15 febbraio 2011

Il giorno del bucato: il dipinto

Un annetto fa avevo scritto diversi post riguardanti il bucato casalingo, come era fatto nelle tinozze o nei trogoli di paese, quali fossero i saponi o gli smacchianti più efficaci e, grossomodo, avevo descritto l'intero procedimento.

Il giorno del bucato

La cenere e la lisciva

Ricette per i saponi di una volta

In questi giorni, girovagando per la rete alla ricerca di materiale per alcuni approfondimenti, mi sono imbattuta in un quadro che fa davvero al caso nostro per mostrarvi il riassunto di tutto quanto era stato detto all'epoca e sono davvero contenta di averlo trovato.


Scheda tecnica
Titolo dell'opera: Washing day
Traduzione: Il giorno del bucato
Autore: Pierre Edouard Frere
Anno: sconosciuto
Tipo di pittura: olio su tela

Come si vede chiaramente dalla tela, il quadro si colloca nella corrente dei realisti e ritrae con accuratezza la scena tutta domestica di una famiglia che fa il bucato.
La casa è modesta, ma non povera: tutti sono decentemente vestiti, i mobili non sono marci e si vedono addirittura dei soprammobili sopra il caminetto, così come una cesta piena di panni da lavari.

Le donne di casa si occupavano del bucato e così la madre e le due figlie sono tutte e tre chine su una tinozza ciascuna, con i panni commisurati a forza ed esperienza (la figlia maggiore distente quello che può assomigliare ad un fazzoletto).

La maggior parte dei dipinti che scelgo è caratterizzata da una particolare cura per i dettagli che permette di inserirsi in quelle scene tutte quotidiane ritratte dagli artisti. Anche in questo caso l'autore è un maniaco ossessivo compulsivo della perfezione tecnica e si fossilizza a ritrarre i panni già lavati e stesi nella stanza, sgocciolanti sul pavimento.

Ma anche la cesta colma dietro le donne, le tre tinozze di cui quella della madre in metallo, cosa non certo a buon mercato, e si premura anche di ricreare a pennellate il vigore che bisogna usare per riuscire a smacchiare la biancheria, non bastava certo insaponarla e sciacquarla in acqua: le macchie di terra, erba o cibo, come ci ricordano le pubblicità Omino Bianco, non vanno mai via del tutto e sicuramente i detersivi di una volta, per quanto puliti e non inquinanti, non erano anche altrettanto efficaci dei nostri super prestigiosi composti chimici più corrosivi dell'acido muriatico.
Non penso che in una famiglia del genere sarebbero stati tanto schizzinosi da impensierirsi per l'alone di salsa di pomodoro sul davanti della camicia, ma di certo forse si sarebbero preoccupati se la camicia in questione sembrasse aver appena fatto un giro nella porcilaia...

Un altro dettaglio molto popolare che Frere ci riporta è il fazzoletto che la madre delle due ragazze porta annodato intorno alla testa.
Il fazzoletto in testa era un'abitudine delle contadine, delle lavandaie e serviva per coprirsi i capelli, tenendo al contempo in ordine la pettinatura.
Una volta era normale andare in giro col capo coperto così come al giorno d'oggi in Medio Oriente le donne islamiche indossano l'hijab, il copricapo che avvolge il viso. Ancora oggi, se si visitano alcuni villaggi di campagna o dell'entroterra, le signore anziane sedute a prendere il fresco sotto gli alberi della piazza della chiera hanno in testa il classico fazzolettone a fiori legato sotto il mento o dietro la nuca e anche i costumi tipici di morte regioni come Sicilia, Sardegna, Marche e Puglia lo prevedono, lo si riconosce anche nell "divisa" delle mondine, le ragazze delle risaie della Pianura Padana o della zona di Varese che, chine sui canali e sulle piantine, hanno in testa il fazzoletto a bandana.

Spero che il quadro vi piaccia,
baci a tutti!




Mauser




4 commenti:

  1. Come sempre un'ottima presentazione del quadro. Non conoscevo l'autore, e devo dirti grazie di avermelo fatto conoscere. Un abbraccio

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  2. silvia: questo non c'entra niente col quadro, è più una mia curiosità.
    Ti piace leggere romance storici oppure leggi solo gli storici "autentici", per così dire?

    Qualche volta hai nominato la Kleypas e la Woodiwiss, in più hai scritto quelle divertentissime recensioni sui Dilhorne e le sorelle Penny... però non ho compreso se li leggi di frequente o meno^^

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  3. @silvia: beh, di romance ne leggo un bel po'. Generalmente leggo un sacco di storici, per me l'importante è che ci sia la componente storica, ma il filone romance mi piace perchè è assicurato un po' di pisitivismo e l'happy ending, che di questi tempi non è una cosa malaccio, sento tanto la necessità di leggere che va tutto bene e tutti vivono felici e contenti ^__^ Quindi romance ok!

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  4. silvia: okay, capito^^
    E, per caso, hai mai letto qualcosa di Jane Feather??
    Sono curiosa, lo so!

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