Visualizzazione post con etichetta Televisione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Televisione. Mostra tutti i post

3 luglio 2011

Ikoku Meiro no Croisée diventa un anime

Andrà in ona in luglio 2011 l'anime tratto dal manga di Ikoku Meiro no Croisée, di cui il Georgiana's Garden si era interessato in precedenza.


Come ricorderete senza dubbio dal post dedicato, la storia narra il difficile incontro di due culture diametralmente opposte nell'ambientazione da Belle Epoque di fine Ottocento.
La giovane Yune, appartenente ad una famiglia di fedeli servitori, è stata inviata in Europa, in una Parigi da favola, insieme all'antiquario Oscar, capitato in Giappone dopo la recente riapertura dei confini nazionali (dopo la Restaurazione Meiji del 1865) per accaparrarsi pezzi unici e raffinatezze artistiche da rivendere in Europa.

Arrivata a Parigi la vita di Yume cambia completamente, si tratta infatti di un'esistenza diversissima da quella a cui era abitata nel suo Paese, le cose in Europa vengono fatte diversamente, le persone si comportano diversamente e perfino il cibo è diverso.
Allo stesso modo Claude, il nipote di Oscar, colui che manda avanti la bottega nella prestigiosa Galerie du Roy è intrigato dalla cultura che Yune porta con sè dal Paese del Sol Levante, i suoi colorati kimono, le sue maniere compite ed educate, la sua voglia di lavorare, ma allo stesso tempo la spensieratezza e curiosità dello scroprire cose nuove e nuovi modi di fare.

Da questa splendida, delicatissima storia è stato tratto un delizioso anime, dal tratto simile a quello di Emma, una chicca fresca e istruttiva che ci tengo a sponsorizzare.

Ecco il trailer che spero vi farà innamorare quanto ne. E come per Yune, che oltre alle difficoltà di cultura ha anche quelle della lingua, penso che pure noi che vediamo il piccolo spezzone senza capire molto delle parole riusciremo a coglierne l'essenza senza distinguere i diversi termini...







Mauser

24 giugno 2011

Emily della Luna Nuova su Italia1

Non so bene se sia il caldo, l'abitudine o la nostalgia, ma d'estate Mediaset ritorna agli albori della sua programmazione.
Nel suo palinsesto pomeridiano dedicato all'età scolare (6-15 anni ca.) in estate ricompaiono sempre i grandi classici e lo sono davvero in tutti i sensi: l'ispirazione dei cartoni è quella dei caposaldi della letteratura e ormai ci sono generazioni che guardavano Lady Oscar oppure Piccole donne che sono adulte e con famiglia.


Immagine promozionale del cartone
Da sinistra: Teddy, Ilse, Emily e Perry
La mia generazione lo dico senza vergogna, ha avuto la fortuna di vedere la prima messa in onda di Sailor Moon e di Pesca la tua carta, Sakura. Io stessa ero una droagata di cartoni animali e coi tempi che corrono e considerando cosa sono nella vita, non posso dire che mi abbiano fatto male, mi hanno insegnato molto con storie e avventure, c'erano vicende per tutte le età e gli ideali e le morali dei cartoni di noi, generazione anni Novanta erano un po' come le favole del passato.
Perry
sembra Tom Sawyer

All'epoca c'era il GameBoat, un programma serale con i personaggi di BimBumBam e trasmettevano molti cartoni belli, il mio problema era che lo trasmettevano all'ora di cena e non avendo in casa la tv in cucina mi perdevo un sacco di episodi. I miei odiavano Sailor Moon per questo, ma mi comprarono comunque la bambolina di Serenity per il compleanno con il suo gigantesco abito di tulle bianco e io la conservo ancora con cura, tanto per dire che non tutti i bambini considerano i loro giocattoli meri pezzi di plastica senza significato.
La cosa buffa, invece, è che da grandicella abbia sviluppato un certo amore per la Lady Nera, la versione adulta di Chibiusa e con delle mise da maliarda che innamorano.

Ma se la nostra combattente che veste alla marinara è ormai un cult per gli otaku, essendo ormai piuttosto datata, cosa si dovrebbe dire di Heidi oppure di Anna dai capelli rossi?

Anche in questo 2011 Mediaset non fa differenza e se sul canale satellitare Hiro propone titoli abbastanza nuovi e interessanti, come Il segreto della sabbia, su cui presto mi piacerebbe scrivere qualcosa, mentre i canali in chiaro rimangono fedeli alla vecchia scuola.
Ecco che appare Emily della Luna Nuova.

Teddy
sembra un deficiente, ma in realtà nel libro
è simpatico, non assomiglia allo spasimante
malato di Georgie
Che è una novità a metà, nel senso che è ispirata ad uno dei più classici romanzi della letteratura per ragazzi di lingua anglosassone, ma è una produzione del 2007 e sembra del '90.
Insomma, un interessante mix di passato e presente, mantenendo fede alla dottrina spiegata pocanzi.

Emily della Luna Nuova, per chi ancora non lo conoscesse, è forse il romanzo più maturo di Lucy M. Montgomery, l'autrice di Anna dei verdi abbaini (<- titolo originale forever).
Se in Anna la Montgomery aveva iniziato ad esplorare il mondo attraverso gli occhi innocenti di una fanciulla, senza tuttavia azzardarsi ad andare oltre o ad esprimere giudizi, Emily diventa il suo seguito ideale di filosofia. Qui la Montgomery tira fuori la grinta e con gli occhi sognatori di una bambina senza guide, guarda il mondo ipocrita degli adulti, lo giudica e critica senza ritegno, usando come punto di vista uno non ancora contaminato dall'educazione (Emily è cresciuta molto liberamente) e dal pessimismo.

Personalmente adoro Emily della Luna Nuova più di Anne perchè Emily ed io ci somigliamo più di quanto io abbia in comune con la rossa con le lentiggini e, quindi, leggendolo da ragazzina a mia volta, mi è risultato più semplice immedesimarmi nella sparuta piccola Starr, piuttosto che nell'esuberante Miss Shirley.

Da sinistra: Perry, Ilse, Emily e Teddy
Proprio per questo sono estremamente contenta che sulle vicende della Montgomery sia stato fatto un anime nella migliore tradizione dei classici per ragazzi e, cosa altrettanto fondamentale è che abbiano mantenuto la caratterizzazione e il tratto che avevano i cartoni della serie dedicata ai grandi classici: Piccole donne, Pollyanna, Una classe di monelli per Jo, Papà Gambalunga e così via; il mio preferito, anche se non della stessa serie eda Fiocchi di cotone per Jeanie (ascoltate la sigla perchè è favolosa!) e ammetto per un certo periodo di aver ponderato l'idea di chiamate la mia primogenita Jeanie, è una vera fortuna che io non sia madre...

Emily
con la parrucca

Ecco quindi che Emily presenta trecce e nasino a patatina come le sorelle della Alcott del cartone, ha il classico abito con grembiulone bianco come Amy March e ci sono moltissimi campi fioriti a fare da sfondo alla storia che, come quella di Anne, è ambientata nella bellissima isola di Prince Edward, al largo della costa atlantica canadese.

La Emily del cartone, sebbene abbia l'aria più sbarazzina di quanto fossi abituata con gli altri cartoni, è un'ottima sorella per la Pollyanna in salopette (non precisamente storica ^_^') che tanti di noi rammenteranno dalla loro infanzia. Certo, l'hanno anche dotata di una pettinatura ridicolmente improbabile, ma credo che poi Sailor Moon, Wedding Peach e le Pretty Cure si possa tollerare quasi di tutto. La cosa più fastidiosa è forse quel mdo che hanno di renderla adulta, con ciglia lunghe in maniera eccessiva, una fronte troppo ampia che sembra indossi la parrucca e un'espressione poco infantile.
Ilse sembra un maschio e Teddy una femminuccia: comunque si veda la questione la compensazione di caratteri è ok.
Il padre di Emily invece sembra un eroinomane fatto e finito, altro che Eddie Cullen.

