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12 ottobre 2011

La signora è molto indaffarata

La signora è attualmente molto indaffarata e non potrà ricevervi...

Con queste parole, di solito, molti visitatori delle dame del passato erano congedati direttamente dalla servitù appena sopraggiunti in casa. Domestici e cameriere personali avevano una precisa lista di invitati graditi, ammessi, da congedare o, addirittura, da scacciare senza molti riguardi, un po' come le moderne segretarie che, a seconda del mittente delle telefonate, trasmettono o meno la chiamata al destinatario, altrimenti la cestinano con qualche scusa plausibile, della serie "è in riunione/è fuori/attualmente è al telefono/la faccio richiamare il prima possibile", c'è gente che aspetta ancora oggi...

Ma cos'aveva di così importante da fare la nostra signora per non avere neppure il tempo di ricevere i propri invitati?
Come si svolgeva la sua giornata?
Dopo quella del valletto vediamo oggi la giornata di una signora della buona società.

La sua segretaria sedeva dietro un paravento, con l'agenda degli impegni sociali della principessa.
«Domani mattina alle nove, equitazione; alle dieci e trenta visiterà il nuovo ospedale pediatrico. Alle tredici pranzo con tre membri del consiglio per discutere il contratto del vanadio all'America. Alle quattordici consegnerà degli orologi d'oro a quattro impiegati delle ferrovie. Alle sedici prenderà il tè con le signore del consiglio. Alle diciassette e trenta l'Accademia Scientifica terrà una conferenza sulla vita degli insetti delle Montagne Balean nel bordest. Alle diciannove tornerà per prepararsi per la cena delle venti e trenta. E alle ventidue...»

Jude Deveraux, La principessa

La mattina
La mattina della nostra signora incominciava naturalmente col suo risveglio.
Passati ormai i tempi dei festeggiamenti fino all'alba in voga nel Settecento, era anche più ragionevole l'ora in cui svegliarsi, una regolina basilare diceva che più si stava in basso nella gerarchia e prima occorreva svegliarsi.

A differenza della signora, questo è il mio metodo di sveglia
I domestici di una casa solitamente si svegliavano intorno alle 5 di mattina (cfr. La cameriera), c'era molto lavoro da sbrigare prima che i padroni si alzassero a loro volta e cominciassero ad essere più di disturbo che di aiuto, senza contare che cameriere e valletti erano continuamente infastiditi da queste presenze dalle quali dovevano scostarsi, inchinarsi, ecc, distraendoli dall'operato.
Risveglio
La sveglia metodo Montessori era puntata per le 7-8, ci si alzava più tardi solo raramente se si erano intrapresi viaggi lunghi e stancanti oppure si aveva preso parte a feste particolarmente grandiose, lunghe e mondane.
A svegliare la padrona era la sua cameriera personale, di cui abbiamo già visto la figura in passato, costei si preoccupava di non traumatizzare la giornata della signora, quindi dimentichiamoci una domestica che entra di gran carriera nella stanza padronale e le spalanca le tende in faccia, per una cosa del genere, se la signora era particolarmente permalosa, la ragazza sarebbe stata licenziata su due piedi.
Il risveglio era graduale, la luce veniva fatta filtrare lentamente attraverso le tende bianche, raramente le cortine del letto servivano a qualcosa oltre la scenografia e poichè non era usanza che marito e moglie trascorressero insieme tutta la notte, accadeva di rado che nel letto di lei ci fosse necessità di sigillare il tutto, questa formalità era lasciata alle prime notti di nozze dei matrimoni combinati tra grandi casate e, con il progredire del secolo, si perse anche lì.


Colazione (detta spuntino)
Generalmente nel corso del tempo si sviluppavano delle consuetudini comportamentali riguardo ciò.
Solitamente i borghesi facevano colazione in sal da pranzo, mentre i nobili se la facevano portare in camera dal proprio servitore con un vassoio colmo di leccornie provenienti dalle cucine.
Su richiesta del padrone venivano cucinate espressamente brioche, cornetti, cioccolate, farciti muffin, ecc.
Nel caso si fosse ospiti in case altrui, era la cameriera personale o il valletto a portarla e, se questa per un qualsiasi motivo mancava, era la cameriera assegnata. Da ospiti, comunque, solitamente era preferibile scendere per lo spuntino in sala da pranzo, dove ci si doveva rigorosamente servire da sé, secondo il metodo inglese. In America, dove essere serviti è il massimo del privilegio, i camerieri rompono questa norma servendo la colazione anche agli ospiti, nel film Gosford Park, se ricordate, i due americani ospiti, regista e attore sotto mentite spoglie, rimangono abbastanza perplessi da questa singolare usanza.
Per quanto mi riguarda questa è la regola.
Se la signora decideva di scendere per la colazione, solitamente lo faceva già abbigliata a dovere, ecco quindi che la fase della vestizione va spostata indietro di un passo, andando a posizionarsi prima della colazione.

Dal Manuale di gestione e organizzazione della
casa
di Isabella Beeton, ecco qualche suggerimento

per la colazione
Solo nelle famiglie borghesi esisteva l'usanza di pranzare tutti insieme anche al mattino, tale usanza, con il progressivo accrescimento di potere della classe commrciante, si diffuse notevolmente ed ecco che per la colazione veniva imbandita tavola come ad un pranzo.
La colazione era molto nutriente, simile alla colazione continentale degli alberghi delle grandi catene Hilton, Holiday Inn, Novotel, c'erano uova, pomodori, pancetta, burro, pane e marmellate e perfino farinata d'avena e porridge, pollo e mostarda . Immancabile una buona tazza di tè come corroborante.

A differenza di come nominiamo noi i pasti giornalieri, per i Victorian la colazione si chiamava spuntino in quanto la colazione vera era il pranzo e il pranzo la cena.

Vestizione
In questa illustrazione una solerte cameriera
aggiusta l'acconciatura elaboratissima della
padrona.
La toeletta mattutina era un rituale sacro per una donna vittoriana, sia che fosse aiutata da una serva, sia che procedesse per conto proprio. Potendo, qualsiasi signora si faceva aiutare da una cameriera, fosse anche la cuoca, per stringere il corsetto e abbottonare la miriade di pomelli degli abiti, infatti, occorreva comunque una terza mano che aiutasse e un paio d'occhi in più.

