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3 marzo 2012

Hysteria: il film

A romantic movie on technology, rights, women and pleasures, soft and funny which will be a success on cinemas all around the world.

Cari lettori,
oggi vorrei parlarvi dell'ultimo film che sono andata a vedere al cinema insieme alle mie amiche, un film un po' controverso (per via dell'argomento) e su cui qualcuno di certo storcerà il naso, ma comunque ambientato in epoca vittoriana e quindi, per amore del mio mestiere di scrivana del tempo passato, sono andata a guardare.
Signore e signori, parliamo oggi di Hysteria.



La trama potrebbe essere delle più sciocche, magari messa su alla bell'apposta per far parlare di sé, ma a difesa di questo lungometraggio posso sinceramente affermare che quell'argomento tanto scabroso di cui si parla è tutto una grande montatura e il film presenta aspetti e risvolti nascosti degni di nota sulla fotografia del mondo vittoriano, un'immagine quasi priva dei pregiudizi moderni che troppo spesso fanno capolino nei prodotti contemporanei ambientati nel passato. Se dobbiamo rivolgerci ad un film che parla della nascita del vibratore per vedere come era davvero la società dell'epoca, allora facciamo posto tra i pregiudizi, per quanto mi riguarda ogni fonte è ben accetta e questa non vale meno di altre.
Non è un film porno, questo è da chiarire subito, non ci sono allusioni spinte o scene sconce, a dire il vero credo che tratti l'argomento della sessualità solo con sottili accenni e giochi di parole in maniera molto più casta e raffinata di quanto fatto in altre produzioni storiche decisamente più carnali, dai Tudors che spopolavano in televisione alle varie serie di Elisa di Rivombrosa, dove amplessi e quant'altro erano il condimento di ogni puntata.
Come certo saprete né il romance né certi condimenti di trama mi spaventano, ma quando è troppo è troppo! Stiamo parlando di una certa epoca storica: e mettiamoci un po' di coerenza! Beata ingenuità degli sceneggiatori...

La trama
A differenza di quel che si può credere, non è l'impronunciabile massaggiatore (questo il suo primo nome e comunque ancora tabù) il protagonista del film né lo è il giovane e affascinante dottore Mortimer Granville, bensì a mio parere l'intera produzione ruota intorno alla condizione femminile in generale, mostrandoci con la scusa dell'oggetto tabù una interessante carrellata di quelle che erano più o meno le forme e le ideologie femminili nell'anno 1880. Si parla di un oggetto da donne, ma l'oggetto passa assai in secondo piano fin troppo rapidamente, non è che lo stratagemma per mostrarci la carrellata di tipi di donne e le varie filosofie di esistenza di queste.
L'incipit del film parte con il primo modello femminile, la donna agiata vittoriana, che rinchiusa in una gabbia di pudore e inibizione (si vedano le regole sociali e di etichetta e comportamento e tutto il bla bla bla correlato) manifesta la propria frustrazione attraverso forme diverse da quelle istintive legate alle funzioni primarie come mangiare, accoppiarsi o sfogarsi nello sforzo fisico, di queste forme collaterali una e la più teatrale è l'isteria di cui si parla nel titolo.
Dell'isterismo ha fatto la sua professione il dottor Dalrymple, stimato professore di medicina che cura le sue pazienti con massaggi alle zone genitali in modo che possano liberare tutta l'ansia e la frustrazione repressa tramite quelli che lui chiama parossismi (dicasi orgasmi), forme di liberazione che altrimenti si manifesterebbero in scenate, sbalzi d'umore, crisi di pianto, grida, strilli e quant'altro.

Di questa categoria di donne agiate e represse fa parte la giovane Emily Dalrymple, secondogenita del dottore di poc'anzi che è emblematico esempio di come la cultura femminile fosse all'epoca vergognosamente sottoconsiderata e le donne relegate in ambito di studio a materie e temi piuttosto futili ed empirici, come lo studio delle spiritualità attraverso l'imposizione delle mani, la percezione delle aureole e quant'altro [no comment, please vi rimando al post sulla frenologia]; questa caratteristica, per quanto unanimente accettata era deludente anche per gli uomini stessi che non riuscivano a considerare le donne come delle loro pari anche per la la loro scarsa cultura: Granville stesso, per esempio, rimane quasi deluso quando Emily gli comunica la sua specializzazione mentre lui aveva azzardato studi di geologia o botanica per una ragazza in cui l'avvenenza doveva per forza fare il paio con l'intelligenza.
La giovane Emily, svampita e un po' snob, è una ragazza del suo tempo e non va condannata, ella accetta la condizione femminile in cui la società relega il suo sesso, lo fa per essere accettata e non evitata o per condurre un'esistenza comune, ciò non è dato sapere, ma come ci lascia intuire il film sul finale, pure lei ha le sue curiosità e per quanto nascoste, come molte altre sue simili coltivava i suoi interessi (quali che fossero) lontano da sguardi indiscreti.
Il personaggio di Emily, sebbene possa a tratti apparire antipatico o antifemminista o semplicemente stupido, è l'esemplificazione di quanto doveva essere una ragazza del tempo ed è molto ben costruito, merita più di un giudizio superficiale che lo bolla come la sorella-snob-conformista-e-bigotta.

A contrapporsi ad Emily troviamo Charlotte Dalrymple, la primogenita del dottore, che a differenza della sorella non accetta il ruolo di moglie e madre che la società vorrebbe da lei. Dotata di molta vivacità e curiosità, Charlotte ha sempre cercato di dare un senso alla propria esistenza e una risposta agli interrogativi che spontaneamente nascevano in lei, la sua ricerca di conoscenza e il suo rincorrere in maniera evidente le sue curiosità si scontrano con quella che era il costume di allora, dove, come detto poc'anzi, la maggior parte delle donne agiva di nascosto e di soppiatto.
Nonostante il chiaro rimprovero della sua società e l'ostracismo di questa nei suoi confronti, Charlotte trova altre strade per acculturarsi, anche lei sa leggere, spiega ad uno sbigottito Granville quando cita cognizioni di medicina e anatomia, e se una curiosità è forte o un sogno bruciante, si è disposti a non arrendersi pur di raggiungerlo.
Questa sua "vocazione" si esprime nell'ideale di aiuto dei bisognosi che l'ha portata all'apertura di una casa per i poveri dove questi erano assistiti e accolti, fornendo una base di istruzione (commovente la scena in cui il fattorino fa davanti a lei il conteggio del prezzo e lei ne è al contempo orgogliosa per il risultato ottenuto e amareggiata sapendo che il suo progetto non avrebbe mai avuto il denaro per pagare), di assistenza medica e di vitto e alloggio. Nella sua casa, grazie alle nozioni di medicina apprese nello studio paterno, Charlotte fornisce quel minimo di supporto medico ed educativo insegnando, per esempio, ai bambini a lavarsi le mani ecc.
È da dire al riguardo che per quanto nell'Ottocento le opere caritatevoli fossero molte e si interessassero dei meno fortunati, era considerato disdicevole per una signora immischiarvisi, per le donne di una certa levatura il contributo era solo pecuniario. È bruttissimo, secondo me, vedere come le opere di carità rappresentassero per molte solo un modo per pulirsi la coscienza e poter dire di occuparsi anche dei meno fortunati, un paravento, insomma, ma era ugualmente considerato indegno prendervi parte in quanto troppo inferiori perché ci si potesse mescolare, non sia mai che la povertà diventi contagiosa!