Certo, come Piccole donne e Pollyanna prima, la storia è molto infantilizzata, la maggior parte della vicenda verte su problematiche di comprensione e amicizia tra i quattro ragazzi protagonisti (Emily, Ilse, Teddy e Perry) e gli adulti chiusi nel loro mondo di pregiudizi e muri piuttosto che sui sentimenti di Emily, sulla sua scoperta della poesia, sul suo senso di abbandono, ma credo che possa esserne uscito comunque qualcosa di apprezzabile.

Per chi fosse interessato, il cartone va in onda ogni mattina alle 9.00 su Italia1
Questa è la sigla


Non siamo certo ai livelli delle altre del passato [a dirla tutta fa un bel po' schifo] e temo che a Mediaset abbiano qualche problema di comprensione, visto che non c'entra un piffero con la storia (successo? Ma chi? E tornare a New Moon? Ma se Emily ci va, non ci torna...).
Comunque sia il cartone è potabile se vi piacciono i classici e riuscite a passare oltre questi dettagli. Altrimenti tornate a guardare al passato, consiglio da esperta.


Buona visione




Mauser





Un paesaggio della serie
assomiglia a quelli di Hello Sandybell

18 giugno 2011

L'anime de «Il conte di Montecristo»

Cover del primo dvd
Io penso che Alexandre Dumas sia stato uno dei più grandi narratori della storia dell'uomo, è stato capace di infondere vita in personaggi diversissimi con mille sfaccettature, i caratteri più disparati, le store più fantasiose e avvincenti.
Se fosse vissuto ai giorni nostri sarebbe diventato uno sceneggiatore formidabile, molto migliore di quelli che la tv può vantare per le proprie serie o il cinema per i propri film.

Il conte di Montecristo è sicuramente una di quelle opere che più mi ha fatta sognare, non solo perchè è la preferita del mio papà, che da bambina mi raccontava le gesta di Edmond Dantes, ma anche per il fascino stesso di una vicenda intricatissima e carica di sentimenti ed emozioni tra le più umane.

A quanto pare non sono l'unica ad aver subito il richiamo del marinaio marsigliese, così come quello delle mille identità che mette in campo per raggiungere il suo obiettivo: fiction e film e addirittura adattamenti musicali (bellissimo quello del Quartetto Cetra) hanno fatto conoscere la storia alla decima musa, il cinema e da allora è stato fatto un altro passo avanti verso l'animazione.
Edmond, Mercedes, Danglars, Villefort, Morcerf e così via sono infatti diventati personaggi di un anime, ovverossia di un cartone animato giapponese.

Signore e signori vi presento Gankutsuō, la rivisitazione in chiave futuribile e molto noir del famosissimo classico.


Trama
Nella sceneggiatura di Gankutsuo, letteralmente il signore della caverna, l'ambientazione francese postrivoluzionaria cede il passo ad un lontano futuro alla Star Trek tra viaggi interplanetari e vicissitudini galattiche.
Albert de Morcerf
aka il classico protagonista
che qui si degna di indossare
una camicia
Un'idea non nuova, basti pensare ai RomeoxJuliet o ad Alexander, ma sviluppata in maniera molto interessante, un mix tra l'originale e Cowboy Bebop, insomma.

Siamo nell'anno Domini 5053 e sulla Luna si celebra l'annuale festa di Carnevale in costumi settecenteschi alla quale partecipano anche Albert de Morcerf (primo protagonista) con l'amico Franz D'Epiney. Durante il festeggiamenti Albert e Franz conoscono l'enigmatico Conte di Montecristo, personaggio cupo e allo stesso tempo affascinante che seduce la loro ingenuità adolescenziale con i racconti delle sue avventure e la saggezza del vissuto.

Quello che i due giovanotti non sanno è che il Conte di Montecristo altri non è se non Edmond Dantes (altro protagonista), primo amore della madre di Albert, Mercedes. Edmond, divenuto capitano di vascello a causa della morte del vero ufficiale, era diventato l'invidia dei suoi due amici di sempre: Fernand Mondego e Julian Danglar che, con l'aiuto del corrotto Villefort, accusano Dantes di tramare contro il Paese.
Eugenie Danglars
aka la ragazza di buonsenso
e ovviamente la più sfigata
Dantes fu così imprigionato nel Castello d'If, dal quale riuscì a fuggire solo dopo molti anni grazie all'inganno e all'aiuto di un ecclesiastico che nel periodo di reclusione lo istruì a dovere e all'atto della fuga gli consegnò la mappa per raggiungere l'isola di Montecristo dove era seppellito un favoloso tesoro nascosto, del quale il fuggisco Dantes entra in possesso.

Ritornato dalla sua prigionia, pieno di rancore e vendetta, Edmond ha un'unico scopo: gettare nel baratro i cospiratori che lo fecero ingiustamente accusare e il suo piano sembra proprio essere baciato dalla fortuna quando conosce il figlio di Mercedes, ma anche di Fernando: Albert, che sedotto dal fascinoso travestito Peppo, viene rapito dal bandito Luigi Vampa.
Salvato il giovane amico, Dantes, che viaggia sotto falso nome viene invitato alla casa di famiglia per formali ringraziamenti e ritrova, oltre all'amore di sempre, Mercedes, che quasi lo riconosce, anche il nemico giurato Mondego, il quale invece non sospetta nulla.

La situazione è cambiata molto dal momento della sua cattura: Mondego è diventato generale, ha sposato Mercedes e insieme hanno avuto il timido, ma intelligente Albert.
Danglars, da faccendiere di provincia è riuscito a mettere in piedi un impero economico, di cui la sua banca è l'emanazione e la sua figlia primogenita, Eugenie è la fidanzata di Albert.
Valentine de Villefort
aka la ragazza allegra
Poi c'è Villefort, che ha fatto carriera ed è diventato un politico affermato, alle prese però con una situazione familiare intricata visto l'odio che la seconda moglie Heloise prova nei confronti della figlia ed erede di lui, Valentine, fidanzata di Franz ma innamorata di Maximillien Morrel, umile soldato.

In questo ambiente corrotto e contorto, sembra che il piano di Dantes sia inarrestabile, le sue pedine sono messe in campo con freddezza e crudeltà, disseppellendo scheletri e segreti che molti dei coinvolti credevano dimenticati, scabrosi passati pieni di vizi e di tradimento non solo nei suoi confronti.

Come potrà mai, da tanto odio, sprigionarsi quel briciolo di speranza per continuare a vivere?
E quale peso dovranno pagare gli eredi di queste persone dall'anima macchiata?


Grafica e personaggi
La grafica dell'anime è molto piacevole, volutamente confusionaria e fa grande uso della computer graphic ovvero dell'impiego di scene realizzate tramite animazione 3D, non quella del cinema, ma la possibilità attraverso specifici software di rendere l'idea di movimenti nello spazio anzichè in due dimensioni.
Heloise de Villefort
aka la matrigna velenosa
La scelta dei colori, accesi, sgargianti e abbinati tra loro, vuole rappresentare il futuro, dove la possibilità di avere a disposizione una palette praticamente infinita di tinte porterà a mode in cui la combinazione di questi secondo forme, volti o elementi geometrici costituità il pattern del vestiario. Molti personaggi, e Haydee in particolare, fanno sfoggio di ciò in un'estremizzazione del vestiario attuale.