Per questo particolare momento della donna mediamente benestante di cui noi stiamo parlando dovete immaginarvi la nostra dama non molto diversa dalle bambole senza vita con cui si giocava da bambini, erano le loro cameriere a fare tutto, a versare l'acqua della brocca nel bacile, a spruzzarene le goce in faccia, a sciacquare via i segni del cuscino e le occhiaie con pezze umide imbevute anche di aromi profumati al mughetto, alla rosa, al caprifoglio e alla lavanda, a pettinare loro i capelli e a vestirle di tutto punto, arrivando non solo ad abbottonare le vesti e stringere i corsetti, ma anche a legare le fettucce che fissavano le calze alle mutande, i nastri delle camiciole, i bottoni delle maniche.
Alcune donne arrivavano in età adulta senza sapersi vestire da sole, un caso esemplificativo è quello di Mary Lennox ne Il giardino segreto perchè arrivata nel castello dello zio, sperduto nella brughiera, non è minimamente in grado di badare a sé, né di vestirsi, pettinarsi, ecc. in quanto in India avevano sempre provveduto le sue cameriere. Se infatti guardate la prima scena dell'omonimo film del 1993 viene raffigurata proprio Mary nell'atto di essere vestita dalle sue servitrici indiane (min. 0:44)


Essere vestite e riverite, per queste donne era la norma, a noi probabilmente apparirebbe come una perdita di tempo perchè siamo abituati a muoverci con gesti frenetici in mezzo ai tessuti elastici, i fiocchi delle maglie sono applicati, al massimo annodiamo i nastri di una camicia, abbottoniamo i polsini o tiriamo su la zip della gonna, l'estermo è infilarsi le calze, ma pensate che esasperazione se le collant ve le infilasse qualcun altro con i suoi tempi? Io non sopravvivrei, detesto quando mi pettinano, figuriamoci se mi dovessero vestire...
E a proposito di pettinare, ovviamente anche quello era compito della domestica, che oltre che una donna dalle molteplici abilità era anche un'abile parrucchiera e sapeva arrangiare i quattro peli della padrona in elaborate pettinature all'ultima moda, era espressamente richiesto che la cameriera personale si documentasse con materiale e riviste sulle tendenze parigine anche per poter consigliare la padrona in merito a scelte di vestiario e di acconciatura.
Generalmente si cominciava con una passata di spazzola per districare i nodi formatisi durante la notte (anche se si dormiva coi capelli raccolti in una treccia) e lisciare la chioma, certamente la cameriera personale della signora avrà avuto delle manine d'oro, visto che molte donne sono sensibilissime quando si parla di farsi pettinare da mani altrui ed io per prima, quando da bambina mia mamma mi pettinava i capelli, strillavo come un'aquila.
All'epoca dovevano ancora fare pace con il pettine, infatti era poco adoperato rispetto alle morbide spazzole d'argento con crine di cinghiale o setole di maiale.
Con i capelli sciolti e fluenti sulla schiena, si procedeva ad intrecciarli secondo una precisa pettinatura.
E aggiungiamo che oltre che esperta di moda e parrucchiera, la cameriera doveva avere pure un carattere che s'intnasse con quello della padrona: una serva troppo chiacchierona con una lady taciturna erano una coppia poco affiatata, il contrario era già migliore, sebbene certi caratteri mal tollerassero la passività di altri rispetto alle loro chiacchiere...

Una cameriera vittoriana sistema l'acconciatura
della padrona che si rimira nello specchio
Tra cameriera e padrona esisteva un rapporto molto intimo, sebbene il loro legame non fosse esattamente di amicizia, dopotutto le classi sociali erano ben definite, le due condividevano moltissimo della vita l'una dell'altra, spesso la padrona arrivava a confidare i propri segreti alla cameriera che l'accompagnava in ogni aspetto della vita e, quindi, era vista un po' come una piccola coscienza in formato maid sulla propria spalla, pronta a dare consigli assennati. Problemi di cuore? Relazioni illecite? Gravidanze? Le cameriere sapevano tutto, anche quello che era oscuro ai più.
L'Imperatrice Sissi, per essere vestita e pettinata impiegava circa due ore e una decina di dame di compagnia presenziavano alla sua toeletta, il che mi fa rivalutare di molto i 20 minuti che passo in bagno tutte le mattine [anche se la maggior parte del tempo è perchè mi sto appisolando sulla tazza o di fronte allo specchio].

Vi sembra una cosa tanto strana essere aiutati da una cameriera? Roba dell'altro secolo? Date un'occhiata a questa foto tratta dalla rivista LIFE, ritrae Ida Sykes Billups prima di entrare ad un party, poco prima dello scoppio del secondo conflitto mondiale. Anni Quaranta. Del Novecento. Non Medioevo.
Probabilmente qualcuna delle vostre nonne era già viva...

Disposizioni e organizzazione della casa
Finalmente abbigliata e profumata a dovere, la signora era pronta per incominciare la sua giornata lavorativa e il suo primo dovere era prendere nota dell'andamento della casa.
La donna incontrava nei propri appartamenti la governante che le riassumeva i fatti salienti della giornata, eventuali episodi degni di nota o situazioni per le quali era necessario il suo intervento, ad esempio licenziamenti o carenza di personale, per ciascuna si procedeva secondo le disposizioni, dopodichè la padrona scendeva a discutere il menu insieme al cuoco o alla cuoca. A seconda dell'atteggiamento più o meno liberale della padrona, questa si recava personalmente in cucina oppure riceveva la cuoca in salotto o in sala da pranzo e si disquisiva di quali portate presentare per il pranzo e per la cena, di eventuali ospiti ecc. I gusti specifici dei singoli non erano contemplati in quanto erano i rispettivi camerieri personali a doversene preoccupare informando di ciò la governante, simili piccolezze non dovevano giungere alle orecchie di una dama che, nel frattempo, si stava preparando per la sua uscita mattutina.
Discutere del menu era un'occupazione abbastanza impegnativa se si contava che ciascun pranzo aveva molte portate e un'anatra la si poteva cucinare in mille e un modi.

Oltre a queste preoccupazioni, la signora doveva occuparsi di avvisare per la presenza di eventuali ospiti a pranzo, cena o colazioni future, commissionava alla servitù il ritiro di acquisti e oggetti fatti in giro con l'uso del landau, e stabiliva se ci fosse la necessità di particolari attività fuori dall'ordinario, come la pulizia di certe stanze, lo smantellamento delle tende, la potatura del giardino, il rinfoltimento della ghiaia del vialetto, la lucidatura dell'argenteria o lo spolveramento dei grossi lampadari a molti bracci che pendevano dal soffitto.


Passeggiate mattutine
In un'epoca in cui le palestre Virgin Active non esistevano, gli unici modi per fare attività fisica per una dama erano camminare, camminare e camminare. E magari andare a cavallo.
Di ritorno dalla modista
by Andrea Marchisio
Poichè la dieta vittoriana, per i benestanti, era molto ricca di proteine e carboidrati e si rischiava di ingrassare facilmente, le donne praticavano tutto quanto in loro potere per eliminare l'antiestetico adipe che già allora era stato eletto a nemico del nostro sesso, ecco quindi che sia le dame di città che di campagna non si sarebbero risparmiate una bella passeggiata, naturalmente i soggetti di interesse cambiavano a seconda di dove ci si trovava.
Se la dama era in campagna la sua passeggiata avrebbe previsto stradine sterrate che costeggiavano campi o boschi e i confini della proprietà, giri in giardino oppure una gita fino al paese più vicino, in città invece era più probabile che la signora si recasse in qualcuno dei grandi parchi cittadini, come Hyde Park, per esempio, dove si potevano incontrare anche alcune conoscenze e scambiarsi pettegolezzi, oppure facesse una mattinata di shopping nelle strade più in come Bond Street, Piccadilly, Regent Street, ecc.
Una dama non usciva mai da sola, era una regola ferrea, pertanto se non aveva la compagnia di sorelle o figlie, questa partiva insieme alla propria cameriera che, nel caso fosse andata a fare spese, si sarebbe preoccupata dei pacchi e dei pacchetti, oppure avrebbe commissionato la consegna al garzone del negozio; non c'era neppure bisogno di saldare i conti in ciascun negozio perchè questi venivano pagati in blocco una volta al mese oppure ogni sei.
Le cameriere che seguivano la loro padrona indossavano un abbigliamento informale, non la divisa, e camminavano sempre tre passi dietro la signora, sacchetti e pacchi alla mano. La spesa per la casa non era competenza della dama, delegata alla cuoca e alle ragazze di cucina, la padrona acquisatava solamente capi d'abbigliamento e d'arredamento.