Charlotte Dalrymple che viene da tutti considerata una mezza pazza e indubbiamente isterica, ma la sua non è la frustrazione di un istinto represso, bensì il vedere una società rigida e ingessata più delle feste Wudy Aia che non vuole cambiare verso un ideale di uguaglianza o di mutuo soccorso, motivo per cui il contrasto tra Charlotte ed Emily risulta evidentissimo, la prima è una suffragetta anticonformista dal carattere spigliato e diretto, la seconda una timida rosa ben sistemata in quel mondo bigotto così detestato dalla sorella.

In questa ambientazione che è la base del film, Emily e Charlotte rappresentano le due facce di una stessa medaglia, la condizione femminile che fa da vero filo conduttore del film. Se l'una incarna il modello voluto, l'altra è una rivoluzionaria suffragetta che tenta di cambiare il mondo, assolutamente decisa a non adeguarsi ad una società che segue valori che non condivide, come la superiorità maschile.

La bella Felicity Jones nei panni di Emily Dalrymple


Abbiamo infine una terza categoria femminile che ottiene comunque l'attenzione dello spettatore: la donna proletaria. Fanny è la nostra donna, nonostante la vita sia stata difficile con lei e le abbia riservato un pessim marito, povertà e difficoltà, rimane una donna buona e misericordiosa, ben più delle signore caritatevoli che elargiscono il loro denaro disprezzando la povertà quasi fosse una colpa.
A differenza loro Fanny aiuta concretamente i poveri e i più bisognosi e prende parte al progetto di Charlotte, finendo coinvolta in una rappresaglia per aver difeso donne e bambini vittime di uomini violenti o ubriaconi. Fanny è la testimone di come chiunque anche con piccole cose possa essere d'aiuto e di come la bontà del cuore valga più del materialismo: cosa sono alcune sterline per chi ne ha molte? Ma Fanny si spacca la schiena alla casa dei poveri tutti i giorni oltre ad occuparsi della sua famiglia e dei suoi stessi problemi, sacrificandosi ben di più.
Le persone povere sono semplici, ci dice il film, ma non per questo sciocche o sempliciotte, la loro bontà è grande perché hanno a loro volta provato la sofferenza e la loro misericordia anche perché desiderano in qualche  modo essere davvero d'aiuto.

Credo sia questa la vera trama del film e che lo scabroso argomento vibratore che probabilmente porterà i più al cinema sia solo uno specchietto per le allodole per attirare l'attenzione. Come nell'Ottocento, certi argomenti come il sesso attirano ancora oggi la curiosità nonostante ci crediamo emancipati e liberali.
L'argomento non è che un mezzuccio per far ridere, sdrammatizzare e rendere il film in parte più leggero, la narrazione di come una delle invenzioni più passate sotto silenzio, ma ugualmente best-seller sia nato (nella maniera in cui di solito nascono la maggior parte delle invenzioni: per caso) è solo un espediente che tiene insieme le fila di una storia decisamente più complessa di quel che appare.

Il tutto condito con leggerezza e senza volgarità, una cosa apprezzabilissima dato l'argomento di cui si parla e che potrebbe risultare fastidioso per qualcuno se trattato più esplicitamente (io sarei la prima, lo confesso).
Non manca neppure la componente divertente, con il geniale amico-scienziato del protagonista alle prese tra aggeggi rudimentali come il telefono o il generatore elettrico e un studio da vero pazzoide oppure la conturbante cameriera di casa Dalrymple, Molly, prima tester ufficiale dello scabroso oggetto impronunciabile.

E, per non farci mancare nulla, anche la storia d'amore trova il suo spazio e la sua misura, ma a differenza di quel che accade spesso per certi film storici, credo che la parte romantica sia in realtà un altro dei mezzi usati dalla regia ad uno scopo preciso: tratteggiare il cambio di vedute del personaggio maschile, Mortimer Granville, nei confronti delle donne e dei loro atteggiamenti.
Iniziamente progressista solo in campo medico e piuttosto tradizionalista per quanto riguarda il ruolo della donna, Mortimer cambia la sua idea in proposito conoscendo Emily e soprattutto Charlotte.
È Emily ad affascinarlo, inizialmente, in quanto rappresenta la compagna perfetta, dolce e remissiva ed educata in maniera convenzionale, ma Granville non può negare che è Charlotte quella che lo ha stregato, l'ha portato a considerarla una sua pari tramite il suo parlare e le sue azioni e a desiderare di avere con lei un confronto allo stesso livello, qualcuno con cui non doversi frenare o trattenere, non come Emily con cui passeggia in riservato silenzio, annoiandosi a morte.
Insomma, l'amore di Mortimer e Charlotte, per altro appena accennato, non è altro che lo stratagemma usato per dirci come si sta evolvendo l'idea e l'ideale femminile nel 1880, quando la società tentava disperatamente di rimanere aggrappata alla figura di angelo del focolare che stava volando via con le sue stesse ali, rompendo le barriere e disorientando i più fino ad essere vittima di provvedimenti addirittura drastici (la prigionia per esempio).


I personaggi: cast e recitazione
A interpretare i personaggi di cui abbiamo accennato sopra troviamo un cast di attori sì famosi, ma non stelle del cinema internazionale.
Spiccano Hugh Dancy nel ruolo del giovane e progressista medico Mortimer Granville, disgustato dal fatto che ospedali e dottori dell'epoca rifiutino il progresso fatto dalla medicina e non vogliano applicare i nuovi ritrovati, continuando con sanguisughe e scarsa igiene nei luoghi di trattamento (un punto sul quale Florence Nightingale aveva insistito molto e che vi invito a rileggere nel post su di lei).

Insieme a Dancy ritroviamo Rupert Everett nei panni dell'eccentrico amico scienziato, disperso tra telefoni, motori, ampolle, libri e spolverini elettrici.  Everett ha saputo dare al suo personaggio quel briciolo di follia senza renderlo per forza una macchietta, è divertente e pazzo al punto giusto perché non stoni nell'ambientazione storica.


Tra il cast femminile il ruolo d'onore è di Maggie Gyllenhaal, sorella del celebre Jake [gran bel quarto di manzo] e resa popolarissima da un film ben più scabroso del presente, The secretary dove interpreta una segretaria molto particolare affiancata da un James Spader decisamente nella parte.
Cito, perché mi pare estremamente azzeccata, la descrizione che di lei fa il Morandini, storico critico cinematografico, che credo riassuma bene il suo personaggio
La Gyllenhaal - giovane ma ormai con un suo pubblico, ha sempre saputo scegliere dei film alternativi e controcorrente, interpretando ruoli diversi dai soliti cliché che le Major riservano per le attrici come lei. 
La nostra Maggie in questo film sa essere esuberante e frizzante al punto giusto, ma anche pratica e metodica come si addice ad una donna che dirige una casa di aiuto e che aiuta come infermiera. Trovo che la scelta dell'attrice sia stata molto azzeccata, anche se lo stesso non posso dire del suo rossetto che a tratti risulta poco credibile, così come il suo abito al ballo.

Nel cast troviamo anche una habitué dei period-dramas, ovvero Felicity Jones, già vista in Chéri e in Northanger Abbey, il movie BBC. Diciamo che ormai Felicity sa bene da che parte indossare una crinolina o un cappellino e sebbene mantenga una certa inespressività in tutti i suoi personaggi, rimane comunque graziosa e molto calzante per il ruolo di Emily.

Infine menzione d'onore per Jonathan Pryce, forse qualcuno lo rammenterà ne La maledizione della prima luna (era il Governatore Swann) e che qui fa la parte del dottor Dalrymple con una barba nuova di zecca e maniere decisamente più snob e sprezzanti del bonario padre di Keira Knightley.