I personaggi che si movono sulla scena sono comunque disegnati ancora a mano e tratteggiati con cura, Albert nello specifico, sebbene ricalchi il protitpo del tipico protagonista giapponese, si armonizza bene col carattere associatogli. L'Eugenie presentata è piuttosto diversa dal libro, dove la ragazza, oltre ad essere la vittima designata dei giochi di ricchezza e potere paterni, sviluppa sentimenti lesbici per la propria cameriera e fuggono insieme, ma nel complesso l'Eugenie dell'anime è più equilibrata e pacata, piuttosto che la creatura mentalmente instabile e isterica del romanzo.
Andrea Cavalcanti è forse quello che ha subito i maggiori rimaneggiamenti estetici, trasformandosi nel classico uomo di successo settecentesco come se lo immaginano i jappi: Lady Oscar (il che è tutto dire). Così i suoi capelli si allungano in insospettabili boccoli biondi e inizia a sfoggiare una rosa rossa nelle circostanze "di conquista". Proprio il ragazzino campagnolo, maligno e difficile che ci dice Dumas... mantiene però la sua natura relativamente malvagia e la macchia incancellabile di aver avuto una relazione con la sua stessa madre, donna dissoluta e dedita a molti vizi.
Andrea Cavalcanti
aka il ragazzino maligno, campagnolo e difficile
aka lui sì che è un vero uomo, non come Lady Oscar...
Franz D'Epinay è il mio preferito e come nel romanzo si mantiene l'unico personaggio della vicenda e, soprattutto, cosa non secondaria, dotato di normale buon senso.
Mercedes de Morcerf
aka la plasticona rifatta
Infine Maximillien: era il figlio di un armatore e diventa egli stesso armatore, qui invece è un soldatuccio non migliore del Soldatino di stagno della tremenda favola di Andersen, con collo taurino e spalle da armadio a tre ante.
Ultimo, ma non meno importante, Edmond: a causa del suo patto col demone del titolo, trovato nella caverna dell'isola di Montecristo, ne ha acquisito egli stesso l'aspetto, divenendo più somigliante al dio Osiride che all'umano vendicativo del libro. Magro e dinoccolato, dal colorito verdastro e l'immancabile tuba, non è precisamente in linea con l'idea di Edmond che mi ero fatta, ma la sua versione da marinaio, prima dell'arresto, è adorabile.

Il personaggio che detesto di più, anche nel libro, è Mercedes, la trovo egoista e approfittatrice, non mi garba e qui l'hanno rappresentato come una bambolona pelle scura e labbra siliconate dall'improbabile, estroso parrucchiere. Ben le sta!


Considerazioni
La trama di fondo dell'anime non si discosta di molto dall'originale, salvo per l'ambientazione, ma introduce alcune note interessanti.
Cover del terzo dvd
il contrastato amore di Albert ed Eugenie
Innanzi tutto i protagonisti sono due, Dantes e Albert de Morcerf. Nel libro questa particolarità è molto meno marcata e si esprime solamente sul finire, quando Mercedes e Edmond hanno un colloquio privato circa le sorti del duello che lo contrapporrà proprio al figlio di lei.
Viene inoltre introdotta la tematica romantica in molte sfumature, non solo quella del contrastato amore inter-classe tra Maximillient e Valentine, che invece è appena accennato, ma anche un coinvolgimento diverso tra Albert e Peppo e poi tra Albert e la fidanzata Eugenie Danglars.
E perfino il rapporto di Edmond con l'esotica principessa Haydee, qui di estrazione orientale anzichè greca, assume una connotazione più ricca di speranza, così come l'intenso desiderio di lei di salvare Montecristo dalla sua stessa furia vendicativa, cercando di portarlo sulla via del perdono: quest'ultima particolarità credo che sia magnificamente resa dall'espressività dei volti e dalle bellissime illustrazioni che questo prodotto può vantare. Non per niente questa smania è rappresentata proprio da un demone, da qui il nome alternativo dell'anime, che avviluppa tra la tentazione e il rancore il povero Dantes già provato dal tradimento e che non lo libera mai.

Il conte di Montecristo in versione anime si aggiunge quindi alla lista dei molti ispirati ai classici della letteratura europea, ricordo da bambina di aver seguito con passione sia la miniserie anime de I miserabili che la serie relativa ai Tre moschettieri oppure al Giardino segreto.
Edmond e Haydee
la nuova head chief di Roberta di Camerino
Io lo consiglio anche per il suo discostamento dall'ambientazione originale, a mio avviso affascinante e sapientemente integrato, inoltre poche cose potranno essere peggiori di quello schifo di serie tv con Depardieu e Ornella Muti nei panni di Mercedes che non ha un bricolo di affinità né con l'originale né con la cosiddetta "coerenza storica".
Se avete tempo, dateci un'occhiata perchè merita.

Animepaper - Gallery

Poi ovviamente, se non avete mai avuto contatti con la letteratura francese del genere Dumas, Hugo, Balzac e co. il mio consiglio è di cominciare: è meno peggio di quel che vogliono farvi credere e molto meno depressa dei russi come Tolstoj, Checov o Dostoevskij. Cominciare con Il conte di Montecristo potrebbe essere un ottimo punto di partenza, la vicenda è attualissima e affascinante, avvincente e ricca d'intrighi, non si tratta di un romanzo d'amore e passioni contrastati con finale tragico e sangue che scorre, ma qualcosa di molto più maligno e sottile e anche se non sembra di essere in Kill Bill, vi assicuro che la malignità delle persone traspare alla grande. Unico ostacolo: il linguaggio antico, addirittura vetusto, zeppo di termini desueti e a volte difficile da comprendere, se può risultare difficile meglio una traduzione non "d'annata" e vedrete che non ci saranno problemi =)

Baci a tutti





Mauser

16 gennaio 2011

Rossella: la fiction di Rai1

Cari lettori,
oggi vorrei parlarvi di una fiction che ho visto diversi giorni fa, in un momento di disperazione.
Generalmente non sono un'amante delle fiction, perchè quando sono belle, storicalmente parlando, di solito il pubblico non le apprezza e le interrompono alla terza puntata, mentre se sono brutte o insignificanti ne programmano duecento stagioni.
Per un certo periodo, lo confesso, mi sono rifiutata di guardare la tv, intanto tra telegiornali (deprimenti) e programmi culturali (anche peggio, salvo solo Piero e Alberto Angela), condito il tutto con fantastiche istantanee di una buona fetta della realtà socioculturale italiana (Uomini&Donne), non mi sono persa nulla.
Ancora oggi, vado d'accordo con la tv solo quando c'è da vedere film in videocassetta (ah, le vecchie vhs...) e qualche commedia brillante americana dei tempi d'oro.

In Italia i produttori si sono particolarmente lanciati nella stesura di sceneggiature a carattere storico, specialmente dopo l'incredibile successo di Elisa di Rivombrosa oppure con i documentari sulla vita dei santi e degli uomini di fede (da Padre Pio a Giovanni XXIII) e dei personaggi della storia italiana (Garibaldi, Petrosino, Perlasca).
Siamo ancora sulla scia di quel successo, ma, a quanto pare, dall'esperienza i nostri conterranei non hanno imparato ad essere storicamente più accurati, quindi, se Elisa era un capolavoro di inesattezze e il suo seguito anche peggio, adesso rasentiamo il ridicolo.

La nostra protagonista Rossella con un abito credibile (uno dei pochi) che sembra arrivare
dritto dritto dai costumisti de Il gattopardo
di Visconti.
Questa era la premessa di Rossella, la fiction a carattere storico che RAI1 ha messo a palinsesto a partire dal 9 gennaio 2011, che si caratterizza proprio come un prodotto storico, quindi adatto a finire nelle grinfie della presente zitella inacidita, la quale zitella, incuriosita dalla trama, l'ha pure gurdata.

Come sapete bene, non sono mai tenera con i prodotti che si definiscono storici solo per accaparrarsi una fetta di mercato, sono così perchè coloro i quali pensano male un prodotto che vogliono etichettare come storico quando, invece, di storico hanno solo le gonne lunghe, mi sembrano proprio traditori di chi si fida: uno si appresta a guardare un programma sperando di trovarci almeno un minimo di attendibilità e... nisba. Il peggio del peggio, potremmo definire più storico Bones.