Nel caso le proprietà (occorreva molto spazio) e le finanze lo permettessero e la dama fosse particolarmente atletica, al posto della passeggiata poteva uscire per una cavalcata insieme ad uno stalliere o un mozzo di stalla che l'accompagnasse [mai da sola, ricordate?]. In campagna alcune dame erano davvero spregiudicate cavallerizze, montavano a gambe divaricate e praticavano il salto a ostacoli meglio degli uomini, che di solito erano fantini un po' fiacchi. Ad una donna, comunque, non era mai consentito montare stalloni selvaggi, era sconveniente, la loro trasgressione massima era un docile castrato o una giumenta mite dall'improbabile nome di Indaco o Violet, mentre per i focosi animali ancora in possesso dei loro attributi venivano coniati nomignoli come Attila, Satana, Cerberus, ecc. perchè sembrassero possenti, virili e mascolini e ricordassero e non erano ancora stati vittima di un taglio di troppo e non si erano trasformati in Attilia, Lady Satana e Cerbera.
Come dice l'Imperatrice Madre Sofia a Sissi nel primo film dedicato alla giovane principessa bavarese, questa era un'ottima abitudine perchè aiutava a mantenere il personale, cioè la linea. Conoscendo le inclinazioni anoressiche dell'Imperatrice Elisabetta, molti storici e suoi biografi non stentano a credere che fosse così determinata nelle sue cavalcate mattutine e portasse allo sfinimento le cavalle e le dame del suo corteo che avevano il privilegio di poterla accompagnare.


Corrispondenza
Rientrata in casa rinvigorita dall'attività fisica, la nostra signora, opportunamente cambiata d'abito, si dedicava ad un altro dovere ineluttabile: smaltire la corrispondenza.
All'epoca uomini, ma soprattutto donne, erano delle grafomani senza ritegno e scrivevano moltissimo, ai parenti più prossimi come le figlie o sorelle si arrivava addirittura ad una missiva al giorno, con altri invece ci si scambiava lettere di cortesia principalmente per non perdere i contatti, raccontandosi qualche curiosità, eventi accaduti degni di nota e solite considerazioni sulla condizione del tempo e delle strade.
Se alcune dame trovavano particolarmente svagante questa attività, considerandola un obbligo quotidiano a cui adempiere e lo facevano con trasporto, altre erano abbastanza insofferenti e vi si dedicavano solo qualora un'assenza troppo prolungata avesse potuto compromettere l'amicizia o il rapporto.

Penning A Letter
by George Goodwin Kilburne
Sebbene l'attività di corrispondenza potesse essere più o meno apprezzata, essa era imprescindibile. Mancando i mezzi di comunicazione di base, le lettere erano l'unico modo per far girare le informazioni da una persona all'altra e da una parte all'altra del paese.
Era abilità dello scrivente riuscire ad essere spiritoso e originale senza toccare temi particolarmente scabrosi [ricordiamoci che la parola gravidanza era quella che le vere signore non usavano mai, a dispetto del fatto che le nascite fossero frequentissime], ma ugualmente entrare in qualche particolare interessante.
Eccosa cosa ci racconta Lisa Kleypas al riguardo in Magia di un amore:
Sospirando, Aline estrasse un altro foglio di carta dal cassetto della scrivania e intinse il pennino nell'inchiostro. Una decina di lettere era impilata di fronte a lei, missive di amici e parenti che in quelmomento erano senza dubbio sconcertati dal ritardo della sua risposta. Però per lei era impossibil buttare giù una lettera in due minuti. La corrispondenza era un'arte che richiedeva attenzione ai dettagli: si dovevano riportare le ultime notizie con stile e freschezza... e se non si erano verificati eventi di nota, bisognava diventare frizzanti o persino filosofici in maniera creativa.
Corrugò la fronte, guardando le tre lettere che aveva terminato. Aveva descritto problemi minori nella gestione della tenuta, riferito dettagli di pettegolezzi e dato ragguagli precisi sul clima degli ultimi giorni. «Come sono diventata brava a parlare di tutto tranne che della verità...» sussurrò tra sé con un sorriso d'autoderisione. "Di recente mi sono fatta un amante e ho avuto due rapporti sessuali scandalosi, uno nel bosco e uno nel mio camerino. Mia sorella Livia sta bene e si trova a Londr, dove al momento con ogni probabilità si sta rotolando tra le lenzuola di un americano alcolizzato..."
Cercando di immaginare come una lettera simile sarebbe stata presa dalla cugina Georgina o dalla prozia Maude, Aline sogghinò.
In quelmomento dalla soglia provenne la voce di suo fratello, procurandole una scusa provvidenziale per interropersi. «Buon Dio. Non devi avere proprio niente da fare, se ti sei messa a sbrigare la corrispondenza.»
Lei alzò lo sguardo su Marcus con un sorriso vagamente canzonatorio. «Senti da che pulpito... la persona più negata a rispondere alle lettere che abbia mai visto.»
«In effetti è un'attività che detesto» ammise lui. «L'unica cosa che faccio più malvolentieri di scrivere una lettera è riceverne una. Perchè mai, di grazia, dovrei essere interessato alle minuzie della vita di un'altra persona?»

Lisa Kleypas, Magia di un amore

Come vedere la situazione era tutt'altro che rosea

I figli
Nell'arco dei mille impegni della giornata della nostra signora, c'era anche il controllare accuratamente l'educazione dei figli.
Nelle famiglie la prole era spesso numerosa, molti morivano precocemente a causa di malattie e scarse condizioni igieniche anche della classe alta, la mortalità raggiungeva livelli stellari e se in una casa si avevano tre figli che erano arrivati all'età adulta, era probabile che almeno altri quattro o cinque fossero morti nel frangente.
Una famiglia con sei figli, probabilmente aveva visto una quindicina di gravidanze con pessimi esiti, l'aborto spontaneo, purtroppo, era fin troppo comune.

I bambini più piccoli solitamente avevano una stanza a loro dedicata per giocare, la nursery di cui abbiamo già accennato in passato, a fare la guardia ai piccoli c'era una o più balie che si interessavano della buona salute dei piccini.
La mamma, qualche ora al giorno, andava nella nursery per coccolare i pargoletti, prenderli in braccio e vederli gattonare per tutta la stanza.

I più grandi invece avevano una giornata abbastanza fitta in compagnia di istitutrici o insegnanti. I figli sotto i dieci-dodici anni studiavano a casa e non venivano quasi mai mandati all scuola pubblica, dove si sarebbero mescolati con persone di ceto nettamente inferiore e questo non era auspicabile. Validi insegnanti venivano assunti dalla famiglia perchè inculcassero nelle piccole e biricchine teste dei bimbi di casa le basilari nozioni di lingua inglese, storia, matematica, geografia, filosofia, francese, latino, geometria.
La stanza studio era il regno degli istitutori dove, muniti di lavagna, bacchetta e orologio, seguivano con occhi rapaci i progressi dei piccoli.