Attendibilità storica
So che qualcuno, come mi è stato comunicato in diverse email, aspetta sempre questa parte delle recensioni per farsi due risate, ma temo che questa volta rimarrà deluso perché il film risulta molto più attendibile storicamente di altre produzioni.
La parte costumistica in particolare è perfetta, adeguatamente distinta tra costumi della borghesia con balze, crinoline, cappellini e parasole e quella della povertà, con gonne semplici e lisce, camicie a righe, grembiuli e scialli.

Sì, è vero, Charlotte Dalrymple è veramente un po' troppo esuberante per l'epoca e un padre avrebbe rinchiuso la figlia in casa pur di trattenerla, forse l'avrebbe picchiata, ma l'esagerazione fa parte del personaggio e sono più bendisposta nei suoi confronti di quanto non lo sarei se fosse vestita in maniera decisamente fuori luogo.

La vera caduta di stile, secondo me, è l'abito da ballo decisamente anacronistico con quella sagoma a sirena così longilineo e avvitato: dovevo citarlo. Valorizzare la grazia di una figura come quella della Gyllenhaal mi rendo conto sia difficile e certi tagli di sartoria moderna le donano più che le gale e gli scolli a barca, ma vi prego, ricordiamoci che siamo nel 1880!
Anche il suo impeccabile rossetto va sottolineato, ma questa è pignoleria.

A differenza di altri, qui sceneggiatori e registi non hanno creato una scarmigliata eroina con la chioma arruffata, nonostante il duro lavoro alla casa dei poveri e il suo carattere, piuttosto che le sue disavventure in bicicletta, Charlotte ha sempre in testa una severa pettinatura vittoriana. Considerati i precedenti, la scelta è degna di plauso, che si siano decisi a muoversi nella giusta direzione?

Le cravatte a pois di Hugh Dancy, alias Mortimer Granville sono proprio tipiche di quel periodo e così anche i colletti alti e inamidati, i cappotti al ginocchio e il cilindro da giorno.

Magnifico invece l'abbigliamento molto IT (In Time) di Emily e ridicolo il rigonfiamento posteriore del cappotto dato dalla tournure come doveva essere all'epoca: non vi ricorda un po' le sorellastre di Cenerentola?

La casa dei poveri, anche se Charlotte se ne lamenta, era davvero pulita per il periodo storico in cui ci troviamo e per l'ambientazione tra i Docks di Londra, tuttavia si può chiudere un occhio: questo film non parla della miseria umana e non siamo in Oliver Twist dove la rappresentazione del degrado della civiltà e della città sono protagonisti della vicenda quanto Oliver e i suoi compagni.


Le mie considerazioni su questo film sono quindi molto positive.
Si è rivelato molto migliore e molto più accurato e approfondito di quanto avrei creduto, specie con una trama simile. Uno spaccato della società indubbiamente interessante e ben congegnato con uno stratagemma narrativo di tutto rispetto.
Suggerisco la visione, dopotutto si tratta di un film divertente e piacevole, non rimarrete scandalizzati, fidatevi ;)
Il  mio voto è un otto e sapete che di solito sono di manica stretta, ma qui sono davvero rimasta positivamente impressionata.





Mauser

2 dicembre 2011

Jeanie dai lunghi capelli

I capelli della nostra Jeanie in origine erano castani, poi sono diventati biondi, anche se questa volta non è colpa di un hair styler particolarmente creativo con la passione per La rivincita delle bionde.
No, non stiamo neppure parlando di qualche Barbie o sua omologa. Qui le persone sono in carne ed ossa, non di plastica e silicone.

Jeanie McDowell
Con questo post forse esulerò un poco dal mio abituale ambiente di approfondimento, l'epoca vittoriana inglese, per spostare l'attenzione in un continente diverso, l'America ottocentesca della prima indipendenza.
Scordatevi Scarlett O'Hara, non è lei che merita questo cambio di attenzione, ma un personaggio a cui sono molto più affezionata e che considero decisamente più simpatica. Non che ci voglia molto...

Come saprete mi sono sempre tenuta distante dal discorso americano, a parte qualche accenno nel post di approfondimento della politica coloniale di Giorgio III, tuttavia questo è un caso che ci tenevo a trattare.
Vorrei parlarvi della bella Jeanie, di una storia che probabilmente qualcuno conosce, ma di cui non si entra mai nei dettagli.
Jeanie McDowell, pronunciato rigorosamente alla francese, quindi con la J dolce di di Jean-Baptiste e non di John, fu un personaggio realmente vissuto, infermiera e medico durante i primi periodi dell'indipendenza Americana, amata dai suoi degenti per l'umanità che prestava nelle sue cure e poi passata alla storia grazie al marito, Stephen Foster, noto autore di canzoni patriottiche americane, tra cui l'intramontabile Oh Susanna, che gliene dedicò una particolarmente toccante, ritraendola in tutta la sua dolcezza e bellezza [e con i capelli castani].
Dalla canzone sono stati tratti, negli anni del secondo Novecento, due cartoni animati, di cui uno anche giunto in Italia e divenuto famoso tra le generazioni anni '80 e '90 con il nome di Fiocchi di cotone per Jeanie.

Ammetterò che il motivo per cui ho deciso di approfondire questo personaggio è puramente ed esclusivamente personale, riassumibile nel fatto che sono una fan molto più che sfegatata di quell'anime, al limite dell'ossessione otaku, lo seguivo mentre andavo alle elementari e poi alle medie, innamorata persa delle avventure della nostra ragazza di campagna come, forse, mi era accaduto solo con Sailor Moon, e poichè il cartone, naturalmente, era dato alle otto e mezzo del mattino, così che tanti bambini potessero vederlo e non alle quattro appena usciti da scuola come quelle porcherie tipo il cartone degli scarafaggi, costringevo i miei due genitori ad interminabili battaglie col videoregistratore per avere la puntata al mio ritorno da scuola. Adoravo Jeanie e le sue vicende, soprattutto perchè l'eroina, sebbene all'epoca non sapessi si trattasse di una storia vera, era una ragazza qualsiasi, dotata però di molta buona volontà e una tenacia di ferro, era consolante, in un mondo di maghette e di majokko, una personcina che non aveva superpoteri e piangeva a catinelle.
Oltretutto il cartone era molto piacevole alla vista senza quei colori fin troppo accesi delle Mermaid Melody o delle Winx o di altri prodotti più recenti, talmente violenti da bucare la retina dei poveri spettatori. E non si tratta solo dei capelli improbabili, dopotutto Creamy fu una delle prime a sfoggiare una chioma lilla negli anni Settanta, ma proprio di quelle tonalità evidenziatore che piacciono tanto oggi, rosa shocking, verde fluorescente e blu elettrico sono solo la base del guardaroba delle nuove eroine made in XXI century. No, Jeanie era della vecchia scuola dei cartoni come Pollyanna e Piccole donne, Heidi e compagnia, abbigliata in modo consono al periodo e con qualche pettinatura stravagante fatta di trecce e codini come piaceva molto nei primi anni '90.


L'anime
La storia di Jeanie (Jane è il suo nome di battesimo) è una delle più commoventi e, allo stesso tempo, istruttive che possa ricordare.
La nostra ragazza nacque in una benestante famiglia di coltivatori della Pensylvania, nei pressi di Pittsburgh, nella prima metà dell'Ottocento e crebbe [bionda] in un ambiente agiato e sereno, educata come una signorina alla moda di Rossella O'Hara e appassionata di musica, talento ereditato dalla mdre che le insegnò ella stessa a suonare il pianoforte.
Bill, Jeanie e Stephen
Jeanie però era figlia unica e soffriva di solitudine, iniziò così la sua amicizia con due bambini che bazzicavano la casa paterna e che con lei condividevano la passione per note e pentagramma: Stephen, che suonava con lei l'armonica ed era figlio dell'amministratore, e Bill, un bambino di colore figlio di alcuni braccianti con un vero talento per il banjo, il simbolo musicale degli stati del Sud (Oh Susanna oh don't you cry for me, I come from Alabama with my banjo on my knee...).

