19 ottobre 2009

La servitù

Ho oggi il piacere di inaugurare la seconda delle rubriche di questo blog, quella dedicata alle figure professionali dell'epoca, dove potremo parlare di quei ruoli che ormai non esistono più, oppure dell'evoluzione che hanno avuto nei decenni, trasformandosi, magari, in qualcosa di diverso.
Oltre alla sezione aggiungo anche l'iconcina tipica, in modo che anche questa possa essere facilmente riconoscibile tra i molti post che scrivo.

La categoria di lavoratori che andremo ad analizzare oggi è quella della servitù, forse uno dei simboli più usati per rappresentare quest'epoca.
Premetto già che il post è piuttosto generale perchè mi piacerebbe affrontare un discorso diverso per ciascuna categoria di lavoratori.
Oggigiorno i servitori non sono un personaggio molto diffuso, certo commesse e cameriere nei bar e nei ristoranti esistono ancora, ma questa particolare figura professionale si è molto evoluta nella storia.
Al giorno d'oggi chiameremmo "colf", infatti le cameriere e i maggiordomi di allora, oltre a fare quello che fanno adesso, erano soprattutto addetti alla casa e svolgevano i compiti delle nostre collaboratrici domestiche.
Molte persone andavano "a servizio" da padroni benestanti e non era considerato un lavoro inferiore o di poca considerazione come accade adesso, ma era tenuto piuttosto in considerazione perchè era sulle cameriere che lavoravano dal mattino alla sera che si reggeva la perfetta organizzazione delle case vittoriane.
Le cameriere in una casa potevano essere da una fino a quaranta, un numero considerevole davvero! Erano delle vere e proprie brigate e, benchè dipendessero dai padroni per quanto riguardava vitto e stipendio, anche questi ultimi, se erano accorti, cercavano di tenere conto delle esigenze della servitù. In alcuni casi erano piuttosto magnanimi fino ad elargire ai propri dipendenti un pianoforte o delle serate di festa.

Si conta che nell'Ottocento almeno il 13% delle donne inglesi andasse a servizio presso qualche famiglia.
Le famiglie nobili o ricche che potevano permetterselo avevano al loro servizio un vero e poprio stuolo di servi che si occupavano dei vari aspetti della casa, dalla lavanderia alla cucina, alle pulizie alla compagnia dei padroni fino a fare le babysitter per i figli più piccoli.
Il numero di impiegati era variabile a seconda delle esigenze della famiglia e di quello che poteva permettersi di spendere , ma generalmente quasi tutte le famiglie anche della borghesia avevano presso di loro una cameriera che, in quel caso, era una vera e propria "tuttofare".

Naturalmente, anche tra le cameriere e le serve della stessa dimora esisteva una precisa gerarchia.
Una ragazza cominciava a prendere servizio intorno ai 12-13 anni come cameriera semplice di basso grado e migliorava la sua posizione crescendo.
In alcuni casi anche ragazze più piccole erano assunte presso le famiglie, si contano infatti bambine di appena 8 o 9 anni impiegate come domestiche dalle abbienti case vittoriane. La cosa non deve sorprendere perchè, a quel tempo, il concetto di lavoro minorile e sfruttamento dell'infanzia era molto differente da quello odierno, sebbene si stessero già facendo grandi passi in avanti per limitare questi comportamenti.
Una nota del 1871 ci informa che in Inghilterra circa il 20% di tutte le cameriere aveva un'età inferiore ai 15 anni e, di queste, 710 erano più piccole di 10 anni! Dati senza dubbio allarmanti, ma che rendono alla perfezione la condizione degli esseri umani poveri del tempo.

La prima assunzione avveniva, in genere, in una famiglia locale, via via che si cresceva ed aumentava l'esperienza ci si allontanava anche dalla casa di famiglia.

All'inizio dell'Ottocento la servitù dormiva in cucina, oppure nei sottoscala, fu solo successivamente (e per le famiglie abbienti) che furono costruiti appositi dormitori per la servitù.
Nelle case di un certo livello esistevano dormitori separati per gli uomini e le donne, per via del decoro e della privacy [concetti molto importanti per l'epoca] e le norme a riguardo erano molto severe.

Si conta che una lavandaia prendesse in media due scellini la giornata per il suo servizio, compreso vitto e alloggio. Lo stipendio saliva fino a mezza corona se nel contratto non erano considerati birra e gin. Era infatti usanza che i signori consentissero alla propria servitù di consumare bevande alcooliche: queste potevano essere comprese nella paga, altrimenti veniva aggiunta una somma specifica perchè potessero procurarsele. Era una pratica curiosa che non ha riscontri nell'epoca moderna.