Vediamo cosa è accaduto questa volta.


Trama
Siamo a Genova, alla fine dell'Ottocento; la giovane Rossella Andrei, con il bel volto dell'attrice Gabriella Pession, è la ricca figlia di un industriale genovese, stretta nell'etichetta che il suo status le impone; di carattere libero e fiero, Rossella vorrebbe rincorrere la propria indipendenza dall'ingombrante famiglia e coronare il sogno d'amore con lo scapestrato giornalista calabrese Giulio Sallustio che ha conosciuto per caso durante una passeggiata.

Contro il volere dei propri cari, Rossella e Giulio convolano a nozze, ma sebbene il loro amore sia profondo, è destinato ad andare incontro a diversi ostacoli a causa del viaggio di lui in Africa e del cambiamento caratteriale che investe Sallustio di ritorno dalla sua esperienza.

Non è precisamente che all'epoca
andassero di moda i capelli sugli
occhi...
Rossella tra alti e bassi, intraprende una vita da madre quasi single con appresso il frutto dell'unione, studiando approfonditamente medicina e riuscendo a diventare una delle prime donne medico della storia d'Italia, passando poi anche alla politica, dove diventerà una parlamentare importante e anticonformista nell'ingessata Italia a cavallo tra Otto e Novecento.


Considerazioni della scrivente sui...

I luoghi
Mauser: Scusate, ma che posto sarebbe quello che si vede nel telefilm?
Sceneggiatori: Genova, c'è pure la Lanterna
Mauser: aaahhhh, ecco perchè aveva un aspetto vagamente familiare. Ma per il mare che avete mostrato, poteva essere anche Casale Monferrato.

Questa, in sintesi, la faccenda luoghi.
E la cosa mi ha fatta molto inbestialire perchè io sono una genovese orgogliosa di esserlo, porto un cognome della mia città che più tradizionale non si può, parlo il mio dialetto e amo la mia terra. Credetemi se vi dico che ho fatto fatica a riconoscere la mia Genova in quegli scorci finti di caruggi puliti e mare da Caraibi.

Non per distruggere i miti romantici degli sceneggiatori e di quelli che vedono nell'Ottocento solo un tempo splendido di amori cortesi e galanteria oltre misura, ma per quanto sia brutto da dire, Genova è un porto, una città di mare, lo è sempre stata, fin dal Medioevo e formava con le altre compari le Quattro Repubbliche Marinare: i vicoli di questa città erano bui e puzzolenti, l'odore del pesce e del salmastro probabilmente si sentiva per chilometri, i passaggi erano (e sono tutt'oggi) angusti e affollati di borseggiatori e donnacce pronte per i marinai appena sbarcati.

Genova non era il centro della vita di società italiana risorgimentale, ma una città di affari e di commerci e, nell'epoca in cui hanno scelto di ambientare la vicenda, un luogo di transizione che stava rinnegando il passato da marinaio per trasformarsi in operaio metallurgico con l'arrivo della siderurgia, Ilva, Ansaldo, Piaggio, Costa, Fincantieri.
Se volevano riproporre La signora dell camelie, Genova non è la città che fa per loro, la location ideale era il lago di Como con Villa Carlotta, ma la mia città è la città che canta De Andrè ne La città vecchia, oppure quella che appare nella Litanìa dell'ultimo Caproni.

Questa è cattiveria, però... la canottiera che spunta sotto la camicia? Ma in quale secolo!
Non dobbiamo mica mettere in mostra la merce (per l'epoca sarebbe
stato scandalosissimo!)
Infatti, accortisi di ciò, la città non la fanno minimamente vedere, qualche pezzetto di spiaggia che poteva essere ovunque, anche a Tripoli, un'occhiata veloce alla Lanterna e poi tutte scene in giardino e location ricostruite.

Comincio a sospettare che l'amministrazione comunale abbia pagato delle tangenti alla produzione perchè scegliessero la città come luogo di ripresa, oppure che, per senso patriottico, agli sceneggiatori piaccia ambientare le loro fiction una per regione, alla maniera del libro Cuore di De Amicis.


I personaggi
Della serie: l'anacronismo regna sovrano.

Lei
Io penso che, se fosse per i libri e le fiction, l'Ottocento sarebbe stato popolato solo da suffragette e non da donne miti e sottomesse agli uomini.
Queste forze della natura sono sempre affamate di indipendenza e se ne strafregano della loro reputazione, così come delle malelingue, lasciate che dica che la cosa era abbastanza improbabile, specialmente ai livelli medio borghese che fanno tanto trasgressione storica.

Indipendenza per una ragazzetta figlia di ricchi industriali e cresciuta nella bambagia? Forse... ma poco probabile, una del genere sarebbe stata indottrinata fin da piccina sul fatto che il suo matrimonio avrebbe dovuto essere con un rampollo delle importanti famiglie storiche della città, oppure con un ricco finanziatore dell'industria di famiglia, tanto per cementare le alleanze; i genitori non avrebbero permesso per nessun motivo che lei si maritasse col primo giornalista di passaggio, tantomeno se mezzo rivoluzionario e indipendentista come Sallustio.
E aggiungo, non l'avrebbero permesso neppure se lei ne fosse rimasta incinta, l'avrebbero fatta abortire oppure sposare di fretta col prescelto spacciando il bimbo per suo, dopotutto i matrimoni, oltre un certo livello sociale, non erano fatti certo per amore... ma anche non troppo in alto...
Se avete visto un'altra fiction tv, questa volta ambientata nell'Italia del Sud e intitolata Francesca e Nunziata (con Sophia Loren, Claudia Gerini, Raoul Bova), recitata non troppo bene, ma più attendibile, sapete bene di cosa parlo.


Insomma, la caratterizzazione dell'eroina è la medesima dei libercoli Harmony (vedi Misteri a Penny House e La saga dei Dillhorne), quindi prendete con le dovute cautele le informazioni che vi passano tramite questi prodotti televisivi, non è la BBC.
Negli Harmony almeno si sa a cosa si va incontro, tutti li classificano come letteratura di serie C, qui invece spacciano i comportamenti di Rossella come storicamente attendibili: oh Cielo!
E in quale tempo dovrebbero esserlo?
Nel Duemila?
Non nell'Ottocento italiano, cari, no davvero.
Ecco un altro prodotto ambientato nell'Universo Parallelo delle coulotte inguinali della Stella della Senna.

Senza contare poi il nome...
Adesso faccio la pignola, ma io a Genova ci abito e vi dico che Rossella non è un nome che si senta ad ogni angolo di strada, qui andavano fino a cinquant'anni fa i soliti nomi tradizionali: Rosa, Maria, Caterina, Nicoletta. Per tutte le potenziali scrittrici, vi supplico dal profondo del cuore di essere coerenti col tempo che scegliete e anche con i pregiudizi sociali, avete mai sentito un francese chiamarsi Frédéric? Non ce ne sono molti perchè è un nome tedesco e, si sa, dopo quella questione dell'Alsazia e della Lorena ai francesi i crucchi non stanno simpaticissimi ¬_¬
Ciò che temo è che il nome sia stato scelto per dare un qualche richiamo al kolossal americano di Via col vento, col quale ci sta abbinato come i cavoli a merenda, ma per richiamare l'anticonformismo della protagonista, la vera Rossella O'Hara.
La vera e inimitabile
Scarlett O'Hara
Anticonformismo un paio di palle, e scusate il francesismo.
La Rossella del kolossal, che per chiarezza d'ora in avanti chiameremo Scarlett per non confonderla con la sua omonima zeneize, non è di certo un'anticonformista e rivoluzionaria indipendentista, progenitrice del movimento per i diritti delle donne! Scarlett era una ricca e viziata ragazzina sudista, attaccata anima e corpo ai privilegi degli schiavisti, tanto è vero che non si separerà da quelli neppure a guerra ormai conclusa, neanche dopo aver sposato Rhett.
La Scarlett creata dalla Mitchell è un personaggio antipatico e intrigante, non è fatto per essere buono e bravo o per parteggiare per lei, è fatto per mostrare il lato umano di una storia d'amore da favola, ma con personaggi umani, zeppi di difetti, e, siamo franchi, Rhett non è certo uno stinco di santo... si dice sudista ma sovvenziona anche i nordisti, fa contrabbando, commercia in armi, viene da una famiglia di schiavisti e, in fondo, cerca solo di ottenere vantaggi per sé, in questo è uguale a Scarlett, ma lo è LUI, non la Rossella made in Italy.

