad un uomo era sempre ad opera di quelli che rimanevano, la moglie e le figlie dalla vita distrutta che, vorrei un po' vedere, ne dicevano peste e corna, ma i vicini e i loro cari fingevano indignazione di fronte al comportamento e intanto si allontanavano proprio nel momento del bisogno. Ipocriti come molti victorians.
    Se un uomo sperperava il patrimonio e poi cercava di accaparrarsene un altro sposando un'ereditiera la colpa era di lei che glil'aveva permesso, non di lui che aveva macchinato il tutto. Un po' come quelli che disprezzano le prostitute, ma non gli uomini che vanno a puttane, insomma.
    Comunque il vero problema di queste ragazze distrutte era che tutti si facevano da parte, nessuno dava loro il beneficio del dubbio per paura di rimanere coinvolti (coda di paglia? quanti scheletri si avevano da nascondere?) e gli stessi familiari erano i peggiori di tutti, a colpevolizzarle senza motivo.

    Il genere di scandalo che poteva investire un uomo riguardava principalmente crimini ed efferatezze, ad esempio se si sospettava che il suddetto avesse ammazzato moglie o parenti o perpetrasse crudeltà nei confronti di innocenti, ma anche lì, se fosse stato ricco sarebbe sopravvissuto senza problemi.

    Gli esempi peggiori, purtroppo, sono quelli di ragazze costrette a sposare i loro stupratori perchè ormai prive della loro virtù, la povera Caroline Norton è una di queste, ma ce ne sono molte nella storia ad esempio anche Artemisia Gentileschi. Per riparare al torto commesso l'uomo era costretto a sposare la ragazza, ma quante donne si vorrebbero legare tutta la vita ad uno simile, che il più delle volte si rivelava un vecchio zozzone e ubriacone?
    Io, francamente, NO!

    Fatto questo edificante excursus su quanto fosse distorta e impari la società, raccomando però sempre di vederla con gli occhi dell'epoca: gli uomini erano gli unici che potevano portare sostentamento ad una famiglia e quindi erano loro a fare le regole a loro piacere e misura.
    Spero di trovare altri tuoi commenti in futuro,
    baci

    Mauser

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  5. Cara Mauser,
    Complimenti per questo nuovo post, come sempre interessantissimo e pieno di preziose notizie. Adoro il tuo modo di sfatare i miti vittoriani!
    Ti pongo una domanda inerente al topic dei domestici: negli anni '70 e '80 dell'Ottocento, in Italia, era possibile che un ragazzo alle dipendenze di una famiglia alto-borghese ricoprisse insieme più ruoli? Per esempio, poteva essere colui che si occupava del giardino e dei lavori di manutenzione in generale, e anche il cocchiere di famiglia? E in qualità di cocchiere, aveva una divisa particolare? Ultimissima curiosità: è credibile che una famiglia agiata avesse solo due domestici(Per esempio: una governante e un uomo factotum)?
    In realtà le domande sono almeno tre e ti chiedo scusa, ma il tuo post innescano in me una incredibile sete di dettagli.
    Ti ringrazio tanto!

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  6. Trovo un po' difficile che una famiglia agiata avesse solo due domestici, se fosse stata una famiglia di campagna forse sì (quelli sono i domestici per una famiglia in disgrazia), ma già per il fatto che fosse agiata avrebbe sicuramente avuto almeno una cuoca, un factotum, una cameriera, un giardiniere e qualche garzone.

    Per quanto riguarda i ruoli, si andava a compartimenti abbastanza stagni, un giardiniere poteva essere anche addetto alle riparazioni, stalliere, dedicato ai cavalli ecc, ma una simile persona era troppo grezza per essere il cocchiere di una famiglia nobile.
    Naturalmente un factotum avrebbe fatto in casa da maggiordomo, valletto e cocchiere.

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  7. Grazie per la tua risposta. L'ho letto in un libro e immaginavo fosse un po' troppo semplicistico.
    Buona giornata :)

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  8. Ciao cara. Non ho tantissimo tempo e quindi passo per un saluto veloce. Il mio blog va un po' a rilento purtroppo e ne soffro molto...ma le cose a cui pensare sono tante e non so come facciano le altre ma a me va a finire che non riesce mai di org bene il tempo.
    Complimenti per questo interessante post. Anche io immaginavo che fosse solo uno stereotipo storico per semplificarsi la vita adottato da sceneggiatori/registi e scrittori, ma averne la conferma mi fa molto piacere. Ti mando un bacio, a presto cara.
    Ire

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  9. Cara Irene,
    ti capisco benissimo, anche io hoq ualche problema ad organizzarmi per fare tutto e come vedi pure i post sul blog si sono un po' diradati a causa degli impegni.
    Nonostante questo seguo sempre con passione il blog tuo e di Alessia, è così dolce e rilassante!

    Hai perfettamente ragione quando parli dell'ennesimo mito del costume nero da cameriera vittoriana, in effetti io avevo sempre pensato che con il ragionamento e la pratica (il nero si sporca facilmente) tanti smontassero questa credenza popolare, ma in realtà la vedo solo che crescere...
    Baci

    Mauser

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  10. Magari è qualcosa che si autoalimenta: uno lo usa la prima volta, dieci lo vedono e si convincono che sia davvero così. Sono quelle informazioni "di costume" che vengono sacrificate per prime. Si vede che molti scrittori e sceneggiatori non devono lavarsi i vestiti... :D

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  11. Cito Giobbe Covatta:
    «Ammesso che a Diabolik la tuta gliela stiri Eva Kant, a Batman il costume glielo lava Robin o lo manda in tintoria?»

    Credo che tutto sia nato da qualcosa del genere, problematiche di economia domestica legate al passato che molti autori non si sono mai preoccupati di approfondire.

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  12. Sono un po' in ritardo ma ti faccio comunque i complimenti per questo post che mi serviva proprio per un'ambientazione a cui sto lavorando. Tra l'altro tempo fa avevo provato a cercare informazioni sulle divise dell'epoca senza successo (ebbene sì: ho googlato "divise cameriera 800", mai l'avessi fatto...). E tu capiti proprio a fagiuolo =D
    Vorrei farti una domanda: nei post approfondisci molto la situazione dell'epoca nel nordeuropa, com'è giusto che sia, però mi chiedevo come dovesse essere la situazione in Italia, visto che, a quanto ricordo io, gli accenni nei post sono pochi; e mi chiedevo se potessi dare approfondimenti sul nostro paese (sempre se non ti affatica troppo s'intende). Grazie ancora per il post, alla prossima ^.^

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  13. Ho letto un sacco di volte questo post... è bello, ma mi piacerebbe capire in che modo i servi dell'Ottocento passassero il loro tempo libero, se avevano dei giorni di ferie a loro disposizione... che tipo di rapporto li tenesse legati al padrone. Mi affascina molto la figura della governante, ma dimentico sempre quali fossero i suoi impegni. Per favore Mauser, potresti chiarirmi un pò le idee? :)
    Buone feste!^^
    Ale

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  14. Cercherò di scrivere qualcosa riguardo le domande che mi hai posto, a presto.

    Mauser

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  15. E 'così impressionante che secoli fa ha attirato grande attenzione ai dettagli.

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  16. E 'sempre un piacere vedere ancora e ancora i vestiti di altri secoli. Così elegante, piena di dettagli, materiali e design sorprendenti!

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