Essendo educati in casa, per la signora era abbastanza facile trovare un po' di tempo per seguire la loro educazione, farsi leggere i componimenti scritti o sentir ripetere la lezione commissionata dai maestri. In realtà la madre metteva raramente becco nell'istruzione dei piccoli, era il padre che teneva le redini, che sceglieva se quel bambino avrebbe frequentato un collegio o se quella figlia fosse andata in una scuola per signorine. La madre, in tutto ciò, si limitava a chiocciare intorno ai suoi piccoli.


Pomeriggio
Pranzo (detto colazione)
Il pranzo era la prima attività del pomeriggio, era servito intorno alle 13 nella sala principale oppure sul patio o nel gazebo e consumato tutti insieme.
Le portate erano molte, ma non si trattava di un pasto particolarmente abbondante, specialmente dato che la colazione era stata così ricca. L'usanza del sostanzioso pranzo è tipicamente mediterranea e diffusa nei paesi dell'Italia, Francia, Spagna, Grecia, ecc., altrove il pranzo di mezzodì è molto parco.

Intermezzo
L'intermezzo pomeridiano poteva essere dedicato a svariate attività ricreative e serviva per occupare il tempo tra la fine del pranzo e l'inizio delle visite del pomeriggio. La nostra signora si dedicava al ricamo o alla musica (particolarmente d'inverno), poteva schiacciare un pisolino (usanza diffusa in estate o nelle zone più calde delle colonie) o ultimare la montagna di corrispondenza che aveva iniziato la mattina, leggere era un'altra occupazione rilassante, magari praticata all'aperto.
Comunque decidesse di trascorrere il tempo, non si trattava d'altro che di un interludio.

Visite e passeggiate pomeridiane
Rinvigorita dal pranzo e ritemprata dallo svago, la signora si preparava per l'uscita del pomeriggio.
Accompagnata dai servitori, e a volte dai parenti più o meno prossimi, si recava in visita dalle proprie conoscenze per rinnovare saluti, auguri e amicizie.
Una signora che uscisse sola per le visite non era considerata scandalosa, poteva esserlo se andava a trovare un gentiluomo scapolo o decidesse di farsi accompagnare sulla sua carrozza senza chaperon.
Signore a passeggio
Le visite del pomeriggio erano molto rapide, duravano dai quindici ai venti minuti per le conoscenze occasionali e quarantacinque minuti o un'ora per le persone con cui si era molto in confidenza: sorelle, cugine, madri, figlie, amici intimi. Essendo la durata tanto breve, era facile per una signora riuscire ad incastrarne molte all'interno dello stesso pomeriggio.
La visita iniziava con un proprio valletto che portava il biglietto da visita al portone della destinataria, qui il biglietto era preso in carico dalla servitù di casa e portato su un vassoio d'argento all'interessato/a o alla madre di questi. A quel punto la persona decideva se accogliere o meno la nuova venuta, potevano esserci altri ospiti in visita, e quindi bisognava valutare se sarebbe stato opportuno mescolare le persone [no di certo se in passato c'erano stati screzi], oppure occorreva valutare i tempi, se si stava uscendo per passeggiate o appuntamenti.
Nel caso il/la destinataria decidesse di accogliere la nostra signora, il lacchè informava il valletto in attesa delle intenzioni della casa e faceva accomodare la donna, oppure la pregava cortesesemente di respingerla. In rari e particolarissimi casi l'interessata poteva recapitare all'ospite un breve messaggio dove spiegava per sommi capi le motivazioni.
Non farsi torvare in casa quando passavano per una visita oppure respingere un visitatore dava sempre adito ad un sacco di chiacchiere: chissà dov'è, chissà cosa sta facendo, chissà con chi è, chissà dove sta andando...
Un po' come quando a scuola mancava qualche compagno e subito partiva il tam tam tra i compagn: ieri stava benissimo, l'ha fatto per la verifica di matematica, ha bigiato insieme alla ragazza... e poi magari il poveretto era a casa con un febbrone da cavallo.

Alcune amiche, ma la cosa accadeva più di rado, per il pomeriggio programmavano uscite e passeggiate insieme, spettacoli pomeridiani a teatro o ai Vauxhall Gardens, concerti, ritrovi del cucito; questo comportamento era proprio delle ragazze fidanzate che non avevano necessità di ricevere i corteggiatori e neppure i parenti, essendo loro troppo giovani.

Il tè pomeridiano
L'usanza del tè, imprescindibile per ogni buon inglese, poteva avvenire sia durante uan visita a qualche conoscente, che lo offriva alla signora, sia per conto proprio o con la compagnia dei propri amici presso una sala da tè.
L'usanza di sorbire questa squisita bevanda al di fuori di una casa privata ci dà l'idea di quanto cenare, pranzare o consumare cibo fuori casa fosse, per l'epoca, condiderata un lusso stratosferico.
Per un gentiluomo cenare al White's era prestigioso, questo perchè era considerato estremamente lussuoso, per dire superfluo, andare a fare una cosa fuori casa quando la si poteva fare tra le mura domestiche con meno dispendio di denaro.

Signore settcentesche partecipano ad un tea party in giardino
Sul finire del pomeriggio, nel caso la nostra signora abitasse in campagna, era previsto di assistere alla messa. Solo chi lavorava era esentato dal presentarsi a messa tutti i giorni, per gli altri la presenza era obbligatoria e quotidiana, si poteva andare alla messa del mattino, relativamente presto (7-8) oppure alla sera. A differenza della suddivisione cattolica, non c'erano vespri da recitare o rosari il dopocena.


Sera
La cena (detta pranzo)
Se la cena della nostra signora era consumata a casa, questa avveniva con tutta la famiglia schierata intorno al tavolo della sala da pranzo, a seconda dei casi e della religiosità dei presenti poteva essere preceduta da una preghiera di ringraziamento tratta dai versetti della Bibbia.
Cena formale
Per la cena in casa la signora si cambiava d'abito rispetto a quelli da passeggio del pomeriggio (detti promenade dress) oppure quelli più informali che aveva indossato per i lavori in casa come semplici preparazioni in cucina o giardinaggio. L'abito per la cena non era formale, a meno che non fosse fuori casa, in quela circostanza l'abito era più ricco, ma manteneva una certa sobrietà se paragonato ai fastosi vestiti da ballo.
Esisteva poi la circostanza in cui, a far seguito ad una cena fuori, si aveva anche un ballo, allora la signora usciva riccamente abbigliata, pronta per il dopocena.
 
Quale che fosse l'occasione, la toeletta serale era fondamentale per la vita di una signora perchè era quella che sarebbe stata vista agli eventi mondani più chic della città ed era importante che fosse ineccepibile, ma anche in possesso di quel pizzico di stravaganza per far parlare di sè.
E anche qui entrano in gioco le poliedriche abilità della cameriera personale della nostra madame, che doveva destreggiarsi in un'infinità di occupazioni differenti, più che una cameriera era un'estetista completa che si occupava della cura del corpo della padrona, delle sue pettinature, inoltre faceva anche da stylist e personal shopper quando la signora la portava con sé per compere.

