17 febbraio 2011

Returning from covent Garden Market: il dipinto

Carissimi,
questo quadro che vi presento oggi vorrei ricollegarlo ad un post di un sacco di tempo fa che avevo intitolato La venditrice di fiori.


Scheda tecnica:
Titolo dell'opera: Down Piccadilly: Returning from Covent Garden Market one June morning 1882
Traduzione: Lungo Piccadilly: ritorno dal mercato di Covent Garden, mattinata di giugno 1882
Autore: Maria Brooks
Anno: sconosciuto
Tipo di pittura: olio su tela


Il quadro è bellissimo, a mio avviso, solare e pieno di luce e vita e ci dà qualche bel dettaglio di vita quotidiana: innanzi tutto i fiori.
I fiori erano molto presenti nella vita ottocentesca, non solo nelle classi alte dove si regalavano mazzi alle amate con una certa frequenza e più il fiore era raro e fuori stagione più faceva colpo, le donne solevano comprare mazzolini con cui adornare gli scialli o i capelli
La donzelletta vien dalla campagna/
in sul calar del sole,/
col suo fascio dell'erba; e reca in mano/
un mazzolin di rose e viole,/
onde, siccome suole, ornare ella si appresta/
dimani, al dí di festa, il petto e il crine.

Giacomo Leopardi, Il sabato del villaggio dai Canti XXV
Poesia completa


...e questa è solo una citazione così, delle prime che mi vengono in mente...

Non solo le donne acquistavano mazzolini dalle venditrici ambulanti di cui abbiamo parlato in un post (quello citato all'inizio), ma, ove possibile, coltivavano un loro piccolo giardino composto di rose e piante ornamentali con qualche erba officinale o sapori per la cucina.
I fiori del giardino venivano poi raccolti e posti in bellissimi vasi che adornassero la casa e con questo tocco di colore e di vita anche la più squallida delle dimore riceveva subito un'altra luce e un altro fascino, sembrando gradevole ed accogliente.
Questa passione per il giardinaggio è ancora molto sentita nella cultura anglosassone, basti pensare ai cottage delle Midlands inglsi, oppure ai bellissimi dipinti di Thomas Kinkade (rimando al post di Cipria e Merletti al riguardo) e si esprime nel Chelsea Flower Show, una delle più importanti manifestazioni di floricoltura a livello mondiale.

Non solo i colori del dipinto sono dati dai molti fiori presenti, ma anche dall'arcobaleno di abiti che le signore indossano. Abiti, sottolineo, tipicamente popolari, si riconoscono fantasie floreali particolarmente spiccate che nessuna gentildonna o borghese si sarebbe mai permessa perchè troppo vistose (avrebbero preferito tinte unite o pastello), si vedono gli scialli di lana e feltro, indumenti naturalmente poveri, e cappellini privi di classe, ma graziosamente appuntati di fiori per rallegrare la semplicità della fattura, chiaramente economica.
Poi si riconoscono i grembiuli, non certo l'indumento che porterebbe in vista una signora di una certa levatura, ma invece lo fa una popolana che ostenta la sua devozione alla casa, alla famiglia e al lavoro e alle faccende.


I colori chiassosi sono una caratteristica del popolo, basta spulciare qualche antologia del costume o degli abiti tradizionali e folkloristici delle nostre regioni per accorgerci subito che il massimo del desiderio, per una fanciulla, era poter portare gonne a righe di molti colori, adornate con monete, sonagli o pendenti in metallo, legno, stoffa e passamaneria, coprendo il tutto con scialli a fiori o con altre righe, certo di colori diversi, e indossanto in testa un fazzoletto o un velo, anch'esso fantasia.
E l'effetto d'insieme non è certo orribile, a me piacciono tanto, per esempio, le stoffe provenzali o gli abiti gitani, sono splendidi. E questa caratteristica la si ritrova in tutto il mondo, per fare qualche esempio si possono accostare i costumi tradizionali messicani, indiani del Rajahstan, cinesi, cechi, tutto senza dimenticare le settecento varietà di tartan scozzese, naturalmente, che può facilmente rientrare nella categoria.

Infine le ceste per la spesa.
Recentemente hanno promosso una campagna per l'abolizione dei sacchetti di plastica [ottima iniziativa], ma prima di loro i sacchetti erano di carta (nel dopoguerra) ed erano rari e le sporte della spesa erano in stoffa, come quelle della Coop che ancora si vedono in giro.
E prima ancora eravamo ai tempi di Cappuccetto Rosso (il quadro è di Millais) con il suo canestro al braccio.
Era così che si andava a comprare nell'Ottocento, le donne uscivano per acquistare, spesso a credito perchè la paga era di sabato, gli alimenti col paniere sotto braccio e lo riempivano, se possibile; per questo il detto rompere le uova nel paniere è usato quando qualcuno fa un dispetto, perchè non solo ha fatto la sua bravata, ma l'ha anche fatta bene senza farsi scoprire, dato che il paniere sta sotto braccio, quindi con particolare destrezza.

Poi c'è l'omnibus: si tratta di uno dei pochi mezzi pubblici disponibili all'epoca insieme alla diligenza di John Wayne e si spera che fosse un po' più puntual dei mezzi moderni e un po' più sicuro dagli attacchi degli indiani Apache.
L'omnibus è il teatro dove si svolge la scena, ricorda un po' gli autobus moderni, magari di quelli che si inerpicano verso i quartieri più campagnoli delle città, che fanno tornanti su tornanti carichi di signore che scendono "a valle" a far compere il giorno del mercato, quelle come la mia nonna che all'ometto del banco delle pentole, di età assortita tra i cinquanta e i sessanta, si rivolge ancora con il tipico giovanotto che mi fa accapponare la pelle e a lui quanto me. Ecco, così, quelle donne che sembrano uscite da un libro di storia e che i paesaggi di Pane, Amore e Fantasia li hanno visti sul serio.

E poi la pubblicità, appena agli inizi della sua carriera mediatica, che già compariva sulle pareti a sponsorizzare qualsiasi prodotto.


La parte molto ben raffigurata, poi, è quella degli atteggiamenti, alcune delle signore stanno parlando e confabulando tra loro, magari scambiandosi pettegolezzi, dopotutto sono delle paesane, campagnole rispetto alla citta, altre attendono più tranquille di arrivare a casa, ma sembra davvero di essere in mezzo a loro, nel trambustodel mezzo pubblico, tra gli schiamazzi delle donne che parlano quel dialetto strascicato tipico di coloro che non hanno seguito corsi di pronuncia e dizione fin dalla culla, i termini un po' più coloriti, i gesti non proprio raffinati, eppure così quotidiani.

Adoro questo quadro per la vita, la vivacità e l'incontro di anime che è riuscito a rappresentare e credo che non sia una cosa da nulla.





Mauser

2 commenti:

  1. Bel quadro. I due elementi più interessanti per me sono l'omnibus e la pubblicità... l'alba del nuovo secolo è vicina.
    Ludo.

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  2. che bello! veramente allegro e realistico! ... anche io ho una zia acquisita che continua a chiamare "sposina" qualsiasi donna di qualsiasi età che abbia l'unico pregio di starle simpatica! ... a volte è spassosissimo quando lo dice di persone sopra i 50!!!

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