Lui
E Giulio Sallustio?
Con lui non gli è riuscito neanche di creare il classico maschio alpha che piace tanto alle amanti delle storie d'amore in costume, come Fabrizio Ristori, per esempio, bello e sfacciato come tutti i protagonisti dei romance da che mondo è mondo.
No, Sallustio è un incrocio tra lo stereotipo dell'uomo ottocentesco e un personaggio pirandelliano, una montagna infinita di cliché e paturnie mentali a iosa.
Fa il giornalista, che per l'epoca era ancora un mestiere di denuncia (è un idealista, clichè n°1), è un calabrese che lavora a Genova (confronto tra le culture, clichè n°2) e rischia di farsi investire dal calesse guidato (male) dalla protagonista (classico incontro alla Harmony, clichè n°3), senza contare che ci prova con lei nei cinque minuti successivi, neanche fosse Casanova fatto nuovamente uomo.

Amore impossibile, lettere che neanche Leopardi riuscirebbe a scrivere, fughe sotto la pioggia, incontri segreti e consumazione della passione.
Matrimonio riparatore.
Massì! Mandiamo pure a spasso quel poco di credibilità che era rimasta alla ricca famiglia di lei e facciamo come se non fossimo nell'Ottocento, ma nel solito universo parallelo.

Dopo tutto 'sto bordello, neanche l'amore felice, ci lasciano, ma scopriamo che Sallustio è infedele e che non ama più la moglie.

Lui sembra fin troppo elegante per fare un lavoro come il giornalista
Io quest'uomo lo ammazzerei di sberle: lei ha lasciato la famiglia ricca per lui e tutti i suoi privilegi, si è fatta un mazzo tanto per ingranare al ritmo di vita dei poveri e per imparare a lavorare e lui le dice che così non si va avanti? Ma io lo uccido a randellate!
Ma vi sembra un personaggio?


I costumi
Alè, altre note dolenti.
Innanzi tutto comincio a sospettare che i costumisti siano due: uno che si occupa di vestire i protagonisti e uno che, invece, è dedicato alle comparse e ai comprimari.
Perchè dico questo? Perchè se il secondo costumista abbiglia i suoi protetti con gusto e coerenza storica, il primo è, in quest'ambito, piuttosto carente.

Qui diamo il meglio: lei con l'abito
da sera e lui da giorno, decidetevi
quando uscire! Bale, volant, pizzi,
guanti e mezza manica sono
inequivocabili + lui in abito da
lavoro...
bah...
Infatti non mi spiego come mai, nella scena del calesse si vedano due donne passeggiare sul lungomare, decentemente abbigliate per l'epoca con paltò, cappellini e acconciature severe, ma appena si inquadra la protagonista eccola in un abituccio succinto stile anni Venti (che, mi permetterete, sembra un po' fuori posto), con le maniche corte [ma le altre avevano il cappotto!] e i capelli naturalmente sciolti e arruffati.
Sì, proprio la figlia di un ricco e trattenuto industriale genovese.
Ma DOVE?!
Certe volte bisognerebbe insegnare ai registi delle fiction che non basta una gonna lunga e qualche merletto per fare una serie "storica".

Non solo, oltre a rischiare la morte del "povero" Sallustio [magari ci fosse riuscita], creando i presupposti di un amore da telenovela, il signorino in questione neppure si sconvolge a vedere una ragazza, che dovrebbe essere modesta e posata, conciata come la più miserevole delle lavandaie, guance rosse, fiatone, occhi concupiscenti [è una parola molto di moda in politica, ultimamente]. Ma stiamo parlando di Rossell Andrei oppure di Bocca di Rosa?
No, tanto per sapere... giusto per chiarirsi le idee.


Conclusioni
È mia ferma, fermissima convinzione che i produttori e gli sceneggiatori della fiction abbiano ceffato di un buon cinquantennio l'ambientazione del loro prodotto.
Mentre una ambientazione da secondo dopoguerra, come quella di Matrimonio all'italiana, La mia casa è piena di specchi, Chocolat, avrebbe visto queste situazioni elencate poc'anzi perfettamente accettabili, o meglio, tollerabili, non altrettanto si può dire di una caratterizzazione storica da fine Ottocento, vi ho spiegato prima perchè, quindi non torno a dilungarmi.


Se una come me, che ha studiato la storia principalmente da autodidatta, vede molti comportamenti assolutamente anacronistici, figuriamoci che strazio dev'essere stato per chi la storia la conosce sul serio!
Poveri professori... io almeno mi indigno, ne parlo male e passo oltro, ma loro che possono fare?

Il vestito nero è molto bello, ma continuiamo a cadere sui capelli disordinati
Aggiungo inoltre che la Pession, che a mio dire è una brava attrice, come interpretazione storica fosse decisamente su altri livelli quando recitava la Principessa Carolina di Napoli in Ferdinando e Carolina, dove c'era la satira e c'era anche un po' di coerenza/decenza storica.

Produttori e sceneggiatori hanno preferito dare risalto alla vicenda amorosa, finendo però nel solito tranello degli imbecilli e sacrificando la parte che riguarda ambientazione, costumi, location, rendendo il prodotto, per i più informati di dettagli storici, indigesto a causa delle troppe cadute di stile.
È proprio il caso di dire che questa Rossella è un'eroina d'alri tempi, oserei aggiungere "altri tempi rispetto a quelli che vogliono farci credere".


Voglio lasciarvi con un aneddoto, tanto per dirvi quanto una simile fiction sia fuori tempo oltre ogni dire, non è una vicenda allegra, ma è reale e la cito da La Patria, bene o male.

6 giugno 1886
Povera Italia

In un paesino sui monti attorno a Pistoia un corteo funebre si avvia al cimitero. In testa due preti, poi la bara con una corona di rose e ginestre, poi una decina di bambine. Nessun altro, né uomini, né donne, né ragazze. L'intero paese di Porciano, l'infame Porciano, è rimasto in casa per desiderio della morta.
La morta è la maestrina Italia Donati. È arrivata in paese un paio d'anni prima, guadagna quarantacinque lire al mese con cui mantiene, oltre a se stessa, tutta la famiglia che abita a pochi chilometri. Prende alloggio in casa del sindaco dove, al piano di sotto, ha sede anche la scuoletta. Ha 20 anni, ha entusiasmo, è gentile e affabile. Ma ha un difetto fatale: è bella.
Immediatamente cominciano i pettegolezzi. Al sindaco, bell'uomo con barbetta bionda, che vive disinvoltamente con la moglie e un'amante, viene attribuita anche la conquista della maestrina. Poi si mormora del figlio del sindaco. Poi si sussurra del brigadiere dei carabinieri. La povera Italia è oggetto continuo di sorrisetti, allusioni, insinuazioni, talvolta di insulti aperti.
La ragazza chiede il trasferimento; le assegnano una scuola in un paesetto vicinissimo che comunque, per bocca del sindaco, rifiuta lo «scarto di Porciano». Italia non ha amici, nessuno che la difenza e allora chiede lei stessa un esame clinico ufficiale sulla propria verginità. Medico e ostetrica confermano e la cosa viene annunciata al consiglio comunale.
Non siamo in uno sperduto villaggio africano, non siamo nel Medioevo, ma nella civilissima Toscana, culla del Rinascimento, terra di grandi personaggi che hanno dato gloria e fama all'Italia. Ma Italia, la maestrina, non esce dal cerchio infernale del gossip. Ricominciano le voci, i sospetti, le certezze assolute che stavolta sia incinta. Troppo pallida, troppo sciupata e trasandata.
La ragazza è alla disperazione. Scrive alcune lettere, poi si allontana dal paese verso il mulino, raggiunge una specie di piccolo stagno fangoso tra due pareti di roccia, lasciain terra il grembiule rosso e si getta nell'acqua. Una donna di passaggio riconosce il grembiule, sospetta il peggio e quando lo stagno viene lentamente svuotato, appare infatti la sagoma della maestrina, morta per difendere il suo onore.
In una delle lettere chiede un'altra perizia sulla propria illibatezza e di essere sepolta nelmalandato cimitero, senza la partecipazione degli infami. Sulla lapide, in vernice rossa, le sole iniziali ID. Non c'è una vera inchiesta, nessuno è indagato, tutti giurano di essere stati suoi amici, il parroco ammette di aver sentito quelle maldicenze e di non avergli dato peso: erano solo voci di paese.