Con la morte prematura della madre, dopo una lenta, ma inesorabile malattia, Jeanie rimane sola insieme al padre che presto si risposta con una giovane donna di nome Helen, i rapporti sono inizialmente tesi in quanto la nuova matrigna è una donna abituata agli agi di cui i ricchi possidenti terrieri si circondavano (di nuovo si veda Rossella) ed entra subito in conflitto con la liberalità di cui l'educazione della figliastra era pervasa. In realtà le intenzioni di Helen non erano cattive -quando mai lo sono nei cartoni?- perchè la donna voleva solo preparare la bambina per farla entrare nel rigido mondo da cui ella proveniva.
Jeanie, tuttavia, ha già deciso da sé che vita vuole vivere e riesce a convincere il padre e la matrigna della sua vocazione di diventare medico.
Aiutata da entrambi si trasferisce a Pittsburgh in una scuola per infermiere dove ha la possibilità di studiare. Qui le difficoltà non mancano, le scuole private dei cartoni si somigliano un po' tutte con episodi di bullismo e nonnismo a volontà; avendo frequentato a mia volta un collegio simile posso garantire che la vita tra quelle mura non è una passeggiata se qualcuno ti prende in antipatia, altro che Caro fratello... o Hana yori dango.
Jeanie e le compagne del collegio e Stephen
Grazie comunque alla sua forza di volontà e al sostegno di Bill che lavora come tuttofare nell'istituto, Jeanie riesce a diplomarsi e accetta un apprendistato presso un piccolo ospedale annesso ad una struttura per accogliere gli orfani. Qui Jeanie inizia la sua esperienza insieme al burbero medico che le fa da tutor ed ha la possibilità di entrare in contatto con ammalati e bisognosi, mettendo alla prova la sua vocazione e uscendone temprata e ancor più desiderosa di darsi da fare per il mondo.
Alla sua storia si riallacciano quelle dell'amico d'infanzia Stephen, col quale inizia una storia d'amore, e di Bill che è entrato a far parte di una band, ma che purtroppo ha perso la sua ispirazione e il tocco magico.
Insieme i tre amici riallacceranno non solo la loro amicizia, ma lavoreranno insieme per un futuro migliore.

Ecco la sigla originale italiana, tra l'altro un piccolo capolavoro che parla di fratellanza e uguaglianza, di amicizia e di ideali non indifferenti. Secondo me TUTTI i bambini dovrebbero guardare questo cartone e ascoltarne la sigla, non è certo così smielata da essere insopportabile. Io ho conosciuto una sola persona che la disprezzava ed era una ragazza orribile, bugiarda e piena di sè, forse questa sigla è una specie di cartina a tornasole per comprendere la natura delle persone prima che le loro azioni parlino fin troppo esplicitamente e feriscano qualcuno?




La storia animata di Jeanie, per quanto pervasa di messaggi educativi e buoni sentimenti, non è comunque molto distante dalla realtà, tanto che la nostra infermiera viene spesso associata alla figura di Florence Nightingale, famoso personaggio della medicina inglese di cui avevamo parlato qualche tempo fa.
Entrambe accomunate dal desiderio di migliorare le condizioni dei malati e da una encomiabile dedizione al loro lavoro di infermiere, queste due donne hanno contribuito in maniera significativa a portare avanti non solo la parte medica, ma anche quella umana dei pazienti, preoccupandosi delle loro condizioni e dei loro bisogni, oltre delle cure. Si tratta di un aspetto importante per chi è costretto ad una lunga degenza e, ricordiamoci, una volta le malattie non erano solo più gravi e pericolose, dato che si moriva di banali raffreddori, ma anche estremamente lunghe, esisteva infatti la quarantena, l'interminabile periodo di convalescenza che i malati trascorrevano a letto dopo essere usciti dalla fase critica del male.


Oltre a questo, abbiamo accennato ad un altro anime intitolato Jeanie dai lunghi capelli, di produzione decisamente più antica; qui il tratto è quello tipico dei cartoni anni Settanta/Ottanta e rimanda a Charlotte o a Lady Oscar, in particolare quella della prima parte dell'anime [prima che i produttori la dotassero di una chioma alla Crescina, occhi sottili e pieni di ciglia e di venti centimetri in più].
L'abbigliamento infiocchettato e i cerchietti che condividono molte protagoniste, daMimì e la nazionale di pallavolo a Georgie a Candy e tante altre del periodo denota chiaramente da quale epoca provenga e, ovviamente, la storia è molto più strappalacrime, anche se poco si discosta da quella dell'altro cartone o del soggetto fosteriano, ma era la moda del momento e piaceva agli spettatori.
Ormai questo anime è condannato ad andare in onda solo sulle emittenti locali insieme alla Balena Giuseppina e alla versione anime dei Miserabili, per altro miserabile a sua volta. La cosa bella di questi cartoni e della loro versione anni '70 era il fatto che all'epoca si perdesse poco tempo a rifare le sigle e venissero lasciate le originali complete di improponibili scritte nipponiche, l'editing è cosa inventata da Mediaset in seguito e dato che il sangue dell'Uomo Tigre non è mai stato censurato, così come Kenshiro che si strappa la camicia, bisogna crederlo.
Ecco la videosigla del cartone




La canzone
Jeanie e Stephen adulti
La canzone originale che Stephen Foster compose riferisce chiaramente nel titolo che Jeanie aveva lunghi capelli castano chiaro, sebbene questo particolare sia stato sovvertito nell'anime, dove la protagonista è stata trasformata in una insospettabile bionda, è indubbio che questa sia la sorgente a cui si siano ispirati.
La cosa buffa è che anche nell'altro anime direttamente ispirato dalla canzone, chiamato Jeanie dai lunghi capelli, la protagonista è bionda.
Dite che si tratta del fatto che il canone di bellezza, dall'Ottocento ad oggi, è cambiato quasi radicalmente?
Ecco il testo
I dream of Jeanie with the light brown hair,
Borne like a vapor on the sweet summer air;
I see her tripping where the bright streams play,
Happy as the daisies that dance on her way.
Many were the wild notes her merry voice would pour,
Many were the blithe birds that warbled them o'er:
I dream of Jeanie with the light brown hair,
Floating, like a vapor, on the soft summer air.
I long for Jeanie with the daydawn smile,
Radiant in gladness, warm with winning guile;
I hear her melodies, like joys gone by,
Sighing round my heart o'er the fond hopes that die:
Sighing like the night wind and sobbing like the rain,
Waiting for the lost one that comes not again:
I long for Jeanie, and my heart bows low,
Never more to find her where the bright waters flow.
I sigh for Jeanie, but her light form strayed,
Far from the fond hearts round her native glade;
Her smiles have vanished and her sweet songs flown,
Flitting like the dreams that have cheered us and gone.
Now the nodding wild flowers may wither on the shore
While her gentle fingers will cull them no more:
Oh! I sigh for Jeanie with the light brown hair,
Floating, like a vapor, on the soft summer air.


Io la trovo graziosa, molto doce e piena dell'ammirazione, dell'amore e dell'orgoglio che quest'uomo provava nei confronti della moglie, che senz'altro non era persona comune.
Dicono che scrivere canzonette non sia un mestiere onorevole, per un uomo, ma che mondo sarebbe senza Oh Susanna e chi si ricorderebbe di Jeanie se Foster non avesse scritto questi due testi?