James Gillray, noto incisore ed acquarellista, nel 1810 realizzo una sequenza di tre illustrazioni che raffigurano la toeletta di una signora, fedelemente accompagnata dalla sua servitrice.
Ve li ripropongo per chiarire un poco come si svolgeva la cosa.


Il dopocena
Il dopocena di una dama poteva avere molte declinazioni, a seconda del periodo dell'anno, della compagnia, degli inviti.
Durante la stagione qualunque ricevimento aveva la sua descrizione e una pletora di cronisti pronti ad immortalare i vari outfit delle miss presenti.
I Vauxhall Gardens riscossero molto successo nel primo ventennio dell'Ottocento, anche se da alcuni erano considerati disdicevoli per via del buio e della facilità con cui coppiette, amanti e innamorati potevano sparire nella macchia.
Eredi dei Vauxhall furono i Ranelagh Gardens e i Cremorne Gardens che offrivano spettacoli musicali e teatrali e suggestive scenografie naturali complete di fuochi artificali e vista sul Tamigi [meno inquinato di oggi].

Altrimenti i locali più chic che offrivano balli, come Almack's erano il sogno di molte dame, ma per alcuni bisognava ricevere l'invito... e le patronesse della celebre sala da ballo non erano le uniche a pretendere referenze impeccabili, molte dame in vista della nobiltà, anche vicine ai sovrani, davano sfarzosi ritrovi danzanti, ma mandavano loro stesse i biglietti, selezionando, per così dire, l'utenza con molta attenzione per non incorrere in pettegolezzi o dicerie malevole.
Essere invitate ad un ballo era sempre una grande emozione per le ragazze che cominciavano a farsi notare in società e ad acquisire familiarità con il complesso ambiente di preferenze, gerarchie, conoscenze che era il ton londinese.

Quando la stagione era un ricordo lontano, la città offriva comunque molti svaghi, il teatro era sempre una scelta considerata ottima, a patto di essere convenientemente accompagnati da parentela e chaperon. C'era l'opera e il balletto tra cui districare
Salottini dove si eseguivano brani musicali rimasero in voga dal Seicento fino alla fine del XIX secolo e ancora per buona parte del XX. Si poteva scegliere tra la musica da camera, la musica sacra, esibizioni di virtuosi dello strumento, si vedano le esecuzioni del celebre Niccolò Paganini, queste ultime erano particolarmente apprezzate perchè i virtuosi erano personaggi spesso stravaganti che con le loro manie e le dicerie sul loro conto divertivano il pubblico e la musica che eseguivano era allegra e vivace, a volte ripresa da melodie popolari, poco in comune con le lagne melense o le sinfonie pompose che proponevano i loro concorrenti.

E se la nostra abitava in campagna?
La vita era più noiosa, ci si ritrovava a casa di amici per trascorrere insieme e in compagnia la serata, si giocava a carte, a whist, per esempio, in mancanza di un quartetto d'archi o di una piccola orchestra ciascun partecipante si esibiva cantando o suonando, le ragazze il pianoforte o l'arpicordo, piuttosto che l'ormai caduto in disuso virginale, si leggevano poesie romantiche o libri in compagnia, ci si raccontavano storie dell'orrore e si beveva molto.  Qualcuno organizzava piccole rappresentazioni con pupazzi e maronette in teatri da camera come quello che si può riconoscere nel film di Tutti insieme appassionatamente, dove Julie Andrews e i bambini di casa Von Trapp mettono in scena una divertente esibizione con protagonista un pastore di capre che fa sorridere il padre (e un po' meno la sua fidanzata).

La serata, per la nostra signora si chiudeva intorno alle undici di sera o mezzanotte, quando ormai stanca dall'ora, spossata dalla giornata e coi piedi doloranti rientrava a casa in carrozza, sognando gli impegni per l'indomani e tutte le cose che andavano ancora fatte.
Ma andare a letto era impossibile prima di aver consumato una tazza di tè non zuccherato come corroborante o un bicchiere di latte caldo, a cui seguiva un lungo lavoro di smantellamento da parte della cameriera personale, che scioglieva e pettinava i capelli (si dormiva con le trecce perchè non si annodassero), lavava sommariamente la padrona, la struccava e le infilava la camicia da notte, mettendola a dormire e rimboccando le coperte come ad una bambola.

...e allora buonanotte anche a tutti voi, cari lettori,
ci sentiamo presto,

Un bacio




Mauser

2 settembre 2011

A capo coperto

Come spesso ho avuto modo di dire e ribadire nel blog, l'epoca vittoriana e l'epoca georgiana non sono esattamente come ce li mostrano i film o descrivono i romanzi. Ci sono particolari non troppo appariscenti che spesso vengono trascurati per esigenze di copione, altre volte capita che i personaggi vengano fatti agire secondo non solo le convinzioni moderne, ma anche i modelli, dimenticandosi che all'epoca le usanze erano differenti, quando non diametralmente opposte e che valori come l'indipendenza e la capacità di mantenersi da soli non erano precisamente considerati un bene, ma più che altro grilli per la testa. Mai come nell'Ottocento era valida la filosofia espressa da Verga nel suo Ciclo dei vinti, dove si ribadiva che chiunque cercasse di migliorare la propria posizione, sarebbe irrimediabilmente finito distrutto o, nel migliore dei casi, alla situazione di partenza.

La cosa più fastidiosa, a detta di molti, è comunque l'errore costumistico o la scarsa accuratezza, qualora si decida di entrare nell'argomento: il fatto stesso di citarlo implica che vada trattato con tutti i crismi, ma in realtà spesso si tratta solo di esigenze di sceneggiatura a cui non viene dato peso.
L'errore non è alieno né al cinema né alla letteratura, così si ritrovano copertine di romanzi settecenteschi con donne vestite in abiti edoardiani (per esempio la nuova edizione Giunti Y di Orgoglio e Pregiudizio), profusione di anacronistiche crinoline e altre amenità.

Di tutti questi modi di presentare erroneamente le epoche storiche, uno mi irrita particolarmente ed è quello di raffigurare sempre le eroine scarmigliate e spettinate, con la folta chioma al vento.
NO!
Finiamola con quest'idea!

Diciamolo chiaro e tondo, nessuna ragazza prima della seconda metà dell'Ottocento si sarebbe sognata di uscire di casa spettinata e con i capelli sciolti, né un'aristocratica né una borghese e neanche contadine e popolane che avevano comunque una loro etichetta di vestiario.
Nessuna di loro avrebbe fatto la scena madre di Titanic, con il vento tra i capelli e l'aria da eroina romantica maledetta, l'avrebbero creduta un'indemoniata!
La nemica giurata di tutto ciò era la cuffietta, un rettangolo più o meno grande di tessuto, spesso bianco, che serviva per raccogliere i capelli. La cuffia, più o meno elaborata a seconda dello strato sociale, era un accessorio indispensabile, non un optional, e credo che sia giunto il momento che registi e sceneggiatori imparino ciò.
Se la Regina Vittoria portava la cuffia anche in alcune sue rappresentazioni ufficiali, chi sono le eroine moderne per esimersi? Chi è Elisa di Rivombrosa, Elizabeth Bennet o Agnes Grey per dettare il contrario?