Carlo Fruttero, Massimo Gramellini,
La patria, bene o male
Mondadori 2010


Questa era la realtà dell'Italia a cavallo tra i due secoli, la realtà di Italia Donati, di un tempo in cui le maldicenze ti distruggevano la vita e dove le ragazze arrivavano vergini al matrimonio e lo consideravano un loro dovere, non un optional che tutti cercavano di circumnavigare, come ci fanno credere libri e film. Se una non era illibata, il marito poteva rispedirla alla famiglia e mandare a monte l'accordo di matrimonio legittimamente, essere caste e modeste era un comportamento che solo alcune categorie di persone si sarebbero sognate di infrangere e SOLO, ribadisco, per necessità: se avevi le voglie, aspettavi di sposarti e poi ti facevi l'amante.
Nessuno avrebbe tollerato che una ragazzetta appena fiorita in donna avesse una relazione clandestina con un uomo, anche per il semplice fatto che qualcuno l'avrebbe comunque saputo, suo padre sicuramente perchè era ricco e la servitù di fiducia in casa ci stava per quello, per riferire ciò di cui si chiacchierava ai piani bassi, dove le dicerie volavano.

Molto romantico ¬_¬
Lui sembra pronto per un matrimonio e lei... che cosa sono quelle spalline? Assolutamente no!
Le ragazze sospettate di non essere più illibate si sottoponevano addirittura all'umilianzione di un esame ginecologico, che per l'epoca era il massimo della vergogna, perchè di certe cose non se ne parlava, solo le malelingue avevano campo libero sull'argomento sesso e non c'era modo di difendersi senza sembrare volgari.
Italia Donati è storia, dimenticata, ma comunque storia.
Rossella Andrei è fiction, una storia d'amore che fa anche sognare, ma comunque fiction.
Io vi chiedo di riflettere solo su questio.

Poi, al di là di tutto e come ogni cosa, può piacere come no.
E so anche benissimo che fare è molto più difficile che criticare.

Ma ho scritto questo post non solo pensando a Italia, ma sentendo insultata in questa fiction troppo leggera il sacrificio e la vergogna di molte, moltissime donne che hanno combattuto per la loro indipendenza minima, non per arrivare ai libri e alle vicende dei datari storici, non è il caso di essere la prima donna medico o la prima in politica per dare un esempio, basta anche essere una delle tante che hanno fattoqualcosa per coloro che sono venute dopo, ma tante non erano.
Erano poche, distrutte dalla stessa società, emarginate, derise, incomprese, portate alla disperazione e a scelte terribili, poi dimenticate, archiviate come dicerie. Perfino il parroco mente. Che vergogna.
Forse questo dovevano rappresentare in una fiction. E la mia critica è soprattutto alla leggerezza di una fiction che ci presenta un Ottocento come il Duemila, dove tutto è libero e senza conseguenze: non è così, l'Ottocento era quasi come il mondo dei talebani, impariamolo perchè altri possano impararlo da noi e non lasciamo credere che fosse un mondo felice di rose e fiori, è importante anche per la nostra storia.


Con affetto e anche un po' commossa,




Mauser

22 novembre 2010

Regina di Francia e Regina di Hollywood

L'affaire du collier de la reine (1945),
lei è
Marion Dorian
Ovvero: i mille volti di Maria Antonietta.

Maria Antonietta è senza ombra di dubbio uno dei personaggi storici che maggiormente ha colpito l'immaginario collettivo, la sua storia di eccessi, ma anche di sventura è stata protagonista di innumerevoli opere, sia letterarie che della decima Musa, ovvero del cinema.
Regina di Hollywood oltre che Regina di Francia, Maria Antonietta ha conosciuto una popolarità senza paragoni, diventando uno dei personaggi storici più utilizzati insieme a Gesù, Cleopatra e Giulio Cesare.
Forse parte della sua popolarità deriva dall'innato desiderio di molte donne di avere a loro volta una vita da principessa, in una sfarzosa corte che segue i capricci della sua sovrana, dove il suo volere è legge e il suo gusto moda, un'immensa casa di bambole dove tutte vorremmo abitare, lo abbiamo sognato almeno una volta nella vita, di dormire in lenzuola di seta, circondate da raffinati mobili e stucchi settecenteschi, accompagnate da uno stuolo di dame ai propri ordini che, anche le più antipatiche, si inchinavano al passaggio, una schiera di servitori pronti a fare il loro dovere e una miriade di pettegolezzi di cui essere al centro, ma anche la giudice indiscussa.

Questo amore/odio per Maria Antonietta si è trasformato in una miriade di volti e facce, attrici di diversa grandezza e spessore si sono cimentate nell'arduo ruolo, così come nella personalità che si vuole assegnare alla Reine.
Madame DuBarry (1934)
la regina in foto è
Anita Louise
Maria Antonietta ha avuto grandi star del cinema e starlette emergenti a portare i suoi ingombranti panni, ma è stata anche tratteggiata con la fisionomia di donne diverse in opere storiche illustrate come Lady Oscar oppure Il tulipano nero.
Ecco quindi il mio intento: una carrellata dei volti della regina per farci un'idea di come ella appaia e si apparsa alle persone nel corso degli anni, dei secoli, come il suo profilo sia cambiato o sia rimasto, come sia stato rielaborato e ritratteggiato.

La prima apparizione è un film del 1903 diretto da Lauren Heilbronn e intitolato Marie-Antoinette, di cui però non abbiamo traccia e anche le mie approfondite ricerche non hanno condotto a risultati soddisfacenti.


Nel 1909 Louis Feuillade inscena Le Collier de la Reine, naturalmente riguardante il famoso intrigo della collana di cui abbiamo parlato in precedenza nel posto su La top 5 degli scandali di Versailles.
L'enfant roi (1923), la regina in foto è
Andrée Lionel

La maggior parte dei vecchi film è priva di immagini a causa del materiale di difficile reperibilità e dell'effettiva sua mancanza.


Del 1910 abbiamo invece il film di Une Aventure secrète de Marie-Antoinette, diretto da Camille Morlhon e con il volto di Yvonne Mirval nella parte di Antonietta.
Purtroppo anche su questo film non si trovano fotografie soddisfacenti della Reine.


Recidiva, la Morlhon ha girato, nel 1912 L'Affaire du collier de la Reine, starring Jeanne Provost nel ruolo dell'Austriaca.
Anche questo lungometraggio esplora l'intricato complotto della famosa collana di diamanti.


Del 1916 è My Lady's slipper, film girato da Ralph Ince e con Julia Swayne Gordon che veste le gonne di Antonietta di Francia.