Spero davvero di non dovermi mai porre il problema perchè entrambe sono tra le mie canzoni country preferite e io ho una certa propensione al country con camicia a quadri, jeans, cappello e scarpe sporche di terra, un pianoforte sgangherato che suona in sottofondo e le ragazze che ballano sulle note allegre mostrando le caviglie non proprio filiformi, ma con una grazia allegra e travolgente che nessuna bostoniana sarebbe in grado di replicare.




Mauser

21 luglio 2011

Sonzogno pubblica «Come una rosa d'inverno»

Cari lettori,
a volte i miracoli esistono.

Benchè io sia scettica per natura stessa del mio carattere, perchè non si può essere sarcastici senza essere un po' scettici, questa volta sono estremamente positiva e, una volta in più ancora dobbiamo ringraziare l'evoluzione tecnologia che ci ha portato il web 2.0, cioè quel tipo di interazione che permette agli utenti di Internet di essere gli stessi costruttori, realizzatori e contibutori delle piattaforme e dei contenuti.

Insomma, per dirla con le parole di Tram:

Sì, lo so che per sua stessa definizione il web 2.0 fattelo-da-te può essere una manna (quando trovi quel che cerchi) o un lavoro (quando lo scrivi), ma trovo molto produttivo il fatto che esistano blog, forum e siti come Wikipedia o aNobii.
Inoltre, questa proliferazione di persone che esprimono la loro opinione, esercitano una specie di libero arbitrio commerciale consigliando o scongiliando e si preoccupano di far sapere cosa ne pensano delle cose a volte torna utile perchè sensibilizza i produttori di beni e servizi destinati agli utenti (anche quelli 2.0) secondo le richieste di questi.

Insomma, il solito preambolo che parte da Saturno per dire che il web 2.0 ha fatto l'ennesima conquista ed è riuscito a strappare con successo dai meandri dell'oblio Winter Rose, il romanzo che segue l'altro racconto di Jennifer Donnelly, quello di cui in passato lessi e scrissi: I giorni del tè e delle rose che solo di recente, lo scorso tardo autunno, abbiamo avuto la possibilità di vedere ristampato da Sonzogno in edizione economica dopo che la hardcover era introvabile, costosissima e sparita dai mercati cartacei e online (cfr. Braccando «I giorni del tè e delle rose»).

Per Winter Rose - Come una rosa d'inverno era stata aperta una petizione online per sensibilizzare la casa editrice sul problema di lasciare in sospeso una serie, tra l'altro neanche una caterva di libri come le varie saghe paranormal romance che abbiamo sul mercato (Feehan, Cole, Ward, Adrian) che constano di decine di volumi, ma due miserevoli libri per la storia creata dalla Donnelly che sarebbe stato un vero peccato lasciare in sospeso decidendo di cogliere la mela con il primo, ma fare finta di dimenticarsi dell'altro.
Sono felice di questa risoluzione che ha portato la casa editrice ad avvicinarsi anche al secondo libro e mi auguro che la qualità dell'edizione che intendono proporre per la storia sia leggermente superiore a quella della versione economica de I giorni del tè e delle rose, della quale mi sono veramente vergognata sia per la scarsa cura dell'impaginazione e formattazione, sia per la scelta dei materiali e della copertina (orrorifica).
Ma pensiamo positivo!
Come una rosa d'inverno sarà pubblicato da Sonzogno a settembre e io mi auguro che non faccia subito il tutto esaurito e che siano state preventivate un numero sufficiente di copie da distribuire alle librerie.


Trama
Siamo sulle sponde del Tamigi e corre l'anno 1900.
I sobborghi londinesi non sono certo posto per una ragazza, specialmente quelli più malfamati e puzzolenti, ma la determinazione di India Selwyn Jones è talmente grande da sfociare nella testardaggine ed è infatti riuscita ad estorcere alla sua famiglia il permesso di esercitare come medico per i più bisognosi.

Proprio tra la gentaglia India conosce il più famoso tra i gangster della capitale, il temutissimo Sid Malone, tanto affascinante quanto ammantato da un'aura di crudeltà e mistero. Il suo senso di giustizia le impone di cercare di redimerlo, ma non è questo l'unico motivo che la lega al pericoloso criminale tanto diverso da lei, quanto il misto di attrazione e repulsione che la spingono ad abbandonare la sua vita e i suoi cari per seguirlo nel mondo di violenza, povertà, miseria e storie di vita.

La storia è il seguito di quella che aveva visto protagonista Fiona nello scorso volume, che qui ritornerà insieme a Joseph per alcune apparizioni. Secondo le rivelazioni dello scorso capitolo, infatti, Sid Malone è il nome che il fratellino di Fiona ha acquisito per vivere nei sobborghi di Londra, braccato com'era dalla polizia per i suoi incontri clandestini di pugilato e sconvolto per l'assassinio della madre ad opera del misterioso Jack lo Squartatore.



Grazie, Internet!
E grazie anche all'autore anonimo del commento che mi ha permesso di scoprire questa interessante news!
Con affetto, ad entrambi


Mauser

1 dicembre 2010

Florence Nightingale, la signora con la lanterna

Torniamo oggi parlare di una di quelle figure cadute nel dimenticatoio, personaggi famosi, ma non troppo, meritevoli ma non mondani che sono andati incontro al triste sfacelo del tempo.
Come le statue esposte alle intemperie, anche costoro hanno un'immagine via via deteriorata finchè i loro lineamenti non sono diventati anonimi e insignificanti, soppiantati da altri più giovanili e affascinanti.
Oggi parleremo di Florence Nightingale.

Nome particolare, Florence venne battezzata così in onore della città italiana di Firenze, dove ella nacque il 12 maggio 1820, più precisamente a Villa Colombaia.
Per lo stesso particolare motivo la sorella maggiore, che venne alla luce a Napoli fu chiamata Pathenope.

Florence, le cui mirabili gesta dovrebbero essere ricordati da tutti per i vantaggi che ancora oggi ne derivano, può essere considerata una pioniera dell'assistenza infermieristica, una cosa di cui, tristemente, quasi tutti usufruiamo e ringraziamo che ci sia, perchè senza sarebbe sicuramente peggio.

A dispetto di quel che si può credere, Florence Nightingale non nacque nei sobborghi londinesi, quotidianamente a contatto con la povertà e i disagi delle malattie che potrebbero averla spinta ad intraprendere la carriera infermieristica per prestare il suo soccorso. No.
Florence nacque in una benestante e ricca famiglia alto-borghese con dedizione alle cure mediche, suo padre William Edward Shore, che poi cambiò cognome in Nightingale, infatti, fu uno dei padri dell'epidemiologia.
Non solo progressista, la famiglia di Nightingale fu anche estremamente ricca, permettendosi molte vacanze all'estero, soggiorni in Italia, una tenuta nel Derbyshire e una residenza nel Buckinghamshire.

Durante l'adolescenza, in molti pensarono che la giovane Florence, la cui Fede era salda e profondissima, si sarebbe consacrata a qualche ordine religioso, scelta che, peraltro, sarebbe stata osteggiata dai genitori, ma a sconvolgerli arrivò la decisione della giovane di volersi dedicare non alla preghiera, ma all'aiuto costante e materiale dei bisognosi, in particolare degli ammalati.