Coprirsi i capelli non era una forma di svilire la propria femminilità, ma una questione di praticità, impediva il disfarsi dell'acconciatura facendo apparire la figura disordinata e selvaggia, l'immagine peggiore che una donna poteva dare di sé (anche se fa molto bohemien), inoltre proteggeva il capo dal sole così come noi sotto la canicola indossiamo occhiali e cappellino.
Sebbene la moda sempre più liberale della seconda metà dell'Ottocento lentamente concesse alle donne anche di girare a capo scoperto (ma queste preferivano il famoso cappellino), ricorderete senz'altro che la cuffia fa parte della divisa delle domestiche, anche in quella più stereotipata nera con grembiule candido e raviolo in testa, in quanto avrebbe tenuto fermi e raccolti i capelli, i quali hanno la brutta abitudine (anche oggi) di non voler rimanere fissati nell'acconciatura piena di fermagli e forcine.

Sebbene possa apparirci strano, poco abituati a coprirci il capo se non per vanità, all'epoca la cuffia era la regola, non il vezzo.
Se non era la cuffietta a coprire la testa, allora si doeva fare i conti con l'immancabile cappellino, qualcuna portava anche la cuffia sotto il cappello... e se proprio una ragazza doveva uscire a capo scoperto, si sarebbe prima preoccupata di pettinarsi a dovere e sistemarsi i capelli in una acconciatura sufficientemente rigida da non sembrare disordinata. Non vedetela come una assurdità, è un po' come chiedere a certe donne musulmane di non mettere il velo, è considerato sconveniente e contrario alla loro legge morale.
Non occorre ritornare troppo indietro nel tempo per ricordare che anche le nostre nonne, alla messa domenicale, ci andavano col fazzoletto legato sotto il collo, perchè non stava bene che una donna entrasse in chiesa col capo scoperto, era una cosa estremamente irrispettosa. L'usanza decadde in Italia soltanto negli anni Sessanta, ormai tempo di grandi ribellioni, ma se osservate attentamente i film di Don Camillo vi accorgerete che moltissime, se non la totalità delle signore alla celebrazione ha il fazzoletto (perchè la cuffia non usava più ed erano troppo povere per un cappello signorile).

Purtroppo questa parte della storia del costume non è molto ben accetta dagli sceneggiatori moderni che ci presentano immagini di ragazzette selvagge con la criniera al vento in un'interpretazione liberissima del vestiario dell'epoca (ribadiamo che per fare un abito storico non basta la gonna lunga e un po' di pizzo). Secondo molti questa scelta  di censurare le cuffie è perchè questo pezzo di stoffa in testa farebbe apparire "strana" la protagonista al pubblico moderno, dove l'unica cuffia che ormai si conoce è quella della piscina, e inoltre rovinerebbe la sua immagine di donna glamour facendola apparire come una popolana scialba e puritana. La veridicità storica a volte viene sacrificata in favore della vanità femminile,perchè non sia mai che Jane Austen valga più di Julia Roberts o Keira Knightley!
Secondo indiscrezioni della costumista dell'ultimo O&P del 2006, la famosa attrice già protagonista di Pirati dei Caraibi si sarebbe ribellata ad una scena in cui doveva portarla, sostenendo che le faceva la testa grossa. Una motivazione validissima, dopotutto lei è una star di Hollywood, mentre la Austen è solo una scrttrice di qualche secolo fa, è solo uno degli autori che ha venduto di più in tutta la storia della letteratura...

Tutte le eroine post-moderne di Jane Austen dovrebbero imparare a infilarsi una cuffia, anche se questo rovina la loro perfetta messa in piega, al tempo i riccioli e le pettinature elaborate erano riservate agli eventi mondani, per tutti gli altri giorni i capelli indisciplinati con cui tutte noi combattiamo la mattina si nascondevano sotto cuffietta e pizzi.

Per non parlare, poi, di tutti i film con pretese storiche che ci sono stati propinati!
Qualcuno ha recentemente guardato in tv Lo straniero che venne dal mare? La protagonista sembra uscita da un quadro Preraffaellita, tuttavia per l'epoca era impensabile che una ragazza tenesse una simile mise per scorrazzare per strada.

Nonostante il concetto venga ribadito all'uscita di ogni film storico nel corso degli ultimi vent'anni, non ci sono stati miglioramenti e all'alba del XXI secolo, quando del passato si conoscono quasi tutti gli aspetti e ci si vanta di essere, nei suoi confronti, obiettivi e coerenti, ecco che ci propinano immaginia dir poco anacronistiche.
Non siamo come nei paesi islamici, ha detto un giorno una famosa sceneggiatrice italiana di fiction storiche. Posso anche darle ragione, ma non cambia il fatto che tu stia rappresentando il passato e devi farlo come era, non come la gente pensa che sia.
Perpetrare un simile errore, dare credito all'ignoranza o ammantare il luogo comune di una qualche giustificazione della serie l'ho visto in televisione è, a mio avviso, una colpa grave da parte di qualcuno che si prefigge di raccontare una storia e lo fa innegabilmente male.
Se si raccontasse Cappuccetto Rosso e al posto del lupo venisse fuori una tigre del Bengala, credo che in molti si alzerebbero indignati dicendo che quello non è il canone, cioè la linea guida. Come procedere dunque?
O gli sceneggiatori dicono chiaramente che il loro film è un'opera liberamente ambientato nel... oppure, ancora meglio opera di ambientazione fantastica, in quanto non canonica, oppure si decidono a far le cose come si deve. Ma se non lo fanno lo devono ammettere.

Qualche esempio esplicativo.


SI
Catherine Morland
L'abbazia di Northanger
NO
Elizabeth Bennet
Orgoglio e pregiudizio
SI
Jane Austen
Becoming Jane
NO
Marianne Dashwood
Ragione e sentimento
SI
Mary Smith
Cranford
NO
Amy Foster
Lo straniero che venne dal mare
SI
Jane Eyre
Jane Eyre
NO
Emma Woodhouse
Emma
SI
Hester Prynne
La lettera scarlatta
NO
Hester Prynne
La lettera scarlatta
SI
Caroline Ingalls
La casa nella prateria
NO
Fanny Price
Mansfield Park
SI
Mary Ingalls
La casa nell prateria
NO
Hester Prynne
La lettera scarlatta

In linea di principio, se la cuffietta di un'eroina non viene citata almeno una volta nel libro, o se questa vaga spensierata come nei dipinti di Waterhouse, di Rossetti o di Hunt (che però erano ambientati nel Medioevo), allora è anacronistica.


Ormai irrimediabilmente fuori moda (chissà che non torni presto e non ci ritroviamo tutte con quel buffo accessorio in testa), la cuffietta, come lo scialle è irrimediabilmente considerato un indumento da nonne, da usarsi solo nelle fiabe, eppure non è sempre stato così e questo è bene che lo rammentiamo, noi, ma soprattutto chi PRETENDE di fare storia.

