31 dicembre 2009

La cenere e la lisciva: il detersivo naturale

Abbiamo parlato ieri del bucato e del giorno del bucato, ma soprattutto di quanto fosse difficile e faticoso lavare e fare le faccende domestiche.

Oggi voglio analizzare qualche curiosità riguardo alla cenere: ottimo sbiancante e sgrassatore, mezzo ideale contro l'umidità e concime impareggiabile per le piante.

Non credevate che le sue proprietà fossero tante e tanto efficaci, vero? Invece a volte i consigli degli antichi andrebbero ripresi, soprattutto alla luce delle nuove notizie sul clima e lo stato del pianeta.

Lisciva, o liscivia è il nome con cui si definisce una soluzione liquida formata da cenere e utilizzata come smacchiature e sbiancante per tessuti e bucato e, diluita, anche per la pulizia del corpo.

Oltre a questi due impieghi, la liscivia era ampiamente adoperata anche per le pulizie domestiche, specialmente per le sue proprietà di sgrassante.

La lisciva è un detersivo naturale, ottenibile con un procedimento casalingo semplice, che non richiede impianti imponenti e lavorazioni complesse e che per questo rappresenta per l'ambiente un carico di entità bassissima.

Al giorno d'oggi pare forse strano adoperare della cenere per questo compito, ci si immagina le tele tutte imbrattate di scuro e di grigio a causa del colore che siamo abituati ad associare alla cenere, tuttavia, prima di procedere, vorrei sottolineare che il colorito cupo della cenere non è una cosa naturale, bensì composto da parti incombuste del legno, catrame e sporcizia in genere come combustione di materiale plastico: la cenere vera e propria era assolutamente candida, al più appena grigiata.

Tra al cenere veniva comunque fatta una cernita: si adoperava prevalentemente il renno, ovvero la cenere di legname particolarmente stagionato che bruciava con una certa facilità in maniera quasi completa, lasciando pochi residui incombusti e, perlopiù, di grosse dimensioni, quindi facilmente separabili dal resto.

In Italia l'utilizzo del ranno è stato molto comune sino agli anni '60 del Novecento: si utilizzava in particolare per la pulizia delle lenzuola (il bucato) prima dell'avvento della lavatrice.


Comunque, per evitare problemi legati alle macchie di cenere, soprattutto quando si lavavano i panni dei nobili, si adoperava un cencio di canapa tessuto a mano o un vecchio lenzuolo, detto Cenerone
dove veniva deposta la cenere, poi sopra era versata dell'acqua calda, in modo che il panno fungesse da filtro per tutte le impurità scure; l'acqua calda dissolve i carbonati di cui la cenere è ricca e, in particolare, il carbonato di sodio che ha notevole effetto sgrassante, questi passavano direttamente al bucato.

Questa acqua filtrata contenenti alcuni carbonati della cenere era proprio la liscivia.


In alcuni casi la liscivia era fatta in pani come il sapone da bucato, in questo modo se ne faceva scorta per un po', anche perché il procedimento era piuttosto lungo, le varie ricette le posterò più avanti.


Nonostante tutti questi fattori naturali, ricordiamoci che la liscivia è comunque da considerarsi un detersivo a tutti gli effetti!

L'acqua bollita, infatti, genera una reazione che fa assumere all'acqua un potere detergente, ma anche corrosivo; il tutto amplificato dall'azione della cenere dava vita ad un composto molto aggressivo nei confronti dei grassi.


La cenere distrugge qualsiasi tipo di grasso avendo un pH decisamente basico intorno al 10.0, mentre, come tutti sappiamo, la pelle gradisce un 5.5, cioè appena acido, quindi il contatto tra i due è devastante (per la pelle), questo il motivo per cui le lavandaie di un tempo avevano le mani così rovinate: veniva completamente rimosso tutto lo strato grasso che le ricopre proteggendole, lasciandole secche e sfibrate.


Attenzione! Se desiderate utilizzare la cenere come detersivo naturale secondo la ricetta che fornirò nel prossimo post, vi raccomando ASSOLUTAMENTE di indossare dei guanti di gomma o di lattice per proteggere la pelle!