Se fino ad allora la nostra ragazza era ritenuta di indole docile e remissiva, le cose cambiarono quando la sua scelta si contrappose con il secco rifiuto della famiglia, che le proibì di intraprendere la vocazione ai bisognosi che ella sentiva crescere in sé ogni giorno di più. In questa circostanza la testardaggine e la profondità dell'idea di Florence la resero una vera testarda e cocciuta ribelle.
Venne anche alla luce il tormentato rapporto con la madre, donna attaccata alle tradizioni e al benessere materiale, che volle impedire ad ogni costo che la figlia intraprendesse una strada così scandalosa, che avrbbe inevitabilmente minato la reputazione di tutti.
Scandalizzando sempre più la società, Florence si oppose in maniera ferrea all'unico ruolo che era consentito alle donne dell'epoca: quello di moglie e madre, così, opponendosi ancora una volta alla genitrice, rifiutò l'insistente corte di Richard Monckton Milnes, sinceramente innamorato di lei e che, dopo la fine delloro rapporto, rimase comunque buon amico e grande sostenitore della sua causa.

Come mai l'opposizione materna nei confronti della nobilissima decisione di Florence fu tanto irremovibile?
Occorre fare un piccolo excursus nella posizione che l'infermiera ricopriva nella società dell'epoca.
Innanzi tutto il ruolo infermieristico era consentito nei ranghi dell'esercito e raramente al di fuori, dove era solitamente svolto da missionarie e religiose, ad esempio negli istituti di malattia o negli ospedali e ospizi.
Inoltre, nonostante l'esercito stesso fosse il primo a beneficiare dell'operato di queste pie donne, non le considerava minimamente, trattandola al pari delle vivandiere e, cosa non evidenziata dai rapporti, delle prostitute da campo [non erano citate per il semplice fatto che non ci sarebbero dovute essere, ma in realtà tutti gli eserciti pullulavano di queste donne che, a modo loro, rendevano servizio alla patria].

Nonostante non avesse una formazione di tipo medico, che acquisì solo successivamente in Germania, non occorreva certo una laurea per capire che l'organizzazione del sistema sanitario era pessima, il che interferiva parecchio con le attività delle infermiere, che si dovevano quotidianamente scontrare non solo con lo strapotere maschile, cosa per altro, con cui tutte le donne avevano a che fare, ma anche con un'organizzazione burocratizzata, oltre che obsoleta, che impediva loro di prestare agli ammalati le più semplici cure.

Già nel 1844, cioè all'età di 24 anni, Florence Nightingale era una delle maggiori propagandiste per il miglioramento delle condizioni del sistema sanitario statale che offriva ospizi di ricovero per i poveri che non potevano permettersi le esose parcelle dei medici ufficiali.
Questa sua dedizione e questa determinazione nel lavoro le diedero l'appoggio di Charles Villiers, primo presidente del Poor Law Board, facente parte del movimento per i diritti della classe lavoratrice.

Nel 1847 conobbe Sidney Herbert, politico e Ministro della Difesa durante la Guerra di Crimea con cui rimase amica fino alla prematura morte di lui, nel 1861.


L'esperienza tedesca
L'esperienza che la segnò maggiormente in campo medico e che formò la sua strategia infermieristica avvenne nel 1850, quando soggiornò per un periodo presso Dusseldorf, in Germania, presso un ospedale gestito da diaconesse luterane; benchè la gestione fosse religiosa, Florence non potè negare l'elevatissima qualità della medicina applicata, delle cure impartite ai malati e dello stile e dell'organizzazione dell'intera struttura, tanto diversa da quella inglese e decisamente più efficiente.
Ispirandosi ufficialmente a tutto ciò, scrisse un rapporto, poi pubblicato anonimamente, intitolato The Institution of Kaiserswerth on the Rhine, for the Practical Training of Deaconesses, etc.

Colpito dalla reale vocazione della figlia proprio leggendo dei suoi scritti e delle sue esperienze, suo padre le concesse una rendita annuale che le permise di continuare a lavorare e seguire la propria ideologia senza doversi preoccupare di questioni economiche.


L'esperienza in Crimea
All'epoca sovrintendente dell'Institute for the Care of Sick Gentlewomen, la Nightingale venne a conoscenza delle terribili condizioni in cui versavano i feriti della guerra che si combatteva in Oriente, così scriveva William Howard Russel del Times, inviato in Crimea:
I più comuni accessori di un ospedale qui mancano. Qui non si bada alla decenza e alla pulizia; il fetore è opprimente; l'aria fetida ostacola l'atmosfera purificatrice che non riesce a filtrare attraverso i crepacci dei muri e dei tetti e, da tutto quello che io qui vedo, posso affermare che tutta questa povera gente muore senza che nessuno faccia niente per salvarla. Sono i malati che assistono i malati e i morenti che assistono i morenti.

E lei decise di partire al seguito dell'esercito.
Ottenuto il permesso ufficiale dal Ministro della Difesa, che come si è già detto fu suo caro amico, Florence e altre 38 volontarie (tra cui la zia materna) partirono alla volta di Scutari, a 500km via mare da Balaklava, quartier generale inglese della spedizione di Crimea.
Era la prima volta che delle donne venivano ufficialmente [ufficiosamente sempre] proposte per l'assistenza in ospedali militari.

La situazione che le donne trovarono fu disastrosa, organizzazione pessima, locali sporchi, poche medicine, scarsa competenza.
Solo dopo molto lavoro e strenua resistenza da parte dei medici uomini che fino ad allora si erano occupati della cosa, il team coordinato da Florence riuscì nell'intento di trasformare l'ospedale da campo in qualcosa di simile ad un vero ambulatorio.
L'ospedale da campo di Scutari

Florence organizzò al meglio tutto ciò che competeva il suo lavoro. Riorganizzò l'ospedale che passò ben presto ad un 50% di vite salvate in più. Al suo massacrante lavoro aggiungeva quello di scrivere lettere per conto dei soldati ai loro familiari (ricordiamoci che la maggior parte delle persone, anche dei militari, era analfabeta).

Il gruppo guidato dalla Nightingale, abituato a ben altri ritmi e a situazioni ben più agiate, si scontrò fin da subito con le condizioni di una campagna miliate, ma resistesse anche dopo la tragica battaglia di Alma, verificatasi una decina di giorni dopo il loro arrivo, che le mise duramente alla prova a causa della difficoltà di reperimento delle medicine e della gravità delle ferite riportate, oltre che dall'effettivo numero di moribondi, sempre sminuito nelle cronache ufficiali che comparivano sui giornali.
Ma non si lasciò abbattere.

Conquistò, così, il rispetto dei soldati ricoverati e fama in patria.

Fu proprio durante la sua permanenza turca che la Nightingale ottenne il famoso soprannome de "la signora con la lampada", derivatole da un articolo del Times che lodava la sua attività e il suo coraggio, specialmente la sua abnegazione per il difficile lavoro che era portata a compiere.
A seguire il testo dell'articolo:
When all the medical officers have retired for the night (...) she may be observed alone, with a little lamp in her hand, making her solitary rounds.


Le parole del Times vennero riprese anche da Londfellow nei suoi versi intitolati Santa Filomena del 1857:
Lo! in that hour of misery
A lady with a lamp I see
Pass through the glimmering gloom,
And flit from room to room

NOTA: nello stesso luogo risiedeva anche una seconda famosa donna medico, sebbene all'epoca non la si conoscesse come tale: James Barry che durante la spedizione in Crimesa era assunta presso l'esercito britannico come Ispettore degli ospedali da campo.
Eppure si narra che tra queste due signore non corresse buon sangue e che, anzi, James Barry desse continuamente prova della propria irritabilità ogni volta che si trovanan innanzi alla Nightingale.


Rientrata in patria nel 1857 per aver contratto febbri contagiose, Florence rimase confinata in quarantena al Burlington Hotel presso Piccadilly.
Successivamente ebbe un colloquio con la Regina Vittoria, che plaudì al suo lavoro e alle grandi conquiste fatte grazie a lei in campo medico.