Riporto di seguito la tabella contenente la paga annuale dell varie categorie di servi presenti in una casa piuttosto facoltosa, i dati sono tratti dal libro "Mrs. Beeton's Book of Household Management" di Isabella Beeton che risale al 1861, in pratica un manuale appositamente compilato su come mandare avanti e gestire una casa (i prezzi sono compresi con e senza livrea che, per l'epoca, era un requisito fondamentale per la servitù; avere la livrea era come una carta di accesso e significava che aveva precedente esperienza nella mansione):

Poichè la lista è stata tradotta dall'inglese, certamente ci saranno dei termini che non corrisponderanno completamente al significato originario, ma ho cercato di essere il più fedele possibile con le parole.

I domestici avevano inoltre a disposizione un giorno libero a settimana durante il quale potevano allontanarsi dall'abitazione padronale.
Le ragazze andavano a passeggio nel centro abitato più vicino assieme alle colleghe o alle amiche e facevano acquisti. In alcune occasioni i servi potevano rinunciare al loro giorno libero e accumularne un certo quantitativo per fare un breve periodo di vacanza durante il quale potevano recarsi in visita alla famiglia che, magari, non abitava proprio dietro l'angolo; questo era abituale per i domestici della capitale che provenivano dalla campagna e facevano ritorno alla casa avita dopo diversi mesi di assenza.
La servitù inoltre risparmiava i propri denari per acquistare ciò che interessava: le ragazze compravano stoffe e pizzi, caramelle di zucchero, gli uomini calzini, fazzoletti e liquori.
Con i risparmi si potevano comprare i biglietti del treno o della diligenza per tornare a casa. I prezzi non erano bassi, quindi occorreva un lungo periodo prima di aver accumulato a sufficienza, per questo i figli a volte facevano ritorno solo dopo sei mesi o un anno.

Generalmente nelle famiglie presso cui si prestava servizio era vietato, per la servitù, intrattenere relzioni con l'altro sesso, inoltre erano proibiti ammiratori o visite.
E' da queste regole molto severe (per mantenere la disciplina tra i domestici) che nasce l'idea della cameriera che incontra di segreto il proprio innamorato.
In alcuni casi, specialmente nelle grandi case con molti dipendenti, poteva accadere che ci fossero relazioni tra i membri della servitù, purtroppo nel caso in cui la relazione fosse divenuta pubblica, uno dei due dipendenti sarebbe stato sicuramente licenziato.

Ad ogni modo un'altissima percentuale di ragazze a servizio si sposava, l'età media per il matrimonio era intorno ai 25 anni, piuttosto avanzata per l'epoca dove, superati i 27, le ragazze cominciavano ad essere considerate delle zitelle.
In età da marito, le ragazze erano a servizio già da una dozzina d'anni, un tempo considerevole, e avevano cambiato dalle tre alle cinque famiglie.
Le ragazze sposate lasciavano la famiglia presso cui lavoravano per prendersi cura del marito e dei figli (le colonne portanti della figura femminile in epoca vittoriana), ma di solito trovavano altri lavoretti per guadagnare e arrotondare il bilancio, come sartine e rammendi di vario genere; durante il periodo dei balli di debutto, molte aiutavano le sarte più famose a confezionare gli abiti per la presentazione in società che richiedeva un guardaroba molto fornito.

Era motivo di grande vanto, per i domestici, affermare di essere rimasti a servizio per un'unica famiglia (meglio se importante) per lungo tempo, questa era un'ottima referenza per un successivo impiego perchè sottintendeva che il candidato era fedele al casato e un buon lavoratore.
Molti entravano a servizio appena ragazzini e rimanevano vedendo crescere i figli dei padroni e diventare, a loro volta, i loro datori di lavoro.
Affermare, in un colloquio, di stare cercando un altro impiego a seguito del decesso dei membri della famiglia per cui si lavorava era un'ottima carta da giocare, meglio se accompagnata da una lettera di presentazione.

La lettera veniva scritta dal precedente datore di lavoro, anche perchè la maggior parte dei servi era analfabeta, come la stragrande maggioranza della popolazione dell'epoca nonostante le norme sull'istruzione obbligatori.

L'assunzione poteva avvenire tramite un colloquio fatto dalla cuoca e dalla governante, per le case di minore importanza, in quel caso il/la candidato/a veniva assunto come tuttofare, mentre nelle case più prestigiose l'impiego era per una mansione ben specificata.

Bene, per questa sera credo sia tutto, spero che ci rivedremo domani, ciao!


Mauser

1 commento:

  1. Interessante ma una cosa non ho capito : i domestici con la livrea, vuol dire che ne avevano una in proprio ? e in tal caso perché venivano pagati di meno ? Grazie

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