L'Affaire du collier de la Reine (1945),
sempre Marion Dorian
Del 1922 è il film Marie-Antoinette - Das leben einer Konigin, in questo film il ruolo della sovrana è interpretato da Diana Karenne, per la quale non sarà l'ultima apparizione nelle paniers gown della regina.
Regista del film è Rudolf Meinert.


Per una decina d'anni il cinema, specialmente quello francese, vive tranquillo senza scomodare la regina dalla sua tomba, ma in compenso nel 1923 Jean Kemm disseppellisce nuovamente corpo e testa mozza per presentarci L'Enfant-Roi, ispirandosi alla vita e storia del giovane Delfino di Francia Luigi XVII, film splendido con una Andrée Lionel piena di fascino e di pathos in un ruolo terribilmente importante.
Vi consiglio assolutamente di darci un'occhiata, i film di una volta hanno una carica di sentimenti da trasmettere allo spettatore che letteralmente lo travolge e si fa anche meno caso ai dettagli non proprio perfetti, alle scenografie un po' fisse e agli effetti speciali un po' carenti.


La Marseillaise (1938)
l'attrice è Lise Delamare

Sempre nel 1923 Rex Ingram gira Scaramouche e la parte della regina di Francia viene affidata a Clothilde Delano.


Nel 1929 Diana Karenne interpreta nuovamente la parte di Maria Antonietta dopo quella già fatta nel '22 in un nuovo capitolo de L'affaire du collier de la reine, di Gaston Ravel.


Nel 1934 William Dieterle il film Madame DuBarry che narra la storia dell'ultima, famosissima amante di Luigi XV, re di Francia. In questo film compare anche una giovane Maria Antoinetta raffigurata nel volto da Anita Louise.


Nel 1937 una nuova Maria Antonietta sbarca sul grande schermo con il film La Marseillaise diretto dal grandissimo Jean Renoir, già autore di Cancan.
A darle i connotati è la spiritosa (e strepitosa) Lise Delamare.
Particolarità di questo lungometraggio fu che i costumi del film vennero curati da Coco Chanel!


Marie Antoinette (1938)
con la grandissima
Norma Shearer
Comunque, il film più famoso su Maria Antonietta, più ancora di quello di Sofia Coppola ,è sicuramente il Marie Antoinette del 1938 diretto da W.S. Van Dyke.
Qui il grande registra incontra la bravura e la mestria di Norma Shearer, che dà il volto alla regina di Francia.
Consiglio assolutamente la visione, quantomeno per vedere lo sfarzo e i costumi che fecero sognare una generazione intera di ragazze.
La versione della Shearer, per volere dell'autore e del costumista, presenta coscientemente personaggi molto ottocenteschi, i cui abbiggliamenti sono un tripudio di velluti scuri, fiocchi e swarovski baluginanti come usava intorno agli anni Quaranta dell'epoca vittoriana, compresi di scolli a barca adornati di nastri; le acconciature molto ordinate, si prediligono i boccoli vittoriani ai volutamente disordinati riccioli delle puff hair effettivamente sfoggiate dalla regina.
Ma il film è un capolavoro di immagine e se si è disposti a passare oltre questi dettagli, questi schemi così definiti e questi contorni così evidenziati, sarà sicuramente apprezzabile, specialmente la tormentata vicenda di Antonietta e di Fersen al centro del movie.


Scaramouche (1952), interpretata
da
Nina Foch
Subito dopo la Guerra, nel 1945, troviamo un nuovo volto e un nuovo adattamento per Maria Antonietta, che qui ha le fattezze di Marion Dorian nel celebre L'Affaire du Collier de la Reine diretto da Marcel L'Herbier.
Ancor più significativa della Reine, comunque, è la radiosa Viviane Romance che veste le gonne dell'intrigante Jeanne De LaMotte.


Nel 1949 fa la sua apparsa Cagliostro, film diretto da Gregory Ratoff, in questo film compare anche Maria Antonietta, interpretata da Nancy Guild.
Il film non si sofferma troppo sulla figura della sovrana, per dedicarsi invece a quella del famoso mago.


Del '52 è un nuovo Scaramouche, che vede dietro la macchina da presa George Sidney e nei panni della regina Nina Foch.


Un anno dopo, nel 1953 Sacha Guitry regista e anche attore nei panni dell'anziano Luigi XV, incontra durante il casting la bella Lana Marconi, che poi diventerà sua moglie [galeotto fu il film...].
Si Versailles m'était conté (1953) con Lana Marconi
Il film ha un impronunciabile titolo francese Si Versailles m'était conté per chi, come me, sa dire solo oui.In questo film troviamo uno stravagante Gino Cervi molto diverso da come lo ricordiamo nei personaggi di Maigret oppure del corpulento sindaco Peppone nei film di Don Camillo ispirati alle novelle di Guareschi.


Sempre nel '53 Renée Saint-Cyr interpreta Il cavaliere di Maison Rouge nei panni della regina, il film è diretto da Vittorio Cottafavi.

Il cavaliere di Maison Rouge (1953)
con
Renée Saint-Cyr
Nel 1954 un coproduzione italiana e francese ci regala l'ennesima storia di Madame DuBarry diretto da Christian Jacque [quello dei romanzi sui faraoni???].
Isabelle Pia è la giovane Antonietta che si contrappone allo strapotere dell'amante del re (foto qui)


Ancora nel 1955 Lana Marconi torna a fare la regina per Guitry nel film Si Paris nous était conté, dal nome simile al precedente.


Sempre nel '55 abbiamo un nuovo Marie Antoinette, dietro la macchina da presa c'è Jean Delannoy, mentre nelle stratosferiche gonne della Reine abbiamo Michèle Morgan.


Marie Antoinette (1955)
lei è Michèle Morgan
Ancora nel 1958 abbiamo La mort de Marie-Antoinette ad opera di Stellio Lorenzi e con Annie Ducaux come moglie di Luigi XVI.


Famosissimo film con una Maria Antonietta è del 1962 e si intitola Lafayette, una spada per due bandiere, bellissimo film sulla storia del celeberrimo generale; Jeanne Dréville è il regista, mentre Antonietta è recitata da Liselotte Pulver.
Nel film, con una partecipazione di capitale italiano (siamo nel grande periodo di Cinecittà) troviamo anche Vittorio De Sica nei panni di Bancroft (foto qui)


Nel '63 nuova comparsa al cinema de Il cavaliere di Maison Rouge, il regista è Claude Barma e Annie Ducaux, affezionatasi ormai al ruolo della regina di Francia, ritorna a vestire gli abiti della Delfina.


Fate la rivoluzione senza
di noi
(1970) con
Billie Whitelaw
Nel 1970 Bud Yorkin dirige Fate la rivoluzione senza di noi e Billie Whitelaw è la nuova Maria Antonietta di turno.
Si dice che questa regina sia più una ninfomane che una sovrana come si conviene, quindi prendete il film con le pinze, personalmente non posso esprimermi perchè non l'ho mai visto.


È nel 1972 che arriva finalmente Versailles no bara altrimenti conosciuto come Le rose di Versailles, per gli amici, Lady Oscar.
Già, Lady Oscar è proprio storico!
E dire che sembra ieri quando bambini e bambine canticchiavano tuo padre voleva un maschietto, ma ahimè sei nata tuuuuu... vi ricordate?
Io non tanto, non ero ancora nata e ci sarebbero voluti ancora quasi una ventina d'anni. Io sono cresciuta con la sigla Una spada per Lady Oscar e devo confessare che a me piaceva pure.
Lady Oscar nasce nel 1972 dalla matita magica di Ryoko Ikeda. Naturalmente sono stati fatti dei live drama del manga e anche dell'anime, però per pietà di me stessa non approfondirò questo macabro dettaglio.
Lady Oscar, comunque, si guadagna la palma di storico assieme ai film del '38.
Lady Oscar, dal manda disegnato da
Ryoko Ikeda

1789 è un film del 1974 e Françoise Jamet è la regina di Francia durante la rivoluzione, mentre dietro la macchina da presa troviamo Ariane Mnouchkine.