Con l'esperienza costruita, venne ingaggiata nella stesura del Royal Commission on the Health of the Army, presieduta da Sidney Herbert.
L'ingiustizia vuole che, essendo donna, Florence non potè farne ufficialmente parte e, in fatti, il suo nome non compare nella lista degli esecutori, sebbene redasse di proprio pugno il Rapporto Finale di tale Commissione, costituito da più di 1000 pagine di conclusioni.

Di sicuro la più grande vittoria dei suoi oppositori, che videro così attribuito ad altri il suo impareggiabile lavoro.

Nel rapporto da lei scritto, emergie la sua grande propensione non solo alla medicina e alla scienza infermieristica, ma anche per la matematica e la statistica, eredità del padre, Florence Nightingale fu un personaggio fondamentale anche perchè fu la prima ad applicare il metodo scientifico attraverso l'utilizzo della statistica.
Proprio lei, una donna, quando c'erano fior fiore di medici nullafacenti in giro che avrebbero potuto pensarci prima, ma si sa, è come la storia dell'uovo di Colombo.


La questione femminista
Oltre che grande donna di valore, Florence fu anche una delle pioniere del femminismo moderno, sebbene in maniera involontaria, scrisse infatti nel 1850 il trattato: Suggestions for Thought to Searchers after Religious Truth che divenne uno dei volumi a cui inneggiavano le suffragette.

Sebbene la sua battaglia parli per lei e così anche le sue gesta, Florence non intraprese mai ufficialmente la carriera femminista né si aggregò ad una qualche società del genere, rimanendo al di fuori dei movimenti che già nella metà dell'Ottocento agitavano la scena inglese e americana.
Il suo stesso libro, tanto ammirato, voleva solo essere un diario di riflessioni cristiane sul ruolo della donna nel rispetto della religione, non un trattato di emancipazione del sesso debole. Florence, proprio per questo, si rifiutò di farlo pubblicare e così rimase dimenticato fino al 1927, quando fu edito, ormai postumo.


Le grandi conquiste
Il suo lavoro, a differenza di quel che si può credere visto il fatto che è quasi una sconosciuta per le generazioni moderne, non fu privo di grandi conquiste.
Nel 1855, grazie ad una manifestazione di riconoscenza per il lavoro svolto per la patria, ebbe il permesso di fondare il Nightingale Fund, un'organizzazione per la formazione delle infermiere, che prima di allora potevano vantare una professionalità acquisita solo sul campo, senza un minimo di teoria medica, conoscenza che si acquisiva ricucendo ferite e suturandole altre, cioè grazie alla trasmissione della conoscenza da parte di infermiere più anziane.

L'associazione non fallì, specialmente grazie alle moltissime donazioni patrocinate da Sidney Herbert e il suo immenso lavoro venne riconosciuto anche da alcuni alti esponenti dell'esercito che, senza gli occhi bendati dalla misoginia, si prodigarono per aumentare l'eccellenza della scuola, ad esempio ne fece nominalmente da segretario il Duca di Cambridge, che aveva combattuto in Crimea e ricopriva la carica di comandande in capo dell'esercito britannico [mica il primo che passa...].

I suoi "ferri del mestiere"

Nel 1860 le donazioni ricevute per il Nightingale Fund le permisero di aprire la Nightingale Training School presso il St. Thomas' Hospital di Londra.
La Training School era aperta ad un massimo di 15 allieve, aveva durata di un anno ed era caratterizzata da un forte zelo religioso, disciplina di tipo militare, modelli culturali delle famiglie ricche dell'epoca, a sinonimo del fatto che Florence non tradì mai del tutto le sue origini alto-borghesi.

Oggi la struttura è conosciuta con il nome di Florence Nightingale School of Nursing and Midwifery e fa parte di King's College London.

Nel 1860 la Nightingale pubblicò Notes on Nursing, uno smilzo libretto di 136 pagine che fu la pietra angolare del curriculum delle scuole per infermieri: è ancor oggi considerato una introduzione classica alla professione di infermiere.


Per il resto della sua vita la Nightingale promosse l'istituzione e lo sviluppo della professione di infermiere nella sua forma moderna.

La professione infermieristica, fino ad allora piuttosto mal considerata come abbiamo avuto modo di dire, guadagnò di status: già nel 1882 le sue infermiere avevano una presenza crescente e influente nella professione, occupando posizioni nei principali ospedali di Londra, della Gran Bretagna e dell'Australia.


L'opera della Nightingale ispirò il corpo volontario della United States Sanitary Commission nella guerra civile americana ed ella stessa formò Linda Richards, la prima infermiera qualificata degli Stati Uniti, pioniera della professione nel suo paese e in Giappone.


Grazie al suo grandissimo lavoro, divenne membro della Royal Statistic Society.


Sotto la sua guida venne introdotta la raccolta di dati per ottenere delle statistiche sui tassi di natalità, mortalità e sulle cause dei decessi. Fece uso massiccio e pionieristico dell'analisi statistica nella compilazione, analisi e presentazione grafica dei dati sulle cure mediche e sulla igiene pubblica. Inventò l'istogramma circolare altrimenti detto grafico a torta, per una rappresentazione visiva efficace dei dati in analisi.

Il diagramma a torta sviluppato dalla Nightingal

È noto il suo studio statistico sulle condizioni sanitarie nell'India rurale, che portò allo sviluppo del servizio sanitario dell'India.
Si occupò anche di assistenza sociale e contribuì alla nascita dei servizi sociali inglesi.


Riconoscimenti

Nella Basilica di Santa Croce a Firenze c'è un monumento con la sua statua.


A Istanbul è stata trasformata in museo la torre nord della caserma Selimiye e una placca bronzea la ricorda alla base del Memoriale di Crimea nel cimitero Haydarpaşa.


A Londra si trovano una sua statua a Waterloo Place, Westminster, e il Florence Nightingale Museum presso il St Thomas's Hospital; un altro museo si trova nella casa di famiglia della sorella, Claydon House, Buckinghamshire, ora del National Trust.


La sua voce fu registrata nel 1890 ed è conservata nell'archivio sonoro della British Library.

Il suo compleanno è oggi celebrato come International CFS Awareness Day e International Nurses Day e la chiesa anglicana ne venera la memoria.


Il 13 agosto 1910 Florence morì nella sua casa di Londra, all'età di 90 anni. Si addormentò verso mezzogiorno, per non più svegliarsi.
Venne proposto di seppellirla nella Abbazia di Westminster; verrà invece sepolta, secondo le sue volontà, al St Margaret's, East Wellow, nella tomba di famiglia e vicino alla casa di Embley Park. La bara verrà portata da sei sergenti dell'Esercito inglese.