Baci a tutti





Mauser

16 luglio 2011

Le divise dei domestici

Ciao a tutti, cari lettori.
KuroshitsujiNel manga il protagonista è un mag-
giordomo demoniaco con inconfondi-
bile divisa tardo vittoriana
Sto cercando di impegnarmi a fondo per recuperare un po' del tempo perso, ultimamente tra l'ufficio, le trasferte e un sacco di arretrati il tempo che ho potuto dedicare al blog è stato poco, ma spero di potermi rifare e per farmi perdonare andrò a parlare di un argomento che so caro a molti di voi: le divise della servitù.
Ogni qual volta si pensa al periodo vittoriano, la prima cosa che viene in mente insieme all'imponente figura della Regina Vittoria è sicuramente la cameriera tipo del periodo, quella classicamente vestita di nero e bianco con crestina e polsini inamidati.
Questa è una figura molto cara a tanti di noi, che la identificano come il personaggio dell'epoca. Ed è il primo mito da sfatare. Spiacenti, miei cari e appassionati lettori, ma la cameriera in abito nero e gembiulino candido e raviolo in testa è un'entrata molto tardiva, nel mondo della servitù domestica, per molteplici motivi, il primo dei quali riguarda il fatto che nessun membro femminile del personale di casa poteva avere contatti con ospiti e visitatori, quindi non occorreva che il personale donna fosse tirato a lucido nel caso un passante le avesse incrociate.
Partiamo quindi dal presupposto che, almeno fino agli anni Settanta dell'Ottocento il personale dotato di divisa era solo quello maschile di rappresentanza, vale a dire maggiordomi, valletti, paggi.


Livrea da valletto di
fattura militare.
Epoca: metà Settecento
Periodo Georgiano
L'evoluzione della divisa dei domestici vede un punto di svolta durante il periodo seguente alla Reggenza, cominciano a trasformarsi nel tipo di indumenti che ancora adesso riconosciamo.
Prima di allora la divisa di un domestico di rappresentanza, come detto rigorosamente uomo, aveva un taglio molto militare e in alcune case il personale adoperava lo stesso tipo di abbigliamento che aveva indossato durante guerre e battaglie a cui aveva partecipato, un caso famoso è quello del domestico dei Villefort nel romanzo Il conte di Montecristo: l'uomo, incaricato di occuparsi dell'anziano genitore del procuratore, indossa con orgoglio la divisa che aveva ricevuto per prendere parte alle campagne napoleoniche in centro Europa, la cosa crea non poco imbarazzo alla famiglia, in quanto la caduta in disgrazia dell'Imperatore dei Francesi aveva portato dure rappresaglie contro i suoi sostenitori o presunti tali.

Altra divisa di rappresentanza
di fattura molto raffinata e con decora-
zioni e colori sgargianti.
Epoca: metà-tardo Settecento
La divisa standard, comunque, era composta da breeches, cioè le tipiche brache maschili prima dell'avvento del pantalone lungo, da una camicia bianca di fattura semplice e senza pizzi, da un bolero (altrimenti detto panciotto) o da una casacca lunga, di foggia militare settecentesca in colori sgargianti come rosso, verde, blu, nero, marrone; la giacca era decorata esattamente come quella degli ufficiali dell'esercito, quindi poteva avere cordoni, bottoni metallici, alamari, addirittura bordature in passamaneria, polsini ripiegati, colletto rigido e controspalline. Per chi non lo sapesse le controspalline sono quelle strisce di tessuto o passamaneria simili alle nappe delle tende o dei tappeti che sormontano frange dorate e che fanno tanto divisa da parata.
Immancabile, nella divisa del domestico tip settecentesco era la parrucca che era costituita dai consueti boccoli sopra le orecchie e da un codino posteriore. La parrucca poteva essere richiesta solo in ambiti particolarmente formali, famiglie molto altolocate o eventi specificiatamente snob.

Ostentare ricchezza vestendo non solo se stessi, ma anche la propria casa e il proprio personale era una forma di mostrare la propria borsa, così come avere carrozze costose, case sontuose, optional di grido, inviti e conoscenze.

Das Schokoladenmadchen
by Jean-Etienne Liotard
Naturalmente questa era la divisa del personale di rappresentanza. Il resto della casa, quelli insomma che non venivano visti dagli ospiti, vestivano alla meglio secondo la moda (povera) dell'epoca.
A volte per le cameriere della casa, quelle che si occupavano della padrona, delle figlie e delle pulizie, era prevista una linea di vestiario che comprendeva abiti candidi, scarpette a sabot e cuffia.

Non lasciatevi ingannare dai dipinti che rappresentano personale domestico con scolli di pizzo e maniche a palloncino, il vestiario della cucina, così come della servitù più modesta era quello di tutti i giorni, panni in cotone, magari decorati a righe dovuti alla cucitura insieme di più tessuti (qualunque altra deroga decorativa era molto costosa, per il tempo, perchè non si poteva ottenere semplicemente giuntando insieme le pezze e l'effetto patchwork non era di moda), maniche a tre quarti che non intralciassero nel lavoro e scarpe basse e comode, sia a stivaletto che a sabot.


Divisa per domestici di epoca
tardo settecentesca-ottocentesca
La giacca si è accorciata, ma si mantiene
la fattura militare e le breeches
Durante la Reggenza
In epoca Regency si mantennero esattamente le stesse consuetudini settecentesche per quanto riguardava la divisa della servitù, compresa la divisione nettissima tra il personale di rappresentanza, riccamente abbigliato e quello dietro le quinte che si occupava di mandare avanti la baracca e a cui nessuno teneva la porta aperta.
Al tempo in cui Jane Austen ambienta i ruoi romanzi, a Rosings e a Pemberly probabilmente si sarebbero ancora riconosciuti domestici con la livrea militare e, allo stesso modo, alla fine del libro Lydia, l'irrispettosa sorellina di Jane e Lizzie ammette di aver acquistato le bardature per i propri domestici di seconda mano.


Epoca Vittoriana
In realtà il processo di cambiamento avviene leggermente prima dell'ascesa al trono di Vittoria, più precisamente nel periodo di transizione che si ha tra il regno (e non la Reggenza) di Giorgio IV e l'arrivo della piccola Hanover.
Livrea per domestici
epoca ottocentesca.
La giacca si allunga
in maniera uniforme, si
introducono i pantaloni
lunghi e le linee sono
molto più definite
L'evoluzione della moda sia in campo maschile che femminile porta un inevitabile cambiamento anche nel gusto dei paramenti della servitù. Le linee di vestiario maschile iniziano a farsi sempre più semplici e pratiche, il pantalone si allunga, i colori si uniformano, mentre viene conferito anche al personale femminile (anni Cinquanta) una uniforme di servizio, sebbene le donne continuino ad essere relegate a compiti che non prevedano il contatto con gli ospiti.

L'arrivo del tradizionale abito tipo smoking da pinguino per gli uomini e il vestito nero (che poi nero non era) con crestina per le donne sarà un'introduzione degli anni Settanta dell'Ottocento, circa, e non sono altro che una progressiva acquisizione, con un briciolo di miglioramento, degli abiti da lavoro comunemente impiegati dal personale, che erano di colori scuri, come marrone o grigio tortora, blu e cartazucchero, in materiale lana o cotone; questi erano ornati di grembiule più o meno raffinato e il raviolo ridicolo che le cameriere sfoggeranno alla fine dell'Ottocento altri non è se non l'evoluzione della cuffia che fin dal Settecento le donne indossavano per lavorare e, a volte, anche per andare in giro.
La cuffia faceva sì che i capelli rimanessero in ordine, non si impiastrassero nei lavori e non creassero fastidio al volto o alle mani (alcune li avevano molto lunghi). La crocchia, come saprete benissimo, è la pettinatura per eccellenza delle cameriere da sempre per gli stessi motivi della cuffia e si mantenne anche quando quest'ultima si trasformò in mero vezzo.
Il grembiule, inoltre, che a noi piace ricordare immacolato, non era certo bianco nella realtà perchè indossato per dei lavori, quindi macchiato di polvere, cera, cenere, erba, terra, sporcizia in genere.