Bene, ora vado, ho ancora un post da ultimare…


A presto, bacioni!



Mauser



PS: a quanto pare la Dixan ha riscoperto la cenere come componente dei detersivi, alla faccia della nuova formula! ;)



8 commenti:

  1. molto interessante

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  2. desidero conoscere come si fanno i pani di lisciva grazie molto interessante ellis@dnet.it

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  3. Ciao! oggi ne ho preparato un pò ma vorrei sapere perchè la pentola deve essere usata unicamente per preparare la liscivia enon può essere riutilizzata per cucinare.
    Grazie
    Irene

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  4. Direi che il motivo è principalmente di reazione chimica: le pentole in cui viene preparato il prodotto, per quanto ripulite a fondo, non rimangono mai completamente prive dell'alone di liscivia se non dopo moltissimi lavaggi ad acqua, che la asporta lentamente, ma che è l'unico mezzo efficace per togliere di mezzo il rimasuglio.
    La pentola in cui si prepara la liscivia non deve essere usata per il cibo perchè il rimasuglio, per quanto invisibile, è molto fastidioso dello stomaco, un ph così basico (sul 10.0) è assolutamente innaturale per lo stomaco e dovrebbe starne ben alla larga, così da come i canali precedenti come la trachea. Se la liscivia, altamente corrosiva, viene a contatto con lo stomaco le reazioni possono essere o di fastidio da parte di quest'ultimo oppure di una eccessiva secrezione di succhi gastrici da parte dell'organismo, generando irritazione e a volte ulcera.
    Ovviamente la quantità di liscivia che rimane nelle pentole e quindi entra in contatto con gli alimenti è poca, ma oltre ad essere fastidiosa per l'organismo, a lungo andare genera le situazioni descritte sopra che non sono certo augurabili. Nei bambini il fenomeno è particolarmente "antipatico", pressappoco come se ingurgitassero un detersivo concentrato.
    Una volta, per quando le persone che la usavano fossero povere, la pentola della liscivia era rigorosamente separata dal resto.

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  5. molto interessante, grazie,
    ma se utilizzo la lisciva per lavare i piatti rischio ugualmente di ingerirne?
    da quando sono morti i pesciolini rossi non riesco più a usare detersivi convenzionali,
    mi era successo infatti che regolarmente cambiavo l'acqua ai pesci dell'acquario, li mettevo in un secondo acquario cambiavo l'acqua del primo e così via, li rimettevo dove erano sempre stati, poi un giorno non so perché mi viene in mente di lavare l'acquario con il detersivo che usavo per i piatti, mi vedono e mi dicono, che non era una buona idea, ma ormai lo avevo fatto, allora provvedo a risciacquarlo molto bene, consumando litri e litri d0'acqua, lasciandolo in ammollo etc etc, quindi vi rimetto i pesciolini... prima delle 24 ore muore il primo, nel giro di 48 erano morti tutti e tre! dimostrazione che ingeriamo sempre i detersivi usati per lavare i piatti!!!! succederà pure con la lisciva?

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  6. magari il risciacquo con aceto può essere utile?

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  7. Il problema dell'ingestione di sostanze tossiche purtroppo è assai noto, io stessa da bambina ho rischiato di finire all'ospedale per aver ingerito della polvere per la lavapiatti...
    Ad ogni modo, la liscivia creerebbe problemi se fosse ingerita in modo continuo e in grandi quantità, in percentuali ridotte è poco più di una bistecca troppo cotta sulla graticola, immagino quindi che non faccia troppo male. Ovviamente risciacquare bene il tutto rimane comunque il must. L'aceto è un'ottima soluzione, con l'inconveniente che lascia un odore piuttosto forte che non tutti gradiscono, io suggerirei piuttosto una mistura di acqua e limone, è ottima per neutralizzare i residui di detersivi e lavaggi assortiti e non puzza =)
    Spero di esserti stata utile,
    baci

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