Link interessanti

Wikipedia IT - Florence Nightingale
Wikipedia EN - Florence Nightingale
Londraweb.com - Florence Nightingale
Approfondimento su Florence Nightingale
[PDF]
Croce Rossa Italiana, comitato della Val Nestore - Florence Nightingale
Edhird's Blog - Florence Nightingale, mother of Nursing
The Telegraph - The Florence Nightingale Museum
University of Iowa Medical Museum - Florence Nightingale and the Beginning of Modern Nursing


In italiano:

Nightingale, Florence - Lettere alle infermiere
Nightingal, Florence - Cassandra. La donna della borghesia vittoriana

In inglese:

Nightingale, Florence - Florence Nightingale on women, medicine, midwifery and prostitution
Nightingale, Florence - Notes on Nursing: What It Is, and What It Is Not
Gordon, Richard - The private life of Florence Nightingale
McDonald, Lynn -
Florence Nightingale: Extending Nursing
McDonald, Lynn - Florence Nightingale's Suggestions for thought
McDonald, Lynn - Florence Nightingale and Hospital Reform
McDonald, Lynn - Florence Nightingale on social change in India
Strachey, Lytton - Eminenti Victoriani
Woodham-Smith, Cecil - Florence Nightingale

Bostridge, Mark - Florence Nightingale. The Woman and Her Legend
Davey, Cyril J. - Lady with a Lamp
Wellman, Sam - Florence Nightingale

Gill, Gillian - Nightingales: The Extraordinary Upbringing and Curious Life of Miss Florence Nightingale
Collins, David R. - Florence Nightingale, God's Servant at the Battlefield
Zemlicka, Shannon - Florence Nightingale
Barham, Kay - Florence Nightingale
Brown, Pam - Florence Nightingale
Korrell, Gena K. - Heart and Soul, the story Florence Nightingale
Abbott, Elizabeth - A history of Celibacy


A seguire un breve cartone animato che documenta l'operato della Nightingale, una vera rarità!



Io mi auguro che l'approfondimento sia stato interessante, per quanto mi riguarda posso dire che donne come questa meritano davvero di essere ricordate e non di essere dimenticate come sta accadendo oggigiorno.

Leggere e scrivere di lei è stato un onore, considerata l'eredità che ci ha lasciato. Sicuramente, a modo di ciascuno, un esempio da seguire.




Mauser





29 agosto 2010

Giorgio III - l'annosa questione della pazzia del re

Concludiamo questo secolare approfondimento sul nostro amico Giorgio III, parlando della cosa che senz'altro l'ha reso famoso: la sua follia.
Un capitolo interamente dedicato a questo argomento, più breve dei precedenti, nella speranza di fare un po' di chiarezza nel mare di dubbi e pregiudizi che lo circonda.

La pazzia che colpì Giorgio III è stata per lunghi anni materia di studio e di dibattito di esimi storici.

La tesi della porfiria
George III
by Sir Joshua Reynolds
Con le diagnosi di allora, le concezioni mediche moderne e diverse analisi effettuate sul cadavere del vecchio re, si è ormai certi che il disagio mentale del re fosse dovuto ad una particolare forma di porfiria, una malattia del sangue.
La malattia è stata desunta pochi anni fa in uno studio basato sul suo comportamento riportato dalle cronache del tempo e dalle testimonianze, soprattutto dei diplomatici: di fatto uno studio antropologico e sociologico più che medico, anche perchè di cartelle cliniche ovviamente non ne esistevano.


Anche conosciuta come malattia del vampiro, la porfiria nella forma di Giorgio III (porfiria acuta intermittente con sindrome neurologica) attacca i centri nervosi ed il cevello per l'eccessiva produzione di porfirine, le molecole create dall'emoglobina che a lungo andare diventano ovviamente tossiche e portano ad una serie di problemi difficili da affrontare durante il giorno se non sostenuti da un'intensa terapia a base di enzimi bovini.
Viene chiamata malattia del vampiro non perchè i freddi succhiasangue del folklore europeo sono tornati di moda grazie all'intuizione della Meyer, che ha proprio scatenato un autentico fenomeno vampiresco, ma poichè in alcune forme porta come segni evidenti del male pallore e colorito lattiginoso, occhi cerchiati, orbite segnate da capillari rossi e la perdita di quasi tutti i denti (solitamente rimangono i due canini, caratterizzati da una radice molto profonda), ecco quindi come la malattia abbia in parte contributo alla nascita della figura europea del vampiro e soprattutto del suo aspetto, alimentata da altri miti e forme di crudezza delle storie folcloristiche delle varie regioni.

La figura storica che invece ispirò ambientazioni e miti circa la cattiveria del vampiro, fu Vald III di Valacchia, detto l'Impalatore, figlio di Vald II Dracul, da cui prende il nome più famoso scelto da Bram Stroker per il suo personaggio.

Delle tre forme di porfiria conosciute sino ad oggi, si ritiene che il re avesse quella comunemente denominata come acuta intermittente, questo perchè in altri casi la malattia sarebbe dovuta essere manifesta anche in antenati o discendenti, cosa che invece non si è verificata.
Portrait of George III in his Coronation Robes
by Allan Ramsay
La constatazione ha portato anche ad una serie di considerazioni circa la legittimità di Giorgio e/o dei suoi nipoti o di tutti insieme, se preferite essere romantici e credere nelle storie di bastardi reali, in tutti i sensi, ma non sarebbe neanche la prima volta, basta vedere il caso del re Macellaio della casa Savoia (quindi Made in Italy) e di molti altri, visto che la storia e le case reali sono costellate di figli illegittimi la cui condizione di nascita viene considerata legittima per non suscitare scandali e polemiche.
I discendenti dei reali più prolifici, quelli che sfruttavano grandemente a loro posizione per godere dei diritti che ne derivavano, compreso quello di poter alzare le gonne ad ogni ragazza nelle vicinanze, probabilmente sono ancora sparsi per i paesi d'Europa senza sapere di essere pronipoti di Carlo II, Giorgio I, Federico di Prussia o Bonaparte.


L'abuso di arsenico e l'intossicazione farmacologica
La diagnosi della pazzia emersa a causa di porfiria non è comunque unanime e vi sono correnti di pensiero che riconducono l'infermità mentale del sovrano ad un abuso di arsenico, una sostanza all'epoca molto presente nella vita delle persone, sfortunatamente anche tossica. A sostenere questa variante sono alcuni studi fatti dall'Università del Kent, che hanno trovato elevate percentuali di arsenico in un campione di capelli prelevato al cadavere. È da escludere un avvelenamento doloso, più probabile l'ipotesi di un'intossicazione farmacologica graduale e continuata, ad esempio con l'utilizzo giornaliero di arsenico per le proprietà che gli si attribuivano.
La ricerca è stata esposta sul periodico di approfondimento scientifico Le Scienze.


Portrait of George III
by Thomas Gainborough
Riguardo la follia di Giorgio III, molto si è scritto e detto, in particolare è da segnalare lo spettacolo teatrale intitolato La pazzia di Re Giorgio, scritto da Alan Bennett, autore anche del famoso La sovrana lettrice (su Elisabetta I); la piece teatrale è stata poi trasposta in lungometraggio nel 1995, con un film diretto da Nicholas Haytner dal titolo omonimo.



Questo è quanto fino ad ora sono riuscita a racimolare circa Giorgio III, re del Regno Unito; considerata la mole di materiale, spero almeno che l'approfondimento sia stato interessante, altrimenti per tre interi post vi siete dovuti sorbire un'avvicendarsi di date e cifre riguardanti un personaggio che vi stava veramente antipatico o, cosa ancora più probabile, di cui non ve ne fregava assolutamente niente.

Dalla prossima settimana cercherò di essere più snella nei miei approfondimenti e di tornare all'originale filosofia sulle biografie di personaggi un po' meno famosi; ringrazio Sara per lo spunto che mi ha fornito ed esorto ancora una volta chi legge ad esprimere eventuali dubbi o richieste di approfondimenti: da parte mia cercherò di fare il possibile per incastrare le vostre curiosità coi post che ho in agenda, naturalmente sempre tempo e lavoro permettendo.

Credo proprio che adesso me ne andrò a dormire, dopo un matrimonio con pranzo di 5 ore ho bisogno di riposare i piedi ridotti a due fette di prosciutto.


Colgo l'occasione per fare nuovamente a Francesca, la sposa,
le mie più vive e sentite congratulazioni per il suo matrimonio, augurandole una vita lunga e felice assieme a suo marito.
Felicitazioni!






Mauser


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