Guy André Lefranc dirige nel 1975 un ennesimo Marie Antoinette, attrice protagonista nel ruolo della regina è Genèvieve Casile.


Nel 1975 abbiamo anche un altro grande arrivo: La stella della Senna, cartone animato giapponese mandato in onda per la prima volta proprio in questo anno e considerato un po' il fratello minore di Lady Oscar.
La stella della Senna, questa è
Maria Antonietta
La storia di questo anime, anche conosciuto col nome di Il tulipano nero è legata a doppio filo a quella del predecessore ambientato durante gli ultimi anni della monarchia francese, nel 1975, infatti, Ryoko Ikeda, autrice e disegnatrice della fanciulla travestita da uomo deteneva ancora i diritti per la realizzazione di un anime dal suo manga, intenzione alla quale si era fermamente opposta. Desiderosi comunque di sfruttare la popolarità del periodo e dei personaggi, gli sceneggiatori aggirarono il problema creando ex novo un anime di analoga ambientazione, certo un po' semplicistico in molti punti e non altrettanto toccante o fedele come Lady Oscar (piango ogni volta che André muore ç_ç), ma che ha tenuto compagnia a diverse generazioni, compresa la mia.
In questo anime, raro caso di anime senza manga, a regnare è la semplicità, non troppo l'introspezione, e la battuta migliore è sicuramente quella della regina Maria Antonietta quando, appreso che la Stella della Senna, nota ladra e rivoluzionaria, era sua sorella afferma sconcertata:
«È così strano pensare di avere una sorella...»

Non per essere cattiva con gli autori del dialoghi, ma ne aveva una dozzina di sorelle e fratelli! Penso che una in più... magari non sarà neanche stata l'unica illegittima.
Altra particolarità passata alla storia per gli appassionati di anime e manga italici è senz'altro che, secondo la sigla, la Rivoluzione Francese sarebbe iniziata il 4 luglio (-.-)'


La nuit de l'etè è diretto da Jean Claude Brialy nel 1979 e Marina Vlady fa risorgere ancora un volta la regina decapitata dalla ghigliottina.


La Nuit de Varennes è un film del 1981 che racconta la tentata rocambolesca fuga della famiglia reale francese nel vano tentativo di trovare salvezza fuori Parigi. Fuga fallita.


La comtesse de Charny (1988) con Isabelle Guiard
Pochi anni dopo, nel 1985 eccoci di nuovo a che fare con la regina, che appare nel film incentrato sulla rivoluzione e intitolato La vera storia della rivoluzione francese diretto da Jean Yanne, singolare è la scelta di Antonietta perchè a vestirne i panni è la non altrettanto vestita prima Bond Girl Ursula Andress.


Ancora, nel 1988 arriva La Comtesse de Charny, con una Isabelle Guiard incerta tra pathos e ridicolo.


Sempre nell'88 abbiamo L'Eté de la Révolution, la parte di Antonietta è rivestita da Brigitte Fossey, piena di fascino e dignità regali (foto qui)


Nel 1989 si celebra il bicentenario della rivoluzione, quindi troviamo una marea di prodotti al riguardo, tra gli altri anche L'Autrichienne incentrato sulla regina francese, qui raffigurata nel volto da Ute Lemper, mentre la pellicola è girata da Pierre Granier-Deferre.


L'Autrichienne (1989)
con Ute Lemper

Ancora dello stesso anno Marie Antoinette - reine d'un seul d'amour interpretato da Emmanuelle Béart e diretto da Caroline Huppert.


Sempre nel 1989 Robert Enrico produce La Rivoluzione Francese con Jane Seymour, famosa per La signora del West, nei panni di Antonietta.


Nel 1995 James Ivory, specializzato in film sull'Inghilterra vittoriana e coloniale presenta Jefferson in Paris, Charlotte de Turckheim fa una Maria Antonietta di secondo piano (foto qui)


Un anno dopo, classe 1996, Irma Achten ci regala Marie Antoinette is not died con l maestose gonne a paniers indossate da Charlotte de Turckheim.


Seguono diversi documentari storici per qualche anno di tranquillità.


Ferdinando e Carolina (1999)
Nel 1999 la regina Lina Wertmuller dirige e produce Ferdinando e Carolina, forse il più divertente film sulle sorelle Asburgo e su figure storiche di poco rilievo per il cinema internazionale: Ferdinando di Borbone, Re di Napoli, affettuosamente chiamato il Re Lazzarone, tanto per non farci mancare nulla, e la di lui moglie, Carolina, quella Carolina sorella proprio di Maria Antonietta (già perchè pure lei non si chiamava solo Carolina, ma... Maria Carolina! Ah... adesso si spiega tutto).
In questo film la presenza della regina francese, ancora adolescente e precedente alla sua partenza per la Francia è ridicolissima, specialmente nella scena in cui il fratello maggiore Giuseppe prende Carolina (svenuta all'aver appreso di dover sposare il "nasone" di Napoli) in braccio e la porta via e Antonietta, in lacrime, terrorizzata all'idea di perdere un'altra sorella per il vaiolo esclama, con insospettabile accento francese:
«Mamma! Se Carolina muore, io il re di Francia non lo sposo più!»

Ottimo sunto della vita della sovrana, non c'è che dire...
Magnifiche, nel film, sono le perle ad uova di struzzo di Maria Teresa.


Nel 2001 arriva L'intrigo della collana diretto da Charles Shyer; Antonietta qui appare diverse volte con il viso di Joely Richardson, già vista nel 1998 in un film non altrettanto grandioso chiamato La carica dei 101 - questa volta la magia è vera, questa Maria Antonietta della Richardson è elegante e piena di fascino, ma forse un po' priva di vita e di nobiltà...
L'intrigo della collana (2001) con Joely Richardson

Marie Antoinette (2006) lei è
Kirsten Dunst
Lentamente siamo arrivati al 2006, quando ancora una volta ci viene proposto un documento sulla regina francese, peccato che la chiave giovanire, un po' ironica, molto trasgressiva e colorata del film di Sofia Coppola, Marie Antoinette catturi subito pubblico e fantasia collettiva, tanto da diventare un cult. Qui l'Austriaca ha le fattezze di Kirsten Dunst, giovanile e graziosa attrice che incarna perfettamente sia l'infantile predisposizione di Maria Antonietta, il suo disinteresse, la sua natura viziata, ma anche la sensibilità e la pressione che portarono alle sue sciagurate decisioni.


...e per un po' speriamo di quietare.
Come vedete i prodotti da vedere non mancano, anzi! Ce ne sono fin troppi quando altri personaggi ben più validi cadono nel dimenticatoio...


Fonti:
Marie Antoinette a travers le cinema (FR)
Forum Ufficiale di Maria Antonietta (IT)


Note:
ciascuna foto raffigura il volto della Maria Antonietta di turno, non sono stata quindi a ripetere tutte le volte chi fosse il soggetto, dato che mi pareva evidente.
Purtroppo, causa spazio e formattazione non sono riuscita ad abbinare bene l'immagine col film, tanto che risultano sfalsate, ma è sufficiente andare a cercarle per la pagina, ho cercato di mantenerle il più vicino possibile al lungometraggio di cui stiamo parlando.


Se volete cimentarvi nella visione, credo che nel complesso non vi basterà una settimana.
Io sono letteralmente esterefatta, non so che dire di fronte a tutto questo proliferare di film su questa Maria Antonietta, dovevano decapitarne di più di regine se questa era la popolarità postuma.





Una stremata Mauser,
incredula dopo tutto quello che ha scritto.


Hai qualche idea?
Vorresti approfondire un argomento particolare?
Ci sono curiosità di cui vorresti scrivessimo?

Manda una mail a
georgianagarden@gmail.com