Nelle case dei meno esigenti era permesso non avere un'uniforme per il personale non di rappresentanza.
Chiaramente, se il valletto o il paggio aveva abiti di un certo livello, si poteva supporre che anche la famiglia fosse benestante. Seguendo la moda, il pantalone lungo divenne la norma, così come la camicia rimase chiara e la giacca divenne un obbligo.


La divisa nera
L'idea che tutte le domestiche avessero il vestito nero altri non è se non un preconcetto moderno, dove si tende a semplificare un po' tutto.
Emma di Kaoru Mori
Nel manga la protagonista è una
cameriera degli anni '90 del-
l'Ottocento e indossa la divisa
nera che tutti conosciamo
In realtà le domestiche di case diverse avevano una divisa differente, questo per distinguerle e distinguersi. Era importante per loro sfoggiare qualcosa di differente dalla ragazza della casa vicina, l'identità era omologata per ogni casa, ma comunque personalizzata.
Era un concetto importante soprattutto per le cameriere che lavoravano in case con poco o medio personale.

Le grandi magioni, invece, raccoglievano un po' di tutto, il personale poteva provenire da tutta l'Inghilterra, con o senza referenze. Con la carenza di domestici che si ebbe tra gli anni Cinquanta e Novanta e il numero che veniva impiegato, raramente queste grandi case potevano permettersi di dare loro il vestiario ai dipendenti, che quindi continuavano ad adoperare il proprio abito da lavoro. Dagli anni Settata diviene di moda dare alle dipendenti l'abito grigio o nero, inutile dire che, uniformandosi l'abito da lavoro, qualunque fosse la provenienza della persona, questa avrebbe avuto qualcosa di somigliante a tutti gli altri, magari non dello stesso livello (se aveva lavorato per una casa più ricca o più povera), ma poco differente, come è il caso del manga di Emma, che giunta presso i Molders, ha con sé lo stesso abituccio portato mentre lavorava presso la signora Stoner. Adele, la capocameriera, osservandolo lo ritiene di fattura troppo povera e le presta un grembiule dei suoi e una cuffia, almeno finchè non avrebbe avuto i soldi, detratti dal salaro, per acquistare il corredo di livello necessario.

Sfatiamo anche il mito del colore, l'abito delle cameriere non era nero, bensì GRIGIO o al massimo color antracite. Nero era solo il vestito per le occasioni ufficiali, in quanto questo colore tende a sporcarsi molto più facilmente del grigio.

Come si nota da questa foto di un adattamento tv, le divise potevano non essere nere e neppure tutte dello stesso colore.
Nonostante questa uniformità di vestiario nella foggia e nel colore, le differenze si mantennero specialmente perchè la comparsa del personale femminile era rarissima e quindi non si aveva necessità di renderlo più grazioso spendendoci soldi. Fino agli anni Venti del Novecento il servizio a tavola era fatto esclusivamente dagli uomini, infatti nel telefilm Downton Abbey crea scandalo il fatto che una cameriera sia reclutata per servire la cena a causa dell'indisposizione del valletto del signore, menomato da ferita di guerra e costretto a spostarsi con un bastone.


Un ragazza di cucina che indossa
la cuffia, il pin-apron e un abito
chiaro e di fattura semplice come
d'usanza
Divise in cucina
A differenza degli altri piani, la cucina era un mondo a sé stante.
Qui il personale non era tenuto a indossare una divisa, anche se per praticità era abbigliato con colori chiari.
In cucina il grembiule era d'obbligo visto il genere di lavori svolti, le donne erano inoltre tenute a portare la cuffia, una scelta d'igiene non indifferente, e alcune portavano anche le coprimaniche, ovvero rivestimenti in stoffa di forma tubolare fermati al polso e ai gomiti che servivano per proteggere i polsini del vestito durante il lavoro.
Li indossavano anche tutti coloro che per mestiere avevano a che fare con l'inchiostro, quindi contabili, notai, scribacchini...

Nel caso la padrona avesse richiesto la divisa anche per le sguattere e la cuoca, questa sarebbe stata chiara, con al massimo una decorazione a righini.


Procurarsi una divisa
La scuola per maggiordomi e servitori,
in Inghilterra, abilita ogni anno dalle
50 alle 100 persone perfettamente formate
per prendere servizio tra il personale.
In epoca georgiana una casa che assumeva personale aveva la possibilità di prendere servitori sia già dotati di divisa che di fornirla in casa. Anche nell'Ottocento alcune dimore mantennero questa condotta.
Nel caso scegliessero di assumere con divisa il salario del dipendente era evidentemente più alto, certo capitava che il personale avesse ciascuno una giacca diversa e potevano non essere abbinate per foggia, decoro e colore, ma si risparmiava sull'acquisto.

Se invece era la casa a fornire gli abiti, allora il contratto poteva prevedere che il prezzo dell'abito fosse detratto dal salario, in quel caso però, quando un dipendente lasciava il posto, portava con sè anche il nuovo abito da lavoro.
Altrimenti, se a pagare la cifra erano i padroni, giacca, brache, ecc sarebbero rimasti alla casa per il prossimo impiegato.

Esisteva poi una scelta intermedia che era quella di acquistare le divise di seconda mano.
Queste uniformi erano spesso smesse da altre case dove si era deciso di rinnovare anche il guardaroba dei servi, oppure perchè non adatte al nuovo personale o, ancora, fuori moda.
In quel caso il costo era inferiore e approcciabile anche dalle case meno abbienti e meno pretenziose, questa è la scelta fatta da Lydia e George Wickham riguardo il proprio personale, tanto che la ragazza se ne vanta addirittura con la madre.

In epoca Georgiana, quando la servitù era un lusso per pochi ricchissimi, l'usanza era quella che il vestiario appartenesse alla casa, in questo modo tutti erano appaiati e ordinati e con le stesse giacche e brache.

Verso la fine del Settecento una famiglia media poteva in genere permettersi un paggio e un valletto e un paio di cameriere, da lì in poi sempre più domestici diventeranno proprietari del proprio abito.

In tutti i casi, comunque, il personale si preoccupava di tenere con la massima cura la divisa, in quanto essa faceva parte dei suoi strumenti di lavoro.
Lavata con cura durante i giorni non lavorativi, era rammendata con perizia nel caso si fosse bucata, ogni punto era sistemato, i bottoni lustrati fino a splendere e le scarpe tirate a lucido. Tenere con ordine la propria divisa faceva parte degli impieghi di un buon domestico così come lucidare le posate del servizio buono.


Spero che l'approfondimento sia stato interessante e di aver finalmente messo una pietra sopra quell'odioso mito della gonna nera e del grembiule bianco che si associa inevitabilmente all'epoca Vittoriana, peccando di ingenua ignoranza.
Ricordatevi che suddetta divisa è ritrovabile solo alla fine dell'epoca Vittoriana e in quella Edoardiana!

Con affetto,



Mauser


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